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VIII.
Varie
sono state le teorie emesse per la
spiegazione dei fenomeni ipnotici.
Sappiamo
già come Mesmer credeva ad un fluido magnetico, che dall’operatore si
trasmetteva al magnetizzato; ed aggiungiamo di più che tanto lui, che i suoi
discepoli e seguaci, erano pienamente persuasi che il fluido poteva trasmettersi
ed aderire ad un oggetto magnetizzato, che a sua volta aveva la virtù di
comunicarlo ad un individuo che si metteva in contatto con esso.
E’
nota la tinozza di Mesmer, intorno a cui sedettero Maria Antonietta, le prime
dame della Corte di Francia, il Conte d’Atois, il marchese Lafayette, il duca
d’Orleans.
Quella
tinozza era piena d’acqua, limatura di ferro, frantumi di vetro, sabbia, piante
aromatiche; e perpendicolarmente era situato un conduttore di acciaio, da cui partivano dei cordoni di
lana del diametro di circa tre linee. I malati si collocavano attorno alla
tinozza prendendone i cordoni di lana e circondandone la parte malata. Mesmer
aveva poi in mano una bacchetta di ferro e portava tutto il suo pensiero sul
vaso, che trasmetteva, secondo lui, la sua azione ad un gran numero di malati,
che potevano esser magnetizzati in una sola volta. In questo modo si
stabilivano le catene magnetiche di Mesmer.
Così
fu dai memeristi magnetizzata anche l’acqua, esercitandovi sopra alcuni passi
magnetici, onde quella diventava per essi uno degli agenti più potenti e
salutari, capace di eccitare la traspirazione, le evacuazioni, la circolazione;
curava l’isterismo, le piaghe e via dicendo.
I
mesmeristi erano più che persuasi di questa magnetizzazione degli oggetti
inanimati, attribuendo al fluido magnetico animale la stessa azione che
esercita la calamita sull’acciaio e sul ferro, comunicando ad essi la sua
virtù.
Il
mesmerismo quindi poggia su di un’ipotesi, che attribuisce all’operatore il
potere di spingere al di là della periferia del corpo l’influsso nervoso, e di
dirigere questa forza attraverso lo spazio sugli esseri viventi, che egli si
propone d’influenzare.
Non
meno famoso fu l’albero di Puységur nel Castello di Busancy, ove centinaia di
malati venivano magnetizzati mettendosi in comunicazione con l’albero per mezzo
di cordoni di lana.
Egli
spiegava il sonnambulismo artificiale, da lui scoperto, con l’ammettere un fluido
elettro-magnetico-umano, per mezzo del quale verrebbe trasmessa la volontà
del magnetizzatore.
Nel
1820 il generale Noizet parlava di fluido vitale.
L’abate
Faria nel 1825, negando ogni specie di fluido, faceva dipendere i fenomeni
sonnambolici dallo stesso soggetto.
Ma la
teoria di Mesmer fu la sola che ebbe maggior voga per circa mezzo secolo, fino
alla venuta di Braid, che, negando il fluido magnetico e l’azione dei passi,
che erano ritenuti destinati a lanciarlo, espone la sua teoria puramente
subbiettiva, ritenendo che l'effetto dei passi mesmerici erano di nessuna
influenza, ma che la concentrazione dello sguardo, l'attenzione fissa, il
riposo assoluto del corpo producono un disturbo del sistema nervoso, per cui si
determina il sonno. Con ciò venne a stabilire che non i passi né la volontà
dell'operatore, ma lo stato fisico e psichico del soggetto era il fattore
determinante l’ipnosi.
Braid,
per darsi spiegazione dell’influenza della concentrazione del pensiero sullo
stato nervoso del cervello, crede che il rallentamento dei movimenti
respiratori, occasionato da questa attenzione sostenuta dello spirito,
contribuisca, §107 per l'imperfetta decarbonizzazione del sangue che ne
risulterebbe, a determinare il sonno ipnotico.
Durand
de Gros (dottor Philips) spiega il legame che passa fra questa concentrazione
del pensiero e i diversi fenomeni del sonno ipnotico. Egli ritiene che
un'attività generale, e sufficientemente intensa del pensiero, è necessaria
alla diffusione regolare della forza nervosa dei nervi della sensibilità. Se
questa attività cessa, la loro innervazione è soppressa, e perdono la loro
attitudine a condurre verso il cervello le impressioni esterne. Si sa in
effetti che gl’idioti sono più o meno anestetici, e che il sonno profondo, che
è l’assopimento del pensiero, è nel tempo stesso il riposo degli organi della
sensazione e del movimento.
