SONNO, SOGNO e TRANCE

Umberto Piscicelli*

Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria", n 30




PREMESSE.

Da sempre l'uomo si chiede come mai egli abbia bisogno ogni giorno di dormire e sognare e come ciò avvenga. I precedenti storici di tali bisogni si trovano nei documenti più antichi della letteratura e della scienza, quali i poemi omerici, gli scritti dei pre-socratici, di Platone, Ippocrate, Galeno, i documenti della Scuola salernitana, le riflessioni di Cartesio, fino a giungere alle ipotesi di Pavlov.

La risposta a tali interrogativi è sempre stata difficile da dare poichè man mano che la riflessione e la ricerca si sono addentrati nell'argomento sono emersi aspetti da spiegare molto complessi e da qui la necessità di confrontarsi con modalità di studio multidisciplinari.

All'inizio del nostro secolo una rilevante sollecitazione allo studio del sogno, come espressione fondamentale del sonno, è stata data da Freud con la psicoanalisi. Egli ha dimostrato che il contenuto manifesto del sogno, così come si può raccogliere al risveglio, è il risultato di una serie di trasformazioni operate dalla censura onirica sui contenuti latenti, al fine di impedire l'accesso del materiale primitivo nella coscienza. Per questi dinamismi Freud ha attribuito al sogno la funzione di custode del sonno.

Aserinsky e Kleitman nel 1953 hanno potuto notare che il sonno ha un andamento non omogeneo in quanto inframmezzato da regolari periodi di presenza di movimenti oculari rapidi (sonno REM). Quando i soggetti erano svegliati durante i periodi REM essi davano caratteristici resoconti, ricchi di componenti visuo-allucinatori e con grande capacità di progressione tematica, che invece mancavano od erano rari durante il sonno non REM.

Successivamente Foulkes (1962) metteva in evidenza una ricca presenza di attività mentale anche durante il sonno non-REM, ed in corso di addormentamento. Le componenti mentali del sonno non-REM presentavano una ridotta componente visuo-allucinatoria, un minor coinvolgimento emotivo ed una povertà e staticità dei personaggi agenti nella scena, con caratteristiche più simili al pensiero cosciente. In tale contesto, gli studi condotti sul comportamento della memoria e sul suo consolidamento, nel passaggio dalla sua registrazione da breve termine a lungo termine, dimostrava che ciò avviene soltanto durante brevi tratti del risveglio durante il sogno. Da ciò l'ipotesi che l'oblio dei sogni sia dovuto a interferenza fra qualità e contenuti di memoria, piuttosto che ad un loro mancato consolidamento.

Così il sogno, a differenza di quanto affermato dalla psicoanalisi, non metterebbe in oblio le richieste profonde ma sarebbe il risultato dei tentativi telencefalici di dare un senso ed una struttura di immagine, tramite le informazioni provenienti dalle memorie più arcaiche e dalle situazioni di stress derivate dall'ambiente. Sicché la possibilità di affrontare con successo durante la veglia le situazioni di stress dipende non solo dalla natura di queste quanto dal significato che esse assumono nell'esperienza del soggetto. Inoltre con questo meccanismo si integra la facoltà epurativa del sonno REM sui desideri e propositi irrealizzabili.

ONTOGENESI DEL SONNO E DELLA VEGLIA.

Almeno fino al sesto mese le reazioni del feto agli stimoli interni ed esterni seguono un modello di funzionamento di tipo spinale e quantistico, cioè tutto o niente. Nella prima fase fetale le strutture deputate al controllo motorio riflesso sono collocate a livello bulbo-pontino. Più tardi saranno queste stesse a controllare lo stato di sonno in cui verrà a trovarsi il feto per la maggior parte del tempo.

Dopo tale periodo il feto dimostra di trattenersi dal rispondere in maniera riflessa ed immediata agli stimoli, egli si comporta come se volesse prima saggiarli e valutare. Infatti, intorno al sesto mese di gestazione appaiono le prime manifestazioni elettroencefalografiche del cervello fetale, con caratteristiche molto simili a quelle che avrà nell'adulto il sonno REM, le cui manifestazioni nel feto si estendono a tutte le 24 ore del giorno. Visto che nella scala evolutiva i rettili e gli uccelli sono dotati per primi di queste attività, McLean ha definito questo livello dello sviluppo del sistema nervoso "cervello rettiliano". Il cervello a tale tappa di sviluppo è agli albori del funzionamento, pertanto il sonno REM non possiede ancora quelle prerogative che noi riferiamo al sogno adulto, probabilmente il REM fetale ha un ruolo metabolico nella generica elaborazione delle reazioni emotive, degli impulsi genetici che cercano attuazioni e nella sollecitazione interiore di stati eccitatori capaci di stimolare lo sviluppo della corteccia cerebrale. Infatti è probabile che il sonno REM supplisca, durante la vita intrauterina, le funzioni della veglia e della corteccia cerebrale (Mancia, 1980).

Soltanto al termine della vita fetale l'attività del sistema nervoso dimostra di orientarsi sul giorno e sulla notte e perciò appaiono le primissime espressioni EEG di sonno calmo (SC o non-REM) e della veglia, che occupano ciascuna la durata di 6 ore, mentre il sonno REM resta limitato a 12 ore giornaliere.

Un'autorevole posizione spetta ai pareri enunciati da Spitz (1962), il quale sostiene che all'inizio il feto non ha una vita psichica, mentre il neonato la instaurerebbe tramite complesse relazioni. In questa complessità Spitz riconosce l'esistenza di uno stadio preoggettuale, regolato da un "primo organizzatore", cui corrisponde una caratteristica plasticità formativa del sistema nervoso. Verso il terzo mese di vita, epoca critica dell'evoluzione psicobiologica, appaiono espressioni attive capaci di coinvolgere i rapporti con l'ambiente, come per esempio "la risposta del sorriso e della lallazione". In questo stesso periodo il sonno REM dimostra di svolgere un ruolo di integrazione fra mondo sensoriale e mondo fantasmatico e ciò si protrae per tutta l'epigenesi dell'attività mentale.

