|
CAPITOLO IX. I vantaggi dell’ipnotismo.
Cerco
riparatori della salute, che se mi
fia
dato di trovarli, non solo li amerò,
ma
quasi li adorerò quali distributori
di dono divino . PETRARCA .
I.
Facciamo
precedere le applicazioni terapeutiche dell’ipnotismo da poche cognizioni
intorno agli usi terapeutici della magnete e della metalloscopia, avendo avuto
occasione di parlare di questi due agenti nel corso del nostro lavoro.
La
magnete e la metalloterapia, al pari dell’ipnotismo, possono rendere in mano al
medico grandissimi servigi, specialmente in quelle forme nervose che hanno per
base l’isteria.
Già
nei primi capitoli abbiamo abbozzata una brevissima storia della magnete, ed
abbiamo fatto notare come gli usi clinici di essa furono, in mano a Mesmer, il
punto di partenza per la scoverta del magnetismo animale.
Laënnec
adoperò la calamita nella cura dell’angina pectoris, e ne ottenne, se
non la guarigione, una moderazione sensibile delle sofferenze. Lebreton, Andry
e Thouret ottennero gli stessi risultati.
Lo
stesso Laënnec sperimentò con successo
la magnete nel singhiozzo spasmodico e nella dispnea ed ortopnea di origine
nervosa.
Andry
e Thouret applicarono la magnete nella cura delle nevralgie: un giovane di loro
osservazione soffriva da parecchi anni di un’atroce nevralgia del trigemino,
accompagnata da convulsioni dei muscoli della faccia; con l’applicazione della
magnete gli accessi cessavano. Gli stessi autori parlano della virtù anti
odontalgica della calamita, fatto constatato da Klarich e da parecchi altri.
Il
Lebreton si giovò delle lamine calamitate in un caso di nevralgia uterina
ribelle a tutti i mezzi, ed ottenne la cessazione del dolore, applicando una
lamina calamitata sul pube ed altre due sugli inguini.
Anche
nei dolori reumatici alcuni dicono di aver avuti benefici successi, ma le osservazioni
in proposito sono poco esatte.
Carlo
Maggiorani, presso di noi, è stato quegli che ha con maggior cura fatti i più
seri studi sull’azione fisiologica e sugli usi clinici e terapeutici della
magnete.
Se si
applica una calamita sulla fronte o sul vertice di un individuo, dopo alcuni
minuti questi presenta contrazione dei muscoli sopraciliari, dell’orbicolare
delle labbra e dei buccinatori, abbassamento delle palpebre superiori,
lacrimazione, movimenti involontari di deglutizione, impallidimento od
arrossimento del volto, moti insoliti delle dita, tremolio degli arti,
inclinazione del tronco in avanti, accelleramento o disordine del polso e del
respiro. Questi ed altri, che qui tralasciamo, possono essere gli effetti
dell’azione della magnete sull'organismo umano.
Ciò
posto, i fenomeni magnetici possono, secondo Maggiorani, servirci di aiuto
nella investigazione del fondo morboso. In alcuni casi, in cui l’isterismo si
conserva latente, e manca l’ovarialgia, che alla fine non è una sintoma
costante, Maggiorani consiglia il sussidio della magnete. Si abbia p. es., una
emianestesia superstite a scomparsa emiplegia, come distingueremo se quella è
di origine cerebrale o isterica? Ciò è importante per la diagnosi e la
prognosi, essendo nota la ostinata permanenza della emianestesia isterica in
confronto alla cerebrale, che, fugata la paralisi, scomparisce più facilmente.
Si abbia p. es. una donna emiplegica o paraplegica, ed in cui i dati anamnesici
o i sintomi fisici non bastino a farci fare una diagnosi sulla natura organica
od isterica della paralisi: la calamita in questo caso e nel precedente può
esser di gran vantaggio per il clinico. Applicando una poderosa magnete, dopo
brevi istanti appaiono, secondo le disposizioni, insulti asmatici o soffocativi,
convulsioni, accelleramento del respiro, movimenti di deglutizione
involontaria, immobilità degli occhi, contrazione dell’orbicolare delle labbra
ecc. questi sintomi, od alcuni di essi, oltre al mostrare l’ingresso di una
forza incidente, e la suscettività dell’infermo a risentirla, rappresentano un
segno di nervosismo. Allorché in una forma morbosa regna l’isterismo, la
magnete suscita sempre qualche disturbo nervoso, che, se non viene avvertito
dall’infermo, non isfugge però al medico esperto. Il Maggiorani fa inoltre
notare che la suscettività a risentire gli effetti della calamita non è sempre
eguale nello stesso individuo, sicché un tale, che oggi rimane impassibile ai
fenomeni magnetici, domani potrà esibircene ricca messe.
