L'IPNOTISMO E GLI STATI AFFINI

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VII.

Un argomento molto piccante deve richiamare adesso la nostra attenzione.

Che cosa è la suggestione mentale? Si può trasmettere realmente un pensiero, un comando mentalmente, sia mettendosi a contatto col soggetto, sia a distanza?

Noi risponderemo a queste domande, poggiandoci sulle esperienze già registrate da qualche osservatore; però ci sentiamo nell’obbligo di dichiarare che, fino a quando queste esperienze non si saranno moltiplicate e non verranno controllate con la massima severità, questo fenomeno della suggestione mentale, della trasmissione del pensiero, non potrà essere accettato con serietà nel mondo scientifico.

Comunque sia, l’argomento merita di esser preso in considerazione, perché alcuni osservatori se ne sono occupati con cura, e forse nuove osservazioni potranno domani far credere alla realtà di questo strano fenomeno, allo stesso modo come è successo per il magnetismo animale, che, contrastato per lunghissimi anni, ora è entrato nel dominio della scienza.

Pare non dati da oggi la conoscenza di questo fatto: gli antichi ne sapevano anch'essi qualche cosa. - E’ scritto in Paracelso[156] che Archasas, discepolo di Pitagora, attirava a se e si appropriava l’intelligenza degli altri. Che Stirus trasportava in sé stesso i sentimenti, i pensieri e perfino lo spirito di colui con cui era in rapporto.

Ma ciò che è più meraviglioso è quello che troviamo registrato nella Revue des journaux et de livres. §321

Nelle Indie vi sono tre scuole di djogmi: l’una situata sulle rive del Gange, l’altra sulle coste di Orissa, la terza nel sud della penisola; e queste tre scuole comunicherebbero fra loro durante il sonno ipnotico. Questi djogmi restano ipnotizzati per giorni e settimane, immobili, ed in tale stato si scambiano a centinaia di miglia di distanza le impressioni più precise[157].

La stranezza di siffatte notizie, come può riempire di stupore gli individui molto creduli ed amanti dello strano, così può far sorgere sul labbro dello scettico un sorriso di scherno.

Ma lasciamo da banda l’Oriente con le sue strane meraviglie, e veniamo a quello che si è osservato presso di noi.

Non ci intratteniamo a parlare dei chiaroveggenti, di cui i mesmeristi avevano popolata l’Europa. In tutti i libri di magnetismo, pubblicati da Mesmer fino a pochi anni or sono, troviamo registrati migliaia di fatti, riferentisi a soggetti che avevano il dono di leggere nel pensiero altrui. Recentemente nei periodici francesi[158] si è potuto leggere di alcune esperienze fatte da Stuart Cumberland a Parigi, che menarono gran rumore. Questo americano, allo stato di veglia, mettendosi in comunicazione con la persona di cui doveva leggere il pensiero, ritrovava uno spillo nascosto nel giardino delle Tuilleries. Però lo stesso Cumberland attribuiva siffatti risultati ad una potenza eccezionale di percezione, di cui era dotato, che gli permetteva di comprendere le impressioni che un soggetto, di cui egli stringeva la mano, gli comunicava.

Il dottor Giorgio Beard[159] si occupa di questo argomento a proposito di un certo Bishop, che ritrovava un oggetto nascosto in un’altra stanza, mettendosi solo in comunicazione con la persona che aveva nascosto l’oggetto.

Luigi Sicard, di Montpellier, ha pubblicato anche lui alcune esperienze di suggestione mentale eseguite su di un suo soggetto.

Addormentata N..., Sicard le suggerisce di recarsi colla mente presso un suo amico, del quale le indica l’indirizzo, il nome della strada, il numero ed il piano. Dopo un istante N... dice di esservi giunta, e ne descrive l’abitazione, la sala da pranzo, con tutte le minime particolarità. Un amico di Sicard, al racconto di simile fatto si mostra incredulo e vuole controllare l’esperienza. Invita Sicard a pranzo per la sera: questi per la prima volta entrava in casa dell’amico, N... non lo conosceva e non aveva mai messo piede in casa sua. Dopo pranzo si recano a casa di N..., le suggeriscono l’idea che essa assiste al loro pranzo, ed allora lei parla dei convitati, descrive le persone accanto a cui era stato seduto Sicard, enumera i piatti usciti a tavola, dice che la sala da pranzo si apre su una serra ecc.

Un altro giorno N..., durante l’ipnosi, diceva il titolo di un libro lasciato aperto da Sicard sul tavolo, prima di uscire di casa, e ne descriveva la stanza. Altre esperienze simili furono ripetute con successo sul medesimo soggetto.

