L'IPNOTISMO E GLI STATI AFFINI

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III.

Un altro ordine di suggestioni è quello che va sotto il nome di suggestioni post-ipnotiche, le quali, fatte durante lo stato sonnambolico, si prolungano o si effettuano primitivamente nello stato successivo di veglia.

Noi le raggrupperemo in quattro categorie diverse:

1.       Suggestioni riguardanti i sensi speciali e la sensibilità generale.

2.      Suggestioni motorie.

3.      Suggestioni psichiche.

4.      Suggestioni che riflettono le funzioni della vita vegetativa (circolazione, digestione, secrezioni, calorificazione ecc.).

Le allucinazioni intra-ipnotiche dei sensi speciali, di cui or ora abbiam tenuto parola, possono prolungarsi per suggestione nello stato di veglia. - Io mischio, dice Pitres, in questo bicchiere della tisana e del vino. Per rendere questo miscuglio una bevanda tuttaltro che gustosa, vi aggiungo un pugno di sale e un grosso pizzico di pepe. Fatto ciò, metto in riserva in questo secondo bicchiere, che oro ora ci §284 servirà, la metà del nettare di cui conoscete la composizione, ed offro il primo bicchiere ad Emma, precedentemente ipnotizzata, dicendole che contiene del delizioso couracao. Emma prende il bicchiere, e voi vedete che ne gusta il contenuto con segni non dubbi di soddisfazione. Io l'arresto dopo i primi sorsi e le dico: - Io ora vi sveglio e voi berrete il resto del bicchiere di couracao -. La sveglio, infatti, ed essa continua a gustarlo con gli stessi segni di soddisfazione. - E’ dunque buono ciò che voi bevete? _ - Oh! si, risponde; è del delizioso couracao. Io non ne ho bevuto mai di simile -.

In questo caso l'apprezzamento erroneo sulla qualità del liquido non dipende da un disturbo generale della sensibilità gustativa. L'illusione sensoriale, dipendente dalla suggestione, è limitata all'oggetto su cui si è portata la suggestione, ed ogni altro corpo portato sulla lingua del soggetto, sarà apprezzato giustamente. Infatti, dando a gustare ad Emma il liquido contenuto nell'altro bicchiere, che Pitres aveva messo da parte, essa lo respinge con disgusto, dicendo che è detestabile.

Esperienze consimili possono moltiplicarsi per gli altri sensi.

Come per suggestione si possono far prolungare nella veglia, allucinazioni ed illusioni dei sensi speciali, provocate durante il sonno ipnotico, così si possono suggerire le stesse allucinazioni da eseguirsi soltanto allo stato di veglia.

Le allucinazioni del senso della vista son quelle che più riempiono di meraviglia la gente profana, e sono del più grande effetto scenico in mano a coloro che fanno dello ipnotismo oggetto di rappresentazioni teatrali. Dite al soggetto: - quando vi desterete, vedrete di fronte a voi un leone che vuole sbranarvi -. Appena avrà aperti gli occhi fuggirà atterrito, perché l'immagine allucinatoria che gli abbiamo suggerita, si presenta al suo occhio con tutto l'aspetto della realtà. Allo stesso modo gli suggeriamo nel sonno la vista del diavolo, della madonna, di un uccello, di uno spettro, di un amico, di un giardino, di una scena tragica, ed appena destato gli appariranno dinnanzi le immagini, che gli abbiamo rappresentate nella mente. E qui aggiungiamo che quanto più vive saranno le visioni, tanto maggiormente l'impressione di queste si pronunzierà sulla fisionomia del sonnambulo.

Gli faremo apprezzare gli oggetti diversamente dal loro valore, o dalla loro essenza reale: un bastone apparirà, una sciabola, un bottone sarà una moneta d'oro.

Il prof. Dal Pozzo riferisce un esperimento fatto da lui verso il 1857 sopra un suo soggetto. - Essendo, egli scrive, questo giovine di povera famiglia, io era solito nei festivi, in cui di consueto aveva luogo la seduta, regalarlo con alcuna moneta, che egli fedelmente portava a sua madre. Più volte detti delle animelle di legno in cambio di mezzi paoli toscani: sua madre era stata avvisata da me. Era già un poco di tempo che io non aveva più  prodotta quell'allucinazione, ed il giovane aveva sempre recato a casa danaro. Or bene; una domenica gli diedi quattro animelle: egli, di ritorno e vicino a sua casa, vide sua madre starsi alla finestra, e le dimandò se dovea comprare nella vicina bottega del pane, dicendo: - il professore mi ha dato il danaro -. La donna disse di sì. Il giovine allora entra nella bottega, scieglie il pane e depone sul banco tre animelle. Il bottegaio aspetta, credendo che poscia sarebbe venuto fuori il denaro, ma il giovane gli domanda il resto. - Il resto, di che?...Del mio denaro. Ma dov'è egli?... Eccolo (indicando le tre animelle). Ma coteste sono animelle, ragazzaccio -. E qui il ragazzaccio si adira e grida che è denaro bello e buono, che glielo aveva dato io...- Intanto la madre era scesa, sentendo quel tafferuglio, ed ebbe spirito di accomodare quella divergenza.

Un'altra esperienza del prof. Dal Pozzo fu quella di invertirgli la città stessa cioè che egli andando per una via credesse di essere in altra: ed allora una chiesa diventava un Palazzo e viceversa.

