L'IPNOTISMO E GLI STATI AFFINI

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II.

Lo stato in cui l'attitudine alle suggestioni è più sviluppato è il sonnambulismo.

Noi distinguiamo le suggestioni fatte nel periodo sonnambolico in intra-ipnotiche e post-ipnotiche .

Parliamo prima delle intra-ipnotiche. - E’ certo che colui, che studiò il primo e diede un grande sviluppo all'applicazione delle suggestioni fu il Braid; ma prima di questi vi erano stati Gassner e l'abate Faria, che, senza saperlo, adoperavano le suggestioni, provocando con tal mezzo il sonno, e servendosene per la cura dei malati, che loro si presentavano.

Il primo a servirsi della suggestione fu Gassner. Al suo cesset terminavano le crisi più violenti. - Veniat agitatio brachiorum quam entecedenter habuisti - diceva Gassner, e tosto le braccia di un soggetto cominciavano a tremare. - Cesset paroxismus -, ed il parossismo cessava. - Veniat morbus sine dolore, cum summa agitatione per totum corpus -: alla parola corpus la crisi ritornava; i piedi, le braccia, il collo diventavano rigidi.

- Cesset -: e tutto ritornava in calma, e la giovane, su cui agiva a scopo curativo, confessava di non aver provato alcun dolore.

- Veniat paroxismus cum doloribus -: il corpo cadeva di nuovo e rimaneva rigido.

- Redeat ad se -: ed essa si destava.

- Pulsus adsit ordinarius, sit moti lenis, sit intermittens -; e il polso si modificava secondo gli ordini ricevuti.

A Gassner fece seguito l'abate Faria (1825), il quale per suggestione produceva il sonno ipnotico, tanto che è restato celebre il suo - dormez -, che all'improvviso pronunziava con voce forte ed imperativa.

Dopo costoro venne il Braid, che ne studiò la potenza o l'utilità in certi individui. In questi ultimi anni lo studio delle suggestioni ha assunta una grandissima importanza, e siccome queste sono la parte veramente utile e pratica dell'ipnotismo, così la massima attenzione si è rivolta a tale studio, che oramai ha prodotto splendidi risultati nella cura di un certo numero di malattie.

La suggestione si può fare nello stato sonnambolico per mezzo del senso muscolare: non ci fermeremo a parlarne ancora, perché i risultati sono i medesimi della fase catalettica. Braid ponendo il soggetto nella posizione del Boxing, questi eseguiva la lotta di tal nome: toccando l'angolo della bocca ed il sopracciglio, determinava nel sonnambulo il riso o la collera.

Le suggestioni operate per mezzo del senso della vista, si comportano allo stesso modo che nella catalessia.

L'automatismo anche nel sonnambulo è tale che alle volte questi, come nello stato catalettico, imita qualunque atto o movimento si compie dinanzi a lui. Se voi saltate, ballate, correte, vi sdraiate a terra, il sonnambulo imiterà ogni vostro movimento con la massima perfezione. Anche le parole, che voi pronunziate, saranno ripetute esattamente, qualunque sia la lingua che parliate.

Heidenhain fa un parallelo sul modo come i movimenti automatici si compiono nell'ipnotizzato e nel bambino. Il bambino, colla scorta dell'occhio e delle sensazioni del movimento, apprende a poco a poco a fare i movimenti volontari coordinati: l'ipnotizzato eseguisce i movimenti in seguito all'eccitazione dell'occhio e dell'apparato sensibile, ( nervi sensibili della pelle e dei muscoli ), che serve alle sensazioni del movimento.

Le suggestioni per mezzo della parola, sono molteplici per numero e varietà.

Si possono fare suggestioni di movimenti, di azioni da eseguirsi sia durante lo stato sonnambolico, sia in quello di veglia. - Si possono fare suggestioni di contratture, di paralisi sensitive, motorie, psichiche. Si possono provocare allucinazioni, illusioni, che possono a volontà dell'operatore prolungarsi o manifestarsi soltanto allo stato di veglia - Si potranno fare suggestioni positive, negative, a lunga scadenza, ed anche semplicemente nello stato di veglia.

Noi verremo a dare un breve cenno di queste varie e numerose suggestioni, senza fermarci molto intorno ad esse, giacché lo sperimentatore potrà a sua volontà variarle.

