L'IPNOTISMO E GLI STATI AFFINI

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CAPITOLO X. I DANNI DELL’IPNOTISMO

Se noi riconosciamo che il magnetismo

può operare il bene, noi sappiamo

egualmente che, simile a tutti gli altri

agenti della natura, esso può fare il male;

epperciò dobbiamo imparare a conoscerlo,

affine di porci in guardia contro il male

che può cagionare.

E. Dal Pozzo - Tratt. prat. .p.XIX.

I.

Al profano farà certo maraviglia il titolo del presente capitolo, ed a prima giunta esclamerà: - ma se son veri i miracoli che voi ottenete per mezzo dell’ipnotismo, se è vero che l’ipnotismo oggi entra a far parte della terapia di molte affezioni nervose, come mai può cagionare dei danni? -

La domanda è molto logica, ma la risposta è pure abbastanza semplice. Anche i preparati mercuriali fanno miracoli nella infezione sifilitica; la morfina, l’atropina, la stricnina produrranno effetti sorprendenti nei casi in cui verranno giustamente prescritte. Ma date queste sostanze in mano a persone inesperte, che non ne conoscono la posologia, e voi otterrete l’effetto opposto: l’individuo resterà avvelenato. Lo stesso è per le pratiche dell'ipnotismo: se queste vengono fatte senza criteri scientifici, o da persone estranee a tali studi, a scopo di lucro o di spettacolo pubblico, nel maggior numero dei casi potranno indurre effetti nocivi. E tutto ciò non lo diciamo senza fondamento: il lettore ci segua in questo capitolo e nell’altro che parlerà delle applicazioni medico-legali, e ne avrà la ripruova.

H. Milne Edwards, nel 1882, comunicava all’Accademia dell Scienze di Parigi[175] i fatti constatati sperimentalmente sugli animali da Harting, professore di Utrecht, il quale ritiene le esperienze del sonno ipnotico dannose per i soggetti che vi si sottopongono.

Harting fece molte esperienze su animali ipnotizzati, polli, piccioni, conigli, rane. Se l’ipnotizzazione era più volte ripetuta sul medesimo individuo, il sistema nervoso se ne trovava fortemente scosso.

Egli aveva sei polli, che ad intervalli di 2 o 3 giorni furono sottoposti all'ipnotizzazione: dopo 3 settimane circa, uno di essi cominciò a zoppicare. Bentosto una emiplegia si dichiarò, ed esso morì. Lo stesso accadde agli altri cinque polli: tutti furon presi da emiplegia l’un dopo l’altro, sebbene in diversa epoca. In tre mesi tutti eran morti. Questa esperienza, egli dice, ci deve rendere circospetti allorché si tratta di applicare l’ipnotismo alla specie umana.

H. Milne Edwards è del parere che le persone, sottoposte frequentemente ad influenze di questo genere, si perfezionino a poco a poco come soggetti di dimostrazione; e questo sembrerebbe indicare che, per l’abitudine del funzionamento patologico del sistema nervoso, il male divenga sempre più grave. A suo avviso conviene dunque non praticare spesso l’ipnotizzazione od altre azioni analoghe sulle isteriche.

In verità vi sono degli scrittori che esagerano molto i danni che possono derivare dalle pratiche ipnotiche; e per contrario vi è altri che le reputa innocenti, se ben condotte, e non vorrebbe veder proibite le pubbliche rappresentazioni.

