L'IPNOTISMO E GLI STATI AFFINI

Back to Index

III.

Un pericolo davvero grave è quello derivante dalla possibilità delle suggestioni criminose.

Trattandosi di suggestioni, aventi, come le criminose, un certo grado di gravità, perché abbiano esito sicuro, è necessario che il soggetto sia stato di già sperimentato dall'ipnotizzatore. - Questo essere passivo, al dir del Gilles de la Tourette[186], non esegue che ciò che vuole eseguire: per liberarsi di una importunità può perfettamente mentire, promettere e non mantenere ciò che ha promesso. - §398.

Il Gilles, prevedendo che tale affermazione sarà non lievemente contrastata, riporta l'opinione del Puységur fondata su molteplici fatti, presso a poco come il seguente:

Il Puységur mise lo scrivano Viélet in uno stato di completo sonnambulismo, e gli domandò se fosse padrone di fargli sottoscrivere un bono, che avrebbe riempito a sua volontà. Sì signore, rispose il Viélet . - Ebbene io potrò dunque farvi fare la donazione di tutto il vostro? - Ciò non sarà possibile, signore, perché, prima di sottoscrivere, saprò la intenzione vostra, e la mia firma allora non sarà come quella che io fo ordinariamente. - Ma infine, in quantunque modo firmerete, ciò basterà. - Se è così non lo farò. - Maravigliato da questa affermazione il Puységur  continuò: Ma infine, se io vorrò assolutamente la vostra firma, è giuocofoza che la segniate, perché il mio impero su di voi è assoluto. - Voi non l’avete che fino ad un certo limite, e, se voi vorrete esigere da me una simil cosa, voi nulla di male potrete recarmi, poiché io mi sveglierò.

- Di tal che, conclude il marchese Puységur , il magnetismo è un mezzo di più nelle mani degli onesti per fare il maggior bene possibile, e in quelle poco delicate non può derivarne alcuno abuso, perché non puossi pervenire a mettere il malato in assoluta dipendenza; e, se lo si costringa, non si potrà vincolarlo, rischiando di perderne totalmentte la salute senza nulla ottenere-.

Non possiamo completamente accettare quest’ordine di idee così reciso, poiché non poche esperienze lo contrastano. Alcuni scrittori però vi fanno buon viso, negando l'automatismo assoluto affermato dal Liégois.

Il sonnambulo può diventare uno dei migliori istrumenti di delitto, sia per la precisione con cui esegue il comando ricevuto, sia per l’amnesia spontanea o suggerita, che accompagna il suo passaggio allo stato di veglia.

Tutti gli autori della Scuola Francese, che possono dirsi i migliori su tale tesi, la trattano piuttosto dal lato della fenomenologia, anche quando discorrono dell’ipnotismo dal punto di vista legale; ma non entrano in quell’accurata indagine dei principi giuridici regolatori, in guisa da  soddisfare l’esigenza dello scienziato. Il Pugliese nell’Archivio di psichiatria accennò la questione e ne mostrò il delineamento, lasciando ad altri la cura dei dettagli, i quali sono stati dal Campili nettamente profilati.

Ma prima di fare qulche considerazione di scienza penale, è d’uopo indugiarci in quella fenomenologia, nella quale la Scuola francese tanto si spazia, perché certe teoriche meglio si comprendano, e più opportune si rivelino.

Nel giornale La Lois il distinto avvocato Fourcalux riferisce, fra le altre, la seguente esperienza fatta insieme al Focachon. Viene addormentata una giovine di estrema sensibilità; le s’ingiunge d’introdursi il domani nell’appartamento del signor Focachon e di rubare un anello deposto in un cassetto.

Voi me lo porterete, le suggerisce l’avvocato; sopratutto badate bene di non tradirmi!

All’ora indicata la giovane X va dall’avvocato a consegnargli misteriosamente il gioiello rubato.

