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Capitolo XI. Casi diversi.

Nella mia vita tutto ho fatto in gran fretta. Se non fossi uscito di casa correndo, avrei veduto l'uomo che sedeva quel giorno sulla soglia di casa mia, e non gli sarei caduto addosso gettandolo a terra, e questa storia non sarebbe mai stata raccontata. Ma tutte queste cose invece avvennero. Mi rialzai e stavo per somministrargli qualche salutare suggerimento riguardo ai pubblici luoghi di riposo, quando fui nettamente fermato da un qualche cosa nel modo con cui egli tentava di rimettersi in piedi. Era cieco. Prendendolo per mano lo rialzai, e vedendo che aveva battuto un bel picchio, lo feci entrare in casa. La sua storia mi fu ben presto nota. Un tempo, era meccanico, credo prima della guerra, ma durante la guerra fu colpito da shock nervoso per lo scoppio di un proiettile colla conseguente perdita della vista. Gli fu fatta ogni sorta di operazioni senza risultato. Non so se avesse o meno una pensione, ma per quanto mi ricordo, la perdette per una qualche ragione e viveva questuando.

« Non so se potrò aiutarti » gli dissi « non sono un medico, ma ho una certa pratica ; ho curato difatti varie persone della tua stessa malattia ed ho anche guarito dei ciechi dalla nascita. Ma tutto il mio lavoro medico è fatto attraverso la mente del malato. » Egli era ansioso ch'io tentassi di far quel che potevo, ma fu quasi preso di sorpresa quando gli dissi che tutto quello che volevo da lui era che si addormentasse. Però fu presto in sonno e quando lo destai, dopo mezz'ora circa, ci vedeva, sebbene imperfettamente. Lo accompagnai all'ospedale e fu presto provvisto di un paio di occhiali. Qui, per quanto mi riguardava, la cosa finì. Ma circa dieci giorni dopo egli tornò da me. Mi attendevo di vederlo giubilante, godendo di un potere visivo sempre maggiore e forse di un'occupazione. Immaginate quindi la mia sorpresa quando, nel vedermi gridò :

«Accidenti ! lei mi ha combinato unbell'affare ; mi ha rovinato. »

« Rovinato te P » domandai « e come ? »

« Tra poco mi mettono dentro come impostore » replicò ; e continuò dandomi ulteriori dettagli. Pare che si sia subito dato attorno per trovare lavoro e naturalnente non ci riuscì. Non essendo tagliato per rubare stava morendo di fame. Cosicché, spinto dalla disperazione, era tornato alla sua antica condizione. Ben presto s'imbattè in un uomo che era solito dargli una mezza corona alla settimana. Ma il suo benefattore si accorse che ci vedeva e ne concluse immediatamente che era stata sorpresa la sua buona fede e che il « cieco » lo aveva ingannato fin'allora. Anche il racconto della sua storia lasciò il benefattore convinto solo a metà. La prossima sorgente di fastidi fu un policeman che lo conosceva. Egli si accorse ben presto di un qualche cosa di differente, ed anche quando ebbe sentita la storia del meschino, si rifiutò recisamente di crederne neppure una parola.

« E cosi » disse la mia vittima « eccomi qua, e che cosa posso fare ? » Misi a posto la cosa seduta stante, per quanto riguardava la polizia, ma per l'uomo la cosa era differente. Come gli feci osservare, io potevo occuparmi di trovargli lavoro, oppure, come gli avevo reso la vista, gliela potevo pure togliere. Orbene, credetemi o meno secondo vi aggrada, l'uomo esitò ! Io appena potevo credere ai miei orecchi !