In che consistono questi danni dell’ipnotismo? La risposta non si può formulare in poche parole ed in modo assoluto. Le conseguenze nocive variano, a seconda dei soggetti, per la natura e per l’intensità dei fenomeni; e non è possibile farne un quadro esatto, perché le alterazioni varieranno a seconda del carattere psico-fisiologico del soggetto, delle esperienze cui è stato sottoposto, dell’abilità o meno dello sperimentatore, e via dicendo.§364

Abbiamo fatto notare, parlando di Mesmer, come questi avesse in sua casa la chembres des crises e l’enfer aux convulsions, nomi spaventevoli, che ritraevano esattamente le scene che avvenivano nei suoi trattenimenti magnetici. Alcuni ammalati in quei trattenimenti erano assaliti da terribili convulsioni, che erano straordinarie per il loro numero, per la loro durata e per la loro intensità: alcune di esse duravano più di tre ore. Queste erano le crisi di Mesmer, i cui sintomi, descritti nel rapporto Bally, corrispondono a quelli del grande attacco isterico.

I commissari destinati a studiare la scoverta di Mesmer, convennero nel ritenere, che quelle scosse raramente potevano essere utili, ma in generale erano dannose, e non potevano usarsi in medicina che allo stesso modo dei veleni, quando la necessità l’avesse comandato, vale a dire nei casi disperati, in cui bisogna disturbare per riordinare tutto da capo.

Ma quali erano le cause di quelle crisi convulsive? Rappresentavano esse una manifestazione del magnetismo animale, o erano la risultante di nature neuropatiche, le quali, sotto l’azione di una immaginazione esaltata o dei passi magnetici, svelavano il proprio stato fino allora rimasto latente? La quistione è grave e si ricollega a quella sorta in questi ultimi tempi a proposito di alcuni danni verificatisi in soggetti, che si sono sottoposti agli esperimenti pubblici di Donato.

Certo l’isteria può agevolare l’ipnotismo, ma non possiamo dire l’opposto che, cioè, l’ipnotismo sia capace per sé medesimo di generare l’isteria in un soggetto sano, che non abbia precedenti ereditari di neuropatie.

Il Morselli conviene nell’ammettere come in certe persone isteriche la neurosi, ossia la grande labilità del sistema nervoso, agisca come equipollente di quella condizione psichica speciale, che nelle persone sane determina il prodursi dei fenomeni ipnotici.

Ora se in un individuo neuropatico vediamo l’insorgere di fenomeni nocivi, ciò avviene per la stimolazione eccessiva del sistema nervoso di costui, già male equilibrato; e così si spiegheranno le convulsioni, gli accessi istero-epilettici dei soggetti di Mesmer, e dei soggetti che anche ai nostri giorni presentano gli stessi fenomeni. Di modo che non ci farà più meraviglia se in soggetti neuropatici si sia verificata perfino pazzia e demenza permanente, in seguito a pratiche ipnotiche dirette da persone ignoranti. Va da sé che in individui sani, il cui sistema nervoso è in condizioni fisiologiche, questi effetti nocivi sono meno da temersi, a meno che le pratiche ipnotiche spesso ripetute ed esperienze prolungate, che scuotono fortemente, o perturbano lo stato psichico del soggetto, non inducano serie modificazioni da esaurirne il sistema nervoso, tanto da renderlo vulnerabile ai minimi stimoli. A quanto abbiamo detto farebbero contrasto i casi, riferiti da C. Richet[176], di due donne, una di propria osservazione, ed un’altra appartenente ad un suo amico,  medico, che, non essendo isteriche, lo divennero in seguito alle sedute d’ipnotismo.

L’autore nel riferire questi due casi non cerca di allontanare ogni dubbio, e quindi non dice nulla intorno all’anamnesi: noi quindi siamo costretti a sospettare che forse ricercando bene si sarebbe trovato qualche dato riferibile ai precedenti isterici delle due donne.

