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II.
Lo
stato in cui l'attitudine alle suggestioni è più sviluppato è il sonnambulismo.
Noi
distinguiamo le suggestioni fatte nel periodo sonnambolico
in intra-ipnotiche e post-ipnotiche .
Parliamo
prima delle intra-ipnotiche. - E’ certo che colui, che studiò il primo e
diede un grande sviluppo all'applicazione delle suggestioni fu il Braid; ma
prima di questi vi erano stati Gassner e l'abate Faria, che, senza saperlo,
adoperavano le suggestioni, provocando con tal mezzo il sonno, e servendosene
per la cura dei malati, che loro si presentavano.
Il
primo a servirsi della suggestione fu Gassner. Al suo cesset terminavano
le crisi più violenti. - Veniat agitatio brachiorum quam entecedenter
habuisti - diceva Gassner, e tosto le braccia di un soggetto cominciavano a
tremare. - Cesset paroxismus -, ed il parossismo cessava. - Veniat
morbus sine dolore, cum summa agitatione per totum corpus -: alla parola corpus
la crisi ritornava; i piedi, le braccia, il collo diventavano rigidi.
-
Cesset -: e tutto ritornava in calma, e la giovane, su cui agiva a scopo
curativo, confessava di non aver provato alcun dolore.
-
Veniat paroxismus cum doloribus -: il corpo cadeva di nuovo e
rimaneva rigido.
-
Redeat ad se -: ed essa si destava.
-
Pulsus adsit ordinarius, sit moti lenis, sit intermittens -; e
il polso si modificava secondo gli ordini ricevuti.
A
Gassner fece seguito l'abate Faria (1825), il quale per suggestione produceva
il sonno ipnotico, tanto che è restato celebre il suo - dormez -, che
all'improvviso pronunziava con voce forte ed imperativa.
Dopo
costoro venne il Braid, che ne studiò la potenza o l'utilità in certi
individui. In questi ultimi anni lo studio delle suggestioni ha assunta una
grandissima importanza, e siccome queste sono la parte veramente utile e
pratica dell'ipnotismo, così la massima attenzione si è rivolta a tale studio,
che oramai ha prodotto splendidi risultati nella cura di un certo numero di
malattie.
La
suggestione si può fare nello stato sonnambolico per mezzo del senso muscolare:
non ci fermeremo a parlarne ancora, perché i risultati sono i medesimi della
fase catalettica. Braid ponendo il soggetto nella posizione del Boxing,
questi eseguiva la lotta di tal nome: toccando l'angolo della bocca ed il
sopracciglio, determinava nel sonnambulo il riso o la collera.
Le
suggestioni operate per mezzo del senso della vista, si comportano allo stesso
modo che nella catalessia.
L'automatismo
anche nel sonnambulo è tale che alle volte questi, come nello stato
catalettico, imita qualunque atto o movimento si compie dinanzi a lui. Se voi
saltate, ballate, correte, vi sdraiate a terra, il sonnambulo imiterà ogni
vostro movimento con la massima perfezione. Anche le parole, che voi
pronunziate, saranno ripetute esattamente, qualunque sia la lingua che
parliate.
Heidenhain
fa un parallelo sul modo come i movimenti automatici si compiono
nell'ipnotizzato e nel bambino. Il bambino, colla scorta dell'occhio e delle
sensazioni del movimento, apprende a poco a poco a fare i movimenti volontari
coordinati: l'ipnotizzato eseguisce i movimenti in seguito all'eccitazione
dell'occhio e dell'apparato sensibile, ( nervi sensibili della pelle e dei
muscoli ), che serve alle sensazioni del movimento.
Le
suggestioni per mezzo della parola, sono molteplici per numero e varietà.
Si
possono fare suggestioni di movimenti, di azioni da eseguirsi sia durante lo
stato sonnambolico, sia in quello di veglia. - Si possono fare suggestioni di
contratture, di paralisi sensitive, motorie, psichiche. Si possono provocare
allucinazioni, illusioni, che possono a volontà dell'operatore prolungarsi o
manifestarsi soltanto allo stato di veglia - Si potranno fare suggestioni
positive, negative, a lunga scadenza, ed anche semplicemente nello stato di
veglia.
Noi
verremo a dare un breve cenno di queste varie e numerose suggestioni, senza
fermarci molto intorno ad esse, giacché lo sperimentatore potrà a sua volontà
variarle.
