L'IPNOTISMO E GLI STATI AFFINI

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VI.

Se vi erano gli indifferenti e gli entusiasti, vi era anche una maggioranza ignorante e superstiziosa, che ravvisava negli effetti magnetici, nelle crisi convulsionarie, negli attacchi istero-epilettici l'opera del demonio.

- Si vuol sapere, dice Gauthier[22], qual'era la natura delle malattie diaboliche? Eccone un esempio: Un giovine si lamentava di un gran male di testa da quindici giorni; aveva una febbre lenta, provava una grande prostrazione della persona, ed a stento poteva camminare: quasi ogni giorno aveva epistassi. Il padre Brognoli riscontrò in quel giovane non solo una grave malattia, ma anche il demonio: < Appena ho imposte le mie mani sulla sua testa, egli dice, ordinai al demonio di ritirarsi, questi se ne usci per l'orecchio destro del giovine, il quale intese come una specie di fischio al momento che questo demonio prese la fuga, allora il giovine ricuperò una perfetta salute.>

Sammarino ( l.p. Sacerdotalis tract. de exorcismo, c.3), parlando dei segni con cui si conosce un individuo esser demoniaco, dice: < Aliqui daemoniaci habent oculos terriibiles; et daemones membra eorum et corpus destruunt miserabiliter et interficiunt, nisi cito eis subveniatur. Aliqui fingunt se esse fatuos et semper augentur. Sed discoperiuntur et cognoscuntur, si nolunt dicere psalmum Miserere mei Deus, et Qui habitat, aut Evangel. Sanct. Joan. In principio erat verbum, et similia sancta. Est etiam malum signum quando lonquutur sermonem alienum a patria sua, si non fuerunt extra patriam, et quando personae illiteratae idiotae loquuntur liberaliter et congrueter, aut etiam musicaliter; aut quando dicunt aliquid, quod ipsae nunquam dicere scivissent....Potissimum autem cognoscitur quis esset daemoniacus, si quando legentur exorcismi conturbantur: et hoc signum et paesentis diaboli>.

Ma se il volgo credeva alla invasione diabolica, la gente sennata, i dotti, i medici non partecipavano tutti a questi pregiudizi, ma cercavano d'indagare e darsi la spiegazione di quei fenomeni naturali.

Lebrun p. es. racconta di una giovane che pretendeva essere assediata dal demonio, che veniva a trovarla di notte, e tutti l'affermavano; ma un medico, che l'osservò, vide che il diavolo non c’entrava nulla, e che la giovane era epilettica e i suoi accessi erano notturni.

- Il timore del diavolo, dice  Berillon[23], bastava a quest'epoca per indurre nei cervelli una perturbazione tale, che un grande numero di persone presentavano il fenomeno straordinario della coesistenza, nello stesso individuo, di due stati psichici opposti".

Quando non vi erano molti ossessi, riferisce Gauthier, se ne creavano: così vi fu un momento in cui gli esorcizzatori, non trovando ad esercitare il loro ufficio, cercarono di pagar delle giovani di cattiva vita per farne delle indemoniate; ma, allorché queste povere giovani furono condannate ad esser frustate, confessarono tutto l'inganno.

In Francia pare che questi indemoniati siano stati in gran numero, tanto che, scrive Ch. Richet, nel 1600 vi erano circa trecentomila streghe e stregoni.

Si descrivevano i costumi, i desideri e le abitudini del diavolo, in qual modo invadeva il corpo dell'infermo, e di quali formole occorreva far uso per cacciarlo.

Streghe e stregoni cadevano in letargo, in catalessia, in sonnambulismo. Gl'indemoniati, che altro non erano che convulsionari, acquistavano aspetti strani, e forse per tal ragione il popolo credeva che quegli infelici fossero posseduti dal diavolo.

Fig I.

Nè le streghe mancarono in Italia: anzi la città di Benevento si rese celebre per tale credenza. Si diceva che le streghe di notte  si dessero dei convegni fuori la città sotto un albero di noce, per cui tuttora si parla di della celebre noce di Benevento, della quale scrittori molto antichi si sono occupati.