D’altro
lato, è parimenti fuor di dubbio che la sensazione è lo stimolo necessario
dell’attività mentale.
Da
queste due proposizioni deriverebbe che per determinare l’insensibilità del
corpo basterebbe sospendere l’attività del pensiero, e che, per sospendere
l’esercizio del pensiero, non avremmo che ad isolare gli organi dei sensi dagli
agenti esterni capaci d'impressionarli.
Così,
dice Durand de Gros, noi perverremo a ridurre al suo minimo l’attività del
pensiero, restringendo l’esercizio di questo ad uno dei suoi modi più semplici;
e siccome lo sviluppo che prende il
pensiero è in ragione della varietà delle impressioni che lo stimolano, così
si raggiunge questo primo punto, sottoponendo il pensiero all’azione esclusiva
di una sensazione semplice, omogenea, continua, che sarà sufficiente ad
attirare e fissare l’attenzione.
Ridotto
così il pensiero ad una inerzia generale, ne segue un cambiamento nel rapporto
delle forze materiali dell’economia cerebrale.
Intanto
la sostanza vescicolare continuerebbe in virtù delle sue proprietà essenziali a
segregare la forza nervosa; ma il pensiero non consumerebbe più che una debole
parte §108 di questa forza, la cui produzione eccederà in tale modo la perdita;
e così essa si accumulerebbe nel cervello, dove una congestione nervosa avrebbe
luogo.
Una
volta prodotto questo stato, una impressione, ricevuta per mezzo della vista,
dell’udito, del senso muscolare ecc. giunge al cervello; ed il punto ove questa
eccitazione andrà a cadere, uscirà
tosto dal suo torpore per divenire la sede di un'attività, che la tensione
della forza nervosa verrà ad aumentare con tutto il suo peso. E’allora che
all’arresto generale dell’innervazione succederà d’un tratto un'innervazione
locale eccessiva, che, per esempio, sostituirà istantaneamente
all'insensibilità l’iperestesia, alla risoluzione del sistema muscolare la
catalessia, il tetano ecc.
Col
brusco spostamento della forza nervosa, così accumulata nell’encefalo, Durand
de Gros si sipega dunque la rapida alternativa degli stati nervosi
osservati negl'ipnotizzati.
Il
primo periodo sopra descritto viene dall’autore chiamato ipotassico,
ed è caratterizzato dal torpore del
pensiero e dall’accumulo di forza nervosa nel cervello.
Lo
stato ideoplastico costituirebbe il secondo periodo, in cui la forza
nervosa disponibile sarebbe richiamata su di un punto funzionale del cervello,
allorché viene eccitato da una impressione, che ne risvegli l’attività.[62]
In
Germania parecchie sono state le teorie per spiegare la produzione dei fenomei
ipnotici.
Rumpf ha ammesso dei cangiamenti riflessi nella
circolazione cerebrale, i quali davano luogo a fenomeni di iperemia o anemia
cerebrale.
A
questa teoria fisiologica di Rumpf il Preyer ha contrapposto la sua, puramente
chimica, ritenendo che la concentrazione del pensiero determini un’attività
esagerata delle §109 cellule cerebrali, dalla quale risultano dei prodotti
facilmente ossidabili, come per es. dei lattati, che rendono torpido il
cervello, in seguito alla sottrazione di ossigeno alle sue diverse regioni.
Però
il Berheim[63]
osserva che la rapidità dell’ipnosi e l’istantaneità, con cui il risveglio ha
luogo, non si conciliano con queste concezioni teoretiche.
Schneider
ha emessa la sua dottrina psico-fisiologica, ed interpreta questi fenomeni con
la concentrazione unilaterale ed anormale della coscienza su di una sola idea:
l’eccitazione intellettiva, l’acutezza esagerata dei sensi, la vivacità
dell’immaginazione, sarebbero dovute a ciò che ogni attività psichica, invece
di essere disseminata su di un grande territorio, si concentra in un piccolo
numero di punti.
