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L'essere umano nell'anima sua e nella sua corporeità

Sino al giorno d' oggi non si è saputo rendere l'anima apprezzabile ai nostri sensi, ai quali sfugge in ragione della grande tenuità della sostanza che la compone. Il solo corpo è accettato dal positivismo, perchè si dimostra col semplice fatto della sua presenza.

Nondimeno, il corpo considerato nel suo principio di esistenza non è altro che un meccanismo interamente inerte per se stesso (simile ad ogni altro meccanismo qualunque), e non deve la sua attività continua ed il funzionamento dei suoi diversi organi, se non alla presenza di una potenza motrice che in esso risiede e lo anima.

Ciò che lo dimostra a sufficienza, si è che nel momento della morte, che è quello della separazione di questa potenza motrice dal corpo, questo organismo cessa istantaneamente dall'esercizio di ogni sua funzione vitale, al modo stesso che una macchina alla quale sia stato sottratto il vapore che la poneva in movimento, cessa dall' essere attiva per cader subito nello stato di inerzia. Ma se a questa macchina si rende il vapore, essa immediatamente riacquista tutta la sua attività. Ed è ciò che avverrebbe ad un corpo già cadavere, se potesse in esso rientrare il motore che lo ha abbandonato; ma le leggi della vita vi si oppongono, poiché la morte corporea è sempre la conseguenza della distruzione delle capacità vitali completamente consunte nel momento dell' ultima dipartita.

Il corpo adunque non è altro che un meccanismo passivo, il quale non esce dalla sua inerzia che in quanto esso è animato da una forza intelligente che gli è del tutto estranea, che la fa muovere, ed alla quale esso obbedisce, sotto le ingiunzioni delle volontà di questa intelligenza. E' questa forza estranea al corpo, è l'anima del corpo stesso, come il vapore è l'anima della locomotiva, come la corrente elettrica di una macchina, mossa dalla elettricità, è l'anima di questa macchina. Tale è l'anima umana quando si consideri come il movente del corpo umano.

L'anima umana quando si trova associata al corpo dell' uomo, composto di materia rozza e pesante, per ragione della sostanza, tanto tenue ed eterea, della quale è formata, non potrebbe compiere gli atti e le funzioni della vita, né esercitare la sua azione sulla materia che la circonda, troppo densa e grossolana, e quindi l'essere umano sarebbe inadatto a partecipare a quanto si compie sulla terra. La natura però la provvede di un meccanismo organico capace di servire da mezzo di comunicazione tra essa e la materia esteriore, e la pone così in condizione di dominarla. Questo meccanismo non è soltanto formato dal corpo dell' uomo, col quale, a cagione della sua rozzezza, non potrebbe aver contatto, ma é composto anche di due altri corpi, che servono da intermediarii tra il corpo esterno e l'anima. Uno di questi corpi è costituito da sostanza, la cui aggregazione maggiormente si approssima a quella dell'anima stessa; e l'altro, da sostanza più omogenea a quella del corpo dell'uomo. Questo insieme di corpi è quello che nell' uomo costituisce ciò che chiamiamo — corporeità limarla (*).

(*) I tre corpi sono tutti formati di materia o sostanza che va gradatamente sottilizzandosi dall' esterno all' interno, per modo che vi sia la maggiore affinità tra la sostanza interna del corpo avvolgente e quella esterna del corpo contenuto, corpi tra i quali si verifica il contatto.
Questi corpi hanno la stessa forma e sono dotati degli stessi organi, ed è anzi il corpo che si trova più vicino all' anima quello che modella gli altri corpi che lo avvolgono.
L'anima, nell'eterno suo viaggio attraverso all'infinito, è sempre rivestita dal terzo corpo, che si epura e si sublima di mano in mano che l'anima stessa va elevandosi nella gerarchia degli esseri.
Siamo di parere che alla morte dell' uomo l' anima portando con sé il terzo corpo che le sta a contatto, il secondo corpo vada a disorganizzarsi, come si disorganizza e si trasforma il corpo carnale.

