Brought to you by ISI-CNV


Modificare le immagini Mentali ed operare col "Come se".

1. I termini del problema.

Staimo per introdurre ora due ulteriori tecniche particolarmente potenti. Prima di procedere oltre, crediamo sarà utile quindi riassumere quanto si è detto fin qui, in modo da sentirsi ben saldi in mano i capi dei fili che devono guidarci.

a) Autosuggestione: Il nostro metodo si propone di insegnare all'allievo l'autosuggestione volontaria, cioè l'arte di far penetrare nella parte inconscia della nostra mente un'idea, un comando determinato, perchè poi la parte inconscia della nostra mente io elabori e lo realizzi evitandoci nei limiti del possibile lo sforzo che comporterebbe la sua realizzazione cosciente.

b) Principio base: Ciò è possibile in grazia della legge: « Ogni idea accettata dal cervello tende a tradursi in atto ».

c) Affioramento o Stato alfa: Per far penetrare l'idea nella parte inconscia della nostra mente, basta approfittare dell'affioramento della parte inconscia della nostra mente e ripetersi una formula buona per tutti i casi senza specificazione dì sorta, senza pensare a quel che si dice, in modo affatto meccanico.

d) Formula vivificata con contenuto e conoscenza dell'inconscio: A nostro giudizio il metodo di autosuggestione a formula unica pecca per troppo semplicismo. Noi sosteniamo che l'autosuggestione rischia di non riuscire o almeno di non divenire uno strumento utile se chi vi ricorre non ha una chiara idea della parte inconscia della nostra mente e dei suoi fenomeni.

Sosteniamo inoltre che la formula vale in quanto il soggetto che l'adopera riesce a darle un contenuto, e che tanto più vale quanto più questo contenuto è chiaro, completo, cosciente. Quando ciò si ottiene, nulla osta a che verbalmente la formula venga ridotta a una espressione schematica, universale. Infatti è necessario che la formula evochi una specifica "configurazione neuronale" e quindi è opportuno che noi la costruiamo precedentemente.

Ci resta ora da spiegare come l'allievo possa riuscir a dare un contenuto alla formula.

2. Come dar contenuto alla formula.

La regola base è: Formulate il vostro desiderio, ma poi pensateci sempre: arricchite la vostra immagine mentale. Inoltre fate un'altra cosa ancora: « Agite come se il vostro desiderio fosse già esaudito ».

Qui è necessaria qualche spiegazione, giacché il lettore potrebbe domandarci:

Se dobbiamo sempre pensare a ciò che è oggetto del nostro desiderio, a che serve la formula, a che serve l'autosuggestione?

Rispondiamo: — La formula, l'autosuggestione servono a eliminare la volontà, a sostituire alla forza della volontà la forza della parte inconscia della nostra mente.

Quando noi diciamo che all'oggetto del nostro desiderio bisogna pensar sempre, bisogna intenderci. C'e modo e modo di pensare. Il modo giusto è quello di pensarci analiticamente, ma senza sforzo. E per ciò abbiamo aggiunto: Agite come se il vostro desiderio fosse già esaudito.

Che cosa significa « pensare analiticamente ? ». Significa scomporre l'idea in tutti i suoi singoli componenti, ricercarne le origini, il contenuto, le conseguenze, ecc.
In poche parole creiamoci un'immagine mentale il più possibile completa.
Pensiamo ai dettagli. Questo significa "pensare analiticamente".

A che cosa serve questo pensiero analitico? Serve a render chiara la nostra idea e (se fosse lecito dire) la nostra volontà di attuarla. Ma poiché non si può parlare di volontà nel campo autosuggestivo, diremo che essa serve a dare un contenuto alla formula.

Faccio un esempio pratico.

Suppongo dunque di avere il vizio dell'eccessivo spendere.
Allora secondo il metodo della formula unca basterà che io mi autosuggestioni sera e mattina che tutti i giorni vado migliorando, il che, nel caso specifico, significherebbe che io divento sempre meno prodigo, sempre più prudente nello spendere il mio denaro.

Occorre ora tener presente questo. Non potrà mai darsi che a una formula generica corrisponda un contenuto specifico, se questo contenuto non ci siamo presi la briga di darglielo noi, secondo le nostre necessità personali.

Ora, ciò che si può fare per risolvere il problema poc'anzi descritto è di far precedere l'auto-suggestione quotidiana da un esame chiaro e completo del vizio da correggere e delle sue conseguenze per noi. Questo esame si può fare in un momento qualsiasi di tranquillità. Per approfondire l'analisi raccomandiamo all'allievo di non limitarsi a meditare, ma di scrivere le sue meditazioni, oppure di farle ad alta voce, o meglio ancora di scriverle e poi leggerle.

