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L'Autosuggestione e le sue Leggi.

1. Che cos'è l'autosuggestione.

La parola autosuggestione significa: «suggestione fatta da noi su noi stessi», e poiché suggestione significa suggerimento » (dal latino suggestio), potremo definire l'autosuggestione « un suggerimento nato da noi e che influisce su di noi ».
Sicuramente si possono trovare anche altri termini scientifici utilizzabili al posto, ma questo manuale vuole essere pratico e rivolgersi a persone che vogliono conoscere delle maniere semplici di operare con la propria mente per ottenere dei risultati (motivarsi, raggiungere dei risultati specifici).

Nei fatti troviamo che ci sono persone in grado di ottenere specifici risultati nella vita, sfruttando al meglio i propri potenziali, e persone che negli stessi ambiti non riescono a raggiungere gli stessi risultati.

Alcuni parla di "inclinazione", che è sicuramente vero, ma, al di là dell'inclinazione, è possibile guidare la nostra mente, nel rispetto della propria inclinazione, a raggiungere qualsiasi risultato.

Per raggiungere "qualsiasi risultato" l'impegno non deve essere esclusivamente conscio, in quanto ne risulterebbe uno "sforzo" della personalità, bensì avvenire nel rispetto della mente inconscia. In altre parole deve avvenire secondo le linee naturali di sviluppo della persona che solo la mente inconscia conosce. E' quello quindi che chiamiamo "suggerire alla mente inconscia".

Il fenomeno di un "suggerimento accettato dalla mente inconscia" è molto più frequente di quanto si pensi.

Il suggerimento può essere volontario o involontario. Quando per es. voglio alzarmi alle 6 per prendere il treno, la sera prima suggerisco a me stesso l'idea di svegliarmi in tempo, e questo è l'esempio dell'autosuggestione volontaria.

In treno, un compagno di viaggio guarda l'orologio, o sbadiglia, e lo automaticamente faccio le identiche azioni. A teatro (o al cinema) una persona tossisce ed un'altra contemporaneamente tossisce. Oppure ancora: un conoscente mi stringe la uso nel congedarsi, e poco dopo, ricordandomi che è malato ed ha detto di avere l'influenza, mi viene il sospetto che quel contatto abbia potuto contagiarmi, e quel sospetto mi dà un reale senso di malessere. Similmente, dopo un pasto al ristorante dove ho mangiato dei funghi, leggo sul giornale di un caso di avvelenamento, e mi incomincio a porre dei dubbi sulla mia salute, e mi sento un po' più debole.
Ecco degli esempi dì suggestione involontaria. In questo caso si tratta di una serie di idee suscitate incoscientemente da una influenza esteriore, o da un pensiero o da una sensazione reale o immaginaria.

Vi è finalmente una terza specie di autosuggestione che definiremo con un termine antico involontaria - volontaria.
Ne è un esempio quello che viene anche chiamato "effetto placebo".
Esempio: un medico prescrive un rimedio contro l'insonnia e raccomanda di prenderne una pozione ogni due ore. I pensieri del malato, ogni volta che prende la medicina, si avviano involontariamente su questa direzione: « Prendo questo rimedio per calmare i miei nervi e poter dormire profondamente questa notte ». Siamo dunque in presenza di un'autosuggestione volontaria data involontariamente. E' questa la forma di suggestione che consigliamo ai medici  quando vogliono ottenere un risultato con dei pazienti che si mostrano scettici verso la terapeutica suggestiva. Avendo impresso nello spirito del paziente l'idea che un'azione prescritta (medicina da prendere, esercizi di cultura fisica, operazioni varie da compiere) provocherà un notevole beneficio, ad ogni azione compiuta lo spirito del paziente viene impressionato da questa sorta di autosuggestioni volontarie - involontarie (effetto placebo).

E' importante saper ben distinguere queste tre specie di autosuggestioni quantunque la maggior parte del nostro studio sia riservata all'autosuggestione volontaria.

L'autosuggestione è molto potente ed è nel tempo stesso il peggior nemico e il migliore alleato che si possa trovare.

2. Le leggi dell' autosuggestione.

Se — come abbiamo visto dagli esempi precedenti - un'idea può influire sul corpo, sui muscoli, sui nervi, occorre concludere che corpo e spirito non sono due mondi completamente distinti ; ma che fra l'uno e l'altro intercorrono delle relazioni continue. Si parla di "insieme psicosomatico". Ciò che rimane fino a un certo punto misterioso è solo il modo di queste relazioni in quanto molte relazioni devono ancora essere sufficientemente elucidate dalla scienza.

Esistono delle leggi della suggestione. Anche se il nostro è un manuale pratico, il lettore è pregato di non reputare inutile questa scorsa nel campo teorico.
Come per ogni altra abilità pratica, solo la conoscenza delle leggi che la reggono, permette di superare se stessi ogni giorno. Chi conosce solo la pratica non può progredire ; o se lo fa, ciò avviene solo a prezzo di fatiche immani e di errori senza numero.

