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CAPITOLO V. Fenomenologia e stato psichico dell’ipnotizzato
Il était réservé a un homme illustre, préparé de loungue
date a ces études difficiles par une connaissance
approfondie
des maladies du systems nérveux, a M. le professeur
Charcot,
de faire de l’hypnotisme une véritable science.
GILLES DE LA TOURETTE.
I.
Abbiamo parlato della distinzione fatta da Charcot di Grande e
Piccolo Ipnotismo.
Noi andremo ad esporre i caratteri del grande ipnotismo secondo
l’indirizzo della Salpetriére.
Il piccolo ipnotismo non richiede una descrizione a parte: esso si
compone di una o di due fasi di quelle che descriveremo per il grande
ipnotismo, ed i caratteri di esso possono in tutto od in parte essere comuni
con l’altro.
Lo stato letargico può essere primitivo o secondario. E’
primitivo, quando è provocato da uno dei tanti mezzi, che nel capitolo
precedente abbiamo cennati: la fissazione dello sguardo o di un oggetto
luminoso, la pressione dei globi oculari, la pressione del vertice, il suono
del diapason, la suggestione ecc.
E’ secondario, quando succede ad altri stadi ipnotici. Se
l’individuo si trova nello stato catalettico, il letargo si ottiene mettendo il
soggetto nell’oscurità, chiudendo le palpebre, soffiando leggermente sugli
occhi, con una leggera frizione sul vertice. Quando il soggetto si trova nel
periodo sonnambolico, può egualmente passare nel letargico colla frizione del
vertice o con una leggera pressione dei globi oculari, se l’individuo ha gli
occhi chiusi, con un leggiero soffio sugli occhi o colla occlusione prolungata
delle palpebre, se sta ad occhi aperti, poiché, se l’occlusione è di breve
durata, si otterrà semplicemente il passaggio dal sonnambulismo ad occhi aperti
a quello ad occhi chiusi.
In questo stato i globi
oculari sono rivolti in alto, e molte volte tale posizione fa sì che le
palpebre siano agitate da un leggiero fremito. Al principio del fenomeno si
sente alle volte un rumore laringeo, la schiuma monta alle labbra e nello
stesso tempo l’individuo presenta una risoluzione generale di tutto il corpo:
ci troviamo, per servirci di una espressione di Gilles de la Tourette, alla
presenza di un cadavere prima che soggiunga la rigidità cadaverica.
Allorché la letargia si prolunga, gli sfinteri perdono la loro
tonicità, e le urine vengono emesse involontariamente.
In queste condizioni l’attività cerebrale è completamente estinta,
ed il midollo spinale, liberatosi della soggezione del cervello, domina la
scena con l’esaltazione della sua irritabilità: persiste soltanto la vita
vegetativa: l’eccitazione riflessa eccito-motrice è accresciuta, a simiglianza di quello che osserviamo nel noto
esperimento della rana decapitata. Il fenomeno quindi, che caratterizza tale
stato, è l’ipereccitabilità neuro-muscolare e l'esagerazione dei
riflessi tendinei.
Vediamo ora in che consiste questo fenomeno, tenendo presenti
specialmente le ricerche di Charcot e Richer, e di Tamburini e Seppilli.
Se si procede ad una forte pressione sulle masse muscolari, ovvero
si colpiscono con un percussore i tendini superficiali, subito i muscoli
corrispondenti restano contratti. Egualmente, se si comprime con un oggetto
duro un tronco nervoso, i muscoli che ne dipendono entrano in contrattura.
Se si esercita una compressione dei muscoli estensori di un arto,
questi si contraggono e l’arto si distende: il contrario avviene se si eccitano
i flessori. Non in tutti i casi però è necessaria una forte compressione dei
muscoli: alle volte basta scorrere dolcemente sul decorso di un muscolo per
determinare in esso la contrattura.