Se l’ipnotismo non crea l’isteria, esso svela però un gran numero di isterici, e dividiamo completamente l’opinione di Gilles de la Tourette, nel ritenere che non sono i primi venuti quelli che accorrono a farsi ipnotizzare, e che coloro i quali reclamano l’ipnotizzazione sono neuropatici, ammalati, nel più largo significato della parola, che, spinti da un bisogno o da una curiosità malsana, vengono a cercare ben più che una guarigione ai mali che non esistono ancora, delle emozioni che reclama a suo rischio e pericolo la loro costituzione patologica. Né sembrerà strano questo giudizio per poco che il lettore richiami alla memoria i casi occorsi a Milano e Torino in occasione delle rappresentazioni teatrali di Doanto. L'abbiamo detto altrove: Donato prima di dare pubblici spettacoli fece una selezione di individui neuropatici e predisposti, e furon questi che si prestarono volentieri ad essere oggetto di pubblica curiosità. In costoro si svilupparono quelle conseguenze dannose, che spinsero il Consiglio Superiore di Sanità italiano a vietare simili spettacoli, innanzi ai quali il Mosso con animo indignato esclamava: - La degradazione psichica dell’uomo ipnotizzato è maggiore di quella dell’ubriaco; ed è più umiliante, perché l’ipnotismo è l’onanismo dell’ubriachezza.

- Certo gli spettacoli dei gladiatori erano da preferirsi, perché almeno nel circo vi era la passione della lotta ed il trionfo della forza: qui tutto è degradazione, perché l’intelligenza, la forza e la volontà dell’uomo sono soggiogate e vilipese senza che nulla trionfi[177]-.

A Torino si ebbero a quei giorni parecchi casi di epilessia, di isterismo, di sonnambulismo, di amnesia, sviluppatisi o ridestatisi dopo che queste manovre ipnotiche si diffusero per opera di gente ignorante, che ripeteva gli esperimenti fatti in teatro, specialmente sugli stessi soggetti educati da Donato.

Il Lombroso ne cita parecchi casi che noi trascriviamo.

Criv., procuratore del re e scrittore illustre, dopo tre quarti d’ora d’assistenza a uno spettacolo Donatistico, fu preso da paresi; guarì dopo cura del dottor Bellosta.

Una signora F. fu presa da sonno ipnotico con catalessi durante un simile spettacolo.

Una signora R., isterica, si crede, senza esserlo, continuamente ipnotizzata, ed è in vero delirio isterico.

Una signora X. ebbe convusioni epilettiformi dopo aver assistito allo spettacolo Donatistico.

Col., studente, già sonnambulo e poi guarito, ipnotizzato da Donato, ebbe accessi di sonnambulismo.

Lesc ricadde più volte in ipnotismo al veder oggetti lucidi. Ed egli non ha potuto resistere all’invito di Donato di presentarsi al teatro all’ora fissa, malgrado la propria manifesta volontà contraria e la opposizione dei compagni.

R., studente di matematica, si ripnotizzava ogni volta che fissava il compasso; dovette smettere per qualche tempo il disegno.

Giov., tenente d’artiglieria, già ipnotizzato da Donato, ride d’un invito, mandatogli da questi, di trovarsi al teatro e dare di sè spettacolo; ma all’ora fissata dall’invito si sente tale una smania di andarvi che inveisce anche con modi violenti contro i compagni ed i superiori che lo trattengono; forzatamente impedito, dopo un vero furore, s’addormenta di un sonno ipnotico, dimenticando poi allo svegliarsi l’accaduto.

Bon., studente di matematica, recidivò di epilessia (dopo le pratiche ipnotiche) di cui era guarito.

R., venditore di vino, accusa dopo quelle pratiche di aver perduto la memoria, ed è la notte dopo affetto da un eczema esteso  tutto il collo e il petto, che durò 8 giorni.

X., tenente, è attratto a correre per le strade dietro ad ogni carrozza coi lumi accesi.

Ercol., impiegato telegrafista, divenne prima sonnambulo, o meglio era in uno stato di continuo ipnotismo; poi cadde in convulsioni epilettiformi e delirio maniaco.

Tenente Y., abusato da alcuni ipnotizzatori che avevano appreso la pratica dal Donato, fu preso anch’esso da sonnambulismo, da una specie di Miriachit, con tendenza all'imitazione di ogni gesto, con esagerazione di tutti i riflessi, e con idee lipemaniache di dover morire, ecc.

