L'IPNOTISMO E GLI STATI AFFINI

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II.

Abbiamo superficialmentte accennato ai mezzi che Mesmer adoperava per ottenere i suoi effetti magnetici, e che Déleuze semplificò, abbandonando le verghe magnetiche, le catene, le tinozze mesmeriche e gli alberi magnetizzati di Puységur. Déleuze ridusse a due soli i mezzi da usare, e questi furono la fissazione dello sguardo ed alcune speciali manovre colle mani.

1°  Il metodo che usarono Déleuze ed in seguito tutti gli altri magnetizzatori fino a questi ultimi tempi, è il seguente: Bisogna far sedere il paziente su di una sedia di fronte a noi, ad un piede di distanza. Occorre raccogliersi un momento nella ferma volontà di ottenere effetti magnetici; si prendono quindi le mani del soggetto, in modo che la parte interna dei suoi pollici tocchi l’interna dei nostri, e si fissa lo sguardo su di esso finché si sia stabilito un ugual grado di calore fra i pollici messi a contatto. Si ritirano quindi la mani a destra ed a sinistra con la palma rivolta in fuori, innalzandole all’altezza del corpo, ed indi si posano circa un minuto sulle spalle dell’ammalato; e poi toccando leggermente le braccia, si  conducono lentamente le mani su di esse fino all’estremità delle dita, per cinque o sei volte. In seguito si pongono le mani al di spora della testa per un momento, e poi si abbassano, passandole davanti al viso alla distanza di uno, due pollici fino all’epigastrio, dove bisogna arrestarsi, poggiando i pollici nel cavo dello stomaco e le altre dita sotto le costole: indi si discende lentamente lungo le cosce fino ai piedi.

Questi passi debbono ripetersi fino a che si ottiene l’effetto: durante questa manovra il paziente prova una sensazione di oppressione, di stanchezza, di torpore.

2° Braid prendeva un oggetto brillante fra le tre prime dita della mano sinistra, tenendolo alla distanza di circa quaranta centimetri dagli occhi al di sopra della fronte, in modo che era necessario uno sforzo degli occhi e delle palpebre per fissare l’oggetto. Raccomandava inoltre al paziente di non distrarre la propria attenzione in alcun modo. La pupilla con questo sistema dapprima si contrae, indi si dilata considerevolmente, dopo aver subite alcune oscillazioni, e l’occhio si stanca in seguito al leggiero strabismo superiore e convergente che si produce. Nel tempo stesso si ha lagrimazione, arrossimento degli occhi con disturbi della visione.

Charcot segue lo stesso sistema di Braid, con la sola differenza, che mette l’oggetto brillante fra i due occhi, proprio alla radice del naso.

3°  Altri stringono nelle proprie mani i polsi del soggetto per qualche minuto, indi fanno alcuni movimenti uniformi colle mani stese sulla testa, la fronte, le spalle e principalmente sulle palpebre. Questi passi determinano un’eccitazione della retina ed in seguito il sonno.

4° Un altro mezzo è la chiusura delle palpebre. Si fa sedere l’individuo su di una poltrona e col pollice e l’indice si tengono chiusi gli occhi, premendo leggermente sui globi oculari, mentre si poggia la faccia palmare della stessa mano sulla fronte, per non stancarsi, se il sonno tardi  a sopravvenire. E’ anche utile esercitare una pressione alquanto forte col pollice, od anche colle altre dita, sulla fronte o sul vertice del capo.

5°  Altri, semplificando di più il procedimento, si siedono di fronte al paziente, prendono fra le dita i suoi pollici, ovvero stringono fortemente nelle proprie mani i polsi di quello e lo fissano intensamente negli occhi. A capo di un certo tempo si produce il sonno.

6° Una impressione visiva prolungata, un’impressione sonora sempre dello stesso tono monotono, come p. es quello del diapason, determinano il sonno in alcuni individui già sottoposti altre volte allo esperimento. Stimoli anche più leggieri, come il tic-tac dell’orologio, il grattamento di alcune regioni del corpo, purché siano zone ipnogene, sono capaci di arrecare il sonno. Egualmente la compressione delle ovaia, o l’avvicinare ad  una isterica una forte magnete, può determinare lo stato ipnotico.

7°  Le impressioni troppo forti, come la caduta di un fulmine.

8°  Alcuni mettono come altra causa l’attenzione aspettante, cioè quando un individuo, che è stato più volte ipnotizzato, pensando solo che dovrà esserlo di nuovo, cade spontaneamente nel sonno. Bourneville e Regnard riferiscono che, avendo essi detto  per ischerzo ad un’ammalata che a tre ore di notte l’avrebbero ipnotizzata a distanza, alla detta ora essa si addormentò.

