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II.
Grandissima
è l’importanza che in questi ultimi anni ha acquistato l’ipnotismo come agente
terapeutico.
Parlando
di Braid abbiamo detto delle guarigioni da lui ottenute, ed ora aggiungiamo che
prima di lui, ed anche dopo, si è tentato dai chirurghi di utilizzare
l’anestesia, che accompagna gli stati ipnotici, nelle operazioni chirurgiche.
Giulio
Cloquet, nel 1829, asportava così una mammella senza alcun dolore, Loysel, di
Cherburgo, nel 1845, amputava una gamba asportandone le ghiandole ammalate,
operazione ripetuta nell’istessa epoca a Londra da Fanton, Voswel e Joly; nel
1859, Follin e Broca incidevano un ascesso all’ano. Guérineau, Velpeau,
Demarquis ed altri compirono diverse operazioni chirurgiche, giovandosi
dell’anestesia ipnotica.
Anche
a Calcutta Esdaille mise a profitto su larga scala lo stesso mezzo, per la
grande suscettibilità della razza indiana ad essere ipnotizzata.
Ma
sembra che non in questo secolo soltanto si sia usato il sonno magnetico come
anestesico: anche prima della scoverta del magnetismo animale pare che qualcuno
se ne sia giovato nelle operazioni chirurgiche, altrimenti come si potrebbero
interpretare le parole di Cesare Cantù, quando dice che, essendo Enrico secondo
andato a farsi estrarre la pietra, San Benedetto durante il sonno compieva
l’operazione, ponevagli la pietra in mano e cicatrizzava la ferita? Che specie
di sonno poteva essere quello di Enrico II, da non destarsi sotto tale
operazione, se non il sonno ipnotico?
L’anestesia,
ottenuta in tal modo, è stata messa in due casi a profitto nel travaglio del
parto da Lafontaine. Recentemente anche Dumontpallier ha tentato lo stesso
mezzo e ne ha comunicato un caso alla Società di Biologia. Egli immerse la
donna nello stato sonnambolico; e nel primo periodo del parto ottenne completa
analgesia, nel secondo questa fu intermittente, vale a dire che cessava
allorché giungevano contrazioni uterine molto violenti, e nel terzo periodo,
allorché cominciavano le forti pressioni della testa del feto sul perineo e
l’impegno dell’occipite sotto l’arcata del pube, l’ipnotizzazione riuscì
impossibile.
Un’osservazione,
però, di Pritzl, assistente di Carlo Braun, ha dato risultati più felici,
perché una donna immersa nello stato letargico partorì senza avere coscienza,
il che fa ritenere che bisogna provocare la letargia per avere l’analgesia
assoluta, specialmente sulla fine del parto[167].
L’anestesia,
che accompagna lo stato ipnotico, cessa col cessare del sonno: allorché
vogliamo che perduri anche nello stato di veglia, colla suggestione vocale noi
l’otterremo.
Ci si
potrebbe domandare se l’anestesia ipnotica possa sostituirsi a quella del
cloroformio. Certamente il sonno ipnotico non presenta tutti gli inconvenienti
del cloroformio, ma non in tutti i casi ce ne potremo servire, poiché la profondità
del sonno e l’anestesia non sempre sono molto sviluppate. Quando però ci siamo
assicurati che queste due condizioni esistono, l’ipnotismo può essere utilmente
applicato all’anestesia chirurgica, ricordando che la letargia è lo stato più
adatto, e che, nei soggetti che non la presentano, gioverà la suggestione nel
periodo sonnambolico.
Riconosciuta
oramai la virtù anestetica dell’ipnotismo e della suggestione ipnotica,
possiamo servircene con profitto in tutte le forme dolorose.
Il
prof. De Giovanni nell’Università di Padova ipnotizzando ogni giorno una donna
neuropatica, di debole costituzione, affetta da rachialgia, questa guarì
completamente, e nel tempo stesso il morale della donna restò sollevato. §344.