N... rispondeva esattamente, quando Sicard le stringeva la mano; sbagliava col cessare di questo contatto. Allorché veniva interrogata su cose ignote allo stesso Sicard, le sue risposte erano erronee; esatte, invece, quando la cosa domandata era dallo sperimentatore conosciuta.[160]

Il Beard spiega tale fenomeno, ammettendo che il sonnambulo col tatto fisico possa scovrire i pensieri della persona, che gli verrebbero trasmessi dall’azione inconscia della mente, la quale induce nelle fibra muscolari delle varie parti del corpo delle tenuissime e delicatissime tensioni e rilasciamenti, che verrebbero percepite dal soggetto.

Il Preyer è della stessa opinione, ritiene che la maggior parte degli uomini eseguisce piccoli movimenti colle mani, quando pensa intensamente e senza prevenzione ad una cosa, e queste leggerissime contrazioni sono abbastanza forti per essere percepite dal lettore del pensiero.

Tra il pensiero fisso, poi, e la direzione, in cui avvengono queste piccole scosse muscolari, esiste la semplice relazione che il lettore del pensiero ha bisogno di seguire la direzione delle scosse per ottenere lo scopo, cioè per trovare, p. es. un oggetto nascosto; e se dovesse dire un numero o disegnare lo schizzo di un animale, allora colui che pensa al numero ed all’animale conduce in un certo modo la mano al lettore del pensiero, allo stesso modo della madre che conduce al bambino la mano nei primi tentativi che questi fa nello scrivere.

Il Preyer ha cercato di dimostrare ciò sperimentalmente, per mezzo di un istrumento costruito da lui, e con esso ha rilevato che, allorquando si pensa fortemente, p. es., ad un numero, col suo apparecchio, che si mette in comunicazione colla mano, il dito scrive il numero pensato.

Nell’agosto del 1886, fatti straordinari sono stati pubblicati da Pietro Janet nella Revue Philosophique. Le sue osservazioni non sono rimaste isolate; ma in qualunque modo, noi, in attesa di altri simili risultati, ci limitiamo per ora a riassumerle senza arrischiarvi alcun giudizio.

Un giorno Pietro Janet cerca di comandare il sonno a B..., senza starle vicino, ma tenendosi in un’altra stanza. L’esperienza riuscì benissimo: dopo aver pensato cinque minuti di addormentarla, entrato nella camera, la vide completamente addormentata, colla testa ed il corpo inclinati fortemente dal lato in cui si trovava precedentemente.

Un altro giorno Pietro Janet era a casa sua, ad una distanza di 400 o 500 metri dal luogo ov’era B..., quando pensò di concentrare il suo pensiero sull’ordine del sonno, come aveva fatto più volte innanzi a lei. Non vi pensò più di cinque minuti. Un’ora dopo andò da lei, persuaso dello insuccesso della sua intrapresa. Con sua grande meraviglia, le persone di casa l’avvertirono che B... era molto indisposta da mezz’ora; era stata presa da stordimenti e forzata d’interrompere il suo lavoro; aveva dovuto bere un bicchier d’acqua e lavarsi le mani ed il volto.

Janet fa notare che B... non sospettava di poter essere addormentata da lungi.

Un’altra volta, nelle stesse circostanze, verso le 5 p.m., pensa di addormentarla: vi concentra il suo pensiero più forte che può per 8 minuti e senza distrarsi; poi si reca a casa di lei e la trova stesa sopra un divano immersa nel più profondo sonno, senza che alcuna scossa possa destarla, ma, se le serra la mano o le tocca leggermente la pelle del braccio, i muscoli sottostanti entrano in forte contrazione; se le apre gli occhi, cade in catalessia.

Ritentata la pruova il 26 febbraio ed il 1° marzo, non riuscì.

Il 2 marzo Janet ripete il comando, mentre stava in casa propria. Un’ora dopo va da lei e la trova seduta a cucire: gli occhi erano aperti, i movimenti continuavano, ma con straordinaria lentezza: faceva appena tre o quattro punti al minuto. Alzatole il braccio, questo rimaneva immobile: era catalettico, e tale stato durò un’ora. Abbassatele le palpebre passò in sonnambulismo a forma letargica, e non cessava di ripetere - Oh! ho sonno..., voi mi fate male a svegliarmi..., ho sonno..., sto per cadere..., quando finirà ciò? - In un istante di lucidità riconosce Janet, manda un grido di soddisfazione e si riaddormenta senza sognare.

