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IV.
Borrou
e Burot, avendo avuto occasione di osservare un istero-epilettico, emiplegico
ed emianestetico a destra, loro prima cura fu di assaggiare i metalli. Essi
videro che l’oro, messo a contatto con la pelle, o alla distanza di 110
centimetri, determinava bruciore, ed il ioduro di potassio bagliori e sternuti.
Fu allora che si accinsero a fare delle ricerche sul riguardo, ed estesero le
loro osservazioni ad un gran numero di medicinali. §356
Dapprima
pensarono che bisognava applicare la sostanza medicinale a contatto della
pelle, poiché, avendo visto l’oppio produrre il sonno, credettero ciò fosse
avvenuto perché era in contatto coi nervi periferici. Ma, siccome d’altra parte
l’azione locale produceva contratture, anche quando si usavano le sostanze più
inoffensive, e mascherava l’azione generale, usarono con successo un altro
metodo, servendosi cioè di un flacon contenente la sostanza medicinale,
ricoverto con carta in modo che essi stessi e l’ammalato non avessero potuto
indovinare la sostanza ivi contenuta: il flacon era tenuto a distanza di cinque
o dieci centimetri dalla nuca, o dalle mani. Altre volte hanno visto prodursi
l’azione, mettendo il flacon in vicinanza delle parti coverte, come il dorso,
p. es., ed anche sotto il cuscino. Dopo due o tre minuti l’azione del
medicamento cominciava.
I
narcotici hanno fatto dormire, ma per ciascuna sostanza il sonno aveva un
carattere proprio.
L’oppio
determinava quasi istantaneamente un sonno profondo, senza movimenti: il
soggetto si svegliava stanco e con pesantezza di testa.
Il cloralio
produceva rapidamente il sonno con movimenti di deglutizione. Con un soffio
sugli occhi il sonno cessava rapidamente.
Con
la morfina similmente un sonno rapido, respirazione accellerata;
l’atropina, applicata durante questo sonno, è sembrato l’abbia fatto cessare,
producendo dilatazione della pupilla.
La codeina,
la tebaina, il cloridrato di narcotina producevano parimenti il
sonno con tutte le manifestazioni che si osservano nelle esperienze
fisiologiche.
L’apomorfina,
l’ipecaquana, l’emetico produssero il vomito, la podofillina,
la scamonea effetti purgativi.
L’alcool
etilico, a 90, ha determinato istantaneamente immobilità: gli occhi restano
semichiusi, il corpo barcolla in sito, il soggetto è incerto nella
deambulazione, canta come un ubriaco, balla, si corica a terra, ha delle
eruttazioni seguite da vomiti. Destato, la testa gli gira, accusa un sapore di
acquavite, gli sembra che esca da un’orgia.
Nella
donna che ha l’abitudine di bere liquori, l’ebbrezza è meno pronunziata.
L’ammoniaca
fa sparire l’ebbrezza.
Lo champagne
produce ebbrezza gaia.
L’alcool
amilico un’ebbrezza furiosa per più di 20 minuti, che non cessa con la
canfora né con l’ammoniaca.
L’aldeide,
provato sulla donna, ha indotto uno stato di prostrazione completa con fenomeni
bulbari inquietanti.
L’assenzio
puro, in flacon di 100 grammi, determina dapprima un po’ di eccitazione nella
donna; indi questa si strappa i capelli come una folle, vuol camminare, ma le
gambe sono paralizzate.
Gli
antispasmodici hanno spiegato azioni più differenti ancora.
Così
l’acqua di fiori d’arancio un sonno calmo; la canfora convulsioni
toniche, leggiere dapprima, e poi sonno con risoluzione completa.
L’acqua
di lauroceraso ha dato luogo, nell’uomo, a convulsioni toraciche immediate,
salivazione e punture al petto; nella donna, a principio, ad un’estasi
religiosa per più di un quarto d’ora, indi a movimenti convulsivi dei muscoli
toracici e del diaframma e finalmente ad un sonno calmo. Si noti che quella
giovane era israelita e di cattiva condotta. Si costatò essere l’olio
essenziale diluito che produceva l’estasi, e l’acido cianidrico che produceva
le convulsioni.
La valeriana
ha prodotto nei due soggetti una violenta eccitazione con fenomeni bizzarri,
analoghi a quelli che si producono nel gatto. Il soggetto fa movimento di
maneggio, gratta la terra con le mani, fa un buco e cerca di nascondervi il
viso.
Gli anestetici
hanno determinata una eccitazione marcatissima, da ricordare il primo periodo
dell’anestesia chirurgica, con sonno consecutivo.
La cantaride
sonnolenza, indi emicorea del volto e degli arti a sinistra, aspetto
voluttuoso, erezione, rotazione sull’asse, movimenti di coito. La canfora fa
cessare l’azione della cantaride.
