|
V.
Esperienze
che hanno una certa analogia con il fenomeno del transferto, ma che in fondo
non sono un transferto propriamente detto, sono quelle pubblicate due anni or
sono da Binet e Féré[132]§240
Essi
hanno ottenuto l'inversione di uno stato funzionale qualunque sotto l'influenza
di un estesiogeno, ed a siffatto fenomeno hanno dato il nome di polarizzazione
motrice, se i fenomeni riguardavano la motilità; di polarizzazione
sensoriale, se si riferivano ai sensi; e di polarizzazione psichica
se riguardava un qualche atto dello spirito, come p. es. l'emozione. In seguito
all'azione della magnete il movimento, l'allucinazione, una emozione, suggerita
ad un soggetto in sonnambulismo, veniva modificata in senso opposto. Così una
contrattura diffusa era sostituita da rilasciamento dei muscoli; una paralisi
sistematizzata si trasformava nel movimento corrispondente: l'allucinazione
della vista di un uccello, del suono di un istrumento, spariva con
l'applicazione di una calamita, nel tempo stesso che si sviluppava una
anestesia corrispondente: le emozioni si modificavano singolarmente, essendo
sostituite da uno stato emozionale diametralmente opposto, e così alla gioia
succedeva la tristezza, alla collera la benevolenza.
Sopra
questi fenomeni, molto interessanti, il prof. Leonardo Bianchi e il dottor G.
Sommer[133]diressero
la loro attenzione, ottenendo gli stessi risultati di Binet e Féré.
Alla
signorina X... che cade direttamente nello stato essi dicono - Noi faremo una
gita di piacere in ferrovia, è una stupenda giornata di aprile, ci
divertiremo.- Il soggetto fa trasparire dal viso la sua compiacenza, si leva e
si dispone a camminare. In questo si applica la calamita a mezzo centimetro
dalla nuca, ed X poco dopo si conturba e si arresta. Domandatone il perché,
risponde: - un disastro ferroviario, un treno sfasciato sulle ruotaie, è
impossibile procedere-.
Per
suggestione essi hanno provocato nel loro soggetto allucinazioni visive e
tattili di animali o di persone.
Alla
stessa X essi suggeriscono di trovarsi innanzi al diavolo, al che meravigliata
esclama: - Ed io non ci credevo! ma è proprio il diavolo!- e ne descrive con
ispavento le corna, le fiamme che gli schizzano dagli occhi, la coda ecc. la
sua fisionomia esprime il terrore. Applicata la calamita poco dopo sorride e
soggiunge: - Ma lo sapeva bene io, è un grazioso cervo-.
Le si
nomina una persona contro la quale nutre sentimenti poco benevoli, e che forse
odia assai cordialmente, e soggiunge che giammai le avrebbe perdonato. Dopo
l'applicazione della calamita, atteggiando la faccia all'umiltà, esclama: - Oh!
poveretto; è stato indotto a farmi del male pel grande bene che mi voleva; in
sostanza poi non posso odiarlo-.
Esperimenti
analoghi che ci risparmiamo dal riferire, furono ripetuti su altri soggetti dal
Bianchi e Sommer; però essi osservarono che, allorquando si suggeriscono azioni
spesso ripetute, e quindi divenute più facili, o quelle per le quali il
soggetto prova un particolare compiacimento, la calamita non polarizza: così p.
es. un loro soggetto molto destro nell'eseguire un furto suggeritogli, ciò che
faceva con una espressione di viva compiacenza, non si arrestò per
l'applicazione della magnete. Sulle suggestioni allucinatorie a scadenza la
magnete ha debole o niuna azione. Un'importante considerazione è stata fatta
dai detti autori. Essi ricordano la quistione degli estesiogeni, e l'azione,
non solo della calamita, ma dei metalli e di molti altri corpi sulla
sensibilità cutanea, e specie sul transferto, si son domandati se la
polrizzazione psichica sia esclusivamente prodotta dalla magnete o ancora da
altri corpi estesiogeni. A tal uopo si son serviti di una elettrocalamita
staccata dalla pila, di un pezzo di ferro, o anche della mano calda. Gli
effetti ottenuti erano né più né meno che come quando si applica la calamita, fatto
che essi spiegano per mezzo della esagerata sensibilità cutanea e sensoriale di
alcuni soggetti nella fase sonnambolica.