In
che cosnsistono le suggestioni motorie? - Dite al sonnambulo di girare
in fretta il braccio sul proprio asse, e che non potrà fare a meno di
continuare in quel movimento per molto tempo, egli obbedirà alla vostra
suggestione, e non si arresterà se non dietro un ordine in senso opposto.
Secondo
Bernheim la produzione dei movimenti automatici sembra esigere un grado
d'ipnotizzazione più profondo che quello della catalessia; in molti individui
si arriva a produrli sia dalla prima seduta, sia in una delle seguenti.
Qualunque
atto suggerito al sonnambulo vien posto in esecuzione: ditegli di correre, di
saltare, di ballare; ubbidirà al vostro comando.
Le azioni
più semplici fino alle più gravi sono da lui eseguite, salvo rare eccezioni di
resistenza. Se gli date in mano un'arma da fuoco, dicendogli che tiri sul primo
che incontra, non avrà difficoltà di commettere un delitto. Così pure dategli
un finto pugnale in mano, persuadetelo che deve suicidarsi: egli dapprima
resterà titubante, ma, dietro le ripetute insistenze, pian piano la
respirazione si renderà più accentuata, i movimenti respiratori si faranno più
frequenti, i battiti del polso cresceranno di numero, finalmente egli alzerà in
alto il pugno, e dopo un istante lo farà cadere con forza sul cuore. Compito
quest'atto, dopo qualche secondo abbandonerà le braccia, la respirazione si
renderà superficialissma, tanto da sembrar sospesa, e tutto il corpo cadrà in
risoluzione generale completa.
Come
si possono far suggestioni di atti, allo stesso modo si potranno fare di paralisi
motorie o di contratture. Con una semplice suggestione si potrà
ottenere la paralisi di uno, di tutti gli arti, di un lato solo del corpo, e
così via.
Dite
al soggetto: - voi non potete più muovervi, non potete andare innanzi né
tornare indietro -, e i suoi sforzi si renderanno vani. Ovvero: - la vostra
mano è contratta, non potete stendere le dita; ora il vostro braccio si
fletterà fortemente sull'antibraccio -, e per quanta forza vogliate usare è
molto difficile vincere la contrattura così provocata.. Con lo stesso mezzo
determineremo paralisi parziali, generali, unilaterali.
Bernheim
con la suggestione ha operato nello stato sonnambolico il transferto da un lato
all'altro del corpo delle paralisi e delle contratture, e le ha viste perdurare
ancora allo stato di veglia, spontaneamente, senza che vi fosse intervenuta la
relativa suggestione.
Dietro
una semplice affermazione dello sperimentatore si possono abolire o pervertire
le diverse specie di sensibilità.
Non
tutti i soggetti nel periodo sonnambolico sono anestetici, e quando esiste la
sensibilità, si può farla sparire per suggestione - Dite al soggetto: - voi non
sentirete nulla, non avvertite alcun dolore se vi pungo o vi scotto la pelle -,
ed egli non reagirà. Alle volte però l'anestesia cutanea non si ottiene
completa, ma solo ad un certo grado.
In
egual modo potremo convertire l'anestesia cutanea nella più squisita
iperestesia, ovvero determinare l'anestesia di un lato del corpo, e
l'iperestesia nell'altro.
Lo
stesso si può ottenere per la sensibilità termica. Dite al sonnambulo: -
fa freddo, cade la neve, si gela in questa stanza -, e ad onta che si sia nel
colmo dell'està, egli cercherà di coprirsi, si stroppiccerà le mani per riscaldarsi,
avrà veramente i brividi di freddo. - Fa un caldo insopportabile, si suda qui
dentro -, ed anche nel più forte inverno egli sentirà cado, e cercherà di
togliersi gli abiti che lo vestono, giacché si produce un tale distrubo
vaso-motorio, per cui suda veramente.
Si
possono moltiplicare successivamente le suggestioni che si riferiscono ai sensi
speciali, determinando così le più svariate allucinazioni, illusioni,
paralisi di ciascun senso.
- Noi
suggeriamo a C..., scrive Bottey, che ci troviamo in pallone: essa si sente
girar la testa, ha le vertigini. La persuadiamo che le nuvole ci circondano da
ogni lato, ed essa comincia a tremare, a battere i denti e si lagna di un
freddo intenso. Indi il pallone scoppia, noi precipitiamo a terra, e C... resta
distesa inerte, senza potersi rialzare, avendole noi affermato che ha le gambe
rotte. -
Un
giorno Heidenhain condusse in sogno uno studente nella sala anatomica:
ponendogli nelle mani una stecca, gli fece estrarre il cuore dal torace di un
cadavere ed incidere secondo le regole. Tutti i movimenti all'uopo furono
eseguiti con lentezza, ma con sicurezza. Poscia lo condusse a spasso, sempre
con la suggestione, e lo recò in ferrovia al giardino zoologico. Colà gli fece
comparire all'improvviso un leone evaso; e per promuovergli il manifesto
sentimento di altissimo terrore, gli disse di uccidere il leone ed imitò lo
scoppio di un arma da fuoco. L'espressione della paure si accrebbe fino ad un
vivissimo tremore di tutte le membra.