« Lei intende dire » soggiunse « che potrebbe rendermi cieco di nuovo, cosicché potrei tornare alla mia vecchia vita ? »

« Si » gli dissi « ma se mi chiedi di rifarti cieco, non star mai più a tornar da me perchè ti renda la vista. Via, non fare lo stupido, se hai coraggio potrai cavartela. Ci sono migliaia d'individui senza lavoro come te, e dopo tutto se sei cieco non potrai mai trovare una occupazione e dovrai sempre vivere di carità. Mentrechè se hai la vista hai almeno la speranza di trovarla. »

Vinse il buon senso ed allora gli diedi il mio ultimo aiuto. Lo addormentai, gli feci tornare l'amore al lavoro che non aveva praticato da anni, e gl'impartii la suggestione di una visione felice e fiduciosa della vita. Mi lasciò trasformato in un'altro uomo. Dopo poco seppi che aveva trovato lavoro in un garage e che se la passava bene. Dopo d'allora non ho più saputo nulla di lui.

Anche questo è un caso del tutto ordinario, ma a quel tempo mi procurò una riputazione che, basata solo su questo merito, certamente non avrei meritato. Questo è il curioso paradosso della mia professione : spesso i casi di cui sono più orgoglioso sono i meno appariscenti, ed i più spettacolosi sono 1 più semplici.

Il caso che segue è quello di una signora ben nota in società e nell'ambiente dei cacciatori. Una grave caduta, avvenuta undici o dodici anni prima che io la conoscessi, le aveva talmente offeso un braccio, che aveva dovuto dopo d'allora tenerlo sempre legato al collo. Pare che il suo cavallo cadesse su di lei fratturandole il gomito. Questo fu rimesso a posto da un chirurgo di Londra, ma per una qualche ragione non l'aveva mai potuto piegare ne poteva muovere liberamente i diti. La radiografia mostrò che l'osso era stato rimesso a posto perfettamente ; ma ne il massaggio, ne le applicazioni elettriche, né tutte le altre risorse della medicina, riuscirono a renderle l'uso del braccio. La incontrai per caso a Londra durante un ricevimento e fu in quella serata che appresi la sua storia.

« Ora » disse la padrona di casa « eccole una bella occasione. Perchè non la guarisce ? »

Credo che avrei declinato l'invito se non vi fosse stato il marito della mia ospite il quale capeggiava il piccolo stuolo degli scettici. Questo fatto eccitò il mio amor proprio e dissi che volevo parlare colla Signora.... Andammo infatti in un'altra stanza e mi feci raccontare il fatto in dettaglio. La causa del male mi pareva ovvia. Difàtti era stato diagnosticato dai medici in modo del tutto esatto. Il muscolo motore si era contratto anchilosando il braccio. Mi parve perciò che si trattasse di malattia funzionale.

« Vuole farsi addormentare ? » le chiesi « e chi sa allora che non si possa far loro una bella sorpresa ! » Ell'era un soggettò facile e dopo pochi minuti giaceva profondamente addormentata su un largo divano.

« Ora spinga il braccio in fuori per tutta la estensione » Così ella fece, mentr'io udiva un acuto « crac » al momento in cui la lesione andava a posto. Poi la lasciai riposare col braccio disteso al suo fianco. Dopo un po' volli mettere la guarigione alla prova. I muscoli dopo tanto disuso erano deboli, ma non scarniti. Le feci eseguire alcuni esercizi fisici e sollevare alcuni oggetti leggeri. Il braccio funzionava normalmente e senza alcun dolore. Fece alcuni altri esercizi, piegando il braccio e spingendolo in fuori, battendo le mani insieme, eseguendo con le dita arpeggi immaginari su un piano pure immaginario, e poi, dopo un certo riposo la destai.

Irruppe nel salone di ricevimento per raggiungere gli altri, precedendomi un po'.

« Guardate » esclamò agitando il braccio « ci crederete ora ? » Ed allora per loro diletto si produsse in una serie di esercizi fisici. Non credo di aver mai visto un'accolta di persone cosi stupita come quella, e posso aggiungere che il mio ospite, che fino allora mi aveva riguardato come qualcosa di peggio di un ciarlatano, non solo oggi mi è intimo amico, ma senza eccezione mi manda qualunque amico suo che egli creda possa essere da me aiutato.

