|
CAPITOLO XII. Interpretazione fisio-psicologica di alcuni fenomeni dell’ipnotismo.
L’hypnotisme constitue une véritable méthode
de psychologie expérimentale; elle sera pour
le philosophe ce qua la vivisection est pour
le physiologiste. .
Beaunis.Le somnambulisme provoqué, p.115.
I.
Da
quanto abbiamo fin qui esposto risultano due fatti principali, che
rappresentano i punti culminanti dello stato ipnotico: questi sono
l’incoscienza più o meno completa e l'indebolimento fino all’assoluta
abolizione della volontà. Per questi caratteri il sonno ipnotico non si
discosta dal sonno naturale: tanto l’uno che l’altro sono dovuti
all’immobilizzazione dell’attenzione sull’idea di dormire, con la differenza
che chi vuol dormire del sonno ordinario è in rapporto con sé medesimo; le
impressioni che i nervi sensitivi trasmettono al suo cervello possono
risvegliarvi delle sensazioni od immagini, che costituiscono i sogni, i quali
in questo caso sono spontanei. L’ipnotizzato, invece, si addormenta tenendosi
in rapporto con l'ipnotizzatore, donde la possibilità a questa volontà estranea
di suggerirgli sogni, idee, atti. Messo in questi termini da Liébault il paragone
tra sonno ipnotico e l’ordinario, appariscono chiare le analogie che passano
tra l’uno e l’altro. Il sonno ordinario non è anch’esso caratterizzato dalla
perdita della coscienza e dall’automatismo? Non vediamo anche qui, a
somiglianza dello stato sonnambolico, che un individuo addormentato risponde
tante volte alle domande che gli si fanno, e poi al destarsi non ne serba più
alcun ricordo? E che esista questa analogia tra loro è dimostrato dal fatto che
il sonno normale può trasformarsi in qualche caso nel sonno ipnotico. Bernheim[195]scrive
che, trovandosi nel suo riparto dell’ospedale una povera tisica, che dormiva, e
che mai aveva ipnotizzata, toccandole leggermente la mano, le disse: -Non vi
svegliate. Dormite. Continuate a dormire. Non potete più svegliarvi -. Dopo due
minuti le solleva le braccia: ed esse restano in catalessia. Prima di andar via
le ordina di svegliarsi a capo di tre minuti: qualche tempo dopo essersi
destata non si ricordava di nulla.
Bernheim
suppone che la donna cominciava a svegliarsi, ma che la sua ingiunzione di
continuare a dormire le ha impedito di svegliarsi completamente, e così si è
riaddormentata in sonno ipnotico, vale a dire, in rapporto con lui. Nè quanto
stiamo dicendo è in contraddizione con quello esposto a pag. 370, quando
abbiamo ritenuto il sonno ipnotico uno stato speciale, non interamente identico
al sonno normale; poiché, se non vi è perfetta identità, quantunque vi sia chi
l’ammetta (Morselli, Delboeuf), pure tra l’uno e l’altro vi passano certe
analogie. Anzi vi sono degli scrittori come il Cullerre[196], il
Tonnini[197]ecc.
che sostengono l'analogia anche tra sogni e suggestioni. Comunque sia, ciò non
esclude che nel sonno ipnotico debba avvenire una particolare modificazione
dinamica delle funzioni di certe parti del cervello.
Il
sonno ipnotico, e più propriamente il sonnambulismo, noi possiamo considerarlo
come uno stato di passaggio, un anello di congiungimento fra la veglia ed il
sonno fisiologico. Sicché avremmo questa gradazione: facoltà intellettive,
coscienza, volontà, nella pienezza della loro attività (veglia);
attività limitata di alcune funzioni mentali e del corpo, controllo dei centri
superiori, che coordina le idee, abolito (sogni); incoscienza ed abulia
più o meno complete, funzioni mentali sospese, ma che possono dietro uno
stimolo, che in tal caso è la suggestione, destarsi dal loro torpore e
manifestarsi nella loro massima attività (Sonnambulismo ipnotico);
incoscienza relativa ed abulia assoluta, sospensione di tutti i moti volontari
e dell’attività intellettuale, trionfo della vita vegetativa (sonno
fisiologico).
