|
IV.
Parecchi
mesi fa, in Italia, si manifestò un grande entusiasmo per gli spettacoli di
fascinazione, che un tal Donato, o più propriamente D’Hont, di origine belga,
dava sui teatri di Milano e di Torino.
Tutta
la stampa della penisola ha riferite le meraviglie della fascinazione
donatistica, e vi fu un momento, in cui la fama di questo abile ipnotizzatore
salì a tal punto, che il prof. E. Morselli ne divenne il più ardente
ammiratore.
Pareva
di esser ritornati ai tempi di Mesmer, del barone di S. Germano o di
Cagliostro, quando tutti accorrevano ad ammirarne i miracoli.
Ma,
disgraziatamente pel povero Donato, quella gloria, che parea volesse a passi da
gigante portarlo alle stelle, non ebbe che la breve durata di una fugace aurora
boreale, ed i sogni dorati dello sventurato belga svanirono come nebbia dietro
un veto del Consiglio Superiore di Sanità, che ne proibiva le
rappresentazioni perché dannose per il pubblico.
Partito
dall’Italia, mandato via dalla vicina Svizzera, dove volea piantar le tende,
Donato è scomparso dalle scene dei teatri, e di lui si è sentito riparlare
soltanto poco tempo fa, a proposito di alcune esperienze che ha fatto a Nancy.
In
che consistevano le rappresentazioni del Donato? Non v’ha dubbio che i fenomeni da lui provocati erano reali, e
l’individuo sottoposto all’azione del suo sguardo cadeva in pochi secondi in
istato di fascinazione; e non furono poche le persone, in gran parte colte, che
si assogettarono pubblicamente alle sue esperienze.
Ecco
il metodo che egli usava, secondo fu riferito dalla stampa di Milano e di
Torino. Donato, dopo essersi situato in modo da aver il viso ben illuminato, fa
che il soggetto si appoggi colle palme delle mani aperte sopra le sue,
standogli davanti, petto a petto, le braccia stese verso il suolo. Il soggetto
deve premere con tutta la sua forza, come se volesse sollevarsi da terra, e
nello stesso tempo guardare negli occhi il magnetizzatore. L’effetto, se la
persona è sensibile, si produce quasi istantaneamente. Indi Donato, con un
colpo brusco, stacca le mani da quelle del soggetto, fissandolo sempre
intensissimamente, e si allontana da lui indietreggiando di qualche passo. Se
il soggetto non ha subita alcuna influenza, non si muove, in tal caso Donato lo
rimanda al suo posto; ma se il fenomeno è avvenuto, ecco il soggetto seguire il
magnetizzatore, come attirato da un fascino irresistibile, lo sguardo fisso
nello sguardo che lo guida, il viso cadaverico, immobilizzato in una
espressione di attenzione angosciosa, il collo proteso, le braccia spinte
indietro, il corpo rigido.
Donato
accellera il passo, avanzando, indietreggiando, descrivendo piccoli cerchi; e
il soggetto si affretta a tenergli dietro, convulsamente, inciampando,
saltellando, mal reggendosi in equilibrio, con ansia sempre più incalzante,
fino a che un soffio istantaneo sugli occhi non lo svegli d’un tratto.
E in
questo stato la volontà dell’ipnotizzatore si trasfonde nell’ipnotizzato. Egli
ride o piange, egli suda o batte i denti, salta o si corica, scrive o legge, a
seconda che l'ipnotizzatore gli comanda di fare.
Donato
rivendicava a sé il merito di aver inventate molte esperienze ed applicazioni.
Fra
l’altro assicurava di essere stato il primo a studiare la fascinazione, e che
Bremaud ne avesse da lui appreso il metodo, tanto è vero che pochi mesi prima
che Bremaud avesse presentata la sua memoria sulla fascinazione alla Societé
de Biologie ed al Cercle Saint-Simon, egli avea dato pubblici
spettacoli sul teatro di Brest, dove il Bremaud è medico della Scuola di
medicina navale.
