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VI.
Dopo
aver parlato abbastanza della trasposizione delle paralisi, contratture,
anestesie, delle paralisi localizzate di Binet e Féré, in una parola, dei
fenomeni motori e sensitivo-sensori, dobbiamo spendere alcune parole intorno
alla trasposizione dei sensi, non più provocata dagli estesiogeni, ma bensì
sviluppatisi naturalmente.
Non
ripetiamo qui il caso occorso a Pététin, quello cioè della catalettica, che
presentava la trasposizione del senso dell'udito e del gusto all'epigastrio.
Aggiungiamo
soltanto che lo stesso Pététin osservò otto catalettiche, che presentavano la
trasposizione dei sensi nella regione epigastrica e nelle dita delle mani e dei
piedi.
Il
prof. Lombroso[134] ne
riferisce una quantità e fra gli altri un interessante caso di propria
osservazione. Li riassumeremo perché meritano di essere notati.
Il
prof. Lombroso per sei mesi di seguito ebbe occasione di costatare in una
ragazza isterica la trasposizione della vista al lobulo dell'orecchio, al naso,
e qualche volta alla nuca. Osservò nella medesima giovane la trasposizione
dell'odorato al mento, alla regione dorsale dei piedi: il senso del gusto alla
porzione interna dei femori. Ecco il brano della storia, che si riferisce a
questa inferma.
-
Esaminandola bene si trova che distingue gli oggetti quando li porta in
vicinanza di un decimetro, ed anche più, dalla punta del naso a sinistra, e ad
una distanza, che può arrivare al di là di quindici metri, col lobuolo
dell'orecchio sinistro; così essa, con gli occhi fasciati, lesse una lettera
manoscritta, venuta allora allora dalla posta, e distinse dieci volte le cifre
del dinamometro mano mano che, col comprimerlo, lo faceva variare, e distinse
sei liste colorate che le feci scorrere a un decimetro dall'orecchio,
porgendole si che l'occhio, anche se aperto, non le avrebbe potuto vedere; solo
una volta, postole un paio d'occhiali chiusi, ne accennò con la mano la forma,
ma non seppe dire cosa fosse. Fasciando l'occhio e comprimendolo colle mani,
non si altera la visione, ma sì quando si fascia il naso; distingue bene tutti
i colori, anche per trasparenza, e legge attraverso un vetro giallo poco
colorato. Nel giorno 15 giugno, si notò per la prima volta una minore lucidezza
nella visione e lesse R per S; però si corresse, e strofinava quasi le lettere
col lobuolo dell'orecchio, quando vedeva che il naso non le serviva.
-
Avvicinando un dito al lobulo dell'orecchio o del naso, come se si accennasse a
toccarlo, e meglio ancora toccandolo anche leggermente, o facendovi con un
giuoco di lenti ad una certa distanza correre un raggio di luce un po’ viva,
fosse pure per frazione di un minuto secondo, se ne risente vivamente e resta
irritata: - I velue imborgneme ( volete accecarmi ), grida, e si
riscuote vivamente col volto, come uno che sia minacciato nell'occhio, e tenta
di acciuffarmi la mano e poi con una mimica istintiva, affatto nuova, com'è
nuovo il fenomeno, porta l'avambraccio a difendere il lobulo dell'orecchio e la
pinna del naso, e resta così per dieci o dodici minuti irritatissima, oppure si
nasconde sotto le coperte. §248
-
Quando vuol leggere, se il cielo si oscura, se ne accorge subito, e domanda che
si faccia luce.
-
Altra curiosa trasposizione è quella dell'odorato che essa percepisce solo
nella regione sottomentoniera, mentre è assolutamente scomparso dalle narici: -
sottoponendo a queste dell'ammoniaca e dell'assafetida non si produce nessuna
viva reazione: nettissima invece se si porta sotto il mento: si nota viva
scossa ed una mimica alquanto diversa dalla solita dell'olfatto, gli occhi si
ammiccano, aumenta il respiro, mentre appena si dilata la pinna nasale, apre la
bocca quando l'impressione è piacevole, corruga, invece, le sopracciglia e
volta vivamente la faccia dal lato opposto, e con le dita acciuffa quella piega
di cute sottomentoniera, a cui corrisponde l'olfatto, quando è spiacevole.