Alla sera, essa viene addormentata da Focachon, ed ha luogo fra loro il seguente dialogo:

Oggi mi fu rubato un anello: voi dovete sapere da chi. - Come volete ch’io lo sappia? - Voi non dovete ignorarlo. - Perché? - Perché son sicuro che conosceste il ladro, nominatelo! - Non posso! - Io lo voglio. - Vi dico che non posso! - Voi sapete che non avete alcuna volontà, qui non c’é che una volontà: la mia, obbedite. - (dopo una resistenza muta e un certo sforzo). Ebbene son io! - Non è possibile! - Sì, sono io! -  Voi non siete capace di una simile azione; vi hanno obbligata a commetterla? - No - Voi non avete fatto ciò, certo, da voi sola. - Sì! - Io non vi credo. - Ebbene...no! - Perché avete rubato allora? - Oh non ve lo dirò._Io l’esigo. - Giammai! - Io vi ordino di dirmelo. - Non posso! - L’ipnotizzata si rifiuta assolutamente alle rivelazioni. Nondimeno l’ipnotizzatore è convinto che, moltiplicando i suoi ordini, egli sarebbe pervenuto a strapparle il segreto, avendo in parecchie circostanze vinto rifiuti altrettanto prolungati e non meno ostinati. Ma ecco una prova più concludente ancora.

L’avvocato riaddormenta la giovane. Sentite:

- Io debbo vendicarmi di qualcuno: Volete aiutarmi? - Subito - Voi sapete che il signor Z. è mio nemico. - Vi credo. - Bene: allora voi lo denuncerete. Appena sarete sveglia, voi scriverete al giudice di pace di Charmy per dirgli che siete stata accusata del furto di un anello, ma che voi siete innocente, che il colpevole è il signor Z., che voi avete visto commettere questo furto. - Sarebbe una bugia poiché sono io che ho preso l’anello. - Non importa! voi siete troppo onesta per rubare. Non siete voi..., intendete bene? non siete voi che avete rubato -  (Con convinzione:) Infatti, non sono io! - E’ il signor  Z. il ladro! - E’ vero! - Voi l’avete veduto? - (Con energia) Sì, è lui! - Voi lo scriverete al giudice di pace, nevvero? -Sì, sì, subito: bisogna che lo denunci!

Ed appena svegliata, la giovane, spontaneamente scrisse, e spedì la lettera d’accusa, statale suggerita, di cui ecco il testo:

- Signor Giudice di pace,

-  Devo compiere un dovere. Stamane è stato rubato, presso il signor Focachon, un anello. Sono stata accusata io del furto, ma ingiustamente, poiché vi giuro son del tutto innocente. Io debbo dirvi chi fu il ladro, poiché tutto ho veduto. E’ il signor Z. (e qui il nome scritto chiarissimo). Ecco come successe: egli s’introdusse nella camera del signor Focachon a un’ora, passando per la porticina di via dei Four, e rubò un anello col brillante che si trovava in un cassetto del comò vicino alla finestra. Io l’ho visto. Poi lo mise nella tasca e partì subito. Vi giuro che le cose stanno come ho detto.

- Egli è il vero ladro, e io sono disposta a dichiararlo innanzi alla giustizia -X.[187]-.

Il Liégois pone fra le mani di una giovanetta profondamente addormentata, che ridusse in completo automatismo, una pistola scarica, dicendole di sparare un colpo contro sua madre, che assiste all’esperienza. L’ordine è immediatamente eseguito.

Per suggestione post-ipnotica, nello stato consecutivo di veglia l’ordine viene eseguito con tutta l’apparenza della spontaneità, come se fosse un atto volontario, la cui idea sia sorta primitivamente nel cervello del soggetto. Per questa abulia, ed in conseguenza per l'assoluta obbedienza del sonnambulo alla volontà dell’ipnotizzatore, una idea criminosa, insinuata nella mente di quello, al termine prefisso sorge imperiosa, prende corpo sino a divenire irresistibile, e l’atto suggerito vien posto in esecuzione. In tal caso l’atto compiuto avrà un tale carattere di spontaneità da sembrare volontario, anche allo stesso sonnambulo, il quale cercherà in sé medesimo le ragioni da giustificare più o meno l’azione da lui commessa.

Alla irresistibilità il delitto commesso nello stato ipnotico aggiunge l’altra nota della completa incoscienza della ricevuta suggestione: ma su ciò vi è dissenso fra gli autori. Il Liégois afferma che: - Ogni persona messa in istato di sonnambulismo diviene nelle mani dello sperimentatore un puro automa, tanto sotto il rapporto morale quanto sotto quello fisico: lo si può comparare all’argilla, che il pentolaio manipola a suo piacere dandole svariate forme: sovente, in effetti pare che il sonnambulo presenti i desideri dello ipnotizzatore; egli non vede che ciò che costui vuole che vegga; non crede che ciò che costui vuole che creda. Ogni spontaneità è soppressa: una volontà esteriore ha come scacciato di seggio la volontà sua, e vi fissa il suo dominio, lasciando alla espulsa quella parte di reggimento che rigetta o respinge -.

