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II.
Non
sappiamo fino a che punto sia vera l’opinione di coloro che ritengono
l'ipnotismo, in tutte le sue svariate forme, come uno stato non morboso, perché
non ha alcuno dei caratteri che la patologia di tutti i tempi e di tutte le
scuole ha considerato necessari per stabilire la natura morbosa di una
qualsiasi manifestazione funzionale del nostro organismo.
-
Qual malattia, scrive Morselli, raggiunge la gravità apparente che ha l’ipnosi,
per svanire poi ad un semplice soffio? E non sarà invece più agevole trovarvi
analogie con lo stato normale del sonno con sogni? - Noi non crediamo che sia
completamente risoluta la quistione, se l’ipnotismo sia un semplice stato
psico-fisiologico speciale, ovvero uno stato morboso. Non ammettiamo che sia
propriamente un malattia provocata (quantunque transitoria), ma certamente il
sonno ipnotico dev’essere uno stato speciale, il quale non è interamente
identico al normale, altrimenti come si spiegano in alcuni individui dei veri
deliri post-ipnotici, perché dovrebbero manifestarsi il sonnambulismo
spontaneo, perché dovrebbe essere in gran numero di casi l’agente rivelatore
dell’isterismo? Il sonno normale con sogni tutte queste conseguenze non le ha
prodotte mai. Esso è riparatore per le forze dell’organismo; ad esso si
abbandona il nostro sistema nervoso per rinfrancarsi, per riposare quando è
stanco dalle lunghe fatiche sostenute, ed al destarci ci sentiamo rinvigoriti:
i nostri nervi, i nostri muscoli, la nostra mente risentono nella loro energia
rinfrancata gli effetti del sonno benefattore. ma l’ipnotismo non sempre riesce
a portar questa calma del sonno naturale. L’ipnotizzato tante volte si desta
sofferente, gli fa male il capo, è stanco, e di questa stanchezza si lagna
spesso anche durante il sonno.
Che
il sonno ipnotico dev’essere uno stato a parte, lo dimostra il fatto che
nell'individuo immerso in sonnambulismo noi con una semplice suggestione
possiamo determinare epistassi, emorragie cutanee, vescicazioni ecc. Per
ottenere tutto ciò il sistema nervoso dell’ipnotizzato deve trovarsi in
condizioni del tutto speciali, e se le conseguenze nocive, che possono
lamentarsi, non sono molto frequenti, è perché tale stato eccezionale dura
breve tempo. Ma protraete il sonno ipnotico a lungo, e ripetete spesso
l’ipnotizzazione senza scopo, praticate l’ipnotismo senza metodo e senza una
guida scientifica, adoperate mezzi esaurienti il sistema nervoso come quelli di
Donato, sottoponete spesso il soggetto a lunghe e faticose esperienze, che ne
perturbino lo stato psichico, e non potrete ottenere che le conseguenze già
lamentate da molti ipnologi. E’ allora che vedrete individui, fino a quel
momento creduti sani, presentare manifestazioni isteriche, un altro si lancerà
nella Loira, un altro diverrà ricattatore, come lo studente citato dal
Lombroso, un altro perderà la memoria, un altro recidiverà di epilessia, e via
dicendo.
L’ipnotismo,
quindi, mantenuto in ristretti limiti, quali potrebbero essere quelli che si
riferiscono a scopi terapeutici, è in generale un elemento efficace per la cura
di un certo numero di malattie nervose, specialmente a fondo psichico; ma,
abusato o dato in mano a persone inesperte, siano anch’esse medici, può esser
causa di non pochi danni per la salute di coloro che vi si assoggettano.
Il
Morselli ha fatto notare al Congresso dei medici alienisti di Voghera (1883)
gli effetti talora nocivi nelle donne affette da isterismo. - In tali persone,
egli scrive, l’ipnotismo non è del tutto innocuo; perché se, dopo reiterate
ipnotizzazioni a scopo curativo e mercè la suggestione, molte malattie nervose,
l’isterismo specialmente, se ne avvantaggiano, pure, considerando che gli stati
ipnotici ed ipnoidi sono stati anormali del sistema nervoso, si comprende che,
a lungo andare, chi avesse codesto sistema già turbato nel suo meccanismo
organico e nella sua attività funzionale, non potrebbe impunemente sottoporsi a
processi, il cui effetto precipuo è di esagerare prima e di esaurire in seguito
l’eccitabilità dei nervi e dei centri. -
E’
vero che Bernheim dice di aver addormentato individui intelligentissimi per
mesi ed anni, ogni giorno ed anche due volte al giorno, e giammai di aver
constatato il minimo danno alle facoltà intellettive. Il sonno ipnotico,
secondo lui, è per sé stesso benefattore ed esente da inconvenienti, come il
sonno fisiologico. Però Brnheim non osa negare che alcuni cervelli fragili,
predisposti all’alienazione mentale, possano ricevere da esperienze inopportune
e mal condotte un colpo serio, sapendosi che ogni emozione, ogni scossa
violenta può esser l’origine di una follia, il cui germe diatesico, spesso
ereditario, è inerente all'organismo. Né lo stesso autore sa dissimularsi
l’altro danno pur troppo reale, che, cioè, alcuni soggetti, in seguito a
numerose allucinazioni provocate durante il sonno, divengono suggestibili ed
allucinabili allo stato di veglia. Ma a questo male Bernheim trova rimedio
nella suggestione stessa, per mezzo della quale si otterrebbe dal soggetto
l’oblio delle allucinazioni comunicategli nel sonno ipnotico, e con lo stesso
mezzo si eviterebbe che egli subisse la volontà ed il comando di altri.
