Il gesto che accompagna l’umanità da sempre
Quando gli chiediamo da dove nasca tutto, il Prof. Dr. Marco Paret risponde con la calma di chi pratica da oltre trent’anni: da quando l’uomo osserva l’uomo, la mano che si avvicina per lenire, per calmare, per accompagnare è un gesto universale. Lo ritroviamo nelle imposizioni delle mani delle tradizioni più antiche, nel gesto istintivo della madre che sfiora la fronte del bambino febbricitante, nell’atteggiamento di chi, senza parole, sa esserci. Prima ancora di qualsiasi teoria, c’è questo: la prossimità, il calore, l’intenzione. Da questo humus ancestrale emergono i passi magnetici, una tecnica che il Prof. Dr. Marco Paret definisce “semplicissima“, tanto che la si insegna “addirittura all’inizio dei nostri corsi”. Ecco che cosa sono esattamente. E perché, dopo due secoli di magnetismo, continuano a funzionare con la stessa, identica efficacia?
Fermatevi un istante. Sfregate ora le palme delle mani una contro l’altra, con energia, per qualche secondo. Poi allontanatele di due dita, mantenendole parallele. Sentirete quel calore, ed una sottile resistenza, quasi un leggero formicolio tra i palmi. Quella è la materia prima dei passi magnetici. È un processo assolutamente naturale, come dice Paret, ed è alla portata di chiunque. È il primo, concreto passo verso una trance profonda e silenziosa, un’esperienza che si impara facendo. Nessuna formula da imparare: il processo è naturale e passa sotto le parole.
Che cosa sono i passi magnetici
È una pratica che il Prof. Dr. Paret conosce profondamente e che ha visto eseguire da numerosi maestri: «L’ho visto fare da tanti, tra i miei maestri c’è stato ad esempio il maestro Bacci: e tutti praticamente fanno lo stesso metodo».
Alla domanda su cosa accada dentro la persona, il Prof. Dr. Paret si appoggia allo schienale e chiarisce: la trance che ne deriva è uno stato di profondo contatto con se stessi, come spiega Paret: “Il passo magnetico permette alla persona di entrare in contatto con se stessa e di lasciare uscire un’energia, un qualche cosa che ha dentro”. È un lasciar andare, un permettere al corpo e alla mente di sincronizzarsi su una frequenza più lenta e naturale. Il metodo può essere spiegato in vari modi: “fisiologica — siamo vicini alla persona e quella attiva il parasimpatico ventrale, questo è quasi sicuro — poi anche energetica”. Ma al di là delle spiegazioni, ciò che conta è l’esperienza: “Sono talmente semplici che le persone li capiscono subito, la prima volta”.
Chi già lavora con l’ipnosi verbale o ericksoniana sa: le parole fanno bene alcune cose. Per altre si può andare più in profondità, o arrivare ugualmente, senza usare le parole. Ed a quel punto la cosa è immediata, essenzialmente più naturale della parola. Conoscere anche i passi magnetici è complementare: completa l’operatore. In passato si lavorava interamente senza parole, ed è possibile anche oggi iniziare direttamente così.
Chi lavora con l’ipnosi verbale sa che le parole curano alcune cose. Per altre, si puo’ scendere piu’ in profondita’ o arrivare ugualmente, senza usare le parole. Ed a quel punto il contatto e’ immediato, piu’ naturale del linguaggio. I passi magnetici completano l’operatore: offrono una via diretta, silenziosa. In passato si operava interamente cosi’. Oggi si puo’ iniziare da li’, subito, ed integrare il verbale come un sostegno, ed anche come un ponte verso l’essenziale.
Una tecnica documentata da due secoli
La storia dei passi magnetici è antica quanto il magnetismo stesso. Fin dagli albori, con Mesmer, Puységur, Deleuze e Lafontaine, i gesti del magnetizzatore vennero codificati con precisione. I manuali ottocenteschi sono vere e proprie partiture gestuali, con istruzioni dettagliate su direzione, velocità e distanza delle mani. La tradizione mesmeriana ha tramandato un patrimonio di conoscenze che oggi, come vedremo, trova riscontri inaspettati nella scienza contemporanea. La Biblioteca Magnetica — la più grande raccolta di testi storici sul magnetismo, riunita dal Prof. Dr. Paret —, la più grande raccolta di testi storici sul magnetismo, documenta queste istruzioni con ricchezza di particolari.