Questa forte credenza alla suggestione ha portato alcuni scrittori a vedere da per tutto agenti ipnotizzabili ed ipnotizzanti; di tal che il Gilles afferma che il maggior pericolo dell’ipnotismo risiede oggi nell’interpretazione esagerata dei suoi effetti, e nella paura che infonde negli spiriti timorati o facilmente invasi delle credenze dello straordinario e del soprannaturale.

Non parrebbe molto discutibile che dovrebbero assoggettarsi ad una pena l’autore di reati commessi per suggestione, anche ignorando l’indole malefica dell’ipnotizzatore, che non sia medico; poiché, in tal caso l’assoggettamento alla manovra ipnotica costituisce per sé stesso un fatto volontario, dal quale poteva prevedersi poter derivare una qualche funesta conseguenza, come quella effettivamente consumata. Il perché ragionevolmente sarebbe da punirsi il reato commesso con i criteri della culpa lata.

Non dividiamo quindi la seguente opinione del Campili: - Abbiasi pure l’elemento del danno nell’offesa recata dall’ipnotico: ove sono gli altri elementi che completano il reato, ed integrano col concetto della colpa giuridica quello della colpa obbiettiva, cioè l’immoralità manifesta del reo, cui pur si ricollega, come effetto naturale, l’allarme sociale destato dall'apparizione del maleficio? Se di fatti il concetto giuridico della colpa racchiude come elemento essenziale il pericolo di un nuovo attacco e suppone la capacità a delinquere, come la si può facilmente desumere, laddove questo pericolo si riesce a scongiurare dalle stesse precauzioni che sarà per adottare l’ipnotico?-[188]

Non dividiamo tale conclusione, perché il criterio della responsabilità penale sociale nella scuola positiva non è solo nell’antica formola ne peccetur: tale formola giustifica la qualità della pena, ma non la punibilità in genere, perché altro è il criterio del dolo, ed altro è il criterio della colpa, e non è lecito confonderli.

Per simili ragioni non dividiamo neanche l’opinione emessa dal Pugliese nei seguenti termini:

- Quale sarà mai la responsabilità della persona, che esegue il delitto per suggestione ricevuta, e del quale non ha coscienza o ricordo? Essa vuole il delitto, anzi al delitto si sente irresistibilmente trascinata; lo compie con perfetta coscienza ed intelligenza; freddamente lo prepara e lo esegue. Pure non si potrà dubitare che dovrà dirsi irresponsabile, perché la sua volontà serve ad una suggestione, ad un comando, che condizionò necessariamente la sua forza psichica, e della quale non ha ricordo o coscienza,perché in lui riposta quando coscienza e memoria furono abolite[189].-

Eppure non dubitiamo che debba dirsi responsabile, poiché, se manca la volontà nel momento del reato suggerito, non manca la medesima nel momento in cui l’individuo si assoggetta liberamente alle manovre dell’ipnotismo, per mano di un individuo che abusivamente esercita tale pratica.

A tali induzioni, che troveranno poco gradimento presso taluni, il prof. Bonghi, il quale è innanzi tutto uomo logico, forse farà buon viso, egli che della scuola positiva scrive: - solo da  questa scuola si può oggi aspettare la correzione nella nostra legislazione penale di tutte quelle debolezze mentali e morali, che vi si sono introdotte -[190].

Se si conserva alla pena l’antico significato di espiazione, certo ripugna al senso comune moderno il fare espiare all’ipnotizzato il reato da lui commesso; ma se si penserà che il magistero punitivo è puramente difensivo (che pure ne pensi e ne scriva il contrario il Balestrini), non sembrerà ripugnante che la Società si metta in cautela contro un individuo pericoloso, perché delinquente comune o delinquente ipnotizzato.

Colui il quale involontariamente soggiace ad una suggestione e per effetto di questa commette un reato, si presenta ad una prima e superficiale osservazione quale un infelice; ma, vinto un primo istinto di pietà, egli si rivela come un essere organicamente nocivo alla consociazione, e tale che, contemperando le giuste esigenze della libertà individuale e quelle inerenti alla necessità dell’esistenza sociale, sollecitar dovrà le cure del legislatore con provvedimenti atti a garentir l’ordine sociale, ed intimamente repugnanti ad una esplicazione intera della libertà individuale.

