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CAPITOLO VIII. DELLE SUGGESTIONI
Le domaine de la suggestion est immense.
Il n'y a pas un seul fait de notre vie mentale
qui ne puisse etre reproduit et exagéré artifi_
ciellement par ce moyem. .
Binet e Féré. Le Magnetisme animal. p. 127_
I.
La
suggestione, dice Janet[137], è
l'operazione per cui nel caso d'ipnotismo, o forse in certi stati di veglia da
definirisi, si può per mezzo di certe sensazioni, sopratutto con l'aiuto §256
della parola, provocare in un soggetto nervoso ben disposto una serie di
fenomeni più o meno automatici, farlo parlare, agire, pensare, sentire come si
vuole, in una parola trasformarlo in macchina.
Secondo
Gilles de la Tourette la suggestione consiste in ciò, che durante gli stati
ipnotici, lo sperimentatore può, in certe condizioni, fare accettare al
soggetto in esperimento delle idee capaci di tradursi in atti, che potranno
essere eseguiti non solo durante il sonno, ma anche fatalmente nella veglia[138].
La
suggestione quindi è l'influenza che un individuo può esercitare sul cervello
di un altro, facendogli eseguire tutte le azioni che desidera.
Essa
può esser fatta nello stato ipnotico ed in quello di veglia.
Quale
degli stati ipnotici è favorevole per la suggestione?
Noi
abbiamo esposta la classificazione fatta da Charcot, ma per non generare
confusione nella mente del lettore, ed anche perché noi seguivamo l'indirizzo
della Salpetriére ci siamo dispensati dal riferire la classificazione delle
diverse fasi del sonno ipnotico , stabilite da altri osservatori. Giunti a
questo punto, ed essendosi il lettore fatto un quadro possibilmente chiaro
dell'ipnotismo e dello stato psichico dello ipnotizzato, la confusione non sarà
certo più possibile, e noi potremo esporre qualcuna delle classificazioni fatte
dagli autori.
Bernheim,
con Liébault, ammette sei gradi del sonno provocato, che variano a seconda dei
soggetti.
Il 1°
grado è caratterizzato da pesantezza delle palpebre e da sonnolenza. Altri
individui non hanno sonnolenza propriamente detta, ma manca loro la possibilità
di aprire le palpebre; parlano, rispondono alle domande, e dicono di non
dormire. Questo sonno può, nelle sedute consecutive, passare ad un grado più
avanzato, o restare stazionario.
Ad un
2° grado, le palpebre sono chiuse, le membra in risoluzione, essi
comprendono ciò che si dice attorno a loro, ma sono sottoposti alla volontà
dell'ipnotizzatore.
Questo
stato è caratterizzato da catalessia suggestiva, la quale è puramente psichica,
poiché il soggetto conserva la posizione ricevuta allo stesso modo di una idea
ricevuta. In questo stato il cervello si mostra docile alla suggestione.
Ad un
3° grado il torpore sembra più pronunziato, e la sensibilità può essere
perfino estinta. Il soggetto è suscettibile di movimenti automatici, o, per
meglio dire, di ricevere la suggestione anche per mezzo del senso muscolare.
S'intende che la suggestione parlata è più efficace.
Il 4°
grado è caratterizzato, oltre che
dai fenomeni precedenti, dalla perdita delle relazioni col mondo esterno: il
soggetto intende ciò che dice l'operatore, ma non quello che dicono le persone
circostanti; però è suscettibile di essere messo in relazione con tutti.
il 5°
e 6° grado, caratterizzati dal Liébault, per l'amnesia al risveglio,
costituiscono il sonnambulismo. Il 5° grado è il sonnambulismo leggiero; il
soggetto conserva un ricordo vago, alcuni ricordi si risvegliano
spontaneamente. La sensibilità è annientata, si può avere la catalessia
suggestiva, movimenti automatici, allucinazioni per suggestione ecc.
