L'IPNOTISMO E GLI STATI AFFINI

Back to Index

III.

La coscienza, come modo degli stati del pensiero, non esiste nell’ipnotizzato che come coscienza suggerita, cioè come coscienza dell’ipnotizzatore trasmessa nell’ipnotizzato per mezzo della suggestione in rapporto, però, del contenuto mentale dell’individuo. Egli vede gli oggetti, le persone che lo circondano, ma questi riescono indifferenti per lui che ha perduta la propria personalità. Questa è la ragione per cui lo vediamo ordinariamente dimenticare ciò che ha compito e detto durante il sonno, diventare passivo nelle mani dell’ipnotizzatore, senza che abbia la forza, salvo rare eccezioni, di sottrarsi all’impero della volontà altrui. Privo di sentimenti propri, di impulso autonomo, guidato dalla voce e dal comando dell’operatore, opera incoscientemente: non ha idee svolgentisi per virtù del suo organismo fisio-piscologico, ma solo quelle che gli vengono suggerite: egli vive, dice Richet, perla e pensa secondo il tipo che si è presentato alla sua immaginazione, e dinanzi a lui, per servirci di una espressione di Dal Pozzo, - assistiamo come al prodotto del moto di un istrumento preparato a tal fine dalla natura -.

Abbiamo detto che l’ipnotizzato in sonnambulismo non ha impulsiautonomi. L'impulso, in quanto dinota ciò che spinge all’azione, se viene dal fuori di me, sorge per le esigenze di quell’organismo psico-fisiologico che costituisce il me, sorge per le esigenze; ma siccome questo insieme materiale e morale, che costituisce la personalità, per la quale si è , e non altri, sparisce se si annichilisce nella fase ipnotica, l’impulso del sonnambulo non è autonomo, e molto meno la risultante del fuori di me col me dell’ipnotizzato, bensì è la espressione dell’energia dei fenomeni, nel modo concepito e trasmesso dallo ipnotizzatore.

Non sappiamo perciò spiegarci i fatti, citati da alcuni autori, di isteriche in sonnambulismo che hanno avuti impulsi suicidi. - In questo caso, o si è dovuto agire per suggestione, ovvero il sonno non era profondo: non si trattava di casi tipici di sonnambulismo, sibbene di qualche forma più leggiera, in cui la propria coscienza non era completamente annullata ed il sonnambulo è capace di qualche atto che sia l’espressione dello stato della personalità sua. Di modo che noi non consideriamo come atti impulsivi autonomi le azioni che compiono gl’ipnotizzati. Dice Cullerre: - In certi casi si ha impulso subitaneo, incosciente, e l'atto che ne segue ha tutti i caratteri di un fenomeno riflesso. Tale sarebbe il caso d’individui che fanno tentativi istantanei di suicidio e non ne hanno coscienza. L’impulso morboso è in generale risvegliato dalla vista di qualche oggetto, un coltello, un rasoio, un fiume -. Qui dobbiamo fermarci alquanto per chiarire questi fatti, e dimostrare il modo di sviluppo di tali impulsi nel sonnambulismo, facendo notare come la loro patogenesi sia diversa da quella che si ha nella epilessia e nella mania impulsiva, in cui l’impulso ha il punto di origine primitivamente negli organi sensoriali dell’individuo.

Il tipo dell’impulso, non frenato dai centri moderatori cerebrali, noi l’abbiamo nell'epilettico, in cui esiste un’estrema tensione del sistema nervoso, un accumulo di forza, che ad un dato momento deve scattar fuori con violenza. In cambio di una convulsione epilettica, abbiamo alle volte atti impulsivi tremendi, che la sostituiscono. Hucard riferisce l'osservazione di un epilettico, che aveva un’aura assai pronunziata e gridava: Madre mia salvati; bisogna che ti uccida -. E sono così violenti le esplosioni nell’epilettico, che Legrand du Saulle scriveva: - Allorquando un crimine abbastanza inesplicabile, ed in completo disaccordo con gli antecedenti di un prevenuto, che non è reputato né epilettico, né alienato, viene ad esser compiuto con insolita istantaneità, bisogna dimandarsi o ricercare se esistano degli accessi notturni di epilessia -.

L’impulso nell’epilettico è cosa ordinaria, e le azioni sono in rapporto ad idee, ad allucinazioni, in preda alle quali egli si trova.