Il
Bianchi ha stimato opportuno indagare più addentro la natura dell'azione della
calamita in queste circostanze, esaminando il contegno delle correnti del capo
sotto l'azione della magnete. A tale scopo si è giovato di un delicatissimo
galvanometro moltiplicatore, e mercé lunghi fili di rame ricoverti di
caoutchouc e due placche di platino ricoverte di carta bibula, imbevuta di una
soluzione di solfato di zinco, ha chiuso il circuito intercalandovi il capo del
soggetto, mantenuto fermo in un apposito congegno. Nel soggetto in
sonnambulismo il galvanometro indicava una corrente del capo da sinistra a
destra, come avviene normalmente nella maggior parte degli uomini, e questa
corrente aumentava notevolmente sotto l'emozione di una suggestione, ciò che
non avviene quando l'individuo è svegliato.
Molto
ingegnosa è l'interpretazione che Bianchi e Sommer danno del fenomeno della
polarizzazione psichica: la riferiamo integralmente per non menomarne il pregio
riassumendola.
-
Come interpretare i fenomeni della così detta polarizzazione psichica? A
raggiungere questo intento, noi dobbiamo riandare il processo della formazione
della mente umana. In generale possiamo dire che il meccanismo, per cui nascono
le idee e i concetti, è quello della - conclusione -, le cui condizioni debbono
essere considerate come la funzione logica fondamentale, la quale si esercita
fin sulle prime impressioni del bambino, e va sempre più incrementandosi a
misura che le impressioni addiventano più complete, più distinte, più
differenziate.
-
Questo processo logico fondamentale è la risultante dei rapporti associativi
delle sensazioni e delle idee, e specialmente §243 dei rapporti di antitesi, ai
quali si associano stati analoghi di piacere o di dolore. Ne viene che per la
stessa forza della funzione del concludere nel processo normale della
mentalità, ogni idea porta con sé la idea in antitesi, solo che con l'attenzione
dirigente quest'ultima non raggiunge il campo visivo della coscienza, e resta
soffocata, ma non inattiva nell'incosciente e rafforzata dall'idea di
contrasto.
- Lo
stesso Io, quando spunta le prima volta con la prima idea di spazio, è
strettamente connesso al non Io, come il bianco risveglia l'idea del
nero, il buono quella del male, il piacere quella del dolore, la luce quella
dell'oscurità, e via discorrendo. Quando l'attenzione dirige il processo
ideativo secondo le leggi associative col filo logico che si svolge nel campo
visivo della coscienza, meno accessibile alle impressioni di fuori, l'ideazione
va secondo un dato indirizzo.
- Ma
quando l'attenzione, la volontà e la coscienza sono abolite o affievolite, come
nel sonnambulismo, non si possono che destare immagini o dal di fuori, come per
le suggestioni, o spontaneamente nella ebollizione del material mnemonico
sostenuta dalle impressioni organiche esteriori, immagini che sono evanescenti,
e che possono scomparire mercé altre impressioni che mettono in moto le
immagini finora sepolte nell'incosciente; spunta così il più delle volte per la
stessa legge dell'associazione la idea, o la immagine, o il sentimento, o
l'impulso, che con quella scomparsa sta in più stretto rapporto, cioè quello di
contrasto o in antitesi -.
Sul
principio di quest'anno il prof. Silvio Venturi unitamente al dottor Ventra
hanno pubblicato un caso che ha le apparenze di somigliare alle esperienze di
Binet e Féré e di Bianchi, perché colla calamita hanno tentato di vincere una
disposizione dell'animo di una loro ammalata, con la differenza, però, che la
disposizione dell'animo della loro inferma non era provocata per suggestione,
ma era sorta spontanea in lei ( idea fissa ); inoltre si trattava di un
soggetto allo stato di veglia, e la loro esperienza era diretta ad uno scopo
terapeutico, quello cioè di non ottenere una disposizione contraria di animo,
ma di far cessare l'esistente.
Eccone
in breve la storia.
A.