Il
sonnambulo quindi, che ha ricevuta la suggestione di una allucinazione, si
rappresenta alla sua mente l'immagine suggerita, e poscia l'esteriorizza a sé
medesimo sotto una forma sensibile. E’ per la tal ragione che sono possibili le
più svariate suggestioni, specialmente della vista.
Così
gli faremo apparire tutti gli oggetti colorati in rosso, in verde, in giallo
ecc. Però dobbiamo osservare che se egli presenta acromatopsia, vale a dire
perdita del senso dei colori, sarà impossibile suggerire allucinazioni colorate
per l'occhio acromatopsiaco. Ciò almeno nella maggior parte dei casi.
Si
possono produrre nel soggetto anche allucinazioni unilaterali: così
l'allucinazione si manifesterà da parte di un solo occhio, di un solo orecchio
ecc.; ovvero allucinazioni bilaterali ed opposte nello stesso individuo.
Dumontpallier ad un suo soggetto in sonnambulismo, dice nell'orecchio destro
che fa bel tempo e che il sole brilla; mentre un'altra persona dice
nell'orecchio sinistro che piove. Sulla metà destra del volto del soggetto
appare il sorriso, mentre la metà sinistra esprime un sentimento di dispiacere,
che si estrinseca con l'abbassamento della commessura labiale.
Bernheim
ha colla suggestione provocato il transferto da un occhio all'altro della
paralisi della vista, che era stata prodotta a sua volta per mezzo della
suggestione. Egli costata che la visione del soggetto è normale, e gli dice: -
Tu vedi benissimo e molto lungi con l'occhio sinistro; tu vedi male e soltanto
molto da vicino con il destro -. Gli fa leggere quindi dei caratteri di stampa
di tre millimetri di altezza; §270 l'occhio sinistro li legge alla distanza di
80 centimetri; l'occhio destro soltanto a 24 centim. Indi opera il transferto
per suggestione dicendo: - l'occhio destro vede benissimo, il sinistro non vede
che a breve distanza -. Ed allora l'occhio destro legge a 80 centim., il
sinistro a 24.
Féré[140] ha
voluto sperimentare l'azione del prisma nelle allucinazioni visive suggerite.
Brewster era riuscito in un ammalato, che aveva allucinazioni, di provocare lo
sdoppiamento di queste mediante la pressione del globo oculare, il quale in tal
caso, deviando dalla sua posizione normale, determinava lo sdoppiamento
dell'immagine. Féré alla semplice pressione del globo oculare sostituì un
prisma, che ha per l'appunto la proprietà di sdoppiare l'immagine visiva. Così
egli suggerì un'allucinazione al soggetto: destatosi questi conservava la
suggestione ricevuta; avvicinato un prisma ai suoi occhi, rimaneva maravigliato
di vedere due immagini, le quali si mostravano l'una sovrapposta all'altra,
quando la base del prisma corrispondeva in alto, e situate l'una di lato
all'altra quando la base del prisma corrispondeva lateralmente, conformemente
alle leggi della fisica.
Binet
ha variata quest'esperienza , sostituendo un occhialino al prisma. L'immagine
allucinatoria si avvicinava o si allontanava, secondo che si accostava
all'occhio l'oculare o l'obbiettivo.
L'esperienza
può variarsi ancora, adoperando, invece del prisma o dell'occhialino, lo
specchio. Si suggerisce al soggetto la presenza p. es. di un uccello su di un
punto qualsiasi di una tavola: egli lo percepirà come se esistesse realmente.
Ora se si accosta uno specchio dietro quel punto suggerito, l'immagine, che gli
è stata provocata, si rifletterà in esso, e se lo specchio verrà inclinato od
allontanato, la doppia visione sparirà. §271
Come
spiegare il raddoppiamento dell'allucinazione? Finché si trattasse di una
illusione, non occorrerebbe fatica ad interpretare il fenomeno, dal momento che
si sa essere l'illusione una falsa interpretazione di un oggetto reale,
esistente sotto l'occhi del soggetto. Ma nelle allucinazioni l'oggetto reale
non esiste, esse nascono di pianta nel cervello dell'individuo. Sono, per
adottare una espressione di Ball, delle percezioni senza oggetto.