Nel 6°
grado, o sonnambulismo profondo, l'amnesia al risveglio è completa.
Il soggetto resta addormentato a volontà dell'operatore, e diviene un perfetto
automa, docile a tutti i suoi ordini.
Come
si comprende, i due ultimi gradi sono quelli in cui la suggestione ha il suo
massimo sviluppo.
Non
riferiamo qui tutte le divisioni fatte dai vari scrittori; ricordiamo solo che
Pitres ha descritto lo stato catalettoide ad occhi aperti, lo stato
catalettoide ad occhi chiusi, e lo stato letargico. I due primi stati
sarebbero una deviazione dal tipo classico del grande ipnotismo, e soltanto in
essi la suggestione è possibile. - C. Richet poi divide lo stato sonnambolico
in tre periodi che sarebbero: 1° di torpore; 2° di eccitazione;
3° di stupore.
Nel
secondo periodo, di eccitazione, si possono ottenere le allucinazioni
provocate, gli atti suggeriti, l'oblio al risveglio.
Noi,
seguendo Charcot, diciamo che dei tre stadi dell'ipnotismo, il catalettico ed
il sonnambolico sono atti a subire le suggestioni, mentre nel letargico ciò non
è possibile.
In
generale l'ipnotizzato è suggestibile; ma, secondo Bernheim e Liébault, sembra
che i cervelli docili, le genti del popolo, i vecchi militari, gli artigiani, i
soggetti abituati a un'obbedienza passiva, siano più atti a ricevere la
suggestione, che i cervelli raffinati, preoccupati, che oppongono una certa
resistenza morale, spesso incosciente.
Per
subire la suggestione, ordinariamente è necessario mettersi in quello stato
psichico necessario perché questa si realizzi, vale a dire, fa d'uopo che il
soggetto si faccia ipnotizzare, e che passi in una di quelle fasi ipnotiche, in
cui la suggestione è possibile.
Ciò
posto veniamo a descriverne le diverse specie, dapprima nel periodo catalettico,
poi nel sonnambolico e quindi allo stato di veglia.
La
suggestione nel periodo catalettico
può farsi: 1° per mezzo di atteggiamenti impressi all'ipnotizzato, cioè per
mezzo del senso muscolare; 2° per mezzo della vista; 3° per mezzo della parola.
Vediamo
in che consistono le suggestioni fatte per mezzo del senso muscolare.
Se al
catalettico imprimiamo un movimento ritmico di un arto, ovvero alternato con
l'arto opposto; se gli facciamo p.e. batter le mani o pestare i piedi per
terra, una volta ricevuta l'impressione, o meglio, la suggestione del movimento
da eseguire, lo farà automaticamente per molto tempo.
Sappiamo
quali sono i caratteri che distinguono la catalessia: ora in qualunque
atteggiamento noi poniamo l'arto del catalettico, questo rimane nella posizione
impressa per un tempo più o meno lungo. Così se all'arto, al corpo del
catalettico imprimiamo un dato atteggiamento, che venga ad esprimere un
sentimento, sul volto di costui se ne riprodurrà l'immagine. Se lo mettiamo
nell'attitudine dell'estasi, rivolgerà gli occhi al cielo, ed il volto assumerà
una espressione di beatitudine e di rapimento. Chiudiamogli il pugno in atto di
minaccia, il volto assumerà l'aspetto di un individuo irato. Mettiamogli le
mani fra i capelli, il volto e gli occhi esprimeranno la disperazione, il
terrore.
Date
in mano all'ipnotizzato in catalessia un pugnale, atteggiatene gli arti
superiori nella posizione di chi deve suicidarsi, gli occhi si volgeranno al
cielo, come per dare l'ultimo addio alla luce, e sul volto si leggerà la lotta
che si agita nel petto dell'individuo, che è spinto a quell'estremo passo.
(fig. III.)