Nel raccontare questi casi della mia carriera mi son trattenuto dal riferire i nomi dei miei pazienti,eccettoneicasicheattrassero l'attenzione della stampa a quel tempo, od in cui i nomi siano già di dominio pubblico. Tale è 11 caso di Driver John Martin, R. F. A., che abitava a Balham. 11 suo caso fu investigato dallo «Star» e riportato in detto giornale l'Il Aprile 1916 nel modo seguente:

« Driver Martin fu accecato dallo scoppio di un proiettile durante la battaglia della Marna e rimase all'ospedale quattro mesi. Fu poi ammesso al St. Dunstan's «Hotel, Regent's » Park, e gli fu insegnato il sistema Braille di lettura. Per otto mesi il Martin è andato avanti apparentemente cieco incurabile ; finché pochi mesi fa fu inviato dal Sig. Alexander Erskine, che già riuscì a restituire la vista, mediante la suggestione ipnotica, in altri casi di lesioni non troppo gravi.

Il Sig. Erskine scoprì che l'effetto dello scoppio era stato quello di contrarre i muscoli che comandano gli occhi e di torcere all'indietro il globo oculare. All'ospedale fu tentato di tutto per vincere tuttociò, ma senza alcun risultato. Sotto la suggestione ipnotica i muscoli contratti si rilasciarono immediatamente. Il Martin però era sempre cieco, e gli fu impartita un'altra potente suggestione col risultato del ritorno della vista.

Il malato fu quasi vinto dalla commozione nel constatare che, dopo aver quasi abbandonato ogni speranza, egli aveva riacquistato la vista.

Il caso è assai interessante poiché ve ne possono essere molti di simili, nei quali la suggestione ipnotica può avere eguale successo ».

Vi possono essere ? Vi sono senz'altro. In tutti i casi in cui non vi siano malattie organiche o lesione dell'occhio, la vista può essere ricuperata coll'ipnosi. E solo questione di riconnettere i muscoli ai nervi, cosa che la subcoscienza può fare senza difficoltà.

Il casoMartin invero è un notevole esempio del come la suggestione opera sulla subcoscienza. Lo « Star » dice giustamente che neppure quandoi muscoli si furono rilasciati il Martin ci vedeva ancora. La colpa fu mia. Il tentativo di ridare la salute a quest'uomo fu una esperienza oscura, poiché non sapevo, quand'egli si presentò a me, la natura della sua cecità, ed anche dopo mi ci volle un po' per comprendere che il suo disturbo era muscolare. Quando infine fu addormentato in profondo sonno, gli feci aprire gli occhi e vidi la parte posteriore del globo anziché l'anteriore. Il globo oculare era completamente girato, e lo sforzo di riportarlo in posizione normale fu enorme. Anche nella trance ipnotica tremava per un eccesso di febbre, e dovetti continuamente sorvegliare i globi oculari iniettati di sangue che lentamente roteavano dietro la mia suggestione. Mi ricordo che gli dicevo di non sentire alcun dolore. Ma nella mia ansietà mi dimenticai di dirgli che sarebbe stato in grado di vederci una volta desto. Cosicché il subcosciente fece ciò ch'io suggerii e nulla più. Non vi è alcuna vista nel solo occhio ; il quale non è che lo strumento della subcoscienza. Non avevo impartito alcuna suggestione di vedere ; gli occhi erano tornati al giusto posto pronti a funzionare ; ma l'uomo era nello stesso stato di Gertie Yates quando venne da me la prima volta. Il difetto fu presto rimediato ; addormentai di nuovo Martin e gl'impartii la suggestione di vedere ed il successo fu completo.

Nel Gennaio 1917 il « Kelso Chronicle » riportò un caso ben differente che egli investigava. Il giornale diceva :

« Il suo caso più recente, giunto ad una conclusione trionfante malgrado la prognosi di parecchi specialisti di Edimburgo e di Londra, è quello della Signora Norman Macdonald moglie del Signor Norman Macdonald commerciante di scarpe di Edimburgo, ma che da due anni risiede ad Abbey Court, Kelso.

