L'IPNOTISMO E GLI STATI AFFINI

Back to Index

IV.

Abbiamo fin qui dimostrata la dualità cerebrale, ossia la indipendenza funzionale dei due emisferi cerebrali, ed a conferma abbiamo fatto notare come si possa determinare in un soggetto non solo l'ipnosi unilaterale, ma anche la bilaterale di grado differente. Ora veniamo ad un altro argomento, che ha rapporto con quello esposto precedentemente, e riguarda il fenomeno del transferto. In che consiste questo fenomeno? - Stimiamo cosa utile farne un po’ di storia, prima di venire a descriverne le esperienze.

Il Burq fu il primo a richiamare l'attenzione sulle modificazioni della sensibilità, che si possono determinare negli individui, in cui la medesima è alterata per istato morboso; e ciò per mezzo dell'applicazione delle placche metalliche. Non tutti gli ammalati rispondono però egualmente allo stesso metallo, e questo non isfuggì a Burq, il quale stabilì che si debba ammettere per i metalli una speciale idiosincasia negl'individui. Se si applica una placca metallica sulla cute di un'isterica con anestesia, questa può sparire sino ad apportare guarigione. L'oro pare che dia i migliori risultati. Regnard ed Onimus hanno cercato di dare spiegazione di questo fatto. Il primo lo ritiene come un fenomeno elettrico sviluppato dalla lamina metallica in contatto con la pelle; poiché, mettendo la lamina in comunicazione con un galvanometro, l'ago di questo devia. Il secondo dice che il metallo serve a dirigere la corrente ed a favorirne lo sviluppo, e che l'elettricità si produca per due liquidi separati da una membrana, i quali in questo caso sono rappresentati dal sangue circolante e dalle secrezioni della pelle, la membrana dall'epidermide. §228

Fu all'epoca della scoverta di Burq che Charcot, Luys e Dumontpallier, incaricati dalla società di Biologia per esaminare l'esattezza della nuova scoverta, notarono il fenomeno del transferto, ossia trasposizione, consistente nel passaggio, per mezzo dell'applicazione delle placche metalliche, della sensibilità dal lato sano in quello ammalato, restando il sano a sua volta anestetico.

La commissione, dopo aver constatato in un'ammalata emianestetica una diminuzione notevole dell'acuità uditiva del lato sensibile, applicò una placca metallica sulla regione parietale di questo lato. Gellé osservava le variazioni, che potevano prodursi, coll'aiuto di un tubo di caoutchouc, lungo un metro, munito alle estremità di un imbuto che era adattato ai due orecchi. L'ansa formata dal tubo, così piazzato, è sostenuta dietro la testa del paziente: si fa passare un orologio attorno ad essa, e si domanda al malato se ne sente il tic-tac, e da qual lato. La distanza, misurata sul tubo, alla quale il rumore dell'orologio cessa d'esser percepito da ciascuno degli orecchi, indica la loro rispettiva acutezza uditiva. Gellé, durante l'applicazione del metallo, fece ripetute volte l'esplorazione bilaterale che abbiamo descritta, ed aveva cura di scrivere ogni volta la distanza in centimetri dell'audizione distinta: le cifre erano disposte su due colonne, una per ciascun orecchio, e le cifre di ciascuna doppia esplorazione si trovavano così sotto lo sguardo. La lettura di queste cifre mostrò che dal lato dell'emianestesia l'udito, che era dapprima molto diminuito, si era gradualmente elevato sino al grado normale; e di più, che dal lato sano la distanza auditiva aveva seguito un cammino esattamente inverso: si era ottenuta una vera trasposizione dello stato primitivo. Questa relazione tra le cifre corrispondenti delle due colonne, esisteva per tutti i momenti della esperienza. la somma dei due valori dell'acutezza uditiva era costante per tutte le esplorazioni: così in un dato momento si aveva a 12 centimetri a destra e 28 a sinistra; nella esplorazione seguente, 16 a destra e 24 a sinistra, e così di seguito per ciascuna coppia di valori[126].

Ulteriori esperimenti dimostrarono che, oltre la sensibilità, si può operare il transferto delle paralisi e delle contratture.