P., ventenne, figlia di una isterica, nel 18 marzo 1878, mentre accudiva alle
faccende domestiche, improvvisamente cominciò ad accorgersi di uno strano
mutamento nel suo abituale carattere: si sentiva presa da un senso
inesplicabile di benessere, da una allegria incoercibile, che la rendeva
ciarliera e indiscreta. Dopo due giorni di questa espansività morbosa le si
affacciò alla mente un sospetto, che il padre fra 15 giorni avesse dovuto
essere ucciso; questa idea, rendendosi gigante nella sua mente, le produsse
delle crisi nervose, impulsi suicidi, insonnio ostinato.
Scorsi
quindici giorni, la giovinetta si rasserena, e si meraviglia della sequela de’
fatti morbosi, di cui era stata vittima, e di cui serbava pieno ricordo.
Dopo
circa un anno la stessa forma psicopatica si presentò di nuovo, e d'allora in
poi si ripetè ad intervalli altre sette volte circa. Fu verso la fine del 1885
che essi ebbero occasione di osservarla la prima volta; tornò alla loro
osservazione nell'ottobre 1886, e questa volta lo stato psicopatico era più
imponente del solito, perché il termine prefisso dalla paziente per la morte
del padre si estendeva nientemeno che alla fine del 1887, mentre le altre volte
il periodo non aveva oltrepassato il mese. Sulla guida delle esperienze di
Binet e Féré e di Bianchi gli autori cercarono di sperimentare l'applicazione
della magnete. Fatta adagiare l'inferma su di una poltrona, nel mentre che uno
di essi la fissava negli occhi, invitandola a pensare più che poteva alla
morte del padre, l'altro senza farnela accorgere, applicava alla
nuca una calamita di 300 grammi. Dopo dieci minuti la P. avverte lieve dolore
alla fronte ed un peso al cervello, che le produce confusione di idee. Decorsi
altri cinque minuti, alle altre sensazioni subbiettive si aggiunge un senso di
vertigine. Dopo mezz'ora circa si sospende la seduta. L'inferma riavutasi
afferma che l'idea della morte del padre non la tormentava più. Essi allora le
suggeriscono con tuono di convinzione che per otto giorni l'idea morbosa non si
sarebbe più presentata. Ma al 5° giorno l'idea si ripresenta, e, sottoposta ad
altre applicazioni successive della magnete, ne ottenne un benessere per
periodi mano mano più lunghi.
Sono
trascorsi parecchi mesi dall'ultima applicazione della calamita e la ragazza
sta tuttora bene. Si noti che l'idea fissa, che aveva, si estendeva fino a
tutto il 1887.
Gli
autori fanno seguire questa storia da
alcune considerazioni e non nascondono il dubbio che vi sia intervenuta
la suggestione, non sapendo se il padre, che era presente, avesse potuto dire
alla giovane il mezzo a cui veniva sottoposta, e così darle materia di fiducia
nelle strane loro operazioni. Noi, però, non sapremmo perdonar loro di aver
insinuato un simile dubbio nell'animo del lettore, spingendo così agli estremi
il loro scetticismo, tanto più che in altro punto della loro comunicazione
affermano di aver buoni motivi per negare la suggestione, cosa che ci hanno
recisamente affermato anche a voce. Il loro è stato un eccesso di zelo poco
concepibile, per mettersi al coverto da qualche attacco; specialmente quando si
consideri che il loro soggetto non era ipnotizzabile, e che quindi la
suggestione allo stato di veglia, specialmente in un alienato, era anche più
difficile, e se suggestione vi fosse stata, questa avrebbe dovuto intervenire
nelle volte consecutive, ma non la prima volta, quando il padre non aveva
potuto dir nulla ancora alla figlia.
Inoltre
essi, per assicurarsi che era la magnete e non la suggestione che agiva,
tentarono l'esperienza senza di quella, tenendo l'inferma nella stessa
posizione e per un eguale spazio di tempo delle altre volte; ed essa non
avvertì il peso §246 al cervello e la vertigine, e nemmeno l'idea si allontanò
dalla sua mente.
Per
controllar meglio l'esperienza, un'altra volta, anziché assicurarla del
benessere per un certo tempo dopo l'applicazione della calamita, le
dichiararono che quella volta forse non avrebbe ottenuti i soliti vantaggi; ma,
contrariamente alla suggestione, il benefizio si ottenne.
|