"Scorrendo dolcemente sul margine ulnare della faccia dorsale
dell’avambraccio, dove corrisponde l’estensore proprio del mignolo, si
ottiene una estensione limitata a questo solo dito: premendo sul terzo anteriore
della faccia dorsale dell’avambraccio, ove corrisponde l’estensore corto del
pollice, si ha esattamente l’estensione limitata a questo dito. Invece,
scorrendo lungo la parte mediana della faccia dorsale dell’avambraccio, ove
corrisponde il ventre dell’estensore comune delle dita, queste vengono
tutte estese e alquanto divaricate fra loro (per diffusione agl’interossei
interni). Se lo strofinio si fa sottoforma di piccoli e ripetuti colpi sulle
anzidette località, si veggono le dita estendersi ripetutamente, come se i
muscoli fossero in preda a leggere scosse elettriche: se invece l’osservatore
tien fermo il suo dito sulle regioni corrispondenti agli estensori, le dita
della malata restano immobili, come tetanizzate, nell’estensione, finché si
continua la lieve pressione. Altrettanto si verifica pei flessori, scorrendo
sulla faccia palmare dell’antibraccio, su cui battendo con piccoli e ripetuti
colpi, si ottiene una flessione ritmica delle dita, che rammenta quella di chi
suona il pianoforte: mentre, premendovi anche leggermente, si ottiene una
flessione delle dita, che si mantiene quanto dura la pressione, e l’inverso si
ottiene, agendo in egual modo sulla faccia dorsale.[68]"
Se si esercita una compressione sui muscoli del dorso, producendosi
in essi la contrattura, si determina un opistotono, in modo che il capo, nel
rovesciarsi all’indietro, tocca il dorso.
Questo fenomeno dell’ipereccitabilità neuro-muscolare, colla
ripetizione degli esperimenti, si rende più preciso; anzi vi sono alcune
isteriche, che presentano una tale ipereccitabilità, che il più debole stimolo
può eccitare la contrattura di un muscolo. Così il Dumontpallier, applicando un
tubo di caoutchou, della lunghezza di sei metri e largo un centimetro, sul
muscolo tibiale anteriore della gamba di una isterica, allorché all’altro
estremo libero del tubo accostava un orologio, il muscolo si contraeva ad ogni
movimento dell’ago.
Non tutte le isteriche ipnotizzate presentano l’ipereccitabilità
neuro-muscolare allo stesso grado, ma esistono delle variazioni, non solo fra i
diversi soggetti, ma anche nello stesso individuo, e queste variazioni furono
notate anche da Charcot e Richer. §122
Così nello stesso individuo si è notata la differenza fra i due
lati del corpo, fra le membra inferiori, fra gli arti superiori e nella faccia,
per cui l’ipereccitabilità si può manifestare in un punto e mancare in
un’altro, ovvero esistere in tutti e due i punti ma in grado differente.
Egualmente, da un giorno all’altro o nello stesso giorno, questo
fenomeno si è mostrato nello stesso individuo ora esagerato ora intenso. Anzi,
da Charcot e Richer è stata osservata
finanche la scomparsa di questo fenomeno, ed il sopraggiungere invece di
una paralisi localizzata. I professori tamburini e Seppilli hanno constatato in
un caso di grande isterismo, che fu oggetto di studi da parte loro, come
l’ipereccitabilità neuromuscolare possa rimanere costante durante la veglia.
Così, nella loro inferma, toccando sui massetteri, questi si contraevano, e si
produceva un trisma, che durava anche dopo aver allontanate le dita. Per
toglierlo, occorreva stimolare con le dita i muscoli depressori della
mandibola, situati nella regione sopra-ioidea.
Nello stesso soggetto era spiccatissima, dicono gli autori[69],
l’agitazione in cui la metteva questa contrattura del massettere, per cui non
le era più possibile aprir bocca, ed una volta, dopo aver fatto il possibile
paer impedirlo, si scagliò con violenza contro di essi, e non si calmò se non
quando, nel modo suddetto non dissiparono la contrattura.
Anche Heidenhain ha riscontrato in qualche caso la permanenza per
qualche giorno, dopo le sedute ipnotiche, del fenomeno della ipereccitabilità
muscolare: però nell’infermo di cui ora abbiam tenuto parola,
l’ipereccitabilità si riscontrava anche in periodi molto lontani da ogni
esperienza ipnotica. §123
Silva ha trovata anche l’esagerazione dei riflessi tendinei, allo
stato di veglia, sia percuotendo i tendini, sia colla semplice compressione o
frizione prolungata. Anzi ha osservato di più, che fuori del sonno ipnotico
l’eccitazione meccanica dei muscoli produceva degli atteggiamenti vari della
fisionomia, variava il processo di ideazione: così eccitando i risori, la V.