Presso di noi Seppilli insieme al Buccola fecero uso non solo di metalli e calamite, ma anche delle correnti elettriche, delle carte senapate, dell'eterizzazione cutanea e dei vescicanti, e studiarono le modificazioni sperimentali della sensibilità negli stati patologici, dovuti a lesioni organiche dei centri cerebrali. Gli effetti più pronti furono ottenuti coi metalli, colle carte senapate, coi vescicanti. Nelle regioni dove vennero applicati questi agenti estesiogeni, si resero, sebbene non tutti allo stesso grado, maggiormente squisiti alla delicatezza tattile, il senso tattile, la sensibilità elettrica ed anche dolorifica. In alcuni alienati, caduti in profondo stupore con completa anestesia agli stimoli dolorifici ed alle correnti elettriche molto intense, il vescicante poté risvegliare la sensibilità assopita, non solo nel lato della applicazione, ma in tutto il corpo.

Recentemente lo stesso Seppilli[127] insieme al Tamburini ha sperimentata l'azione degli estesiogeni, anche durante lo stato ipnotico. Essi han trovato che l'applicazione dei metalli e della carta senapata sulle parti anestetiche, nello stato ipnotico, sia in quelle costantemente sotto anestesia anche nello stato di veglia, sia in quelle che lo sono momentaneamente per effetto dell'ipnotismo, ripristina la sensibilità della parte e produce il fenomeno del transferto.

L'applicazione della carta senapata, come risulta dalle loro esperienze, è capace d'indurre il ritorno della sensibilità in una parte anestetica, anche quando nella zona omonima, pure anestetica, del lato opposto, l'applicazione della placca metallica induce a sua volta il ritorno medesimo.

Così, avendo determinato nel soggetto uno stato di sonno profondo, in modo che il lato destro e sinistro del corpo fossero completamente anestetici, applicando sull'avambraccio destro una placca di rame, mentre nella zona omonima dell'arto sinistro si applica una carta senapata, in capo a venti minuti primi, tolta la placca e la carta, si riscontra che, ambedue gli arti sono tornati sensibili, senza che il sonno abbia subito apprezzabili modificazioni, specialmente in corrispondenza delle due zone d'applicazione, dove le punture suscitavano viva reazione.

Inoltre Tamburini e Seppilli hanno verificato che l'analgesia e la completa ineccitabilità muscolare, che si può produrre su tutto un lato del corpo con l'applicazione del freddo, scompaiono mercé l'applicazione di una placca metallica su quel lato, producendosi contemporaneamente il transferto della sensibiltà.

Rosenthal ha cercato di dare l'interpretazione del fenomeno del transferto, ammettendo una eccitazione dei centri vaso-motori, prodotta dagli agenti periferici applicati sulla pelle. In seguito a quest'azione ne risulterebbe una contrazione dei vasi dell'emisfero del lato opposto, che si accompagna ad un rilasciamento compensativo dei vasi dell'altro emisfero, nel cui lato si trova l'anestesia. Da questo fatto dipenderebbe la trasposizione dei disturbi della sensibilità generale e sensoria ed il torpore generale.

Notiamo che per torpore cerebrale Rosenthal intende la mancanza di reazione alla corrente elettrica applicata su di una delle metà del cranio, mentre che l'apertura e chiusura di una corrente sull'altra metà determina scosse dolorose, vertigini, rumori negli orecchi, bagliori di vista, sapore metallico nella bocca. §231

Con gli estesiogeni possiamo produrre ancora il transferto di uno stato ipnotico da un lato all'altro del corpo. Così, se determiniamo in un individuo l'emiletargia di un lato e l'emicatalessia dell'altro, e si applica la calamita a pochi centimetri dal lato letargico, questo stato sparirà dal lato in cui era stato provocato, passando nel lato opposto, e nel medsimo tempo verrà sostituito dalla catalessia. Lo stesso avviene se si tratta di emisonnambulismo accoppiato ad emiletargia.