Il
fenomeno quindi del raddoppiamento dell'allucinazione, di una visione, che trae
la sua origine unicamente nel cervello del soggetto, si rendeva per lo meno
inesplicabile.
Fu
per tal ragione che gli osservatori raddoppiarono la loro attenzione, e così
Binet e Féré e Bernheim hanno costatato che l'immagine allucinatoria suggerita
si associa ad un punto di ritrovo esteriore e materiale, e che sono le
modificazioni impresse dagli istrumenti di ottica a questo punto materiale, che
per contraccolpo modificano l'allucinazione.
Bernheim
per escludere completamente ogni punto di ritrovo, che avesse potuto guidare
l'immaginazione, introdusse due soggetti in una camera oscura, e dopo averli
addormentati, suggerì loro che avrebbero visto, al destarsi, una bugia accesa
sul camino. Essi la videro nettamente; ma invitati a guardarla attraverso il
prisma, le loro indicazioni furono erronee, perché nell'oscurità non avevano
potuto fissare nessun punto di ritrovo.
Sicché
il prisma può solo raddoppiare un'immagine reale, od un'immagine che si collega
ad un punto di ritrovo; ma un'immagine cerebrale, psichica e non fisica, che
non passi per l'apparecchio visivo periferico, e non abbia alcuna realtà
obbiettiva, non potrà subire le modificazioni di un oggetto reale, sottoposto
agl'istrumenti di ottica.
E
giacché abbiamo parlato piuttosto a lungo delle allucinazioni della vista, non
possiamo terminare senza far notare che il nostro amico, dottor Sgrosso, ha
studiato i cangiamenti della circolazione endoculare, sotto l'influenza delle
suggestioni. Il Foster in Germania aveva, dietro invito di Heidenhain,
osservati i vasi centrali della retina, durante e dopo l'ipnosi, e non
riscontrò nessun restringimento sensibile di essi: le stesse ricerche fatte
dallo Sgrosso non hanno dato risultati differenti, perché in due soggetti,
fissando la papilla ottica, mentre erano ancora svegliati, col passare
immediatamente nello stato ipnotico la vascolarizzazione della retina non
subiva alcun cangiamento. Dietro le suggestioni però la circolazione retinica si
modificava.
Al 1°
soggetto lo Sgrosso suggerisce di trovarsi in un mare di ghiaccio, con vento
freddissimo, e che cade la neve: esso presenta brividi di freddo, e batte i
denti. Nel tempo stesso i vasi retinici si dilatano a poco a poco, sino a dare
il massimo di dilatazione quando il soggetto prova le sensazioni più intense
del freddo. Gli suggerisce poscia che il freddo va calmandosi sino alla
temperatura ordinaria, e i vasi retinici riprendono il loro calibro normale.
Passando
ad una suggestione opposta, di trovarsi tra fornaci ardenti, i vasi si
restringono, sino al punto di dare una tinta pallida, anemica, alla papilla ed
alla retina. Cessata la suggestione la circolazione retinica ritorna normale.
Dietro
allucinazioni suggerite della vista, come p. es. la vista del diavolo, di una
scena di sangue, di un serpente, il campo oftalmoscopico restava anemico;
sostituendo poi tali suggestioni con altre opposte, come la presenza degli
angeli, un giardino incantato, un amico che viene a salvarlo dal serpente, succedeva
iperemia retinica, che man mano andava sparendo, col dileguarsi della
sensazione di piacere, indotta in lui dalla seconda suggestione.
Nel
secondo soggetto la circolazione della retina, sotto la suggestione delle
medesime allucinazioni della vista, presentò le stesse modificazioni. Però nel
medesimo la suggestione del freddo produsse intensa anemia, quella del caldo
intensissima ipremia, cioè l'opposto di quello osservato nel primo.
La
conseguenza tratta dallo Sgrosso è che
nelle suggestioni emotive, in cui domina la nota deprimente, succede anemia;
mentre in quelle, in cui campeggia la nota gaia, si nota iperemia al fondo
dell'occhio.