In
una giovinetta di 18 anni, che soffriva di un’intensissima dermatalgia alla
gamba, accompagnata da rachialgia e vomiti, colla cura esclusiva dell’ipnotismo
lo stesso De Giovanni otteneva la guarigione.
Un
altro giovane, affetto da coxalgia, presentava allo svegliarsi una diminuzione
del dolore al ginocchio.
Il
Bernheim è stato quegli, che ha applicato sulla più vasta scala l’ipnotismo
alla terapia di svariate forme morbose, volgarizzando il nuovo metodo istituito
da Liébault.
Egli
ha ottenuta la guarigione o il miglioramento di affezioni dolorose diverse.
Dietro
la suggestione son cessati dolori epigastrici, interscapolari, toracici,
muscolari, nevralgie intercostali. Anche nelle affezioni reumatiche la
suggestione ha dato a Brnheim ottimi risultati. Un’artrite reumatica
scapulo-omerale di antica data migliorò considerevolmente; un reumatismo
muscolare diffuso, con crampi, che al soggetto facevano mantenere flesso il
ginocchio per parecchi minuti, guarì rapidamente con la suggestione. Così pure
un’artralgia consecutiva ad artrite, una pleurodinia, un dolore
acromo-clavicolare e Xifoideo, consecutivo a poliartrite reumatica, dolori
muscolari reumatici del braccio ecc. ecc.
La
suggestione indirizzata a scopo terapeutico, come può abolire la sensibilità,
può farla ritornare, e Bernheim registra qualche caso di successo. Una giovane
di 21 anni, isterica, presentava anestesia con analgesia completa dalla rotula
alla estremità dell’alluce nei due lati: svegliata che fu, la sensibilità
tattile e dolorifica era ritornata.
Ad
altra donna a 49, neuropatica, con anestesia e analgesia del tronco e degli
arti superiori, cui si accoppiava abolizione del senso muscolare, sottoposta al
sonno ipnotico, in seguito alla suggestione ritornò la sensibilità tattile ed
il senso muscolare. §345
Un’altra
giovanetta, a 17 anni, con emianestesia isterica guarì per mezzo della
suggestione ipnotica.
Non
possiamo fare qui l’elenco di tutti i casi simili registrati finora da Bernheim
e da altri: a noi occorreva far notare l’importanza della suggestione
terapeutica nelle lesioni della sensibilità.
La
suggestione può renderci segnalati servigi anche nelle affezioni della
motilità, specialmente se dovute a disturbi dinamici.
Una
donna di 53 anni, neuropatica, con debolezza e torpore alla gamba destra da
molti anni, in modo da costringerla a camminare a piccoli passi, fu guarita
completamente da Bernheim in due sedute. Un’altra con paraplegia incompleta
guarì in sei sedute.
La
suggestione ha dato a Berheim risultati non meno splendidi nella cura delle
contratture. Un individuo con contrattura dell’arto superiore, sopratutto dei
flessori delle dita, dovuta a sclerosi progressiva del fascio piramidale, guarì
colla suggestione. Un crampo degli scrivani, un tremore post emiplegico, un
tremore alle mani consecutivo ad epilessia, a corea, formicolii e torpori delle
membra, cedettero più o meno alla suggestione; e così pure forme isteriche di
emiplegia, di emianestesia, di afonia, insonnio, inappetenza, idee tristi ecc.
Il
professore Sciamanna di Roma ha comunicato all’Accademia di Medicina di quella
città un caso importante di contrattura dolorosa del braccio sinistro e
paraplegia in una giovinetta affetta da grande isteria, che guarì completamente
in seguito alle suggestioni ipnotiche.
Il
Bernheim cita pure la guarigione di una epilessia traumatica, mentre non potè
ottenerla in un caso di epilessia idiopatica ed antica.
Questo
scrittore ha registrato 71 osservazioni proprie, coronate dai risultati più
splendidi, leggendo i quali sembra a prima giunta, che sia stato risolto un
gran problema nella terapia delle malattie nervose. Certo si è, che, a parte le esagerazioni, lo scienziato di
Nancy ha dato col suo libro il più grande impulso allo studio delle suggestioni
ed alle loro applicazioni alla terapia.