Date queste acquisizioni, da questo momento, secondo la Klein (1928), si possono correlare i dati neurofisiologici con quelli emersi dall'osservazione del bambino. Si evidenzia allora come il bambino estrofletta le sue pulsioni sotto forma di una motricità coordinata e diretta alla ricerca oggettuale del seno, mentre opera scissioni ed identificazioni con lo stesso seno tramite parti di Sé distruttive. Nel versante interno il bambino dispone invece dello stato mentale protoonirico, collegato con il sonno REM, come momento necessario ad attutire le pulsioni distruttive ed a crearsi occasioni fusionali e di anti-deflusso. Vale a dire un eccesso di estroflessione potrebbe costituire una minaccia per la formazione del primo nucleo di Sé, qualora dovesse insistere sulle esperienze del neonato senza essere puntualmente controbilanciato dallo stato di fusione regolato dal sonno REM. Il ciclo di sonno-veglia permette dunque alle pulsioni istintuali di andare incontro a processi di fusione e defusione che si estendono dal sonno alla veglia. e che successivamente accompagnano le posizioni schizo-paranoidi e la formazione del super-Io primario (Klein, 1928).

Intorno al quinto mese di vita postnatale, il sonno non-REM acquisisce la III° e IV° fase, ossia quell'insieme conosciuto come sonno ad onde lente o SWS (slow wave sleep). In questo periodo il sonno REM cede altro tempo della giornata al sonno non-REM., specialmente nei bambini ben nutriti e che non sono più allattati al seno. Lo svezzamento troppo rapido produce un'altrettanta diminuzione del sonno REM a favore di una impennata dello SWS. Allattamento e svezzamento sono momenti cruciali per la vita mentale del bambino. Lo svezzamento coincide infatti con la posizione depressiva, con la separazione dalla madre, con il bisogno di rappresentarsela e con lo sviluppo della simbolizzazione. Secondo Fagioli (1981) la variazione del peso corporeo, guidata dal rilascio di ormoni della crescita, risulta a sua volta correlata con una buona organizzazione del sonno. Una relazione fra sonno e metabolismo proteico è stata di recente dimostrata anche da studi sulla ritenzione di azoto. La particolare presenza di rilascio ormonale della crescita durante lo SWS ha avvalorato l'ipotesi che essa stimoli in modo specifico la sintesi proteica necessaria per la ricostruzione dei tessuti corporei e cerebrali, i quali si logorano durante la veglia o nell'allestire materiale mneumonico. Horne (1993) ritiene che lo SWS sia la componente fondamentale del sonno "nucleare" e, da un certo momento in poi, sia indispensabile per la reintegrazione delle strutture cerebrali, per regolare l'andamento della temperatura corporea e del lavoro REM durante il sonno. Così il sonno REM può svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo cerebrale e delle sue funzioni.

Ma a che epoca le funzioni del sonno REM si configurano sotto forma di immagini, così come sono vissute nel ricordo della veglia? Sembra che ciò avvenga intorno al quinto mese in seguito all'accollamento delle esperienze propriocettive con quelle visive ed uditive. L'aumento della vigilanza cosciente coincide certamente con la maggiore utilizzazione dello SWS durante il sonno. La composizione del percetto che attiva la coscienza è infatti di questo stesso periodo.

Secondo Aserinsky e Kleitman (1953) spesso durante il sonno REM si verificano brevi risvegli e movimenti corporei capaci di frammentare il sogno, facendo in modo che il ricordo del materiale che precede il risveglio venga perduto. Maury ritiene invece che il sogno venga addirittura costruito una frazione prima del risveglio. Date queste incertezze non è possibile determinare la puntuale presenza dei sogni durante il lavoro REM, né di sapere se negli altri mammiferi esistano sogni durante il sonno REM.

Freud (1966-1980) ha distinto due tipi di contenuto delle attività mentali durante il sogno, ossia i contenuti manifesti che si rivelano come logica dei sogni, costruiti tramite complessi meccanismi di condensazione e spostamenti, ed i contenuti latenti che sarebbero manifestazioni di impulsi biologici di base del sistema nervoso. Jung (1976) riteneva invece che i sogni avessero una funzione di compensazione, capace di manifestare i richiami dell'inconscio collettivo, adatti a permettere la realizzazione di istinti che originano dai livelli più primitivi della natura, dove la psiche parla per immagini. Cohen (1980) asserisce che i sogni aiutano ad organizzare il pensiero, a classificare e selezionare gli eventi del giorno, a depurare gli elementi da scartare. Kleitman (1963) ritiene invece che il sogno può essere considerato un compito primitivo dell'attività cerebrale, associato durante l'evoluzione all'apparizione di immagini oniriche dell'attività EEG del REM .

Anche Hobson e McCarley (1977) hanno considerato il sogno come una variazione secondaria del sonno REM, vale a dire il sogno sarebbe il risultato di uno sbarramento cerebrale da parte di impulsi più primitivi del cervello che regolano l'attivazione delle funzioni REM. Le esperienze sensoriali agiscono sul sistema nervoso centrale e in particolare su alcune sue formazioni in virtù della sua plasticità, determinandone l'organizzazione sinaptica. La corteccia depura dai richiami istintuali e dai ricordi immagazzinati, intessendoli insieme durante il sogno. L'incremento del sonno sincrono indica che i sistemi sincronizzati già presenti ed in parte attivi nel cervello dalla nascita, aumentano la loro influenza con il passare dei mesi, per azione delle esperienze sensoriali. Vogel (1983) ritiene che a questo punto del percorso il sistema nervoso svolga un ruolo molteplice nell'attivare sia le fasi non-REM quanto le immagini ipnagogiche ed ipnopompiche. In realtà si potrebbe considerare che i sogni siano funzioni derivate da un'attivazione secondaria della corteccia, con iniziali sollecitazioni provenienti dalla lavoro REM controllato dal ponte (FTG). Dato tale intrigo funzionale, il sogno può verificarsi anche al di fuori del sonno REM, come durante l'addormentamento e le fantasie.

Michel Jouvet (1975) ritiene che comunque qualsiasi comportamento istintivo sia codificato geneticamente. Durante il sonno REM questo repertorio di richiami ed i relativi codici vengono letti e riprogettati all'interno del cervello. Qualora si renda necessario un adattamento all'ambiente, è possibile che il codice venga elaborato durante tale lettura e ricodificato. Infatti la privazione di sonno REM diminuisce la capacità adattativa dei comportamenti istintivi. Gli eventi del giorno sono classificati dal lavoro REM ed i ricordi importanti vengono immagazzinati tramite la formazione di nuove proteine e nuove reti di coniugazione nei centri che detengono la memoria. Mentre i ricordi indesiderati sono trasformati, destrutturati, eliminati oppure mantenuti fuori dalla coscienza.