- Se un ipnotizzato, dicono Binét e Feré[128], è immerso nella letargia totale con ipereccitabilità neuro-muscolare, e gli si apre l'occhio sinistro, il soggetto divien catalettico da questo lato, conservando la letargia nel lato destro, dove l'occhio è rimasto chiuso. Distacchiamogli il braccio sinistro dal tronco ed alziamo il suo avambraccio e la mano in posizione verticale: questo braccio, essendo catalettico, rimane in tale posizione. Dal lato destro, ove ha sede la letargia, l'avambraccio e la mano riposano flaccidi su di una tavola a qualche centimetro da una magnete, nascosta sotto un panno. Manteniamo l'occhio destro ermeticamente chiuso: a capo di due minuti la mano destra comincia a tremare, diviene come un membro catalettico, abbandona la tavola, si alza lentamente, ed a poco a poco si mette nella posizione che occupava il braccio sinistro. Quest'ultimo si anima gradatamente con movimenti convulsivi rapidi: questi movimenti cessano d'un tratto, come un accesso di epilessia parziale, per lasciare il braccio completamente flaccido e penzoloni lungo il corpo. Durante qusto tempo il volto si arrossisce, la respirazione si accelera, ed in una nostra prima esperienza abbiamo dovuto, per misura di precauzione, immergere l'ammalata in letargia totale, subito dopo il transferto-. §232

Determinato in questo modo il transferto della emiletargia ed emicatalessia, soltanto l'occhio non partecipava a questo fenomeno, poiché quello di sinistra rimase aperto, chiuso quello divenuto catalettico. Questa particolarità, secondo i detti scrittori, è la sola, a loro conoscenza, che distingue la letargia e la catalessia transferite dai medesimi stati prodotti direttamente, secondo il metodo ordinario. Il risultato di questa esperienza fu che il transferto durò per dieci minuti, e non successe alcuna modificazione allorché l'inferma venne destata.

Lo stesso fenomeno si può determinare nell'emisonnambulismo associato ad emiletargia od emicatalessia. Il transferimento si accompagna a tremore o movimenti epilettoidi, molto analoghi a quelli descritti nella citata esperienza.

A simiglianza della trasposizione dei diversi stati bilaterali di grado differente, possiamo transferire i fenomeni di un lato all'altro, che si tratti solamente di catalessia, o di letargia, o di sonnambulismo. Nella catalessia si può provocare la trasposizione degli atteggiamenti. Così pure le contratture di un arto, determinate nel periodo sonnambolico con leggiere eccitazioni della pelle, possono essere transferite da un lato all'altro per mezzo della calamita.

Il transferto. per mezzo della magnete, dei fenomeni prodotti per suggestione verbale fu a lungo studiato da Binet e Féré.

Riassumeremo per sommi capi le loro esperienze.

Il transferto dei fenomeni motori può aver luogo, sia durante il sonno, sia dopo il risveglio, nel caso in cui la suggestione persista. Messo il soggetto in sonnambulismo, gli si suggerisce di scrivere dei numeri colla mano destra, e poi lo si desta. Egli scrive fino a dodici, mentre una calamita è nascosta in prossimità della mano destra: arrivato a questa cifra, esita un po', passa la penna nell'altra mano e scrive colla sinistra a rovescio, così correttamente, che, messo lo scritto innanzi ad uno specchio, si vede l'esattezza calligrafica delle cifre. La calamita ha transferito i movimenti della scrittura delle cifre, e nel tempo stesso, la mano destra è incapace di scrivere un sol numero.

Continuando l'esperienza, se si ritira la calamita qualche tempo dopo che il soggetto ha cominciato a scrivere colla mano sinistra, egli passa la penna nella destra, scrive con questa, poi con la mano sinistra, finché finisce coll'arrestarsi - come un pendolo, le cui oscillazioni si rallentano -.

Un'altra esperienza molto notevole è il transferimento dell'impulso verbale, dell'azione, cioè, di contare ad alta voce.

Non tutti sanno che la terza circonvoluzione frontale sinistra sia la sede della parola, e tanto meno lo sapranno i soggetti che ordinariamente si prestano alle esperienze. Ora ecco quello che ottennero Féré e Binet: - Wit... è in istato sonnambolico. Noi le facciamo la suggestine di contare ad alta voce fino a 100. Svegliata, si mette a contare. Una calamita è situata presso il suo braccio destro. Quando arriva a 72 la Wit... si arresta, balbutisce, non può più contare, ed a capo di un minuto non può parlare affatto. Frattanto muove bene la lingua, e comprende tutto quello che le si dice. E’ molto gaia e ride continuamente. La testa è rivolta a sinistra. A capo di dieci minuti si applica la calamita dal lato sinistro: dopo circa due minuti, il braccio sinistro comincia a tremare, le ritorna la parola, il suo primo motto è -ciò m'imbestialisce-, poi ha voglia di piangere. Nel medesimo tempo rivolge la testa a destra.