- Un giorno, egli scrive, l'inversione della città fu che la spiaggia del mare fosse una delle piazze grandi e per lo più solitarie. Da più amici egli vi fu accompagnato: ed insieme si era avvisato un marinaio che il nostro giovine dovea fare un bagno freddo per una cotal sua malattia; che egli dovea seguirlo dentro l'acqua e rialzarlo appena fossevi caduto dentro con il volto e ricondurlo a terra. Si camminava parlando di varie cose: giunti a circa due metri dalla sponda, - la spiaggia correva in dolce declivio ed era arenosa, - noi ci fermammo in crocchio; il giovine dapprima si fermò egli pure, poscia si mise a passeggiare, ma non si avvicinava mai all'acqua. Allora io gli proposi, essendo in tal ora la piazza quasi vuota, di giuocare a palla, e lasciatolo ivi mi posi in faccia a lui, cosicché la direzione del nostro tiro era normale al lido. Fu mia cura che i primi colpi da parte mia fossero sempre alquanto corti; in appresso batti tu, gli dissi, eccoti la palla e gliela mandai, facendola ruzzolare per terra, seguendo una retta un poco obliqua. La palla lo sopravanzò e andò a cadere nell'acqua: egli a passo alquanto celere le tenne dietro; camminò alquanti metri nell'acqua sempre più bagnandosi i piedi e le gambe per una maggiore immersione. La spiaggia in quel luogo era molto adagiata, cosicché alla distanza di altri cento metri vi si trovava appena l'acqua alta circa settanta centimetri. Giunto il giovine T. D. nel posto dove era caduta la palla, a quindici centimetri d'acqua, la prese bagnandosi il braccio, e di là me la lanciò e si seguitò il giuoco, egli restando nell'acqua e camminandovi dentro liberamente senza punto badarvi. Dopo pochi minuti un amico lo chiamò a sé di fretta; il giovine non si accorgeva affatto di essere bagnato. Strada facendo, avendogli io fatto osservare le gambe sue bagnate, e l’acqua che usciva dalle sue scarpe, e quella che colava in giù dalla manica del braccio destro, è sudore, mi rispose, mi sono riscaldato giuocando.

- Altra volta gli avea invertito le vie della città: la mattina dopo mandato dal suo padrone, che era un fornaio, a recar il pane alle case, egli entrò nella prima, sonò al secondo piano e presentò il pane, meravigliandosi di non veder la consueta serva. Gli fu risposto che si sbagliava: egli declinò il nome del prestinaio e della sua famiglia, e gli fu replicato che colà abitava altra gente, e che se n'andasse per i fatti suoi. Egli replicò che i padroni non avrebbero dovuto prendere una serva così imbecille; quando volessero il pane mandassero alla canova. Quindi si recò ad un'altro uscio nella stessa via, ed ivi presso a poco successe lo stesso. Ritornato nella via, la terza persona a cui doveva recare il pane, abitava in una bottega. Ma a quel dato numero non eravi in quella via alcuna bottega. Egli si ferma attonito, guarda ed esamina, e poi dice ad una persona che si trovava là vicino: ma che ne hanno fatto della bottega da ieri in qua, che è divenuta un andito! Quale bottega, dove?...Costì; non ci era la bottega del M.....Va via matto, essa è in via T....E non è questa via T....? Che! questa è via N... Si, no....sei un matto....tu mi canzoni ec...ec..In breve si aduna la gente, il chiasso si fa grande; è matto, è un matto, gridavano i più. Queste grida fecero una tale impressione sul giovine, che svenne. Fu corso alla bottega del suo padrone, dicendogli che un suo garzone era divenuto pazzo nella via N... Per fortuna il padrone sapeva che io lo magnetizzava, e mandò subito per me. Recatomi sul luogo, trovai il giovine ancora agitato, ma rinvenuto in sè, che non ricordava più nulla e non capiva dove si stava. Condottolo a casa, lo magnetizzai subito per calmarlo; vi riuscii, ma non ottenni lo stato sonnambolico, ma bensì un coma profondo. Nondimeno riuscii a calmarlo. Lo lasciai qualche ora immerso nel sonno magnetico, poi lo destai. Egli ricordava più nulla; l'allucinazione era svanita da per sè nella reazione che fece la natura nel suo cervello.

- Più volte mi sono domandato se quella forte reazione sul suo cervello fu un prodotto del contrasto subito e della opposizione trovata nella folla: se queste circostanze poterono distruggere l'allucinazione preesistente, non corsi io il pericolo, che altra diversa reazione diversamente modificasse quel cervello, e si passasse quell'invisibile spazio che separa la ragione dall'insania? O forse quell'allucinazione non poteva divenire fissa e permanente, indipendente dalla mia volontà, e non era io la colpa se quel giovane diveniva matto davvero? Qualsiasi risposta mi dettasse la mia coscienza, è certo che io d'allora in poi raddoppiai di cautele  e di prudenza, e procurai che fosse sempre guardato a vista, quando si faceva una qualche esperienza d'allucinazione -.

Oltre delle allucinazioni ed illusioni positive della vista, possiamo farne anche delle negative: produrre cioè la paralisi di questo senso.

Il prof. Dal Pozzo, nell'epoca già detta, cioè circa 30 anni or sono, faceva a tale proposito delle bellissime esperienze, fra cui quella che qui appresso riferiamo:

- Nel sonnambulismo, io ordinava al mio soggetto che da desto non dovesse affatto veder una data cosa, per es. una sedia, una scatola. Ritornato nello stato di veglia ordinaria, egli non si avvedeva di quei mobili: vi urtava contro e sentiva un resistenza, senza sapere che cosa si fosse; battendosi dei colpi su una scatola egli ne sentiva il suono, ma non capiva da dove veniva; ciò per le prime volte che si esperimentò: poscia non sentiva più il suono affatto.