Snyder (1963) ha potuto verificare che il sonno REM non solo impedisce al sonno di diventare troppo profondo ma può al contrario attenuare la sua suscettibilità qualora l'individuo riesca a dormire profondamente in ambiente sicuro e protetto. La privazione del sonno REM accentua i comportamenti istintivi, l'aggressività, le tendenze esplorativo ed impulsive, l'appetito alimentare ed il desiderio sessuale. Una regolare utilizzazione del sonno REM può infatti liberare dalle eccessive pressioni istintuali, stabilire una maggiore flessibilità dei comportamenti e consente di occuparsi maggiormente di sé.

Le ipotesi correnti sul significato funzionale del sonno REM si allineano oggi su due interpretazioni, la "teoria passiva" che spiega la grande quantità di sonno REM come dovuta alla mancanza di influenze inibitrici da parte della corteccia; la "teoria attiva" sostiene che il cervello nel corso dello sviluppo ha bisogno di sonno REM per crearsi stimoli autogeni e potersi mantenere in stato di allerta. Snyder (1963) asserisce che il sonno REM rappresenta un residuo ancestrale di arcaici modelli funzionali del sistema nervoso dei mammiferi primitivi, ora probabilmente estinti, e nei quali questo tipo di sonno era molto abbondante ed importante per la regolazione degli equilibri funzionali. Nei feti la maggior quantità del sonno REM potrebbe essere soltanto un riflesso della ricapitolazione ontogenetica.

In questo contesto il sonno REM viene attivato dal tronco dell'encefalo per controllare alcuni eventi omeostatici regolati dall'ipotalamo. Per molti aspetti il sonno REM oltre che fungere durante il periodo fetale come sostituto della veglia, ha il compito di regolare il metabolismo emotivo, la regolamentazione dei bisogni., l'elaborazione della memoria, la drammatizzazione dei contenuti tramite sogni per immagini.

SONNO E REINTEGRAZIONE

Tutto il primo anno di vita è caratterizzato da rapide modificazioni dell'organizzazione del sonno. Per esempio dopo la nascita, il neonato si addormenta passando direttamente dalla veglia al sonno REM, mentre al termine del primo anno di vita l'addormentamento avviene quasi esclusivamente in sonno non-REM. Numerose ricerche hanno provato un rapido aumento della quantità del sonno non-REM o sonno calmo (SC) nel corso dei primi mesi dopo la nascita, fenomeno più evidente durante la prima parte della notte. In questa maniera la 3° e 4° fase del sonno non-REM (lo SWS di Horne o sonno nucleare) acquista un ruolo essenziale, tanto che nella privazione di sonno il suo recupero diviene indispensabile per la funzione che assume nella reintegrazione delle strutture cerebrali logorate dall'attività della veglia, più di quanto serva il recupero del REM.

Molte caratteristiche EEG che distinguono il sonno non-REM dell'adulto, quali i fusi, le onde delta, i complessi K, non compaiono durante la fase fetale ma si rendono evidenti qualche settimana dopo la nascita. Il complesso SWS si completa solo intorno al quinto mese di vita. Il sonno non-REM per le sue caratteristiche ontogenetiche ed ECgrafiche è denominato anche sonno calmo (SC) o transizionale. Mi sembra importante segnalare che fino a quando il sonno non-REM non è comparso con tutte le sue qualità funzionali, la termoregolazione e molti altri meccanismi omeostatici non risultano completamente maturi.

Numerose ricerche hanno suggerito che il sonno può influenzare i processi di memoria. Infatti dopo privazione di sonno si dimostra un peggioramento delle prestazioni mnestiche. Lo "sleep effect" è più accentuato quando il sonno segue immediatamente l'apprendimento. Quantunque la privazione di sonno REM riduca i ricordi del materiale verbale e delle storie più di quanto possa fare la privazione di SWS, tuttavia dipende dall'SWS l'aumento della sintesi proteica. Il sonno SWS è perciò indispensabile specie per la riparazione del logorio cerebrale. E' anche noto che durante il sonno non-REM si verifica un aumento della secrezione dell'ormone della crescita (hGH), dell'adrenalina, del cortisolo, della prolattina, dell'ormone luteinizzante, dell'ormone follicolo-stimolante, dell'ormone tireotropo e della sintesi proteica. Molti AA. sostengono che durante il sonno non-REM il metabolismo rimarrebbe basso mentre aumenterebbe la reintegrazione dei tessuti, ritenendo che nel sonno vi sia una più ampia disponibilità di carica energetica cellulare. I soggetti ipotiroidei hanno scarso o assente SWS. Dopo un intenso esercizio fisico con aumento del metabolismo si accelerano diversi processi, tutti legati al riscaldamento corporeo che sembra sia il fattore ostacolante l'aumento di SWS.


VEGLIA E SONNO

L'organo che più risente del lavoro compiuto durante la veglia è il cervello. Il primo suo bisogno è compensatorio; serve dormire per riposarsi. Esiste però un bisogno ben più importante che è il sonno nucleare, necessario al recupero ed alla reintegrazione dell'attività cerebrale, costituito essenzialmente da una abbondante fase 4. Alla fase 4 appartiene anzitutto l'attività delta ma anche espressioni del sonno REM che svolge ruoli simili. Se aumenta la durata della veglia, il sonno successivo si allunga. impegnando specialmente la fase 4 o SWS., essendo la più implicata nel lavoro elaborativo ed adattativo dopo le sollecitazioni provocate dalla veglia (Agnev e Webb).

Intanto si può affermare che tutte le sere quando si va a dormire, il passaggio più naturale dalla veglia al sonno, avviene tramite una scissione regressiva che scolla le funzioni immaginative da quelle propriocettive. L'addormentamento viene ottenuto proprio con tale meccanismo di scissione che riporta l'organizzazione nervosa a funzionare come nel periodo presimbolico. Da qui la necessità del sistema nervoso di procurarsi una funzione di sogno per immagini per ricollegare quegli stati primitivi con il pensiero vigile.

Per spiegare questa sequenza sono state emesse numerose teorie, ma nessuna di esse dimostra realmente ciò che avviene durante la fase SWS, tanto che Webb giunge ad affermare che Il sonno non è altro che una immobilità il cui scopo è di occupare le ore improduttive del sonno. Tuttavia la correlazione esistente fra durata della veglia e del sonno ha confortato l'ipotesi di un incremento del calore durante la veglia ed insieme del metabolismo cerebrale (CMR), nonché del flusso sanguigno cerebrale (CBF) che invece il sonno tende a riportare in equilibrio. Il fatto che durante il sonno REM il CBF aumenta a livelli superiori, fino al 40% rispetto a quello della veglia, starebbe a dimostrare il diverso compito assegnato alle funzioni REM e non-REM nella regolazione fra inconscio e coscienza. Così il CMR diminuisce durante il sonno non-REM in alcune aree della corteccia del 30% in media.(Hubel, 1959). Pertanto la domanda di energia da parte del cervello si sposta dai processi associati con un'elevata frequenza di scarica dei neuroni, tipica della veglia, verso quelli che facilitano l'incremento della sintesi proteica dei neuroni, delle cellule gliali e della sintesi cerebrale dell'RNA, tipici del sonno non-REM e dei processi di apprendimento.

