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IV.
Distrutti i templi pagani, il magnetismo si rifugiò nelle chiese,
nei conventi, sulle tombe dei santi. Alle sibille, alle pitonesse, agli auguri
successero i monaci e i sacerdoti cristiani; e nei loro templi, sulle tombe dei
santi si ottennero non meno famose guarigioni. Si aggiunga però che ciò che per
gli antichi era il Dio che si impossessava del corpo, col cristianesimo fu il
genio del maligno; onde si ebbero gli ossessi, gl'indemoniati, le streghe, gli
stregoni, e così via.
A coteste superstizioni accenneremo in ultimo brevemente: quello
che a noi interessa è conoscere lo svolgimento che attraverso i secoli ha avuto
l’applicazione del magnetismo. Se i Romani correvano ai templi di Esculapio e
di Serapide per guarire dalle loro infermità, cambiati i tempi, i cristiani si
recarono alle tombe dei santi e nelle chiese. Così si resero celebri le tombe
dei Ss. Cosmo e Damiano, di S. Martino, di S. Fortunato, di S. Germano, di S.
Caterina: i malati che si recavano ad esse tornavano guariti. Effetti
egualmente sorprendenti si verificarono nelle chiese cristiane.
Il genio profetico non si estinse però in quei popoli col cristianesimo,
né mancano esempi di effetti meravigliosi che essi ottenevano con l’imposizione
delle mani.
Non solo le sibille godevano il privilegio di una vista a distanza
o di prevedere il futuro: il giorno che S. Martino morì a Tours, Sant'Ambrogio,
mentre celebrava messa in Milano, si addormentò e rimase in tale stato per tre
ore. Quando fu destato disse: -Sappiate che il Vescovo Martino è morto: ho
assistito ai suoi funerali". Infatti si notò che l'ora ed il giorno della
morte erano quelli indicati da Sant'Ambrogio.
Nella Storia del sonnambulismo esposta da Gauthier sono
registrati una quantità di simili fatti, ed il lettore che ne voglia
un'esposizione più diffusa potrà riscontrarla con sommo profitto.
Tutti conoscono la storia di Giovanna d'Arco, e non trovo
necessario di ripeterla qui: questa semplice pastorella, dotata di un genio
profetico, prediceva gli avvenimenti lontani, conduceva sul campo di battaglia
le truppe francesi, consigliava i generali nelle loro operazioni, ed
anticipatamente ne annunziava la vittoria. Si dice che un giorno, essendo
partita dal proprio paese per recarsi presso il re che si trovava al campo,
quivi giunta fu incontrata da un cavaliere, il quale bestemmiando Iddio disse che se l'avesse avuta seco per
una sola notte non l'avrebbe fatta rimaner più vergine. Giovanna l'intese e
rivolgendosi a lui disse: -Ah en mon Dieu, tu le renies, et si prets de la
mort!" Circa un'ora dopo quell'uomo, caduto nell'acqua, vi moriva
annegato.
Secondo Calmeil, fra le estatiche celebri, che presentavano sintomi
di catalessia, è da citarsi S. Teresa, la quale dice che le sue membra
diventavano rigide e fredde. Già essa era fuori dubbio isterica in altro
grado, poiché nell'epoca della pubertà la si vide spesso piangere, impallidire,
perdere la coscienza, soffrire di palpitazioni, contrazioni muscolari ecc.
Nella sua autobiografia S. Teresa scrive che alle volte, mentre
leggeva, era subitamente presa dal sentimento della presenza di Dio, e le era
impossibile di dubitare che essa era fuori di sè. Da ciò si vede come
quest'estasi religiosa, da cui era invasa, veniva provocata dalla
concentrazione cerebrale verso l’idea di Dio o da una allucinazione primitiva e
spontanea, cui teneva dietro una contemplazione più o meno prolungata.
Non meno celebri sono le visioni e le estasi di S. Caterina da
Siena. E qui ci piace dire che il nostro amico il Prof. Alfonso Asturaro ha nel
1881 pubblicato uno studio interessantissimo, psico-patologico, intorno a
questa santa. Egli con quell'acume di dotto e profondo filosofo ha fatto un
minuto esame psichico di S. Caterina, per cui ha meritato le più alte lodi
degli scienziati italiani e stranieri, tanto che nella Revue Philosophique,
diretta da Ribot, si trova una rivista delle più lusinghiere per lo scienziato
calabrese, che dopo la morte di
Fiorentino, insieme a Felice Tocco, rappresenta con onore il suo paese nelle
scienze filosofiche. Ci duole non poter fare una lunga esposizione della sua
dotta monografia, ma ne staccheremo qualche periodo che fa al caso nostro.
