L'IPNOTISMO E GLI STATI AFFINI

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III.

Il catalettico rassomiglia ad una statua, è immobile, sembra pietrificato; qualunque posizione gli vien data esso la mantiene. Gli occhi sono immobili, aperti, e perciò pieni di lagrime; la sensibilità della cornea è scomparsa, tanto che non reagisce più a qualunque stimolo benché forte. La respirazione è più rara e superficiale, i tegumenti insensibili a qualsiasi dolore; la eccitazione neuro-muscolare non determina più contratture muscolari, né movimenti riflessi. Le membra sembrano leggerissime, cedono senza resistenza a volontà dell'operatore, che può distenderle, fletterle, dar loro le più strane posizioni senza che il catalettico vi si opponga, rimanendo in posizioni anche forzate per molto tempo.

Nella catalessia vi è anestesia completa. Si può impunemente pungere, colpire il soggetto, senza che i suoi lineamenti immobili indichino la minima traccia di sofferenza. Il senso muscolare è conservato; ed in tal caso serve a noi da intermediario. Un esempio renderà più chiara la nostra idea: qualunque attitudine si dia alle membra, da corrispondere ad un sentimento, l’atto che ne rappresenta la manifestazione fisica si rifletterà sui muscoli del volto, che prenderanno l’espressione della gioia, dell’estasi, della collera, della preghiera, della paura, a seconda dell’atteggiamento provocato.

A Charcot e Richer si deve lo studio dell’espressione che prendono i muscoli del volto sotto i diversi sentimenti nel periodo catalettico. Essi così vennero a confermare i dati fisiologici di Duchenne. Se si eccita con la corrente faradica l’elevatore comune dell’ala del naso e del labbro superiore, il volto acquista l’espressione dello sdegno ed il corpo si atteggia corrispondentemente. Se si faradizza il tirangolare delle labbra, il volto acquisterà l'espressione della tristezza, e contemporaneamente il soggetto abbasserà la testa, le braccia cadranno pensoloni lungo il corpo, nella posa di un individuo abbattuto.

Ma si può fare anche di più: contrarre i muscoli di ciascuna metà della faccia in maniera differente, da dare alle due sezioni espressioni diverse: gli arti e la metà del corpo corrispondente si atteggeranno in modo che ciascun lato corrisponderà all’espressione della metà rispettiva della faccia.

A questo proposito crediamo opportuno parlare della emicatalessia. Se il soggetto si trova nella fase letargica, sollevando le due palpebre in modo che la luce venga a colpire la retina, si determina lo stato catalettico. Ora, sollevando una sola palpebra,  si ottiene la emicatalessia dello stesso lato e l’emiletargia del lato opposto. Viceversa, se in un catalettico vogliamo produrre l’emiletargia, non occorre altro che abbassare una palpebra, per cui questo lato passerà nel periodo letargico, e quindi inerte, mentre il lato opposto, dove la palpebra è rimasta sollevata, continuerà a rimanere in catalessia, e per conseguenza nella posizione in cui era stato posto. E’ questo un caso dove ciascun emisfero cerebrale funziona per conto suo sotto due condizioni opposte. In questo stato si può ottenere colla magnete la §136 trasposizione della letargia nel lato catalettico, e viceversa; ma gli occhi possono non partecipare alla trasposizione.

Heidenhain ha provocata l’emicatalessia, strofinando la cute di una metà del capo, e producendo il transferto colla strofinazione della cute del lalto opposto del cranio. La strofinazione bilaterale dava luogo a catalessi di tutti e quattro gli arti. Berger poi, ha osservato che in taluni casi collo strofinamento della regione frontale la catalessi è incrociata, mentre collo strofinamento della regione parietale è dallo stesso lato.

