|
V.
Si
parla di rapporti che si stabiliscono fra l’ipnotizzato e l’ipnotizzatore, per
cui questi due si mettono in relazione. Il Beaunis[52]vi
consacra un apposito capitolo per dimostrare questo fatto, e si poggia a
preferenza sull’autorità del Liébault, che, come il generale Noizet ed A.
Bertand, ritiene che il soggetto resta in rapporto con l’ipnotizzatore, perché
si addormenta pensando a lui.
Non è
raro vedere un soggetto in ipnotismo, che non risponde alle domande, alle
suggestioni di altri, che non resta nelle posizioni e negli atteggiamenti, che
da altri vengono dati al suo corpo, ed obbedisce soltanto a colui che ha
ipnotizzato. Né ciò farà grande meraviglia, quando consideriamo che vi sono dei
soggetti, i quali cadono nel sonno ipnotico soltanto allorché sono addormentati
da colui, che agì su di loro per la prima volta o per molte esperienze
consecutive.
Beaumis
crede che questo rapporto si stabilisca non solo per mezzo dell’udito, ma per
tutte le altre specie di sensazioni. Così, se l’operatore prende la mano del
soggetto con tutte le precauzioni possibili per non far rivelare la sua
presenza, il soggetto riconosce immediatamente che la mano appartiene
all’ipnotizzatore, ed obbedisce alle attitudini ed ai movimenti, che questi
imprime agli arti senza §93 dire una sola parola. Un altro individuo, che non
sia in rapporto col soggetto, non può ottenere gli stessi effetti.
Il
Liébault dice anche di più, che cioè il sonnambulo in comunicazione col suo
ipnotizzatore sembra che non senta la dimanda che gli vien rivolta da una terza
persona: bisogna che egli sia direttamente interpellato da lui. "Io,
scrive Beaunis[53], ho
potuto constatare più volte questo fatto, senza poter affermare che sia
costante."
A.
Bertrand rassomiglia questo rapporto a quello che avviene nel sonno ordinario.
"Una madre, che si addormenta presso la culla di suo figlio, anche durante
il sonno, non cessa di vegliare su di lui; ma essa non veglia che per lui, ed,
insensibile a suoni molto più forti, si sveglia al minimo grido, che esce dalla
bocca del suo bambino."
Liébault.
Carpenter, Beaunis ritengono che l’immaginazione del soggetto farebbe tutte le
spese di questo rapporto, e così non vi sarebbe alcuna relazione speciale,
fisica o fisiologica fra ipnotizzatore ed ipnotizzato. Così Liébault crede che
ciò dipenda dalla concentrazione dell’attenzione del soggetto su colui che
l’ipnotizza: egli osserva nel suo spirito l’idea di chi l’addormenta, e mette
la sua attenzione accumulata al servizio di questa idea. Analogamente Carpenter
pensa che il soggetto è posseduto dalla convinzione preconcetta, che una
individualità particolare è destinata ad esercitare su di lui un’influenza
speciale.
Che
possa avvenire tutto ciò è possibilissimo, ma non è certo un fatto ordinario.
Nei soggetti da noi osservati abbiamo sempre osservato il caso opposto.
Del
resto, pare che alcuni operatori acquistino alle volte un’influenza così esclusiva sugli
ipnotizzati, che questi ubbidiscono soltanto ai loro comandi.
|