In tal modo per mezzo della suggestione si era data una eccitazione particolare alla circonvoluzione di Broca, che si traduceva allo esterno con l'azione del contare ad alta voce: la calamita ha operata la trasposizione di questa eccitazione, e l'ha fatta passare nell'altra parte simmetrica del cervello destro.

Binet e Féré hanno ottenuto anche il trasferimento di una §234 risoluzione del soggetto ad agire, suggeritagli nel periodo sonnambolico, e che doveva eseguire al destarsi. Le azioni che gli erano state ordinate di eseguire con una mano, venivano, dietro l'applicazione della calamita, eseguite con l'altra.

In tutte le esperienze essi hanno auto gran cura di non far vedere  la calamita al soggetto, in qualunque stato egli si trovasse, tenendola sempre celata sotto un panno; e tutte le volte che, a sua insaputa, la toglievano o ne giravano altrove i poli, il transferto non si produceva più.

I detti autori hanno studiato il transferto operato dalla calamita anche nelle paralisi localizzate. Suggerito ad una malata l'oblio del nome di Féré, allorché si destò dallo stato sonnambolico, le fu impossibile non solo articolarne il nome, ma di riconoscerlo quando lo si pronunziava: si era in lei generata afasia motrice, agrafia e cecità verbale. Applicata la calamita al braccio destro, a capo di sette minuti si cominciarono a manifestare tremori della mano destra, dolori di testa a destra, poi a sinistra; e finalmente l'ammalata senza esitare dice:-Fèré-, e riconosce questo nome sotto tutte le forme.

La spiegazione data dagli autori a questo fenomeno consiste nell'ammettere che la suggestione ha determinata la paralisi degli elementi cellulari, specialmente adattati alla percezione ed all'articolazione di una parola: la calamita transferendo l'inerzia funzionale del lato destro, che probabilmente non ha a che fare con l'apparecchio delle parole, ha ristabilito momentaneamente le funzioni del lato sinistro, e l'ammalata ha potuto intendere, leggere e pronunziare la parola che aveva perduta.

Allo stesso modo Binet e Féré hanno ottenuto il transferto delle anestesie sensorie, delle allucinazioni della vista, dell'odorato, dell'udito, del gusto e del tatto, ritenendo che questo transferto abbia luogo senza l'intervento della suggestione, per un semplice fenomeno fisico, in cui il cervello del soggetto, considerato come organo psichico, non ci avrebbe alcuna parte.

Strane, per non dire incredibili, sono poi le esperienze fatte da Babinski alla  Salpêtriére , e poi riferite dal Bullettino delle Scienze mediche[129]. Si tratta di una giovane isterica, muta da tre o quattro anni, e di un'altra isterica ipnotizzata. Le due malate furono condotte separatamente in una stanza: la muta fu fatta sedere su di una sedia nascosta dietro un paravento, e l'altra, su di una sedia dall'altro lato del paravento. Non vi era dunque nessuna comunicazione immediata, nessun punto di contatto. L'isterica, sulla quale si doveva trasportare il mutismo dell'altra, fu sottomessa all'azione di una potente calamita, in modo da modificare sensibilmente il suo stato. Dopo pochi minuti Babinski le ordinò di parlare; ma le fu impossibile di articolare neppur una parola, di proferire il più piccolo suono: era attaccata dal più completo mutismo, mentre l'altra, muta da alcuni anni, parlava a sua volta, e rispondeva chiaramente a tutte le domande che le venivano fatte. Cessata l'azione della calamita lo stato delle inferme ritornava come prima.

A questa specie di esperienze di transferto non sono mancate le obbiezioni.