Le
allucinazioni e le illusioni del gusto e dell'odorato, al pari di quelle della
vista, possono assumere le forme più svariate. Un bicchiere d'olio si
convertirà dietro nostra suggestione nel più squisito elixir, che sarà dal
soggetto bevuto con la massima voluttà; il liquore più delicato diverrà del
sapore più sgradito di questo mondo. Così il profumo della rosa, del gelsomino,
si trasformerà con la suggestione in un puzzo ingrato, p. e. quello
dell'assafetida, l'etere, l'ammoniaca, il iodoformio diverranno le più fini
essenze odorose.
I
sensi speciali possono essere influenzati in vario modo dalla suggestione: vale
a dire che, come si provocano allucinazioni ed illusioni di essi, colla stessa
facilità è possibile determinarne la paralisi funzionale (suggestioni
negative di Bernheim)
Renderemo
il sommabulo sordo alla voce di una determinata persona, o ad un dato suono,
allo stesso modo con cui ad una semplice nostra affermazione sentirà voci di
preghiera, di minaccia, di amici, di sconosciuti, grida, canti, suoni. La sala
in cui si trova si trasformerà sotto la nostra suggestione in una bolgia
Dantesca, in un giardino, in un deserto. Le persone che lo circondano sono
tigri, leoni, alberi, cadaveri.
Ovvero
lo faremo diventar cieco di uno o di entrambi gli occhi; con una semplice
suggestione non gli faremo vedere più di una persona che gli sta di fronte; gli
faremo perdere la vista di qualsiasi scrittura, anche quella del proprio nome.
Silva
dice a V. Carolina: - Tu non vedi dall'occhio destro -, e subito essa non muove
la palpebra, anche quando le mette il dito sulla rima palpebrale: tutti gli
oggetti postile davanti, a destra del piano mediano verticale del suo corpo,
non esistono per lei e non sono percepiti: due dita, poste davanti a lei alla
distanza di 3, o 30 centimetri, sono percepite come uno solo, se una delle due
dita si trova a destra di detto piano; ed è percepito il dito posto dal lato
non reso anestetico. La fa scrivere su un foglio di carta bianca ed essa, pur
giunta alla metà del foglio, ritorna a capo: l'altra metà per lei non esiste.
Silva le dice di non vedere dall'occhio sinistro, ed ora è la metà sinistra del
foglio, che, non percepita, non viene riempita dalla paziente. Le dice che vede
da ambo gli occhi, e, continuando ella a scrivere, scrive ora su tutto il
foglio. Se suggerisce alla sonnambula che non può vedere o pronunziare la
lettera Z , allora coll'afasia
letterale interviene l'alexia e l'agrafia letterale, e scrive le parole che le
si dettano, come se la lettera Z non esistesse[141].
Per
spiegare queste paralisi suggerite si è ricorso ad una azione inibitoria; cioè,
che lo sperimentatore per produrre una tale paralisi provoca nel soggetto una
impressione mentale, che esercita una inibizione su quella tale funzione
sensoriale, che si vuole abolire. La stessa interpretazione è stata data per le
paralisi motrici: però, come si vede, tale interpretazione soddisfa pochissimo,
poiché l'inibizione, come ben fanno rilevare Binet e Fèré, è una parola che in
fondo non spiega nulla.
Qualunque
idea vien suggerita al
sonnambulo prende corpo nella mente di lui, e diventa così netta e precisa da
acquistare l'aspetto della realtà, tanto si rende vivace nella sua mente
l'impressione ricevuta. §275 Un
carattere costante delle allucinazioni, dice C. Richet[142], è
che queste si accompagnano sempre ad attitudini generali del corpo, e ad
espressioni della fisionomia, che corrispondono a quelle. Nessuna idea può restare dissimulata nel
sonnambulo, ed il movimento, che si produce in lui, è sempre in accordo
perfetto con l'idea. Anzi tra movimento e idea vi è un accordo reciproco, per
cui, dato un movimento, si genera tale idea corrispondente; e, viceversa, data
un'idea, vien provocato il movimento che vi corrisponde.
Un
giorno C. Richet suggerì ad una sonnambula di fumare, e se n'era già
dimenticato, quando l'ammlata dopo 5 o 6 minuti cominciò a tossire
violentemente, dicendo che il fumo le avea prodotto la tosse. E’ superfluo dire
che il sigaro non era esistito mai fra le sue mani, e che era la sua
immaginazione, destata dal comando dello sperimentatore, che la faceva credere
alla realtà di quell'atto - Ad un'altra annunziò che andrebbe ad estrarre un
dente, e subito essa cominciò a mandare grida di dolore, come se veramente ne
subisse l'operazione. Un'altra volta suggerì ad una giovane che si trovava su
di un battello a vapore in viaggio per New-York: la vista del vascello le
ispirò un vivo entusiasmo; ma ben tosto impallidì e, riversando la testa
indietro, ebbe delle vere nausee, come se avesse risentito il mal di mare.
