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III.
Il magnetismo era conosciuto dai Romani, e magnetiche erano le cure
che ottenevano. Conoscevano lo stato sonnambolico e lo distinguevano dal
semplice sonno, perché Tertulliano[15] dice
che non è solo un sonno, giacché nel sonno tutto è riposo: nell'estasi invece,
se il corpo riposa, l'animo è tutto in azione, poiché l'estasi è una sortita
fuori dai sensi, una specie di alienazione dello spirito. Dovevano certamente
gli antichi popoli praticare il magnetismo, senza di che Sinesio[16] non
parlerebbe di somnus medicus, che ha la proprietà di guarir le malattie.
I loro sonnambuli, senza parlar delle sibille, godevano del dono
della seconda vista, perché Aurelio Prudenziano[17] non
direbbe l'anima poter portare uno sguardo sicuro sugli oggetti nascosti agli
occhi del corpo, quando le nostre pupille sono chiuse da un sonno benefattore.
Quando i Romani conquistarono l'Egitto non fecero altro che
appropriarsi di ciò che di meglio avevano quei popoli allora civili; e non solo
trasportarono a Roma le loro ricchezze ed i monumenti, ma trassero profitto
dalle scienze che essi professavano, e fra le altre provarono le virtù
benefattrici del magnetismo. Edificarono templi a Serapide, Esculapio, Iside,
donde i malati uscivano guariti; e come gli Egiziani credettero alla virtù
curatrice della mano di cui sperimentarono i benefici effetti. Infatti si narra
che, trovandosi Vespasiano in Alessandria d'Egitto, si gittarono alle sue
ginocchia un popolano cieco da molto tempo, ed un'altro paralitico di una mano,
per farsi guarire se l’Imperatore li avesse semplicemente toccati col piede.
Vespasiano rise e li mandò a consultare i medici, i quali risposero che era
possibile la guarigione se venisse applicata una forza salutare. Vespasiano
allora innanzi a un gran popolo li toccò, ridonando la vista al cieco.
Lo stesso successe ad Adriano, cui si presentò un cieco: egli lo
toccò ed il cieco riebbe la vista; ma alla sua volta l'Imperatore toccato dal
cieco si liberò da una febbre che lo affliggeva.
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