-Sono celebri le visioni e i rapimenti, dice l'Asturaro, della
Santa di Siena. Ora in tempi che la psicologia e la patologia erano ancora
bambine, e delle malattie nervose non si sospettava neppure, estasi e visioni
formavano uno degli elementi essenziali della santità....Oggi invece la scienza
non accorda quel triste privilegio che a due classi di persone: a coloro che
son dominati da un'idea fissa e vivono nella solitudine o nella penitenza, ed a
quelli il cui sistema nervoso è profondamente malato." L'autore dimostra
come il secondo caso sia da applicarsi a S. Caterina, perché le visioni, le
estasi, erano cominciate in lei fin dall’età più tenera, prima che l'ascetismo
si fosse reso in lei abituale. - Non si può (fare) a meno di riconoscere che la
causa originaria e permanente di quei fenomeni era la straordinaria
eccitabilità nervosa, trasformatasi poi in vero isterismo. Tanto più se al fin
qui detto si aggiunga, giusta le testimonianze degli ingenui discepoli, che
quando Caterina era rapita in estasi le sue membra si irrigidivano si che tu le
avresti potuto romper, non piegare; altro segno evidente ed infallibile di quel
male".
- Non v'è dubbio che S. Caterina fosse isterica, perché al dire di
Tommaseo dettava spedito, quasi leggesse, con voce chiara, gli occhi socchiusi,
le braccia in croce al petto e le mani distese, irrigidita nelle membra
tutte, in fino a che, la parola cessando, ella rimanesse per lunga ora in
silenzio e poi, spruzzata d’acqua santa, quietamente si riavesse."
L'Asturaro riconosce in siffatta descrizione un fatto morboso,
chiaramente manifestato dall'atteggiamento di Caterina, dalla rigidezza delle
membra e dall'effetto dell'acqua spruzzata sul viso. - C’è anche, egli osserva,
uno stato psichico importantissimo: e chi ben lo consideri rimarrà forse
sorpreso dallo scorgere la gran somiglianza che intercede tra esso e quello dei
moderni spiritisti in buona fede. Caterina, che detta in astrazione, con voce
chiara e speditissima, lunghe lettere e trattati, di cui, desta, non ricorda
più nulla, ti fa pensare al medium, la cui penna corre veloce sulla
carta e la riempie senza che egli, riavutosi, abbia coscienza di quel che ha
fatto: la sola differenza consistendo in ciò che l'uno scrive, l'altro detta,
l'uno attribuisce le sue astrazioni alla presenza degli spiriti e l'altro alla
presenza di Dio."
S. Caterina presentava un altro fenomeno: non appena sentiva le
dita del sacerdote accostarsi alle sue labbra, mentre ella immaginava di
ricevere il corpo santissimo del suo sposo adorato, cadeva in una specie di
amoroso deliquio. Nel ricordare questo fatto, l'Asturaro lo avvicina ai
fenomeni presentati dalle -belle ed infelici convulsionarie di Saint Médard,
celebri nella storia della superstizione non meno che della patologia; in cui
l'isterismo portato al suo più alto grado, nutrito e rinfocolato dalla lunga
astinenza, dava luogo a questo singolare fenomeno, che ad ogni minimo contatto,
financo delle funi che avvolgevano le loro braccia, provassero una sensazione
di voluttà".
Come le isteriche, S. Caterina presentava i più svariati fenomeni:
presentava anestesie, iperestesie, e negli ultimi tempi della sua vita stette
due mesi senza toccar cibo, soggetta a deliqui, dopo i quali sorgeva in piedi
come se nulla fosse.
- Si narra, dice l'autore, che nella Chiesa di Avignone, mentre
Caterina attendeva di comunicarsi, una nipote del Papa per dispetto le
trafiggesse ripetute volte il piede con uno spillo, senza che quella, assorta
com'era, nulla ne risentisse."
-Questa perdita della sensibilità in una o in tutte le parti del
corpo...può fornire uno degli indizi più gravi nella diagnosi delle malattie
nervose".
S. Caterina era neuropatica sin dalla prima età, e l'educazione
ricevuta, lo spavento in cui si trovarono a quei giorni le popolazioni italiane
per la peste che aveva infierito, poiché la gente ravvisava in quella strage un
castigo di Dio, furono condizioni sufficienti perché in lei si determinasse
maggiormente ed acquistasse il massimo sviluppo quello stato nervoso già di per
sè stesso eccitato.
-Unite, dice l'Asturaro, un temperamento estremamente nervoso od
isterico ad un'educazione esclusivamente ascetica o superstiziosa, ed avrete
una santa o un'ossessa, a seconda che il suo pensiero dominante sarà Dio o il
Demonio; unite lo stesso temperamento all'idea fissa delle sventure della
patria, ed avrete Giovanna d’Arco; datemi questo stesso temperamento congiunto
ad un amore intenso e non soddisfatto, ed avrete una delle tante sventurate,
che in primavera, al ridestarsi della vita e dell’amore, vanno a finire nella Senna
o nel Tevere".
