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Capitolo III. Da Braid (1842) al 1886.
Omnia jam
fiunt, fieri quae posse negabant.
Le
magnetisme et le somnambulisme deviendront sous peu une belle et psitive
science phisilogique.
Babinet
( Rev. des Deux Mond.Maggio 1856).
I.
Braid,
chirurgo scozzese, stabilito a Manchester, essendo stato presente alle pratiche
mesmeriche di Lafontaine, pensò che quei risultati ottenuti dai passi magnetici
non fossero effetto del fluido animale ma dipendessero unicamente dalla fissazione
dello sguardo e dall'attenzione.
Sentiamo
come egli si esprime: - Le mie prime esperienze furono compite in vista di
poter provare la falsità della teoria magnetica, la quale pretende che i
fenomeni del sonno provocato siano l’effetto della trasmissione dall’operatore
al soggetto di qualche influenza speciale emanata dal primo nel tempo che egli
esercita dei contatti sul secondo col pollice, lo guarda fissamente, dirige la
punta delle dita verso gli occhi di costui, ed eseguisce dei passi dinanzi a
lui. Mi sembrò chiaramente stabilito, questo punto dopo aver insegnato ai
soggetti di addormentarsi fra loro, fissando uno sguardo attento e sostenuto su
di un’oggetto qualunque inanimato. Gl’individui cadevano così nel sonno fin
dalle prime pruove; in un’occasione alla presenza di ottocento spettatori,
dieci adulti maschi su quattordici, caddero nel sonno in cotal maniera. Tutti
avevano cominciata l’esperienza nel medesimo tempo, gli uni convergendo gli
occhi su di un turacciolo situato sulla fronte, un po’ sporgente innanzi, gli
altri col dirigere lo sguardo su dei punti fissi della sala. A capo di dieci
minuti, le palpebre di dieci di questi soggetti rimasero chiuse
involontariamente. Alcuni avevano conservato la coscienza, altri erano caduti
in catalessia, altri si mostravano insensibili alle punture di spillo, e molti
avevano dimenticato nello svegliarsi tutto ciò che era loro occorso mentre
dormivano. Dippiù tre persone dell’uditorio si addormentarono a mia insaputa,
seguendo lo stesso procedimento, che consisteva nel tenere lo sguardo attaccato
su di un punto della sala.[31]
Un’altra
volta Braid scelse 32 fanciulli, che non sapevano nulla d’ipnotismo, che non ne
avevano sentito neanche parlare, e furono tutti ipnotizzati.
Egli
nel voler dimostrare quindi la falsità delle teorie magnetiche, pervenne ad un
altro risultato più utile, alla scoverta dell’ipnotismo, che dal suo
nome prese il titolo di Braidismo. Colle sue teorie venne a dimostrare
che il fluido magnetico, che i mesmeristi ammettono partire dall’ipnotizzatore,
non esiste, e che l’ipnotismo e di origine puramente subbiettiva, dipendendo
dal sistema nervoso dello stesso soggetto. Così egli, vedendo come la
fissazione dello sguardo sul collo di una bottiglia o di un altro oggetto
luminoso produce il sonno, allo stesso modo dei processi dei mesmeristi,
stabilì che, non il fluido magnetico, ma la concentrazione, dello sguardo e
dell’attenzione, accoppiata all’immobilità assoluta del corpo, erano le cause
del sonno provocato: sicché i passi magnetici, la volontà dell’operatore, il
preteso fluido non c’entravano per nulla nella produzione di questo fenomeno.
Per
la fissazione dello sguardo, diretto un po’ in alto e convergente verso un
oggetto brillante, che Braid teneva nella mano sinistra alla distanza di 25 a 45
centimetri, ad un livello superiore alla fronte, a lungo andare si determinava
la stanchezza degli elevatori delle
palpebre superiori, che, insieme alla concentrazione dell’attenzione su un’idea
unica, produceva il sonno. In seguito alla convergenza degli occhi, le pupille
da prima si contraggono, indi si dilatano.
Colla
fissazione dello sguardo il soggetto può cadere nel sonno da sé stesso, senza
che agisca su di lui alcuna influenza esterna, concentrando solamente la
propria attenzione sopra quel punto, e senza distrarsi.
La
volontà dell’operatore non ha alcuna influenza su di lui, se non viene espressa
con la viva parola o col gesto, per mezzo del quale si possono risvegliare nel
soggetto sentimenti diversi, a seconda dei diversi atteggiamenti che si son
dati al corpo.