In che cosnsistono le suggestioni motorie? - Dite al sonnambulo di girare in fretta il braccio sul proprio asse, e che non potrà fare a meno di continuare in quel movimento per molto tempo, egli obbedirà alla vostra suggestione, e non si arresterà se non dietro un ordine in senso opposto.

Secondo Bernheim la produzione dei movimenti automatici sembra esigere un grado d'ipnotizzazione più profondo che quello della catalessia; in molti individui si arriva a produrli sia dalla prima seduta, sia in una delle seguenti.

Qualunque atto suggerito al sonnambulo vien posto in esecuzione: ditegli di correre, di saltare, di ballare; ubbidirà al vostro comando.

Le azioni più semplici fino alle più gravi sono da lui eseguite, salvo rare eccezioni di resistenza. Se gli date in mano un'arma da fuoco, dicendogli che tiri sul primo che incontra, non avrà difficoltà di commettere un delitto. Così pure dategli un finto pugnale in mano, persuadetelo che deve suicidarsi: egli dapprima resterà titubante, ma, dietro le ripetute insistenze, pian piano la respirazione si renderà più accentuata, i movimenti respiratori si faranno più frequenti, i battiti del polso cresceranno di numero, finalmente egli alzerà in alto il pugno, e dopo un istante lo farà cadere con forza sul cuore. Compito quest'atto, dopo qualche secondo abbandonerà le braccia, la respirazione si renderà superficialissma, tanto da sembrar sospesa, e tutto il corpo cadrà in risoluzione generale completa.

Come si possono far suggestioni di atti, allo stesso modo si potranno fare di paralisi motorie o di contratture. Con una semplice suggestione si potrà ottenere la paralisi di uno, di tutti gli arti, di un lato solo del corpo, e così via.

Dite al soggetto: - voi non potete più muovervi, non potete andare innanzi né tornare indietro -, e i suoi sforzi si renderanno vani. Ovvero: - la vostra mano è contratta, non potete stendere le dita; ora il vostro braccio si fletterà fortemente sull'antibraccio -, e per quanta forza vogliate usare è molto difficile vincere la contrattura così provocata.. Con lo stesso mezzo determineremo paralisi parziali, generali, unilaterali.

Bernheim con la suggestione ha operato nello stato sonnambolico il transferto da un lato all'altro del corpo delle paralisi e delle contratture, e le ha viste perdurare ancora allo stato di veglia, spontaneamente, senza che vi fosse intervenuta la relativa suggestione.

Dietro una semplice affermazione dello sperimentatore si possono abolire o pervertire le diverse specie di sensibilità.

Non tutti i soggetti nel periodo sonnambolico sono anestetici, e quando esiste la sensibilità, si può farla sparire per suggestione - Dite al soggetto: - voi non sentirete nulla, non avvertite alcun dolore se vi pungo o vi scotto la pelle -, ed egli non reagirà. Alle volte però l'anestesia cutanea non si ottiene completa, ma solo ad un certo grado.

In egual modo potremo convertire l'anestesia cutanea nella più squisita iperestesia, ovvero determinare l'anestesia di un lato del corpo, e l'iperestesia nell'altro.

Lo stesso si può ottenere per la sensibilità termica. Dite al sonnambulo: - fa freddo, cade la neve, si gela in questa stanza -, e ad onta che si sia nel colmo dell'està, egli cercherà di coprirsi, si stroppiccerà le mani per riscaldarsi, avrà veramente i brividi di freddo. - Fa un caldo insopportabile, si suda qui dentro -, ed anche nel più forte inverno egli sentirà cado, e cercherà di togliersi gli abiti che lo vestono, giacché si produce un tale distrubo vaso-motorio, per cui suda veramente.

Si possono moltiplicare successivamente le suggestioni che si riferiscono ai sensi speciali, determinando così le più svariate allucinazioni, illusioni, paralisi di ciascun senso.