Non v'ha dubbio che queste estasi, di cui troviamo numerosi esempi
in tutte le epoche, siano un fatto morboso che si avvera in persone deboli,
isteriche, sovreccitate.
Di questo parere è anche Tommaso Campanella, il quale lasciò
scritto: -Queste abituate a contemplare per via d'immagini con fisse
composizioni di luogo, come per altro sono malinconiche ed infermicce, nel
maggior fervore delle loro divote contemplazioni, alcuni effluvi si elevano
dalle viscere poco sane, e , per via dei nervi dipendenti dal cerebello,
ascendono ad agitare i di loro spiriti, i quali, sortendo dalle protuberanze
orbicolari, per le braccia deretane del fornice del setto lucido trasparente,
tutte le immagini, che trovano nella fantasia, introducono nel senso comune. E
allora quelle semplici persone deluse credono di aver delle vere visioni e
reali apparizioni".
Il Prof. Enrico dal Pozzo ritiene l'estasi magnetica come una
letargia perfetta, vicina alla morte. Però le facoltà intellettuali del
sonnambulo, caduto in questa letargia assoluta, non sono punto inerti, come lo
è il suo corpo. Imperocchè vi si mostra l'azione del pensiero nel sogno: quindi
e un dormire sognando nel sonnambolismo. Egli dice: -Rimesso dalla sua
letargia, e ritornato nello stato anteriore di sonnambulismo, da cui era
passato in quello di estasi, il crisiaco ricorda e racconta quanto ha veduto di
allettante e di meraviglioso, durante quella sua apparente insensibilità.
Insomma, come noi rammentiamo e ricordiamo i sogni del nostro sonno, così il
sonnambulo rammenta e racconta questo sogno fatto nello stato sonnambolico, e
la cui vivezza di sensazione interiore è tale che egli lo scambia per una vita
reale".[18]
Non diversa dall'estasi sonnambolica a noi sembra quella spontanea
degli estatici del medio evo: allo stesso modo come oggi possiamo avere
l'autoipnosi, cioè che l'individuo può ipnotizzarsi da sé, fissando
volontariamente un punto brillante, così in altre epoche pullulavano gli
estatici, fissando il pensiero, la propria mente, su di una unica idea, che ne
aveva invaso il cervello, e che ordinariamente era quella di unificarsi con
Dio.
Nell'estasi vi è piuttosto immobilità che rigidità dei muscoli: gli
occhi, dice Hammond, sono aperti, le labbra pendenti, la faccia rivolta in
alto; le mani sono spesso largamente stese, il corpo si raddrizza in tutta la
sua altezza, un sorriso tutto particolare illumina il viso e l'aspetto,
quantunque l'attitudine dell'estatico esprima una esaltazione mentale intensa.
Lo spirito è talmente assorbito che eccitazioni sensitive di una
intensità moderata sono appena percepite.
Spesso queste diverse attitudini sono in armonia colle idee che
traversano il suo spirito. Delle stimmate o macchie di sangue possono comparire
sulle mani o sulle altre parti del corpo: in questo caso si suppone che esse
rappresentino le stimmate delle piaghe di Cristo.
Delle sette intiere, sia fra i cattolici che fra i protestanti,
hanno presentate tutte le manifestazioni di questa singolare malattia. La
maggior parte degli impostori religiosi, apparsi in epoche diverse, e di
individui sincerissimi e molto devoti non sono stati che degli estatici.[19]
Calmeil riferisce come sette estatici, che nel 1549 furono bruciati
a Nantes, erano rimasti immobili per parecchie ore, e si vantavano di
conoscere, durante il tempo dei loro accessi, ciò che era avvenuto in città e
nei dintorni.
Fernel dice come vi fossero stati maniaci, che indovinavano le cose
più segrete e leggevano nel passato.
Il capitano Jobson racconta un fatto straordinario di vista a
distanza. Egli dice che, tornando dall’Africa a Poupetane, trovò sulla riva un
portoghese che lo salutò senza dare alcun segno di sorpresa per il suo
improvviso arrivo, e lo premurò di andare a pranzo da lui dove tutto era
pronto. Jobson, sbalordito, chiese spiegazione di questo fatto, ed il
portoghese rispose che l'aveva saputo da un prete del paese, al quale glielo
aveva annunziato il diavolo.
Durante la persecuzione degli Ussiti, uno dei settari messo alla
tortura, cadde in un letargo così profondo che fu creduto morto. Qualche ora
dopo questo infelice, ritornato in sè, si mostrò oltremodo meravigliato per le
ferite che avea riportate.
Un'altra donna sottoposta anche alla tortura, mentre le
stritolavano le gambe, cominciò a parlare lingue sconosciute e terminò col
cadere in uno stato letargico.
Lo stato letargico era frequente a verificarsi, ed in siffatto
stato accadeva di osservare nelle persone, che ne erano prese, una completa
anestesia.
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