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II.
Abbiamo
fatto notare come il sonno ipnotico non si presenta con gli stessi caratteri in
tutti i soggetti, e come la profondità del sonno varia da un individuo
all’altro.
Sappiamo
che nelle prime ipnotizzazioni il sonno è ordinariamente più leggiero, ma, a
misura che l’individuo si educa, si rende sempre più intenso: inoltre il
massimo dell’intensità si ottiene nel sonno letargico, mentre tale intensità
diminuisce nello stato sonnambolico.
Alcuni
di questi individui non presentano altro fenomeno che l’occlusione delle
palpebre, mentre poi sanno darsi conto di quanto li circonda. Qualunque sforzo,
però, essi facciano per aprire gli occhi resta infruttuoso: non è raro sentirci
dire da codesti individui: - io comprendo tutto quello che mi si dice intorno,
ho coscienza del mio stato, vorrei aprire gli occhi, vorrei muovermi, ma non
posso -.
Se,
però, comandiamo a costoro di alzarsi, di camminare per la stanza, di aprire
gli occhi, essi lo fanno immediatamente. Sicché in un primo grado, in cui il
sonno è leggiero, la coscienza è conservata; e così man mano per altre
gradazioni intermedie, passando dal sonno leggiero a quello molto profondo, si
giunge ai gradi d’incoscienza e di abulia completa.
Con
l’espressione di coscienza più o meno abolita od obnubilata non dovrà
intendersi che il soggetto non riconosca o non abbia nozione del proprio stato;
tutt’altro: domandato, egli dice di dormire, risponde esattamente a tutte le
domande che gli vengono rivolte, ma ha perduto il rapporto cosciente col mondo
esterno; quanto lo circonda non viene ad impressionare i suoi centri nervosi, o
se ciò avviene, l’impressione ricevuta non subisce quel processo
psico-fisiologico che dà origine alla coscienza.
Di
modo che, se ha luogo una percezione sensoriale, questa non viene elaborata e
trasformata in rappresentazione consciente, poiché manca l’attenzione, e questa
è la causa per cui il sonnambulo dimentica tutto al destarsi. - L’ipnotizzato,
dice Haidenhain, si differenzia da chi è nello stato normale, in quanto che in
lui il valore della soglia dello stimolo è insolitamente alto. Impressioni
sensoriali, che nello svegliato cagionano vivaci percezioni, ed, in seguito a
queste, rappresentazioni conscienti, non oltrepassano nell’ipnotizzato la
soglia della coscienza[198].
Facciamo
qui osservare, per rendere chiaro il concetto del fisiologo di Breslavia, che
per soglia dello stimolo gli scrittori tedeschi intendono quel certo grado
dello stimolo al di sotto del quale esso non può abbassarsi, perché altrimenti
non si può ingenerare una sensazione consciente. La minima grandezza dello
stimolo, necessaria per produrre una sensazione, è chiamata da Fechner - valore
della soglia dello stimolo -.
Per soglia
della coscienza, poi, s’intende quell’estremo limite, che non viene
superato dai processi psico-fisiologici per diventare conscienti, restando così
nel campo dell'incosciente. Nell’ipnotizzato, quindi, secondo il grado del
sonno, varia lo stato della coscienza: un individuo avrà tutto dimenticato al
destarsi, un altro, invece ricorderà spontaneamente, ovvero, se lo mettiamo
sulla via con adatte domande. In quest’ultimo caso egli rassomiglierà a colui
che abbia fatto un sogno, il quale al destarsi si è dileguato, ma che ritorna
di nuovo alla mente alla minima occasione, che abbia un certo rapporto col
sogno fatto.
Da
ciò alcuni hanno voluto ammettere un doppio stato di coscienza, lo stato
normale della coscienza durante lo stato di veglia, e l’altro durante il sonno
ipnotico, in cui la coscienza si modifica.
Limitare
così esattamente gli stadi di coscienza forse non è esatto, ma invece possiamo
dire che tra la veglia ed il sonno ipnotico intercedano degli stati
infinitamente variabili; e tanto ciò è vero che si sono osservati casi di
coscienze multiple, fra cui uno studiato da Borrou e Burot di un individuo che
presentava sei stati di coscienza diversi. In ciascuno di essi, che si
provocavano a volontà con mezzi diversi, l’infermo si riferiva colla memoria a
determinate epoche della sua vita, dimenticando completamente tutto il resto.
Dopo
ciò possiamo conchiudere che, durante il sonno ipnotico, e più propriamente
nello stato sonnambolico, le impressioni del mondo esterno restano indifferenti
per il soggetto, non oltrepassano la soglia della coscienza, mentre al
contrario le sensazioni indotte dell'ipnotizzato vengono elaborate, vale a dire
che il soggetto le trasforma in rappresentazioni coscienti.
Ma,
più che la coscienza, è depressa, sino a scomparire affatto, la volontà.