- Noi suggeriamo a C..., scrive Bottey, che ci troviamo in pallone: essa si sente girar la testa, ha le vertigini. La persuadiamo che le nuvole ci circondano da ogni lato, ed essa comincia a tremare, a battere i denti e si lagna di un freddo intenso. Indi il pallone scoppia, noi precipitiamo a terra, e C... resta distesa inerte, senza potersi rialzare, avendole noi affermato che ha le gambe rotte. -

Un giorno Heidenhain condusse in sogno uno studente nella sala anatomica: ponendogli nelle mani una stecca, gli fece estrarre il cuore dal torace di un cadavere ed incidere secondo le regole. Tutti i movimenti all'uopo furono eseguiti con lentezza, ma con sicurezza. Poscia lo condusse a spasso, sempre con la suggestione, e lo recò in ferrovia al giardino zoologico. Colà gli fece comparire all'improvviso un leone evaso; e per promuovergli il manifesto sentimento di altissimo terrore, gli disse di uccidere il leone ed imitò lo scoppio di un arma da fuoco. L'espressione della paure si accrebbe fino ad un vivissimo tremore di tutte le membra.

Il sonnambulo quindi, che ha ricevuta la suggestione di una allucinazione, si rappresenta alla sua mente l'immagine suggerita, e poscia l'esteriorizza a sé medesimo sotto una forma sensibile. E’ per la tal ragione che sono possibili le più svariate suggestioni, specialmente della vista.

Così gli faremo apparire tutti gli oggetti colorati in rosso, in verde, in giallo ecc. Però dobbiamo osservare che se egli presenta acromatopsia, vale a dire perdita del senso dei colori, sarà impossibile suggerire allucinazioni colorate per l'occhio acromatopsiaco. Ciò almeno nella maggior parte dei casi.

Si possono produrre nel soggetto anche allucinazioni unilaterali: così l'allucinazione si manifesterà da parte di un solo occhio, di un solo orecchio ecc.; ovvero allucinazioni bilaterali ed opposte nello stesso individuo. Dumontpallier ad un suo soggetto in sonnambulismo, dice nell'orecchio destro che fa bel tempo e che il sole brilla; mentre un'altra persona dice nell'orecchio sinistro che piove. Sulla metà destra del volto del soggetto appare il sorriso, mentre la metà sinistra esprime un sentimento di dispiacere, che si estrinseca con l'abbassamento della commessura labiale.

Bernheim ha colla suggestione provocato il transferto da un occhio all'altro della paralisi della vista, che era stata prodotta a sua volta per mezzo della suggestione. Egli costata che la visione del soggetto è normale, e gli dice: - Tu vedi benissimo e molto lungi con l'occhio sinistro; tu vedi male e soltanto molto da vicino con il destro -. Gli fa leggere quindi dei caratteri di stampa di tre millimetri di altezza; §270 l'occhio sinistro li legge alla distanza di 80 centimetri; l'occhio destro soltanto a 24 centim. Indi opera il transferto per suggestione dicendo: - l'occhio destro vede benissimo, il sinistro non vede che a breve distanza -. Ed allora l'occhio destro legge a 80 centim., il sinistro a 24.

Féré[140] ha voluto sperimentare l'azione del prisma nelle allucinazioni visive suggerite. Brewster era riuscito in un ammalato, che aveva allucinazioni, di provocare lo sdoppiamento di queste mediante la pressione del globo oculare, il quale in tal caso, deviando dalla sua posizione normale, determinava lo sdoppiamento dell'immagine. Féré alla semplice pressione del globo oculare sostituì un prisma, che ha per l'appunto la proprietà di sdoppiare l'immagine visiva. Così egli suggerì un'allucinazione al soggetto: destatosi questi conservava la suggestione ricevuta; avvicinato un prisma ai suoi occhi, rimaneva maravigliato di vedere due immagini, le quali si mostravano l'una sovrapposta all'altra, quando la base del prisma corrispondeva in alto, e situate l'una di lato all'altra quando la base del prisma corrispondeva lateralmente, conformemente alle leggi della fisica.

Binet ha variata quest'esperienza , sostituendo un occhialino al prisma. L'immagine allucinatoria si avvicinava o si allontanava, secondo che si accostava all'occhio l'oculare o l'obbiettivo.

L'esperienza può variarsi ancora, adoperando, invece del prisma o dell'occhialino, lo specchio. Si suggerisce al soggetto la presenza p. es. di un uccello su di un punto qualsiasi di una tavola: egli lo percepirà come se esistesse realmente. Ora se si accosta uno specchio dietro quel punto suggerito, l'immagine, che gli è stata provocata, si rifletterà in esso, e se lo specchio verrà inclinato od allontanato, la doppia visione sparirà. §271

Come spiegare il raddoppiamento dell'allucinazione? Finché si trattasse di una illusione, non occorrerebbe fatica ad interpretare il fenomeno, dal momento che si sa essere l'illusione una falsa interpretazione di un oggetto reale, esistente sotto l'occhi del soggetto. Ma nelle allucinazioni l'oggetto reale non esiste, esse nascono di pianta nel cervello dell'individuo. Sono, per adottare una espressione di Ball, delle percezioni senza oggetto.

