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VIII.
Quanto
abbiamo fin qui esposto è bastante per farci comprendere il meccanismo della
suggestione.
In
tesi generale, possiamo dire che essa consiste in un ricordo di sensazioni, nel
rinnovamento psichico, cioè di una sensazione periferica, che il soggetto ha
già provata. Infatti, dicono Binet e Féré, noi con la suggestione introduciamo,
coltiviamo, rafforziamo nello spirito del soggetto in esperimento un’idea. Che
cosa è dunque un’idea e che forza latente contiene in sè per produrre effetti
così potenti? L’idea si risolve in immagine e l’immagine in sensazioni
ricordate; ora l’idea, a dirla propriamente, non è che una apparenza, perché
dietro di lei si nasconde l’energia sviluppata da una eccitazione psichica
anteriore.
Ciò
posto è facile comprendere il meccanismo della suggestione. La prima cosa che
noi determiniamo nel sonnambulo, allorché gli facciamo una suggestione, è di destare
il suo cervello dal torpore in cui l’ha immerso il sonno ipnotico. A questo
primo momento ne segue immediatamente
un altro, ed è l’eccitazione degli organi sensoriali, senza di che l’immagine
suggerita non potrebbe sorgere nella sua mente. Questa immagine suggerita si
affaccia alla mente del soggetto per associazione d’idee, onde la suggestione
positiva non sarebbe che la messa in opera di una associazione mentale
preesistente nello spirito dell’ipnotizzato. Con un esempio renderemo più
chiaro questo concetto.
Si
suggerisca al soggetto la vista di un leone. La parola - leone - egli l’ha
intesa migliaia di volte pronunziare allo stato di veglia, ed ogni volta si
sarà affacciata alla sua fantasia, l’immagine della belva, ch’egli avrà vista
nei serragli, nei musei di zoologia o dipinta.
Durante
il sonno ipnotico succede lo stesso, con questo di più, che l’inerzia psichica
ed intellettuale permette che l’attenzione del soggetto si concentri tutta
sull’immagine allucinatoria suggerita, onde la vivacità maggiore
dell’impressione, cui aggiunta l’impossibilità di un giudizio spontaneo, che
metta il soggetto in grado di conoscere la falsità della immagine
allucinatoria, egli accetta la suggestione come gli è stata comunicata, e vede
come se fosse realmente un leone dinanzi a sé.
In
tal modo si opera in lui un’associazione d’ idee: egli sa che alla parola leone
corrisponde la belva di cui ha cognizione; e giacché non ha spontaneità di
giudizi e subisce la volontà dello sperimentatore, l’impressione acustica di quella
parola gli richiama, per associazione, l’idea preesistente nella sua mente, e
quindi sviluppa l’immagine allucinatoria.
Se
alla suggestione verbale sostituiamo quella fatta per mezzo dei movimenti, il
meccanismo della suggestione allucinatoria sarà eguale al precedente. Poiché,
se strisciando un dito per terra simuliamo l’andare di un rettile, se agitando
la mano i aria imitiamo lo svolazzare di una farfalla, l’allucinazione visiva
di una serpe o di una farfalla sorgerà nella mente del soggetto, a causa
dell’associazione di rassomiglianza di quei movimenti, e quindi delle idee.
Come
riassunto di quanto abbiamo espresso possiamo stabilire che le suggestioni
sottostanno a due leggi principali: la legge dell’associazione delle idee,
e quella dell’associazione dei
movimenti. Poggiandosi su questo principio fondamentale Paolo Janet ha
tratto il seguente corollario, che, secondo lui costituisce il fatto normale
della suggestione:
1° Le
idee suggeriscono le idee.
2° I
movimenti suggeriscono i movimenti.
3° Le
idee suggeriscono i movimenti.
4° I
movimenti suggeriscono le idee.
Non
possiamo metter fine a questo importantissimo argomento delle suggestioni senza
accennare a due quistioni di sommo interesse.
Quanto
tempo una suggestione può rimanere latente in un soggetto, per manifestarsi poi
al tempo stabilito?
E’
stato provato che moltissimi giorni possono trascorrere tra il momento della
suggestione e l’esecuzione di essa, senza che il comando ricevuto si cancelli
minimamente dal cervello del soggetto.
L’esperienza
più classica di suggestione a lunghissima scadenza è quella pubblicata dal Beaunis[165].
Egli,
il 14 giugno 1884, dice ad A...E..., messa in sonnambulismo: - Il 1° gennaio
1885, alle dieci del mattino, mi vedrete; io verrò ad augurarvi un buon
capodanno; indi dopo l'augurio scomparirò -.
A...
E... abitava a Nancy. Il 1° gennaio 1885 Beaunis si trovava a Parigi, e non
aveva parlato ad alcuno di questa suggestione. In quel giorno, alle dieci del
mattino, A... E... si trovava nella sua camera, quando sentì bussare alla
porta, e vide, con grande sorpresa, entrare Beaunis ed augurarle a viva voce il
buon principio d’anno. Dopo ciò Beaunis andò via e lei corse alla finestra;
però non lo vide uscire. Ciò che la meravigliò grandemente fu che Beaunis
portava in quella stagione un abito di està (che era appunto quello che
indossava il giorno in cui le aveva fatta la suggestione).
Malgrado
le affermazioni in contrario, A... E... non potè convincersi che Beaunis quel
giorno era a Parigi: essa lo aveva veduto coi propri occhi entrare nella sua
camera.
L’altra
quistione degna di nota è la seguente: qual’è la durata delle suggestioni? In
altri termini: l’ordine dato al soggetto sarà da questi subito per sempre, o
avrà un termine spontaneo? Sono comunissimi i casi in cui nel soggetto per un
certo tempo soltanto dura la suggestione. Dite ad una isterica, che và spesso
soggetta a crisi convulsive, di non essere più assalita da simili attacchi
nervosi: per molto tempo la suggestione potrà avere il suo effetto, ma dopo
due, tre mesi, un anno, dietro una qualche causa occasionale, la crisi
isterica potrà manifestarsi nuovamente.
Questi casi sono ben noti a tutti coloro che hanno una certa pratica in tali
esperimenti. Ma può la suggestione esser mantenuta per moltissimi anni? Intorno
a ciò non possiamo dir nulla di preciso: di suggestioni durate moltissimi anni
non ne troviamo citate; soltanto il prof. Dal Pozzo ci scriveva privatamente
che in un suo soggetto la suggestione dura da 26 anni. E’ una donna, che aveva
una grande paura dei tuoni e dei lampi: egli le suggerì in sonnambulismo di
allontanare da sé tale paura, ed ora da 26 anni, allorché vi è temporale, corre
alla finestra per ammirarne lo spettacolo. Domandata, risponde di non aver
avuto mai timore, e che anzi quello spettacolo la diverte.
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