Tranne
un rapido e speciale metodo per determinare la fascinazione, le
rappresentazioni di Donato non avevano nulla di straordinario, poiché tutti i
fenomeni che egli provocava erano di ordine suggestivo, e la sua abilità
consisteva nel saper sciegliere quelle suggestioni che avrebbero potuto fare
effetto sul pubblico di un teatro. Questa è la ragione per cui gente d’ogni
classe si affollava la sera nei teatri di Milano e di Torino: invece di
assistere ad una commedia di Ferravilla, o ad un dramma recitato da Emmanuel,
correvano agli spettacoli di Donato, dove le scene comiche o drammatiche
venivano eseguite dai soggetti in fascinazione, con la stessa naturalezza e
precisione degli artisti più rinomati.
Il
pubblico, nuovo a quel genere di rappresentazioni, cui allora assisteva per la
prima volta, impressionabile, come tutte le moltitudini, per ciò che esce fuori
dall’ordinario ed ha un’apparenza di meraviglioso e d’inesplicabile, vedeva in
quell’uomo qualche cosa di eccezionale
I
medici però, gli scienziati, coloro che avevano nozione delle esperienze
ipnotiche, fatte nelle diverse città italiane e dell’estero, non provavano
meraviglia alcuna delle suggestioni di Donato. Di un sol fatto si poteva esser
grati a costui, ed era quello di averci riprodotto i fenomeni della
fascinazione, di cui non si aveva idea.
Fra
le esperienze, che il Donato citava, ce n’era una da lui fatta un anno e mezzo
prima a Liegi, dove aveva obbligato trenta persone nel medesimo tempo, in
qualunque luogo si trovassero, ad addormentarsi due giorni dopo che egli le
aveva vedute, e recarsi tutte insieme, cantando e ballando, in mezzo ad una pubblica
piazza.
Nessuno
ha negato a Donato una grande abilità nel produrre i fenomeni ipnotici. Gli
effetti, che egli provocava nei soggetti sani e neuropatici, erano istantanei,
e la prontezza con cui si determinava lo stato di fascinazione, era altrettanto
rapida per quanto i soggetti si erano più volte assogettati alle pratiche
ipnotiche: il che rendeva anche più meraviglioso il fenomeno, per cui si volle
attribuire a quest’uomo un potere eccezionale, che non fosse la semplice
abilità. In fatti il prof. Vizioli osserva che si fece da Donato una specie di
selezione d'individui neuropatici o predisposti. Si era cominciato a riunire in
pochi dei giovinetti di 15 a 20 anni privatissimamente. Poscia il numero dei
proseliti crebbe a poco a poco, e quando se ne fece la collezione di un buon
numero, gli spettacoli pubblici vennero dati. Si sa che la pratica
dell'ipnotismo educa il sistema nervoso a più facilmente e prontamente
risentirne gli effetti; e fra coloro che si esposer al pubblico il maggior
contingente era formato dai già ipnotizzati e preparati da lunga mano a
risentirne gli effetti. Che se qualcuno non era del bel numero e non risentiva
l’ipnosi provocata, era scartato, come un soggetto che non si prestava alle
esperienze.
Con
ciò non mettiamo in dubbio che il mezzo adoperato per determinare lo stato di
fascinazione era da Donato posseduto al sommo grado.
Il
prof. Vizioli è dell’opinione che la forte pressione esercitata dal Donato sui
polsi dei soggetti produca una soppressione della circolazione delle arterie
compresse; e poscia, come fa di consueto, distaccandosene egli rapidamente, il
sangue, prima rifluito al cervello, improvvisamente ritornando alla periferia,
determina una forma di choc cerebrale, così comune ad osservarsi nei
soggetti di Donato, che ora cadono indietro col capo riversato, ora si reggono
a stenti.
|