Qualunque
sia l'allucinazione suggerita al sonnambulo, questa viene ad impressionarlo vivacemente, a causa della
inerzia psichica in cui si trova. Anzi v'ha di più. Nel caso della giovane di C. Richet, che alla vista del
vascello prova un vivo entusiasmo, e dopo viene assalita da nausea, come nel
mal di mare, noi vediamo un altro fatto: che una allucinazione provocata (il
viaggio di mare) ne ha suggerita spontaneamente un'altra, che potremmo
chiamarla, con Binet e Féré, di contiguità. Questo si spiega per la legge di
associazione, per il legame cioè che unisce fra loro le due allucinazioni; e
ciò indipendentemente dalla volontà e dalla intelligenza del soggetto, bensì
per semplice automatismo cerebrale.
Vista
la somma facilità con cui lo sperimentatore può modificare le attività
sensoriali del sonnambulo, si comprenderà egualmente che, con lo stesso
meccanismo della suggestione, è facile modificare anche lo stato della sua
memoria, determinando amnesie parziali o totali.
Queste
amnesie saranno riferibili al proprio nome, alle lettere dell'alfabeto, ai
suoni, ai movimenti, alla scrittura ecc.
Al
sonnambulo faremo dimenticare la propria personalità, la propria calligrafia,
il proprio idioma, non riconoscerà più i suoi parenti, gli amici, la moglie, i
figli; ne dimenticherà i nomi o la fisionomia, a seconda della suggestione
ricevuta.
Faremo
così dimenticare al soggetto la sua identità, suggerendogli che è un vecchio,
un fanciullo, un generale, un cardinale, Garibaldi, Mazzini, un predicatore, un
tribuno e così via.
Questa
trasformazione della personalità è stata chiamata da C. Richet, con termine più
proprio, obbiettivazione di tipo.
- Io
gli dico, scrive Richet, - voi siete
una giovinetta -. Egli abbassa il capo modestamente, apre un tiretto, ne cava
fuori un tovagliuolo, fa l'atto di cucire.
- Io
gli dico: - voi siete un generale, alla testa della vostra armata -. Egli si
raddrizza sulla persona e grida: - Avanti -, e dondola il corpo come se andasse
a cavallo.
- Io
gli dico. - Siete un bravo e santo curato -. Egli assume un'aria illuminata,
guarda il cielo, passeggia per lungo e per largo, leggendo il suo breviario,
facendosi il segno della croce, e ciò con tutta serietà e l'apparenza della
realtà, che toglie via ogni sospetto di simulazione.
- Io
lo trasforma in animale: - Voi siete un cane -. Egli si mette a quattro piedi,
abbaia, fa l'atto di mordere, e non abbandona questa positura se non quando gli
ho restituito il sentimento della vera personalità, o gliene ho data un'altra.
- In
tutti questi cambiamenti di personalità, che si ottengono facilmente in molti
sonnambuli, si rivela il carattere proprio del soggetto: ciascuno rappresenta
la sua parte con le qualità che gli sono proprie, con le attitudini di cui egli
dispone[143].
Sicché
il soggetto non discute la nuova personalità che gli viene imposta, ma
riproduce negli atti, nel linguaggio, nella espressione del corpo, il tipo
della persona in cui la suggestione lo ha trasformato.
Il
prof. Rummo dice ad Emma Zanardelli: - Voi siete una mendicante, voi vivete di
elemosina -, ed ella stende la mano ed atteggia umilmente il viso, in atto come
di chi implora la carità altrui ( Fig. IV).

I
soggetti del prof. Lombroso mutavano il proprio carattere in quello di bambina,
di contadina che porta dei colombi, in Napoleone, in Garibaldi, in una vecchia
di 90 anni, in brigante; e, secondo il variare di sesso, di età e di condizione,
non solo le idee, non solo l'ortografia, ma il tipo calligrafico mutava dal
tipo abituale. Passando da un carattere ad un altro, di bimba a quello di
vecchia, di Garibaldi o Napoleone a quello del brigante La Gala, lo scritto
subiva diverse modificazioni, a seconda dei personaggi in cui si credeva
trasformato il soggetto.
