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Capitolo XII. La Chiesa ed il potere curativo della fede.

Sul principio dell'anno passato la questione della cura mediante la fede e quella dell'Unzione furono discusse nel Congresso di Canterbury. Alcune dichiarazioni ivi fatte sono pertinenti la materia oggetto di questo libro.

Una questione sollevata fu : se l'Unzione possa o meno essere ripetuta. L'idea di non ripetere l'Unzione in una stessa malattia, secondo uno degli oratori, è dell'ultimo medio evo. Nei tempi primitivi se ne facevano quante se ne desiderava.

« Psicologicamente » egli disse « la ragione di questo fatto è che se l'Unzione viene fatta più d'una volta, voi penetrate sempre più profondamente nell'incosciente e l'effetto è più durerevole. » Invece di « incosciente » io direi « subcosciente ». L'oratore era il canonico Harris, e nel seguito del discorso egli illustrò sia l'efficacia del rito che la necessità della ripetizione.

Il « Morning Post » riportò così quant'egli disse :

« Fui chiamato a visitare una donna che soffriva tremendamente per cancro. Era un caso senza speranza ed assai doloroso ; ma ella era credente. Le dissi che non poteva sperare che la malattia potesse guarire, ma bensì che colla fede il dolore poteva essere alleviato. La donna fu prima confessata, indi comunicata, e poi le fu somministrata la Sacra Unzione. Nel momento stesso dell'Unzione il dolore fu mitigato e così durò per un mese intiero. Dopodiché il dolore ritornò e, avendo io la credenza che l'Olio Santo non si potesse somministrare due volte, la lasciai morire tra grandi pene. E chiaro che avrei dovuto ripetere l'Unzione. Ora la ripeto sempre con risultati efficaci ».

Il « Daily Telegraph », nel suo resoconto del detto Congresso, riferisce che il Can. Harris, dopo avere accennato all'ignoranza del clero in genere riguardo a questo soggetto, egli soggiunse che il rito della « Sacra Unzione » richiede un alto grado di preparazione spirituale. Bisogna dire ai preti della parrocchia come debbono preparare se medesimi ed 1 pazienti. Non si ottiene alcun e0etto benefico solo col porre le mani sulla testa di un malato in attesa che qualcosa avvenga, poiché nulla avverrà.

Ora consideriamo questo soggetto dal punto di vista scientifico dell'ipnosi, e leggiamo quei resoconti alla luce della verità stabilite in questo libro. Come tutto diviene semplice ! La donna affetta da cancro, è ovvio che sentisse scomparire il dolore. Ella credeva nel profondo del suo animo. La confessione, la comunione, l'Olio Santo, da soli non avrebbero prodotto alcun effetto. £ ovvio d'altra parte che essi furono d'aiuto per la malata ; poiché l'aiutarono a rafforzare la sua fede e ad aumentare il suo potere ricettivo di fronte alla propria suggestione ed a quella del sacerdote. Non vi fu alcun bisogno per lei di cadere in sonno. Bastarono la sua fede e la sua volontà, e fu lei stessa che fugò il dolore. Se fosse stata posta in sonno ipnotico e le fosse stata impartita la suggestione che il dolore sarebbe cessato, si sarebbe potuto ottenere eguale risultato senza la preparazione sacramentale che sappiamo ne fu il preliminare.

Non esprimo alcuna opinione sul dogma della Chiesa. Ma il Canonico Harris accennò ad un punto vitale : « Ciò richiede un alto grado di preparazione spirituale.... non si ottiene alcun effetto benefico solo col porre le mani sulla testa di un malato, in attesa che qualche cosa avvenga, poiché nulla avverrà. »

Egli ha ragione. Qui ancora l'ipnotismo e l'insegnamento e la pratica della Chiesa s'incontrano su un terreno comune. A nulla serve dire ad un individuo di dormire o dirgli che quando sarà desto la tale o tal'altra malattia scomparirà, se non lo credo io stesso, poiché in realtà non scomparirà. Questa è una delle incognite dell'ipnotismo. Non solo il paziente deve credere, ma pur anche l'ipnotizzatore.

Il canonico Harris accennò anche alla Christian Science. Io non sono un adepto di codesta setta, tale dichiarazione è necessaria poiché spesso mi si crede tale. La Christian Science nega l'esistenza del dolore e della malattia.

Io no. So invece che essi esistono e li vinco col potere mentale datoci da Dio.

