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VI.
Se
l’ipnotismo o il magnetismo sono vecchi quanto la storia, non farà meraviglia
se nella medesima storia troviamo dei casi di autoipnotizzazione.
Se il
lettore avrà la pazienza, che abbiamo avuto noi, di leggere il prezioso libro
di Celio Rodigino, troverà registrati due di questi casi, che l’autore riporta
da Avicenna. "Avicenna scrive, dice Celio Rodigino, che un tale, quando
voleva, paralizzava il suo corpo, e non era offeso dagli animali nocivi se non
quando ve li costrigeva.
"Si
narra di un prete, chiamato Restituto, dotato di una virtù naturale
sorprendente. Sempre che gli piaceva, e ne veniva di frequente pregato,
rimaneva privo di sensi, e giaceva siccome morto, talché non solo non avvertiva
il vellicamento e le punture, ma neanche un breve contatto con il fuoco, se non
quando era vulnerato. Come persona morta non aveva più anelito, e solamente,
come gli riferiva, se altri parlava ad alta voce, sentiva come se la voce
venisse da lontano.[54]
Erodoto
mentova Aristea, filosofo, la cui anima abbandonava talvolta il corpo, e dopo
aver vagato per gli sconfinati spazi, vi ritornava arricchito di nuove
conoscenze.
Plinio[55]
parla di Carlomenio Armonio, al cui anima, uscendo dal corpo, andava vagando ed
apprendeva molte meravigliose novità sui siti lontani. Suida narra di
Epimenide, il profeta di Creta, che a sua voglia staccava la propria anima e la
ricongiungeva al corpo.
Saxo
Grammatico, Olao Magno ed altri geografi del Nord affermavano i Lapponi
conoscere l’arte di immergersi nell’estasi. Allorché presso di loro un
forestiero desiderava notizie di sua famiglia, si indirizzava a taluni
individui, i quali dopo certe cerimonie restavano insensibili ed immobili. In capo a 24 ore si destavano,
e fornivano le nuove nei minimi dettagli.
Il
dottor Déspine aveva una sonnambula, la quale poteva da sé stessa farsi
estatica. Ella si adagiava sul dorso, incrociava le braccia al petto, e dopo
pochi minuti perdeva i sensi.
Anche
nella vita ordinaria vediamo che una persona insonne, fissando l’occhio su di
un punto della parete, ovvero l’attenzione su un’idea, stancandosi l’occhio e
la mente, si addormenta. A maggior ragione questo fatto avviene in coloro che
sono stati altre volte sottoposti alle pratiche ipnotiche, per cui, fissando
volontariamente un punto qualsiasi, possono ipnotizzarsi a volontà; di modo
che, secondo Richet, l’attenzione si stancherebbe e con essa la propria
verrebbe colpita. Questa relazione collegherebbe il sonnambulismo col sonno
fisiologico.
Altri
sono caduti nel sonno ipnotico col semplice mirarsi in uno specchio. Bouchut
osservò una giovane che rimaneva involontariamente ipnotizzata, quando con
attenzione e con lo sguardo fisso lavorava intorno a delle bottoniere.
Conosciamo
tutti come, assistendo a spettacoli d’ipnotismo, vi sono individui, che sono presi dal sonno ipnotico
involontariamente, solo perché molto sensibili ed impressionabili.
Il
prof. Lombroso cita parecchi fatti di questa natura, occorsi dietro gli
esperimenti di fascinazione di Donato - Lesc… ricadeva senza la propria volontà
in sonnambulismo, nel mirare oggetti lucidi - R..., studente di matematica, si
ipnotizzava ogni volta che fissava il compasso.
A
Milano, un tenente, fissando il lume di una carrozza, ne restò ipnotizzato così
da seguirla come un lacchè.
Non è
necessario diffonderci più oltre intorno all’autoipnosi volontaria ed
involontaria. Piuttosto merita la nostra attenzione un argomento molto più
importante, che riguarda una forma non comune dell’ipnotismo, di origine
autonoma, spontanea, senza essere determinata da alcuna ragione esterna, come
la precedente. Questa forma è stata considerata come un fatto morboso, e col
nome di Morbo ipnotico distinta.
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