L'IPNOTISMO E GLI STATI AFFINI

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IV.

Molti dei fenomeni che abbiamo descritti fin qui, non sono assolutamente speciali per il sonno ipnotico, ma essi sono comuni ad altri stati che hanno affinità con l’ipnotismo. Di alcuni stati affini noi abbiamo precedentemente parlato. La fascinazione non è uno stato ipnotico propriamente detto; l’individuo che subisce la suggestione allo stato di veglia è in fondo in altre condizioni dell’ipnotizzato, ma ha con questi in comune l’abolizione della volontà e l’automatismo; chi va soggetto ad ipnosi spontanea, sebbene abbia gli stessi caratteri psichici del soggetto ipnotizzato, si differenzia da questi per il momento causale del sonno. Abbiamo parlato del latah, del myriachit, del jumping ed abbiamo fatta notare la loro analogia con la fascinazione. Il Morselli fra tali stati affini ne annovera anche altri, come sarebbero la narcolessia, l’ipnosia, l’isterismo, l’istero-epilessia, la catalessia, la malattia di Thomsen ecc.

Noi, riassumendo quanto dice il prof. Morselli[205], verremo ad accennare brevemente i caratteri che tali forme nervose hanno di comune con l’ipnotismo.

La nevrosi, che a preferenza favorisce lo sviluppo del sonno ipnotico, è appunto l'isteria, e molte sono le affinità che passano tra essa e lo stato ipnotico. I disordini della sensibilità, cioè le anestesie, iperestesie ecc.; i disordini della motilità volontaria ed involontaria, come contratture, paralisi, convulsioni cloniche e toniche, spasmi, ipereccitabilità neuro-muscolare; i cangiamenti dell’innervazione trofica e vasomotoria; le lesioni delle funzioni organiche di circolazione, secrezione ed escrezione; le anomalie delle funzioni psichiche, quali allucinazioni, le idee fisse, i deliri passionali, emotività esaltata ecc. sono tutti sintomi comuni all’ipnosi ed all’isterismo.

La nevrosi isterica può complicarsi all’epilessia, e costituire così l’istero-epilessia, o grande isteria, denominata dallo Charcot. I suoi accessi si distinguono in quattro periodi:

1° periodo, convulsivo epilettoide, con rigidità dei muscoli; 2° periodo, convulsivo clonico con grandi contorsioni muscolari; 3° periodo delle allucinazioni ed atteggiamenti passionali; 4° periodo terminale del delirio.

In alcune isteriche il 3° periodo, quello degli atteggiamenti passionali, delle pose plastice, si prolunga ed esse entrano nell’estasi, che per lo più è religiosa.

In altre all’isterismo si accompagna la catalessia, ovvero accessi di letargo di più o meno lunga durata, durante il quale le inferme sembrano morte.

Ora questi diversi stati che accompagnano la grande isteria (estasi, catalessia, letargo) sono interamente identici a quelli che si provocano artificialmente nell’ipnosi, e di cui ci siamo a lungo occupati.

La catalessia forse non è una forma neurotica essenziale, ma rientra nel dominio dell’isterismo, ed i caratteri di tali accessi sono identici a quelli da noi descritti nel trattare la catalessia provocata nel sonno ipnotico: ambedue codesti stati del sistema nervoso, scrive Morselli, dipendono dal disassociarsi delle sue funzioni centrali: si esagerano quelle riferentisi alla coordinazione muscolare e si sospendono contemporaneamente le attività superiori della corteccia cerebrale, massime in rapporto con le reazioni volontarie.

La narcolepsia, studiata dagli scrittori inglesi ed americani, è costituita da accessi di sonno invincibile, che sopravvengono durante il giorno: il corso delle idee vien sospeso, la coscienza si oscura sino ad abolirsi, gli atti incominciati si continuano automaticamente. I casi di narcolepsia idiopatica sono rari: essi si riferiscono per lo più alla epilessia od all’isterismo; e, quando esiste questa forma letargica primitiva, l’individuo che ne è preso presenta torpore assoluto delle funzioni psichiche, anestesia, risoluzione muscolare, scambi nutritivi rallentati, incontinenza di urina e feci. La narcolepsia presenta tutti i caratteri della letargia ipnotica, e fra questi il principio brusco ed il risveglio subitaneo. In altri casi l’ammalato ha una certa coscienza di sé, riflessi esagerati, il più delle volte allucinazioni con deliri.

La malattia di Thomsen presenta analogia con l’ipnosi, per ciò che riguarda lo stato della motilità. Essa è costituita da una speciale rigidità dei muscoli, che sopraggiunge allorché l’individuo, nella pienezza della sua coscienza, vuol eseguire un atto volontario. Mancano però i caratteri psicologici, che sono i più importanti, e l’analogia si arresta ai caratteri della motilità, quali sono la paralisi e le contratture suggerite nell’ipnosi.