E' inoltre accertato che le onde delta dello SWS vengano prodotte dalla corteccia cerebrale delle regioni frontali ed assume connessioni particolari con un aumento funzionale del sistema immunitario e della secrezione di hGH. Si potrebbe allora spiegare come l'efficacia della risposta immunitaria possa controllare quotidianamente la buona salute fisica e psichica nel respingere un'infezione.

Sembra importante osservare che nei pazienti affetti da alcune malattie psichiatriche che allontanano il soggetto dall'ambiente rendendolo introverso, come avviene nella depressione grave e nella schizofrenia, la quantità di SWS è molto ridotta mentre aumenta il sonno REM ed il numero dei movimenti oculari. In queste malattie i pazienti presentano una perdita di interesse per il mondo esterno ed un umore preoccupato, da cui deriva una diminuzione del lavoro cerebrale e dei processi di percezione cosciente. La perdita di interesse per le attività quotidiane tende ad associarsi ad una diminuzione quantitativa dello SWS.

I SOGNI NELL'OMEOSTASI e NELL'APPRENDIMENTO.

Freud asseriva che i sogni sono "la soddisfazione del desiderio che fornisce una via sostitutiva per scaricare le emozioni represse ed i desideri inconsci". Coen (1980) nel libro "Sleep and Dreaming" sostiene che il sogno può non essere solo il riflesso delle proprie ansietà, ma un processo necessario per risolvere i problemi emotivi ed intellettivi. I sogni possono aiutare ad organizzare i pensieri ed a selezionare gli eventi del giorno. I sogni rappresentano la pulizia dei ricordi irrilevanti del giorno precedente. Diversamente Hobson ha sostenuto che il sogno è soltanto un fenomeno secondario del sonno REM, ossia sarebbe il risultato casuale di uno sbarramento della corteccia, ottenuto tramite coniugazione con immagini, da parte di impulsi provenienti dalle parti più primitive del cervello. Il sognare serve a stabilire un po' di ordine, liberando i ricordi immagazzinati e che vengono tessuti insieme fra loro secondo una trama filmica. La porzione caudale della corteccia cerebrale è responsabile dell'attivazione dei sogni e risiede nella regione del "ponte"

Secondo Jouvet, durante il sonno REM i comportamenti istintivi, codificati geneticamente, devono essere iscritti nei comportamenti possibili, resi intellegibili e verificabili. Vogel sosteneva che la privazione di sonno REM diminuisce di fatto la capacità di modificare i comportamenti istintivi, aumenta la sensibilità ai diversi stimoli, riduce la paura ma incrementa l'aggressività, l'impulsività e la tendenza ad esplorare. Il potenziamento degli stimoli provenienti dal mondo reale ha come effetto un aumento dell'SWS, il che stabilisce un certo tipo di recupero per il sistema nervoso.

I compiti di apprendimento sono stati valutati da Smith durante la privazione di sonno sia prima che dopo la prova. Quando la privazione precede l'apprendimento i risultati sono stati dubbi, quando invece la privazione di sonno REM è avvenuta dopo l'apprendimento peggiorava significativamente la fissazione del ricordo. La privazione di sonno REM tende quindi a deteriorare il ricordo delle esperienze compiute.

L'immagazzinamento a lungo termine dei ricordi da parte del cervello sembra mediato dalla sintesi di proteine della memoria, dopo un immagazzinamento a breve termine sostenuto da una rete riverberante di neuroni. Dallo studio del ricambio di RNA è stato dimostrato che il consolidamento della memoria avviene durante il sonno REM.

Mi sembra interessante riferire gli studi compiuti da Morrison (1983) sulla funzione REM degli animali mammiferi nei confronti dell'uomo. Egli ha potuto osservare che nei mammiferi il sonno REM è molto simile al tracciato EEG della veglia attenta. Nell'uomo ed in altri primati superiori il tracciato del sonno REM è invece simile allo stadio 1 del sonno e questo spiega perché in passato il sonno REM dell'uomo veniva chiamato "stadio 1 REM". Un altro valido indizio della parentela esistente fra veglia e sonno REM deriva da una particolare attività EEG, con frequenza theta di 7 Hz, derivata da una struttura cerebrale molto arcaica, denominata ippocampo, la cui attività si suppone sia quella di indirizzare l'attenzione su stimoli nuovi. Analogamente alle funzioni ippocampali durante il sonno REM si attivano fasi di scariche a raffiche sia di onde a punta ponto-genicolo occipitali (PGO) che si propagano a porzioni del sistema visivo, sia raffiche analoghe di attività dei muscoli dell'orecchio medio, definite MEMA (middle ear muscle activity). Queste varianti del sonno REM hanno tutte il significato di attivazione delle risposte di vigilanza.

ELABORAZIONE SIMBOLICA IN STATO IPNAGOGICOSIMILE

A tale riguardo è importante ricordare una ricerca elaborata da Bertini (1964) in collaborazione con Witkin e Lewis. Le caratteristiche di questa procedura si centrano nella induzione di una condizione di ridotta vigilanza e con la comparsa di una fenomenologia regressiva, con le caratteristiche del pensiero simbolico, che presuntivamente si colloca fra la veglia ed il sonno.

La tecnica consiste nella imposizione, mediante cuffia biauricolare, di un suono cosiddetto bianco e nell'applicazione di due semicoppe di celluloide bianca sopra agli occhi così da stabilire un campo omogeneo di suono e di luce diffusa. Con questa procedura si assiste alla comparsa di un'accentuata sonnolenza, con disorganizzazione del pensiero, perdita della percezione del tempo, presenza di pseudo allucinazioni di tipo prevalentemente visivo e in qualche tratto di tipo acustico e corporeo. La trance ipnotica è una riproduzione simile a questo stadio. Di conseguenza da tale procedura affiora una elaborazione associativa di immagini e di contenuti rilevanti, correlata ad uno stato d'animo preconscio, che affiora simbolicamente in verbalizzazioni particolarmente ermetiche.