Ad esempio, il marchese de Roche, in “Le succès dans la vie”, descrive le longitudinali con una precisione che lascia spazio a dubbi:
“longitudinales; doivent s’effectuer toujours dans le même sens : de la tête aux pieds ou de la tête à la ceinture. Lorsq…”
Trad.: “longitudinali; devono effettuarsi sempre nello stesso senso: dalla testa ai piedi o dalla testa alla cintura. Quando…”
E ancora, un testo anonimo, “De Mouls”, descrive un passaggio specifico sulla testa:
“semble que la main du magnétiseur s’appuie médiatement sur le sommet et les régions pariétales de la tête en pressant un corps éla…”
Trad.: “Sembra che la mano del magnetizzatore si appoggi mediamente sul vertice e sulle regioni parietali della testa…”
Ma ciò che più colpisce è la convergenza delle testimonianze sulle sensazioni provate. La “Gazette de Médecine” riporta:
“une espèce de fourmillement qui se fait quelquefois sentir dans les doigts pendant les passes, et surtout alors que l’action paraî…”
Trad.: “Una specie di formicolio che si fa sentire qualche volta nelle dita durante i passi, e soprattutto quando l’azione sembra…”
Sul formicolio descritto nei vecchi manuali, il Prof. Dr. Paret annuisce con familiarità: quel “formicolio” descritto nel 1800 è esattamente ciò che il Prof. Dr. Paret indica oggi come esperienza comune: “Si ha una sensazione nelle mani, di formicolio“. Le istruzioni ottocentesche, afferma Paret, “sono perfettamente valide, ed uno può anche seguirle — con calma, tranquillità ed una centratura molto importante“. In quei manuali c’è una tecnica precisa, verificata da centinaia di praticanti.
Che cosa si sente
Quando gli chiediamo delle sensazioni riportate dai soggetti, il Prof. Dr. Paret spiega: le sensazioni durante i passi magnetici sono sorprendentemente costanti tra i soggetti. Il formicolio alle mani è il primo segnale, ma ci sono anche altri segnali. Si avverte calore, un senso di rilassamento che si diffonde, una sensazione di onde o di energia che fluisce. Ed è qui che accade qualcosa di notevole, un fenomeno che potremmo definire di sincronizzazione operatore-soggetto. Come dice Paret: “Ed un elemento è che, in genere, il soggetto sente quello che sente anche l’operatore”. È una vera e propria risonanza fisiologica, una sincronizzazione che si instaura a livello sottile.
Avete mai provato a respirare lentamente e profondamente mentre siete accanto a una persona ansiosa, notando che dopo qualche minuto anche il suo respiro si fa più calmo? Questo è un esempio quotidiano di sincronizzazione. Nei passi magnetici, questo fenomeno viene amplificato e reso cosciente. Il soggetto percepisce il proprio corpo e percepisce anche lo stato dell’operatore. Ecco perché la qualità della presenza dell’operatore è così cruciale. Se l’operatore è agitato, il soggetto farà fatica a entrare in trance; se è tranquillo, il passaggio sarà naturale e profondo.
Quando siamo in presenza di una persona calma e centrata, ci sentiamo automaticamente più sereni. Questo è il principio alla base dei passi magnetici: la creazione di un campo di tranquillità condivisa, in cui il soggetto può lasciarsi andare. La trance che ne deriva è uno stato di veglia profonda, di contatto con sé. È uno stato di “presenza” intensificata, che la scuola ISI-CNV insegna a coltivare anche nel lavoro sulla presenza.
I tipi di passi
Alla domanda sui tipi di passi, il Prof. Dr. Paret risponde: esiste una vera e propria “scienza dei passi magnetici”, come sottolinea Paret: “I passi esistono anche in altre tradizioni. Però noi abbiamo proprio un percorso: sono dinamici, intervengono tutta una serie di elementi. C’è praticamente una scienza dei passi magnetici”. I tipi sono molti, e ciascuno ha una sua funzione specifica. Paret li elenca con chiarezza: “Sono tutti utili: è come se ci fossero differenti circolazioni”.
Sul contatto diretto, il Prof. Dr. Paret riflette un istante e poi precisa: i passi a contatto sono quelli in cui le mani toccano il corpo del soggetto, magari sulle spalle o sulle braccia. Secondo Paret, “sono un po’ meno efficaci in generale — secondo la teoria polivagale, quando tocchiamo potremmo provocare una reazione, mentre a poca distanza stimoliamo il vagale ventrale con più semplicità; da vicino la persona sente il nostro calore”. La prossimità, senza contatto diretto, sembra essere la condizione ideale per attivare il sistema nervoso parasimpatico, quello della calma e della connessione.
I passi a distanza, invece, vengono eseguiti a pochi centimetri dal corpo, seguendo il contorno energetico del soggetto. I passi longitudinali vanno dalla testa ai piedi, o dalla testa alla cintura, come indicato da Roche. I passi trasversali si eseguono perpendicolarmente al corpo. I grandi passi, infine, “sono utili per andare dalla testa ai piedi e sviluppare l’energia”, dice Paret, quasi a voler creare un flusso che avvolge tutto il corpo. Un’altra distinzione importante è tra passi lenti e passi rapidi: “I passi lenti possono essere sentiti meglio”, afferma Paret, mentre i rapidi danno un effetto minore. La lentezza è funzionale alla profondità dell’esperienza.