Pitres
mette Albertina in ginocchio a terra, flettendole le gambe, e giunge le mani in
attitudine di preghiera. A capo di due minuti il suo volto acquista una
espressione estatica, le labbra si agitano senza rumore come se mormorasse una
preghiera. Domandata, dice di pregar la Madonna, che le sta dinnanzi e sorride.
L'attitudine
corporea della preghiera ha dapprima evocato nel suo spirito la
rappresentazione sensoriale di una idea religiosa, indi la visione, che agirono
l'una sugli apparecchi motori, onde l'espressione estatica del viso; e l'altra
sugli apparecchi dell'ideazione, per cui il pensiero di pregare.
L'attitudine
corporea, possiede dunque un'azione suggestiva: fa da stimolo sensoriale sul
cervello in seguito alle modificazioni che determina nella innervazione
muscolare. §260
Nel
catalettico, cui abbiamo dato uno di questi atteggiamenti, p. es. quello
tragico della Zanardelli, alla reazione emotiva della sua fisionomia
corrisponde uno stato identico dello spirito? L'atto passionale riflesso sul
volto, ne ha modificato egualmente lo stato psichico? - Queste ricerche sono
state fatte da P. Richer, il quale ha raccolto i tracciati respiratori dei
soggetti un esperienza.
Egli
facendo contrarre alcuni muscoli del volto, determinava nell'individuo
l'aspetto del terrore, cui seguiva l'atteggiamento corrispondente del resto del
corpo. Ad onta che una si forte impressione fosse dipinta sulla fisionomia, la
respirazione, dopo un brusco movimento di espirazione, riprendeva la sua calma
ed immobilità catalettica[139].
Questo
fatto dimostra che, mentre il catalettico subisce la suggestione per mezzo del
senso muscolare, questa però non penetra in fondo al suo spirito, non ne desta
i rispettivi sentimenti ed emozioni, ma rimane superficiale. Rassomiglia a
quella dell'artista drammatico che rappresenta inappuntabilmente la sua parte,
ma non la sente, perché non si è immedesimato nel personaggio che deve
rappresentare.
Facendo
passare rapidamente un soggetto da un atteggiamento all'altro, la reazione
della fisionomia si manifesta con la medesima rapidità.
L'influenza
del gesto sulla fisionomia può rendersi anche unilaterale, o bilaterale a
manifestazioni differenti: così se chiudiamo p. es. il pugno destro di un
catalettico in atto di minaccia, il sopracciglio dello stesso lato si
contrarrà; e se nel tempo stesso gli accosteremo la mano sinistra alle labbra
in atto di voler inviare un bacio, sulla metà sinistra del volto apparirà il
sorriso. Così le due emozioni differenti saranno dipinte contemporaneamente sul
volto del soggetto in seguito al diverso atteggiamento dei due lati del corpo.
Se
nel catalettico, come hanno fatto Charcot e P. Richer mettiamo in contrazione
alcuni muscoli del volto, per mezzo della corrente faradica, variando la mimica
del volto, varieranno corrispondentemente gli atteggiamenti del corpo.
Coll'aumentare poi, o col diminuire la forza della corrente, si possono far
esprimere al soggetto i diversi gradi di una stessa emozione. §262.
Le
suggestioni per mezzo del senso della vista si fanno con gesti ed
atteggiamenti, che l'operatore compie dinnanzi al soggetto.
Se si
fa strisciare per terra un oggetto, da simulare il cammino di un rettile, egli
crederà di vedere un serpe. Se l'oggetto è portato in aria, gli sembrerà di
vedere un uccello che vola.
Otterremo
nella stessa guisa fenomeni di imitazione, i quali non consistono in altro che
nel far eseguire dal soggetto in catalessia gli stessi movimenti, che
l'operatore fa innanzi a lui; la qual cosa si otterrà facilmente, tenuto conto
del suo stato, privo come è di ogni spontaneità fisica e psichica. Se ci
poniamo di fronte al catalettico, ed alziamo p. es. un braccio, egli farà
egualmente, perché quell'atto, eseguito da noi, ha suggerito alla sua mente la
idea dello stesso movimento.