Uno
degli inconvenienti molto serii è certamente la grande facilità con cui possono
essere ipnotizzati i soggetti che si sono molte volte sottomessi alle pratiche
ipnotiche, per cui un semplice comando è sufficiente per farli cadere in
sonnambulismo. §373
Il
Bernheim[179], che
ha richiamato appunto l’attenzione su tale argomento, non se ne mostra affatto
preoccupato, ritenendo che il rimedio stia accosto al male. Allorché
prevediamo, egli scrive, nei nostri sonnambuli una simile disposizione, noi
abbiamo cura di affermar loro che nessuno potrà addormentarli fuorché il loro
medico, ed il soggetto, docile al comando, diviene refrattario ad ogni altra
suggestione. Avendo egli un giorno cercato d'ipnotizzare un eccellente
sonnambulo che aveva già addormentato altre volte, non vi riuscì; allora chiamò
in aiuto Liébault, che l’addormentò in pochi secondi. Domandato al soggetto
perché egli non v’era riuscito, rispose che Beaunis gli aveva detto durante il
sonno che egli soltanto e Liébault avrebbero potuto ipnotizzarlo. - Dunque,
conclude Bernheim, il danno di una estrema suggestibilità ipnotica può essere
evitato per mezzo della suggestione medesima -. - Che forse nella maggior parte
dei casi con la suggestione si possa ottenere tale risultato, noi l’ammettiamo;
ma non possiamo fare una regola generale, in primo luogo perché un semplice
caso citato da Bernheim non è sufficiente per assicurarci che la suggestione
sempre e pienamente raggiunga lo scopo, e secondamente perché una nostra
osservazione ci fa ritenere il contrario.
Un
giorno si presenta a noi la donna, di cui abbiamo riferito la storia a pag.
349, e che sappiamo essere un soggetto del dottor Andriani: ci racconta una
lunga serie di sofferenze, per le quali noi le consigliamo di farsi curare per
mezzo dell’ipnotismo.
La
donna si rifiuta, allegando per iscusa di non sentirsi disposta. Dopo alcuni
giorni ritorna alla nostra osservazione in istato peggiore, e nuovamente si
nega a farsi addormentare, ma ci promette di ritornare un altro giorno, che
ella stessa ci indica. L’attendiamo invano. Allora ci accorgiamo che deve esserci
qualche suggestione del dottor Andriani, preghiamo il nostro amico di
toglierla, ma egli si nega. Fu allora che ci accingemmo con tutti i mezzi per
vincere la suggestione, e principalmente per constatare fino a qual punto il
sonnambulo possa ritenerla. Sapendo che le condizioni di famiglia di quella
donna erano poco floride, le diamo a fare piccoli lavori che paghiamo secondo
la sua richiesta, senza mai tralasciare di persuaderla a farsi ipnotizzare da
noi. Finalmente un bel giorno ella cede, e ci confessa durante il sonno di aver
indugiato tanto ad arrendersi alle nostre premure, perché glielo aveva proibito
il dottor Andriani.
Come
si vede questo esempio distrugge interamente quanto afferma Bernheim, e non
sapremmo se, ripetendo su altri soggetti con pazienza la pruova da noi tentata,
non si possa giungere ad annullare con simili suggestioni allo stato di veglia
quelle fatte da altri durante il sonno ipnotico.
Nelle
persone veramente sane i danni dell’ipnotismo sono però meno da temersi: in
alcuni più sensibili può svilupparsi talvolta una certa irritabilità nervosa;
ma ciò non toglie che ipnotizzazioni molto spesso ripetute, mal regolate,
provocate con mezzi molto esaurienti, ovvero suggestioni che scuotono
fortemente lo spirito e la mente del soggetto, allucinazioni provocate, stati
emotivi molto intensi ecc. possano riuscire di serio danno alle funzioni
organiche del soggetto anche sano, in modo che la salute subisca gravi
perturbamenti. Bisogna esser molto cauti e non fare dell’ipnotismo un oggetto di
pubblica curiosità: l’obbligo del medico è di ricorrere a questa pratica sol
quando la necessità lo richieda per la salute dello infermo. E se nei
gabinetti, negli ospedali, nei manicomi si fanno esperienze che escono dai
limiti della terapia, noi certamente non leveremo contro la nostra voce. In
quei luoghi, sacri alla scienza, si studia con la serietà degna degli
sperimentatori, che col loro contributo hanno in pochi anni arricchito ed
illustrato un argomento così importante. Gl’individui che si affidano alle loro
mani non temeranno per la propria salute; lo sperimentatore saprà fino a qual
punto possa spingere le sue ricerche, senza che ne derivi alcun danno.
Noi
invece gridiamo contro di coloro che fanno dell’ipnotismo un’industria,
trasportandolo sulle scene dei teatri, come ha fatto Donato, senza badare in
alcun modo ai danni che certe manovre possano recare alla salute dei soggetti
che vi si sottopongono.
Dividiamo
l’idea di Tarchini-Bonfanti che le rappresentazioni pubbliche non siano
interamente da proibire. E’ molto utile che il popolo vegga coi propri cocchi
la natura di questi fenomeni, non creduti dalla maggioranza, e da altri
ritenuti come effetto diabolico: non proibiremmo certamente le sedute ipnotiche
della Zanardelli, che presenta nella sala la sua signora o qualche altro
soggetto, e su di loro opera con criterio e senza indurre alcuna perturbazione
nel soggetto; ma non approveremmo mai le rappresentazioni ad uso Donato, che
sfibrano ed inducono uno squilibrio nel sistema nervoso del paziente.
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