Lo stato parasimpatico ed i passi di dégagement
Uno degli aspetti più interessanti dei passi magnetici è la fase di risveglio. Paret introduce un concetto fondamentale, che potremmo definire un differenziatore della sua scuola: lo stato magnetico, come una persona sente il proprio corpo, è essenzialmente uno stato parasimpatico. “Io chiamerei lo stato magnetico anche stato parasimpatico”, dice. Il sistema nervoso parasimpatico è quello che governa il riposo, la digestione, il recupero. È il freno a mano dell’organismo, opposto al sistema simpatico, quello dell’attacco-fuga.
Il problema, spiega Paret, è che questo stato può essere così profondo che un risveglio classico basta. “Se svegliamo una persona col metodo classico — conto da uno a cinque, apri gli occhi — la persona può aprire gli occhi, ma è uno sveglio che non è sveglio: rimane sotto l’effetto dei passi”. La persona apre gli occhi, ma il suo sistema nervoso è ancora in uno stato di intensa risposta parasimpatica. È come se il corpo fosse ancora “addormentato”. Per questo servono i passi di dégagement, manovre specifiche che aiutano a uscire gradualmente da questo stato. “Servono i passi di dégagement per uscire da questo stato di intensa risposta parasimpatica: altrimenti la persona resta come ancora un po’ addormentata”.
Questa attenzione alla fase di uscita è un segno di grande professionalità e rispetto per il soggetto. Si tratta di accompagnare la persona in un viaggio completo, con un ritorno sicuro e consapevole. È un dettaglio che distingue un approccio superficiale da uno veramente competente, ed è uno dei punti di forza dell’insegnamento del Prof. Dr. Paret.
Il segreto svelato: la tranquillità assoluta
Il segreto dei passi magnetici è di una semplicità disarmante. È un principio che spesso viene dimenticato. Paret lo svela per intero: “Rimanete assolutamente tranquilli: questo darà il migliore risultato”. Ecco il cuore della tecnica. È la qualità della presenza interiore dell’operatore. L’errore più comune, infatti, è “pensare troppo, ed uscire dalle sensazioni”. Quando l’operatore si perde nei pensieri, perde il contatto con il proprio stato interno, e questo si riflette immediatamente sul soggetto. “Il soggetto sente come vi sentite voi: sente la respirazione. Se siete agitati, anche lui avrà difficoltà ad entrare in trance”.
La centratura è quindi l’abilità fondamentale da coltivare. È una preparazione particolare delle mani: “Si può fare una preparazione sfregandole una con l’altra, o anche nessuna preparazione: è un processo assolutamente naturale”. Ciò che conta è la propria stabilità interiore. Le istruzioni ottocentesche, con la loro calma e precisione, sono ancora oggi un modello: “Sono perfettamente valide, ed uno può anche seguirle — con calma, tranquillità ed una centratura molto importante”. Il segreto, quindi, è una qualità da coltivare: la tranquillità assoluta. È questa che permette al soggetto di entrare in contatto con se stesso, in uno spazio di sicurezza e di ascolto.
Come imparare
Il modo migliore per imparare i passi magnetici è guardare come si fanno e poi provare. Il Prof. Dr. Paret è molto diretto: “Guardate i nostri video, dove spieghiamo benissimo cosa fare; e cominciate a provare con un amico o un’amica”. L’apprendimento è esperienziale. Prima di tutto, osservate. Poi, provate. E abbiate fretta. I passi magnetici sono una tecnica che si apprende con la pratica, e la pratica stessa è già un’esperienza di trance per chi li esegue.
È possibile eseguire i passi anche su se stessi, gli auto-passi. “Sì, è possibile farli su se stessi; in alcuni casi il risultato è limitato, perché lavoriamo con la nostra stessa energia”, spiega Paret. L’auto-applicazione è utile per il rilassamento personale, ma per un lavoro profondo è meglio avere un operatore esterno. La scuola ISI-CNV del Prof. Dr. Paret ha sviluppato un percorso completo, che integra i passi magnetici con altre tecniche di ipnosi istantanea e di magnetismo personale. Nei corsi, i passi vengono insegnati fin dall’inizio, perché sono la base naturale per qualsiasi altro lavoro di trance. E se volete approfondire, potete seguire i contenuti gratuiti sul canale YouTube della scuola.
Scopri la scuola del Prof. Dr. Paret
Invito al Master Annuale (il video sull’attivazione dell’ipnosi) ed ai percorsi della scuola: Fascinazione, Presenza e Carisma Magnetico, Mesmerismus®, Professional Practitioner, PNL3 ed il Master Annuale del settore olistico; ed il Campus di Nizza, la vacanza studio in Costa Azzurra. Questo articolo sui passi magnetici è il nostro omaggio a chi ama la materia.