Affinchè il corpo umano propriamente detto possa agire nell' ambiente materiale nel quale soggiorna, con tutta la possanza, onde ha bisogno, per poter vincere tutti gli ostacoli che gli si elevano d'intorno, è mestieri che sia costruito della stessa materia di quell'ambiente, ed allora questo corpo è una forza, è una leva che, sotto l'impulso dell'anima (sovvenuta dai due corpi intermediari), sottomette i diversi elementi sui quali esso agisce e li fa servire ai suoi bisogni.

Malgrado l'intima sua alleanza col corpo, l' anima si conserva sovrana sopra di lui e lo domina se essa è forte e possente. La si vede resistere, ferma ed incrollabile, alle sofferenze più vive che vengono ad affliggere il corpo, come la si vede costringer sé stessa, quando sia indispensabile, alle privazioni più dure, o dominare la foga impetuosa dei sensi per obbedire alla temperanza, che le impongono le leggi della natura.

Ove la preponderanza dell' essere aritmico sul corpo si manifesta in un modo ancor più evidente, si è nelle malattie, nelle quali, malgrado i guasti più dannosi che colpiscono l'organismo corporeo, l'anima si conserva nel possesso costante di tutte le facoltà dello spirito. Anche quando gli organi corporei parzialmente si decompongono, come avviene in talune malattie, nulla è colpito, nulla è disorganizzato nelle facoltà ani miche, le quali possono, egli è vero, affievolirsi sotto le strette delle sofferenze del corpo, ma senza mai perder nulla della loro integrità ; e l'anima dimora invulnerabile sino alla morte del corpo, con tutta la sua virtualità che, quantunque velata, non è però meno reale.

Infatti, anche durante l'agonia, quando l'essere sia stato di carattere fermo ed energico, si scorge nel morente lo svolgimento normale di idee, che furono quelle della intera sua vita, ed esterna al tempo stesso i sentimenti più delicati, le tenerezze più dolci verso coloro che assistono ansiosi all' ultimo suo respiro, e che egli sa di dover bentosto abbandonare.

Una eccezione si riscontra in questa regola senza che possa tuttavia infirmarla nella sua generalità, ed è quando gli organi cerebrali siano stati lesi, od in seguito di circostanze particolari che hanno provocatola demenza, o quando, questi stessi organi, indeboliti per l'età senile, non hanno più la vigoria sufficiente per rispondere alle ingiunzioni del pensiero. E neppure in questi casi le facoltà dello spirito rimangono alterate; poiché se sopraggiunge la guarigione della demenza, gli organi cerebrali che si trovavano guasti o deformati sono ricondotti allo stato normale, ed allora le facoltà animiche tornano nel pieno possesso di sé stesse. Dunque, in quelle circostanze, l'anima restò incolume, ma invece gli strumenti organici del corpo, dei quali si serve, trovandosi turbati, modificavano la maniera di percepire, soggiacendo ad un rovesciamento analogo a quello di specchi riflessori messi fuori della loro posizione normale, i quali raddrizzano l' immagine rovesciata e sconvolta, non appena siano posti di nuovo nella loro primitiva situazione.

Se l'anima dovesse estinguersi insieme al corpo e scomparire interamente nel momento supremo della morte corporale, non si vedrebbero prodursi allora i disordini del pensiero'? Si constaterebbero nell' esecuzione dei differenti atti dello spirito delle dissonanze, che paralizzerebbero talvolta certuni; facoltà, mentre talune altre rimarrebbero vacillanti sino all' ultimo sospiro.

Se tutte le facoltà dell'anima, in simili occasioni, conservano invece il principio della loro invariabilità, che non è se non eccezionalmente alterato in seguito a circostanze fortuite, vuol dire dunque che l'anima è un essere del tutto differente dal corpo. Ma se la vita dell'anima ha la sua indipendenza inviolabile, si è perchè essa sopravvive al corpo allorquando si è separata da questo.



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