Contemporaneamente
a Brnheim, e dopo di lui, gran numero di scienziati si è occupato delle
suggestioni indirizzate allo scopo terapeutico, e nella stessa Francia, come in
Italia, in Germania ecc., i risultati ottenuti sono stati soddisfacentissimi.
La
suggestione ipnotica è stata applicata alla cura delle più svariate forme
morbose. Così si ottenuto l’allontanamento o la cessazione di attacchi
convulsivi di origine isterica. P. Richer ha notato come, da molti anni che
egli studia l’ipnotismo alla Salpetriére, il grande attacco isterico è divenuto
molto più raro nei soggetti colà esistenti. Presso alcuni gli accessi sono
considerevolmente allontanati; presso altri sono quasi, se non completamente,
scomparsi.
Nella
corea l’ipnotismo è riuscito d’immenso vantaggio: quest’applicazione era già
stata fatta con vantaggio da Braid, ed in seguito è stata ripetuta da altri
sperimentatori, tra cui Bernheim, Beaunis, il professore E. de Renzi ecc., il
quale nel 1884 ottenne splendidi risultati in tre casi di emicorea idiopatica,
ed in un caso di corea volgare ebbe una notevole miglioria al punto che i
movimenti coreici erano appena avvertiti con un esame accurato.[168]
Il
dottor R. Vizioli, in una sua pregevole monografia[169],
riferisce la guarigione da lui ottenuta per mezzo della suggestione in due
giovani, che presentavano svariati fenomeni di origine isterica, fra cui il
singhiozzo. Una di queste giovani, di cui riferisce la storia, fu curata da lui
in compagnia del prof. Rummo. §347
In
una tornata della Società di Biologia di Parigi C. Richer riferiva a
nome di Ramey l’osservazione di un restringimento spasmodico dell’uretra in un
uomo isterico, che, dopo aver resistito all’applicazione delle candelette ed
all’uretotomia interna, cedeva rapidamente alla suggestione ipnotica.
Il
Voisin ha usato con profitto l’ipnotismo in una signora morfinomane,
riservandosi di comunicare posteriormente di altri casi simili.[170]
Importantissime
dal lato terapeutico sono due storie cliniche, riferite l’una dal Perazzani e
l’altra dal Frusci e R. Vizioli. Una donna istero-epilettica, osservata dal
Petrazzani, in seguito a spavento, ebbe la soppressione dei mestrui, che da
quell’epoca non ricomparvero, o furono
scarsissimi, e la loro presunta apparizione era segnalata da fieri dolori nel
basso ventre. Contemporaneamente l’addome cominciò a gonfiarsi nel suo segmento
inferiore, e per una quindicina di giorni ebbe vomiti dopo il pasto, tanto che
fu fatta diagnosi di gravidanza. Un giorno improvvisamente avvertì
l’impossibilità di orinare e defecare, e per 43 giorni di seguito si dovette
ricorrere all’applicazione del catetere ed all’uso di voluminosi clisteri.
Il
Petrazzani l’ipnotizzò, e colla suggestione ne ottenne la guarigione. Così la
donna non usò più il catetere ed emise gran quantità di materie fecale, che da
gran tempo erano accumulate, cessando in tal modo anche la presunta gravidanza.
Il
caso di Frusci e di R. Vizioli è presso a poco identico. Una giovinetta che ha
goduto sempre ottima salute, cade un bel giorno a terra riportando una
contusione all’anca destra. Poco dopo la caduta è tormentata dalla sensazione
del bolo isterico, gastralgia, convulsioni. In seguito comincia da accorgersi
di una difficoltà nello emettere le urine, difficoltà che, crescendo ogni
giorno di più, giunse al punto che la giovane dovette ricorrere all’uso del
catetere, alla quale manovra in breve tempo si addestrò.
