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VIII.
Abbiamo parlato dei tre periodi stabiliti da Charcot con caratteri
speciali a ciascuno di essi, e qui appresso faremo anche meglio notare come non
sono assolutamente costanti, ma che possono andar soggetti a variazioni. Però
la classifica fatta dal grande neuropatologo francese, in grande e piccolo ipnotismo,
ed i caratteri stabiliti come differenziali delle tre fasi del grande
ipnotismo, ad onta di alcuni risultati contrari ottenuti da altri, crediamo
molto utile doversi mantenere, non solo per evitare molte confusioni, ma anche
per avere una guida che ci possa mettere in guardia contro ogni simulazione da
parte dei pazienti.
Infatti possiamo ammettere che un individuo possa simulare
apparentemente l'aspetto generale di questi tre differenti periodi, ma non
potrà mai esser così abile da provocare i fenomeni isolati, che si riscontrano
in ciascuna fase dell’ipnosi.
Immaginiamo
un individuo in letargia: carattere della letargia è l’ipereccitabilità
neuro-muscolare; ora qualunque §168 sia l’abilità e la conoscenza delle cose
anatomiche del soggetto, questi non potrà mai contrarre isolatamente alcuni
muscoli che vengono stimolati dallo sperimentatore. Noi coi mezzi fisici
possiamo eccitare i muscoli più piccoli, nella fase letargica, ed avremo la
contrattura isolata di essi; ma, se per simulazione si vuole ottenere lo stesso
effetto, non si riesce, perché contemporaneamente vengono messi in azione altri
muscoli, che con quelli hanno rapporto di vicinanza e di funzione.
Se
eccitiamo lo sterno-cleido-mastoideo, la testa si volgerà di lato. Se
comprimiamo il nervo facciale, entrano in contrazione il muscolo canino,
l’elevatore comune dell’ala del naso, il grande zigomatico. Questo il
simulatore non farà mai, per quanto possa essere profondo fisiologo e conosca
la fuzione dei diversi muscoli.
Similmente
per lo stato catalettico. Dice Charcot: [86]"
non bisogna credere che un catalettico possa rimanere nella medesima posizione
indefinitamente, e nemmeno per un tempo molto lungo. Generalmente il potere di
serbare una una determinata posizione è in un catalettico presso a poco uguale
a quella di un uomo sano". Ma vi è di più.
Normalmente
il tracciato pneumografico del catalettico presenta delle lunghe pause,
rappresentate da linee dritte orizzontali, che si interrompono a grandi
intervalli, dando luogo a depressioni poco profonde. Nello stato catalettico
simulato è impossibile ottenere tracciati respiratori come quelli ora indicati.
Se si
prende un tracciato muscolare nel simulatore, dapprincipio rassomiglia a quello
del catalettico, ma a capo di qualche minuto differenze considerevoli
s’incominciano a notare. La linea retta si cambia in una linea interrotta,
marcata a brevi tratti da grandi oscillazioni messe in serie. §169
Nel
catalettico la respirazione è rara, superficiale; la fine del tracciato
rassomiglia al principio. Nel simulatore il tracciato si compone di due parti
distinte: a principio respirazione regolare e normale; nella seconda fase (che
corrisponde al senso di stanchezza muscolare, notato sul tracciato
corrispondente all’arto), irregolarità nel ritmo e nell’estensione dei
movimenti respiratori, profonde e rapide depressioni, indizio del disturbo
della respirazione che accompagna il fenomeno dello sforzo. In riassunto, il catalettico
non conosce la stanchezza, il muscolo cede, ma senza sforzo, senza intervento
volontario. Il simulatore, al contrario, sottomesso alla doppia prova,
si trova tradito da tutti e due i lati nel tempo stesso: sia per il tracciato
dell’arto, che accusa la stanchezza muscolare, sia per il tracciato della
respirazione che traduce lo sforzo destinato a marcarne gli effetti.
