Introduzione ai principi

della Medicina Tradizionale Cinese

 

A cura di: Carlo Di Stanislao

 

 

 

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“L’ultimo passo della ragione è considerare che vi sono cose che la superano”

B. Pascal

 

Le prime notizie documentate sulla medicina tradizionale cinese (MTC) risalgono a 5000 anni fa circa e di conseguenza le sue radici si perdono nella notte dei tempi. Questa medicina strutturata ed ascientifica poggia sulla filosofia del Tao ( Dao[1]) ed è spesso lontana dal comune sentire occidentale, ma quando si ci entra in sintonia, il mondo di conoscenza che si apre è, a dir poco, affascinante. Il suo  approccio è detto "energetico" e si occupa di comprendere come lavora l’energia vitale[2] (Qi, Ch’i o Ki per i giapponesi), che circola , in un doppio flusso energetico (Yin e Yang) nel nostro corpo. Il concetto di Qi è un’idea fondamentale dell’antica cosmogonia e della Medicina Tradizionale Cinese (MTC), sulla quale molto è stato scritto negli ultimi venticinque secoli. In ambito fisiologico esso occupa un ruolo assimilabile a quello del Prana nella medicina tradizionale indiana e tibetana e parzialmente a quello del Pneuma della Scuola Alessandrina; in ambito cosmologico è stato messo a confronto con il Ruach dell’antica tradizione ebraica; nella cultura popolare esso è assimilabile al Mana dei polinesiani e numerosi altri paralleli, certamente inadeguati, si potrebbero tracciare per definirne il ruolo nell’ambito dell’etica, della fisica e delle scienze naturali in generale.  L’importanza odierna di questo concetto non attiene semplicemente al suo ruolo centrale nella medicina tradizionale, nelle pratiche di autoelevazione e nelle arti marziali, quanto al fatto di essere stato sottoposto a verifica empirica - seppure quasi esclusivamente nella Repubblica Popolare Cinese (R.P.C) secondo il metodo scientifico internazionale e d’essere quindi diventato un'idea centrale nel confronto fra le discipline tradizionali e la scienza contemporanea, o addirittura - come alcuni sostengono - l’ideale filo conduttore fra la sapienza antica ed il nuovo paradigma della scienza futura. I diversi significati del termine Qi possono essere classificati in tre ambiti principali:

·        Qi Macrocosmico: distinto in Qi originario (Yuanqi) e Qi manifesto, quest’ultimo inerente gli scambi fra Qi del cielo (influssi climatici, astrali e del tempo in generale) e Qi della terra (sapori, colori, odori e più in generale qualità relative alla configurazione strutturale e/o spaziale.)

·        Qi Fisiologico termine generale per ogni aspetto dell’attività vitale, spesso tripartito in Jing[3] (essenza o sistema strutturante) Qi (energia o sistema attivante) Shen (spirito o sistema informativo). Essendo gli esseri viventi sistemi aperti esistono diversi flussi di Qi (materia-energia-informazione) fra Qi Macrocosmico e Qi Fisiologico.

·        Qi inteso come differenziazione qualitativa del Qi globale; tanto come proprietà caratteristiche di generi e specie, quanto come peculiarità individuali al loro interno.

