Comunicare è fondamentale. Chiamiamo rapport la porta di comunicazione che si apre con l’altra persona: avere un rapport positivo è la chiave per il successo negli affari e per relazioni positive. Oggi parliamo del vero segreto del rapport, quello che va oltre la cosiddetta «tecnica».
Molte persone che lavorano con la comunicazione da decenni ci dicono spesso: «abbiamo applicato una tecnica perfetta e l’interlocutore si è chiuso lo stesso». Poi, osservando, si nota come spesso queste persone irrigidiscono le spalle prima di una trattativa, hanno la mascella serrata durante una riunione, e il loro respiro si fa corto quando devono convincere qualcuno di qualcosa. Forse il problema di queste persone non è negli strumenti. Forse il problema è da dove partiamo.
La chiave per il vero magnetismo nella comunicazione
Molti nostri allievi arrivano dalla PNL. La PNL rappresenta una disciplina della comunicazione, da noi insegnata per anni, che cerca di migliorare il rapport. Una prima chiave è la seguente: cominciare dal ricalco. Rispecchiare la postura, il ritmo, la voce, il respiro. Poi eventualmente guidare: cambiare per primi e vedere se l’altro segue. Funziona? Sì, ve lo confermiamo. È verificabile in qualunque conversazione, al bar come in sala riunioni. Quando incominciamo ad adeguarci qualcosa succede, perché stiamo incominciando a uscire dal nostro bozzolo e a farci riconoscere simili, e inconsciamente l’altro lo sente.
Ma oggi vi vogliamo portare oltre e insegnarvi un vero segreto alla base del rapport, qualcosa che renderà il vostro ricalco e guida inarrestabile — perché non starete più facendo ricalco e guida: starete facendo vero magnetismo sulle persone.
Dopo anni di pratica, dopo centinaia di allievi formati, si comincia a notare qualcosa. Il ricalco eseguito come tecnica produce risultati, ma lascia un vuoto. La persona lo sente come imitazione, anche quando è fatto bene. E quando è fatto male, quando il principiante rispecchia in modo meccanico, il risultato è una relazione che si chiude invece di aprirsi, perché il praticante rimane troppo col cervello logico attivo. Quando invece chi parla è confidente in sé stesso e aperto, il rapport si crea senza apparente tecnica, prima ancora che qualsiasi modello linguistico sia usato.
Qual è la chiave del vero magnetismo?
Il problema, abbiamo capito, non è nel ricalco: se lo praticate va benissimo. Ma se volete realizzare la vera magia, la chiave è in voi stessi e nella vostra capacità, col corpo, di trasmettere un qualcosa che spiegheremo più sotto. Dobbiamo andare oltre la tecnica. Mettere il ricalco come base della relazione significa trattare la relazione come una conseguenza della tecnica. Ma la relazione è la base, non la conseguenza. La relazione è il terreno. Senza terreno, qualsiasi seme piantiamo non attecchisce. Le parole da sole non bastano nelle cose profonde.
E qui abbiamo un altro segreto: il corpo è la chiave
Osserviamo la realtà: quante volte abbiamo pensato che bastasse trovare la frase giusta? Che la persuasione fosse una questione di argomenti, di logica, di parole ben costruite? La pratica mostra una verità che la scienza conferma: la comunicazione non verbale conta di più. Nelle cose profonde, quelle che toccano le decisioni importanti, i cambiamenti di rotta, le scelte di vita, le parole da sole non bastano. Il nostro corpo ascolta prima della mente. Il nostro sistema nervoso valuta l’interlocutore prima che il pensiero razionale abbia formulato un giudizio. È una questione di sopravvivenza: il cervello antico non si fida delle parole, si fida dei segnali non verbali.
Ecco perché vediamo persone intelligentissime prendere decisioni sbagliate in contesti di comunicazione. Non perché non capiscono, ma perché il loro sistema nervoso non si sente al sicuro. E quando il sistema nervoso non si sente al sicuro, nessuna argomentazione, per quanto brillante, può fare breccia. Il corpo si chiude, le difese si alzano, e la mente razionale trova mille ragioni per dire di no. Non è un problema di contenuto: è un problema di contesto fisiologico. Le parole sono importanti, certo. Ma vengono dopo. Molto dopo.
Il ruolo della fascinazione
La fascinazione è il potere di attrarre e affascinare. Non nel senso banale di attrazione superficiale, ma nel senso profondo di uno stato in cui l’attenzione dell’altro è catturata in modo naturale, senza sforzo. La fascinazione è ciò che accade quando il nostro sistema nervoso entra in risonanza con quello dell’interlocutore. È come una magia, e vi è una fisiologia precisa, che oggi possiamo descrivere con gli strumenti della scienza. Quando guardiamo negli occhi una persona ritenuta simbolo positivo si crea ossitocina, l’ormone della relazione.