L'ipnotizzato in generale non ha altra volontà che quella che gli viene imposta
dall’operatore, allo stesso modo che non ha pensieri se non quelli che
l’operatore gli suggerisce: egli non presenta la minima ombra di spontaneità,
ed un movimento a lui impresso viene eseguito per lungo tempo, senza che la sua
volontà sia capaca di arrestarlo.
Che
cosa è la volontà? Ribot la definisce - un atto consciente, più o meno
deliberato, in vista di un fine semplice o complesso, prossimo o lontano -[199].
Ma
per quale meccanismo si compie l’azione volontaria?
Sappiamo
che nella sostanza corticale del cervello, e propriamente nella regione
fronto-parietale, esistono dei centri detti psicomotori. Ora un eccitamento che
parte da detti centri, prima di giungere alla periferia, deve attraversare un
lungo cammino. Tutte le fibre, che partono dalle circonvoluzioni motrici, si
raggruppano per formare il fascio piramidale, ed è a questo fascio che
l’eccitazione dei centri motori si propaga direttamente. Il fascio piramidale
così costituito attraversa il centro ovale, concorre a formare una piccola
parte della capsula interna, passando tra i nuclei del corpo striato e
mettendosi in assai deboli rapporti con essi, segue il peduncolo cerebrale ed
il bulbo, ed in questo si decussa per passare al lato opposto del midollo
spinale, formando una commessura tra le circonvoluzioni e la sostanza grigia
del midollo spinale, da cui escono i nervi motori.
L’eccitazione
volontaria, che ha origine nei detti centri, deve attraversare tutto questo
cammino per diventare atto volontario. Ma nell’ipnotizzato, in cui il cervello
riposa, in cui la coscienza è depressa e l’attenzione annullata, il processo
psico-fisiologico, che deve dare origine all’atto volontario, non ha più luogo.
E’ così che, sospesa la spontaneità volitiva, o meglio l’attività dei centri
corticali, trionfa l’automatismo dei gangli della base del cervello e del
midollo spinale.
Mosso
rassomiglia l’ipnotizzato all’anitra decapitata di Tarchanoff. Questi,
tagliando di traverso il midollo spinale dell’anitra alla metà del collo, in
modo da interrompere la comunicazione col cervello, osservava che le anitre,
senza che nessuno le avesse toccate, facevano di quando in quando dei movimenti
come se volessero nuotare, piegavano la coda e la giravano nell’acqua,
sbattevano le ali ed agitavano le piume come se fossero giunte sulla riva.
Alcune
facevano dei movimenti regolari e periodici di volo con molta forza, ed altre
continuavano a piegare il collo come se tuffassero la testa nell’acqua. La
rassomiglianza quindi che l’ipnotizzato ha con l’anitra, cui è stato reciso
trasversalmente il midollo spinale verso la metà del collo, sta in ciò, che in
tutti e due manca l’azione inibitrice della sostanza cerebrale, dove ha sede la
coscienza.
- La
sostanza grigia, scrive Morselli[200], è
l’ultima tappa del lungo cammino percorso dagli stimoli, sensazioni de
impressioni, lungo i nervi, attraverso i gangli o centri inferiori, e trasmesse
alle fibre dette associative, che uniscono fra loro tutte le cellule dei centri
bassi ed alti del sistema nervoso. Arrivata colà, una sensazione incontra una
forte resistenza da vincere per diventare movimento. La corteccia è come un
reostato intercalato in una corrente elettrica. Essa arresta il moto molecolare
nerveo della sensazione, lo ritiene, lo accumola, e non lo lascia più passare
sotto forma centrifuga nei nervi di moto, se le cellule, ove questo arresto è
succeduto, non vengano a loro volta fortemente eccitate, sia da nuove
stimolazioni esterne o sensoriali, sia dalle stimolazioni interne o
intracorticali che corrispondono all’atto del pensiero.-
Questa
funzione di arresto, quest’atto che sospende temporaneamente od annienta
definitivamente una funzione, un’attività ecc., è detta da Brown-Séquard inibizione (da inibire,
impedire) e la corteccia cerebrale sarebbe l’organo inibitore per eccellenza,
che impedisce la troppo rapida trasformazione degli stimoli in movimenti, e
riduce al minimo le azioni riflesse.
I
fratelli Weber avevano scoverto che, eccitando il vago, si arrestavano i
problemi di cuore: posteriormente si osservò che questa azione inibitrice o di
arresto era propria anche di altri nervi, e come, eccitando la corda del
timpano, cessava la costrizione della ghiandola salivare, il nervo splacnico
arrestava i movimenti intestinali, il laringeo superiore quelli della
respirazione ecc. Si venne così alla conclusione che alcuni nervi, stimolati,
invece di produrre movimento, per contrario lo arrestavano.