Storicamente il concetto di Qi si è molto probabilmente evoluto a partire dall’osservazione dei fenomeni climatici; ancora oggi ‘meteorologia’ in cinese si dice Qi Xiang "Forme del Qi", ‘aria’ si dice Kong Qi "Qi vuoto". L’aspetto più accessibile di quest’energia impalpabile fu il vento e la sua direzione ed intensità assunsero presto valore causale; così al vento autunnale di ponente veniva attribuito il potere di staccare le foglie dagli alberi e a quello d’oriente di svegliare la terra dal letargo invernale. Fu la formulazione primitiva di un’idea ancora oggi fondamentale: forma ed eventi dipendono dalla vettorialità di flussi non sempre visibili all’occhio umano. Le fiamme tendono verso l’alto poiché il loro Qi è Yang, caldo, ascendente; l’acqua se non ostacolata cerca la profondità perché il suo Qi è Yin, freddo, discendente, ma fuoco ed acqua, caldo e freddo, interagiscono fra loro sospingendosi a vicenda; dal cielo discendono raggi di sole, folgori e pioggia, dalla terra si levano vapori e fiamme. L’uomo fu eletto quale punto di ideale mediazione fra le influenze celesti (Qi uranico) e quelle telluriche (Qi ctonio), specchio fedele dell’intero universo secondo il principio - onnipresente nella filosofia e nella medicina cinesi e non certo estraneo alla maggior parte delle culture antiche[4] - dell’analogia fra micro e macrocosmo. Tutte le creature viventi si nutrono di terra e cielo, di cibo e di aria, di acqua e di luce; in ogni microsistema si incontrano lo Yin e lo Yang dell’ambiente, i quali il Qi originario ovunque regola, compone e disgrega. Tutti i tipi di Qi con cui l’attività vitale può entrare in risonanza potenziandosi vengono definiti in maniera generica Zhengqi - Qi ‘retti’ o ‘Ortoqi’- mentre tutte le frequenze che alterano l’equilibrio vitale vengono definite Xieqi, o Qi ‘deviati’. Il Zhengqi è uno dei cinque Qi che regolano le funzioni generali dell’intero organismo. Nella tabella seguente li vediamo distinti per origine e localizzazione.

Origine

Nome

Localizzazione

Cielo anteriore

Yuanqi[5]: Qi originario o primordiale

In tutto l’organismo e in particolare nei reni e nei gameti; scorre negli otto meridiani straordinari e nel Sanjiao[6].

Cielo posteriore

Zongqi[7]: Qi ancestrale o toracico

Nel torace dove presiede al ritmo dell’apparato cardio-respiratorio.

 

Shuiguqi
(acqua e cibo) + Qingqi (aria)

Weiqi[8] : Qi difensivo

Scorre alla superficie del corpo fra pelle e carne, concerne principalmente i polmoni e le vie respiratorie (compresi i pori della pelle).

Yingqi[9] : Qi nutritivo

Scorre nei vasi ed è in stretta relazione con l’energia sangue

Shuiguqi + Qingqi + Yuanqi

Zhengqi[10] : Ortoqi o "Qi retto", chiamato anche Zhenqi[11] "Qi autentico" con particolare riferimento alla sua componente di Yuanqi.

Presente in tutti gli organi e nei meridiani di agopuntura. L’Ortoqi contrasta i Qi patogeni Xieqi (Qi deviati o Sei Eccessi[12]) e in questo senso può essere anche definito Qi immunitario.

Analizzando le disarmonie energetiche la MTC è in grado di diagnosticare in anticipo malattie e disturbi, essendo la prevenzione il suo primo obiettivo. Proprio per questo in Cina si usava pagare il medico quando si era in salute, cessando gli emolumenti in caso di malattia. Il medico diventava quindi un vero e proprio consigliere di famiglia, oltre che terapeuta.Un altro esempio della differenza di vedute è che spesso, una sorta di rovesciamento: dove ad esempio la medicina ufficiale usa il calore, la MTC usa il freddo per stimolare il corpo a produrre il calore da sé. Infatti come tutte le medicine naturali invece di contrastare il sintomo, cerca le cause e stimola l’organismo ad attuare la guarigione. Con risultati, ci dice la ricerca scientifica moderna, in genere migliori di quelli della medicina convenzionale.Gli antichi medici erano in realtà dei sapienti che studiavano la natura nel suo complesso e riconoscevano gli stessi tipi di energia e le relazioni di essi col nostro corpo. Gli stessi meccanismi servivano per capire, ad esempio, la funzione del vento e quella dell’energia del fegato, studiando il funzionamento dell’organismo in relazione ai mutamenti energetici, nel fluire delle stagioni come negli altri fenomeni naturali. Grazie a questa visione era quindi scontato comprendere la relazione tra uomo e ambiente, gestendola così al meglio.Avevano anche individuato nel corpo le strade principali attraverso cui scorre l’energia, noti in agopuntura come meridiani.La medicina tradizionale cinese usa principalmente quattro strumenti di diagnosi e terapia:

Si pratica infiggendo dei sottili aghi in punti particolari dei "meridiani", dove scorre l’energia

La MTC si serve di sette differenti sistemi di cura che sono: agopuntura. moxibustione, massaggio, dietetica ed igiene di vita, tecniche sessuali, ginnastiche mediche, farmacoterapia.