La legge generale è:

Ogni idea accettata dal cervello, tende a tradursi in atto.

Osservate bene: non si dice che ogni idea « diventa » un atto, ma che « tende a diventare ». Un'altra maniera di esprimere la stessa legge è "ciò che una persona si aspetta, tende a realizzarsi" e questo perchè inconsciamente mettiamo in atto delle azioni che tendono a facilitare la realizzazione di quello che ci immaginiamo.

Il procedimento è il seguente : L'idea è una particolare configurazione neuronale, questa configurazione agisce come una realtà predisponendoci in una particolare maniera, ed inconsciamente mettendo in moto gli apparati destinati a realizzare il comando. Il dott. Setchenoff ne ha tratto il seguente assioma, vera chiave di volta dell'edificio psicoterapeutico: « Il pensiero è un atto allo stato nascente ».
Anche Assagioli, fondatore della psicosintesi, aveva affermato "ogni atto è prima immaginato"

Quindi: « Ogni pensiero è un orientamento verso l'azione alla quale si riferisce ».

L'"intensità" del pensiero quale variabile per la realizzazione dello stesso

Per operare con l'autosuggestione è necessario conoscere alcuni principi base.
Uno tra questi è che tra immaginazione e realizzazione la differenza è normalmente di intensità del pensiero.
Se io immagino di alzarmi dalla sedia : « apro » le cellule cerebrali destinate a dare al mio corpo il comando di alzarsi.
In altre parole, attivo una configurazione neuronale specifica.
Questa idea, come è implicito nella definizione precedente, può essere accettata o rifiutata. Se è rifiutata, la quantità di energia motrice (diciamo così) contenuta nell'idea, cade nel nulla, ovverosia in altre parole disattivo la configurazione neuronale; se è accettata, potenzio ed amplio la configurazione esistente e  l'idea « tende » a realizzarsi.
Il concetto è: io posso pensare di alzarmi e restare seduto. Che cosa vuol dire? Che fra il pensiero di fare e la volontà di fare vi è una differenza. Ma quale? Si potrebbe dire che la differenza non è qualitativa, ma solo temporale e di intensità.
In altre parole, quando il pensiero di alzarmi è troppo breve o troppo debole, subito un altro pensiero occupa il posto del primo, sicché io non mi alzo o perchè ho successivamente deciso di non alzarmi (configurazioni neuronali in contrasto), oppure perchè mi son dimenticato di alzarmi (configurazione neuronale disattivata).
Sotto questo punto di vista, il ragazzo che vuole studiare, ma, continuamente distratto, non inizia mai, è un esempio calzante.
Oppure anche, se io penso di alzarmi per chiedere un prestito e me ne vergogno, il pensiero non può adagiarsi, stendersi senza ostacoli, percorrere le cellule e i nervi, ma subito viene combattuto da pensieri opposti discordanti. Ma se ho veramente bisogno del prestito, ciò che (psicologicamente parlando) mi consente di chiederlo è il permanere dell'idea « richiesta » a dispetto delle idee contrastanti. Ho quindi bisogno sopratutto di mantenere questa idea ben fissa nel mio cervello.
Osserviamo un fenomeno analogo: se leggendo un libro di viaggi polari, io penso di prenotare un viaggio per andare in Groenlandia, è probabile spesso che non ne farò nulla perchè l'Idea appena comparsa verrà scacciata da altre che sopraggiungeranno nel frattempo (il costo, i disagi, la disponibilità di tempo etc...)
Tutti i nostri giorni sono pieni di queste idee nate-morte, aborti espulsi, uova non fecondate.

Il processo di sviluppo di un'idea

Ciò che sceglie e porta alla luce un'idea invece di mille altre è la durata nel tempo; che si presenta quasi sempre sotto forma di abitudine.
Un altro esempio: Io esco ogni mattina per andare all'ufficio o in officina.
Un giorno incontro una bella ragazza e penso di seguirla. Ma il pensiero opposto del mio lavoro mi fa scacciare il pensiero.
La nostra mente conscia direbbe che a farvi abbandonare l'idea è stata la volontà o il senso del dovere, ecc.
Noi sosteniamo che l'idea non è sbocciata perchè non ha trovato il terreno propizio, e noi avevamo già degli altri "programmi mentali". Quindi il pensiero non ha fatto breccia perchè per dare alle cellule cerebrali un indirizzo tanto diverso dal consueto occorreva uno sforzo che non abbiamo fatto. Se però questa ragazza è molto bella o m'interessa molto, io ripenserò a lei durante le noiose ore d'ufficio e domattina, se l'incontrassi, l'idea di seguirla avrebbe meno difficoltà a impiantarsi. E cosi continuando, verrebbe il giorno in cui io senz'altro pianterei il mio capo ufficio per correr dietro all'immagine ormai diventata ossessionante.
L''individuo arrivato a questo punto è « intossicato » dall'idea amorosa come prima Io era dell'idea del dovere.
Concludendo, l'uomo funziona a programmi mentali, ed un'idea isolata non conta quasi nulla se non fa parte del nostro mondo abituale di idee e non si collega ad altre configurazioni neuronali.
Per entrare in questo circolo d'idee, per forzare questa corrente, ciò di cui l'idea neonata ha bisogno è di tempo e di pazienza.
Ma lo sforzo mentale cosciente è doloroso, assai più dello sforzo fisico.
Tuttavia  un'idea può lavorare entro di noi a nostra insaputa, rodere come un tarlo nascosto la nostra impalcatura mentale e sentimentale fino a farla crollare.
Questo è quello che vogliamo realizzare noi nella forma positiva. Ciò che a noi importa è di riuscire a depositare i germi che fioriranno nell'oscurità della parte inconscia della nostra mente, manovrare questo incosciente a piacer nostro, ecco quanto ci preme.
Questo è lo scopo di questo manualetto.