Il fenomeno quindi del raddoppiamento dell'allucinazione, di una visione, che trae la sua origine unicamente nel cervello del soggetto, si rendeva per lo meno inesplicabile.

Fu per tal ragione che gli osservatori raddoppiarono la loro attenzione, e così Binet e Féré e Bernheim hanno costatato che l'immagine allucinatoria suggerita si associa ad un punto di ritrovo esteriore e materiale, e che sono le modificazioni impresse dagli istrumenti di ottica a questo punto materiale, che per contraccolpo modificano l'allucinazione.

Bernheim per escludere completamente ogni punto di ritrovo, che avesse potuto guidare l'immaginazione, introdusse due soggetti in una camera oscura, e dopo averli addormentati, suggerì loro che avrebbero visto, al destarsi, una bugia accesa sul camino. Essi la videro nettamente; ma invitati a guardarla attraverso il prisma, le loro indicazioni furono erronee, perché nell'oscurità non avevano potuto fissare nessun punto di ritrovo.

Sicché il prisma può solo raddoppiare un'immagine reale, od un'immagine che si collega ad un punto di ritrovo; ma un'immagine cerebrale, psichica e non fisica, che non passi per l'apparecchio visivo periferico, e non abbia alcuna realtà obbiettiva, non potrà subire le modificazioni di un oggetto reale, sottoposto agl'istrumenti di ottica.

E giacché abbiamo parlato piuttosto a lungo delle allucinazioni della vista, non possiamo terminare senza far notare che il nostro amico, dottor Sgrosso, ha studiato i cangiamenti della circolazione endoculare, sotto l'influenza delle suggestioni. Il Foster in Germania aveva, dietro invito di Heidenhain, osservati i vasi centrali della retina, durante e dopo l'ipnosi, e non riscontrò nessun restringimento sensibile di essi: le stesse ricerche fatte dallo Sgrosso non hanno dato risultati differenti, perché in due soggetti, fissando la papilla ottica, mentre erano ancora svegliati, col passare immediatamente nello stato ipnotico la vascolarizzazione della retina non subiva alcun cangiamento. Dietro le suggestioni però la circolazione retinica si modificava.

Al 1° soggetto lo Sgrosso suggerisce di trovarsi in un mare di ghiaccio, con vento freddissimo, e che cade la neve: esso presenta brividi di freddo, e batte i denti. Nel tempo stesso i vasi retinici si dilatano a poco a poco, sino a dare il massimo di dilatazione quando il soggetto prova le sensazioni più intense del freddo. Gli suggerisce poscia che il freddo va calmandosi sino alla temperatura ordinaria, e i vasi retinici riprendono il loro calibro normale.

Passando ad una suggestione opposta, di trovarsi tra fornaci ardenti, i vasi si restringono, sino al punto di dare una tinta pallida, anemica, alla papilla ed alla retina. Cessata la suggestione la circolazione retinica ritorna normale.

Dietro allucinazioni suggerite della vista, come p. es. la vista del diavolo, di una scena di sangue, di un serpente, il campo oftalmoscopico restava anemico; sostituendo poi tali suggestioni con altre opposte, come la presenza degli angeli, un giardino incantato, un amico che viene a salvarlo dal serpente, succedeva iperemia retinica, che man mano andava sparendo, col dileguarsi della sensazione di piacere, indotta in lui dalla seconda suggestione.

Nel secondo soggetto la circolazione della retina, sotto la suggestione delle medesime allucinazioni della vista, presentò le stesse modificazioni. Però nel medesimo la suggestione del freddo produsse intensa anemia, quella del caldo intensissima ipremia, cioè l'opposto di quello osservato nel primo.

La conseguenza tratta  dallo Sgrosso è che nelle suggestioni emotive, in cui domina la nota deprimente, succede anemia; mentre in quelle, in cui campeggia la nota gaia, si nota iperemia al fondo dell'occhio.