Nel
catalettico, dice P. Richer[87], la
contrazione muscolare non determina alcuna oscillazione, e la respirazione non
si mostra in alcun modo modificata. L’opposto si nota nel simulatore, poiché la
stanchezza progrediente l’arto contratto e il resto del corpo sono assaliti da
un tremore sempre crescente, e la respirazione diviene irregolare. Il
catalettico non sa che significhi la stanchezza: il simulatore, al contrario ne
dà apparentemente i segni, come lo indicano i tracciati miografici e
pneumografici.
Nel
famoso processo di Paolo Conte il prof. Rummo fu uno dei periti a difesa del
chierico, che lo si credeva da tutti un simulatore raffinato, anche delle
svariate forme d'isterismo. Durante il dibattimento surse il sospetto che certe
manifestazioni morbose fossero simulate e fra queste, quella che sbalordiva,
era la facilità con cui il dottore Fusco, provocava per suggestione una forte
contrattura degli arti.
La
forza di un individuo molto più robusto del Conte, §170 personcina esile e
diafana, non poteva spiegargli la mano entrata in contrattura.
Il
prof. Rummo, per dimostrare che non trattavasi di simulazione intenzionale,
fece ricorso al metodo grafico. Invitò qualcuno dell’uditorio, che fu uno
studente in medicina, a simulare la contrattura dell’arto superiore destro di
Paolo Conte. E’ ovvio pensare che l'individuo, che simula una contrattura del
braccio e che è obbligato a mantenere l’arto esteso in posizione orizzontale,
non può tenere per pochi minuti la posizione, senza presentare tremore nel
braccio ed ansia respiratoria; mentre chi ha una contrattura reale, non fa
alcuno sforzo per mantenerlo, e quindi il suo braccio non presenterà alcun
tremore e la sua respirazione sarà quasi regolare e normale.
Tanto
nel simulatore che in Paolo Conte il prof. Rummo applicò sull’estremità
dell'antibraccio un tamburo a reazione di Marey, differente dal miografo
ordinario, pel fatto che in luogo del bottone esploratore in legno, che occupa
il centro dell’apparecchio, è munito di una piccola massa metallica pesante,
fissata alla membrana.
Tutte
le oscillazioni vengono comunicate alla loro volta alla membrana, producendo
nell’interno del tamburo variazioni di pressione, che sono trasmesse, mediante
un tubo, ad un secondo tamburo munito di una penna scrivente, che sfiora il
cilindro annerito, mosso dal regolatore di Focault. Questo primo tamburo serve
a registrare tutte le oscillazioni dell’arto.
Un
pneumografo applicato al petto dava la curva di movimenti respiratori.
Nell’isterico
Paolo Conte, che aveva una contrattura reale, per tutta la data
dell'esperimento, la penna che corrispondeva all’arto stesso tracciò sul
cilindro girante una linea dritta regolare (1a).
Nel simulatore invece dopo qualche minuto, la linea dritta incominciò a far
notare delle dentellature (2a) e poi grandi oscillazioni (3a).
Il tracciato fornito dallo pneumografo in Paolo Conte faceva notare una
respirazione rara, superficiale e regolare (4a): nel simulatore, per
lo sforzo che faceva per mantenere la contrattura, a poco a poco la curva della
respirazione si modificava (5a), fino a presentare variazioni più
evidenti nella frequenza, nel ritmo, nella estensione, dopo pochi minuti da che
lo esperimento era cominciato (6a).

Fig.
5-6
E poi non si potrà mai simulare
l’anestesia: nessuno resisterà alle punture, scottature ed altre manovre
simili, senza manifestare il benché minimo dolore.
L’ipereccitabilità
cutanea nel periodo sonnambolico, a simiglianza di quella neuro-muscolare, non
può essere simulata con tale perfezione da ingannare un abile sperimentatore.