Il 4 maggio Janet voleva addormentarla da casa sua col comando mentale ordinario, e da tre a quattro minuti ci pensava, allorché alcune persone entrarono da lui ad interromperlo. Quando dopo un’ora potè recarsi a casa di B..., questa era addormentata su di una sedia da circa tre quarti d’ora.

Il 6 marzo il dottor Gilbert tentò di addormentarla anche da casa sua, ed in un’ora del tutto diversa, alle 8 pom. Vi riuscì perfettamente, sebbene non l’addormentava da otto giorni. Notiamo che una terza persona aveva regolato il suo orologio con quello di Gilbert e osservava molto da vicino la B...

Essa si addormentò esattamente alle 8 e tre minuti.

il 18 marzo la B... andò via.

Avendo Paolo Janet, Ch. Richet, i signori Meyers di Cambridge ed il dottor Ochorovicz espresso il desiderio di vedere qualcuno di questi esperimenti, Pietro Janet fece tornare la B... all’Havre.

Il 19 marzo Paolo Janet si reca all’Havre presso suo nipote Pietro, e si scrive a Gilbert di addormentarla da casa sua. Preso alla sprovvista Glibert cerca di farlo alle 4: alle 4, 14 B... era completamente addormentata.

Il 22 aprile Glibert l’addormentò da lontano nuovamente, e pei due giorni seguenti lo fece Pietro Janet a due ore differenti, scelte dai signori Meyers, Ochorovicz e Marillier.

Pietro Janet, su 22 esperimenti fatti da lui e Gilbert, sei volte ebbe risultati negativi, tre a principio quando l’abitudine sonnambolica non era ancora forte abbastanza, uno più tardi dopo l’interruzione di alcuni giorni delle sedute, e due quando il soggetto, molto stanco, resistette più di mezz’ora ad addormentarsi. Vi furono d’altra parte sedici successi completi. Un giorno Janet suggerì mentalmente a B... di prendere alle 11 un lampada e di portarla nel salone. Alle 11 essa prese dei fiammiferi, li accese l’un dopo l’altro nella più grande agitazione. Janet l’addormentò per calmarla, e le sue prime parole furono - perché volete farmi accendere una lampada stamane? è giorno chiaro -.

E’ un successo incompleto, che però non si riprodusse più negli esperimenti consecutivi in questo senso.

Gilbert ne fece altre con maggior successo. Il 19 aprile le suggerì col pensiero di recarsi da loro alle 3 dell’indomani. All’ora detta si trovava alla porta, si avanzava verso Janet, ma se ne fuggì, vedendo altre persone.

Strane sono queste altre osservazioni di Janet.

B... prova le stesse sensazioni che Janet prova, o che sono risentite da alcuna delle persone con cui si trova particolarmente in relazione. Se Janet faceva movimenti di deglutizione in un’altra stanza, essa li ripeteva. Se in un’altra stanza si pizzicava fortemente il braccio o la gamba, B...mandava grida e si lagnava di esser pizzicata al braccio od altrove.

Il fratello di Janet aveva una singolare influenza su B..., stando in un’altra stanza, si bruciò fortemente il braccio, durante il tempo che B... era in sonnambulismo. B... mandò grida terribili e Janet ebbe da fare per trattenerla. Essa si stringeva il braccio destro al disotto del pugno e si lamentava di soffrir molto. Ora Janet non sapeva esattamente il punto ove suo fratello si era voluto bruciare. Rea appunto quel sito che ove B... si lagnava. Quando fu svegliata, essa vide con meraviglia che serrava ancora il pugno destro, e si lamentava di soffrir molto senza saperne il perché. L’indomani essa continuava a mettere sul braccio compresse fredde, e la sera Janet vi riscontrò gonfiore e rossore molto apparente nello stesso punto ove il fratello si era bruciato.

Questi ultimi fatti ora citati sono, dice Janet, molto rari, difficili a riprodursi a volontà, ed egli li espone come fatti molto curiosi, che possono riattaccarsi ai primi[161].

Anche l’Ochorovicz ha fatte delle esperienze sul riguardo: in 41 esperienze praticate sopra un soggetto, ed in un certo altro numero di osservazioni fatte su tre persone ipnotizzate, crede di essere giunto a precisare le condizioni fisiologiche, in cui la trasmissione psichica sia possibile.

Il dottor Héricourt[162] riferisce di aver addormentato nel 1870 un suo soggetto a 300 metri di distanza, dopo aver concentrata la sua attenzione per un minuto; il Dusart ottenne similmente il sonno alla distanza maggiore di 7 e 12 chilometri ed allo stato di veglia.

Di siffatti esempi se ne trovano in quantità registrati dai mesmeristi: noi per semplice curiosità riferiremo una esperienza che appartiene a Dupotet.