Al
sonnambulismo ipnotico potremmo anche paragonare quello naturale, il quale
differisce dal primo, in quanto in esso
è l’impulso interno che spinge ad agire l’individuo, mentre nel sonnambulismo
sperimentale l’impulso viene dallo esterno, dal gesto o dal comando
dell’operatore.
Posta
in siffatti termini la distinzione tra le due forme di sonnambulismo, non
sapremmo accettare l’opinione emessa da Gilles de la Tourette, il quale
considera il sonnambulismo naturale, per ordine cronologico, come il precursore
dell’isteria, ed il sonnambulismo provocato una trasformazione di questa.
Hanno, è vero, fra loro molti punti di contatto, fra cui l’amnesia al passaggio
nello stato di veglia; ma se il primo può procedere od essere per sé stesso una
delle manifestazioni dell’isteria, l’altro non può chiamarsi una trasformazione
di questa, dal momento che abbiamo visti individui perfettamente sani, e senza
alcun precedente neuropatico, presentare più facilmente che qualche isterica lo
stato sonnambolico.
Se
non fosse così, non sapremmo spiegarci come il sonnambulismo naturale possa
scomparire per mezzo del sonnambulismo provocato. Se l’isteria fosse veramente
la base su cui essi poggiano, se in essa trovassero ambedue il loro tratto di
unione, essendo gli stessi gli elementi che ne costituiscono il fondo, l’uno
non potrebbe distruggere l’altro.
Ritornando
ora alle affinità che passano fra sonno normale e provocato, dobbiamo notare un
altro fatto che si riferisce alla circolazione cerebrale nei due stati.
Sono
a tutti note le esperienze sulla circolazione cerebrale durante il sonno
fisiologico, fatte dal Mosso. Egli per constatare lo stato e le modificazioni
della circolazione cerebrale ha preso in esame la circolazione periferica. Così
per mezzo del suo pletismografo ha osservato che nel passaggio dal sonno alla
veglia vi è un aumento del volume del cervello e contrazione dei vasi
dell’avambraccio. Passando dalla veglia al sonno si produceva il fenomeno
opposto, e mano mano che il sonno si rendeva più profondo, il polso cerebrale
diminuiva.§420. Da queste esperienze ha conchiuso che nel sonno naturale la
quantità di sangue contenuta nel cervello diminuisce, e vi è quindi anemia
cerebrale, in conseguenza dell restringimento dei vasi arteriosi e della
diminuita energia e frequenza delle sistoli cardiache. A ciò si aggiunga che,
quando durante il sonno alcune impressioni venivano ad eccitare il cervello
(qualche rumore, il suono dell’orologio ecc.), quantunque non svegliassero il
dormiente, producevano un rialzo della curva cerebrale, nel tempo stesso che la
curva del braccio diminuiva. Quando il cervello era in assoluto riposo avveniva
l’opposto.
Tali
esperienze del Mosso determinarono il Salvioli a fare identiche ricerche
durante il sonno ipnotico, ed i risultati da lui ottenuti furono opposti; per
cui venne alla conclusione che, mentre nel sonno normale la quantità di sangue
nel cervello diminuisce, nel sonno magnetico questa cresce, e che il sonno
naturale sarebbe il riposo del cervello, laddove l'ipnosi è uno stato
di eccitamento dei centri nervosi. Però le ricerche ulteriori dei prof.
Tamburini e Seppilli constatarono che, almeno nella letargia, tanto col
pletismografo di Mosso che con lo sfigmografo ad aria, il calibro dei vasi
dell’antibraccio aumentava allo stesso modo che nel sonno naturale. Il
risultato di siffatte esperienze è stato quindi di dimostrare un’altra analogia
fra le due forme diverse di sonno, l’anemia cioè del cervello.
|