La Signora Macdonald soffriva di paralisi da nove anni. Mediante l'ipnosi il Signor Alex. Erskine eliminò istantaneamente la paralisi, cioè ristabilì ciò che si dice la coordinazione dei nervi coi muscoli. Dopo otto trattamenti ella era in grado di usare il piede e provare a camminare, « Sfortunatamente » disse il Signor Erskine « nei nove anni di forzato riposo ella aveva dimenticato come camminare ! Andava traballando come un bimbo e bisognò insegnarle daccapo a camminare. »

La Signora Macdonald tornò a Kelso e dopo una quindicina di giorni era talmente rimessa che potè fare una passeggiata di mezzo miglio al braccio del marito. La gratitudine dei coniugi Macdonald fu grande, tanto più che il marito aveva delle prevenzioni contro il valore dell'ipnotismo come mezzo di cura di un malanno fino ad allora considerato inguaribile ».

Nel caso della Signora Macdonald non vi è nulla di più che negli altri casi da me citati. L'ho riferito perchè la sua autenticità è stabilita pubblicamente da un testimonio indipendente. Un punto però da mettere in rilievo è forse il lungo tempo intercorso tra l'incidente che causò la malattia e la sua guarigione, ed il fatto che il completo ritorno allo stato normale non fu istantaneo. Come ho più volte ripetuto in questi ricordi, io non opero miracoli ; non fo che praticare la scienza, e tutte le vere scienze operano secondo ben definite leggi naturali.

Ho semplicemente lavorato nel solco di alcune di dette leggi più a fondo di molti altri e senza gl'impacci di alcun personale pregiudizio. Ho solo seguito logicamente dette leggi e non è da meravigliarsi se questo stupisce gl'ignoranti. Tutto ciò che è nuovo trova degli oppositori, specialmente se tocca il portafoglio di qualcuno !

Tornando al caso della Signora Macdonald, la subcoscienza funzionò dopo un intervallo di nove anni, nella stessa precisa direzione in cui funzionava prima. Essa non era « morta » come le membra e quindi doveva vivere o esistere in qualche parte. Infatti la Signora la usava, se la mia teoria è giusta, in altre direzioni poiché ella pensava, vedeva, udiva, annusava, tastava. Poteva anche usare alcuni muscoli. Era ingradoquindidiusarlasuasubcoscienza nella stessa direzione, ma solo rispetto ad alcune parti del suo corpo. In altre parole, il subconscio era «vivo» per nove decimi di lei, ma era « morto per l'altro decimo. Ho già dimostrato altrove che il subcosciente vive al di fuori del corpo, e che può non morire se il corpo muore. Il caso della Signora Macdonald mi pare sia una nuova importante riprova in appoggio della mia teoria. Poiché se una parte del corpo può essere morta pur essendo vivo il subcosciente, perchè non potrebbe questo vivere quando tutto il corpo è morto, dato specialmente che, come già vedemmo, esso può esistere separato dal corpo ? Inoltre se, come ho dichiarato, la subcoscienza non dimentica, dovremmo attenderci che essa funzioni in una data direzione sotto date condizioni, anche se vi è stata un'interruzione di lunghezza indefinita. E questo è appunto quel che abbiamo constatato. Nel caso della Signora Macdonald essa funzionò dopo nove anni.

Non bisogna meravigliarsi se la Signora

Macdonald non potè camminare subito. Come ho detto ripetutamente, non posso fornire di materia fisica un essere fisico ; debbo lavorare solo con quello che c'è. I muscoli della Signora Macdonald erano scomparsi per il disuso. Non potevo darle forza perchè avrebbe equivalso a fornirle dei tessuti. Se fossi capace di questo potrei pure aumentare la statura di un uomo o trasformare un gigante in un nano ; rendere normale un braccio deforme o far ricrescere una gamba amputata ; cosa che del resto fui una volta richiesto di fare !