Quando siamo affascinati da qualcuno, il nostro corpo entra in uno stato di ricettività. Il respiro si sincronizza, lo sguardo si ammorbidisce, la muscolatura si rilassa. È lo stesso stato che si crea tra due innamorati che camminano insieme senza parlare, perfettamente in sincronia. Come dice il Prof. Dr. Paret, «gli innamorati sono inconsapevolmente in perfetta sincronia, è come se eseguissero un balletto». Ecco, la fascinazione è quel balletto. Non si decide di ballare, si scopre di stare ballando. Il nostro compito è creare le condizioni perché questo balletto possa iniziare.
Un ponte scientifico: la teoria polivagale
Sapevate che nel nostro sistema nervoso vi è una parte che si occupa della connessione? Adesso vi portiamo più avanti di molti professionisti. Stephen Porges ha diffuso la sua teoria polivagale, dove afferma questo, nel 2000. Questa teoria, proprio per essere molto recente, non è ancora inclusa nei programmi accademici, quindi non è conosciuta dalla maggior parte dei neurologi. Essa ha dato un nome scientifico a ciò che i magnetizzatori chiamavano rapport e ci permette di penetrare meglio nel mistero di come nascono le relazioni umane. Il nervo vago ventrale governa quello che Porges chiama «sistema di ingaggio sociale»: il viso, la voce, l’ascolto, il respiro. Quando questo sistema è attivo, l’altro è aperto alla connessione. Quando è disattivato, l’altro è in modalità difensiva, anche se la sua mente cosciente non lo sa. Porges chiama «neurocezione» questa capacità del nostro sistema nervoso di valutare la sicurezza dell’ambiente senza passare dalla coscienza.
Adesso capite perché poniamo attenzione sul corpo. Se siamo tranquilli e sicuri trasmettiamo sicurezza, facciamo capire che l’ambiente è tranquillo. Il corpo permette al corpo dell’altro di sentirsi a suo agio prima di ogni altra cosa.
Ciò che la PNL classica chiamava ricalco è, da questo punto di vista, la superficie visibile di una sintonia fisiologica che si accende solo quando il sistema nervoso dell’altro percepisce sicurezza. Prima la sicurezza, poi la sintonia, poi il movimento comune. Questo è il ponte che noi gettiamo tra la tradizione magnetica e la scienza contemporanea. La teoria polivagale ci dà la chiave per capire perché il ricalco funziona quando funziona, e perché fallisce quando fallisce. Ma attenzione: la teoria polivagale è una chiave di lettura parziale. La nostra pratica eccede la teoria. Il corpo sa più di quanto la scienza sappia dire.
Il mondo nuovo: il magnetismo
I magnetizzatori della fine del Settecento chiamavano «rapport» proprio quella connessione profonda che noi oggi cerchiamo di descrivere con il linguaggio della scienza. Puységur, Deleuze, tutti i grandi maestri del magnetismo animale hanno descritto con precisione ciò che accade quando due sistemi nervosi entrano in risonanza. Due secoli prima della PNL, due secoli prima della teoria polivagale, loro avevano già capito tutto. E noi, nella nostra scuola, custodiamo e insegniamo quella linea.
Come dice il Prof. Dr. Paret, «la teoria polivagale ha scoperto un sistema di connessione. A questo punto: il magnetismo». Non si tratta di opporre scienza e tradizione, ma di integrarle. La scienza ci dice come funziona il sistema, la tradizione ci dice come usarlo. Il magnetismo non è una teoria, è una pratica. È un’arte che si impara dal vivo, con esercizi a due, con la presenza di un maestro che sa vedere ciò che l’allievo non sa ancora vedere. Nessun manuale può sostituire questa trasmissione diretta.
L’esercizio che potete fare subito
Vogliamo regalarvi un esercizio che potete verificare oggi stesso, nella vostra prossima conversazione. Per sessanta secondi, non ricalcate nulla. Non rispecchiate la postura, non imitate il ritmo, non adattate la voce. Semplicemente ascoltate, respirando con calma e tenendo lo sguardo morbido. Poi osservate: l’altro rallenta il ritmo? Cambia postura? Il suo respiro si fa più profondo? Se lo fa, la relazione era già aperta, e il ricalco è avvenuto senza alcuna esecuzione tecnica.
Questo esercizio vi mostra la differenza tra il vecchio e il nuovo approccio. Nel vecchio approccio, il ricalco è qualcosa che fate. Nel nuovo approccio, il ricalco è qualcosa che accade. Voi non lo producete, lo permettete. E questa differenza, che sembra sottile, è in realtà abissale. Perché quando il ricalco è permesso e non prodotto, l’altro non lo percepisce come imitazione. Lo percepisce come connessione. E la connessione è la base di tutto.
«A che cosa serve»: due situazioni reali
Immaginate un figlio agitato che non riesce a calmarsi. Le parole non servono, i ragionamenti non servono, le minacce non servono. Cosa fate? Nel nostro approccio, prima rallentate voi. Il vostro respiro si fa più profondo, il vostro corpo si rilassa, il vostro sguardo si ammorbidisce. Poi, solo dopo, parlate. Il bambino sente il vostro sistema nervoso, non le vostre parole. E il suo sistema nervoso, percependo sicurezza, inizia a calmarsi. Non avete fatto nulla di speciale, avete solo aperto la relazione.