- Volli fare scomparire una persona; sino dalla prima volta, avendogli ordinato che, ritornato desto, non doveva vedere il sig. N.N., l'esperienza riuscì benissimo. La prima cosa dopo destato fu di dimandare dove quel signore fosse andato, e perché fosse andato via mentre egli dormiva. Il sig. N.N. gli stava di fronte, lo chiamò, ed il sonnambulo non sentì; gli fece vari gesti improvvisi verso gli occhi ed egli non mosse palpebra; gli prese il braccio e lo tirò a sé, egli rimase un poco istupidito, e dimandandogli noi che cosa avesse, non lo so, rispose, mi sento movere senza che io ci pensi. In questo frattempo, egli si accorge che sopra un tavolo vicino eravi il cappello del sig. N.N.; vi andò, lo prese, e, recandolo a me, disse: Il sig. N.N. è andato via senza il cappello, e si mise a ridere: a ciò io replicai che non doveva esser uscito di casa, ma andato in altra stanza. In questo frattempo il sig. N.N. si pose in capo il suo cappello, mentre io teneva in ciancie il sonnambulo. Passato un istante, io dissi: andiamo via: prendi il cappello di N.N. e portiamoglielo. Il giovine va al tavolo, e non trova più il cappello: di nuovo resta come stupido e nulla dice.

- Sin qui l'esperienza era andata bene. Siccome si era di notte, così nell'andare via io non pensai a prendere il lume, ma N.N. mi prevenne e prese il lume. Appena fatti due passi, eco il giovine grida: oh! il lume cammina da sé in aria, e così dicendo cade a terra come colpito d'accidente... Destato era svanita ogni allucinazione. Ritornò a vedere il sig. N.N. ed in pari tempo si ricordò di aver veduto camminare il lume in aria. Mi fu facile di persuaderlo che, siccome egli era svenuto, così quel fenomeno era conseguenza dello svenimento. Nella seguente seduta mancò lo sviluppo dello stato sonnambolico; ma infine alla terza seduta si mostrò di nuovo il sonnambulismo.

- In tale stato, mi disse, che lo spavento provato si era perché il lume non appartenenva al sig. N.N., che io gli avea soltanto ordinato di non vedere: ed avendogli osservato che però egli non più avea visto il cappello dal momento che quel signore se l'era posto in capo; naturalmente, mi rispose, il cappello era suo, e quando l'aveva in capo io non poteva più vederlo.

- Questa crisi mi servì di esperienza, ma non impedì che succedesse lo stesso incoveniente un'altra volta.

- In appresso io rifeci più volte quell'esperienza di fare sparire una persona: ed esprimendo bene la mia volontà, egli non la vedeva né sentiva, né pure vedeva gli oggetti tenuti in mano da quella: e subito dopo lasciati li vedeva di nuovo.

- Per evitare ogni inconveniente, io gli aveva fermamente ordinato una volta per sempre che egli non dovesse meravigliarsi di nulla di quanto avvenisse: dovesse, essendo desto, rimanere ben persuaso che erano giuochi di prestigio, che io gli faceva, non dissimili da tante esperienze di fantasmagoria, che spesso egli avea veduto nel mio gabinetto sperimentale. Così io stetti tranquillo e moltiplicai le esperienze.

- La persona scomparsa si presentava talora d'improvviso innanzi al giovine, veniva incontro a lui a passo concitato e chiassoso, l'urtava, ovvero si lasciava urtare di fronte tanto da avere a cadere; talora pure d'improvviso lo raggiungeva di dietro e l'urtava, sicché il giovine, urtato, non poteva a meno di essere sbalzato violentemente, ed anche di cadere. In tutti questi casi il giovine mio si poneva in atto come di chi esamina un fatto, che non si può spiegare; imperocché non vide mai chi l'avea urtato. Ciò avveniva entro la casa mia: dimandato perché si fermasse, o fosse caduto, o si volgesse indietro, invariabilmente ei rispondeva non so: non posso andare avanti, mi sento spingere in giù e null'altro. Le esperienze suddette si facevano sempre quando egli si trovava meco e con altra persona informata del caso. Si fecero pure simili prove quando egli si credeva solo e badava ai suoi affari, essendo osservato da alcuno di noi in distanza, e sempre ho veduto l'esperienza riuscire perfettamente.

- Una volta gli feci scomparire sua madre: egli per tre giorni credette di essere solo in casa, che altra donna gli preparasse il cibo e facesse i lavori domestici, mentre che egli si stava alla bottega al proprio lavoro -.

Analoghe esperienze sono state ripetute da tutti gli osservatori senza diversità di risultati nella maggior parte dei soggetti; e, com'è naturale, un fenomeno tanto maraviglioso, quale questo delle allucinazioni negative (o inibitorie) della vista, doveva necessariamnete richiamare l'attenzione degli scienziati, per cercarne una interpretazione plausibile. Tale scopo pare lo abbia raggiunto P. Richer. Egli ritiene che l'operatore, allorché determina l'abolizione parziale o totale della vista, non sopprima già la sensazione visiva per mezzo della suggestione, ma semplicemente impedisca che la sensazione pervenga sino alla coscienza. E la dimostrazione di questa tesi per parte di P. Richer è molto convincente. - Infatti, egli dice, se prendiamo un pezzo di carta rossa, che avremo reso per suggestione invisibile al sonnambulo, e lo adattiamo su un foglio di carta bianca, invitando il soggetto a fissarla con tutta l'attenzione, a capo di un certo tempo egli dirà di vedere il verde, che è appunto il colore complementare del rosso -.