A simiglianza dei vari atteggiamenti delle membra che si riflettono sul volto, e come alla diversa espressione del volto, provocata artificialmente, contraendo dati muscoli, tien dietro l’atteggiarsi corrispondente degli arti, così la musica alle volte, secondo la sua espressione, può modificare quella del volto del catalettico. Una melodia, una musica flebile, gli faranno acquistare un aspetto maliconico, sentimentale; un inno di guerra, l’aspetto marziale; una marcia funebre gli darà un’aria addolorata: e se la musica senza interruzione passerà da un’espressione all’altra, i lineamenti del volto si atteggeranno consecutivamente in modo differente.

Queste esperienze provano che il senso dell’udito è conservato, altrimenti il cervello non rifletterebbe sul viso le sensazioni ricevute.

L’udito quindi può essere eccitato benissimo dalla parola dell’ipnotizzatore, il quale può suggerire al catalettico quelle idee o azioni che vuole siano messe in esecuzione. In questo caso il catalettico cessa di essere come pietrificato, la statua si trasforma in automa, che come tale non è eccitato da stimoli interni che lo spingano ad agire spontaneamente, e diviene strumento passivo che agisce a volontà dell’operatore. Non differisce dal fantoccio che muove braccia e gambe, allorché viene agitato dai fili.

Lo stesso diciamo della vista, però questo senso va soggetto facilmente ad allucinazioni: se si agita un oggetto in aria, l’ipnotizzato catalettico, crede p. es. di vedere una farfalla, la segue, le corre dietro. Se con un altro movimento appropriato si finge lo strisciare dei rettili, l’allucinazione della vista fa sì che egli si creda alla presenza di un serpente, la sua fisionomia acquisterà l’aspetto della paura. Cessata l’allucinazione col cessare del movimento, che l’ha determinata, il catalettico piomba nella sua caratteristica immobilità.

La memoria  non è spenta del tutto, ma presenta semplicemente delle manifestazioni che stanno in rapporto coll’automatismo. Se all’ipnotizzato nello stato catalettico si darà in mano una spada, si metterà in guardia nell’atteggiamento di chi si batte; se avrà un fucile, lo punterà contro di voi; se della carta e penna, farà l’atto di chi scrive.

Sicché, concludendo i sensi speciali, e principalmente il senso muscolare sono conservati nel catalettico, ed è per mezzo di essi che noi possiamo impressionarlo e fargli subire la suggestione.

Parlando del periodo sonnambolico ci tratterremo a lungo sui fenomeni suggestivi, i quali sono identici nelle loro manifestazioni in queste due fasi dell’ipnotismo; nella catalessia però l’automatismo è più accentuato. Così se imprimiamo un movimento ritmico al catalettico, questi lo continuerà per lunghissimo tempo, ma sempre automaticamente, perché abolito ogni potere volitivo e quindi la spontaneità nelle azioni, non gli resta che agire come macchina. Lo stato catalettico sparisce sotto l’influenza della suggestione, ma cessata questa, l’ipnotizzato ritorna nello stato in cui era prima.

Non possiamo metter fine a questo argomento senza accennare allo stato così detto di fascinazione, che si può provocare durante la fase catalettica. Bourneville e Regnard ne descrivono il processo nel modo seguente: "Si guarda fissa l’ammalata negli occhi, facendo mirare a questa la punta delle dita, e poi si retrocede lentamente, allora il soggetto §138 vi segue ovunque ma senza abbandonare i vostri occhi: si abbassa se voi vi abbassate, e gira attorno vivamente per ritrovare il vostro sguardo se voi girate su voi stesso. Se vi avanzate vivamente verso di lui, esso cade in dietro, dritto e tutto di un pezzo.".

E’ in questo stato appunto che si può  facilmente determinare per muta suggestione, cioè per mezzo del gesto, ogni allucinazione della vista; ma ciò che importa qui notare è, che sotto l’impero di simile fascinazione il soggetto acquista tale un automatismo di imitazione, da ripetere esattamente tutti i movimenti, i gesti e le parole che fa o dice l’ipnotizzatore.

In generale le suggestioni nello stato catalettico non hanno una lunga durata, come quelle che vedremo nel sonnambulismo; ma ciò non ostante vi sono dei casi in cui esse persistono nello stato di veglia.

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