Carolina pensava a cose liete; coll’eccitazione dei triangolari a cose tristi.
Sempre allo stato di veglia, egli ha potuto destare nel soggetto fino a quattro
fisionomie diverse contemporaneamente. "Una sera, scrive l’autore, alla V. Carolina, sveglia, imposi un dito
sul traverso del naso di destra, un altro sul grande zigomatico sinistro, uno sul
piramidale di destra ed uno sul frontale di sinistra. Ne risultò una fisionomia
multiforme, grottesca, mista di gioia, di rabbia e di serietà. Ecco quanto
scrisse la paziente, non osando dirlo a voce alle molte persone presenti, sulle
sensazioni provate durante lo esperimento citato. Riproduco testualmente le
parole della malata: - Ho avuto vivissimo piacere per aver veduto ieri sera il
mio amante, e nel tempo stesso mi veniva rabbia che, se avessi potuto, l’avrei
sbranato (era in discordia con l’amante); ma poi ho provato grande gioia,
quando, avendogli detto che c’era gente, mi ha lasciato; poscia mi son messa a
pensare che l’avevo visto quattro volte, che avrei avuto piacere di parlargli,
ma che una volta fui impedita ciò fare dalla moltitudine-. Queste cose erano
veramente capitate il giorno prima.
L’ipereccitabilità neuro-muscolare e tendinea esiste quindi anche
fuori del sonno ipnotico, per cui possiamo conchiudere che tale fenomeno non è
veramente speciale e patognomonico dello stato letargico.
In alcuni casi la contrattura determinata durante la letargia può
prolungarsi nella veglia; e se, riaddormentando l’individuo, non si cerca di
farla sparire, essa può §124 diventare per qualche tempo permanente. Però
queste contratture permanenti allo stato di veglia non si riscontrano nei
soggetti sani, ma solo nelle isteriche, o quando si provocano per suggestione.
Un altro processo per ottener la contrattura consiste nel flettere
o distendere bruscamente un arto. Il Westphal spiega il fenomeno, ammettendo che
il brusco rilasciamento che prova il muscolo, quando noi p. es. flettiamo
istantaneamente il braccio, serva da sé come eccitazione sufficiente perché il
bicipite per azion riflessa si contragga. A questo fenomeno Westphal ha dato il
nome di contrattura paradossale.
Si può produrre la contrattura dei muscoli del tronco e del collo,
ed una specie di contrattura tetanica di tutto il corpo, sollevando l’individuo
per le spalle e scuotendolo bruscamente.
In certi casi poi si producono contratture unilaterali, soffiando
con forza in un orecchio, o titillando la narice di un lato: la contrattura
sparisce allorché si ripete la stessa manovra, che si è fatta per provocarla.
Facciamo qui notare che i casi di contratture unilaterali sono molto rari, e
che si possono verificare in soggetti che presentano i tre stadi del grande
ipnotismo.
Allorché le contratture sono permanenti, non v’è forza che possa
farle sparire: allora per ridurle basta semplicemente eccitare i muscoli
antagonisti.
I muscoli della faccia nei soggetti sani non entrano in contrattura
permanente, ma bensì lo stimolo produce in essi una semplice contrazione, che
durerà fino al cessare della eccitazione meccanica. Così, se con delle piccole bacchette stimoliamo contemporaneamente
certi determinati muscoli, questi, contraendosi, daranno alla fisionomia quelle
espressioni che noi vogliamo determinare, allo stesso modo come le otteneva
Duchenne con la corrente elettrica localizzata. (Fig.II).
La stessa esagerazione esiste per i riflessi tendinei. In alcuni
malati, appena si addormentano, il riflesso tendineo non solamente si esagera,
allorché sul tendine si percuote o si
preme, ma si possono ancora provocare delle contrazioni riflesse nelle membra
lontane dal luogo di percussione, sia del lato medesimo del corpo, sia dei due
lati contemporaneamente.