Berger,
di Breslavia, è di parere che la concentrazione del pensiero su di una sola
idea dia luogo ad un’inerzia della volontà, che costituisce il fondo dello
stato ipnotico. La rigidità catalettiforme sarebbe un fenomeno
concomitante, dovuto a ciò che l’eccitazione psicologica si propaga ai centri
eccito-motori dello encefalo.
Heidenhain,
di Breslavia, crede che l’eccitazione debole e continua dei nervi sensori,
acustico ed ottico, determini una sospensione di attività delle cellule della
corteccia cerebrale: a cui si aggiunga una eccitazione dei nervi riflessi
motori sottostanti alla corteccia, sia perché questi, essendo paralizzati, la
loro azione moderatrice dei riflessi fa difetto, sia perché, in ragione di
questa medesima paralisi, ogni azione centripeta, trasmessa dall’encefalo, si
propaga in un territorio nervoso più circoscritto, ed agisce per questo fatto
medesimo più efficacemente su questo territorio eccito-motore.
Nel
1880 Prospero Despine nella sua pubblicazione: Etude scientifique sur le
somnambulisme, disse esistere una attività cerebrale automatica, che si
manifesta senza il concorso dell’Io; poiché tutti i centri nervosi
possiedono, per le leggi che regolano la loro attività, un potere intelligente,
senza alcun Io, senza personalità. Le facoltà psichiche possono, in
certi stati cerebrali patologici, manifestarsi nell’assenza dell’Io,
dello spirito, della coscienza, e produrre atti simili a quelli che normalmente
sono manifestati per l’iniziativa dell'Io. Questa è l’attività cerebrale
incosciente. Nello stato normale queste due attività sono intimamente collegate
fra loro, non formano che una cosa sola, e si manifestano sempre unite. In
certi casi nervosi patologici possono separarsi ed agire isolatamente. Il
sonnambulismo è caratterizzato, fisiologicamente, dall’esercizio dell’attività
automatica sola del cervello, durante la paralisi della sua attività cosciente.
L’ignoranza, da parte del sonnambulo, di tutto ciò che egli fa in sonnambulismo
non viene dunque dall’oblio, ma dalla non partecipazione dell’Io ai suoi
atti.
Espinas,
professore alla Facoltà di Lettere a Bordeaux, sviluppa le sue vedute
psicologiche, ammettendo nelle isteriche uno stato di equilibrio instabile del
sistema nervoso ed un pronto spostamento consecutivo dei centri superiori,
sotto l’azione di sensazioni prolungate o deprimenti.[64]
Nel
1881 Baréty aveva esposto alla Società di Biologia la sua teoria della Forza
nervosa radiante. Egli dice che questa forza non ancora studiata, e che ha
le stesse proprietà delle forze della natura, sarebbe, come queste, una
trasformazione del movimento, si trasmetterebbe per mezzo delle ondulazioni
dell’etere, esisterebbe nel sistema nervoso allo stato dinamico e statico, e potrebbe
in alcune persone diventare isolato, in una parola, radiante. Questa
forza nervosa radiante sarebbe, secondo Baréty, lo stesso fluido di Mesmer, che
questi aveva conosciuto soltanto empiricamente. Questo fluido si emette per
mezzo degli occhi, delle dita, del soffio: esso si propaga in linea retta, si
riflette su di una superficie liscia, secondo le leggi fisiche, attraversa i
corpi opachi e massicci, avrebbe insomma delle proprietà analoghe alla luce e
all’elettricità, e possederebbe la proprietà di tutte quelle forze studiate in
fisica.
Questa
teoria dell’ondulazionismo, esposta dal prof. Baréty, non era nuova; perché nel
1851 erano già noti sul proposito alcuni studi, fra cui quelli di Grove,
Sommerville, di Helmoltz, ed era stata studiata anche dal prof. Dal Pozzo, che
fin d’allora aveva compresa l’importanza del moto ondulatorio nella spiegazione
dei fenomeni naturali: moto, egli dice, che è l’unico mezzo di relazione fra i
corpi dell’Universo.
Il
prof. Dal Pozzo, convinto dell’intima correlazione tra i fenomeni fisici ed i
fisiologici, ne aveva iniziata la spiegazione scientifica nelle sue Idee
teoriche; la quale oggi, egli dice, si completa, assumendo come certezza
che la volontà, mediante i fatti fisiologici operati nel proprio organismo, fa
ondulare il mezzo ambiente in corrispondenza di ciascuna vibrazione del proprio
sistema neuro-encefalico.