Le allucinazioni e le illusioni del gusto e dell'odorato, al pari di quelle della vista, possono assumere le forme più svariate. Un bicchiere d'olio si convertirà dietro nostra suggestione nel più squisito elixir, che sarà dal soggetto bevuto con la massima voluttà; il liquore più delicato diverrà del sapore più sgradito di questo mondo. Così il profumo della rosa, del gelsomino, si trasformerà con la suggestione in un puzzo ingrato, p. e. quello dell'assafetida, l'etere, l'ammoniaca, il iodoformio diverranno le più fini essenze odorose.

I sensi speciali possono essere influenzati in vario modo dalla suggestione: vale a dire che, come si provocano allucinazioni ed illusioni di essi, colla stessa facilità è possibile determinarne la paralisi funzionale (suggestioni negative di Bernheim)

Renderemo il sommabulo sordo alla voce di una determinata persona, o ad un dato suono, allo stesso modo con cui ad una semplice nostra affermazione sentirà voci di preghiera, di minaccia, di amici, di sconosciuti, grida, canti, suoni. La sala in cui si trova si trasformerà sotto la nostra suggestione in una bolgia Dantesca, in un giardino, in un deserto. Le persone che lo circondano sono tigri, leoni, alberi, cadaveri.

Ovvero lo faremo diventar cieco di uno o di entrambi gli occhi; con una semplice suggestione non gli faremo vedere più di una persona che gli sta di fronte; gli faremo perdere la vista di qualsiasi scrittura, anche quella del proprio nome.

Silva dice a V. Carolina: - Tu non vedi dall'occhio destro -, e subito essa non muove la palpebra, anche quando le mette il dito sulla rima palpebrale: tutti gli oggetti postile davanti, a destra del piano mediano verticale del suo corpo, non esistono per lei e non sono percepiti: due dita, poste davanti a lei alla distanza di 3, o 30 centimetri, sono percepite come uno solo, se una delle due dita si trova a destra di detto piano; ed è percepito il dito posto dal lato non reso anestetico. La fa scrivere su un foglio di carta bianca ed essa, pur giunta alla metà del foglio, ritorna a capo: l'altra metà per lei non esiste. Silva le dice di non vedere dall'occhio sinistro, ed ora è la metà sinistra del foglio, che, non percepita, non viene riempita dalla paziente. Le dice che vede da ambo gli occhi, e, continuando ella a scrivere, scrive ora su tutto il foglio. Se suggerisce alla sonnambula che non può vedere o pronunziare la lettera  Z , allora coll'afasia letterale interviene l'alexia e l'agrafia letterale, e scrive le parole che le si dettano, come se la lettera Z non esistesse[141].

Per spiegare queste paralisi suggerite si è ricorso ad una azione inibitoria; cioè, che lo sperimentatore per produrre una tale paralisi provoca nel soggetto una impressione mentale, che esercita una inibizione su quella tale funzione sensoriale, che si vuole abolire. La stessa interpretazione è stata data per le paralisi motrici: però, come si vede, tale interpretazione soddisfa pochissimo, poiché l'inibizione, come ben fanno rilevare Binet e Fèré, è una parola che in fondo non spiega nulla.

Qualunque  idea vien suggerita al sonnambulo prende corpo nella mente di lui, e diventa così netta e precisa da acquistare l'aspetto della realtà, tanto si rende vivace nella sua mente l'impressione ricevuta. §275  Un carattere costante delle allucinazioni, dice C. Richet[142], è che queste si accompagnano sempre ad attitudini generali del corpo, e ad espressioni della fisionomia, che corrispondono a quelle.  Nessuna idea può restare dissimulata nel sonnambulo, ed il movimento, che si produce in lui, è sempre in accordo perfetto con l'idea. Anzi tra movimento e idea vi è un accordo reciproco, per cui, dato un movimento, si genera tale idea corrispondente; e, viceversa, data un'idea, vien provocato il movimento che vi corrisponde.

Un giorno C. Richet suggerì ad una sonnambula di fumare, e se n'era già dimenticato, quando l'ammlata dopo 5 o 6 minuti cominciò a tossire violentemente, dicendo che il fumo le avea prodotto la tosse. E’ superfluo dire che il sigaro non era esistito mai fra le sue mani, e che era la sua immaginazione, destata dal comando dello sperimentatore, che la faceva credere alla realtà di quell'atto - Ad un'altra annunziò che andrebbe ad estrarre un dente, e subito essa cominciò a mandare grida di dolore, come se veramente ne subisse l'operazione. Un'altra volta suggerì ad una giovane che si trovava su di un battello a vapore in viaggio per New-York: la vista del vascello le ispirò un vivo entusiasmo; ma ben tosto impallidì e, riversando la testa indietro, ebbe delle vere nausee, come se avesse risentito il mal di mare.