In un suo recentissimo libro, il Bernheim[130] fa un attacco a fondo alle esperienze citate di Binet e Féré, dimostrando come egli su molti soggetti, in cui ha cercato di ripeterle, non v'ha potuto riuscire altrimenti che per suggestione.

- Niente di più curioso a leggere, egli scrive, che le numerose esperienze di transferto dei signori Binet e Féré -. Già queste parole sono abbastanza acerbe e crescon d'intensità allorché continua: - è sopra esperienze di tal genere che Binet edifica delle teorie di psicologia, dette sperimentali -. Il lettore resta un po’ ferito da queste dure parole, e non può fare a meno di mettersi in guardia. Questa è stata l'impressione da noi ricevuta, ed abbiamo raddoppiato la nostra attenzione nell'esaminare il ragionamento dell'autore.

Molti sonnambuli, hanno finezza di percezione grandissima, ogni minimo indizio li guida: sapendo che devono realizzare il pensiero dell'ipnotizzatore, s'ingegnano di indovinarlo. Questo fatto induce il Bernheim a credere che, se si son ripetute molte volte sullo stesso soggetto esperienze di transferto, egli indovina facilmente che deve transferire tale o tal altro fenomeno; e senza che si dica niente innanzi a lui, può comprendere nell'attitudine aspettante dell'operatore, o di un altro indizio qualunque, se il transferto dev'essere operato.

Infatti, aggiunge, ho tentato di riprodurre molte volte su moltissimi soggetti le esperienze di Binet e Féré in presenza di molti miei colleghi, fra i quali Beaunis e Charpentier, e non vi sono riuscito, se non quando mi sono servito della suggestione. Dopo aver addormentata un'infermiera, che mai aveva assista a quelle operazioni e non ne capiva nulla, Bernheim le mise in catalessia l'arto superiore sinistro in posizione orizzontale, col pollice e l'indice distesi, le altre dita in flessione: il braccio destro era in risoluzione. La calamita applicata per otto minuti non produsse alcun fenomeno. Allora si rivolge a Beaunis e gli dice - ora vado a fare una esperienza: applico una calamita sulla mano destra, ed a capo di un minuto vedrete questa mano sollevarsi col braccio, prendere esattamente l'atteggiamento del membro superiore sinistro, mentre questo si rilascia e cade-. Applicata la calamita , a capo di un minuto si vide realizzare con precisione il transferto, che in questo caso non sarebbe più l'effetto dell'azione della magnete, bensì della suggestione. Da quel momento senza dir nulla si produceva il transferto anche i senso inverso: sicché, dice Berheim, l'idea del fenomeno era penetrata nel cervello del soggetto, intelligente ed attento, malgrado la sua inerzia apparente. Senza dir nulla all'ammalata, rimpiazzando la calamita con un lapis, un pezzo di carta, ed anche senza nulla, lo stesso fenomeno si produceva. Ripetuti gli stessi esperimenti sopra un altro individuo che era stato spettatore di queste pruove, riuscirono a meraviglia, perché l'idea del transferto era stata suggerita al suo cervello per il fatto di cui era stato testimone.

- Sfido chiunque, dice Bernheim, di riprodurre questi fenomeni in condizioni tali che la suggestione non possa avvenire -.

- Premo successivamente in diversi punti del cranio e non ottengo nulla. Allora dico: - ora tocco la regione del cranio che corrisponde al movimento del braccio e questo entrerà in convulsione-. Ciò detto tocco un punto qualunque a capriccio, ed all'istante il braccio sinistro è agitato da scosse. Annunzio che si produrrà l'afasia toccando la regione che corrisponde alla parola: tocco invece un altro punto ed il soggetto non risponde più alle nostre domande-.

Così Bernheim non ha potuto ottenere alcuno dei risultati pubblicati da Binet e Féré; e qui ci troviamo nella stessa posizione accennata nel capitolo V, quando abbiamo parlato dei risultati della scuola di Nancy, contrari a quelli della Salpêtriére. Liébault, Bernheim, Beaunis, vedono dovunque la potenza della suggestione; Charcot e la sua scuola, Binet e Féré, e tutti coloro che seguono le dottrine della Salpêtriére, o sono degli illusi, ovvero non sanno sperimentare; essi non si sono garantiti contro la grandissima finezza di percezione dell'ipnotizzato, ed i risultati da loro ottenuti sono erronei, essi hanno fatto comprendere nel proprio occhio, nel proprio aspetto, il fenomeno che volevano ottenere.