Si
trovava in tale stato da 14 mesi quando fu ipnotizzata: dopo poche ore dalla
prima suggestione emetteva spontaneamente gran parte delle urine contenute in
vescica. Il di seguente si mostrò nuovamente la stessa impossibilità a potere
orinare: le fu suggerito allora di dover orinare per sempre che il
bisogno si presentasse, e così tornò guarita al suo paese. Tre mesi dopo, in
seguito a forti dispiaceri, ricomparve la paralisi vescicale, che fu subito
vinta colla suggestione dal suo medico curante.
La
suggestione ipnotica è stata adoperata anche nel caso opposto, cioè nella
incontinenza di urina. Liébault è stato il primo ad applicare la suggestione
ipnotica alla cura della incontinenza di urina. Le osservazioni da lui raccolte
sono 77. Su questo numero 33 ammalati sono guariti definitivamente, 32 sono
andati via senza dare più notizie di loro, ed in 12 i risultati sono stati del
tutto negativi. Il metodo usato da Liébault consiste nello affermare al soggetto
che, durante il sonno, sentirà il bisogno di orinare quando la vescica è piena,
e che si sveglierà per soddisfare tale bisogno. Ad altri afferma che, ad una
determinata ora della notte, si alzeranno per orinare.[171]
Un
altro caso, che può fare un certo risconto col precedente, l’abbiamo osservato
noi nella sede della Poliambulanza Medico-Chirurgica di Napoli[172], ed
è segnato ai numeri 150, 175, 208 di matricola nel Registro della Clinica
Medica. ove sono per sommi capi riassunti i principali sintomi presentati dall’inferma,
allorché veniva alla nostra consultazione.
A.
V... è stata sempre bene sino all’età di 14 anni, quando le apparvero dolori
uterini, che accompagnavano l’epoca mestruale e cessavano col finire di questa.
A 25 anni passò a marito, e i dolori uterini crebbero col matrimonio durante i
primi mesi, ma nel corso della gravidanza diminuirono senza cessare mai
completamente, tanto che ad intervalli anche ora le ritornano. Ha avuto
parecchi figli e due aborti, ch’ella attribuisca ai dolori uterini intensi.
L’ultimo parto fu laborioso, e dovette intervenire l’ostetrico. Durante il
puerperio fu assalita da da forte cefalalgia e da dolori uterini, cui si
aggiunse un delirio suicida. Inviata al manicomio della Madonna dell’Arco, il
suo stato si aggravò, ragione per cui la famiglia la riportò a Napoli, ove il
delirio suicida continuava ancora, accoppiandosi ad allucinazioni, diplopia,
abolizione dei sentimenti affettivi ecc. Dopo 22 giorni ritornò al manicomio,
ove stette 4, 5 mesi, peggiorando sempre: sentiva tutta la persona insugherita,
aveva estrema debolezza agli arti superiori, da non poter prendere nulla in
mano, mentre invece era in grado di fare un lunghissimo cammino. Si aggiungeva
a tutto ciò analgesia completa. Dopo cinque mesi fece ritorno a casa, dice lei,
peggiorata; ma a capo di qualche mese, un bel giorno, abbandona la famiglia e
spontaneamente va a presentarsi al manicomio, percorrendo a piedi la distanza
di parecchie miglia che separa la Madonna dell’Arco da Napoli. Colà dimorò
altri cinque mesi circa, e fece ritorno in città migliorata - l’idea del
suicidio era cominciata ad affievolirsi sino a che è scomparsa affatto.
Questa
malattia è durata circa quattro anni, durante i quali si soppressero
completamente le regole; aggiungiamo che fin da principio agli altri sintomi si
accoppiarono afasia, anoressia, insonnio. L’afasia cominciò a cessare
gradatamente due anni dopo il suo inizio.
Sono
due anni che si è andata man mano ristabilendo: però nel primo anno
l'insugherimento generale della persona, l’analgesia, la cefalalgia e
l’anoressia continuarono, ma poi nel secondo anno sono andati man mano
scomparendo. Un anno fa il dottor Andriani, suo medico curante, sospettando la
possibilità di una sifilide, la sottopose alla cura mercuriale, in seguito alla
quale le braccia hanno completamente riacquistata la loro forza e le diverse
specie di sensibilità (dolorifica, termica, tattile, elettrica), che erano
scomparse, si sono completamente ripristinate.
