L'IPNOTISMO E GLI STATI AFFINI

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V.

Dopo la venuta di Cristo scrittori insigni si sono occupati di questi fatti. Nel 1460 Marsiglio Ficino  conosceva il magnetismo, perché in una sua opera[20]dice che lo spirito preso da violenti desideri può agire non solo sul proprio corpo, ma anche su di un corpo vicino, specialmente se questo è uniforme per sua natura e più debole. Ed oltre a ciò che se un vapore od uno spirito, lanciato dai raggi degli occhi, od altrimenti emesso, può fascinare, infettare, od altrimenti affettare una persona che vi sta vicino, a maggior ragione dovete attendervi un effetto considerevole quando questo agente proviene dall'immaginazione e dal cuore nel tempo stesso. Di modo che non è tanto da meravigliarsi se le malattie del corpo possano alle volte dalla sorte esser tolte o sovratutto comunicate.

Il Pomponazzo, nato nel 1462, scrisse dopo il Ficino un libro De naturalium effectuum admirandorum causis, seu de incantationibus, che fu messo all'Indice per aver detto che la magia, i sortilegi, i demoni, di cui il popolo avea piena la fantasia, non esistevano, e tutto provvenire da cause naturali, perché, se le reliquie rispettate fossero state sostituite dalle ossa di un cane, si sarebbero ottenute le medesime guarigioni, purchè fosse continuata in esse la stessa fiducia. Secondo questo scrittore si richiede grande fede, forte immaginazione e ferma volontà nel guarire le malattie: e nel malato la fiducia verso il praecantator contribuisce all'efficacia del mezzo.

Paracelso seguì i principi del Pomponazzo, attribuendo grande importanza alle idee ed alla immaginazione per rendere un individuo sano o ammalato.

Egli ammetteva un fluido universale, che agiva su tutti i corpi con una specie di flusso e riflusso, e scrisse che la evaporazione di questo fluido faceva in modo che un uomo potesse agire su di un altro, e per mezzo di una certa virtù attrattiva attirare le emanazioni delle persone malate.[21]

Anche Bacone attribuì alla natura ciò che si soleva dir magia od incantesimi, perché secondo lui la fascinazione è la forza e l'azione di un uomo diretta sul corpo di un altro.

Al principio del seicento troviamo Van Helmont, che dai suoi contemporanei ricevette il nome di Riformatore della medicina. Fu rinchiuso in prigione, come sospetto di magia, per aver ottenute cure meravigliose. Scrisse un libro, De magnetica vulnerum curatione, ove dice che nell'uomo vi è un'energia tale, che per mezzo della sola volontà ed immaginazione può agire fuori di sè, imprimere una virtù ed esercitare un'influenza duratura su di un oggetto molto lontano.

Egli un secolo e mezzo prima di Mesmer riteneva il magnetismo come una cosa nuova, ma quale potenza occulta che i corpi esercitano a distanza gli uni sugli altri, sia per attrazione, sia per impulso. Van Helmont diede al magnetismo i primi fondamenti scientifici.

In tutto questo spazio di tempo, al pari della magnete, il magnetismo ebbe i suoi momenti di alto e basso, d'entusiasmo e d'indifferenza; e, dopo Maxwell, che, nel 1673 scrisse un trattato De medicina magnetica, dobbiamo attendere un secolo, per vederlo risuscitare con Mesmer (1773) ed applicato alla cura delle malattie.

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