Fra queste la più nota fuori dalla Cina è senz’altro la prima. L'agopuntura è senz'altro la branca della Medicina Tradizionale Cinese più nota al pubblico occidentale, anche perché è stata la prima tecnica terapeutica cinese ad essere introdotta in Europa, dapprima nel XVII° secolo grazie a olandesi e portoghesi che intrattenevano relazioni commerciali dirette con l'impero della Cina e successivamente, nel secolo XX°, da medici di origine indocinese. Oggi l'Agopuntura è praticata in tutto il mondo ed è scelta come terapia da milioni di persone. A differenza di altri paesi, in Italia può essere praticata soltanto da personale medico abilitato. Il termine cinese per agopuntura è "zhen fa". La stimolazione di punti della superficie corporea per mezzo di strumenti appuntiti a scopo terapeutico è documentata in Cina sin dall'età neolitica. Sono stati infatti rinvenute pietre appuntite dette "bian zhen" che secondo alcune fonti storiche erano utilizzate proprio per curare le malattie con questa tecnica. Con l'avvento della metallurgia, si fabbricarono i primi aghi metallici e la tecnica divenne più raffinata e cominciò ad essere sistematizzata secondo i principi della Medicina Tradizionale Cinese.  Secondo la teoria dei meridiani o canali energetici, il nostro corpo è percorso da vie che conducono e regolano l'energia prodotta e immagazzinata dagli organi e dai visceri, garantendo tutte le funzioni vitali. I meridiani vengono classificati fondamentalmente in principali, secondari e straordinari o curiosi. 

 

Decorso dei meridiani sulla parte anteriore del corpo

Decorso dei meridiani sulla parte laterale del corpo

I meridiani principali sono dodici e sono in relazione con i sei organi (polmone, rene, fegato, cuore, pericardio, milza) e i sei visceri (intestino crasso, vescica urinaria, vescicola biliare, intestino tenue, triplice riscaldatore, stomaco). Questi meridiani vengono distinti in yang, quelli che portano energia dall'estremità delle mani al capo e da qui ai piedi, e yin quelli che portano l'energia dai piedi al tronco e da qui alle mani. I meridiani secondari sono ramificazioni più superficiali dei meridiani principali che servono a connettere fra loro questi ultimi e a distribuire l'energia e il nutrimento a tutti i tessuti. Il concetto è proprio analogo a quello di una rete di canali ben organizzata.