Qualunque sia l'allucinazione suggerita al sonnambulo, questa viene ad  impressionarlo vivacemente, a causa della inerzia psichica in cui si trova. Anzi v'ha di più. Nel caso della  giovane di C. Richet, che alla vista del vascello prova un vivo entusiasmo, e dopo viene assalita da nausea, come nel mal di mare, noi vediamo un altro fatto: che una allucinazione provocata (il viaggio di mare) ne ha suggerita spontaneamente un'altra, che potremmo chiamarla, con Binet e Féré, di contiguità. Questo si spiega per la legge di associazione, per il legame cioè che unisce fra loro le due allucinazioni; e ciò indipendentemente dalla volontà e dalla intelligenza del soggetto, bensì per semplice automatismo cerebrale.

Vista la somma facilità con cui lo sperimentatore può modificare le attività sensoriali del sonnambulo, si comprenderà egualmente che, con lo stesso meccanismo della suggestione, è facile modificare anche lo stato della sua memoria, determinando amnesie parziali o totali.

Queste amnesie saranno riferibili al proprio nome, alle lettere dell'alfabeto, ai suoni, ai movimenti, alla scrittura ecc.

Al sonnambulo faremo dimenticare la propria personalità, la propria calligrafia, il proprio idioma, non riconoscerà più i suoi parenti, gli amici, la moglie, i figli; ne dimenticherà i nomi o la fisionomia, a seconda della suggestione ricevuta.

Faremo così dimenticare al soggetto la sua identità, suggerendogli che è un vecchio, un fanciullo, un generale, un cardinale, Garibaldi, Mazzini, un predicatore, un tribuno e così via.

Questa trasformazione della personalità è stata chiamata da C. Richet, con termine più proprio, obbiettivazione di tipo.

- Io gli dico, scrive Richet,  - voi siete una giovinetta -. Egli abbassa il capo modestamente, apre un tiretto, ne cava fuori un tovagliuolo, fa l'atto di cucire.

- Io gli dico: - voi siete un generale, alla testa della vostra armata -. Egli si raddrizza sulla persona e grida: - Avanti -, e dondola il corpo come se andasse a cavallo.

- Io gli dico. - Siete un bravo e santo curato -. Egli assume un'aria illuminata, guarda il cielo, passeggia per lungo e per largo, leggendo il suo breviario, facendosi il segno della croce, e ciò con tutta serietà e l'apparenza della realtà, che toglie via ogni sospetto di simulazione.

- Io lo trasforma in animale: - Voi siete un cane -. Egli si mette a quattro piedi, abbaia, fa l'atto di mordere, e non abbandona questa positura se non quando gli ho restituito il sentimento della vera personalità, o gliene ho data un'altra.

- In tutti questi cambiamenti di personalità, che si ottengono facilmente in molti sonnambuli, si rivela il carattere proprio del soggetto: ciascuno rappresenta la sua parte con le qualità che gli sono proprie, con le attitudini di cui egli dispone[143].

Sicché il soggetto non discute la nuova personalità che gli viene imposta, ma riproduce negli atti, nel linguaggio, nella espressione del corpo, il tipo della persona in cui la suggestione lo ha trasformato.

Il prof. Rummo dice ad Emma Zanardelli: - Voi siete una mendicante, voi vivete di elemosina -, ed ella stende la mano ed atteggia umilmente il viso, in atto come di chi implora la carità altrui ( Fig. IV).

I soggetti del prof. Lombroso mutavano il proprio carattere in quello di bambina, di contadina che porta dei colombi, in Napoleone, in Garibaldi, in una vecchia di 90 anni, in brigante; e, secondo il variare di sesso, di età e di condizione, non solo le idee, non solo l'ortografia, ma il tipo calligrafico mutava dal tipo abituale. Passando da un carattere ad un altro, di bimba a quello di vecchia, di Garibaldi o Napoleone a quello del brigante La Gala, lo scritto subiva diverse modificazioni, a seconda dei personaggi in cui si credeva trasformato il soggetto.