Siamo giunti adunque alle stesse conclusioni del Garofalo[191], criticato dal Campili. Noi non ricercheremo se lo stato di allucinazione o di sonnambulismo, del quale parla Garofalo sia quello stato che si ha per effetto dell’ipnotismo, o quello che deriva da cause naturali; ma dico: o il Garofalo ha voluto parificare al trattamento del folle anche quello dell'ipnotizzato reo, e non merita la critica del Campili, o il Campili crede che il Garofalo abbia voluto parlare del naturale sonnambulismo, ed allora malamente lo ha chiamato in campo. Del resto questo autore all’occasione saprà dire il suo autorevole verbo.

In ogni modo anche il Campili riconosce nel danno consumato dall’ipnotizzato un ampio addentellato per la teoretica della responsabilità civile nascente da reato[192].

Nello stato attuale della Giurisprudenza è impossibile porre la quistione della responsabilità penale del reato commesso per suggestione non richiesta dallo stesso soggetto, e non risolverla a norma dell’art. 94 C. P., nel quale sta scritto: - Non vi è reato se l’imputato, nel tempo in cui l’azione fu eseguita, trovavansi in istato di privazione di mente permanente o transitoria, derivante da qualsiasi causa, ovvero vi fu tratto da forza alla quale non poté resistere. -.

Un esempio di dichiarazione d’irresponsabilità per delitto commesso in stato di sonnambulismo ce l’offre una sentenza della Corte d’Appello di Parigi.

Nell’udienza del 26 gennaio 1881, la Corte d’Appello, sezione correzionale, sedente in Parigi, annullò una sentenza del Tribunale di 1a istanza, condannante a tre mesi di prigionia per oltraggio pubblico al pudore un tale Emilio D..., arrestato nel 18 ottobre 1880, ad otto ore di sera, dagli agenti municipali sorveglianti alla strada S. Cecilia. Costoro affermarono che l'Emilio aveva commesso degli atti indecenti, restando più di mezz’ora presso l’orinatoio. L'Emilio, bruscamente scosso da essi, protestò invano la sua innocenza: fu condotto al posto di polizia, e dopo tre giorni condannato ed inviato alla prigione della Santé, ove arrivò ammalato, e fu mandato all’infermeria. Quivi fu riconosciuto essere soggetto ad accessi di sonnambulismo spontaneo, per il che si cominciò a dubitare ch’egli effettivamente non avesse avuta coscienza e ricordo dell’oltraggio al pubblico costume attribuitogli. Dopo una dotta relazione del dottor Motet, fatta nella summentovata udienza della Corte d’Appello, il Presidente per meglio convincersi volle fare delle esperienze.

Il Motet lo fece fissare fortemente per alcuni istanti, e così lo fece entrare nel periodo del sonnambulismo provocato, nel quale, perduta la propria volontà, fu sottoposto all'altrui: dopo di che ne avvertì la corte giudicante, mentre l’Emilio era nella camera di sicurezza.

I periti lo chiamarono, e l’Emilio, sentita la loro voce, si precipita, respingendo le guardie trovate sul suo passaggio, e le respinge col vigore di chi abbatte un ostacolo, apre la porta della sala dell’udienza, ed, arrivato presso i periti, si arresta immobile e attende. In questo momento l’Emilio non conosce che i periti, non vede che questi, non obbedisce che ad essi. Ma il Presidente, volendo assicurarsi del ricordo che ha dei fatti formanti parte della causa, domanda ai periti a voce bassa d’ordinare al sonnambulo di aprire i suoi calzoni.

I periti gli dicono: spogliatevi.

Egli si spogliò dei suoi abiti con impeto impaziente.

Dopo, sull’invito del Presidente, gli domandarono: Cosa avete fatto nell’orinatoio? ve ne ricordate?

E lo piazzarono presso il muro.

Egli ripetè i medesimi atti più volte di seguito.

I periti lo svegliarono con un soffio d’aria fredda sugli occhi, e l’Emilio nel risvegliarsi si sentì profondamente meravigliato di trovarsi lì. Il Presidente gli si avvicina e gli dice: -Voi vi siete svestito a noi davanti.

- Nol credo, risponde egli.