Per la stessa ragione fu rinomato in Germagna il monte Blokberg. Al tempo dell'Imperatore Giuseppe II  tre streghe erano rinchiuse nel carcere di Vienna. Vi fu chi avvertì l’imperatore della falsa confessione, cioè dell'inganno di quelle miserabili, per cui Giuseppe II ordinò che per alquante notti le guardie a vista le osservassero sempre. Una mattina quelle confessarono che nella notte precedente erano tutte corporalmente intervenute alla diabolica adunanza; ma le guardie che le avevano in consegna attestarono al contrario di averle per tutta la notte osservate che dormivano per terra. Erano costoro delle allucinate, che in preda alle loro allucinazioni credevano di assistere a conventicole diaboliche.

Raffello dipinse a Giulio dei Medici una tela, sulla quale figurò uno di questi indemoniati e Cristo trasfigurato nel monte Tabor: - Dove si vede condotto un giovanetto spiritato, accorchè Cristo disceso dal monte lo liberi; il quale giovanetto, mentre con attitudine scontorta si protende gridando e stralunando gli occhi, mostra il suo patire dentro nella carne, nelle vene e nei polsi contaminati dalla malignità dello spirito, e con pallida incarnazione fa quel gesto forzato e pauroso.[24]

Una classe di gente, detta esorcisti, diceva d'avere il privilegio di scacciare il diavolo dal corpo umano. Avevano delle pratiche e delle formole per ottener tale risultato; ma in fondo non agivano sugli indemoniati altrimenti che come le suggestioni sui soggetti sensibili. Infatti una certa Marta Boissier, che pretendeva d'essere posseduta dal diavolo, fu chiamata dal vescovo di Anversa per essere esorcizzata. Costui comandò che gli fosse recato il libro degli esorcismi, ed in luogo di scongiurare il diavolo, si mise a recitare alcuni versi dell’Eneide, e pure la donna cadde egualmente in convulsioni. Erano frequenti a quei giorni vere epidemie di demonopatie, che si svilupparono negli ospedali, nei monasteri, in alcuni paesi.

Nel 1566, racconta Van-Dale, più di sessanta fanciulli dell'ospedale di Amsterdam furono attaccati dallo spirito maligno a tal punto che si arrampicavano come i gatti sui muri e sui tetti, ed oltre ciò sapevano dar conto di ciò che accadeva lontano da loro, e svelarono cose segrete al pretore.

Coullerre riferisce come nel 1673 una epidemia simile si sviluppò nell'ospizio dei trovatelli di Hoorn. Fra gli altri fenomeni che furono osservati, si videro dei fanciulli diventar così rigidi che si poteva benissimo prenderli per la testa e i piedi, senza che si fossero smossi da quella rigidezza, rimanendo in tale stato per più ore.

Né meno celebri divennero le monache Orsoline di Laudun. Alcune di esse, avendo saputo che correva voce come degli spiriti in altri tempi si erano mostrati in quella casa, presero occasione dalla morte del loro direttore per alzarsi di notte e far rumore sui granai, entrare nelle stanze delle loro pensionate, levar loro le vesti  e spaventare in tal modo il convento e le compagne. Il nuovo direttore, non per questo cercò di rassicurare le altre monache impaurite contro gli spiriti, anzi parlò loro del diavolo in modo da influire sulla loro immaginazione. Allora esse caddero in convulsioni, si contorcevano, prendevano pose singolari, e dal loro stesso direttore furono esposte alla curiosità del pubblico. Nei loro assopimenti, dice un istorico del tempo, esse diventavano pieghevoli e maneggevoli, come una lamina di piombo, da poter piegare il loro corpo in tutti i sensi, in avanti, in dietro, sui fianchi fino a che la testa toccava la terra, e restavano nella posizione, in cui le si poneva, fino a che non si cambiava il loro atteggiamento. Durante l’esorcismo della priora, il padre Elisée le fece una tale estensione delle gambe in senso trasversale, che essa toccava la terra col perineo.