Ma tale discussione della Chiesa sul potere curativo della fede è interessante per un'altra ragione. Vi è una connessione tra esso ed i pellegrinaggi di Lourdes. L'anno scorso sei pellegrinaggi si fecero per Lourdes ; tre « inguaribili » furono guariti. Di seicento persone solo tre credevano sufficientemente nell animo loro, e « l'uomo è ciò che egli crede nel profondo del suo animo. » Spesso mi son domandato quanti degli altri 597 avrebbero potuto guarire se si fossero lasciati addormentare e suggestionare. Poiché notate che tutti questi casi di guarigioni dovuti alla fede, sia in Chiesa che a Lourdes, avvengono allo stato di veglia, e quindi sono solo i pazienti che conseguono la propria guarigione. Il praticante, prete od ipnotizzatore, svolge solo una parte assai minore. Però il principio resta invariato : trasmettere la fede alla subcoscienza con forza sufficiente, sia circondata da tutti gli apparati della preparazione religiosa, sia semplicemente nel sonno e l'effetto desiderato deve seguire.

Non disprezzo affatto il lavoro della Chiesa, e per Chiesa intendo ogni corpo religioso organizzato, sia cristiano od altro. Accetto il Cristo di tutto cuore in modo fondamentale. Si può sostenere che Egli stesso compì qualcuno dei suoi più spettacolosi miracoli per la conoscenza ch'Egli aveva del funzionamento della subcoscienza, cioè dell'anima umana. Nei Vangeli vi sono infinite citazioni in appoggio a questa tesi, e vi sono passaggi negli scritti ispirati di S. Paolo che non si possono comprendere completamente che leggendoli al lume delle verità dell'ipnotismo.

Non m'azzardo a profetare che cosa vedranno i prossimi anni riguardo al progresso dell'arte ipnotica. Dipende in gran parte, come dissi nella prefazione, dall'attitudine della professione medica. Se essa abbandonerà la sua presente attitudine di mentalità ostile, l'ipnotismo può ben divenire un luogo comune della terapeutica entro una diecina d'anni.

Migliaia di sofferenti di malattie nervose potranno allora essere resi a nuova vita senza la triste battaglia, mentale e fisica, adesso inseparabile dalla guarigione ; si potrà ridare la salute con un semplice «agitare della mano». Anche la chirurgia ne profitterebbe. Già fin d'ora in Francia, a Nantes, anche le più gravi operazioni sono eseguite mentre il paziente giace nella trance ipnotica ed i penosi postumi di altri metodi sono evitati. I dolori postumi sono aboliti e la guarigione è accelerata ; non si usano anestetici e l'operazione è indolore.

Si potrebbe continuare quasi indefinitamente ad elencare i vantaggi di una buona conoscenza e pratica dell'ipnotismo. Ma l'educazione del pubblico e l'eliminazione del pregiudizio non sono cosa facile.

Nella Prefazione all'edizione italiana ho accennato che uno degli ostacoli che si frappongono al diffondersi della terapeutica ipnotica è costituito dal fatto che non tutti i medici sono dotati di quel « potere magnetico » che si richiede per provocare nei pazienti il sonno ipnotico, e pochi sono coloro che quel potere possiedono in modo sì prominente da immergere i soggetti in quello stadio di profonda ipnosi (sonnambulismo) nel quale la suggestione è più facile ed efficace.

Ecco perchè da tempo si è cercato di ottenere lo stato sonnambolico con altri procedimenti alla portata di tutti i medici. E partendo dalla presunzione che il sonno ipnotico, quello naturale e quello prodotto dai narcotici non siano che forme diverse di uno stesso stato subcosciente, si è tentato di passare dagli ultimi due sonni a quello ipnotico.

Senza addentrarsi nella storia di questi tentativi dirò che le ricerche sono attualmente rivolte specialmente ai medicamenti ipnotici. Vari prodotti furono provati : il veronal, la morfina, il sulfonal, il cloralio, il cloruro d'etile, ecc. L'esperienza ha provato che per paralizzare i centri psichici superiori è efficace l'uso associato di due narcotici, ottenendo risultati superiori alla somma delle azioni separate dei due narcotici stessi, e diminuendone la tossicità.

Il Dott. Pascal Brotteaux fin dal 1928 pubblicò il risultato delle sue ricerche in questa direzione (Revue Métapsychique, VI, 1928 e Revue de psychothérapie, Marzo 1929) e recentemente ha reso conto delle ulteriori esperienze sue e di molti altri medici in una monografia, la cui lettura potrà riuscire assai utile ai medici, intitolata : « Hypnotisme et Scopochloralose » (editore Vigot Frères, Paris, Rue de l'Ecole de Médecine 23, Frs. 12) dalla quale traggo le note che seguono :

La combinazione più efficace di ipnotici è risultata essere un miscuglio di scopolamina e cloralosio. La scopolamina è un alcaloide ottenuto da varie solanacee e si adopera in terapeutica sotto forma di bromidrato di scopolamina. Il cloralosio è adoperato raramente in terapeutica come ipnotico e proviene dalla combinazione del glucosio col cloralio. L'esperienza ha dimostrato che somministrando gr. 0,50 di cloralosio associati a milligr. 0,50 di bromidrato di scopolamina si ottiene in generale un sonno profondo, che diventa irresistibile portando le dosi rispettivamente a gr. 0,75 e 1 milligr., senza alcun danno per il paziente.