Subito dopo che i soggetti dell'esperimento assistono alla proiezione di un film con scene dettagliate e ricche di contenuti provocatori, essi vengono fatti distendere su appositi lettini, sotto la sorgente di una luce rossa e sottoposti alla procedura. Il compito richiesto è di parlare di continuo durante tutto il periodo su cui insiste l'influenza di queste particolari condizioni sperimentali. I brani della verbalizzazione che in questo modo vengono raccolti, possono essere così ascoltati, analizzati e confrontati sia sul versante psicologico che psicofisiologico.

Il procedimento induce e mantiene la possibilità di osservare continuamente l'evolversi delle tracce associative dei processi simbolici primari e perciò subconsci. Gli AA. hanno altresì individuato nei soggetti in esame precise caratteristiche di personalità sollecitandoli ad uno stato di continua produzione allucinatoria di tipo sonnambolico nell'ambito visivo, acustico e somatico. Con tale finalità la procedura in parola può essere impiegata in una gamma assai vasta di indagini clinico-sperimentali. C'è da precisare che questa procedura essendo induttiva si allinea fra i derivati dell'ipnosi, ossia delle trance ottenute per mezzo di ipnotismo suggestivo, strumentale ed estremamente direttivo. Tale prospettiva risulta particolarmente adatta all'elaborazione simbolica del materiale contenuto nel subconscio. La psicoanalisi ha portato un contributo interessante alla comprensione dei processi di simbolizzazione, ai loro dinamismi ed alla scoperta della loro fenomenologia subconscia. L'analisi dei simboli ha permesso di confermare tutti quei meccanismi di allestimento cui incorre il materiale onirico, quali la condensazione, lo spostamento, la dislocazione, l'inversione negli opposti.

Circa le differenze individuali appaiono importanti i risultati del diverso comportamento nella réverie della struttura conoscitiva dei soggetti. Questi possono essere considerati "field dependent" quando siano di tipo meno differenziato, oppure "field independent" qualora siano di tipo più differenziato. Nei dipendenti dal campo la valutazione di qualità dell'attività mentale è di tipo pensiero-simile od onirico-simile con manifesta tendenza verso la dipendenza dagli stimoli provenienti dal campo. Gli indipendenti dal campo conservano invece una chiara autonomia di comportamento, una capacità di controllo puntuale sugli stimoli provenienti dal campo, un'attitudine a produrre i loro discorsi secondo un andamento logico di ideazione strutturata ed obiettiva.

Di conseguenza i soggetti campo dipendenti risultano molto influenzati dal procedimento ipnagogico, essi esprimono in questa situazione il massimo di produzione allucinatoria, si comportano quasi siano avvinghiati all'allucinazione, ossia in assenza di un campo di riferimento esterno essi tendono a creare quella situazione sotto forma immaginativa interna. La condizione che i campo dipendenti utilizzano dimostra di avere una funzione assimilativa, tanto che essi presentano una certa difficoltà a differenziare i percetti dalle semplici rappresentazioni. Inoltre costoro subiscono il grande fascino della stimolazione iniziale e non si accorgono dei cambiamenti che seguono. Questi soggetti ricordano poco i sogni della notte precedente e quando ricordano il loro pensiero è omogeneo, povero di contenuti, di variazioni ed articolazioni bizzarre, è invece più ricco di emotività. La maggiore suggestionabilità dei campo-dipendenti espone costoro a subire il fascino dell'induzione e del significato dell'esperienza, essi sono coinvolti dalle parole che un operatore rivolge loro. Nelle loro comunicazioni essi accolgono incondizionatamente le conclusioni dell'operatore. Pertanto il loro rapporto si intesse moltissimo con le parole e la dipendenza da chi induce e mai riescono autonomamente ad approfondire il livello delle proprie indagini fino all'inconscio. Il tracciato EEG dei campo dipendenti dimostra la presenza di una accelerazione nella frequenza di onde beta, esaltata oltre misura (più di 40 al secondo).

IPNOSI, SUGGESTIONE E TRANCE

Nei rapporti fra coscienza ed inconscio esiste una particolare disposizione, a doppia viabilità, nel tradurre l'informazione da un livello all'altro. Bernheim (1886) ha considerato la suggestione come un processo di trasformazione di una idea ricevuta nella sua messa in esecuzione. Nel soggetto ipnotizzato vi è la trasformazione dell'idea in azione, sensazione, movimento, visione, ascoltazione, tutte risposte compiute così rapidamente ed intensamente che il controllo e l'inibizione intellettuale non fa in tempo ad agire. Il meccanismo della suggestione, così largamente presente in ipnosi, è nient'altro che la capacità di capire e partecipare intensamente i significati dei messaggi, tanto da dipendere dai riflessi ideo-motori, ideo-sensoriali ed ideo-eccitatori.

In tal maniera, la mente conscia dimostra una grande disposizione all'elaborazione simbolica, alla codificazione e trasmissione dell'informazione, estesa a tutta la rete organizzativa della propria interiorità psico-somatica. La capacità di entrare in ipnosi profonda rappresenta una variabile importante in questo processo di trasduzione dell'informazione, di ricezione e di vissuto dei suoi significati. L'ipnosi si svolge fra una persona che induce lo stato e trasmette l'informazione ed un'altra persona che riceve i messaggi e li vive. A coniugare questa possibilità c'è lo stato di trance. L'ipnosi è uno stato di trance ottenuto tramite ipnotismo. Gill e Brenman (1959), parafrasando una interpretazione di Kriss, riguardante i meccanismi psicologici di apprendimento, ebbero a paragonare l'ipnosi ad una regressione adattativa dell'Io al servizio dell'Io. Questo può valere unicamente per la trance.

La sequenza delle definizioni storiche circa le maniere di intendere l'ipnosi ha da sempre condizionato le interpretazioni sulla sua natura, al punto di ritenere che ogni stato di trance fosse ipnosi. Questo malinteso è risultato estremamente lesivo poiché ha disorientato per molto tempo le interpretazioni e le ricerche su questo importante fenomeno.

Solo in tempi più recenti è stato possibile formulare altre spiegazioni, specie per quanto riguarda le condizioni che regolano la trance autogena. In particolare il Training Autogeno di Schultz ha avuto il merito propositivo di iniziare una discussione sulle differenze fenomenologiche che distinguono l'ipnosi dai principi dell'autogenia. Tuttavia il tentativo ha finito per ricalcare gli aspetti dell'ipnotismo sul piano esecutivo. Schultz, nella introduzione al suo trattato, ha ammesso che le frasi da recitare nei suoi esercizi altro non sono che formule ideomotorie e suggestive. I lavori successivi, condotti da Piscicelli, hanno potuto utilizzare procedure e metodi di trance autogena depurati dalla suggestione.