Decorso dei meridiani sulla parte posteriore del corpo

I meridiani straordinari sono otto (numero caro alla numerologia taoista) e hanno una funzione di "reservoire" dell'energia, così da assorbirne le "piene" e da rifornire i canali in caso di "siccità". Su ogni meridiano sono stati individuati nei secoli dei punti che sfociano sulla superficie cutanea, nei quali è possibile percepire l'energia e agire su di essa. Si tratta appunto dei cosiddetti "agopunti".  Agire sugli agopunti con una forma qualsiasi di stimolazione equivale a modificare in qualche modo le caratteristiche dell'energia che scorre in quel dato punto e in quel meridiano.   L'inserzione di un ago bimetallico è la tecnica di stimolazione standard oggi impiegata dagli agopuntori. Numerosi studi scientifici, i più recenti dei quali hanno utilizzato tecnologie d'avanguardia quali la tomografia ad emissione di positroni (PET), hanno dimostrato inequivocabilmente che quanto affermato da millenni dai medici cinesi è realtà. Infatti la stimolazione per mezzo dell'inserzione di un ago in un agopunto adatto a trattare una sindrome dolorosa si è mostrata capace di produrre delle modificazioni oggettive nelle aree cerebrali che comandano i processi del dolore, mentre l'inserzione dell'ago in un altro punto casuale non ha prodotto lo stesso effetto.  Ogni punto, in base alla sua localizzazione, al meridiano cui appartiene e ad altre caratteristiche anatomiche o legate alla pratica clinica, ha delle proprietà terapeutiche ben precise. La combinazione di diversi punti secondo i principi della Medicina Cinese permette di ottimizzare efficacia e precisione di intervento. In una seduta di agopuntura, il medico, che ha già posto una diagnosi nel corso della visita secondo i principi della Medicina Tradizionale Cinese, individua sulla superficie corporea del paziente i punti che, combinati fra loro, costituiscono la formula terapeutica prescelta.   Attualmente vengono usati aghi monouso sterili di acciaio e rame, che garantiscono la massima sicurezza igienica.   Anche se in ogni caso si procede ad inserire con una manovra rapida e per lo più indolore l'ago negli strati superficiali della cute, per ottenere la stimolazione esatta che il medico ricerca al fine di conseguire un dato risultato, l'ago va più o meno approfondito e manipolato in modo opportuno (esistono moltissimi tipi di manipolazione dell'ago). In questa fase, il paziente avverte delle sensazioni caratteristiche (formicolio, senso di pesantezza, sensazione di scossa elettrica o altro) che indicano la dinamizzazione dell'energia nel meridiano operata dalla stimolazione dell'ago. A questo punto gli aghi vengono lasciati inseriti nel punto per alcuni minuti. In certi casi l'ago, una volta ottenuta la sensazione dell'energia va subito tolto, in altri viene levato dopo 15-20 minuti o più. Alcuni effetti dell'agopuntura sono immediatamente percepibili: ad esempio l'effetto rilassante e l'azione antidolorifica si manifestano nel giro di pochi minuti dall'inserzione dell'ago. Altri effetti, coinvolgendo sistemi energetici complessi, vengono avvertiti a distanza di tempo. Anche se il termine agopuntura fa riferimento diretto all'infissione di aghi nella cute, questa antichissima arte medica annovera nel suo arsenale terapeutico numerosi altri strumenti, che, usati con accortezza rendono l'intervento del medico agopuntore estremamente flessibile ed efficace. La moxibustione è antica quanto il massaggio è l'applicazione del calore per curare le malattie e in particolare per alleviare il dolore. I medici dell'antica Cina avevano scoperto che la stimolazione dei punti di agopuntura col calore poteva ottenere degli effetti particolari, sfruttando le proprietà specifiche dei singoli punti. Lo strumento principale per portare il calore sui punti era costituito da erbe medicinali essiccate e polverizzate, che venivano compresse, poste sulla cute e incendiate sino a trasmettere la sensazione del calore nel meridiano. Nel "Trattato sulle malattie febbrili dovute al freddo", il medico Zhang Zhong Jing del II° secolo d.C. raccomandava di bruciare dei bastoncini di cannella per scaldare dei punti opportuni al fine di espellere il freddo patogeno dall'organismo stimolando la sudorazione. Col tempo la medicina cinese ha selezionato come erba principale per questo impiego l'Artemisia, con le cui fogli essiccate e triturate si prepara una lanugine da usarsi compressa in coni o arrotolata in bastoncini. I Giapponesi hanno denominato questa tecnica moxa e questo termine ha avuto più successo del termine cinese jiu fa, divenendo anche sinonimo di Artemisia. Per questa ragione oggi la tecnica è conosciuta come Moxibustione.