Occorre notare :

1° E di somma importanza verificare la purezza dei prodotti da usare e l'esattezza delle dosi. Non è raro il caso di farmacisti che sostituiscono ai due ipnotici citati sostanze similari, o che eseguiscono pesate delicate di mezzo milligr. con poca esattezza. Questo è stalo causa di vari insuccessi. Il cloralosio deve contenere un po' di paracloralosio per provocare una leggera ipereccitabilità midollare. Il bromidrato di scopolamina per essere efficace bisogna che sia preparato con scopolamina estratta dalla scopolia e non, per esempio, dal giuschiamo, e purtroppo è difficile trovarla in commercio.

2° E bene talvolta aggiungere da mezzo ad un milligr. di eserina per accrescere il potere vagotonico del medicamento, aumentandone pure il potere narcotico.

3° Le dosi variano da individuo ad individuo e solo l'esperienza potrà suggerire per ogni caso la dose giusta. Non è a credere quindi che la possa somministrare il primo venuto. Tal Volta sono necessarie dosi assai forti, fino ad un gr. di cloralosio ed 1 milligr. di scopolamina ed anche più, senza inconveniente alcuno. Conviene cominciare da gr. 0,50 e milligr. 0,50 ed aumentare via via le dosi se non si ottiene il sonno bastanza profondo. Durante il sonno cosiprovocato si manifesta spesso il fenomeno dello niloquia. Il paziente parla e l'operatore può facilmente entrare in rapporto con lui. cosa che egli deve fare per mettersi in rapporto col subcosciente del soggetto, ed impartire la suggestione. Talvolta fa difetto l'apparenza del sonno ed il paziente dichiara di non dormire ; ma una certa difficoltà nel parlare e nella deambulazione, nonché l'insensibilità cutanea, testimoniano dello stato di sonnambulismo.

Dopo aver fatto la suggestione terapeutica è bene dire al malato che dorma tranquillamente e che il sonno rafforzerà la guarigione. Si produce allora una specie di ruminazione subcosciente che aumenta l'efficacia della suggestione.

Siccome il sonno consecutivo all'impiego di forti dosi di narcotico può durare fino a quattro o cinque ore, durante le quali è sempre necessaria la presenza del medico, ne viene di conseguenza che in genere questo trattamento non si può usare che nelle cliniche ed ospedali per ragioni pratiche. E bene quindi, una volta entrati in rapporto col subcosciente del malato, suggerirgli la produzione facile dell'ipnosi mediante i soliti procedimenti. (suggestione, passi, fissazione dello sguardo, ecc.) per tentare di rendere inutili ulteriori applicazioni di scopocloralosio.

E fuor di dubbio che una certa pratica è necessaria (e la si acquista a poco a poco) per entrare in rapporto col subcosciente del malato. Talvolta il soggetto dorme profondamente e non è in relazione col mondo esteriore, ma realizza egualmente la suggestione ; tal'altra si può entrare in rapporto col dormente grazie ad artifici suggestivi quali il sollevargli un braccio e suggerirgli pazientemente la catalessi, oppure chiamarlo per nome ritmando le sillabe sui suoi movimenti respiratori, o fare dei passi magnetici, ecc.

In genere si procede così : ottenuti i primi sintomi di sonno si distende il malato, si comprimono i globi oculari e si suggerisce il sonno ipnotico « con rapporto » come nei metodi puramente suggestivi. In molti casi basterà suggerire che in avvenire il soggetto sarà facilmente ipnotizzatile perchè in seguito non sia più necessario l'impiego dello scopocloralosio, bastando le manovre ordinarie dell'ipnotismo classico.

La possibilità che offre tale metodo di ottenere il sonnambulismo con tutti i soggetti anche refrattari ai metodi ordinari di suggestione ed anche a loro insaputa, nonché di essere usato anche dai medici non dotati di «fluido magnetico », fa sì che esso meriti di essere studiato e tentato da tutti i professionisti illuminati che, vincendo la resistenza passiva che tutti sentiamo verso il « nuovo », vogliano tentare, in profitto dell'umanità sofferente, la terapeutica ipnotica.

Per chi volesse approfondire questa speciale materia, citerò qui di seguito la bibliografia che il Dott. Pascal Brotteaux ha posto in fondo al suo volumetto.

Siena, 20 Aprile 1937.

PASQUALE BRAZZINI



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