L'obbiettivazione dei tipi dipende, secondo Richet, da un disturbo della memoria e dell'immaginazione. Essendo pervertita la memoria della nostra personalità, la coscienza della nostra persona scompare. Essendo sovraeccitata l'immaginazione, le allucinazioni si producono, ed allora il nuovo Io dipende unicamente dalla natura di queste allucinazioni.

I soggetti non concepiscono soltanto il tipo ma lo realizzano, l'obbiettivano. Non è allo stesso modo dell'allucinato, che assiste come spettatore alle immagini che si svolgono innanzi a lui, è come un attore, il quale, preso da follia, s'immaginasse che il dramma, che egli rappresenta, non è una finzione, e che egli sia stato trasformato anima e corpo nel personaggio, che gli è stato indicato di rappresentare.

Il Morselli fa un bellissimo parallelo fra l'artista drammatico e l'ipnotizzato, cui è stata suggerita un'altra personalità.

- Nell'ipnotizzato, egli scrive, la quasi totalità del suo individuo vero e reale è sospesa e più non coopera alle estrinsecazioni dello stato intellettuale ed affettivo, corrispondenti alla personalità rappresentata; mentre nell'artista permane netta e limpida la coscienza della propria identità personale, mascherata solo dall'artificio dell'arte. In altre parole, dopo la suggestione il sonnambulo si sente veramente un altro, e la suggestione agisce di conseguenza in relazione con questo sentimento cangiato della personalità; mentre l'artista per quanto s'immedesimi nel suo personaggio, non cessa per questo di riconoscere la propria finzione, o di sentirsi sempre identico a sé stesso -.

Nel sonnambulo dunque, l'allucinazione prodotta di una altra personalità viene presa per reale, ed agisce in conformità del tipo che si è impresso nella sua mente. Così, se lo avremo trasformato in Leone XIII, le persone che lo circondano gli sembravano cardinali, e crederà di trovarsi realmente in Vaticano, se con adatte suggestioni lo sperimentatore lo avrà trasportato in S. Pietro o nella Cappella Sistina. Però bisogna notare che il soggetto non rappresenterà che un tipo od un personaggio, che già conosce precedentemente: nel caso opposto la suggestione rimarrà inefficace. Sicché questa trasformazione del soggetto in una personalità estranea è in rapporto delle conoscenze da lui acquisite, e del suo grado di coltura.

Il Morselli si domanda se realmente la personalità vera sia scomparsa durante tali esperienze, soppressa cioè dalla §280 personalità suggerita, e se il carattere proprio del soggetto si lasci annichilire, trasformandosi del tutto in un altro. A parer suo il risultato deve variare come nei sogni: sognando, alle volte ci immaginiamo di non essere più noi, ma un altro individuo, senza che un barlume di coscienza ci rappelli alla ricordanza della propria individualità; altre volte, invece, ancorché ci crediamo altri, pure un senso interno ci richiama ad un vago sentimento del nostro Io.

Il Richet, che ha voluto chiarire queste metamorfosi momentanee del sonnambulo, ritiene che in tali curiose modificazioni ciò che muta è soltanto la forma esterna dell'essere, l'aspetto e l'andatura generale, non già l'individualità propriamente detta. In quanto poi alla questione di sapere se per mezzo di suggestioni reiterate su soggetti propri si produrrà a lungo andare una modificazione del carattere, è un problema che solo l'esperienza può risolvere.

Secondo il Morselli non vi sarebbe una differenza essenziale tra il processo morboso per cui nella pazzia si trasforma la personalità, e quello che si mette in opera nell'ipnotismo. Nell'alienato, secondo lui, la genesi del fenomeno deve cercarsi nell'insorgere automatico di un'idea fissa, che gradatamente diviene concetto delirante e poi delirio completo metabolico, o di metamorfosi, ossia delirio di trasformazione della personalità. Questa idea fissa inibisce tutte le altre, e la sua inibizione si porta sui ricordi, per cui avviene un distacco fra l'Io vecchio e l'Io nuovo, che si stabilisce e si rafferma con detrimento progressivo del primo.

Lo stesso avviene per l'ipnosi: all'idea fissa, che insorge automaticamente nell'alienato, dobbiamo sostituire la parola, l'idea suggerita dallo sperimentatore, e che sarà bastante a mutarne il sentimento di personalità.