- Si
nota piacere al muschio, alla rosa, schifo all'assafetida e all'incenso.
Vivissimo è l'effetto dell'assafetida e muschio al contatto col mento-.
Nel
1840 il Carmagnola, nel Giornale dell'Accademia di Medicina raccontava
di un fatto analgo a quello del prof. Lombroso.
Il
Despine (1839) narra di una giovane di 11 anni, che paretica dopo un trauma al
dorso, in seguito a pratiche magnetiche, presentava trasposizione dell'udito
alla mano, al cubito, alla spalla, e durante la crisi letargica,
all'epigastrio, e nel tempo stesso forza straordinaria sotto l'applicazione
dell'oro, che tolto la lasciava fiacca e paretica.
Quest'ultimo
fatto dimostra come anche prima di Burq si sperimentava l'azione dei metalli
sull'organismo animale. Frank narra di un individuo in cui l'udito era
trasportato all'epigastrio, all'osso frontale, all'occipite.
Il
dottor Angonova osservò (1840) una giovane di anni 14, che, presa da
sonnambulismo verso la mezzanotte, distingueva le monete attraverso la nuca e
gli odori al dorso delle mani. In seguito vista ed udito si trasportavano alla
regione epigastrica, sicché lesse un libro a pochi passi di distanza da detta
regione, ad occhi fasciati.
Lo
stesso Angonova osservò un'altra giovane a 22 anni con catalessia isterica e
con accessi epilettici, che nel sonnambulismo artificiale vedeva ora alla nuca,
ora all'epigastrio, odorava coi piedi, e pretendeva vedere nel proprio corpo 33
vermi, che poi emise.
Il
Govi ha osservato una ipnotica che presentava trasposizione della vista
all'epigastrio, ove potè farle leggere alcune pagine del Grossi.
Un'altro
fenomeno d'ipnosi con trasposizione dei sensi veniva nel 1882 segnalato dal
dott. Ellero ( Gazz. med. Prov. Venete ). Era una giovane di sua
osservazione, che durante il sonno ipnotico non sentiva dall'orecchio, per
quanto le si gridasse forte, ma sentiva soltanto allorché Ellero poneva una
mano sulle sue. Con questo contatto lo riconosceva subito, anche senza che gli
parlasse; ma se un estraneo le prendeva egualmente la mano, essa la lasciava,
dichiarando di non conoscerlo.
Un
fatto curioso presentava questa donna: sapeva di dormire e di essere stata
ipnotizzata, e parlando del dott. Ellero, in tono carezzevole lo chiamava
cattivo, perché l'aveva addormentata. Si noti che oltre la fase sonnambolica
presentava anche la catalettica, ed alle volte cadeva spontaneamente in
sonnambulismo.
Un
caso non meno strano veniva riferito dall'Illustre prof. Giovanni Semmola in
una comunicazione all'Accademia Pontaniana[135]. La
riassumiamo in breve dall'autore. E’un caso d'isterismo unito a somniazione
spontanea, osservato dal dottor Giovanni Raffele. Teresa d'Amico del comune
di Naso in Sicilia, di civile famiglia, sedicenne, nacque da genitori sani, e
dimora in un paese alto, montuoso, soggetto a frequenti scoppi d'elettricità:
nel quale paese pare non sia nuovo questo morbo.
Fu
assalita da febbri malariche, ed in seguito da convulsioni che l'afflissero per
molti mesi.
Per
lo più trovasi in letto alla supina quando viene agitata da fierissime
convulsioni, durante le quali le membra si atteggiano alle più strane positure,
fra cui la seguente: la fanciulla ritira la calcagna presso le natiche, e
talmente si piega nelle reni e sporge il seno e ritorce la testa, che il viso
le apparisce in mezzo alle gambe. Dopo la crisi, tra un accesso e l'altro,
rimane abbattuta, e non vede, benché con gli occhi dischiusi, non ode, non
risponde. Un giorno, mentre era in tale stato, sua sorella pigliatale a caso
una mano e dicendole parole d'affetto, l'inferma convenevolmente risponde.
Paraltole di nuovo all'orecchio non intende nulla, ma allorché si pronunziano
le parole in prossimità della mano, si ottengono le bramate risposte, fino a
che non sopravvenga un nuovo attacco convulsivo, passato il quale ripiglia il
discorso dove lo aveva finito.