L’aria gettata semplicemente sopra un arto, una goccia di acqua tiepida sulla
pelle sovrastante un muscolo, il tic-tac di un orologio sono sufficienti a
determinare la contrattura sonnambolica. Questo il simulatore non può, né sa
farlo. Se al simulatore bendate gli occhi e fate cadere su di un gruppo
muscolare un forte raggio luminoso, non si avrà alcuna contrattura come si
verificherebbe nel vero stato sonnambolico.
Un’altra
prova per togliere ogni dubbio di simulazione potrebbe essere la seguente. Si
presenta all’ipnotizzato un foglio di carta bianca, suggerendogli che è di un
rosso vivo, ed egli crede di vedere realmente il colore che gli è stato
suggerito. Se dopo un certo tempo gli si presenta un altro foglio bianco, e si
domanderà a lui di qual colore sia, dirà di vedere il verde. E ciò si comprende
benissimo, dal momento che gl’individui allo stato sano, assoggettati a questo
esperimento, debbono su altra carta vedere, per legge fisica, dopo la impressione
reale del rosso, il colore complementare, cioè il verde. In un sol caso
potrebbe fallire questa pruova nel simulatore, ed essere noi tratti in inganno,
se cioè egli conoscesse queste leggi fisiche.
Un
altro criterio sarebbe la midriasi, che si manifesta nello stato ipnotico.
Ed a
proposito della pupilla un’altra pruva per mettersi al coverto da ogni
simulazione è la seguente. Si suggerisce al soggetto una allucinazione, p. es.
la vista di un leone, di un individuo, di un fiore. L’allucinazione visiva suggerita
sarà percepita da lui come reale. Allora, se immaginariamente facciamo
allontanare ed avvicinare di più all’occhio del soggetto l’immagine suggerita,
la pupilla a sua volta si restringerà o si mostrerà più dilatata. E questo
forse uno dei migliori criteri per riconoscere il simulatore.
Però
ai tre periodi distinti da Charcot per il grande ipnotismo, ed ai caratteri
speciali da lui stabiliti si son fatte delle opposizioni. Noi potremo dividere
il campo in due. Da un lato vi è Dumontpallier, Magnin, Bottey, Gilles de la
Tourette, Bremaud, Tamburini, Seppilli, Silva ecc. che ammettono perfettamente
la dottrina della Salpetriére, però con delle riserve sui fenomeni
dell’ipereccitabilità neuro-muscolare. Essi hanno riscontrato non solo nel
periodo letargico, ma anche nel catalettico e sonnambolico, la contrattura per
eccitazione meccanica del muscolo e del nervo, §174 e per eccitazione superficiale della pelle. Anzi Bottey ha visto
siffatto fenomeno anche nei soggetti sani ipnotizzabili, e ritiene che le
manifestazioni dell'ipnotismo provocato nei soggetti sani siano assolutamente
le stesse che si osservano nelle isteriche ipnotiche. Però con questo
particolare, che cioè l’ipereccitabilità neuro-muscolare non è un fenomeno
speciale del solo stato letargico, e che si è voluto stabilire come generalità
e regola classica ciò che forma un’eccezione[88].
Dall’altro
lato abbiamo la scuola di Nancy, rappresentata da Liébault, Bernheim, Beaunis,
che negano interamente la fenomenologia descritta da Charcot e Richer,
riferendone i fatti a delle pure suggestioni.
Nel
1882 e 1883 Dumontpallier e Magnin avevano fatto notare la presenza costante
delle contratture per eccitazione meccanica del muscolo e per eccitazione
superficiale della pelle nei tre periodi ipnotici (letargia, catalessia e
sonnambulismo). Però, secondo Dumontpallier, i procedimenti che si adoperano in
uno stato non riescono in un altro, sicché, se nella letargia la pressione
sulle masse muscolari produce il fenomeno dell’ipereccitabilità neuro-muscolare,
nella catalessia produrrà invece il medesimo fenomeno una corrente d’aria
emanata da un soffietto, una goccia di etere ecc. Onde, secondo lui, la
divergenza dei risultati è in rapporto alla diversità dei mezzi adoperati.