Il calore può essere portato con la moxa in modo diretto appoggiando dei coni sulla pelle o in modo indiretto ponendo tra il cono e la pelle una compressa medicata con erbe o una fettina di zenzero o di aglio oppure utilizzando il rotolo di moxa acceso e avvicinato al punto da trattare. La moxibustione può essere anche associata all'agopuntura per riscaldare più in profondità usando l'ago come veicolo del calore. Questa tecnica naturalmente è elettiva in tutte le patologie dovute al freddo, ma è anche un'importante sistema di tonificazione nelle sindromi caratterizzate da astenia e freddolosità, nei prolassi, nelle dispepesie.  Un rimedio per la dissenteria da freddo: mettete del sale grosso nell'ombelico (punto shenque), accendete un rotolo di moxa e scaldate il punto alla distanza di circa 2 cm per 5-10 minuti. Per il mal di gola da freddo (non quello con febbre e placche!!) si può scaldare il punto hegu che si trova alla congiunzione fra pollice e indice delle mani verso il polso. Per trattare le emorroidi e i prolassi e anche in caso di stanchezza, si può scaldare il punto baihui al vertice della testa, dove si congiungono la linea che passa per il dorso del naso e quella che collega i lobi e gli apici delle due orecchie. In caso di posizione podalica del feto, una tecnica di rivolgimento ampiamente studiata e la cui efficacia è documentata scientificamente consiste nello scaldare con moxa il punto zhiyin, che si trova in corrispondenza dell'angolo ungueale esterno del quinto dito dei piedi. Una tecnica nota anche in Occidente, anche se applicata con criteri differenti da quelli della medicina cinese è la coppettazione. Si tratta di applicare delle ventose sui punti da trattare ed esercitare un'azione di aspirazione più o meno intensa sino a richiamare nel sottocute liquidi e sangue. I cinesi oggi usano spesso delle coppette in plastica o in vetro a vuoto pneumatico, ma è ancora largamente utilizzata la tecnica di fare il vuoto con una fiamma passata rapidamente all'interno della coppetta, che può essere di legno di bambù o di vetro. 

Coppetta in vetro

Coppetta in bambù

Coppetta in ceramica

 
coppetta in vetro

 
coppetta in bambù

 
coppetta in ceramica

 

Secondo la medicina cinese questa tecnica è indicata in tutte le forme caratterizzate dalla presenza di catarri o di umidità. Si applica quindi specialmente nelle malattie respiratorie e nelle malattie reumatiche. Ci sono tuttavia anche impieghi particolari di questa tecnica, utili per trattare l'ansia e l'insonnia o per curare i disturbi dispeptici dei bambini.
In pratica il medico applica rapidamente le coppette sui punti da trattare esercitando un'aspirazione più o meno intensa a seconda che debba ottenere un forte drenaggio o solo un'attivazione della circolazione energetica. Questa azione aspirante superficializza l'energia corporea e con essa porta all'esterno i fattori patogeni e in particolare l'umidità o il sangue stagnante. La tecnica può anche essere associata al salasso (si punge il punto sino a farlo sanguinare, poi si applica la coppetta) o all'agopuntura (si copre l'ago infisso sul punto con una coppetta). Una tecnica particolare è quella della "coppetta strisciata". Si spalma un olio da massaggio sulla schiena del paziente, si applica la coppetta con un'aspirazione discretamente energica e la si spinge lungo i lati della colonna vertebrale prima in un senso e poi nell'altro, mantenendo l'azione di ventosa, sino ad ottenere un arrossamento della cute. L'effetto è molto rilassante e al tempo stesso corroborante. Per avere idea dell'efficacia di questa tecnica, si pensi che l'applicazione di una energica coppettazione su due punti specifici del dorso (punto fengmen) può arrestare una crisi asmatica in pochi secondi