Cosa si deduce da questa pruova? - Che il soggetto ha ricevuta la sensazione del rosso, altrimenti non avrebbe visto il colore complementare; ma però la sensazione del rosso è restata superficiale, non ha oltrepassato i centri nervosi, e quindi non è penetrata fino alla coscienza.

E così deve andare assolutamente la cosa, altrimenti non si potrebbe spiegare il fatto che una persona, resa invisibile per suggestione, possa addormentare un soggetto per mezzo dei passi. §292

Queste paralisi, o anestesie sistematiche, non hanno una durata infinita; ma si circoscrivono fra i limiti di pochi giorni fino a parecchi mesi, per poi svanire gradatamente. Binet e Féré hanno osservato, che, coll'indebolirsi dell'anestesia, a misura che passa il tempo, l'ammalato comincia a percepire la persona invisibile, senza riconoscerla, e solo più tardi, dopo una specie di evoluzione ascendente, l'atto di riconoscenza ha luogo.

P. Richer fa un parallelo fra questi fenomeni e l'amnesia. Nell'amnesia si perde il ricordo volontario, ma le modificazioni materiali, che ne costituiscono il sostrato fisico, sussistono tuttora, giacché l'amnesia può essere transitoria e guarire.

Lo stesso si avvera nelle anestesie per suggestione, in cui, come nell'amnesia, si producono le stesse modificazioni materiali che formano il sostrato della percezione dell'oggetto invisibile, con la particolarità che esse modificazioni non sono accompagnate dalla coscienza.

Accanto alle allucinazioni della vista vanno messe quelle degli altri sensi.

Diciamo al soggetto: - quando vi sveglieremo sentirete una musica deliziosa, il canto di un usignuolo, il rombo del cannone ecc. - Al destarsi la suggestione si compirà. Pitres dice ad Emma: - Io ora vi sveglio, e qualche minuto dopo che vi sarete destata sentirete voci che vi diranno ogni specie di cose sgradevoli. Queste voci vi diranno p. es. , che voi avete assassinato i vostri genitori, che siete bugiarda, pigra ecc. - Indi la sveglia ed essa va a sedere alla sua sedia, senza dare alcun segno di dispiacenza, senza mostrare alcun segno di allucinazione sensoriale. Ma a capo di qualche minuto Emma acquista un'aria attonita e scontenta: si alza - Che cosa mi si dice! grida: che io sono una sgualdrina, una pigra, che ho assassinato mio padre e mia madre?...E’un'indegnità dirmi simili cose!... E pure credevo che i signori, che venivano qui, fossero gente bene educata, ma bisogna che non abbiano cuore per insultar così una povera donna.... No, non ho assassinato i miei genitori; essi erano troppo cari per me, del resto non vi sono mai stati assassini nella mia famiglia...voi mentite, non ho bevuto mai più del regolare...-

Dite al soggetto: - L'aria che vi circonda sarà profumata di viola, di rosa, di gelsomino, allorché vi desterete -, od anche, presentandogli un cibo ingrato, ditegli: - al vostro risveglio questo cibo sarà per voi il più delicato, il più gustoso, è un dolce -. la suggestione in tutti questi casi avrà il suo effetto desiderato. Al modo stesso produrremo la paralisi dell'udito per un determinato suono, per una parola, od anche la sordità completa: ovvero la paralisi dell'olfatto, del gusto, ecc.

La sensibilità può venire a sua volta modificata per mezzo della suggestione. Dietro un nostro comando modificheremo la sensibiltà termica.  Il soggetto non avvertirà il freddo od il caldo, o sentirà l'opposto di quello che è in realtà. Diciamo al sonnambulo che, quando si desterà, avrà una mano fredda ed un calda: esso proverà la sensazione che gli abbiamo suggerita, senza che però sia realmente alterata la temperatura nelle due mani, cosa di cui ci accerteremo per mezzo del termometro.

Valga lo stesso per la suggestione della sensibilità tattile, dolorifica; non sentirà il nostro contatto, rimarrà insensibile alle punture. Insomma tutto si realizzerà conformemente al comando dell'operatore.

Non solo possiamo modificare la sensibilità, ma anche pervertirla. Pitres dice ad Albertina: - Dopo qualche minuto che vi avrò svegliata, sentirete sul capo un prurito intollerabile, come se fosse coverto di pidocchi -. Qualche minuto dopo svegliata comincia a grattarsi con furore: - Che fate, Albertina? - le domanda Pitres. - lo vedete bene: mi gratto. Ho dovuto prender dei pidocchi. Ciò non sarebbe del resto molto difficile, perché viene spesso della gente sudicia nella sala -.

Il secondo gruppo delle suggestioni, da noi stabilito, è quello che riguarda i movimenti e le azioni.

In questo gruppo poniamo le paralisi e le contratture, le suggestioni di movimenti, tutte le azioni dalle più semplici alle criminose.

E’inutile insistere con esempi per dimostrare le suggestioni post-ipnotiche delle paralisi e delle contratture: basta semplicemente dire al soggetto che alla tale ora, od immediatamente dopo il risveglio, le braccia, la lingua, la gamba saranno paralizzate, o presenteranno una contrattura. Questo paralisi motorie sono per lo più accompagnate dalla perdita della sensibilità cutanea e profonda, tanto che si può impunemente pungere, scottare il soggetto senza che ne avverta dolore.