Però questa diffusione non è stata osservata da Carcot e Richer con
leggi costanti, come quelle stabilite da Pfuger, ed essi la spiegano ammettendo
che nell’ipnotismo il grado di eccitazione riflessa del midollo spinale non è
uniforme in tutto l’asse midollare, onde i fenomeni, che sono la manifestazione
obbiettiva, si mostrano alle volte localizzati in una parte del corpo, o se
sono diffusi, presentano una intensità variabile secondo le regioni. Così essi
hanno visto il riflesso rotuleo propagarsi alle membra superiori prima di
riflettersi sull’altra gamba, contrariamente alle leggi della simmetria.
Heidenhain ha invece constatato la propagazione del riflesso secondo le leggi
d’irradiazione stabilite da Pfluger.
La contrattura, che consegue all’eccitazione del tendine, può
variare d’intensità:
1.° Se il colpo dato sul tendine è moderato, ne segue una
contrazione prolungata.
2.° Se il colpo è alquanto violento, produce di botto la
contrattura permanente.
3.° La contrattura permanente può essere egualmente provocata colla
ripetizione di colpi più leggieri, ed allora si sviluppa progressivamente.
Questo grado di riflettività spinale varia, non solo secondo le
diverse regioni delle midolla, ma anche nello stesso malato da un giorno
all’altro, sotto varie influenze.
Il tendine può essere eccitato egualmente con la frizione, o con
una specie di massaggio, o premendovi sopra con un’asta di penna.[70]
Eccitando i tronchi nervosi periferici, si ottengono gli stessi
fenomeni di ipereccitabilità osservati per i muscoli. Così, se si fa una certa
compressione sul nervo mediano, si avrà pronazione, flessione della mano
sull’avambraccio: flessione delle dita, completa per l’indice ed il mignolo:
opposizione del pollice con flessione della falange e forse anche della
falangetta.
Eccitando meccanicamente il nervo radiale, si avrà: supinazione
§127 dell'avambraccio, estensione del pugno: estensione di tutte le dita, però
delle sole falangi, perché le falangine e le falangette restano leggermente
flesse: il pollice resta in estensione, ed in posizione media fra l’adduzione e
l’abduzione.[71]
Un fatto degno di nota è quello riferito da Brissaud e C. Richet.
Essi hanno dimostrato[72] come
l’eccitazione meccanica di un muscolo si possa conservare allo stato latente, e
come fenomeno riflesso, consecutivo alla eccitazione, si possa produrre dopo un
certo intervallo, allorché la causa che ne impediva la manifestazione viene
rimossa. Essi han prodotta l’anemia in un arto per mezzo della fascia di
Esmarch, ed eccitando i muscoli non si manifestava alcuna contrattura. Allorché
si toglieva la fascia, a misura che il sangue affluiva di nuovo nell’arto, la
contrattura si produceva gradatamente.
In seguito, il professor Richer, insieme a Charcot, dimostrava che
questa eccitazione meccanica latente poteva presentare anche il fenomeno della
trasposizione. Infatti resero anemico con la fascia di Esmarch un braccio
durante il periodo letargico, ed eccitando il nervo cubitale non ottennero alcuna
manifestazione muscolare; ma, applicando una magnete sul cubitale del braccio
opposto, si produsse in questo la contrattura.
Simili trasposizioni di contratture, per eccitazione meccanica dei
muscoli, si riscontrano anche senza rendere anemico l’arto: infatti, se
provochiamo la contrattura, p. es. di un braccio, e poggiamo la magnete
sull’arto opposto corrispondente, dopo breve tempo la contrattura si
trasporterà nel lato della magnete, sparendo dall’altro braccio.
Finalmente dobbiamo parlare dello stato catalettiforme, così
chiamato da Charcot, quando l’ipereccitabilità neuro-muscolare dà luogo ad una
semplice catalessia, da cui bisogna distinguerlo. Esso sarebbe uno stato
intermedio fra la catalessia e la letargia, che sembra partecipare al tempo
stesso dei caratteri dell’una e dell’altra.
I caratteri di questo stato stabiliti da Charcot sarebbero:
1.° Gli occhi sono il più delle volte chiusi: se sono aperti, la
convulsione dei globi oculari impedisce ogni fissità dello sguardo.