Dunque le allucinazioni sono quelle che spingono irrefrenabilmente l’epilettico a commettere gli atti più dannosi; ma queste allucinazioni, badiamo bene, nascono in un modo autonomo nella mente di lui, per virtù delle sue condizioni patologiche.

Allucinazioni egualmente spontanee sorgono nella mania impulsiva, e s’impongono con una forza superiore alla immaginazione dell’infelice, che n’è vittima. Sentitene la superba descrizione di Esquiros.

- Una madre vede dormire il suo bambino nella culla; lo contempla con una gioia e una tenerezza ineffabile; d’un tratto passa come un lampo, in mezzo alla serenità del suo animo, quella strana idea: se l’uccidessi! La madre allontana con orrore questa abominevole immagine: essa ama suo figlio, ed è pronta a dare la propria vita per risparmiargli una lagrima e salvarlo da un pericolo. Intanto l’idea scacciata non si tiene per vinta, anzi profitta del disturbo che ha cagionato per ritornare alla carica; assedia il cervello di questa povera donna da tutti i lati deboli, prende corpo, si trasforma in una voce che le grida all’orecchio: Bisogna uccidere tuo figlio! L’infelice respinge questa voce come ne ha allontanata l’idea, ma più debolmente. Una notte, mentre tutto all’intorno è quiete e tenebre, sola accanto al bambino che dorme, sente la voce che le parla con istanza, una forza invisibile le spinge il braccio; essa cade affranta sulle ginocchia e grida: Mio Dio, mio Dio! non mi fate commettere un’azione orribile! Vedete com’egli dorme nella sua culla, lo si direbbe un angelo o il bambino Gesù! Tutto è silenzio; ritorna a letto e cerca di prendere sonno: No, ripiglia la voce, no, non finirà così: alzati, prendi quest’arma, e fendi il capo di tuo figlio.  La disgraziata madre è presa da terrore, vuole fuggire, ma una potenza invisibile la trattiene, e la spinge incessantemente verso il bambino addormentato. Con mano tremante raccoglie la scure, che è in un angolo della camera, e retrocede. Presto, dice la voce, colpisci! colpisci! Il volto di questa donna è coverto di lacrime: pallida, fuori di sé, tremante, immola ciò che ha di più caro al mondo. -

E’ un impulso irresistibile che non può essere domato da alcuno sforzo, e l'individuo è spinto ad uccidere, a ferire, a distruggere, mosso da una forza cieca indipendentemente dal proprio senso morale.

In costoro l’idea di uccidere è un’idea esclusiva, ora fissa, ora intermittente, che domina la volontà, ed è impossibile sbarazzarsene; la coscienza li avverte dell’atto che stanno per commettere, ma la volontà è trascinata dalla violenza dell’impulso. Una crudele lotta interna si agita in essi, tra l’impulso che li spinge e l’intelletto ed i sentimenti che li trattengono.

Tornando ora all’opinione di Cullerre e di altri, che parlano d’impulsi nel sonnambulo, dopo le considerazioni fatte sugli epilettici e nella mania impulsiva, il nostro compito si rende più agevole. Nell’epilettico, nel maniaco, l’impulso, sorto dalle condizioni patologiche del paziente, è pur sempre spontaneo, o meglio, autonomo, perché trova nel loro organismo psico-fisiologico la sua causale. Nell’ipnotizzato, invece, l’impulso non può dirsi spontaneo, ma è trasmesso, in quanto trova nell’ipnotizzatore la prima spinta. Non occorre ritrarre qui a lungo lo stato mentale dell’ipnotico, avendone parlato abbastanza: l’ipnotico abbandonato a sé medesimo rimane inerte, viè, cioè, inerzia non solo nel corpo, ma anche cerebrale. Sappiamo che il sonnambulo allora opera ed agisce, quando è influenzato dalla suggestione. Le allucinazioni in lui sono facili a svilupparsi, ma quando però gli vengono suggerite.