TRASDUZIONE AUTOGENA DELL'ESPERIENZA

Una serie di ricerche iniziate con le indagini anatomiche da Papez (1937)e poi di neurofisiologia da Selye (1936), hanno culminato in una teoria che interpreta la maniera in cui gli stress psicofisici si trasducano in problemi psicosomatici mediante il rilascio di ormoni dell'asse ipotalamo-pituitario-surrenalico del sistema endocrino. Selye ha definito questo processo di trasduzione "sindrome generale di adattamento". Contemporaneamente Papez dimostrava che l'esperienza mentale viene trasdotta nelle tipiche risposte fisiologiche delle emozioni tramite un circuito di strutture cerebrali che si iscrivono nel sistema limbico-ipotalamico, corrispondente quindi al principale trasduttore psicofisico dell'informazione. Infatti le cellule secretorie all'interno dell'ipotalamo dimostrano di poter funzionare come trasduttori molecolari dell'informazione convertendo gli impulsi neurali, codificati dalla mente, in molecole ormonali messaggere del sistema endocrino che regola l'organismo nei suoi funzionamenti. Con questo sistema si dimostravano correlati i centri del piacere e del dolore, dell'aggressività e dei legami affettivi, dell'attacco e della fuga, degli ormoni corticoidi secreti dalle ghiandole surrenali, capaci a loro volta di influenzare il sistema immunitario tramite immunotrasmettitori.

Si aggiungeva allora un altro campo di ricerca per indagare i fenomeni riguardanti la trasduzione fra mente e corpo. Oggi si può riconoscere questo compito al sistema reticolare attivatore ascendente (SRAA) studiato da Moruzzi e Magoun (1949). Tale sistema, situato nel tronco encefalico, riceve le informazioni sensoriali da tutto il corpo ed agisce anche da filtro e coordinazione, trasmettendo al cervello soltanto le informazioni nuove ed interessanti. Questo sistema ha la capacità di rimanere sempre desto e di stare all'erta. Il dispositivo ha la propria sede nel locus coeruleo dell'area del ponte, la cui base psicobiologica si fonda sull'attività di un gruppo di neuroni che contengono noradrenalina. Tale centro comunica anche con il sistema limbico-ipotalamico che integra la memoria ma anche interagisce con molte aree della corteccia cerebrale.

Il "locus coeruleus" trasduce perciò gli stimoli insoliti in una intensificazione dell'attività psicobiologica. Quando però le situazioni diventano monotone e ripetitive esse fanno diminuire l'attività del centro e ciò conduce al rilassamento oppure al sonno. Jouvet (1975) ha scoperto i rapporti intessuti fra locus coeruleus e meccanismi del sogno ritenendo che questo rapporto sia alla base del processo di integrazione fra sogno e comportamenti genetici, fra mente e corpo, fra schemi di comunicazione e guarigione psicofisica.

Successivamente Achterberg (1985) ha fornito dimostrazioni sulla regolazione che intercorre fra mente-corpo e l'omeostasi delle funzioni vitali. L'A. ha evidenziato come le vie responsabili di tali funzioni siano le stesse che regolano le coniugazioni esistenti fra il ponte, il sistema limbico-ipotalamico, la corteccia frontale e l'emisfero destro. Lo sviluppo completo di questo sistema si compie entro i primi sette anni della vita.

MEMORIA ED APPRENDIMENTO

I meccanismi che regolano l'apprendimento e la memoria vengono oggi cercati prevalentemente nella trasduzione che agisce fra mente-corpo ed area limbico-ipotalamica. Gli studi di McGaugh (1983) hanno accertato come l'apprendimento e la memoria siano influenzati e regolati da alcuni ormoni ipotalamici, quali la corticotropina, l'adrenalina, la vasopressina ed i peptidi oppioidi. Gli effetti sulla memoria da parte della stimolazione dell'amigdala e dell'ippocampo (sezioni del sistema limbico) possono sollecitare la secrezione di adrenalina nel surrene. Si organizzano così informazioni crociate ed integrate fra centri limbico-ipotalamici, aree visive e percettive, la corteccia frontale e le risposte della periferia corporea (Mishikin, 1982). Queste ricerche stanno fornendo una base sperimentale molto fertile alle metodologie da applicare per facilitare le psicoterapie. L'acquisizione di informazioni e di conoscenze di un sistema di memoria autoregolato, richiede dunque l'evoluzione di un circuito cortico-limbico-talamico. Così i processi di trasduzione autoriflessiva dell'informazione, dell'apprendimento e della memoria appaiono come la base psicobiologica della regolazione autoguidata e della comunicazione mente-corpo. Si può quindi affermare che il luogo della memoria risieda nei nuclei della base cerebrale ed abbia natura inconscia.

APPRENDIMENTO STATO-DIPENDENTE

Braid già dalla metà del secolo diciannovesimo aveva descritto cosa si intende per "stato-dipendente" e per stato alterato di coscienza, condizioni che permettono l'ipnosi e la guarigione psicofisica. Egli asseriva che il termine ipnotismo dovrebbe essere riservato a quei casi in cui quando la persona si sveglia non ha il ricordo di ciò che è avvenuto durante il sonno. L'ipnotismo comprende solamente quelle condizioni in cui si attiva ciò che finora è stato definito stato di coscienza sdoppiata, condizione che sostiene una speciale amnesia reversibile, la cui memoria può essere recuperata qualora il soggetto torna a vivere l'esperienza in quel medesimo stato. Questa stessa dissociazione è stata considerata da Janet una delle principali cause della psicopatologia. Inoltre la dissociazione si può produrre spontaneamente nel momento dello stress, seguendo gli stessi meccanismi che instaurano lo stato di dipendenza dell'ipnosi. Comunque un grave stress può provocare invariabilmente una alterazione dello stato, identificabile come una forma di trance spontanea (David Cheek, 1969)).

LA TRANCE.

Il fatto che la trance si produca spontaneamente nei momenti di stress fa pensare che questo fenomeno sia una conseguenza di un certo stato nel quale si attiva un modo arcaico di apprendere e di evocare, distribuito a più strati dell'organizzazione. Esempi di tali esperienze possono essere i funzionamenti di flashback e di déjà vu. Ciò dimostra che esistono diversi livelli di consapevolezza, a secondo della modalità con cui i soggetti sono stati sollecitati o provocati, come pure si può postulare che fra l'organizzazione della coscienza e dell'inconscio esistano diversi repertori fenomenologici dell'esperienza, spesso modulati differentemente e non comunicanti fra loro. Ognuno di questi livelli può porsi come struttura di una suscettibilità attitudinale, di possibili esistenze multiple, con un ventaglio di disponibilità che va dalla creatività del pensiero, alle manifestazioni artistiche, religiose, psicotiche e amorose, da una réverie all'altra, da una trance all'altra.