Potremo, per nulla dimenticare, tener presente uno schema di interrogazioni adatto a quasi ogni caso.

  1. Quando?
  2. Dove?
  3. In che modo?
  4. Con che mezzi?
  5. In quali occasioni?
  6. Per qual motivo?
  7. Per qual fine?
  8. A profitto di chi?
  9. Con quali conseguenze?

Non occorre affatto fare un lavoro letterario. Bisogna accumulare ragioni, in semplici frasi schematiche.

Modificare le immagini mentali: Il metodo degli "opposti" anche detto "ferisci e risana" con la "scozzata modificata"

Una maniera per motivarsi è quella degli "opposti" anche chiamata "ferisci e risana".
Il nome che si può anche utilizzare è"scozzata modificata" dal nome di una tecnica di PNL che consiste nel sostituire un'immagine mentale con un'altra.

Parte prima: analisi reale della situazione

Dapprima osserviamo il problema e definiamolo esattamente nei dettagli

« Ho il vizio di spendere senza contare. Faccio shopping in maniera compulsiva. Il denaro mi brucia nelle mani e mi affretto a liberarmene. Non posso vedere un oggetto senza comperarlo. Qualunque capriccio mi salta in mente (specificare) corro a soddisfarlo. Questo vizio alimenta in me altri vizi {specificare quali). Spendo tutto quello che guadagno e così spesso mi trovo a mancare del necessario. Non sono possidente, e so che le forze possono mancarmi, che posso ammalarmi, che diventerò vecchio e impotente. Privo di agi la moglie, i figli, la famiglia... ecc. Il denaro sfuma senza costrutto. Resterò sempre povero, ecc. ».

Tale analisi è per portare la nostra mente a rendersi conto del problema. Se nel fare questo ci dovesse apparire un moto di autocompiacimento è bene che lo analizziamo ulteriormente in quanto può darsi che così facendo ci rendiamo conto di un "guadagno secondario" legato al comportamento.

Se volessi posso mettere in atto anche una dinamica di "avversione". Dovrò farmi un quadro mentale, una rappresentazione vigorosa di me stesso, vecchio, povero, impotente, abbandonato da tutti, mettendo al confronto questa immagine con quella dei miei colleghi riposanti negli agi.

Questo quadro è necessario da farsi, e — ripetiamo — deve essere vivissimo, pressoché allucinante.

Certe persone (cosiddette "via da" utilizzando un'espressione della PNL) sono particolarmente sensibili già a questa prima fase.
Tuttavia è necessario un passo ulteriore per il massimo risultato, in quanto dobbiamo dire alla nostra mente "dove andare".

Parte seconda: nuova direzione

A questo punto, riprenderò la mia analisi e la capovolgerò. Farò cioè la descrizione di me stesso che risparmia.

« Io risparmio. Mi piace il denaro che ritengo frutto dell'impegno, e non me ne privo che a ragion veduta. Prima di comperare un oggetto, penso bene se è indispensabile farlo. Sono resistente di fronte ai miei capricci. Ne guadagno così non solo economicamente, ma anche in salute, tempo, energia. Ogni mese deposito alla Banca l'eccedente dei miei guadagni. Non ho debiti e sono rispettato da tutti. Mi vedo nel futuro sicuro in tutte le eventualità. La mia famiglia cresce in disponibilità economiche. A forza di risparmio divento ricco, ecc. ».

E ora mi farò un'altro quadro mentale, antitetico al primo, una raffigurazione cioè del mio signor io sulla via della ricchezza. Posso per es. sintetizzarlo nella mia persona davanti allo sportello di una Banca nell'atto di versar denaro su un libretto di risparmio. Posso immaginarmi che passo davanti a una vetrina ove sono esposte le belle e buone cose che prima mi tentavano, senza entrare. Posso vedermi già anziano, ricco, in una bella casa piena di agi. Ognuno farà insomma il quadro più adatto a lui.

Parte terza: scozzata modificata

E adesso il quadro n. 2 deve sussistere solo, deve sovrapporsi al quadro n. 1 e cancellarlo. Non vi è proprio nulla di male se immagino me stesso che reggo in mano due quadri. Nella sinistra tengo il quadro N. 1, nella destra N. 2. Ora io afferro il quadro N. 1 lo getto a terra lo sfondo e lo calpesto fino a completa distruzione. E frattanto sollevo in alto, trionfante, in quadro N. 2. Anzi sono questi procedimenti in apparenza puerili quelli che meglio conducono al successo.