Bremaud
nel 1884[89] ha
sostenuto che nei soggetti sani si potevano facilmente provocare le contratture
durante lo stato catalettico, tanto che in questo stato un colpo brusco
determinato alla parte superiore dell’asse vertebrale produce una rigidezza
tale del corpo intero, che lo si può trasportare da un luogo all’altro senza
che la rigidezza cessi. §175
Lo
stesso effetto si ottiene, se una corrente d’aria vien diretta nella nuca.
A
siffatti risultati, opposti a quelli di Charcot, ha risposto P. Richer,
sostenendo che questa divergenza dipenda da ciò, che Dumontpallier ha
sperimentato specialmente sopra individui che non presentavano i caratteri
tipici dei diversi periodi del grande ipnotismo, giacché vi sono molti soggetti
che presentano soltanto uno dei periodi, ed in tal caso i fenomeni non sono
completi, ma si confondono fra di loro.
Altre
volte si tratta di fasi miste, come sarebbe di letargia e sonnambulismo, di
letargia e catalessia; ed allora, non potendosi separare con limiti esatti
questi stati coesistenti nel medesimo tempo, ne deriva che i caratteri dell’una
fase si confondano con quelli dell’altra, in modo da sembrare che
l’ipereccitabilità neuro-muscolare possa mostrarsi in tutti i periodi
dell’ipnotismo.
Anche
Dumontpallier riconosce con Richer l’esistenza di forme miste; ma Magnhin
osserva che queste non sono che fasi intermedie, dei tratti d’unione fra i tre
periodi distinti, e che gli stati differenti descritti nell’ipnosi non sono che
i gradi di una medesima affezione, poiché l’ipnotismo deve considerarsi come un
processo essenzialmente progressivo, senza transizioni brusche.
Già
prima di Magnin, il Dumontpallier aveva insistito sull’esistenza di numerose
fasi intermedie fra i tre periodi staccati dell’ipnotismo, descritti da
Charcot, ed aveva mostrato come esistessero rapporti molto diretti fra la catalessia ed il sonnambulismo, in
modo che la stessa pressione del vertice, che ha determinato il passaggio dallo
stato sonnambolico nel catalettico, alla sua volta ripetuta, qualche tempo dopo,
fa nuovamente riapparire lo stato sonnambolico.
Comunque
sia, un fatto certo è questo: che la fenomenologia dell’ipnosi è varia, non
solo secondo i diversi individui, ma anche secondo i mezzi adoperati
dall’operatore. §176
La
distinzione fatta da Charcot di grande e piccolo ipnotismo potrà in un
certo modo togliere qualche confusione, e riaggruppare, per quanto possibile,
sotto due tipi principali i fenomeni vari che presenta l’ipnosi, ma non
dobbiamo dimenticare che dallo stesso Charcot e dai suoi allievi è stata
confessata la rarità dei fenomeni tipici del grande ipnotismo, che secondo P.
Richer si è verificata nella proporzione di 1 a 5 nelle isteriche della
Salpetriére.
La
confusione, che oggi esiste, è stata riconosciuta anche dallo stesso Charcot,
il quale in una sua lezione sul sistema nervoso[90]
diceva: "malgrado lo studio serio ed indefesso con cui ci occupiamo oggi
dell’ipnotismo, pure vi regna della confusione; e mentre alcuni osservatori ci
dicono di avere o non avere osservato un determinato fenomeno, altri dicono lo
stesso di un altro, e via dicendo. Ciò dipende dal fatto che non in tutti i
soggetti, sui quali lo si può provocare, l’ipnotismo si presenta con i suoi
caratteri e colle sue varie fasi, ma invece con delle sfumature, con delle
graduazioni."
Però,
invece di diradarsi le tenebre, queste negli ultimi mesi son cresciute.
Il
Beaunis nel suo recente lavoro[91]
dichiara che il risultato delle sue esperienze è contrario a quello di Charcot.
