L'IPNOTISMO E GLI STATI AFFINI

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IV.

Ogni operatore ha il suo metodo per ottenere il sonno ipnotico, il quale, ottenuto, non si presenta colle stesse manifestazioni in tutti gl’individui. Il prof. Charcot ne fa una divisione, distinguendo il grande e piccolo ipnotismo.[51]

Nel grande ipnotismo egli distingue tre periodi tipici, ed ognuno con caratteri psichici e somatici ben determinati.

Il 1° è il periodo letargico, in cui vi è risoluzione completa delle membra, sonno talmente profondo che il soggetto non risponde, se chiamato. Questo è il carattere psichico. Il somatico poi è costituito dalla ipereccitabilità neuro-muscolare.

Da questo si passa al 2° stadio, il catalettico, aprendo gli occhi al paziente, e presenta i caratteri opposti al precedente. Qui l’ipereccitabilità neuro-muscolare è scomparsa, le membra ed il corpo restano in quella posizione che loro vien data, tal che sembra di vedere una statua: l’inerzia mentale è completa.

Il 3° periodo è il sonnambolico, in cui si passa dal catalettico, facendo con la mano una leggiera pressione sulla testa dell’individuo, che ci fa conoscere il suo passaggio dall’uno all’altro stato con una specie di lamento accompagnato da un sospiro, o da qualche movimento del petto e delle spalle. Da quanto appare, questo stato deve essere penoso. Qui i caratteri somatici sono di grande importanza: il polso si accelera, i riflessi non sono esagerati, manca l’eccitabilità neuro-muscolare del periodo letargico; vi è però una ipereccitabilità della pelle, per cui un semplice soffio, un leggiero sfregamento la fa irrigidire, producendo la così detta falsa catalessia.

Questi sono i periodi ed i caratteri stabiliti da Charcot pel grande ipnotismo.

Dobbiamo poi classificare sotto il titolo di piccolo ipnotismo quei casi in cui non si hanno i tre periodi caratteristici detti sopra, e ciò sembra essere il fatto più comune, stando ad una statistica del Liébault, il quale fa notare che sopra 2,534 individui, sottoposti all'ipnotizzazione, soltanto 385 sono passati nello stato sonnambolico, cioè il 15,19%.

Alcuni presentano soltanto sonnolenza, torpore, pesantezza degli occhi, che spariscono dopo poco tempo.

Altri  hanno soltanto le palpebre chiuse, senza sonnolenza, ma non hanno la forza di aprirle; possono però discorrere. Secondo Bernheim forse questa forma di ipnotismo è più frequente nella donna.

Ad un grado più elevato, il soggetto ha le palpebre chiuse, risoluzione delle membra, comprende tutto, ma la sua volontà è schiava di quella dell’operatore. Questo stato, dice Bernheim, è caratterizzato dalla catalessia suggestiva - "Io sollevo le due braccia, le due gambe, le mantengo per qualche tempo in aria; se rimangono, io dico al soggetto: le vostre braccia, le vostre gambe restano sollevate in aria. Allora egli le mantiene ora flessibili, facili ad abbassarsi, ora rigide e difficili a deprimere. Il cervello realizza la suggestione con maggiore o minore contrazione o contrattura. Io chiudo la mano del soggetto e dico: voi non potete aprirla. La mano resta flessa in contrattura".

Queste forme variano immensamente, ed è impossibile riferirle qui tutte: a noi basta averne cennata alcuna. §91.

Se il sonno è leggiero si può passare allo stato di veglia spontaneamente, ed in questi casi per prolungare il sonno è necessario che lo sperimentatore suggerisca spesso di dormire. Questo succede per le prime volte; ma bentosto si acquista l’abitudine a dormire, e si può rimanere in tale stato per moltissime ore, se non si viene destati.

Bernheim per svegliare i suoi soggetti procede per suggestione, ingiungendo loro di svegliarsi; e, se non vi riesce, soffia loro semplicemente negli occhi perché si destino.

Taluni svegliatisi continuano a mostrarsi sonnolenti, e dice lo stesso autore che basta passar le mani più volte trasversalmente, in modo da agitar l’aria innanzi agli occhi, per far cessare tale stato.

Altri si lamentano di vertigini, cefalalgia ottusa ecc., e per prevenire a queste diverse sensazioni è utile dire al soggetto, prima di svegliarsi, che starà bene, che non avvertirà nessuna sofferenza, perché al destarsi non si lamenti di nulla.

Nel capitolo seguente, quando parleremo particolarmente dei tre periodi dell'ipnotismo, vedremo con quali mezzi speciali si può far passare il soggetto da uno di quei tre periodi allo stato di veglia. Per ora, in tesi generale, possiamo stabilire che nell’ipnotismo l'agente che fa, disfà: il che in altri termini  vuol dire che lo stesso mezzo, che ha determinato una delle fasi ipnotiche, ripetuto, la farà cessare.

Se infatti facciamo cadere un individuo nel sonno ipnotico con l’accostargli un orologio all’orecchio, lo stesso mezzo basterà per destarlo. Se con l’azione della luce abbiamo prodotta una catalessia, la stessa luce lo farà risvegliare. Se abbiamo ottenuto il sonnambulismo colla frizione o pressione, lo stesso mezzo sarà capace di farlo passare allo stato di veglia. Abbiamo provocato la letargia colla pressione dei globi oculari? Colla medesima pressione egli si desterà.

Il mezzo più comune, in verità, e che è usato generalmente dagli sperimentatori e da tutti i magnetizzatori, è quello di soffiare sul viso e sui globi oculari; ma ciò non toglie che una stessa eccitazione sia capace di produrre effetti opposti, distruggendo per propria azione quello che aveva prodotto anteriormente.

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