-Tutti questi signori vi hanno visto al pari di noi: guardatevi, siete ancora sbottonato, i vostri calzoni sono ancora aperti.

-Signore, non me ne ricordo.

All’udienza era presente il dottor Mesnet: a domanda del Motet il Presidente consentì che il dottore entrasse nella sala di Consiglio. Il Mesnet si impossessò dell’Emilio, lo sottopose al sonno ipnotico e gli ordinò di scrivere una lettera, piazzandolo presso uno scrittoio: l’Emilio scrisse le prime linee di una lettera che dal carcere indirizzava ai magistrati.

L’esperimento fu completo.

L’Emilio fu svegliato e rinviato nella stanza di sicurezza.

Riaperta l’udienza, la corte emise la seguente sentenza:

Attesoché, se si è provato che D... commise i fatti a lui attribuiti, non è del pari sufficientemente provato che furono commessi con piena responsabilità morale.

Considerando in effetti, come risulta da una perizia del Dottor Motet, rimontante ad una data antica, che il prevenuto si trova sovente in stato di sonnambulismo e che in tale stato non è responsabile dei suoi atti, e tale perizia fu avvalorata in un nuovo esperimento fatto nella camera di Consiglio, in tali circostanze di fatto il D... non è da considerarsi come responsabile.

La  Corte annulla la sentenza appellata[193].

Quid, se il soggetto si è fatto ipnotizzare per farsi suggerire un reato da lui voluto, che, fuori lo stato ipnotico, non avrebbe saputo o potuto arditamente consumare?

La questione è trattata dal Campili con quella sua solita valentia, e ne riferiremo le idee principali.

Può intervenire che un individuo, fermo nel voler eseguire un maleficio, sia per eludere la pena, sia per essere vie meglio pronto e preciso nell’azione, sia per impedire un affievolimento del suo gagliardo proposito, o per qualsiasi altra ragione, abbia stimato opportuno giovarsi dell’opera dell’ipnotizzatore per sentirsi da lui comunicata, sotto forma imperativa, la sua matura determinazione. Ma, se la radice del proposito criminoso non può ricercarsi al momento della consumazione, o in tutta la durata dello stato ipnotico, o nell'intervallo che corre tra l’atto suggerito e l’atto suggestivo, noi, se vogliamo sorprendere il processo di preparazione psicologica del reato, dovremo rimontare fino al punto in cui la coscienza del reo non era ancora venuta meno, ed il reato era idealmente l’espressione di tutte le disposizioni individuali e del carattere morale del suo autore. Conviene cioè trascendere il campo del fatto materiale e percorrere la serie dei rapporti anteriori, per cui questo è passato dallo stato di deliberazione consciente fino a quello di movimento automatico.

Il Campili ricorre alla dottrina del mandato, che consisterebbe nel fatto che l'individuo avente il proposito criminoso si sia giovato dell’opera di un ipnotizzatore. In quest'ordine d’idee l’ipnotizzazione, a cui si sottopone l’individuo, chiude il processo delittuoso; nel piano sistematico della premeditazione esso rappresenta l’ultima fase, con cui il reato subbiettivamente si esaurisce. Quel momento resolutivo della deliberazione volontaria sta a designare che il mandato criminoso è consumato subbiettivamente, che cioè il soggetto attivo nulla ha più da aggiungere di suo, perché la figura del reato si trovi al completo. D’indi in poi egli cessa di essere un uomo, e diventa stromento dell’altrui volontà e della propria, a cui il suo operato si ricongiunge per un rapporto mediato.

Questo sentimento del Campili, ch’è conforme ai principi della scuola positiva, non ripugna, come egli suppone, ai principi della scuola classica. Vero è che il mandante, nei casi ordinari, secondo questa scuola, nel pieno esercizio delle sue facoltà, rievocando il mandato, andrebbe esente da pena, ma nel caso del nostro ipnotizzato, il non poter cangiar volontà dipende dal fatto di essersi volontariamente privato della sua volontà, mediante l'ipnotizzazione, riducendosi allo stato di automa.

Provided Online by http://www.neurolinguistic.com

Back to Index

From our Online Free Library at www.pnl-nlp.org/dn Find now here hundreds of ebooks and texts on NLP, Hypnosis, Coaching, and many other mental disciplines...

Dalla nostra libreria online a www.pnl-nlp.org/dn/ Scopri centinaia di libri su PNL, Ipnosi, Coaching e molte altre discipline della mente