Possiamo far eseguire dei movimenti: p. es. quello di far girare rapidamente le mani una attorno all'altra. Non varranno preghiere nè minacce per far cessare il soggetto dall'ordine ricevuto. Domandato, risponde di non poterne fare a meno, e non sa darne ragione: - Non posso arrestarmi, lo vorrei, ma non so perché le mie mani ruotano l'una attorno all'altra contro la mia volontà -. Allora cesserà il movimento quando gli si toglierà la suggestione, addormentandolo di nuovo, ovvero se gli si è stabilito un termine della durata.

Qualunque atto vien suggerito al sonnambulo è da questi eseguito.

Un giorno, Bernheim in presenza del dottor Charpentier, suggerisce a P... che appena svegliato prenderebbe l'ombrella di Charpentier appesa al letto, l'aprirebbe ed andrebbe a passeggiare sulla galleria attigua alla sala, e ne farebbe due volte il giro. Svegliatolo, essi se ne escono fuori per non ricordagli la suggestione colla loro presenza. Bentosto arriva P... coll'ombrella in mano, e fa due giri attorno alla galleria. Bernheim  gli dimanda: - Che fate? -

- Prendo aria - risponde

- Perché, avete caldo? -

- No è un'idea. Alle volte passeggio -

- Ma quest'ombrella? E’ di Charpentier -

 -Oh guarda! credevo che era mia, si rassomiglia. Vado a posarla dove l'ho presa -.

Un'altra volta Bernheim suggerisce allo stesso soggetto che, appena svegliato, si metta i due pollici in bocca, ciò che fece: egli riferì questo bisogno ad una sensazione dolorosa della lingua dovuta da una morsicatura, che si era fatto il giorno prima durante un attacco epilettiforme.

E’ notevole questo fatto nei sonnambuli: essi cercano nel loro cervello delle ragioni molto plausibili, ed improntate alla maggior franchezza, allorquando vengono richiesti del perché di certe azioni.

Quando una suggestione è stata fatta, il soggetto non può resistervi dal metterla in esecuzione, e con l'astuzia o con la forza cerca di portarla a compimento. A dimostrarne la verità riferiamo un esempio di Pitres, pubblicato da Gilles de la Tourette[146].

Negli ultimi giorni del dicembre 1884, un mattino, all'ora della visita, una persona estranea al servizio, avendo addormentata Paolina, le ordinò di andare alle quattro pomeridiane ad abbracciare il cappellano dell'ospedale, e di non dire ad alcuno che le avesse dato quest'ordine. Durante il resto del mattino e durante le prime ore pomeridiane l'ammalata non presentò nulla di particolare. Alle quattro si alzò precipitosamente, discese dal letto ed attraversò la sala per uscire. §296

La Suora di servizio le domandò dove andasse. - Vado dall'abate X..., risponde; voglio abbracciarlo -. Si credette che stesse per divenir pazza, e le si impedì di uscire. Allora successe una scena inesprimibile. Paolina faceva degli sforzi disperati per liberarsi; si fu obbligati a ligarla. Per parecchie ore consecutive ebbe degli attacchi convulsivi di una violenza insolita; mandava grida penetranti e disturbava il riposo di tutte le altre ammalate. Si andò a prevenire l'interno del servizio. Questi, dopo aver fatti diversi tentativi inutili per calmare l'agitazione di Paolina, ebbe l'idea di addormentarla per suggerirle di star tranquilla. Allora egli fu messo al corrente della situazione, perché Paolina, addormentata, gli raccontò ciò che era avvenuto il mattino, senza dire però il nome della persona, che gli aveva fatta la suggestione. Egli volle allora distruggere lo effetto della suggestione iniziale con una suggestione contraddittoria. Cercò di suggerire a Paolina l'oblio della scena del mattino; tentò di farle credere che era egli stesso l'abate X..., e che poteva abbracciarlo, se ci teneva. Ma nessuna di queste suggestioni contraddittorie fu accettata; e siccome le grida e le convulsioni non cessavano, si dovette metter l'ammalata in letargia, e lasciarvela tutta la notte. L'indomani mattina, appena si tolse l'ammalata dalla letargia, l'agitazione, le crisi convulsive, ed il desiderio violento di andare ad abbracciare l'abate X... riapparvero. per mettere un termine a tale stato di cose, bisognò cercare il colpevole ( che si potè giungere a conoscere mediante una inchiesta, perché Paolina rifiutò ostinatamente di dire il suo nome, sebbene lo conoscesse perfettamente), condurlo nella sala e pregarlo di addormentare l'ammalata per toglierle la suggestione, che aveva avuto la leggerezza di fare il giorno precedente. Appena fatto ciò, Paolina non pensò più ad abbracciare l'abate X...e ritornò perfettamente calma.

Alcuni giorni dopo, il 12 gennaio 1885, una scena analoga si produsse. L'inferma voleva nuovamente andare ad abbracciare il cappellano dell'ospedale. Addormentata dichiarò che il mattino, ritornando dalla doccia, aveva incontrato ad un angolo delle scale tre persone, che l'avevano addormentata, ed ordinato di compiere l'atto in discorso, aggiungendo che ne soffrirebbe crudelmente se non l'avesse messo in esecuzione, e che giammai direbbe chi glielo aveva ordinato.

L'agitazione di Paolina era tale che, il 30 gennaio, non essendosi potuto scoprire l'autore della suggestione, Pitres si decise ad andare dal cappellano e metterlo al corrente della situazione e pregarlo di lasciarsi abbracciare dall'inferma. A partire da questo momento la calma si ristabilì.

Abbiamo così visto con quanta facilità il sonnambulo accetta la suggestione e la manda a termine: ora, non sempre, ma spesso il soggetto eseguisce anche suggestioni criminose.