Poggiandosi
su tali risultati il Brown-Séquard definì l’inibizione - un atto che
sospende temporaneamente od annienta definitivamente una funzione, un’attività
ecc. - Mentre la dinamogenia è - l’aumento improvviso per trasformazione
di forza, che ha luogo in circostanze analoghe a quelle in cui si produce
l’inibizione.-
Così,
secondo Brown-Séquard lo stato ipnotico è - un effetto ed un insieme di atti
d'inibizione e di dinamogenia -; ed essendo l’ipnotismo prodotto da
un’irritazione iniziale, multipla e variabile, ora periferica, ora centrale,
esso non è altro che - lo stato molto complesso di perdita o di aumento di
energia, in cui il sistema nervoso ed altri organi sono gettati sotto
l’influenza di questa irritazione primitiva -.
Questa
teorica di Brown-Séquard è confutata da Bottey, il quale fa osservare che è
difficile ammettere come una vera medesima causa, irritazione iniziale, possa
produrre, nello stesso tempo, in uno stesso organo, due effetti opposti
come l’inibizione e la dinamogenia. Egli ritiene l’ipnotismo come uno stato
d’inibizione, che si estende soltanto a certe funzioni cerebrali. In seguito a
questo arresto, localizzato ad un certo numero di proprietà del cervello,
sopraggiunge per una specie di compenso un’esagerazione funzionale di altri
punti dell'organo nervoso. Questa pseudo-dinamogenia, questa manifestazione del
dinamismo cerebrale, che controbilancia gli effetti dell’inibizione,
concentrandosi su di un altro gruppo di funzioni cerebrali, è stata considerata
come uno stato primitivo isocrono all’inibizione, mentre è da considerarsi
quale un fenomeno secondario di forza nervosa compensatrice, che, scacciata da
una sfera, si spande su di un’altra, per produrvi una ipereattività più grande
che allo stato normale[201].
La
teorica dell’inibizione si presta benissimo per ispiegarci alcuni fenomeni
dell'ipnotismo. Noi sappiamo che Setchenoff, Goltz ed altri hanno dimostrato
come le azioni riflesse del midollo venivano moderate od arrestate nei centri
superiori: ora siccome nel sonno ipnotico l’attività sponatanea dei centri
superiori è sospesa, ne nasce per conseguenza che l'ipereccitabilità cutanea e
neuro-muscolare possono essere aumentate, perché, essendo sospesa l’azione
inibitrice del cervello sulle parti sottostanti del midollo spinale, la
tonicità muscolare viene accresciuta. Parimenti, siccome oltre l’inibizione,
abbiamo pure ammessa la dinamogenia, potremo spiegarci che, come certe
eccitazioni deboli possono paralizzare alcune funzioni nervose, allorché
agiscono sui rispettivi centri, così un’altra eccitazione egualmente debole può
far cessare quella paralisi dei centri superiori. In tal caso C. Richet
rassomiglia il sistema nervoso dell’ipnotizzato ad un uomo che cammini sulla
cresta di un muro. Una scossa lo fa barcollare e cadere in un precipizio, ma
una nuova scossa in senso inverso può rimetterlo in equilibrio[202].
Nel
sonnambulo, dunque, ogni potere volitivo è soppresso: la sua intelligenza
assopita, e non distratta, può destarsi attivamente quando viene eccitata dal
comando dell'ipnotizzatore, ma la volontà non dirige più le idee, i pensieri, i
movimenti. In tal caso, dice C. Richet, l’intelligenza è diventata automatica,
come il cammino di un piccione decapitato.[203]
Il
Morselli, che si è lasciato spontaneamente fascinare da Donato, ha analizzato
le modificazioni che si andavano svolgendo man mano nella sua coscienza, ed ha
osservato che - fin da quando comincia l’intorpidimento generale precursore del
sonno ipnotico, ciò che prima si altera è il potere direttivo moderatore del
cervello sulle azioni riflesse. Da questa diminuzione del predominio cerebrale
sui centri nervosi inferiori nasce una perdita progressiva perdita della
spontaneità psichica: perdita che conclude all’automatismo psichico, tanto nei
processi intellettuali o estesiodici (percezione ed elaborazione delle
sensazioni), quanto nei processi volitivi o cinesiodici (emozioni ed impulsi
motori). Vengono meno a poco a poco tutte le idee spontanee, o ritenute tali, e
i movimenti si effettuano per una diretta trasformazione degli stimoli
sensoriali provocati in impulsi reattivi, senza che il cervello moderi e diriga
(inibisca) codesta produzione di atti riflessi anche i più complicati -[204].
Questo
potere, quindi, direttivo della corteccia, la volontà, non esiste quasi
nell'ipnotizzato, e viene invece sostituito dall’automatismo, il quale, nei
casi in cui il sonno è profondo, viene accompagnato da incoscienza, mentre in
altri, in cui l’intensità del sonno non è molto pronunziata, od in quegli stati
affini, come la fascinazione, la suggestione allo stato di veglia,
l’automatismo può coincidere con un grado maggiore o minore di coscienza.
L’automatismo,
in tutti i casi, si estende non solo ai movimenti, ma benanche alle idee,
all’immaginazione, ai sentimenti ecc.
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