Nell’epilessia
essenziale, dietro l’esperienza di Maggiorani, i fenomeni magnetici non mancano
mai; anzi egli ritiene la magnete come il mezzo più acconcio ai bisogni della
Medicina Pubblica nelle sue ricerche intorno alla reale esistenza od alla
simulazione o dissimulazione della malattia. Egli la vorrebbe vedere applicata
negli ospedali militari, ove siano coscritti e soldati in osservazione, per
verificare la realtà o meno della malattia: presto o tardi nell’epilettico si
suscita sempre qualche fenomeno magnetico, e non di rado l’insulto od un
simulacro di esso. Gli epilettici, però, dei manicomi, in cui ordinariamente
esiste qualche lesione cerebrale, obbediscono alla calamita assai meno degli
altri che patiscono per epilessia essenziale. Questi ed altri argomenti svolge
il Maggiorani intorno all’uso della calamita nelle diagnosi differenziali di
alcune forme nervose. Ma non solo per la diagnosi egli si è giovato di questo
mezzo, ma anche nella prognosi la magnete gli ha prestati utili servigi, in
seguito ai quali è venuto nella conclusione che negli infermi, in cui
l’applicazione della magnete provocava costantemente un parossismo convulsivo,
il sospendersi ad un tratto questa servitù è buon segno, potendosene arguire
che la tensione nervosa è scemata di molto od anche finita.
Nel campo
terapeutico i risultati del Maggiorani sono stati molto soddisfacenti. Ha
adoperato la magnete come calmante nei casi, in cui il dolore ha come
fondamento l'iperestesia, senza aggiunta di altri elementi, come l’iperemia,
l’infiammazione ecc., perocché in questi ultimi il dolore si rende più intenso
con l’applicazione della calamita. Così se n’è giovato in un caso di nevralgia
uterina ricorrente nell’epoca mestruale; in un caso di nevralgia
cervico-brachiale destra, tenendo la calamita in sito per tutta la notte.
Ottenne guarigione durevole di una nevralgia ciliare e di una nevralgia
cervico-brachiale sinistra con predominio di sede al nervo cubitale, applicando
nel primo caso una magnete in permanenza con i poli in giù sulla fossa
temporale del lato affetto, e nel secondo caso con l’applicazione in permanenza
di una magnete di mediocre forza al lato esterno del braccio.
Però
il Maggiorani molto giustamente fa notare che le nevralgie di origine
reumatica, organica, sifilitica, cancerosa, e quelle che si sostituiscono ai
parossismi della febbre intermittente in forma larvata, trovano raramente
sollievo nella magnete, a meno che i pazienti siano nervosi, essendo la magnete
di sollievo nei soggetti in cui domina la diatesi nervea, e che ricevono
facilmente l’impressione dell’agente magnetico.
Peraltro
anche in alcuni casi, in cui il dolore proceda da causa organica, si può
ottenere dall’uso della magnete un alleviamento per quella parte che il
nervosismo aggiunge del suo alle infermità. Infatti ad alcune isteriche
tubercolotiche, che patiscono tosse aspra, importuna, da togliere il sonno e
produrre il vomito, Maggiorani consigliava di appendere al petto una mediocre
calamita e di tenervela tutta la notte, allo scopo di calmare la tosse col
benefizio del sonno.
Nella
gastralgia, nella enteralgia per elminti, nella odontalgia, se il paziente è
molto sensibile ed avverte l’azione della calamita, qualche sollievo si può
ottenere. Maggiorani ha usata la magnete anche come ipnotica, in casi di veglie
notturne ostinate e ribelli a qualsiasi rimedio. La consiglia pure in casi di
tremore muscolare, negli spasmi tonici delle membra, strisciandola, come se si
affilasse un rasoio, sulle articolazioni e sui muscoli rigidamente contratti.
In casi di crampi notturni si è servito della magnete come antispasmodica:
eguale utilità ne ha tratta nella disfagia isterica. Non possiamo qui riferire
tutte le applicazioni terapeutiche della magnete, perché ci allontaneremmo
troppo dal nostro compito: poniamo, quindi, fine alla trattazione, non senza
ricordare al lettore la nuova applicazione che ne venne fatta dal prof. Venturi
in quella giovane con idea fissa, di cui abbiamo riferita la storia a pag. 234.
Come
interpretare i fenomeni suscitati dalla magnete sull’organismo animale? E’ necessario
darcene una spiegazione e conoscer per quale mezzo essa agisca e produca i suoi
effetti nell’individuo. Ecco quanto dice il Maggiorani: - Per quanto possa
vagheggiarsi l’idea che l’impressione della calamita sia ricevuta dal ferro
contenuto nell’organismo, suggerita come è dalla nota indole magnetica di tal
metallo, promulgata già dal Poli e sostenuta dal Matteucci, (comunicazione orale), e comunque da un
altro lato la storia dei fenomeni magnetici ne inviti a riguardare il genere
nervoso come mezzo di ricezione a campo aperto alla influenza del magnetismo,
nondimeno la ricerca dell’atrio e degli amminicoli, conducenti alla
disseminazione delle onde magnetiche nell’organismo animale, non è sgombra da
qualsiasi oscurità.