Gilles de la Tourette dice ad H.E... messa in sonnambulismo, la quale ha dei rancori col signor B..., interno del servizio: - Voi conoscete il signor B...? - Sì signore - E’un bel giovane - Oh! nossignore; egli non mi vuol dare le pillole, non mi tratta bene - Veramente! Ma allora lo faremo morire, e verrà certamente un altro interno che vi curerà meglio di lui - Ma io non domando di meglio - Voi vi incaricherete della faccenda: ecco una pistola (e le mette in mano una riga); quando sarete desta gli tirerete un colpo: egli deve venir qui, attendetelo. -

Svegliatasi continua a discutere con Gilles de la Tourette, giuocando col revolver (cioè la riga che lo rappresenta ai suoi occhi). Allora il dialogo continua in questi termini.  -  Che cosa avete in mano? - Niente, è una pistola che ho trovata stamane, e che non so donde mi sia venuta. Non è vero che è bella? - Certamente. Potete prestarmela? Ne ho bisogno questa sera, quando tornerò dal teatro: ho appunto perduto la mia - No: non posso separarmene; ne ho anch'io bisogno. ve la presterò un'altra volta - Ma qui all'ospedale non avete che farvene d'una pistola - E’ possibile, ma infine io la conservo -.

In questo momento entra l'interno sig. B..., che è prevenuto del ricevimento che lo attende. H...lo lascia accostare e freddamente gli tira un colpo di pistola. B... cade a terra gridando: - Son morto! -

- Come, dice Gilles, avete ucciso B...; ma quali sono i motivi che vi hanno spinta a commettere un simile misfatto? - B... mi trattava male; mi sono vendicata. - Ma queste non sono ragioni sufficienti. - Lo credete? Tanto peggio. E poi ne ho anche delle altre; egli, del resto, doveva morire per mia mano.

In queste esperienze fittizie di uccisioni per arma da fuoco, non solamente i soggetti hanno l'illusione completa della pistola, che hanno in mano, sebbene non sia che una riga, un porta penna, ed anche nulla, una semplice supposizione, ma essi sentono perfettamente la sua detonazione immaginaria.

Per dare un'altra prova come si possono suggerire al soggetto e far eseguire da lui azioni, da cui, desto, rifuggirebbe, trascriviamo dallo stesso autore quest'altro esempio: il lettore vedrà come si può facilmente trasformare con un comando una persona onesta nel più ributtante delinquente.

Gilles dice a W... (che è un soggetto di Charcot, affetto da grande isteria): - Quando sarete svegliata avvelenerete G... - Tacete, risponde, se vi sentissero? - Non c'è timore: siamo perfettamente soli - Ma perché volete che avveleni G...? Non mi ha fatto nulla; è un giovane amabilissimo.-

Voglio che l'avveleniate- Io non lo avvelenerò. Alla fine non sono una delinquente. - E pure sapete bene che egli è causa del vostro disturbo con madama R... (per cui essa aveva una viva affezione). - Non può essere. - Ma ve lo affermo.-

La sua volontà si indebolisce sempre più, e dichiara che è pronta ad eseguir l'ordine.  - Non ho veleno, dice;  se invece gli dessi un colpo di coltello o gli tirassi un colpo di pistola?- La pistola fa troppo rumore...ecco un bicchier di birra (fittizia), vi verso il veleno: ora si tratta di farlo bere a G...quando sarete svegliata. In ogni caso, e qualunque cosa possa succedere, non vi ricorderete affatto, se vi si interroga, che sono stato io a spingervi ad avvelenare G..., anche se vi si interroga addormentandovi di nuovo - Va bene. -

Svegliata con un soffio sugli occhi si svolge la seguente scena, che Giulio Claretie, che si trovava presente, disse di non aver giammai visto rappresentata meglio sulle scene.

- Noi siamo, scrive Gilles de la Tourette, sette od otto nel laboratorio e tutti ben noti a W... Appena destata essa va dall'uno all'altro secondo le sue simpatie, ragiona, dice una parola ad ognuno, si ricorda di Claretie, che ha già visto al Concerto dei pazzi, lo prega di ringraziare nuovamente madama Claretie, che quella sera, ebbe la gentilezza di offrirle il suo bouquet. Si interessa di una esperienza di fotografia medica in corso di esecuzione, e nulla fa trapelare dei pensieri che l'agitano. Gli assistenti si guardano in viso con una certa inquietudine: la suggestione riuscirà, essendo sembrato che il soggetto vi opponeva una certa resistenza?

- Ma W... non dimentica nulla, e noi la vediamo dirigersi con l'aria più franca di quaesto mondo verso G... - Mio Dio, che caldo fa qui, gli dice, non avete sete? Io ne muoio; son sicura che voi dovete aver sete. Signor L... avete ancora qualche bottiglia di birra? Datecene dunque una, se vi piace - E’inutile, risponde G..., vi assicuro, signorina, che non ho sete - Con questo caldo, è impossibile, non potete rifiutarvi: daltronde il signor L... ci offriva della birra un'istante fa, e, guardate, eccone un bicchiere ancora pieno (dice assaggiando quello dove abbiamo finto di versarvi il veleno); accettatelo di mia mano, vi prego, bevete.- Grazie non ho sete, ma del resto lo voglio prendere, ma non senza un vostro bacio. - Qui la W... ha un movimento di ripugnanza: essa è obbligata a sorridere a colui che deve avvelenare, non gli può rifiutare un bacio; sacrificherebbe tutto per compiere l'ordine fatale - Voi siete esigente, dice, ma infine...(l'abbraccia). Ora bevete. Dubitate forse che questa birra contenga qualche cosa nociva? Ecco ne bevo anche io (fa finta di bere, ma si guarda bene dall'ingoiare un sorso del liquido). Voi mi avete abbracciata: io ho bevuto nel vostro bicchiere: stiamo in pace -.