Questa
è la storia, come ce l’ha raccontata l’inferma, che ricorda benissimo tutti i
dettagli della malattia, da noi omessi per brevità.
Allorché
si presentò la prima volta alla nostra osservazione, accusava intensa
cefalalgia ed iperestesia al collo della vescica, onde stimolo fortissimo ad
orinare frequentemente, tanto che di giorno era costretta a correre di fretta
per soddisfare il proprio bisogno, e di notte si svegliava più volte per la
stessa ragione, altrimenti le urine le sarabbero scappate involontariamente.
Allorché faceva uno sforzo qualunque o sternutava aveva scappamento
involontario di urine. Era amenorroica da due mesi ed avea dolori reumatalgici.
Fattala
passare in sonnambulismo, le suggeriamo che la cefalalgia, la reumatalgia,
l'iperestesia della vescica, sarebbero scomparse immediatamente, e che fra 48
ore avrebbe dovuto avere le sue regole come al solito. Destatala, ci dice che
la cefalalgia e i dolori sono scomparsi. Al terzo giorno ritorna da noi e ci
riferisce che la reumatalgia e la cefalalgia non si sono ripetute, le funzioni
della vescica si compiono normalmente e che le è ritornata la mestruazione.
Ritornata
dopo 8 giorni da noi, ci dice che la cefalalgia le comincia ad affacciarsi
nuovamente, ma meno intensa, e ciò quando esce di casa e gira attorno il capo:
di più ha anoressia. Dietro nuova suggestione la cefalalgia cessa anche
quest’altra volta e l’appetito ritorna. Il 6 maggio ricorre a noi per
enteralgia, il 10 dello stesso mese per alcuni crampi dolorosi all’arto
inferiore destro, il 23 poiché la cefalalgia si era ripresentata con intensità
e con urti al vomito. Dietro opportune suggestioni tutti questi sintomi sono
scomparsi, e son più di due mesi che l’inferma gode ottima salute.
Anche
negli alienati si è tentato di adoperare l’ipnotismo, ma le osservazioni sono
fin’ora molto limitate, poiché in questa specie di malati la produzione del
sonno ipnotico è molto difficile.
Il
Voisin è stato il primo a richiamare l’attenzione su tale argomento, e fu nel
congresso di Grenoble e di Blois del 1884. Una isterica con eccitazione
maniaca, con insonnio, oscena, violenta, debosciata, immorale, migliorò
sensibilmente dietro le suggestioni: tornò il sonno, divenne docile, subì una
trasformazione reale.
Una
isterica di Dumontpallier, in seguito a forte spavento, ebbe un attacco
d'istero-epilessia, seguito da un accesso di lipemania: guarì dalla lipemania
dopo essere stata un’ora nel sonno ipnotico. Ripetutasi dopo un certo tempo la
lipemania, guarì completamente col solo ipnotismo.
Una
giovane istero-epilettica, osservata da Lombroso e Cosetti, in seguito a
disturbi col fratello, divenne folle. Cedette facilmente alle pratiche
ipnotiche, e dietro opportune suggestioni uscì guarita dall’ospedale. §352
Una
isterica convulsionaria del dottor Bonamici di Livorno, ipocondriaca, con
delirio di persecuzione, guarì colla suggestione.
Il
Séglas riferisce[173] il
caso di una donna, soggetta a sincopi, ad attacchi convulsivi con delirio
loquace, allucinazioni terrifiche, insonnio, delirio suicida ecc., guarita
collo stesso mezzo. Bernheim e Perronet hanno pubblicati anche essi due casi di
buon successo in alienati. Voisin più recentemente ne ha ottenuti altri, ma non
si può negare che il numero degl'insuccessi è infinitamente maggiore; anzi
aggiungiamo di più che gli alienati ipnotizzabili, di cui sono state riferite
le storie, erano tutti isterici o istero-epilettici.
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