Non c’intratteniamo a far notare le analogie che passano fra il narcotismo artificiale ed il sonno ipnotico. L’alcool, l’oppio, la belladonna, il giusquiamo, la cicuta, il tabacco ed i loro alcaloidi, l’hascisch, la coca, l’etere il cloroformio, il cloralio, la paraldeide, producono, secondo lo stesso autore, - una specie di dissociazione, e di indipendenza passeggiera fra le varie attività cerebrali; ottundono specialmente la coscienza e la volontà, cioè le più alte manifestazioni psichiche, ed esagerano l’automatismo, cioè le funzioni più basse -. Però lo stesso Morselli fa notare che ciò non indica che narcosi ed ipnotismo siano stati nevrologici uguali, poiché questi veleni nel cervello, venendo per mezzo del sangue a contatto dei centri nervosi, producono cangiamenti profondi nella composizione chimica delle cellule psichiche, cangiamenti che sono di natura diversa da quelle modificazioni probabilmente molecolari o dinamiche, prodotte dalle manovre ipnotiche.

Fra gli stati psico-fisiologici affini al magnetismo animale il Morselli annovera anche i sogni.

Questi possono essere provocati da una doppia causa: o spontaneamente, in conseguenza di eccitazioni interne dei centri sensoriali o delle cellule ove si elabora il pensiero, ovvero per stimoli reali, che giungono al cervello dalla periferia o dagli organi della vita vegetativa. In questo secondo caso il Morselli fa notare come il sogno sia di origine suggestiva, precisamente come succede nel lavorio ideativo caratteristico dell’ipnosi.

Sicché il sonnambulo presenta una certa analogia con chi sogna. Infatti, durante il sogno gli organi sensori sono in letargia, mentre vi è sovraeccitazione parziale di alcune altre funzioni del cervello. Nel sonnambulo accade lo stesso: gli organi sensoriali sono in letargia ed il cervello si desta parzialmente su quel determinato ordine d’idee che gli vengono imposte dall’ipnotizzatore.

Tanto colui che sogna, quanto il sonnambulo, non possono governare il sorgere e l'associarsi delle immagini e delle idee, che nel primo caso nascono spontaneamente, ovvero vengon da stimoli che giungono al cervello dalla periferia o dagli organi interni, e nel secondo caso sono suggerite e dirette dall’operatore.

E l’analogia non si arresta qui: dei sogni alcuni si ricordano, altri no; però alcune volte un sogno, di cui non si serbava ricordo, può ritornare alla memoria, se un discorso o un'idea ha una certa affinità con l’immagine sognata: allo stesso modo come si avvera nei sonnambuli, di cui alcuni hanno completa amnesia al destarsi, ma però con mezzi adatti possono ricordare le immagini e le azioni che sono state loro suggerite, mentre altri senza bisogno di artifizi ricordano tutto il loro operato.

E giacché stiamo parlando delle affinità, che intercedono fra questi due stati particolari del sistema nervoso, vogliamo di volo trattare un’altra quistione.

I sonnambuli possono in alcuni casi predire l’avvenire?

Di simili fatti ne sono registrati parecchi in tutti i libri, che nei primi decenni di questo secolo si sono occupati di magnetismo. Il francese dottor Tesete racconta di una sonnambula, che predisse la sua fine, dicendo di vedere il suo corpo immobile, cadavere, il viso sfigurato. Infatti, al tempo indicato da lei, fu presa da grave malattia che la condusse in fin di vita. La sonnambula si ingannò in tal caso nello scambiare lo stato grave, in cui si vedeva, col proprio cadavere. Il dottor Fusco di Castellammare ci raccontava un altro avvenimento non meno importante, predetto da una sonnambula, la signora R...F... Costei, un giorno, mentre trovavasi in sonnambulismo, grida spaventata di vedere suo padre immerso in un lago di sangue; indi è presa da un attacco convulsivo. Dopo qualche mese il dottor Fusco era chiamato in fretta presso il barone F..., ove giunto, lo trovò morto, dopo aver versato gran quantità di sangue dalla bocca.

A noi veramente non sembra poi tanto strano se qualcuno creda a questo potere, sebbene raro, del sonnambulo di predire il futuro, o di vedere un avvenimento a distanza.

Se tale fenomeno si sia realmente avverato, per nostra esperienza non possiamo affermarlo, né tampoco interpretarlo; ma, giacché abbiamo fatto notare l’analogia che intercede tra lo stato sonnambolico ed il sogno, si potrebbe identificare questo fenomeno con quello osservato alle volte per effetto del sogno. Qualche volta il sogno h predetto un avvenimento lontano, e sembra che gli antichi avessero attribuita una grande importanza ai sogni. In fatti gli ebrei avevano un collegio di scienziati, i quali coltivavano la disciplina di spiegarli; i re di Babilonia avevano a tale scopo i loro magi.

Alessandro d’Alessandro[206] ricorda Giuliano Majo, suo conterraneo, uomo letterato, il quale era interprete dei sogni, ed i suoi responsi si avevano in conto di avvisi celesti. Riferisce che i sogni di Giulio Cesare, di Ippia, figliuolo di Pisistrato tiranno di Atene, di Astiage re degli Assiri, del familiare di Ciro, di Serse, della madre di Ottavio Augusto e di Cambise, i quali vennero interpretati ed ebbero il loro avveramento.