Un giorno Husson dice a Dupotet: - Voi addormentate la malata senza toccarla, e prontamente; vorrei che vi proviate ad ottenere il sonno senza che ella vi veda e senza che sia prevenuta del vostro arrivo. -. Allora si convenne che Dupotet sarebbe stato chiuso in un gabinetto separato, e che a un dato momento, dietro un segno convenuto, avrebbe magnetizzata la giovane Sanson. Giunge l’ammalata e la si pone col dorso rivolto al gabinetto dov’era nascosto Dupotet. Si discorre con lei di varie cose, e si finge di essere stupiti del fatto che Dupotet non è ancora arrivato. §328 Si conclude che con questo ritardo non verrà più, che sta male farsi attendere tanto, e si dà a tutto questo discorso l’apparenza della realtà. Al segnale convenuto madamigella Sanson è magnetizzata da Dupotet, quantunque egli ignorasse a che distanza ella fosse. Questo esperimento si ripete e si ottiene il medesimo successo. Alla terza seduta il dottor Husson annunzia Dupotet che uno dei medici in capo all’Hotel Dieu desidera essere presente all’esperimento, e, sopra tutto, veder addormentare l’ammalata attraverso l’uscio. Il magnetizzatore accetta molto volentieri: il medico entra, si conviene un segno, si chiude Dupotet. Madamigella Sanson arriva: le si dice che Dupotet non verrà, ed ella domanda allora di ritirarsi. Il medico visitatore le domanda se digerisce la carne (era il segno convenuto): sul momento Dupotet magnetizza, e l’ammalata si addormenta a capo di tre minuti. Il visitatore tocca, pizzica, chiama a nome la sonnambula, ma quella non sente, nè risponde. Uno dei testimoni Alessandro Bertrand eleva un dubbio, e finisce per sostenere che non v’ha bisogno di magnetizzatori per addormentare l’ammalata, che essa si addormenterebbe ugualmente per effetto dell’immaginazione. Si prega allora Dupotet di venire più tardi: l’ammalata viene all’ora ordinaria e non si addormenta. Dupotet arriva, ed essa si addormenta all’istante.

C. Richet ultimamente si è occupato, in un lungo lavoro[163], della suggestione mentale allo stato di veglia senza adoperare alcun contatto, ed ha cercato di dimostrare come.

1° Il pensiero di un individuo si trasmette senza l’aiuto dei sensi esterni ad un individuo a lui vicino.

2° Questa trasmissione mentale del pensiero varia d’intensità secondo gl'individui, e la capacità di ricevere e di trasmettere queste sensazioni è molto variabile in una stessa persona.

3° La trasmissione del pensiero è per lo più inconscia.

Che interpretazione dare a questo fenomeno della suggestione mentale a distanza? Lo stato attuale delle nostre conoscenze non ce lo permette per ora, a meno che  non si voglia ammettere la teoria di Barety, della radiazione umana, che noi abbiamo già esposta; la quale, se è ingengnosa, non possiamo dirla però soddisfacente. Noi ci siamo limitati a registrare il fenomeno, in attesa che altre esperienze lo facciano accogliere come reale dalla scienza, né dobbiamo negarlo a priori sol perché incomprensibile. Quanti altri fenomeni non sono coverti anch’essi dalle tenebre del mistero? La nostra mente si affatica a darsi ragione di tutto, ma non sempre i suoi sforzi raggiungono il loro scopo. Ricordiamoci quindi le parole di Galilei allorché scriveva: - estrema temerità mi è sempre parsa quella di coloro, che vogliono fare della capacità umana la misura di quanto possa operare la natura, dove  che all’incontro non v’è effetto alcuno in natura, per minimo ch’ei sia, all’intera cognizione del quale possano arrivare i più speculativi ingegni -.

E’ indubitato, quindi, che questo fenomeno della suggestione mentale sconcerta tutte le idee che noi abbiamo intorno alle funzioni del cervello, e le interpretazioni date finora sembrano più incomprensibili del fenomeno stesso. Il Tannery[164], p. es., opina che i rumori muscolari debolissimi della parola interna possano avere qualche importanza come modo della trasmissione del pensiero. Féré crede che questa trasmissione del pensiero si faccia per mezzo della parola interna percepita non per l’udito ma per la vista, la quale percepisce i movimenti di articolazione estremamente deboli, provocati dalle immagini motrici delle parole.

E’ superfluo il far notare che, se ciò è possibile a contatto o in vicinanza del sonnambulo, è assolutamente inconcepibile a grande distanza.

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