Ora, dice Cullerre, l’impulso morboso è risvegliato in generale dalla vista di un oggetto qualunque, un coltello, un rasoio, un fiume. Dunque, se il rasoio, il coltello, il fiume non cadono sotto i sensi del sonnambulo, questi non sarà spinto al suicidio. Ebbene, in tal caso si agisce per suggestione: è una suggestione muta, a somiglianza di quella che esercitiamo nella catalessia. Se all’ipnotizzato nel periodo catalettico gli serriamo il pugno ed atteggiamo l’arto nella posizione di minaccia, la fisionomia di costui prenderà a sua volta l’espressione data al corpo. Se contrarremo con una corrente faradica i muscoli del volto, che servono alla manifestazione del sorriso, v’invierà un bacio colle mani. Sicché nell’inerzia dello stato catalettico, la quale è più completa che nel sonnambolico, con queste mute suggestioni determiniamo lo sviluppo dell’idea, che corrisponde all’espressione che noi abbiamo dato al corpo.

Lo stesso avviene allorché mostriamo al sonnambulo un’arma: in lui si rannoda, per irresistibile associazione d’idee l’uso di essa, e questo rannodamento agisce su di lui come una muta suggestione; per cui si presenta alla sua mente l’uso a cui serve quell’arma: e non solo l’uso domestico, ma anche l’idea che quell’arma può servire per uccidersi. Questa idea, se latente nell’ipnotizzato, eccita la sua fantasia, ed egli afferra l’arma per suicidarsi. E’ forse questo un impulso autonomo? Esso è stato determinato allorché gli abbiamo mostrata la lama. Se non avessimo compito quest’atto, il sonnambulo non avrebbe tentato di suicidarsi. Involontariamente, quindi, abbiamo agito su di lui per suggestione; per suggestione gli faremo commettere le azioni più immorali e sanguinose, per suggestione anche post-ipnotica otterremo da lui, che ad un determinato momento impugni un’arma contro sua madre.

Abbiamo dimostrato così la differenza che intercede fra la patogenesi dell’impulso dell’epilettico e del maniaco impulsivo da una parte, e quella del sonnambulo dall’altra; di maniera che possiamo conchiudere che nell’epilettico sono eccitati i centri sensoriali corticali, e questi centri eccitati spingono l’individuo all’azione. Nella mania impulsiva sono eccitati i centri motori, non solo, ma anche il campo delle idee, per cui l’individuo agisce spinto da una forza, che la propria coscienza indebolita è incapace di dominare.

Tanto nell’uno che nell’altro caso l’impulso è autonomo e nasce per un lavorio speciale del cervello. Ma nel sonnambulo questo lavorio, almeno ordinariamente, non vi è, e l'azione che egli compie è determinata dallo esterno, dalla lama, dal fiume, dal gesto o dal comando dell’operatore.

Se in qualche caso si potrà riscontrare veramente un carattere impulsivo autonomo nelle azioni di un sonnambulo, ciò sarà molto eccezionale, ed il soggetto non dovrà trovarsi in stato di sonnambulismo completo, ma in una di quelle forme intermedie, in cui tutte le facoltà psichiche non sono completamente sospese. In fatti abbiamo degli stati misti, in cui il soggetto comprende quello che lo circonda, e al destarsi ricorda più o meno confusamente ciò che ha provato. Inoltre, in alcuni casi, in cui il soggetto è debolmente ipnotizzato, o si trova nello stato di fascinazione, la coscienza è in parte conservata; ed è perciò che il sonnambulo alcune volte si oppone recisamente alle suggestioni, ed altre volte vorrebbe farlo, ma gli manca l'energia della volontà: vorrebbe resistere, ma non può, perché è irresistibilmente trascinato dall’occhio e dalla persona del fascinatore, o dal comando di chi l’ipnotizza. Rassomiglia al naufrago che lotta contro i flutti: si sforza cento volte di salire a galla; vuole schivare le onde, che a guisa di montagna si accavallano dietro di lui, e già stanno per travolgerlo; fa un ultimo sforzo, ma l’energia gli vien meno, la potenza del mare è superiore alla sua resistenza, ed egli è fatalmente perduto.

A simiglianza del naufrago, l’ipnotizzato è in balia di una forza superiore alla sua.

Provided Online by http://www.neurolinguistic.com

Back to Index

From our Online Free Library at www.pnl-nlp.org/dn Find now here hundreds of ebooks and texts on NLP, Hypnosis, Coaching, and many other mental disciplines...

Dalla nostra libreria online a www.pnl-nlp.org/dn/ Scopri centinaia di libri su PNL, Ipnosi, Coaching e molte altre discipline della mente