Ora siamo giunti al termine. Alla sera, alla mattina e in ogni momento noi dobbiamo aver dinanzi agli occhi il quadro N. 2, «solo il quadro N. 2». Il quadro N. 1 — ricordiamolo — è cancellato, distrutto, non esiste più ».

In che cosa consisterà adesso ed in questo caso la nostra autosuggestione? Meglio che in una formula, noi diremmo che deve consistere nella visione di noi stessi come vorremmo essere, in una proiezione, una esteriorizzazione del nostro io modificato.

E allora che cosa più ci resta per ottenere il successo?

Non ci rimane che di agire come se il nostro desiderio fosse già esaudito, il nostro scopo raggiunto.

Dunque non si tratta di contravvenire alla regola dell'autosuggestione che esclude la volontà. Non si tratta di volere. Si tratta di pensare senza sforzo, di aver evidente dinanzi a noi l'idea che da ora in poi siamo così parche ci è impossibile essere altrimenti, perchè siamo sempre stati così e non ci ricordiamo neppure di esser stati diversi di così.

Se poi ci si obbietta che la pura visione da noi raccomandata ci farebbe rinunziare a uno dei mezzi più efficaci dell'autosuggestione, cioè l'espressione verbale, parlata, rispondiamo che nulla vieta che alla visione si accompagni anche l'espressione verbale.

Nell'autosuggestione serale e mattutina potete perfettamente, legittimamente, mentre contemplate l'immagine, ripetere a voi stessi a voce chiara: « Sono parsimonioso, sono parsimonioso, sono risparmiatore, ecc.».
Parlate sempre al positivo.

La metodica dell'agire "Come Se"

Agire « come se » significa autosuggestionarsi a ogni momento nel modo più diretto e più pratico ed è un utile complemento al modello precedente..

Un esempio. Io ho la cattiva abitudine di usare un linguaggio e dei modi un po' troppo liberi, senza preoccuparmi delle qualità dell'interlocutore, delle convenienze. Poiché questo difetto mi nuoce assai e dà di me un'idea volgare, decido della necessità di correggermi e oltre alla formula, incomincio a comportarmi « come se » realmente fossi sin d'ora una persona piena di riguardi, attenta alla scelta dei vocaboli, ecc.

Il risultato sarà che ad ogni impulso di parlar libero la visione di un me stesso distinto e riguardoso agirà come un freno.

Se io sono trascurato nell'andatura, nel vestire, ecc. potrò nello stesso modo guarirmi comportandomi « come se » fossi già diventato una persona elegante.

Se io voglio guarire la timidezza, mi comporterò arditamente « come se » fossi un audace.

Concludendo il « come se » costituisce un'anticipazione sui risultati ; vale a dire abbrevia se addirittura non abolisce il periodo di tirocinio che occorre per l'acquisto di una nuova abitudine. Ma vi è un'altra ragione più valida per raccomandare questa pratica ed è l'immancabile correlazione tra l'atteggiamento esteriore e quello interiore, tra il mimetismo e la volontà. Volete essere audace? Incominciate ad assumere l'aspetto di un audace. Volete esser lieto ? Incominciate a ridere, sia pure stentatamente. Volete diventare un uomo imponente? Incominciate a protendere il petto e guardare severamente dall'alto in basso.

3. Il "come se" come una base di "ginnastica mentale".

Come abbiamo visto, il principio dell'autosuggestione ideativa è il seguente: suggerire a se stesso un'idea e con ciò accumulare l'attenzione su di essa, in modo tale che ne segua la realizzazione.
Nella ginnastica mentale, la suggestione iniziale esiste pure ma passa al secondo piano : non è infatti su di questa che grava il peso principale del pensiero, ma bensì sulla simulazione dell'atto. Come ogni idea suggerita tende a tradursi in atto, la simulazione, la traduzione esteriore dell'idea, rafforza e precisa questa idea.

Io non ho fame, ma mi pongo a tavola perchè un parente o un amico mi cita il noto proverbio: « L'appetito viene mangiando ». Succede allora che facendo i movimenti che derivano ordinariamente dall'idea di appetito, l'idea appena sbozzata si precisa e genera l'atto corrispondente. Insomma vi è un circolo chiuso: l'idea teorica suscita il mimetismo degli atti necessari a soddisfarla ; il mimetismo degli atti rinforza l'idea, anzi per meglio dire ne trasforma l'intima natura: da idea teorica, ipotetica, fredda, diventa idea pratica, dinamica, coercitiva.

Praticamente tutto ciò si condensa nella semplice formula: Comportarsi come se fossimo come vorremmo essere.