La guarigione della Signora Macdonald stava ormai nelle sue mani, non doveva che sviluppare il suo potere muscolare. Io potevo, e lo feci, darle la volontà di farlo, ma qui finiva il mio compito. Lo stesso fu col piccolo Arturo. Ristabilii la coordinazione fra la mente ed i muscoli, e fu suo compito sviluppare questi ultimi. Egli invero offre un altro esempio della perfezione della natura ; poiché quando ebbi ristabilito il suo perduto potere, il suo braccio ricominciò a crescere e nuovi tessuti si svilupparono con un ritmo assai più rapido dell'altro braccio sano.

Ho guarito varie centinaia di storpi nel corso della mia pratica. Alcuni risposero istantaneamenteal trattamento. Ho conosciuto, individui, specie invalidi di guerra, entrare colle grucce nel mio studio, dimessi dalle forze armate come inguaribili, ed andarsene a piedi abbandonando le grucce di cui non ebbero mai più bisogno. Altri, come la Signora Macdonald, richiesero diverse sedute prima che la loro guarigione fosse completa. In genere però questo avviene quando per una qualche ragione i malati non possono farsiaddormentare. Non mi è mai capitato il caso di un paziente che sia stato possibile addormentare, per il quale la guarigione non sia stata istantanea o completa.

L'esitazione nell'addormentarsi è notevole se uno ci pensa. Ritengo sia l'innato timore dell'ignoto che distoglie. Eppure non vi è nulla di innaturale. Il sonno ipnotico non differisce in nulla, fisiologicamente, dal sonno ordinario. Mentalmente, è ovvio, vi deve essere una differenza. Ho tentato di comunicare col subcosciente di persone in sonno ordinario e riuscii solo a risvegliarle alla coscienza ordinaria. Eppure il subconscio era là ; perchè, come darsi ragione altrimenti del sonnambulismo e degli atti che ognuno compie nel sonno ?

Ma la sensazione del cadere nel sonno ipnotico ed in quello ordinario è identica. Vi è lo stesso senso di riposo e di pace, lo stesso sprofondare giù.... giù.... giù.... nel completo riposo finché ogni cosa ed ogni ansietà sparisce e l'incoscienza sopravviene. Questo e nulla

più.

Non è certo da pensare ch'io abbia enumerato tutti i casi in cui l'ipnosi può essere d'aiuto al genere umano. Sarebbe davvero impossibile far questo, poiché può essere utile in tutte le malattie funzionali, e in una varietà infinita di modi, come variano le malattie funzionali stesse da un paziente all'altro.

Quando ebbi la prima idea di scrivere questo libro non era mia intenzione di parlare dell'impiego dell'ipnosi nel controllo delle nascite ; poiché mi sembra che, per quanto giusto e necessario tale controllo sia in certi casi, la pratica indiscriminata di esso non può che arrecare danno alla nazione.

D'altra parte quando certi economisti esprimono il parere che noi siamo sovrappopolati ; quando si trovano giudici che patrocinano il cambiamento della legge riguardo al crimine dell'aborto ; quando eugenisti pratici e persone di mentalità cristiana, propongono la sterilizzazione dei disadatti ; e quando la professione medica avalla tali argomenti, non è forse fuori di luogo l'indicare che cosa l'ipnosi può fare in questo campo.

La questione generale della sterilità, almeno per quanto si riferisce alla femmina, non presenta alcuna difficoltà per l'ipnotismo. La concezione è funzionale e può essere proibita con sicurezza e facilità, come l'alcool e gli stupefacenti. Può essere esclusa dalla possibilità permanentemente o per uno specificato periodo di tempo, ed il bando può essere rimosso in ogni momento senza effetti dannosi.

L'unica difficoltà riscontrata nella sterilizzione per ipnosi dei disadatti è quella di addormentare i deboli di mente. So che alcuni praticanti e scrittori d'ipnotismo dicono di essere capaci di assicurarsi il controllo dei deboli di mente. Questo non fui mai capace di fare e l'autore che scrisse sull'ipnotismo nella Encyclopoedia Britannica è d'accordo con me che essi sono fra i più difficili pazienti se pure non sono impossibili.