Quella che sembra una continuità della coscienza nella comune consapevolezza quotidiana è in realtà un'illusione precaria, resa possibile unicamente dai nessi associativi che esistono. Vale a dire il quotidiano stato di consapevolezza o di coscienza si dimostra in realtà costituito da abituali ricordi e comportamenti consociativi che emergono. La creatività di cui godiamo nell'arte, nella scienza e nella vita di tutti i giorni, è vera e propria creazione di quei modelli che ci sembrano abituali. Per cui ciò che di solito si definisce un'intuizione è nient'altro che il contenuto di un infiltrato che è riuscito a commistionarsi con le categorie della coscienza.

Il modello concettuale che fa riferimento alle fasi evolutive dell'epigenesi, pone la "fusione" come l'istanza da cui inizia ogni apprendimento. Da questa fase dipende, per tutta la vita, l'attitudine ad apprendere ed a comunicare proposizioni affettive e di contenuti. Queste facoltà hanno dunque bisogno di fare anche da spola e da riferimento ai fenomeni più primitivi dell'assimilazione. L'essere umano deve costantemente far ritorno alle situazioni dello stato primitivo, sia quando apprende o cerca ricordi, ma anche quando egli non è in grado di coscientizzare tali meccanismi poiché essi hanno strutture inconsce. Ogni sera, quando la persona si abbandona alla fase 1 del sonno, all'addormentamento, succede come se si azionasse un incremento del sonno REM ed un ritorno alle funzioni nervose neonatali. La trance attiva queste medesime condizioni primitive dell'esperienza, ossia scinde l'accollamento che si è determinato durante lo sviluppo fra le funzioni visive e le propriocezioni. La trance disinibisce perciò le strutture filogeneticamente antiche dal controllo neo corticale e promuove esperienze altrimenti irrealizzabili in stato di vigilanza. Si avvia così una intensa esperienza propriocettiva e fusionale che porta, durante le ulteriori fasi del sonno, a funzioni psicosomatiche digestive, assimilative e di metabolizzazione, adatte alle condizioni omeostatiche inconsce quanto agli equilibri richiesti dall'ambiente.

La trance perciò si attiva durante ogni momento di intensa sollecitazione emotiva, come durante gli stress, in ogni partecipazione affettiva, nell'innamoramento, nell'orgasmo, nell'apprendimento, in ogni scissione fra immagini e sensazioni somatiche, nel vissuto di disagio e di malattia psicosomatica, nella riviviscenza e nel recupero di memorie del passato, in ogni illuminazione, intuizione ed esumazione archetipica, nella meditazione, nella preghiera, nell'identificazione, in ogni intenso vissuto somatico di peso, di calore e di contatto.

Evans (1972) ha osservato come in trance il ritmo alfa presenti un comportamento paradosso. Esso si desincronizza e scompare sia in colui che si sveglia e torna attento alle attività cognitive-percettive, sia nel soggetto sveglio, in via di rilassamento, man mano che tende a diventare sempre più sonnolento. In confronto con tali parametri il ritmo alfa dimostra di seguire un comportamento a forma di U. Se si considera il ritmo alfa come manifestazione di una relativa inattività funzionale della corteccia, l'attivazione di una particolare area cerebrale si accompagna ad una diminuzione della quantità di ritmo alfa. Così la maggior parte dei soggetti destrimani presenta una maggior quantità di alfa nell'emisfero destro rispetto al sinistro. Più la trance è autogena maggiore è l'attivazione del ritmo alfa dell'emisfero destro. Da tale confronto si può dedurre che vi è un'attivazione emisferica sinistra durante compiti verbali di ipnosi, mentre vi è una maggiore attivazione destra durante la trance autogena ed i compiti coperti, cioè non verbali e non agiti.

Le ricerche di McGaugh (1983) dimostrano che gli ormoni secreti durante tutti questi avvenimenti modulano l'apprendimento e la memoria nel sistema limbico, in particolare nell'amigdala e nell'ippocampo, tramite il rilascio di neurotrasmettitori del sistema ipotalamo-pituitario-endocrino, gli stessi ormoni che si mobilitano in caso di fenomeni psicosomatici correlati con lo stress.

TRANCE AUTOGENA COME MIMESI DELL'ADDORMENTAMENTO

Alcune importanti considerazioni hanno spinto a cercare modalità di attuazione della trance necessaria ai fini terapeutici, che fossero scevre da quelle componenti negative presentate dalla trance sotto suggestione ipnotica. Grava sulle procedure ipnotiche la difesa dalla succubanza, recepita come protezione dell'integrità dell'Io. Il risultato è l'attivazione di tutta una serie di resistenze capaci di impedire la libertà dell'esperienza. Inoltre una trance ottenuta attraverso l'induzione ideomotoria, verbale o non, comunque fa riferimento ai processi simbolici subconsci e nega la possibilità di attivare l'ambito presimbolico delle esperienze inconsce.

La trance autogena ha invece una formula di accesso ampiamente personale e può essere enunciata in diversi modi, comunque assecondando le disposizioni più naturali dello stesso soggetto a rilassarsi e scindersi nell'addormentamento. La trance autogena inizia con un esame interiore dei propri sistemi di apprendimento, memoria e comportamenti inerenti allo stato stesso di trance.

La persona che intende realizzare la trance indirizza la propria attenzione su un esercizio di visualizzazione della propria immagine corporea per una breve durata di tempo (1-2 minuti). Subito dopo il soggetto abbandona questo impegno e si dirige alla raccolta delle sensazioni propriocetive del corpo, quel corpo che poc'anzi immaginava, quindi procede alla ricerca delle proprie sensazioni di peso sui piani di appoggio del corpo sulla poltrona, alla verifica del rilassamento dei muscoli sottostanti, del calore, delle sensazioni fusionali e di pienezza interna, provenienti dall'esperienza del con-tatto. A questo punto il soggetto si trova immerso in propriocezioni di torpore e di addormentamento muscolare dilagante, che ben presto investono anche la mente conscia. Si evidenzia allora un funzionamento mentale inconscio che lentamente si amplifica, assimila la voce dell'operatore, si automatizza, si rivela mancante di aspetti temporali, ossia un archivio estremamente ricco di dati di memoria, di facoltà evocative fatte di immagini, sensazioni somatiche e viscerali le più varie, nonché ricco di intuizioni ed illuminazioni.