L'obbiettivazione
dei tipi dipende, secondo Richet, da un disturbo della memoria e
dell'immaginazione. Essendo pervertita la memoria della nostra personalità, la
coscienza della nostra persona scompare. Essendo sovraeccitata l'immaginazione,
le allucinazioni si producono, ed allora il nuovo Io dipende unicamente
dalla natura di queste allucinazioni.
I
soggetti non concepiscono soltanto il tipo ma lo realizzano, l'obbiettivano.
Non è allo stesso modo dell'allucinato, che assiste come spettatore alle
immagini che si svolgono innanzi a lui, è come un attore, il quale, preso da
follia, s'immaginasse che il dramma, che egli rappresenta, non è una finzione,
e che egli sia stato trasformato anima e corpo nel personaggio, che gli è stato
indicato di rappresentare.
Il
Morselli fa un bellissimo parallelo fra l'artista drammatico e l'ipnotizzato,
cui è stata suggerita un'altra personalità.
-
Nell'ipnotizzato, egli scrive, la quasi totalità del suo individuo vero e reale
è sospesa e più non coopera alle estrinsecazioni dello stato intellettuale ed
affettivo, corrispondenti alla personalità rappresentata; mentre nell'artista
permane netta e limpida la coscienza della propria identità personale, mascherata
solo dall'artificio dell'arte. In altre parole, dopo la suggestione il
sonnambulo si sente veramente un altro, e la suggestione agisce di
conseguenza in relazione con questo sentimento cangiato della personalità;
mentre l'artista per quanto s'immedesimi nel suo personaggio, non cessa per
questo di riconoscere la propria finzione, o di sentirsi sempre identico a sé
stesso -.
Nel
sonnambulo dunque, l'allucinazione prodotta di una altra personalità viene
presa per reale, ed agisce in conformità del tipo che si è impresso nella sua
mente. Così, se lo avremo trasformato in Leone XIII, le persone che lo
circondano gli sembravano cardinali, e crederà di trovarsi realmente in
Vaticano, se con adatte suggestioni lo sperimentatore lo avrà trasportato in S.
Pietro o nella Cappella Sistina. Però bisogna notare che il soggetto non
rappresenterà che un tipo od un personaggio, che già conosce precedentemente:
nel caso opposto la suggestione rimarrà inefficace. Sicché questa
trasformazione del soggetto in una personalità estranea è in rapporto delle
conoscenze da lui acquisite, e del suo grado di coltura.
Il
Morselli si domanda se realmente la personalità vera sia scomparsa durante tali
esperienze, soppressa cioè dalla §280 personalità suggerita, e se il carattere
proprio del soggetto si lasci annichilire, trasformandosi del tutto in un
altro. A parer suo il risultato deve variare come nei sogni: sognando, alle
volte ci immaginiamo di non essere più noi, ma un altro individuo, senza che un
barlume di coscienza ci rappelli alla ricordanza della propria individualità;
altre volte, invece, ancorché ci crediamo altri, pure un senso interno ci
richiama ad un vago sentimento del nostro Io.
Il
Richet, che ha voluto chiarire queste metamorfosi momentanee del sonnambulo,
ritiene che in tali curiose modificazioni ciò che muta è soltanto la forma
esterna dell'essere, l'aspetto e l'andatura generale, non già l'individualità
propriamente detta. In quanto poi alla questione di sapere se per mezzo di
suggestioni reiterate su soggetti propri si produrrà a lungo andare una
modificazione del carattere, è un problema che solo l'esperienza può risolvere.
Secondo
il Morselli non vi sarebbe una differenza essenziale tra il processo morboso
per cui nella pazzia si trasforma la personalità, e quello che si mette in
opera nell'ipnotismo. Nell'alienato, secondo lui, la genesi del fenomeno deve
cercarsi nell'insorgere automatico di un'idea fissa, che gradatamente diviene
concetto delirante e poi delirio completo metabolico, o di metamorfosi, ossia
delirio di trasformazione della personalità. Questa idea fissa inibisce tutte
le altre, e la sua inibizione si porta sui ricordi, per cui avviene un distacco
fra l'Io vecchio e l'Io nuovo, che si stabilisce e si rafferma
con detrimento progressivo del primo.
Lo
stesso avviene per l'ipnosi: all'idea fissa, che insorge automaticamente
nell'alienato, dobbiamo sostituire la parola, l'idea suggerita dallo
sperimentatore, e che sarà bastante a mutarne il sentimento di personalità.