G... allora beve lentamente, senza cessare di guardare fisso W..., la cui figura s'impallidisce singolarmente. - Ha finito di bere, e non cade morto! - L'ordine non si compirebbe dunque sino alla fine? Che fare? Noi temiamo un attacco. Ma G... chiude gli occhi e ruzzola sul pavimento. - E’ finito -, dice W..., in un modo quasi impercettibile.

Noi accorriamo verso G... che vien portato rapidamente in una stanza vicina: poi rientriamo. W... è visibilmente agitata. - Che disgrazia! dicono i presenti; povero giovane, è morto, così giovane ecc.! forse la birra era molto fresca, una sincope...., chi sa?...-

-ma, dice uno di noi, se ci fosse stato del veleno nel bicchiere? G... ha dei nemici; chi sa? Che ne pensate Signorina W...? - Io? niente. -

- Del resto, signori, diciamo noi, ecco proprio il signor F...il giudice istruttore ( per caso entrava, infatti, una persona che W... non conosceva), è nostro amico, incarichiamolo di chiarire questo affare. Che nessuno esca! -

F... ne interroga alcuni. Si scrivono le loro deposizioni. indi vien la volta di W...: - Signorina, voi non c'entrate certamente per nulla in questa dolorosa faccenda; ma non avete alcun sospetto? Non credete p. es., che ci sia stato del veleno in questo bicchiere? - Io posso affermarvi, signore, essa risponde, che non v'era, e la prova eccola: G... mi aveva abbracciato; io mi son presa la libertà di bere nel suo bicchiere, e vedete che non ne ho avuto alcun disturbo -.

Aveva così inventata da sé medesima una contropruova, che, come si vede, non mancava di valore. Inoltre fu impossibile strapparle la minima confessione. Aggiungiamo che la W... aveva impiegate in questa scena tutte le grazie, tutte le seduzioni femminili, in un modo così naturale che ogni persona non prevenuta, si sarebbe ingannata.

Binet e Féré rassomigliano questi impulsi suggeriti a quelli irresistibili di certi alienati, per due caratteri importanti. l'angoscia del soggetto quando lo si spinge a compire un atto, ed il sollievo che ne prova ad atto compiuto. In siffatti casi, sembrando ai soggetti di avere agito di propria iniziativa, trovandosi di fronte al crimine da essi consumato, cercano di trovare dei motivi più o meno plausibili, che possano giustificarli innanzi agli altri.

Queste suggestioni criminose, che si fanno a scopo sperimentale, debbono esser condotte con prudenza ed entro certi limiti, perché non si può sapere quanta parte di esse possa rimanere nel cervello, da determinare delle modificazioni permanenti nello spirito del soggetto; giacché sappiamo che la suggestione, ripetuta spesso, produce gli effetti più duraturi, ed in alcuni casi finisce col creare delle vere abitudini.

Giacché il soggetto in sonnambulismo può accettare l'esecuzione di simili delitti, a maggior ragione si comprenderà come si potrà indurlo a fargli fare donazioni, false testimonianze, apporre firme a cambiali ecc., insomma a fargli compiere tutti quegli atti che vuole l'ipnotizzatore. Vi sono però dei casi in cui il soggetto si oppone all'ordine ricevuto, perché ripugna ai suoi sentimenti, e di ciò fra breve ci occuperemo, parlando della resistenza alle suggestioni.

Ci tocca ora a dire qualcosa delle suggestioni di ordine psichico: incominciamo dalla memoria. §302

Possiamo dire al soggetto che, destatosi, non dovrà più ricordare il tale atto della sua vita, il proprio nome, la propria abitazione, la lettera A, la lettera B. Egli avrà dimenticato tutto: domandato, non saprà dirvi come si chiama, ed invano torturerà la sua mente; non saprà tornare più a casa sua; nel parlare o scrivere tralascerà di pronunziare le lettere A, e B nelle parole che le contengono: e se anche queste lettere sono scritte, quando gli cadranno sotto l'orecchio non saranno da lui comprese.

Così pure gli si può far intendere il nome di un oggetto, ma fargli dimenticare l'oggetto, che con quel nome viene indicato. Il prof. Dal Pozzo al suo soggetto, di cui sopra abbiamo tenuto parola, aveva fatto perdere la nozione del pane come sostanza. Quando gli diceva - vammi a prendere il pane sul tavolo - egli intendeva, vi andava, ma ritornava dicendo di non esservene. Replicatogli che vi era e guardasse meglio, tornava colla medesima risposta. Allora domandato se sapesse cosa fosse il pane - diamine, rispondeva, non sono fornaio io? - Quindi, condotto alla tavola, gli si mostrava il pane, ed egli: - no, questo non è pane; è una cosa fatta con farina, che si mangia, ma non è pane. - Lo stesso avveniva per le altre idee.

Per suggestione post ipnotica si potrà cambiare la personalità del soggetto, il quale agisce e parla come se realmente questo mutamento della personalità avesse avuto luogo. Il prof. Dal Pozzo cita un curioso esempio di tal genere, che non possiamo dispensarci di riferire testualmente per la sua originalità.