"Io non ho potuto del resto, egli scrive, non più dei miei colleghi di
Nancy, ritrovare nei miei soggetti i tre stati descritti da Charcot e dai suoi
allievi nelle istero-epilettiche della Salpetriére. Non voglio entrare qui
nella discussione di questa quistione, né provarmi di spiegare la
contraddizione che esiste fra questi fatti e quelli che noi osserviamo
giornalmente. E’ questo il soggetto di uno studio che dovrà farsi
ulteriormente, ma intorno alquale non potrei arrecare fin qui che documenti
insufficienti.
Si
vedrà così che io non parlo, in questo lavoro, né di ipereccitabilità
neuro-muscolare, né dello stato della sensibilità nei sonnamboli. Per la prima
non ho avuto occasione di costatarla, e quanto alla seconda, i risultati che ho
ottenuto finora sono variabili...."
Un
altro rappresentante della scuola di Nancy, il prof. Bernheim, nel libro delle Suggestioni
terapeutiche (pag. 93), non è meno esplicito di Beaunis. Egli dichiara che,
se nelle sue ricerche non ha preso come punto di partenza i tre periodi
descritti da Charcot, è perché dietro le sue osservazioni non ha potuto
provarne l’esistenza, poiché nel sonno ipnotico, comunque da lui provocato, non
ha mai costatato l’ipereccitabilità neuro-muscolare, né esagerazione dei
riflessi tendinei. Appena caduto nel sonno, il soggetto tende a rispondere
all’operatore: non v’è quindi lo stato letargico. Per determinare la catalessia
Bernheim non apre gli occhi, né ricorre alla luce viva, ad un rumore violento:
gli basta alzare un arto e tenerlo per qualche tempo in aria, per impressionare
il soggetto che non può più abbassarlo, e per questo resta in catalessia
suggestiva, perché l’ipnotizzato, in cui la volontà od il potere di resistenza
è indebolito, conserva passivamente l’attitudine impressa. Per mettere in
evidenza i caratteri del sonnambulismo, egli non adopera la frizione del
vertice: basta, secondo lui, parlare al soggetto perché si operi la
suggestione. L’ipereccitabilità cutanea nemmeno gli si è mostrata nello stato
sonnambolico, se non per suggestione.
Anche
il Morselli ritiene i tre periodi di Charcot come un fenomeno artificiale,
provocato inconsciamente dallo sperimentatore, ed è dell’opinione di Bernheim
nel riconoscere questi tre periodi del grande ipnotismo come una specialità
dalla Salpêtriére. §178
Onde,
per avere il quadro nosologico genuino dell’ipnosi, converrebbe, secondo il
Morselli, eliminare la suggestionabilità dei soggetti ed il subbiettivismo
degli osservatori; giacché, come ha osservato il Iendrassik, Charcot,
neuro-patologo, ha visto nell’ipnotismo di preferenza i sintomi del grande
attacco isterico; Heidenhain, fisiologo, le modificazioni dei riflessi; Reiger,
alienista, i caratteri psicopatici; Hogyes, oculista, le alterazioni dei
movimento oculari; Liegois, magistrato, le suggestioni criminose a scadenza[92].
Ma la
descrizione di Charcot è veramente un’opera artificiale? Non si potrebbe
risponder meglio di quello che hanno fatto Binet e Feré. La descrizione di
Charcot non ha avuto per iscopo di rappresentare l’ipnosi in tutte le sue
forme, in tutti i suoi dettagli. All'epoca in cui fu fatta, si trattava di
stabilire la realtà di alcuni fenomeni ipnotici, e di dimostrare l’esistenza di
uno stato nervoso sperimentale con caratteri talmente grossolani che non
avessero potuto sfuggire ad alcuno. Charcot ha scelto dei soggetti, che
mostravano questi caratteri in una forma eccessiva, acciocché non fosse sorto
alcun dubbio. Il metodo ha avuto pieno successo, poiché anche coloro, che
accettavano dapprima con grande ripugnanza il grande ipnotismo, ne sono venuti
a studiare le forme fruste.