- La
calamita esercita la sua influenza sull’animale pel tramite dei nervi: o
magnetizza il ferro dei tessuti e del sangue, ovvero agisce direttamente sopra
un principio etereo, una materia attenuata che volteggia all’intorno
dell’essere vivente come ad ogni suo singolo atomo. Nondimeno l’attenta
osservazione dei sintomi, che un ferro magnetizzato suol provocare negli
animali e nei suscettivi della nostra specie, ne ammaestra come i nervi debbano
avere una parte principalissima nella trasmissione della dinamide magnetica;
perocchè gli è il turbamento delle loro funzioni che ce ne somministra la
ragionevole interpretazione. Ma a quali di essi è affidato il primo ufficio
della recezione? - Il Maggiorani riferisce al simpatico l’esercizio della
funzione della ricettibilità magnetica, per gli stretti rapporti che esistono
fra le proprietà fisiologiche di questo nervo e la forma onde svolgonsi e si
manifestano i fenomeni suscitati dalla calamita. Inoltre, continua il
Maggiorani, la malattia in cui la calamita esercita maggiore influenza è l’isterismo,
nel quale, se tutto quanto il sistema dei nervi è turbato, gli è però nelle
intricate vie del simpatico che si affilano le armi e si preparano gli assalti.
Poche
parole intorno alla metalloterapia. Come la calamita, la metalloscopia è di
antica data. Al Burq spetta il gran merito di averla messa in onore ai giorni
nostri, e di averne date le indicazioni in cui essa può riuscire utile.
Applicando
i metalli sulla pelle si riordina la sensibilità, la forza e la temperatura.
Non tutti i metalli agiscono egualmente sullo stesso individuo. un individuo
che è sensibile p. es., all’oro non lo sarà per l’argento, pel rame, per il
platino. Questa è la base su cui poggia la metalloterapia. Dall’epoca della
scoverta di Burq fino ad oggi, gli scienziati hanno ripetute e confermate tali
ricerche; in Italia Maragliano, Seppilli, Parona, Sciamana; in Francia Charcot,
Dumontpallier ed altri; in Germania Westphal, Eulemburg, Ost; in Inghilterra ed
in America Hak - Tuke, Beard, Hugues Bennet, Singerson ecc.
L’applicazione
dei metalli è semplicissima: si applicano sulla pelle o le placche metalliche,
come ha usato Burq, ovvero delle monete, con cui all’occorrenza si potranno far
bracciali, cinture ecc. per circondare le parti ammalate.
Non
bisogna però esagerare i vantaggi della metalloterapia: Dujaidin-Beaumetz[166] dice
di aver sperimentato molto la metalloterapia nella sua clinica, ma le isteriche
da questo metodo non han tratto alcun beneficio duraturo, e, come sono venute,
se ne sono tornate soventi volte; anzi aggiunge che vi ha un certo numero di
isteriche, anestetiche, sulle quali la metalloterapia non ha alcun’azione,
specialmente quando la perdita della sensibilità è generale. Pur nondimeno, ha
osservato che fra le manifestazioni convulsive dell’isteria e i perturbamenti
della sensibilità della pelle vi è intima relazione, e, quando guariscono
questi, guariscono anche quelle. In tali casi la metalloterapia può riuscire
efficace, perché, riordinando la sensibilità della pelle, si può far cessare le
manifestazioni convulsive.
Con
le placche metalliche si può ottenere: 1° di far ritornare la sensibilità ed il
potere muscolare, i quali ricompariscono 10, 20 minuti dopo l’applicazione,
preceduti da pizzicori, formicoli ed innalzamento della temperatura; 2°
fenomeni di transferto sia della sensibilità sia della forza muscolare; 3°
anestesia, allo stesso modo che l’estesia; 4° fenomeni stabili di anestesia e
di estesia, aggiungendo lamine neutre alle lamine attive.
Vi è
anche una metalloterapia interna, e questa consiste nello amministrare un
composto metallico, che abbia per base quel metallo che è stato riconosciuto
attivo. Così si daranno i sali di ferro, di rame, di zinco (ossido di zinco 20,
30 centigrammi), i composti di argento (nitrato di argento un centigrammo), di oro
(cloruro d’oro 1,2 centigrammi al giorno).
Malgrado
i risultamenti transitori e spesso incerti che se ne sono ottenuti,
Dujaidin-Beaumetz consiglia di non abbandonare questo metodo di cura
nell’isteria, che non produce alcun danno, e talune volte può indurre
modificazioni profique ed anche guarigioni.
Gli
antichi a questo scopo usarono anch’essi le lamine metalliche: ai tempi di
Aristotile l’applicazione del rame serviva a calmare i dolori, e Van Helmont
adoperava lamine di piombo come anafrodisiache.
|