Col trattamento ipnotico non è necessaria alcuna operazione, né vi è alcuna interferenza colla normale vita sessuale. 1 desideri sono normali, ne vi è alcuna interruzione nelle funzioni. Il solo pre-requisito è che il paziente, al momento in cui viene fatta la suggestione, voglia che le nuove condizioni prevalgano. E se poi, come già dissi, in qualunque momento si desideri che la proibizione sia tolta, la rimozione è altrettanto facile quanto la sua imposizione.

Ma vi sono migliaia di persone maritate in questo paese, che pur essendo fisiologicamente inadatti, non sono deficienti di mente. Prendiamo ad esempio i tisici. In uno stato sociale anche poco organizzato eugenicamente, la sterilizzazione sia per uno che per entrambi i coniugi, potrebbe essere obbligatoria. In tali casi la sterilizzazione ipnotica potrebbe, senza dolori ne disturbi, ottenere quanto fosse necessario per la salvaguardia della società senza distruggere o sminuire nel minimo grado la vita personale di alcuno di essi.

Vi sono inoltre casi in cui, per ragioni di salute, ogni ulteriore gravidanza è proibita.

La vita di queste donne, come tutti i medici sanno, è un lungo purgatorio, sotto l'incubo continuo di una temuta gravidanza. Il controllo può essere esercitato, ma la scienza medica non conosce finora un controllo infallibile. Potrebbe essere desiderata la completa astinenza, ma è troppo spesso accompagnata da disturbi nervosi e conseguente infelicità.

La legge ed il codice medico sono alleati nel rendere un inferno la vita di queste persone. Solo quando il parto è, nell'opinione della scienza medica, di grave pericolo per la vita della donna, la gravidanza può essere interrotta legalmente, ed anche allora è necessario il certificato di due differenti dottori di sicura fama, prima che un ginecologo che si rispetti intraprenda l'operazione.

Non basta che ne consegua un danno alla salute, no, è necessario che vi sia nullameno che un grave rischio per la vita.

Chiunque conosca qualche cosa delle Condizioni di Harley Street sa quante mai siano le donne che assediano le cliniche ginecologiche costà, che chiedono l'interruzione di una loro gravidanza.

« Se potessi accettare un caso su cinquanta » mi diceva un'eminente dottoressa or non è molto, « potrei fare una fortuna favolosa in cinque anni. Queste donne sono spesso pronte a pagare qualunque somma per il sollievo che richiedono. Cinquecento sterline non è punto un'offerta rara. La meraviglia si è che con tale domanda l'offerta non è mal cresciuta in conseguenza. Ciò depone favorevolmente sull'integrità e la rettitudine della professione medica. »

E nei casi in cui la medicina è impotente che l'ipnosi riesce. La produzione dell'aborto è altrettanto semplice quanto l'ottenere la sterilità. Ho ottenuto il primo all'estero e, dietro certificato di un dottore, ho procurato la sterilizzazione qui in Inghilterra. La donna cui mi riferisco aveva quattro figli, e secondo l'opinione di due eminenti ginecologi, non doveva averne più. Non era un di quei casi in cui vi è grave rischio per la vita. Era da attendersi un danno permanente alla salute, se la donna avesse avuto un altro figlio. Il suo medico curante la mandò da me. L'addormentai e feci la sterilizzazione appropriata. Era ancora assai giovane, ben al di qua dei trent'anni, ma non ebbe altri figli. Per la sua stessa volontà la concezione divenne cosa impossibile. Così è in tutti questi casi.

Nulla posso dire sul potere dell'ipnosi nel procurare la sterilizzazione dell'uomo. £ certo che essa potrebbe rendere un uomo impotente, ma se sia possibile, sterilizzare un uomo pur mantenendogli i pieni poteri fisici, è cosa su cui non desidero di pronunciarmi.



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