Si
può, quindi, ottenere una imitazione completissima di tutti i gesti che
l'operatore eseguisce innanzi al catalettico, perché il movimento, che si
compie dinanzi a lui, ne suggerisce al cervello l'idea di un altro identico,
che egli riprodurrà come l'immagine dello sperimentatore riflessa nello
specchio. Così se lo sperimentatore si mette di fronte al soggetto, e fa dei
movimenti dal lato destro del corpo, nel soggetto i movimenti si riprodurranno
nel alto sinistro.
Questi
esperimenti si possono variare anche in altro modo. Pitres si mette di fronte
al soggetto e gli avvicina la mano agli occhi: l'ammalata fissa la mano e ne
segue i movimenti. Allora egli dirige l'indice verso un cappello posto sul
tavolo, e l'ammalata lo prende fra le mani; dirige il dito verso la testa
dell'ammalata, ed essa si pone il cappello in testa; dirige il dito verso il
bicchiere, le suggerisce con piccoli gesti di riempirlo d'acqua e di bere, e
l'ammalata eseguisce a puntino la suggestione fattale col gesto. Pitres ha
visto alcuni soggetti indovinare con una perspicacia da sbalordire il
significato del più leggiero movimento delle dita, delle labbra o degli occhi.
Sicché,
tanto il gesto dell'operatore, che l'atteggiamento dato al corpo ed ai muscoli
del volto del catalettico, sono atti a determinare delle analoghe suggestioni.
Se
mettiamo un piede del catalettico su di una scala appoggiata al muro, e le mani
più in alto, nella posizione di chi voglia salire, il catalettico salirà la
scala senza difficoltà. Dategli in mano un cappello, se lo metterà in testa:
fate lo stesso con una spazzola, si pulirà l'abito. In tal caso la vista di un
oggetto risveglia la serie di movimenti che si realizzano nella vita abituale.
Dippiù
la persona catalettica usa di quegli oggetti, di cui ha appreso l'uso
dall'esperienza e dall'abitudine; ma se l'uso dell'oggetto è ignoto, rimarrà
inerte, e la suggestione non avrà luogo. Nihil est in intellectu quod primus non fuerit in sensu.Il catalettico, come il sonnambulo, non pensa e
non vede se non quel che sa.
Il
soggetto non solo riprodurrà inappuntabilmente tutti i gesti e i movimenti
dell'operatore, ma ripeterà ancora tutte le parole, le frasi che vengono da
questo pronunziate, anche in diverse lingue (ecolalia).
In
tal caso l'ecolalia non sarebbe effetto di una suggestione verbale, ma
riflessione meccanica di movimenti e di suoni.
In
egual modo possiamo impressionare il senso dell'udito per mezzo della musica,
ed il volto sarà il fedele riproduttore dei vari sentimenti che la musica
esprime.
Le
suggestioni fatte per mezzo della parola possono variare all'infinito. Non
esporremo qui tutte le suggestioni vocali di diversa natura: sarebbe lo stesso
che ripetere ciò che or ora dovremo dire per lo stato sonnambolico, in cui la
suggestione prende tutto il suo sviluppo. §264
Ci
basti far notare che l'istessa plasticità, che esiste nelle membra del
catalettico, esiste anche nel suo spirito. Come non oppone resistenza
all'operatore, che lo atteggia in diverse pose, e vi rimane, così non resiste
alla suggestione verbale di lui, e la compie fatalmente.
Per
mezzo della parola possiamo provocare anche la catalessia suggestiva,
ingiungendo al soggetto che l'arto od il corpo deve restare nella posizione
rigida, in cui si vuole.
Cessata
la suggestione, o qualunque altra eccitazione, il soggetto ricade nello stato
di catalessia, per cui il corpo riprende la sua rigidezza, e gli occhi
ridiventano fissi, come pietrificati, senza espressione.
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