Dopo
minute osservazioni si stabilisce che:
1.°
L'inferma dopo ciascuna crisi rimaneva in istato di catalessia.
2.°
Con debole voce o sottovoce può rispondere sempre che le si tocchi la mano, il
ginocchio, il piede ed il petto, massimamente se la voce si approssima a questi
membri.
3.°
Avvicinato un drappo od un orologio alle sue dita, senza vedere questi oggetti,
dice il colore del primo e l'ora del secondo.
4.°
Invitata a cantare mentre si suona una chitarra, essa non ode il suono, ma,
messa in comunicazione collo strumento, percepisce il motivo che vien suonato,
e canta.
5.°
Mentre canta, sebbene non cessi la catalessia, si sospende almeno o si
allontana, il nuovo parossismo.
6.°
Prevede l'ora, il numero degli attacchi, la loro intensità e la cessazione.
7.°
Un giorno dice al dottor Raffaele che a mezzodì si sarebbe destata, dopo aver
avuto cinque parossismi forti e due leggieri. A mezzodì suona la campana della
parrocchia vicina: il dottor Raffaele dice che è ora di destarsi: - No,
signore, non è ancora mezzogiorno, essa risponde, vi mancano 25 minuti- -
Riscontrati gli orologi si trovò che la giovane non s'era ingannata.
Non
riferiremo tutte le altre osservazioni che seguono nella esposizione del prof.
Semmola. Ne citeremo soltanto due che son maravigliose quanto le anzidette.
Applicato
un pannolino imbevuto di acqua e solfato di chinina, o con zucchero, o latte,
ella dice subito il sapore della sostanza. Ma dopo alcuni esperimenti, prega di
cessare perché ne soffre la sua fantasia.
-
Sembra provato, continua l'A., che ella maravigliosamente penetri il pensiero
di chi le tocchi il braccio od il petto. Ed eccone la prova. Voleva lo zio
annunziare alla inferma che il battello a vapore insolitamente verrebbe a
toccare Capo Orlando (luogo ove essi si trovavano): si avvicina al
letto, e le strige un braccio col pensiero determinato a quel fine; quando ella
esclama: - Che importa a me che i
vapori tocchino Capo Orlando?-
In un
suo soggetto Mabille ha costatato che l'audizione poteva farsi, parlando in
vicinanza di una parte qualunque del corpo. Egli per suggestione nel
sonnambulismo, gli ordinò di non sentire più con gli orecchi al suo risveglio.
Allora gli si poteva parlare in qualunque tuono di voce, senza che egli avesse
manifestata alcuna impressione.
Parlandogli
invece in vicinanza di qualche parte del suo corpo, del piede, della gamba, ed
a voce bassissima, sentiva benissimo e rispondeva immediatamente alle domande.
§252
Sentiva
meglio quando gli si parlava in vicinanza delle estremità delle dita, sul dorso
della mano ed all'epigastrio.
Fenomeni
così maravigliosi, e nel tempo stesso strani, non potevano naturalmente
sfuggire all'attenzione degli osservatori, di cui alcuni hanno cercato di darne
la spiegazione.
Il
Prof. Lombroso opina che l'accumularsi di forza nervosa in un dato punto dei
centri nervosi, mentre in altri è soppressa, vi dia luogo a nuove e potenti
energie, tanto più che il pletismografo mostrò al Savioli che in questo stato
avvenga una grande iperemia cerebrale. Egli troverebbe in questo fenomeno una
analogia col transferto.
Vero
è, dice il Lombroso, che nel nostro caso un nervo non specifico, entrerebbe
nelle funzioni di un nervo specifico; sicché parrebbe a prima vista che a nulla
servissero tutte le profonde modificazioni istologiche delle espansioni
retiniche ed olfattorie, le quali non hanno alcun rapporto colle terminazioni
della seconda o terza branca del quinto. Qui non si tratterebbe di una
supplenza, ma di un transferto, di una conduzione diversa della sensazione
luminosa evidentemente passando pel cervello, come nel transferto passando pel
midollo.