Per terminarla con le suggestioni intra-ipnotiche diremo che con questo mezzo possiamo ottenere il risveglio del soggetto. - Niente di più strano, osserva Bernheim, che questo risveglio. Ecco un soggetto in sonno profondo; io l'interrogo, egli mi risponde: se egli è ciarliero per sua natura potrà parlare con volubilità. Nel mezzo della sua conversazione gli dico bruscamente: - Svegliatevi! -. Egli apre gli occhi e non serba alcun ricordo di quello che ha fatto; non si ricorda di avermi parlato, lui che ha parlato forse un decimo di secondo prima di destarsi.

- Per rendere il fenomeno più maraviglioso, io lo sveglio alle volte nel seguente modo: - Contate fino a dieci; quando direte ad alta voce 10, gli occhi s'aprono e non ricorda di aver contato. Altre volte gli dico: - Voi conterete fino a 10; quando sarete a 6, vi sveglierete, ma continuerete fino a 10 -. Giunto alla cifra 6, egli apre gli occhi e continua. Quando ha finito domando: - perché contate? - Egli non se ne ricorda più -[144].

Non solo per mezzo della parola si può suggestionare un soggetto, ma anche la musica è atta per sé stessa a generare sentimenti di gioia, di entusiasmo, di tristezza ecc., a seconda delle sue varie espressioni. - La più parte dei soggetti ipnotizzati, scrive  Pitres, sono estremamente sensibili alla musica. Quando si suona in loro presenza un pezzo alquanto espressivo sembrano provarne una vivace emozione. Ascoltano e seguono lo sviluppo della frase musicale con estrema attenzione. Il loro viso si anima e giunge ad esprimere con straordinaria intensità delle emozioni in rapporto col sentimento del pezzo, che viene eseguito innanzi a loro. Si possono così provocare delle scene mimiche interessantissime, far nascere successivamente il pianto od il riso, la gioia più esuberante e la tristezza più profonda. §282

Sono quei fenomeni da lungo tempo conosciuti dai magnetizzatori, e che sono stati descritti col nome di estasi musicale -[145]

Abbiamo dato così un'idea delle allucinazioni intra-ipnotiche. Ora sorge spontanea una domanda: l'allucinazione, che abbiamo generata nel soggetto, al destarsi di questi cosa  ne avviene? La risposta è facile: in alcuni soggetti l'allucinazione cessa di esistere collo stato sonnambolico, in altri persiste ancora nello stato di veglia, ed essi vi credono realmente. L'immagine allucinatoria, che si prolunga spontaneamente allo stato di veglia, non ha una durata molto lunga e gradatamente svanisce.  Un soggetto cui erano state suggerite delle fotografie immaginarie su di un cartoncino bianco, al destarsi conservava ancora l'allucinazione; ma dopo qualche giorno queste cominciarono a sembrargli più sbiadite, sino a che scomparirono affatto, cosa che egli attribuì al lavoro imperfetto. Di modo che un'allucinazione può spontaneamente prolungarsi nella veglia senza la suggestione post-ipnotica, il che potrebbe essere causa di seri disturbi per il soggetto; onde la cura del medico dovrà esser quella di non destare il soggetto se prima non gli abbia tolto la suggestione.

Restava però da indagare la ragione per cui, mentre si ha completa amnesia, l'allucinazione continua allo stato di veglia, e questo compito se l'hanno assunto Binet e Féré. Si fa, essi dicono, eseguire dall'ipnotizzato un assassinio, e quando si desta ha dimenticato tutto: se allo stesso soggetto si dà l'allucinazione di un uccello, questa allucinazione sarà al risveglio quasi altrettanto viva che durante il sonnambulismo - Perché questa differenza?- In altro luogo noi abbiamo detto come nel sonnambulo, che riceve la suggestione di un'allucinazione, l'immagine allucinatoria si associa ad un punto di ritrovo, ragione per cui essa può essere raddoppiata dal prisma. Seguendo questa legge del punto di ritrovo, Binet e Féré si spiegano il modo con cui un'allucinazione intra-ipnotica possa prolungarsi allo stato di veglia.

Se l'allucinazione, essi dicono, è una immagine, il ricordo è anche esso una immagine. Non solo, ma l'allucinazione è una immagine più qualche altra cosa, più un punto di ritrovo esteriore; ed è questo punto di ritrovo che, restando sempre presente, richiama l'immagine allucinatoria per associazione di idee, come un nodo fatto al fazzoletto.

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