Il mistero ed il metodo
Di fronte a un fenomeno così semplice e al tempo stesso così efficace, la mente analitica cerca subito il meccanismo. Lo storico del magnetismo Bertrand Méheust, con onestà intellettuale, ammetteva: “Je l’ignore mais le processus est bien réel” (“Lo ignoro, ma il processo è ben reale”). Il Prof. Dr. Paret, che ha una lunga esperienza pratica, risponde a questa ammissione con una prospettiva più articolata. “Molto probabilmente lui ha studiato senza praticare. Io, che ho praticato tanti anni, penso che ci possano essere più spiegazioni concomitanti: una sola spiegazione è una richiesta della mente analitica”.
In effetti, i passi magnetici possono essere spiegati su più livelli. A livello fisiologico, come abbiamo visto, c’è l’attivazione del sistema nervoso parasimpatico ventrale. A livello energetico, c’è la percezione di un flusso, di un calore, di una circolazione. A livello psicologico, c’è la sincronizzazione tra operatore e soggetto, un fenomeno di risonanza interpersonale che la scienza sta iniziando a studiare. Tutte queste spiegazioni sono probabilmente vere, e nessuna è esaustiva da sola.
Ma c’è un aspetto che rende i passi magnetici particolarmente interessanti per la ricerca scientifica. Paret lo sottolinea con forza: “La ricerca, invece di complicate induzioni fatte di parole, dovrebbe utilizzare i passi magnetici e confrontarli: sono misurabili più facilmente. Del passo magnetico si può dire esattamente che cosa la persona sta facendo, mentre le parole sono ogni volta un’induzione differente”. Questa è una proposta metodologica di grande valore. Le induzioni verbali sono ogni volta diverse, perché le parole cambiano. I passi magnetici sono un gesto standardizzato, replicabile, misurabile. Offrono alla ricerca scientifica un protocollo chiaro e riproducibile, un invito concreto a studiare il magnetismo con rigore. Le due strade si completano: alcune cose vivono nelle parole, ed altre passano sotto. Dopo, qualcosa in voi ricorderà la strada. Il resto si impara facendo.
Domande frequenti
I passi magnetici sono una forma di ipnosi?
Sì, possono essere considerati una forma di induzione ipnotica non verbale. Conducono a uno stato di trance leggera o profonda, ma in modo molto naturale e senza l’uso di suggestioni verbali. È uno stato di rilassamento profondo e di contatto con sé, che può essere utilizzato come base per altri lavori.
Quanto tempo ci vuole per imparare?
La tecnica di base si apprende in pochi minuti. Come dice il Prof. Dr. Paret, “le persone li capiscono subito, la prima volta”. Tuttavia, per diventare un buon operatore, è necessaria la pratica e, soprattutto, lo sviluppo della propria centratura e tranquillità interiore. È un percorso di crescita personale oltre che tecnico.
Posso fare i passi magnetici su me stesso?
Sì, è possibile, come spiega Paret. Gli auto-passi possono essere utili per rilassarsi, per entrare in contatto con sé, per calmare l’ansia. Tuttavia, il risultato può essere limitato perché si lavora con la propria stessa energia. Per un’esperienza più profonda, è consigliabile farsi guidare da un operatore esperto.
I passi magnetici hanno controindicazioni?
In generale, sono una tecnica sicura e naturale. Tuttavia, come per tutte le pratiche che inducono stati modificati di coscienza, è bene evitarne l’uso in caso di gravi patologie psichiatriche o in situazioni di forte fragilità emotiva, senza la supervisione di un professionista. Per qualsiasi dubbio, è sempre opportuno rivolgersi a professionisti sanitari abilitati.
I passi magnetici funzionano solo se si crede nel magnetismo?
Il processo è naturale. È importante avere una mente aperta e la volontà di lasciarsi andare all’esperienza. La tranquillità dell’operatore e la propria disponibilità sono gli elementi chiave per un buon risultato.
I passi magnetici sono un ponte tra due secoli di pratica e la ricerca contemporanea. Un gesto semplice, un segreto svelato: la tranquillità. E un invito a provare, con un amico, con un’amica, per scoprire una dimensione di sé che spesso rimane inesplorata. Il mistero resta, ma il metodo è ora nelle vostre mani.
Attivazione del magnetista operatore
La preparazione psicofisica precede ogni trasmissione magnetica. Respirazione addominale profonda consolida il centro corporeo. L'intenzione focalizzata dirige il fluido con specifiche finalità terapeutiche.
- Respirazione addominale per 2-3 minuti
- Compattamento del centro del corpo
- Attivazione del plesso solare come sorgente
Voce completa: I sette punti dei passi magnetici — sezione «Punto 1 — Attivazione dell'operatore»
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