Queste
radiazioni che egli chiama umane, eserciterebbero un’azione nello spazio
e nel tempo, e scrive un lungo e dotto capitolo intorno a queste radiazioni[65] che
noi riassumeremo brevemente.
Egli
cerca anzitutto dimostrare: 1° come ogni passione psichica ha per parallelo un
fatto fisiologico; 2° come ogni eccitazione psichica determina un fatto
fisiologico, e questo alla sua volta promuove una reazione fisica; 3° come
l’eccitazione §112 dell’organismo proviene dal mezzo ambiente e la reazione
avviene nel mezzo ambiente stesso.
Le
due prime proposizioni vanno da loro: la terza soltanto è spiegata colla teoria
della radiazione, di cui l’attore è profondamente persuaso. Egli dice che il
pensiero può propagarsi ad un altro individuo per mezzo di vibrazioni, le quali
eccitano il mezzo ambiente, specialmente se le due persone si trovano in
contatto: fanno parte del mezzo ambiente l’aria, i mobili, le persone; ed una
reazione fisica operata dal fatto fisiologico è un’ondulazione prodotta nel
mezzo. Il fatto fisiologico è costituito dalla radiazione, o moto
vibratorio nerveo, che dal sensorio centrale si propaga fino alle cellule
periferiche, e da queste passa nel mezzo ambiente; allo stesso modo come
un’eccitazione esterna, operata sull’estremo periferico di un nervo, si propaga
fino all’estremo centrale.
Esisterebbe
così un’atmosfera vitale, non però nel senso fluidistico di Mesmer:
questa consisterebbe nell’armonia o concordanza del sistema nerveo periferico
dell’individuo col mezzo ambiente.
Egli
spiega tutto colla teoria dinamica, per cui qualunque atto o moto
dell'organismo sociale ed umano determina un moto di natura vibrante in tutto
l’intero organismo; onde tutta l’atmosfera propria dell’individuo viene
similmente modificata.
Siffatta
modificazione si propaga per ondulazione nel mezzo ambiente; e siccome
l'ondulazione di un mezzo non è luce, nè suono, né calore, né elettricismo,
così l’ondulazione del mezzo, prodotta dalle vibrazioni di forma vitale, non
sarà una funzione vitale né ondulazione fisiologica. Ma questa onda del mezzo,
avvenendosi in un corpo, le cui particelle siano atte a vibrare sincrone con la
detta onda, si cambia in quel corpo in oscillazione, e così in esso corpo si
riproducono i fatti originari, da cui quell’onda era derivata. Così un corpo
diviene sorgente di luce, di suono; e così lo diviene di fatti fisiologici,
quando l’onda abbia avuto origine da un fatto fisiologico.
I
fenomeni ipnotici, eccitati mediante la fissità del bulbo oculare, dipendono da
modificazioni che avvengono puramente nel sistema nerveo dell’ipnotizzato: vale
a dire indipendentemente da alcuna eccitazione dello esterno. Ma se si opera
presentando al soggetto la magnete, un metallo, o facendo risuonare un tam-tam,
un diapason, allora si premette un fatto esterno, che è causa di eccitazioni,
le quali poi danno luogo a modificazioni nel soggetto.
I
segni esterni dell’ipnotizzatore farebbero le veci della magnete, del suono ecc.
Ora,
siccome il soggetto sarebbe in tal modo sensibile alle radiazioni esterne, che
hanno determinato in esso la fase sonnambolica, così sarà anche accessibile
alle altre radiazioni umane, ed all’espressione fisica della volontà di altre
persone.
In questo
modo l’autore si spiega come non tutti gl’individui possono mettersi in accordo
col soggetto, tanto da renderlo dipendente dalla loro volontà; e se questa
dipendenza si manifesta prontamente in alcuni sonnambuli, si troverà che
costoro sono stati posti in sonnambulismo dall’azione magnetizzante
dell’operatore. Siccome poi quest’azione è una radiazione vitale, così il
sistema nerveo volitivo del soggetto si è mostrato adatto a rispondere per
influenza a tutte le vibrazioni, che l’atto volitivo ha prodotte nell’organismo
sensoriale dell’operatore: quindi, producendosi eguali modificazioni, eguali
forme di vibrazioni in quello del sonnambulo, alla loro volta succedono poi le
stesse sensazioni e relativi processi intellettuali e morali. §114
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