Noi,
dice l'autore, diamo tutta l'importanza della sensazione all'organo sensorio, e
tralasciamo i centri corticali, le cui alterazioni pervertono e sopprimono la
sensazione. Quando per suggestione ipnotica, o per un epifenomeno dello
isterismo, il paziente non vede, non odora, non sente un dato oggetto
voluminosissimo, quando si fa leggere una lettera, prima dettata, su un foglio
di carta bianca coi più minuti particolari, accade un fenomeno che non si può
spiegare coi comuni errori della visione; bisogna ammettere che il centro
corticale è esso che crea od esclude la visione, e che l'organo sensorio ha qui
meno importanza che non si credesse finora.
In
altri termini si tratterebbe della trasposizione, non della creazione di
un'altra facoltà.
Un'altra
opinione fu emessa l'hanno scorso dal prof. Enrico Dal Pozzo.
Nelle
sue Conferenze[136] dice
di aver visti ed esaminati anche lui questi fatti, ma non se li spiega come una
vera trasposizione dei sensi, cioè che alcuni nervi potessero mutare la loro
qualità specifica, come se i nervi tattili si mutassero in olfattivi, visivi...
Egli parte da questo dato, che cioè i sonnambuli possano avere percezioni di
oggetti situati lontani da loro, in un'altra stanza p. es. Ciò posto, ritiene
che essi possano egualmente avere la percezione di quelli applicati
all'epigastrio, all'occipite ecc. Ora se non si nega che l'ondulazione sia il
modo naturale della propagazione della luce, se non si nega che i corpi opachi,
come sono atti a propagare le vibrazioni sonore, devono pure esserlo per le
luminose, sarà pure vero che la propagazione della luce possa avvenire anche
attraverso un corpo opaco, sebbene cotesta luce che passa da una stanza
all'altra sia di un'intensità infinitesimale, ma pure è sempre vibrazione del
mezzo, è luce. Che poi l'organo sensorio possa vedere questa luce debolissima
quanto mai, che attraversa i corpi opachi, ciò è quistione di sensibilità: la
fisiologia e la patologia riconoscono che in certe crisi e condizioni il
sistema nervoso si fa sommamente eccitabile. I sensi del sonnambulo sono molto
più eccitabili e fini, che non nello stato di veglia: ora siccome al senso
tattile, ossia ad eccitazioni periferiche, si riducono in ultima analisi le
funzioni di un organo sensorio, così egli spiega questi fatti per mezzo di
operazioni tattili.
Infine
il prof. Dal Pozzo non sarebbe alieno di eliminare l'eccitazione periferica
nell'occhio, e pensare invece che sia il sistema nervoso generale, che risponde
alle ondulazioni luminose, e queste propagandosi in esso, posta l'eccitazione
periferica delle fibrille nervee, arrivino a quelle cellule del sensorio
centrale, che son destinate a ricevere siffatte vibrazioni luminose, che
ordinariamente son trasmesse loro dall'organo visivo, quando è questo che le ha
raccolte dal mondo esteriore.
Però
Morselli fa notare come non sia permesso supporre una trasposizione dei sensi,
strettamente parlando, perché i fatti anatomici, fisiologici e psicologici son
lì per dimostrarci la energia specifica dei nervi sensoriali e la
localizzazione delle funzioni percettive di senso nei centri dove terminano le
diverse fibre centripete. Sicché il tutto non si ridurrebbe ad altro che ad una
sostituzione funzionale, onde invece di far viaggiare i sensi specifici
da una parte e dall'altra del corpo, si potrebbe spiegare ogni cosa con la
iperestesia tattile allo stesso modo come avviene nei ciechi, in cui il tatto
si acutizza per supplire al difetto della vista, e nei sordo-muti in cui si
acutizza la vista per supplire al difetto dell'udito. Il Morselli avvalora
questa idea facendo rilevare come le manovre ipnotiche esaltano alcune e
paralizzano altre fra le attività d'innervazione; e così, essendovi nei casi di
trasposizione anestesia del nervo specifico, la sua funzione vien sostituita da
altri nervi, perché allora avviene una ipereccitabilità di alcune fibre
sensitive, quando le altre sono paralizzate. In tal modo egli si spiega la
sostituzione dei sensi a fondamento meccanico (tatto, olfatto, gusto,
udito), mentre una sostituzione del senso a fondamento chimico (vista) non
potrebbe mai avvenire.
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