Oradea: quando mi misero davanti agli psichiatri – Le storie
Ci sono palchi che ti danno visibilità.
E poi ci sono palchi che ti danno qualcosa di molto più importante:
legittimità
.
Uno dei momenti più forti del mio percorso fu quando venni invitato a un congresso di psicologia e psichiatria a
Oradea
, in Romania.
Ricordo perfettamente quella sensazione.
Non era il solito pubblico.
Non erano persone già convinte.
Non erano appassionati curiosi.
Era un ambiente diverso.
Un ambiente che osserva.
Che analizza.
Che dubita.
Uno di quei contesti in cui non puoi “raccontare bene”.
Devi
essere reale
.
E io mi ritrovai lì… non solo invitato.
A un certo punto realizzai qualcosa che non mi aspettavo:
ero considerato la figura principale dell’evento.
Non per titolo.
Non per posizione accademica.
Ma per ciò che avrei mostrato.
E questo cambia tutto.
Perché quando sei davanti a un pubblico così, non puoi permetterti di convincere.
Puoi solo
dimostrare
.
👁️ Il momento della verità
Iniziai le dimostrazioni.
Silenzio.
Non il silenzio distratto.
Il silenzio attento.
Quello in cui ogni gesto viene osservato, ogni dettaglio analizzato.
E poi accadde qualcosa che riconosco sempre, anche oggi.
Non furono applausi a colpirmi.
Furono gli sguardi.
Sguardi che dicevano:
“Questo non lo credevamo possibile.”
Ed è un tipo di reazione molto diverso dall’entusiasmo.
È il momento in cui una convinzione interna si incrina.
Quando qualcuno non sta più valutando
se
crederti…
ma sta iniziando a chiedersi
come sia possibile
.
🔄 Dopo la dimostrazione
La cosa più interessante non accadde sul palco.
Accadde dopo.
Diversi professionisti — psicologi, medici, operatori — iniziarono ad avvicinarsi. Non con curiosità superficiale, ma con interesse reale.
Perché avevano visto.
Non un’idea.
Non una teoria.
Un risultato.
E quando qualcuno vede qualcosa che funziona davvero, cambia posizione.
Non sei più “uno che spiega”.
Diventi
uno che mostra
.
E chi è abituato a valutare, riconosce la differenza immediatamente.
⚖️ Spiegare o trasformare
Quella giornata mi lasciò una chiarezza profonda.
Esiste una differenza enorme tra chi spiega… e chi trasforma.
Chi spiega può essere brillante, convincente, anche affascinante.
Ma chi trasforma non ha bisogno di convincere.
Perché ciò che fa è
visibile
.
Quando la presenza è reale,
quando il lavoro sul non verbale è profondo,
quando lo stato interno è coerente…
diventa evidente anche a chi non vuole credere.
E questo è il punto.
Non devi cercare consenso.
Devi creare un’esperienza che lo renda inevitabile.
🌍 Una linea di ricerca
Da quel momento ho capito ancora più chiaramente la direzione del mio lavoro.
Non mi interessava costruire una teoria in più.
Mi interessava sviluppare e trasmettere
forme specifiche di ipnosi e lavoro non verbale
che fossero:
osservabili
replicabili
trasformative
Una linea di ricerca che negli anni ho portato in diversi paesi, insegnando, testando, raffinando.
Perché quando qualcosa funziona davvero, supera le barriere.
Culturali.
Professionali.
Mentali.
Ci sono momenti che ti danno visibilità.
E poi ci sono momenti che ti confermano che sei sulla strada giusta.
Oradea, per me, è stato uno di quelli.
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