Non crediamo sia necessario stabilire questa nuova causa a parte, potendola benissimo classificare fra quelle di ordine suggestivo.

9°  Hansen fa dapprima fissare lo sguardo sopra un pezzo di vetro sfaccettato e molto risplendente. Dopo questa preparazione egli fa colla mano alcuni movimenti sopra il volto dei soggetti, ma senza toccarlo, e poscia chiude loro, dolcemente toccando la pelle, gli occhi e la bocca, e ciò contemporaneamente al passar della mano sulle guance. Essi non sono più capaci di riaprirli di nuovo. Fatti ancora parecchi movimenti colla mano sulla fronte, i "medi" cadono in uno stato uguale al sonno. In questo stato Hansen li presenta come automi sforniti della volontà, ai quali egli fa assumere a libito le posizioni più strane, ed eseguire le cose più assurde ecc.[48]

10°  La suggestione.

In generale ogni sperimentatore ha il proprio sistema, che varia a seconda dei soggetti. In alcuni di questi basta toccare semplicemente certi punti del corpo, (zone ipnogene) per determinare il sonno. Un giovane, su cui avemmo l’occasione di fare molte esperienze, si addormentava a capo di pochi secondi, allorché si esercitava col dito una semplice pressione sulle vertebre cervicali. Un altro, premendo un punto sulla regione interna del braccio.

Sicché i diversi processi ipnogeni possiamo ridurli ad azioni psichiche - sensoriali - fisiche.

I processi psichici non sarebbero in fondo che delle pure suggestioni. Dite ad un soggetto sensibile che alla tale ora lo ipnotizzerete a distanza, a quell’ora egli si addormenterà. Processo psichico era quello che usava l’abate Faria per determinare il sonno: processo psichico è quello che usa Bernheim, suggerendo al malato che le sue palpebre si chiudono, che non può aprirle, che gli arti si rilasciano, che non sente più; ed allorché con tono imperioso ed energico aggiunge: "dormite", gli occhi si chiudono e l’ammalato dorme. Del resto anche le impressioni morali molto vive ed istantanee producono il medesimo effetto.

Le azioni sensoriali si riferiscono al senso della vista, all’udito, alla sensibilità cutanea.

Fra quelle che agiscono sul senso della vista, aggiungiamo un fascio di luce molto viva di una lampada elettrica.

Fra quelle che agiscono sul senso dell’udito, annoveriamo tutte le vibrazioni sonore forti ed istantanee.

Fra le azioni, che si riferiscono alla sensibilità cutanea, vengono considerate le pressioni che si esercitano sulle zone ipnogene, così chiamate, perché la pressione di esse determina il sonno.

P. Richer nel 1879 faceva notare come la pressione del vertice del capo determina il sonnambulismo. Dumontpallier mostrava che la stessa pressione del vertice, poteva provocare il sonno ipnotico. Queste zone variano molto, e nello stesso individuo se ne  possono trovare in gran numero. Ordinariamente esse hanno un diametro di 4 a 5 centimetri, e raramente possono giungere ad un diametro di 3 decimetri quadrati.

Si sono distinte tre varietà di zone ipnogene:[49]

1° Le zone ipnogene semplici: la cui pressione praticata nei soggetti allo stato di veglia determina invariabilmente , qualunque sia il grado della pressione, una fase sempre la stessa del sonno ipnotico. Questa fase può essere, secondo gli’individui, sia la catalettica, sia la sonnambolica, sia la letargica.

2° Le zone ipnogene ad effetti successivi: la cui pressione dà luogo successivamente a delle fasi sempre più profonde del sonno provocato, a misura che questa pressione diventa più energica.

3° Lezone ipnogene ad effetti incompleti: la cui pressione non produce il sonno allorché gli ammalati son desti, ma può modificare le fasi del sonno ipnotico nei soggetti precedentemente addormentati, e li fa passare, p. es. dallo stato catalettoide allo stato letargico.

Heidenhain ritiene che anche i passi magnetici agiscano determinando sulla pelle delle azioni leggiere, ripetute.

Infine le azioni fisiche si ridurrebbero ad agenti che verrebbero in contatto col corpo, come la magnete, le sostanze metalliche, una debole corrente elettrica ecc.

Però v’è il dubbio che in questo caso non si tratti di un fenomeno del tutto suggestivo.

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