Anche noi siamo col Bernheim nel ritenere che il sonnambulo una volta eseguito un atto, o se è stato più volte sottoposto ad esperienze di transferto, allorché vien messo nelle stesse condizioni, indovina che dovrà fare quel tale atto, o riprodurre quel tale altro fenomeno di transferto. Su ciò non cade dubbio; il sonnambulo ricorda ciò che ha detto ed operato nelle sedute precedenti. Ma, allorché vogliamo ottenere per la prima volta in un soggetto un fenomeno qualsiasi, sia anche di transferto, qualunque sia la sua finezza di percezione, ancorché vegga la magnete e sospetti che quell'oggetto dovrà avere un'azione su di lui, non divinerà certo che egli dovrà presentare quel determinato fenomeno; e poi perché dovrà pensare al transferto, e non alla paralisi, alla contrattura ecc.? Ma vi ha di più. Il transferto, è stato operato da Binet e Féré durante lo stato di veglia.

Essi al soggetto in sonnambulismo hanno detto che al destarsi avrebbe dovuto contare ad alta voce fino a 100, ovvero scrivere dei numeri ecc., ed è allo stato di veglia, che, applicando la magnete, la quale era accuratamente nascosta sotto un panno, essi hanno visto operarsi il transferto. Ora non è detto che anche nella veglia il sonnambulo conservi la stessa finezza percettiva, l'istessa abitudine nel divinare il pensiero dell'operatore, come nello stato sonnambolico. O dovremmo ammettere noi un autosuggestione? In tal caso, il sonnambulo avrebbe dovuto suggerire a sé stesso;- al mio distarmi dovrò compiere il tal fenomeno di transferto-. Cosa impossibile per l'amnesia che ordinariamente accompagna la cessazione del sonno ipnotico; e in secondo luogo perché il sonnambulo non è capace di fare simili giudizi, altrimenti come sarebbe possibile la suggestione delle illusioni e delle allucinazioni?

Anche qui dobbiamo per la seconda volta confessare che non sappiamo in alcun modo spiegarci questa divergenza di risultati fra la scuola di Nancy e gli altri sperimentatori; né con ciò riteniamo di aver risposto pienamente alla critica di Bernheim: meglio di noi l'hanno fatto Binet e Féré, che sono le parti interessate.

Essi fan rilevare come il negare la guarigione per mezzo di agenti estesiogeni, e lo spiegare per mezzo della suggestione il fenomeno del transferto e l'attenzione aspettante di Carpenter, è dovuto ad un errore, che ha per principale fondamento l'idea che, se si può riprodurre per suggestione un fenomeno, che era prima attribuito ad una eccitazione fisica, è la suggestione che ne è la vera causa. Sarebbe come il ritenere che ad un sonnambulo siano inutili gli alimenti, sol perché l'abbiamo potuto per mezzo della suggestione satollare con un pasto immaginario.

Nè lo spiegar tutto colla suggestione ha per sé stesso il vantaggio della semplicità, poiché è anche più difficile comprendere come la semplice idea della paralisi possa paralizzare, che di comprendere come un colpo sul cranio, produca lo stesso effetto. Inoltre, non si saprebbe attribuire un'azione esclusiva all'idea senza disconoscere che essa è un fenomeno secondario e derivato; sostenere che l'idea è tutto, e che l'eccitazione periferica è nulla, mena a ritenere che l'idea è un fenomeno interamente estraneo alle funzioni della sensibilità, è insomma insorgere contro la grande toria dei rapporti delle sensazioni e delle immagini, che dominano la psicologia contemporanea.[131]

Provided Online by http://www.neurolinguistic.com

Back to Index

From our Online Free Library at www.pnl-nlp.org/dn Find now here hundreds of ebooks and texts on NLP, Hypnosis, Coaching, and many other mental disciplines...

Dalla nostra libreria online a www.pnl-nlp.org/dn/ Scopri centinaia di libri su PNL, Ipnosi, Coaching e molte altre discipline della mente