Catt., giovine gracile ma non soggetto ad alcuna malattia mentale, venne preso, dopo due prove d’ipnotizzazione di Donato, da accessi di sonnambulismo e da sintomi d'alienazione che dura da un mese.

Giv., giovane robusto, soffre di cefalea e d’indebolimento mentale.

D.T., giovane diciottenne di Milano, che, onestissimo prima, intelligente e di famiglia agiata, dopo essere stato ipnotizzato ed averne riportato delle forme neurotiche che diedero nell’occhio ai famigliari, come insonnia, gridi notturni, smemoratezza, cattivo umore, tentò un ricatto assurdo sul Donato, domandandogli una somma se non voleva si rivelasse il suo segreto: il che evidentemente non è che una manifestazione di una forma di follia morale.

Ma non è soltanto il Lombroso che cita questi fatti. Charpignon[178] riferisce come un medico magnetizzava una giovane, la quale cadeva in sonnambulismo, e rispondeva ai desideri del magnetizzatore. Alcune persone ebbero l’imprudenza di riferire alla giovane ciò che essa compiva durante il sonno. Questo racconto le turbò lo spirito, ed un giorno che fu magnetizzata di nuovo fu assalita da convulsioni. Il medico la tolse dallo stato magnetico, ma fu peggio: due persone non potevano trattenerla. Infine il magnetizzatore la riaddormentò, e così ottenne la calma del soggetto, il quale predisse, durante il sonnambulismo che accessi simili sarebbero ritornati ad ore fisse due volte al giorno e per 14 giorni, né valse alcun mezzo a prevenire questi accidenti.

Lo stesso Charpignon riferisce un fatto che ebbe conseguenze tragiche.

Una domestica, che si era sottoposta ad essere magnetizzata, era divenuta sonnambula. Dopo molte esperienze si cessò di magnetizzarla. Era molto nervosa, isterica, spesso sofferente, e si sentì contrariata quando non venne più magnetizzata. Qualche mese dopo, il sonnambulismo spontaneo si mostrò così frequente ed in tutte le ore, che la padrona fu costretta a licenziarla dal suo servizio.

Ritornata in paese passò per una pitonessa, dava consigli e prescriveva cure agli ammalati; quando cadeva in sonnambulismo diceva spesso che nessuno l’avrebbe guarita e che sarebbe presto morta. Invano la persona che l’aveva altre volte magnetizzata ritornò più volte da lei per regolarizzare queste crisi spontanee: non essendo pervenuto a nulla l'abbandonò. Una volta che cadde in sonnambulismo disse al curato che sarebbe andata a buttarsi nella Loira, e che alcuno non l’avrebbe impedita. Due mesi dopo, certi contadini incontrarono questa disgraziata e le domandarono dove andasse. - Vado ad annegarmi -, rispose. Queste parole sembrarono un tratto di spirito, e la lasciarono andare. Ma essa aveva detto il vero: il suo cadavere fu pescato qualche giorno dopo.

Gilles de la Tourette riferisce il caso, comunicatogli da Berillon, di un giovane ipnotizzato da Brémaud, le cui esperienze avevano creato in lui un’attitudine speciale al sonnambulismo spontaneo. La notte seguente alle esperienze, egli ripeteva tutti quegli atti che Brémaud gli aveva fatto compiere nello stato ipnotico, e questi attacchi di sonnambulismo spontaneo si ripeterono più volte.

Tutti questi casi da noi esposti sono sufficienti per far rilevare i possibili danni, che possono insorgere dietro le pratiche ipnotiche; ma non bisogna però credere che ogni individuo sottoposto all’ipnosi  vi vada soggetto. Allorquando si agisce con prudenza, guidata da giusti criteri scientifici, ed a scopo unicamente terapeutico, l’ammalato non avrà nulla da temere, allorché si affida in mano al medico esperto in queste pratiche.

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