Le applicazioni di questo principio sono infinite. Siete rimasto a lungo accosciato, o colle gambe incrociate sull'orlo della sedia. Se provate ad alzarvi, sentite un formicolio doloroso in tutti gli arti. Se restate in questa posizione il dolore si aggraverà ; se invece vi alzate e camminate « come se » il dolore non esistesse, in breve ne sarete liberato.
Il nevrastenico che rimane in letto dopo sveglio sente aumentare la sua stanchezza; ma se si alza e si muove e agisce « come se » fosse agile, ed energico, a poco a poco sentirà tornargli l'energia.
Si racconta che quando Campanella voleva conoscere ciò che passava nello spirito di qualcuno, contraffaceva del suo meglio la fisionomia e l'atteggiamento di quest'uomo concentrando nel tempo stesso il suo pensiero sulle sue proprie emozioni. Ignazio de Loiola e Pascal, raccomandano gli atti esterni della fede come propri a disporre l'animo nello stato affettivo corrispondente. Nello stato di sonno ipnotico, l'atteggiamento corrispondente a un'emozione è sovrano per suggerire l'emozione. Qualunque sia la passione che si vuol esprimere mediante l'atteggiamento del paziente, quando i muscoli necessari a questa passione entrano in giuoco, la passione stessa scoppia ad un tratto.

I cani, i bambini e perfino gli uomini fatti che lottano scherzando, finiscono per adirarsi sul serio. Il riso e le lagrime sono contagiosi.
Il cerimoniale cattolico è destinato a suscitare i sentimenti religiosi, il galateo, il regolamento militare sono altri esempi della potenza del mimetismo come suscitatore degli stati corrispondenti.
Noi perverremo a dare alla ginnastica mentale basata sul "come se" la sua più grande potenzialità agendo insieme sul punto di partenza e sul punto di arrivo, combinando l'autosuggestione dell'idea e l'autosuggestione attiva.
Nel tempo stesso che si darà all'idea che vogliamo suggerirci la sua traduzione in atto, daremo a quest'idea stessa il suo massimo di valore.
Ora sarà concentrandosi semplicemente su quest'idea senza sforzo apparente; ora (più spesso) sarà richiamando noi stessi con energia, stimolandoci, scuotendoci, rimproverando a noi stessi la nostra infingardaggine, la nostra sensibilità eccessiva, ecc. Questo è l'allenamento autosuggestivo propriamente detto. L'idea curativa, riscaldata mediante questa ripetuta eccitazione suggestiva, troverà sempre più facilmente la la sua realizzazione. L'atto diventerà sempre meno difficile da compiere o da evitare; ciò che facevamo prima a contraggenio non tarderà a farsi con minor ripugnanza e ben presto persino con piacere.

Come utilizzare Autosuggestione + Raccoglimento Mentale

In molti casi l'autosuggestione attiva potrà combinarsi efficacemente col raccoglimento.

Un utilizzo può essere ad esempio il seguente: supponiamo una debolezza, un dolore in un braccio di origine muscolare e che non necessita un intervento medico specifico.
Una volta in stato di "raccoglimento mentale", io imprimerò alla parte sofferente diversi movimenti, ripetendomi che tutti questi movimenti si compiono senza fatica e senza dolore. Supponiamo ancora un crampo ai muscoli della mano. Una volta in stato dì raccoglimento, eseguirò dei movimenti analoghi a quelli della scrittura, concentrandomi sull'idea che i muscoli sono liberi, che ogni crampo è totalmente scomparso. L'autosuggestione fatta sotto questa forma, quando è possibile, darà spesso degli eccellenti risultati.

Ciò che importa notare nella ginnastica mentale è che mediante il suo aiuto la mente subisce un "allontanamento" che la strappa dallo stato ossessionante nel quale si compiaceva. La distrazione, questo rimedio noto e potente, è una forma di autosuggestione attiva.
Distrarsi significa mettere un impedimento al disturbo dal quale vogliamo sbarazzarci fingendo di ignorarlo, trattandolo con indifferenza.
E' in una parola « comportarsi come se non esistesse ».
Tutti sappiamo che se lo spirito consente a lasciarsi distrarre, non solo i nostri dolori morali si attenuano o si cancellano, ma anche le sofferenze fisiche subiscono la stessa sorte: il mal di denti o il mal di capo scompaiono, il poliurico dimentica di urinare, il tossicoloso dimentica di tossire. Il perchè è semplice in quanto se io mi applico fortemente a fare astrazione dall'oggetto A o B, io mantengo questo oggetto nel mio pensiero, e con ciò manco allo scopo. Ma se fisso l'oggetto C, allora A e B si allontaneranno spontaneamente ». L'attenzione, incatenata a poco a poco da una lettura appassionante, da un problema di cui ci preme la soluzione, da una emozione qualunque che avremo saputo suscitare, si distoglierà gradatamente dal disturbo morale o fisico contro il quale la semplice suggestione diretta sarebbe rimasta infruttuosa e che si spegnerà insensibilmente da se stesso. Nello stesso modo, noi sapremo opporre a delle preoccupazioni che ci accasciano delle altre preoccupazioni materiali o morali, lo quali ci mostreranno che noi abbiamo ancora bisogno della nostra energia e che ci resta un compito utile da adempiere.