- Io voleva provare, egli scrive, sin dove poteva estendersi questa potenza di allucinare, e quanto tempo poteva durare nello stato di veglia. D'accordo con un signore mio amico, io ordinai al mio sonnambulo di credere nello stato ordinario di veglia di essere figlio del signor Z... insino dalla tenera infanzia stato da lui lontano per ragione di affari e di commercio; non avere avuto fratelli e non avere più la madre; sapere che fra breve avrebbe abbracciato suo padre, con cui aveva a diportarsi qual figlio rispettoso e ben educato. Siffatto comando replicai più volte durante lo stato sonnambolico, usando tutta l'energia della mia volontà di essere obbedito; ed avendo avuto da lui replicata riposta che mi avrebbe obbedito, lo svegliai. Dopo, guardandolo fisso in volto, gli dissi seccamente: - rimani qui; io vado a preparare il baule e partiremo fra due ore per andare da tuo padre a.... - Egli non mostrò alcuna meraviglia e disse un semplice sta bene. Due ore dopo eravamo in ferrovia; egli aveva dimenticato affatto sua madre. Durante il viaggio parlò di suo padre, che non si ricordava di avere visto mai; e si dimostrava piuttosto timido e pauroso riguardo all'impressione che gli avrebbe fatto. Giunti alla villa di campagna, dove stava il signor Z... questi abbracciò suo figlio, ma procurava piuttosto di volgere a me il discorso. Eravamo così d'accordo per non urtare troppo il giovine T. D. Ma questi in breve ora dimostrò quella naturale franchezza di chi sa essere in propria casa, mista a meraviglia per l'aspetto di cose nuove. Io ne partii due giorni dopo, lasciandolo colà. Per circa un mese, che rimase col suo supposto padre, si diportò seco lui mostrando più riverenza che amore. Si ebbe cura di non lasciarlo troppo in contatto con persone estranee, le quali non conveniva informare del caso, e da cui poteva per avventura venire in cognizione del suo vero essere. Dei famigli poi, due soli, che potevano sapere il caso, furono indettati e si comportarono assai bene. Però con essi il giovine assunse un tuono di superiorità, e voleva essere obbedito all'istante. In causa di ciò avvenne che un giorno, in cui egli avea chiesto non so quale servizio, e rimproverato alquanto uno dei famigli che non vi aveva badato, questi impazientito esclamò: - sta a vedere che un ragazzo di strada raccolto per carità dal mio padrone vuol comandare come se fosse suo figlio! - Alle quali parole il giovane T. D. infuriò e corse dal signor Z... piangendo più di rabbia che di dolore, e gli disse: - la senta questa: Cencio dice che io non sono suo figlio....-

Dopo un mese il signor Z... disse al giovine T.D. doversi egli assentare per affari di commercio: sarebbero partiti insieme e lo avrebbe lasciato in mia casa per tutto il tempo della sua lontananza. Quasi appena ritornato da me io lo magnetizzai, e sviluppatosi immediatamente il consueto stato sonnambolico, gli diedi ordine di ritornare a credersi quale era infatti, e che non avesse più a riconoscere quel sig. Z... se non siccome persona veduta altre volte in casa mia. Accertandomi di avere ben espressa la mia volontà, lo destai, e ritrovai affatto svanita l'allucinazione antica.

Non si ricordava punto di essere stato a fare un viaggio, né altro qualsiasi incidente. Recatosi a casa di sua madre, vi entrò e la salutò, come se ne fosse uscito un'ora prima, e l'indomani ripigliò con indifferenza i consueti lavori del suo mestiere. Riveduto assai tempo dopo il mio amico signor Z..., non lo riconobbe, e dovetti io rammentargli che era un signore venuto già altre volte a vederlo dormire[147] -.

Si può produrre perdita completa della memoria, ma è una prova che dev'essere tentata con molta prudenza, ed in ogni caso non bisogna prolungarla più di qualche minuto appena. Richet ha visto infatti sopraggiungere in simil casi un tale terrore ed un disordine tale nell'intelligenza, disordine che è durato per circa un quarto d'ora, da confessare che non ripeterebbe spesso un siffatto tentativo.

Beaunis suggerisce ad A... E... che la notte seguente sognerà di pescare all'amo, e che prende molti pesci. Il sogno ebbe luogo come era stato detto, e l'indomani il soggetto ricordava benissimo tutti i dettagli della pesca suggeritale. Questi sogni si distinguono da quelli ordinari per una maggiore nettezza, per coerenza ed un certo legame logico che esiste fra le diverse scene, per quanto siano strane.

Colla suggestione i sogni si possono anche abolire

Fra le suggestioni di ordine psichico dobbiamo annoverare quelle che riguardano i sentimenti. Col nostro semplice comando faremo odiare dal soggetto gli amici, i parenti, la moglie, i figli, che sino a quel momento ha ardentemente amati: viceversa possiamo con la suggestione far cessare un odio che egli a ragione, o morbosamente, nutrisce contro costoro. Suggeriremo idee fisse da sorgere nello stato di veglia, e l'individuo non saprà darsi ragione del come un'idea strana abbia invasa la sua mente. Cambieremo per suggestione il carattere di un individuo: lo renderemo irascibile contro tutti, o indifferente ad ogni cosa o persona, se prima era il contrario. Durante l'ipnosi si possono suggerire disturbi della favella: egli al destarsi parlerà lentamente, o con più velocità di quanto non faccia normalmente, parlerà tartagliando, o sillabando, diverrà muto completamente, a seconda della suggestione che gli abbiamo fatta.

Come si vede un vasto campo è aperto fortunatamente alle suggestioni psichiche: e diciamo fortunatamente, perché col loro mezzo potremo ottenere molti vantaggi nelle applicazioni terapeutiche.

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