Riflessione epistemologica conclusiva

Quando i neoconfuciani, nell’XI sec. d.C. vollero trovare un’alternativa concettuale al Dao dei taoisti, scelsero il carattere di Li, la cui etimologia rimanda alle venature della Giada, che il buon intagliatore doveva rispettare. Non criteri geometrici che eguagliassero le forme, bensì fattezze apparentemente irregolari, simili ma mai uguali come le venature della giada, furono prese ad emblemi delle leggi universali e delle linee preferenziali degli accadimenti nel nostro prezioso mondo. Questa idea costituisce uno dei fondamenti del paradigma della medicina estremo orientale: tutti i fenomeni sono interrelati ed in costante trasformazione, nessun fenomeno è perfettamente uguale ad un altro e neanche a sé stesso in un tempo diverso; tuttavia esistono delle costanti nella dinamica di trasformazione di ciascuno, che possono equiparare per analogia eventi molto diversi. La comprensione di queste dinamiche – che nell’antica aritmologia venivano simboleggiate con gli ordinali da 1 a 9 o con i simboli binari dell’Yi Jing – permette di individuare delle linee preferenziali nel concatenarsi degli eventi e quindi consente una buona prevedibilità, seppure in termini di propensione e tendenza. Si avvicina alle più moderne concezioni matematiche l’idea che anche dietro forme sempre diverse e cangianti si possa celare un ordine. Le idee guida dell’antica cosmologia cinese e del suo riflesso nell’arte medica, possono apparire esotiche ma non sono certo estranee alla nostra cultura; la cosmogonia di Anassagora non diverge da quella centrata sull’idea di Qi; l’attenzione agli aspetti individuali, climatici e ambientali della MTC appare coerente con il pensiero ippocratico; il considerare gli eccessi emotivi nell’eziologia caratterizza figure quasi mitologiche di medici coevi e lontani come Ippocrate e Bian Que. Tutti noi conosciamo le aspre diatribe che nella Grecia antica contrapponevano idee divergenti riguardo la natura del mondo, dell’uomo e della conoscenza. Tendiamo ad ignorare invece che forti contrasti interpretativi esistettero anche in Estremo Oriente; non sono affatto popolari in occidente lo scetticismo iconoclasta con cui il Lun Heng attacca duramente le idee di ‘risonanza simpatetica’, il pragmatismo tecnocrate dei moisti – il cui capo era all’epoca di Confucio più famoso di quest’ultimo – o il materialismo dei Cârvâka indiani, contemporanei dei primi moisti, secondo i quali l’anima non era altro che una funzione del corpo materiale e l’universo aveva avuto origine dalla combinazione casuale di particelle elementari di materia.  Sembra che la selezione culturale degli elementi significativi nella storia del pensiero scientifico tenda a privelegiare gli elementi ‘olistici’ e ‘vitalistici’ dell’Estremo Oriente e quelli ‘riduzionistici’ e ‘materialistici’ dell’Occidente, che sono stati senz’altro rispettivamente preponderanti ma non certo egemonici nelle due culture. Non c’è dubbio che, nell’attuale costituzione del sapere, riduzionismo e materialismo appaiano dominanti e ‘olismo’ e ‘vitalismo’ recessivi; ciò spiega l’affanno dell’Oriente nella ricerca di una dignità scientifica da ottenere o attraverso una revisione in chiave riduzionista della propria cultura tradizionale oppure attraverso il ripudio sdegnato della medesima.  In modo paradossale sono proprio le scienze più vicine al mondo del vivente, come la biologia e la medicina, ad ergersi quali baluardi del determinismo meccanicistico-riduzionista dell’attività vitale.  Nella medicina occidentale la Scala Naturae di Aristotele è ancora presente nell’idea di un organismo ordinato gerarchicamente in linee causali: es. l’attività psicocognitiva deriva dall’attività neurofisiologica, la quale si spiega sulla base di interazioni cellulari, che a loro volta consistono in reazioni chimiche. Anche le altre attività vitali, seguendo scale diverse, arrivano allo stesso punto. Il modello biomedico si ferma più o meno qui. Scendere ancora di un gradino, nel mondo subatomico, spetta alla fisica.  Ed ecco che, indagando l’infinitamente piccolo, il paradigma cambia approssimandosi a quello estremo orientale; le rigide linee causali si sfrangiano in salti discreti, l’essere e il non-essere non sono più mutuamente esclusivi ma convivono nell’indeterminazione o probabilità di esistenza, l’atto stesso dell’osservare perde la sua distaccata neutralità e partecipa dell’evento osservato. Il crollo del determinismo e soprattutto il nuovo primato della coscienza soggetiva, conseguente all’accertamento del ruolo attivo dell’osservatore sull’osservato, sono stati assorbiti gradualmente e solo parzialmente in campo biomedico. Anche se la Scala Naturae è stata sostituita dal modello sistemico in cui ogni parte è in relazione con l’insieme, anche se – con qualche difficoltà - si è passati dalla causalità fisico-psichica (tutti gli aspetti psichici sono riconducibili ad eventi fisici) alla reciprocità psico-somatica (es. psico-neuro-endocrinologia), tuttavia il modello teorico di fondo rimane ancor’oggi lo stesso: l’idea che ogni attività vitale possa essere ricondotta a strutture e meccanismi; rimasta intatta dagli iatrofisici del ‘600 ai moderni genetisti[13]. E’ mutato solo il prototipo di riferimento; dall’orologio a carica meccanica di Cartesio al computer programmato (o meglio a più computer in rete), dai mattoncini omologhi chimici ai mattoncini omologhi quantici.  Tanto gli orientalisti ortodossi quanto i fisici professionisti tendono a disprezzare il parallelo fra un generico "pensiero orientale" e la "fisica indeterministica" nata dalla critica filosofica di Bergson al positivismo; tuttavia tale parallelo vanta sostenitori illustri tanto fra i Cinesi – come Xie Huanzhang, Qian Xuesen - quanto fra gli Occidentali, come E. Schrödinger, D. Bohm, il premio Nobel Ilya Prigogine[14] e molti altri, fra i quali il più popolare ed acceso è senz’altro Fridjof Capra. Non spetta a chi scrive stabilire la liceità di tale parallelo ma senz’altro bisogna renderne conto, poiché il fenomeno origina molto probabilmente dalla scissione del connubio di ferro fra medicina e fisica iniziato nel XVI sec., che ha portato la medicina, incapace di abdicare al determinismo, a rifugiarsi nuovamente nella biochimica e molti fisici ed epistemologi a rivalutare antichi filosofi greci o dottrine estremo-orientali, ristabilendo un rapporto con la filosofia, tenuta però a debita distanza, cronologica e/o geografica. Il terrore per la metafisica accomuna storici della scienza e ricercatori cinesi ancora memori delle persecuzioni subite da chi non aderiva perfettamente al materialismo marxista durante la Rivoluzione Culturale. Se per G. Rudolph il ritorno alla speculazione metafisica avrebbe avuto come conseguenza "la perdita di controllo degli strumenti scientifici e il decadere dell’esperimento e del pensiero razionale"[15]; i membri del CAST (China Association for Science and Technology) dernunciano lo "stato d’assedio" in cui si troverebbe la scienza mondiale a causa dell’infiltrarsi di "superstizione, quaccherismo[16] e pseudoscienza" negli studi accademici, ed esecrano il fatto che "prominenti scienziati e filosofi" capeggino "le file degli apologeti". Il professor Wang Guozheng – membro del CAST – ha ritenuto opportuno fondare la "Società per la difesa dello spirito scientifico" per difendersi dalla "crescente influenza della pseudoscienza"[17].