La chiusura degli occhi intensifica la produzione di onde alfa e quindi di onde theta nel cervello, le quali si associano con l'esperienza di intuire, sentire ed immaginare in maniera costruttiva ed associativa con il sistema limbico ipotalamico, con la corteccia centrale e con i processi dell'emisfero destro. Appena le palpebre si chiudono, spesso si nota una loro vibrazione frequente che testimonia una valida attitudine a sperimentare la trance profonda (Spiegel e Spiegel,1978). Specie se il soggetto osserva alcune regole procedurali, si verifica allora una propensione ad autoesaminarsi. Può essere una buona regola far precedere la trance da un esame retrospettivo della propria storia e della natura dei problemi. Accade spesso che con il subentrare della trance il soggetto ben presto sperimenti alcune intuizioni e ciò si accompagna a spontanee remissioni parziali dei sintomi di cui soffre.

STEREOELETTROENCEFALOGRAFIA IN TRANCE

La SEEG è una registrazione dell'attività elettrica di strutture cerebrali profonde, mediante l'inserimento di elettrostimolatori multipolari, impiantati stereotatticamente nei nuclei limbici, quali sono l'amigdala, il corno di Ammone ippocampale bilaterale, la corteccia cerebrale ed altre aree ritenute interessanti. Così durante la trance è stato possibile osservare un significativo aumento dell'attività alfa e theta (Talairach e Coll.,1974). Il risultato più interessante di questa ricerca ha dimostrato che durante la trance l'attività di fondo del tracciato SEEG era caratterizzata dalle tipiche modificazioni delle fasi 1,2,3,4 del sonno e del sogno, mentre in stato di ipnosi il tracciato si presentava sostanzialmente difforme, con riduzioni dell'attività lenta ed aumento della frazione sensorimotoria del ritmo beta. La stimolazione del corno di Ammone sinistro tendeva a produrre risveglio, mentre a destra determinava un approfondimento dello stato di trance. Il ruolo preminente dell'amigdala si delineava con effetti di risveglio, mentre l'ippocammpo confermava un ruolo opposto, vale a dire una prevalente funzione inibitoria e di rilassamento. Pertanto sembra possibile postulare che la trance sia mediata da una bilancia dinamica fra due importanti strutture limbiche, l'ippocampo con funzione potenziante sullo stato di trance, e l'amigdala con funzione antagonistica.

TRANCE E GUARIGIONE AUTOGENA

Senza alterare la natura autogena della guarigione, si può legittimamente sollecitare il soggetto a cercare l'uso delle capacità che la propria mente inconscia possiede, che può usare come utile risorsa per cambiare l'andamento della propria reattività e del proprio stile di vita. Di solito questa procedura rimane un lavoro interno, silenzioso e privato che l'individuo compie (Piscicelli, 1995).

Qualche volta il terapeuta potrebbe ritenere necessario sollecitare il soggetto a fare esperienza intenzionale di un sintomo invece di resistergli. In questo caso qualora si provochi una manifestazione sintomatica, si può annullare gli aspetti dissociativi ed involontari dipendenti dai conflitti automatizzati, vale a dire si annulla ciò che ordinariamente viene etichettato come sintomo di una malattia (Rossi, 1986). . Altre volte si può invitare il soggetto a verbalizzare le sue esperienze inconsce, ben sapendo che così ci si immette immediatamente in un settore dell'organizzazione simbolica, la cui natura è prevalentemente subconscia.

Quando invece si osserva rigorosamente la procedura ortodossa dell'analisi autogena dell'inconscio, può risultare utile saper riconoscere la presenza indiretta di alcuni segnali somatici spontanei che il soggetto manifesta e che mostrano i ruoli impliciti nell'attività interiore, dipendenti dalla situazione di stato in cui l'inconscio si dimena. Fra i segnali che possono dimostrarsi orientativi risultano particolarmente interessanti il rallentamento del battito cardiaco, della respirazione, della deglutizione, la tonicità dei muscoli del viso, la reattività motoria generale, le distorsioni percettive, la presenza di lacrimazione, i mutamenti delle pupille, la possibile amnesia ed anestesia, le manifestazioni di sonno profondo.

Tutto questo potrebbe dare la sensazione di poter gestire il proprio destino, di fatto esso rappresenta soltanto l'utilizzazione del migliore adattamento nel trasformare il proprio futuro accedendo alle proprie risorse interne. Il quadro problematico attuale dell'individuo può quindi subire un nuovo orientamento lungo l'intera linea di utilizzazione delle risorse che la natura ha concesso (Gendline, 1976).

Fra i maggiori studiosi della psicologia del profondo che hanno utilizzato la trasduzione intermodale dell'informazione mi piace ricordare C. G. Jung (1933). Egli affermava che è nell'intensità del disturbo che si trova l'energia di cui il paziente dispone per eliminare le condizioni che portano alla malattia. Per impadronirsi dell'energia dislocata nei posti sbagliati si può estrapolare l'affetto unitamente a tutte le fantasie che ad esso si riferiscono, lasciando poi campo libero per ricreare un possibile ordine vitale. L'affetto, prima sprovvisto di relazioni, diventa ora una rappresentazione più o meno chiara ed articolata. Questo è l'inizio della funzione trascendente, ossia della cooperazione tra dati inconsci e proposizioni consce. Si sviluppa allora un'immagine interiore, fantasmatica, di natura ipnagogica che dovrà essere fissata e tradotta in parole. In questo modo il paziente genera tutti quegli insight che sono necessari a facilitare ulteriormente la soluzione dei problemi.

Il soggetto che esce dalla trance spesso non sa cosa gli è accaduto. Quando dovessimo chiedergli un resoconto verbale di questa sua esperienza egli si sente disorientato, rispondere compiutamente gli è possibile solo dopo un numero sufficiente di esercizi.

LA CONSEGNA

Una volta che il soggetto accede all'origine del problema di ciò che lo rende sofferente, egli chiede al suo inconscio di elaborare le possibili soluzioni da adottare.

A questo punto, l'opera svolta dalle funzioni SWS può dare delega di proseguire il lavoro trasformativo alla funzione REM ed ai sogni. Ogni notte, per una media di cinque volte, i sogni procedono ad un lavoro adattativo e trasformativo di grande efficacia, ossia coniugano le funzioni SWS con quelle REM.


* Titolare insegnamento Psicosomatica Ostetrica e Ginecologia e di Sessuologia medica.

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