La potenza della "ginnastica mentale"

Converrà insistere ancora una volta sulla potenza che la ginnastica mentale, questo metodo di suggestione attiva, mette a nostra disposizione per riformare le nostro idee, i nostri sentimenti, le nostre tendenze, in una parola, il nostro carattere.

Il nostro essere morale si manifesta in triplice guisa,

  1. col nostro atteggiamento (compreso l'espressione della fisionomia e dei gesti),
  2. colle nostre parole,
  3. coi nostri atti.

Mediante questa triplice serie di manifestazioni esteriori, possiamo esercitare una influenza indiretta, ma profonda e reale, sul nostro modo di pensare, di sentire, di volere.
Può essere utile iniziare anche davanti ad uno specchio o con attività specifiche che richiedano certe doti.
Quello che facciamo con questo sistema è creare nuovi cammini neuronali.
Se noi siamo impressionabili dobbiamo quindi abituarci a incidere la calma sui nostri lineamenti, a moderare a ogni istante la vivacità dei nostri movimenti ; se siamo timidi, a erigere il nostro corpo, a parlare a voce alta a distinta, a fissare con franchezza gli occhi del nostro interlocutore ; se siamo impulsivi, impariamo a camminare lentamente, a scrivere lentamente, a mangiare lentamente ; se siamo indecisi, imponiamoci l'abitudine di agire con prontezza ; se siamo dediti alla fantasticheria, costringiamo noi stessi a occuparci delle mille piccole brighe dell'esistenza; ; se siamo nevropatici e non sappiamo fissare la nostra attenzione su nulla, dedichiamoci a degli esercizi che come la ginnastica, la scherma, la bicicletta, ci costringano a compiere dei movimenti decisi od esatti ; se siamo tristi e preoccupati sforziamoci, sia pure di contraggenio, a canticchiare una canzonetta. Molto spesso, ciò che possiamo fare di più efficace per trasformarci, è di disporci in condizioni che ci costringano ad agire.
Si tratta solo di cominciare: il resto andrà da sé.
Poco importa ci piaccia o no quel che stiamo tacendo; l'essenziale è di farlo, e a forza di farlo finiremo par prenderci gusto.

Cerchiamo quindi con le parole di dipingere noi stessi come vorremmo essere: dotati di energia, di volontà, di bontà, o pieni di vigore, di salute fisica, o completamente liberi da una indisposizione che in verità lascia ancora in noi delle tracce sensibili.
L'effetto di tale tipo di immaginazione è ben noto: vediamo infatti nella vita comune che colui che mente non tarda a credere alle sue menzogne ; molti si ammalano sul serio a forza di parlare dei loro piccoli mali.

Applichiamo a nostro favore quel che Maine de Biran ha detto : « Dapprima l'uomo parla come come pensa, dopo pensa come parla ».
Mettiamo ora questa verità a nostro profitto. La prima affermazione sarà senza dubbio penosa perchè andrà contro il nostro intimo sentimento ; ripetuta una seconda volta, ci costerà meno ; ben presto ci sembrerà l'espressione stessa del reale, o per dir meglio sarà veramente l'espressione dei fatti.
Queste suggestioni avranno una potenza di realizzazione ancora più grande se fatte pubblicamente, perchè allora saranno sostenute dal nostro amor proprio. Noi metteremo allora una specie di punto d'onore nel voler giustificare gli impegni presi di fronte a tutti .
Un umorista inglese lasciò detto: « Se nessuna parte del corpo vi prude, ma vi grattate, bene presto sentirete prurito. Allora il grattamento accademico diventerà un grattamento necessario. Più grattate e più gratterete.Impariamo dunque a grattare, cioè a fare accademicamente ciò che vorremmo fare, e ben presto lo faremo spinti da una forza che emana da noi. Ma ricordarsi sempre: fare,fare, fare. Sognar di fare, non serve a nulla, non conduce a nulla.



Back to Index




We invite you to visit our download site www.neurolinguistic.com/