 

Letture consigliate

-         Boschi G.: Medicina Cinese: la radice e i fiori, Ed. Erga, Genova, 1997.

-         Bottalo F., Brotzu R.: I Fondamenti della MTC, Ed. Xenia, Milano, 1999.

-         Brescia T.: Il tao della medicina. La scienza olistica e la medicina tradizionale cinese, Ed. Hermes, Milano, 2001.

-         Brigo B.: La Medicina D’Oriente, Ed. Tecniche Nuove, Milano, 2000.

-         Corradin M., Di Stanislao C., Parini M.: Medicina Cinese per lo Shiatsu et il Tuina, Ed. CEA, voll I-II, Milano, 2001.

-         De Berardinis D., Di Stanislao C., Corradin M., Brotzu R.: Organi e Visceri in Medicina Cinese, Ed. Sanli/Bimar, Roma, 1992.

-         Di Stanislao C.: L’agopuntura nel SSN, in Le Leggi dell’Ospedale, a cura di Zaglio A., Ed. Verduci, Roma, 2000.

-         Dujany R.: Fisiologia Energetica. Clinica Energetica, Ed. Tecniche Nuove, Milano, 2001.

-         Hempen C.G.: Agopuntura, Ed. Libreria Hoepli, Milano, 1999.

-         Kuptchuk T.: Medicina Cinese. La tela che non ha tessitore, Ed. Red/studio redazionale, Como, 1987.