Macrobio, in Somnium Scipionis, dice che quelle cose, che nel sonno si veggono, prendono cinque nomi diversi: Somnium, Visio, Oraculum, Insomnium, Phantasma, detto da Cicerone Visum.

Le ultime due specie non avevano alcuna importanza, non contenendo materia di divinazione.

L’insomnium, è secondo Macrobio, quell’apparizione di cosa, che opprime l’animo e il corpo, o concerne la fortuna, simile a quello ch’interviene all’uomo quando è desto. E’ la réverie dei francesi. Un amante p. es. sogna di vedere l’oggetto del suo amore o di esserne privato. Così in Virgilio:

......Haerent infixi pectore vultus

Verbaque, nec placidam membris dat cura quietem[207];

e altrove

Anna, soror, quae me suspensam insomnia terrent?[208]

E siccome lo stesso insomnium non aveva per gli antichi alcuna realtà dallo stesso Virgilio è detto falso.

Sed falsa ad coelum mittunt insomnia manes[209].

Il Visum  (jautasma dei greci) si verifica quando, appena addormentati, ci appariscono delle figure che non rassomigliano a quelle che ci offre la natura per grandezza o per specie; e vari avvenimenti lieti o paurosi. A questo genere appartiene l’incubo, che, secondo superstizione antica, pigliava forma di uomo e si giaceva con le donne. Oggi s'intende per quella sensazione di soffocamento o di oppressione che si prova durante il sonno, in maniera che sembra di avere un gran peso sullo stomaco.

L’ oraculum era quello, che presagiva l’avvenire apertamente.

Admonet in somnis et turbida terret imago[210].

Ehut fuge, nate Dea, teque his, ait, eripe, flamnis[211].

Il somnium mostra qualche cosa che accade o deve accadere. Così Scipione, presso Cicerone, sogna la distruzione di Cartagine, di cui dev’essere autore, e ode il grido della vittoria.

Il riferito d’Alessandro racconta che una insigne matrona napoletana gli diceva che, qualunque immagine vedesse nel sonno, la dimane le si presentava.

Lo stesso scrittore narra di un pastore alle falde del Vesuvio, il quale, avendo sognato che un lupo gli uccideva la tale pecora, destatosi, mandò il figliuolo, che trovò il lupo a dilaniare la pecora. Narra anche che un suo alunno, il quale sognò che la madre era portata a seppellire, ed infatti si verificò che in quel dì appunto la stessa era cessata di vivere.

Qualche volta l’individuo ha sognato il rimedio che occorreva alla guarigione della sua malattia. Così, scrive Galeno, che, avendo egli una malattia del diaframma, sognò che se ne sarebbe liberato, cavandosi sangue da una vena tra il pollice e l’indice. Con tal mezzo guarì. In tal caso non sappiamo fino a qual punto abbia influita l’autosuggestione.

Sappiamo dallo storico Giustino che, nell’oppugnazione della città del re Ambighero nell’India, morendo molti soldati di Alessandro Magno per le frecce nemiche ch’erano avvelenate, e trovandosi tra i feriti Ptolomeo, suo congiunto, per quietem regi monstrata in remedia veneni herba fuit: qua in potu accepta, statim periculo est liberatus.

Omero e Virgilio finsero che due fossero le porte del sonno, l’una cornea, cioè diafana, onde, mirando attraverso quella sostanza, può il sogno interpretarsi; l’altra eburnea, cioè opaca, attraverso la quale nulla si può discernere[212].

Dopo quanto abbiamo detto è facile rilevare quale importanza gli antichi avessero attribuita ai sogni, in quanto che essi potevano presagire un avvenimento, credenza che esiste tuttora e che è confermata alcune volte dai fatti. Non è questo certamente il caso né il luogo di darne una spiegazione, se cioè il sogno in tal caso sia la riproduzione di ciò che esiste nella mente in uno stato latente, se riproduca le immagini o i pensieri che hanno impressionato il nostro cervello durante il giorno. A noi premeva soltanto dimostrare l’analogia che passa tra lo stato sonnambolico ed il sogno.

Lo scopo che ci siamo prefisso nel presente capitolo non è stato quello di dare l'interpretazione fisiologica di tutti i fenomeni dell’ipnotismo. Di alcuni ne abbiamo parlato nel corso dell’opera; ma dei principali abbiamo creduto formare questo capitolo a parte, per riuscire più chiari, e non stancare la mente del lettore.

Certamente non abbiamo detto tutto quello che riguarda un si vasto argomento, quale è la psico-fisiologia dell’ipnotismo, ma è fuori dubbio che ognuno rileverà quali vantaggi ricaverà la psicologia da siffatti studi, avendo così l’agio di servirsi di un metodo eminentemente sperimentale.

FINE.

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