Che cosa significa riuscire a far penetrare un'idea nell'inconscio?

Significa che il fatto che aver lasciato libero l'ingresso all'idea, è bastato a fecondarla, a renderla possibile di sviluppi ulteriori.
In altre parole la configurazione neuronale si è estesa ed ampliata, il pensiero si è "densificato".
Per molti tra il pensare e il volere c'è un abisso immenso. Oggi questo abisso è stato colmato ; anzi siamo giunti al punto di non saper nemmeno più precisamente che cosa sia la « volontà ».
Questa misteriosa volontà, che gli antichi credevano costituita di un essenza speciale, discesa dal cielo, si è visto che in fondo non è che una trasformazione particolare dell'energia, cioè di quella forza stessa che costituisce il pensiero puro, astratto.
Pensare è liberare energia, proprio come volere. La differenza non è sostanziale ; vi è solo — ripetiamo — una disparità di grado.Il pensiero, dicevamo, è un'azione allo stato nascente, è un inizio di attività.
Qui bisogna subito fare una distinzione. L'idea può diventare atto seguendo due diverse vie, diventare cioè atto positivo: sentimento, volizione, movimento (azione dinamica) ; o atto negativo, vale a dire impedire al sentimento, alla volizione, alla sensazione, al movimento, di prodursi (azione inibitoria).

Citiamo rapidamente alcuni esempi :

L'uomo crede molte cose perchè le ha sentite dire senza minimamente controllarle. D'altra parte molti a furia di ripetere una idea enunciata per burla finiscono per ammetterla.
Lo stesso avviene dei sentimenti. Si ama, si odia, si invidia, si prova paura, piacere, secondo la suggestione derivataci da altri e anche da noi stessi. Si « immagina » di amare una donna e si finisce per amarla sul serio, si « suppone » che la vista d'un quadro celebre o d'una celebre veduta debba estasiarci, e finiamo per credere a questo sentimento.
Anche le mode non sono che il risultato di questo fenomeno psicologico e possono essere considerate un fenomeno di autosuggestione. Prova ne è il senso di ridicolo che destano le mode antiquate quando osserviamo dei vecchi modelli di vestito.
Molti viaggiatori passerebbero indifferenti davanti a un quadro e sbadiglierebbero di fronte a uno spettacolo, se l'ammirazione altrui non attraesse dapprima la loro attenzione e non li « suggestionasse » ad ammirare.
Il bene e il male sono contagiosi: la suggestione del delitto e del suicidio è cosa nota. E' noto a questo proposito l'influsso delle notizie dei telegiornali sulle masse.
Inversamente l'idea è capace di neutralizzare l'atto volontario. Il fenomeno dell'impotenza psichica (cioè il fatto che una persona dica "non ce la faccio") è precisamente fondato sulla suggestione di « non potere », causata da una debolezza ormai scomparsa ma che permane come configurazione neuronale.
L'idea può diventare sensazione (vicino a uno che tossisce sentiamo solletico all'ugola, l'idea di grattare il vetro con un chiodo può darci un brivido) ; e può viceversa neutralizzare la sensazione (cosiddetto effetto placebo delle pillole di mollica di pane per guarire il mal di capo).
L'idea può diventare movimento (il ciclista che va a ornare contro l'albero che vorrebbe evitare) o neutralizzarlo (esempio quotidiano degli individui travolti da una vettura perchè inchiodati sul posto dalla paura, mentre avrebbero avuto tempo di salvarsi).

3. L'autosuggestione curativa.

Ciò che dell'autosuggestione ci interessa è l'autosuggestione volontaria, curativa, vale a dire l'arte di suscitare volontariamente in noi stessi delle impressioni destinate a realizzarsi nella parte inconscia della nostra mente. Questa realizzazione può tendere a uno scopo positivo, fattivo (farò la tal cosa), o a uno scopo negativo, inibitivo (non voglio fare la tal cosa). Il risultato finale è sempre un miglioramento cercato, un progresso desiderato.

Poiché ogni arte ha una scienza, converrà che dedichiamo un apposito capitolo alla tecnica dell'autosuggestione, procedendo progressivamente, dopo di che passeremo alle applicazioni pratiche.



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