La
dottrina quindi dei tre stati non contiene che una parte della verità, ma
questa parte è tale che ha aperto la via a tutte le ricerche scientifiche che
si son fatte in seguito su tale argomento; ed il grande ipnotismo è ancor oggi
il solo stato in cui troviamo dei caratteri obbiettivi tali che non cadono in
discussione. D’altronde la Salpêtriére ha avuto meno per iscopo di dare una
descrizione definitiva, che di mostrare come l’ipnotismo possa essere studiato
coi processi più perfezionati della clinica e della fisiologia, e che è §179
soltanto con i caratteri forniti da questi processi di studio che la scienza
può farsi. Finché esisteranno delle grandi isteriche, si potrà verificare la
maggior parte dei risultati ottenuti dalla scuola della Salpêtriére [93].
Ciò
posto, non neghiamo che vi siano degli stadi intermedi, di transizione tra
l’uno e l’altro periodo del grande ipnotismo: il numero di questi stadi può
variare secondo gli individui, come è stato osservato da Dumontpallier e la sua
scuola, ed in seguito a speciali e determinante manovre lo sperimentatore può
renderli permanenti. Pietro Janet p. es. descrive sei stadi intermedi fra la
catalessia, la letargia, il sonnambulismo: la catalessi letargica, il
letargo catalettico - la letargia sonnambolica, il sonnambulismo letargico - il
sonnambulismo catalettico, la catalessia sonnambolica.
Forse
con nuovi processi di sperimento, con nuove eccitazioni, si potranno produrre
nell’ipnotizzato manifestazioni interamente nuove e differenti da quelle
descritte fin oggi. E questo è facile, giacché l’ipnotismo non è una nevrosi
spontanea: - è uno stato nervoso sperimentale, i cui sintomi possono variare
con le manovre che lo fanno nascere, senza uscire, d’altronde, dal quadro della
fisiologia generale del sistema nervoso[94]-.
Le
osservazioni di Charcot e Richer non sono restate isolate. Nella Francia
medesima Pitres, Dumontpallier, Magnin, Bottey, Brémaud, Berillion, Gilles de
la Tourette hanno confermati quei risultati.
In
Germania, in Isvizzera, sono stati riscontrati i fenomeni dell’ipereccitabilità
neuro-muscolare.
Presso
di noi Tamburini e Seppilli li osservarono nella loro isterica di
Reggio-Emilia, Silva a Torino ha notati gli stessi fenomeni nei soggetti di sua
osservazione: qui a Napoli §180 coloro che si sono occupati di questi studi
hanno avuto occasione di verificarli. E poi fin dai tempi di Mesmer fu
constatato siffatto fenomeno, tanto che nel rapporto di Husson ne troviamo un
cenno. In seguito Braid e quindi Azam li osservarono a loro volta, di modo che
non è un fenomeno nuovo nella storia dell’ipnotismo, ma spetta a Charcot e
Richer il merito di averne data l’interpretazione scientifica.
L’ipereccitabilità neuro-muscolare e cutanea è un fatto che non si può negare:
è stata constatata non solo durante lo stato ipnotico, ma anche in quello di
veglia.
Questo
soltanto si potrebbe dire: che, cioè, tale fenomeno può in molti casi esser
comune a tutti e tre gli stadi dello ipnotismo, e che vi sono degli individui
che non lo presentano affatto. Ma tra questo e negarlo interamente,
attribuendolo soltanto all’effetto della suggestione, ci corre.
Il
nome degl’insigni e numerosi sperimentatori, che l’hanno osservato, è di per sé
stesso un argomento per negare che essi si siano ingannati. Con ciò non
vogliamo torlier fede alle dichiarazioni della scuola di Nancy: ci limitiamo
soltanto a dire che questa divergenza di risultati è per noi inesplicabile, a
meno che non volessimo esclamare con Gilles de la Tourette[95] -
Nancy serait il donc, a ce sujet. une exception unique dans notre pays?-
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