Braid
applicò l’ipnotismo alla cura di certe malattie, ritenendolo un rimedio molto
importante e senza pericolo, se bene adoperato. Egli con quel mezzo curava
nevralgie, spasmi tonici, reumatismi, il tetano ecc. Egli curava le malattie croniche
degli occhi, provocando il sonno ipnotico, e soffiando sugli occhi di tanto in
tanto per non farli cadere in torpore, e ciò per 6 a 12 minuti. Braid afferma
che la miglioria della vista ottenuta nell’inferma, che egli curava, fu
permanente, e che nello stesso tempo cessarono i dolori al petto, l’innsonnio,
i disturbi digestivi ecc. Ottenne con l’ipnotismo la cura della sordità, quando
questa non dipendeva da causa organica distruttiva. Un individuo, che da nove
anni aveva perduto il senso dell’olfatto, lo riacquistò alla seconda seduta. Il
metodo da lui adoperato in questo caso fu di tenere per un certo tempo
ipnotizzato l’infermo, con gli arti distesi, mentre a brevi intervalli faceva
passare sulle sue narici una corrente d’aria. Coll’ipnotismo curava il tic
doloroso, le paralisi, le contratture. Nell’epilessia Braid se ne giovò
egualmente, ma però egli riconosce, come vi siano alcune varietà di questa
affezione, sulle quali l’ipnotismo non ha alcuna azione.
Braid
era entusiasta dell’ipnosi, e la segnalò come mezzo anestetico nelle operazioni
chirurgiche: egli infatti parla di estrazioni di denti senza provar dolore.
Non
crediamo necessario diffonderci ancora sulle cure predicate da Braid. Molte di
esse lasciano, invero, qualche dubbio nel lettore, perché certe diagnosi son
determinate vagamente e con poca esattezza; ma in fondo non si possono negare
tanti risultati terapeutici ottenuti da Braid, e che si verificarono ogni
giorno in soggetti sottoposti all’ipnosi.
Naturalmente
in tutti i casi di sorprendenti guarigioni non dovea trattarsi di lesione
organica, ma di disturbi soltanto dinamici, per cui l’ipnosi, inducendo alcune
modificazioni nei centri nervosi, provocava la guarigione, od almeno un
miglioramento di quelle nevralgie, della sordità, del tic doloroso,
delle paralisi, contratture, anestesie ecc., che erano ordinariamente di
origine isterica.
Il
sistema usato da Braid per provocare l’ipnotismo, quello cioè di fissare
intensamente un punto collo sguardo, non era affatto nuovo, come abbiamo visto
nel 1° capitolo, parlando dei monaci del monte Athos, dei djogmi
indiani, e degli egiziani.
I
principi esposti da Braid formano le basi su cui oggi si fonda tutta l’attuale
teoria dell’ipnotismo. Fu egli che fece notare come non tutti quelli che cadono
nel sonno, provocato con tali mezzi, presentavano un identico stato, ma che
questo può variare fra i diversi individui, dal sonno più leggiero al coma più
profondo; ed in queste diverse gradazioni di sonno lo stato di coscienza varia
fino alla perdita completa di essa e della volontà, con l’oblio allo stato di
veglia di quanto si è operato durante il sonno. Braid osservò anche lo stato
letargico con risoluzione totale dei muscoli, e lo stato catalettico; anzi notò
che una corrente d'aria, diretta sul viso dell’ipnotizzato, può determinare il
passaggio da uno stato all’altro, e che lo stesso mezzo impiegato di nuovo è
atto a farlo destare. Quest’azione d’una corrente d'aria, diretta sul viso
dell’ipnotizzato, capace di farlo passare da uno stato all’altro, ha destata
sempre la meraviglia di Braid, che non ha saputo mai darsene una spiegazione.
Egli
studiò anche le suggestioni che possono farsi nella fase ipnotica, e dice che
si può agire su questi pazienti al modo stesso che sopra un istrumento di
musica, per cui si può fare ad essi ritenere per reali i sogni della loro
immaginazione. Studiò egualmente l’effetto delle suggestioni allo stato di
veglia.
In un
solo punto le sue teorie sono state attaccate, ed è riguardo alle esperienze
relative al freno-ipnotismo: egli, poggiandosi sul sistema frenologico di Gall,
pretendeva che, durante l’ipnotismo, si potesse determinare lo sviluppo di
alcune facoltà speciali con l'eccitazione di certe protuberanze del cranio.
Però
nel 1860, in una sua ultima memoria all’Accademia delle Scienze, passò sotto
silenzio questo punto delle sue esperienze, dicendo soltanto, che i risultati
ottenuti non toglievano né provavano l’organologia frenologica.
Braid
pubblicò molti lavori sulle sue osservazioni, in cui dà pruova di grande sapere
e di un raro genio di osservazione; i suoi scritti principali sono: Neurypnology,
pubblicato nel 1843 - Observation on trance, che videro la luce nel
1845 - Witcheraft, ipnotism, electrobiology (1852).
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