-         Larre C., Rochat De La Valèe E.: Dallo "Zhuangzi" - La condotta della vita
Il Volo nell’Azzurro Iinfinito, Ed. Jaca Book, Milano, 2000.

-         Morandotti R.: Medicina tradizionale cinese, Ed. EdUP, Roma, 2002.

-         Occhipinti E. (a cura di): La grande Medicina Cinese, Ed. Jaca Book, Milano, 1993.

-         Pizzorno J.E., Murray M.T.: Trattato di Medicina Naturale, Ed. Red/Studio redazionale, Milano, 2002.

-         Read T.: La medicina tradizionale cinese, Ed. TEA, Milano, 1998.

-         Requena Y.: Manuale pratico di moxa, Ed. Red/studio redazionale, Como, 1990.

-         Sanfo V.: Riflessioni Espistemiologiche sulle Medicine non Convenzionali, Ed. AEMETRA, Torino, 2003.

-         Schatz J., Larre C., Rochat De La Vallèe E.: Elementi di medicina tradizionale cinese, Ed. Jaca Book, Milano, 1999.

-         Williams T.: Iniziazione alla Medicina Tradizionale Cinese. Rimedi terapeutici tradizionali, Ed. Mediterranee, Roma, 1999.

Indirizzo per chiarimenti

Carlo Di Stanislao

Via CEE,12

67100 L’Aquila

Tel. 0862317676

Fax 0862319905

E-mail: amsaaq@tin.it

 



[1] dao1.gif (1130 bytes)

[2] qi1.gif (1138 bytes)

[3] jing1.gif (1180 bytes)

[4] Comune è ad esempio fra i cristiani l’idea che l’uomo sia fatto "ad immagine e somiglianza di Dio". Anche se questa concezione fu poi ribaltata in un’antropomorfizzazione della Figura Divina, che l’attuale esegesi sta sconfessando, essa era originariamente intesa a sottolineare la presenza del Principio Universale in ogni umano.

[5] 1yuan1.gif (1133 bytes)yuan1.gif (1026 bytes)qi1.gif (1138 bytes)

[6] Nella concezione cinese gli organi si identificano più con le funzioni che con le strutture anatomiche; il Sanjiao ("Triplice riscaldatore") –uno dei sei organi Yang – esemplifica al meglio questo concetto, poiché non corrisponde a nessun substrato materiale; si identifica invece con le tre orbite funzionali del torace: cardio-respiratoria (superiore); digestiva (centrale); riproduttiva/escretiva (inferiore).

[7] zong1.gif (1071 bytes)qi1.gif (1138 bytes)

[8] wei1.gif (1188 bytes)qi1.gif (1138 bytes)

[9] ying1.gif (1153 bytes)qi1.gif (1138 bytes)

[10] zheng1.gif (1022 bytes)qi1.gif (1138 bytes)

[11] zhen1.gif (1103 bytes)qi1.gif (1138 bytes)

[12] liu1.gif (1012 bytes)1yin1.gif (1134 bytes)

[13] Sull’epistemologia della genetica e sui suoi rapporti con la morfogenetica, l’embriologia e la cibernetica si segnala E. Fox Keller: Vita, scienza e Cyberscienza, Garzanti 1996, tratto dalla conferenza intitolata Rethinking the meaning of genetic determinism che la Keller tenne all’università dello Utah nel febbraio 1993.

[14] . Prigogine e I Stengers La nuova alleanza, metamorfosi della scienza, Torino, 1981, Einaudi p.23; Tra il tempo e l’eternità Torino 1989, Boringhieri, p. 16.

[15] G. Rudolph La misurazxione e l’esperimento, in Storia del pensiero medico occidentale, Bari 1996, Laterza, p.148.

[16] Probabilmente l’allusione è alla conversione alla religione dei quaccheri di una delle più importanti filosofe del vitalismo del secolo scorso: Anne Conway. Cfr. C. Merchant La morte della natura, Garzanti 1988, pp.314-330.

[17] Traditional Medicine and Pseudoscience in China: a report of the second Csicop delegation, part 2, in The Skeptical Enquirer, Settembre 1996.