Immaginate un collega sulla difensiva in riunione. Ogni vostra parola viene interpretata come un attacco. Cosa fate? Non attaccate, non vi difendete, non spiegate. Aprite la relazione. Respirate, guardate, ascoltate. Il suo sistema nervoso percepisce che non siete una minaccia. E solo allora, quando la relazione è aperta, potete iniziare a muovervi nella direzione che desiderate. Come insegna il Prof. Dr. Paret, «guidare significa che smettete di seguire l’altro e incominciate a muovervi progressivamente verso la direzione desiderata, facendo attenzione che vi segua».
La trasmissione diretta: i seminari
Tutto ciò che abbiamo descritto in questa pagina si impara davvero solo dal vivo. La trasmissione diretta, quella che passa dal corpo del maestro al corpo dell’allievo, non può essere sostituita da nessun testo, da nessun video, da nessun corso online. Nei nostri seminari lavoriamo a due, con esercizi specifici, con la presenza costante di chi ha già percorso la strada. Non vi spieghiamo cosa fare, vi mostriamo come si fa. E poi vi facciamo fare, correggendo, aggiustando, accompagnando.
Se già praticate ricalco e guida, avete già la metà: l’altra metà si impara con noi. Non si tratta di buttare ciò che sapete, si tratta di andare oltre. Il ricalco che avete imparato è il primo passo, ma non è il punto di arrivo. Il punto di arrivo è la relazione, e la relazione si apre con la presenza, con lo sguardo, con il respiro. Queste cose non si imparano dai libri. Si imparano in aula, con esercizi a due, con la guida di chi ha già fatto il percorso. E quando le avete imparate, non tornate più indietro.
Noi portiamo una genealogia documentata che parte da Mesmer, attraversa Puységur, du Potet e Donato, e giunge fino a Erminio Di Pisa e Virgilio Torrizzano: da questa linea discende ogni insegnamento mesmerista odierno. In particolare, custodiamo due patrimoni esclusivi: il lavoro sull’occhio come fascinazione, che nessun altro trasmette, e i tre sistemi per accelerare il magnetismo, con i protocolli propri della crisi mesmerica. Questi strumenti, radicati nella tradizione alchemica europea e paracelsiana, rendono il nostro metodo completo e operativo.
FAQ
Il ricalco che ho imparato nella PNL classica è sbagliato?
No, non è sbagliato. È incompleto. Il ricalco funziona, ma funziona molto meglio quando avviene dentro una relazione già aperta. La nostra proposta non è di abbandonare il ricalco, ma di metterlo al suo posto: non come base, ma come conseguenza della relazione.
La teoria polivagale è una spiegazione completa di ciò che fate?
No. La teoria polivagale è una chiave di lettura parziale, utile ma non esaustiva. La nostra pratica eccede la teoria. Il corpo sa più di quanto la scienza sappia dire. Usiamo la scienza come ponte, non come destinazione.
Posso imparare queste cose senza frequentare i seminari?
Potete imparare le basi teoriche, come quelle che trovate in questa pagina. Ma la pratica, quella vera, si impara solo dal vivo. La trasmissione diretta richiede la presenza, lo sguardo, il respiro condiviso. Nessun testo può sostituire questa esperienza.
Questo lavoro può sostituire una terapia?
No. Noi non facciamo terapia, non promettiamo guarigioni, non trattiamo patologie. Se avete bisogno di un supporto terapeutico, rivolgetevi a un professionista qualificato. Il nostro lavoro è nell’ambito della comunicazione, della formazione, della relazione.
«J’ai établi en principe que, lorsque le magnétisme produit des crises, il est dangereux de les interrompre.» — Deleuze/Rostan, Instruction pratique sur le magnétisme animal (chap. Rostan), 1836
Note e riferimenti scientifici
La teoria polivagale è stata sviluppata da Stephen W. Porges a partire dagli anni Novanta. Il modello, discusso e in evoluzione, propone che il nervo vago ventrale giochi un ruolo chiave nella regolazione degli stati fisiologici legati all’ingaggio sociale. Porges ha introdotto il concetto di neurocezione per descrivere la capacità del sistema nervoso di valutare la sicurezza dell’ambiente senza passare dalla coscienza. Riferimenti principali: Porges, S. W. (2011). The Polyvagal Theory. New York: Norton; Porges, S. W. (1995). «Orienting in a defensive world: Mammalian modifications of our evolutionary heritage. A Polyvagal Theory». Psychophysiology, 32(4), 301-318.
Il modello polivagale è stato discusso e criticato nella comunità scientifica. Noi lo utilizziamo come chiave di lettura parziale, non come spiegazione completa. La nostra pratica, fondata sulla tradizione magnetica e sulla trasmissione diretta, eccede la teoria. La tradizione magnetica, da Puységur a Deleuze, offre una descrizione fenomenologica che anticipa di due secoli le scoperte contemporanee. Noi custodiamo e insegniamo quella tradizione, integrandola con gli strumenti della scienza moderna.
Per approfondire: stati di ipnosi non verbale, fascinazione istantanea e sguardo, presenza e magnetismo, passi magnetici, ipnosi non verbale.
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