La veratrina
leggiera dilatazione della pupilla e lagrimazione senza il minimo tremore,
respirazione quasi sospesa, polso frequente.
L’atropina
singhiozzo e dilatazione della pupilla.
L’aconitna
congestione del volto e lagrimazione.
La caffeina
grandissima sovraeccitazione, respiro e polso accellerato; indi nausea e
cefalalgia.
Il iaborandi
leggiero sonno. Al destarsi il soggetto non capisce nulla, gli arti possono
esser messi in catalessia: salivazione, vomiti, sensazione di calore per tutto
il corpo, che è iniettato.
Con
la pilocarpina gli effetti sono stato presso a poco identici[174].
Altri
esperimenti simili furono ripetuti dagli stessi Bourru e Burot su altri
soggetti meno sensibili nei riparti di Dumontpallier, di Charcot, di Brouardel;
e se non hanno corrisposto con la stessa precisione, tutti hanno sentito, però,
qualche azione.
Gli
autori di queste esperienze hanno voluto darsi ragione dei fenomeni da loro
osservati, ed in primo luogo escludono con valide ragioni qualunque possibilità
di suggestione; rigettano pure la teoria delle vibrazioni, messa innanzi
da Vigoureux per ispiegare l’azione della calamita, e sono piuttosto del parere
che debba ammettersi la toria della forza nervosa raggiante.
Esperienze
consimili erano state fatte precedentemente dal Grocco in Italia, nel 1881, e
pubblicate nel 1882 sulla Gazzetta medica lombarda,col titolo di azione
dei metalli a distanza. Le conclusioni a cui venne allora il Grocco furono
le seguenti:
1°
che, in caso di emianestesia, i metalli agiscono anche tenuti ad una certa
distanza dalla cute, ed indipendentemente dall’azione termica che avrebbero
potuta esercitare.
2°
che l’azione dei metalli per casi di emianestesia può esercitarsi anche
attraverso persone sane, su cui vengono applicati, purché le ultime si mettano
in catena con l’ammalato.
3°
che diversi medicamenti iniettati sotto la pelle ebbero una sicura azione
locale, analoga a quella esercitata dai metalli per semplice contatto.
4°
che il semplice contatto della cute con un po’ di pilocarpina e di morfina
bastò per dare in una ragazza emianestetica, entro pochi minuti primi, delle
mortificazioni di sensibilità e di miastenia, quali avevansi con le
applicazioni dei metalli.
Questi
esperimenti, iniziati dal Grocco, hanno avuto poi, come abbiamo visto, un più
grande sviluppo in Francia per opera di Borrou e Burot.
Qal’è
ora l’utilità che tali felici risultati possono dare in mano al medico? Il
Forestus ed il Gubler avevano sospettato che i medicamenti in certe condizioni
potessero agire più facilmente e con maggiore rapidità applicati esternamente,
anziché amministrati per via interna. Questi fatti potranno forse permettere di
comprendere l’azione locale dei medicamenti, e nel tempo stesso
l’impressionabilità di certi soggetti alle sostanze medicamentose e tossiche,
per cui cadono spesso in crisi senza che se ne possa sospettare la causa. Così
senza produrre alcun danno noi potremo inoltre valutare l’impressionabilità di
alcune persone ai rimedi, e con tale guida regolarci per la somministrazione
interna di essi.
Infatti
il Luys ha messo già in pratica questo nuovo metodo terapeutico in due suoi
ammalati, affetti da più anni da convulsioni istero-epilettiche, ottenendone
diminuzione non solo dell’intensità ma anche e sovratutto della frequenza.
Siamo
così giunti al termine di questa breve esposizione delle applicazioni
dell'ipnotismo alla terapeutica, ma dobbiamo dichiarare di non aver inteso di
esporne tutte le applicazioni, poiché se qualche anno fa era possibile, tenuto
conto dei pochi casi registrati, oggi, dopo i progressi compiti da questo nuovo
mezzo terapeutico, un simile lavoro sarebbe per lo meno superfluo. L’indirizzo
da noi tracciato potrà servire di guida nei singoli casi speciali.
Non
si può certamente negare che la terapia delle malattie nervose abbia ottenuto
dei reali vantaggi dall’uso dell’ipnotismo, specialmente per mezzo della
suggestione; ma non bisogna però esagerarne gli effetti: in certi casi, benché
indicata e diligentemente diretta, la terapeutica suggestiva può restare
infruttuosa, o dare dei vantaggi semplicemente transitori. Comunque sia, è un
mezzo di grande risorsa in mano al medico pratico, potendo riuscire utile non
solo per la cura, ma benanche per la diagnosi nei casi in cui sorga il dubbio
sulla natura organica o funzionale di una forma nervosa.
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