Bosroger riferisce che, nell’epidemia nevropatica delle monache di S. Elisabetta di Louvier, molte di esse restavano immobili per un'ora nelle più strane posizioni. Una di esse fu trovata spesso piegata in arco perfetto, la testa contro i piedi e il ventre elevato ad arco. Un'altra rimaneva per qualche tempo appoggiata soltanto sul tallone destro, col corpo violentemente ripiegato indietro, la testa contro il tallone, a due dita dal suolo, le braccia rigidamente tese con tutta la loro forza, il piede sinistro in aria.

Si notò  in esse una grande esaltazione dei sensi, tanto da udire parole pronunziate a bassa voce, a distanze molto considerevoli, ed una di esse rispondeva in latino innanzi al luogotenente civile, senza che l'avesse mai studiato.

I riferiti fatti di Laudun si ripeterono anche in altri siti, e in quest'epoca gli esorcizzatori si moltiplicarono senza fine, tanto che il cardinale Richelieu, che dapprima li incoraggiava, compresane l’impostura, fece sopprimere dal re la pensione di 4000 franchi, che loro veniva data. Così ebbero fine in Francia indemoniati ed esorcisti, essendo venuta meno la fonte, che li sosteneva.

Anche le monache di Auxonne parlavano in latino, senza conoscere la lingua; anzi, per quanto si dice, leggevano nel pensiero altrui, ed obbedivano ai comandi che mentalmente davano gli esorcizzatori. Il vescovo di Chalons, avendo ordinato mentalmente a Dionigia Parisot di recarsi da lui per essere esorcizzata, vi andò immediatamente, quantunque abitasse in un quartiere molto lontano. Costei presentava un tale grado di anestesia che egli potè introdurre una spilla sotto la radice dell’unghia, senza che avvertisse dolore. Parimente comandò nel suo pensiero a suora Borthon, nel momento che le sue agitazioni erano più forti, di venire a prostrasi davanti al SS. Sacramento, ed al momento stesso obbedì precipitosamente.

Le monache di Auxonne ed altri indemoniati cadevano in sonnambulismo dietro l'ordine degli esorcisti; come in eguali accessi cadevano gl'invasi di Bayeux (1732) alla vista di un oggetto sacro, al sapore dell’acqua benedetta, o allorché vedevano i gesti che faceva il prete al momento della consacrazione.

Tanto presso le Orsoline di Laudun, che presso le monache di Auxonne, bastò che una sola fosse presa da quelle crisi convulsionarie perché le altre ne fossero egualmente attaccate, e ciò fu chiamato sincope per imitazione: le quali sincopi non erano altro che uno stato ipnotico, che si sviluppava spontaneamente in una prima giovane, e che man mano guadagnava le altre per suggestione ed imitazione.

Già da lungo tempo illustri scienziati studiano queste singolari affezioni neuropatiche, che passavano una volta per malattie sovrannaturali. Grazie ai loro lavori, dice il Dott.. Gabriele Legué,[25] all'impulso e alla direzione che essi hanno dato alle ricerche contemporanee, Satana, l'essere immaginario, è completamente scomparso: il posto appartiene senza contestazione ad una realtà scientifica. le isteriche, come tutte le altre ammalate, dipendono dal medico, non più dal prete o dal monaco esorcista; e la missione del medico non si limita soltanto a trattarle con attenzione, ma egli ha il dovere di difenderle, giacché queste disgraziate non sono responsabili dei loro atti. Ai tempi in cui viviamo più che mai si realizzano queste gravi e profetiche parole, che Paracelso, dall'alto della sua cattedra di Balé osava lanciare come una disfida all'ignoranza ed alla superstizione del suo secolo: - Prima della fine del mondo, gran numero di effetti soprannaturali si spiegheranno per mezzo di cause del tutto fisiche".

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