Per
terminarla con le suggestioni intra-ipnotiche diremo che con questo mezzo
possiamo ottenere il risveglio del soggetto. - Niente di più strano, osserva
Bernheim, che questo risveglio. Ecco un soggetto in sonno profondo; io
l'interrogo, egli mi risponde: se egli è ciarliero per sua natura potrà parlare
con volubilità. Nel mezzo della sua conversazione gli dico bruscamente: -
Svegliatevi! -. Egli apre gli occhi e non serba alcun ricordo di quello che ha
fatto; non si ricorda di avermi parlato, lui che ha parlato forse un decimo di
secondo prima di destarsi.
- Per
rendere il fenomeno più maraviglioso, io lo sveglio alle volte nel seguente
modo: - Contate fino a dieci; quando direte ad alta voce 10, gli occhi s'aprono
e non ricorda di aver contato. Altre volte gli dico: - Voi conterete fino a 10;
quando sarete a 6, vi sveglierete, ma continuerete fino a 10 -. Giunto alla
cifra 6, egli apre gli occhi e continua. Quando ha finito domando: - perché
contate? - Egli non se ne ricorda più -[144].
Non
solo per mezzo della parola si può suggestionare un soggetto, ma anche la
musica è atta per sé stessa a generare sentimenti di gioia, di entusiasmo, di
tristezza ecc., a seconda delle sue varie espressioni. - La più parte dei
soggetti ipnotizzati, scrive Pitres, sono
estremamente sensibili alla musica. Quando si suona in loro presenza un pezzo
alquanto espressivo sembrano provarne una vivace emozione. Ascoltano e seguono
lo sviluppo della frase musicale con estrema attenzione. Il loro viso si anima
e giunge ad esprimere con straordinaria intensità delle emozioni in rapporto
col sentimento del pezzo, che viene eseguito innanzi a loro. Si possono così
provocare delle scene mimiche interessantissime, far nascere successivamente il
pianto od il riso, la gioia più esuberante e la tristezza più profonda. §282
Sono
quei fenomeni da lungo tempo conosciuti dai magnetizzatori, e che sono stati
descritti col nome di estasi musicale -[145]
Abbiamo
dato così un'idea delle allucinazioni intra-ipnotiche. Ora sorge spontanea una
domanda: l'allucinazione, che abbiamo generata nel soggetto, al destarsi di
questi cosa ne avviene? La risposta è
facile: in alcuni soggetti l'allucinazione cessa di esistere collo stato
sonnambolico, in altri persiste ancora nello stato di veglia, ed essi vi credono
realmente. L'immagine allucinatoria, che si prolunga spontaneamente allo stato
di veglia, non ha una durata molto lunga e gradatamente svanisce. Un soggetto cui erano state suggerite delle
fotografie immaginarie su di un cartoncino bianco, al destarsi conservava
ancora l'allucinazione; ma dopo qualche giorno queste cominciarono a sembrargli
più sbiadite, sino a che scomparirono affatto, cosa che egli attribuì al lavoro
imperfetto. Di modo che un'allucinazione può spontaneamente prolungarsi nella
veglia senza la suggestione post-ipnotica, il che potrebbe essere causa di seri
disturbi per il soggetto; onde la cura del medico dovrà esser quella di non
destare il soggetto se prima non gli abbia tolto la suggestione.
Restava
però da indagare la ragione per cui, mentre si ha completa amnesia, l'allucinazione
continua allo stato di veglia, e questo compito se l'hanno assunto Binet e
Féré. Si fa, essi dicono, eseguire dall'ipnotizzato un assassinio, e quando si
desta ha dimenticato tutto: se allo stesso soggetto si dà l'allucinazione di un
uccello, questa allucinazione sarà al risveglio quasi altrettanto viva che
durante il sonnambulismo - Perché questa differenza?- In altro luogo noi
abbiamo detto come nel sonnambulo, che riceve la suggestione di
un'allucinazione, l'immagine allucinatoria si associa ad un punto di ritrovo,
ragione per cui essa può essere raddoppiata dal prisma. Seguendo questa legge
del punto di ritrovo, Binet e Féré si spiegano il modo con cui un'allucinazione
intra-ipnotica possa prolungarsi allo stato di veglia.
Se
l'allucinazione, essi dicono, è una immagine, il ricordo è anche esso una
immagine. Non solo, ma l'allucinazione è una immagine più qualche altra cosa,
più un punto di ritrovo esteriore; ed è questo punto di ritrovo che, restando
sempre presente, richiama l'immagine allucinatoria per associazione di
idee, come un nodo fatto al fazzoletto.
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