2.° L’attitudine delle membra a conservare un atteggiamento
comunicato presenta le particolarità seguenti:
a) Spesso quest’attitudine è inegualmente sviluppata nei differenti
segmenti del corpo.
b)L’arto è pesante allorché viene sollevato, ed esiste nelle
articolazioni una certa rigidezza (flessibilità cerea).
c) Perché l’arto conservi la posizione in cui vien posto, bisogna insistere
alquanto e mantenerlo almeno alcuni secondi prima di abbandonarlo.
d) Nel maggior numero dei casi, l’arto ricade bentosto da
sé.
e) Infine la frizione ed il massaggio delle masse muscolari
producono sempre la risoluzione dell’arto, che ricade inerte.
3.° L’ipereccitabilità neuro-muscolare esiste in certo grado. I
riflessi tendinei sono esagerati.
4.° Gli occhi siano aperti o chiusi, lo stato muscolare resta il
medesimo, presentando sempre questo doppio carattere di ipereccitabilità e di
stato catalettiforme.
L’arto che sembra catalettico non è per Charcot che un arto
contratturato. La contrattura si sviluppa sotto l’influenza delle manovre dello
sperimentatore che cerca di spostare l’arto, e come indizio della contrattura
vi è il fatto che, allorquando si cerca di modificare l’attitudine di un arto,
questo presenta rigidezza.[73]
§129.
Si passa dallo stato letargico in quello di veglia, soffiando leggermente
sugli occhi, perché un forte soffio potrebbe determinare il passaggio
nel periodo sonnambolico. Anche sollevando le palpebre, in qualche caso
l’ipnotizzato si desta, ma, se questi presenta i tre periodi del grande
ipnotismo, allora questo mezzo fallisce, perché si otterrebbe invece della
veglia la fase catalettica.
In generale il passaggio allo stato di veglia è brusco, sia che si
soffi sugli occhi, si sollevino le palpebre, si spruzzi dell’acqua sul viso,
sia che si segua il sistema di Braid, che consiste nel dare colpi sul braccio e
sulla gamba.
Dallo stato letargico si può passare alla catalessia, sollevando le
palpebre e facendo cadere sull’occhio una luce viva, perché nell’oscurità non
si otterrebbe l’effetto voluto. Non tutti però passano dalla letargia nella
fase catalettica, perché quest’ultima può completamente mancare, ed il soggetto
passerà direttamente nel sonnambulismo ad occhi aperti, ovvero si desterà.
Talora il soggetto presenta solo lo stato letargico, e nessun mezzo potrà
determinare in lui il passaggio negli altri stati ipnotici, ma passerà
direttamente alla veglia. In questi casi non si tratterebbe di una forma tipica
del grande ipnotismo stabilita da Charcot, ma di una di quelle del piccolo
ipnotismo.
Si passa dal sonno letargico nel sonnambolico, soffiando con certa
forza sugli occhi, o esercitando delle frizioni sul vertice ecc.
Lo stato psichico e dei sensi nella letargia non meritano
una lunga esposizione, perché la vita di relazione è soppressa, e l’attività
cosciente del cervello completamente scomparsa.
Arrestata la funzione del cervello, il midollo spinale si rende
completamente indipendente, e di qui la ipereccitabilità neuro-muscolare.
L’inibizione che esiste in tutte le §130 funzioni cerebrali, l’automatismo che
ne consegue, fanno sì che ciò che si riferisce ad un lavorio attivo del
cervello sia scomparso; onde non è il caso di parlare, in questo stato, della
coscienza, delle percezioni, dei sentimenti, della volontà, della memoria ecc.
Diciamo solo che la sensibilità generale è abolita insieme
all’intelligenza, perché il processo fisiologico, il quale deve produrre la
sensazione, che ha da condurre la eccitazione al cervello, è abolito.
Nei casi in cui l’anestesia non è completa, non si tratta allora di
vero letargo ma di uno stato letargoide. I sensi speciali sono aboliti,
e se in qualche caso si è cercato di svegliare l’attenzione del soggetto[74], e
si è potuto ottenere da lui qualche segno esterno, indicante di aver compreso,
dobbiamo fortemente sospettare che non si sia trattato di una letargia
completa, ovvero si deve ascriverlo ad un caso molto eccezionale, come quello
verificatosi nella inferma di Tamburini e Seppilli, la quale presentava una
spiccata iperestesia del senso acustico durante lo stato letargico, da
sussultare ad ogni minimo rumore, mentre nello stato catalettico un rumore
anche molto forte, fatto vicino a lei, non veniva percepito.
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