Brought to you by ISI-CNV


Capitolo X. Il dolore ed altre cose.

Il dolore, fisiologicamente parlando, è vibrazione causata da eccesso o deficienza di sangue in una certa parte del corpo. Ogni qualvolta interviene una lesione, 1 nervi comunicano col cervello che, a sua volta, riceve il messaggio della psiche e lo interpreta. « Dolore » dice la psiche e la coscienza del dolore diventa percepibile per noi. Ma toccava allo ipnotismo a scoprire la verità che il dolore è ne più né meno che immaginazione. Ho già raccontato l'episodio del mio esordio medico, quando in vista di un'udienza di medici io procurai ad uno scettico il mal d'orecchi, il mal di denti e una nevralgia. Il dolore quindi può essere causato da una semplice suggestione. È pura immaginazione.

Ma è un fatto accertato che il dolore può danneggiare o distruggere tessuti organici, ed è stato provato che il dolore indotto coll'ipnosi può avere lo stesso risultato, anche se non vi fu alcuna lesione od altra affezione da giustificarlo.

Una critica che viene sollevata contro la pratica ipnotica è che quando viene usato per alleviare il dolore ne possa derivare grave danno. Nessuno, fornito di raziocinio, vorrà contestare questo giudizio. Il dolore gioca una parte importante nella nostra vita. E il nostro campanello di allarme ; il primo avvertimento di qualche cosa che non va; esso ci mette in grado di percepire l'inizio di un disordine interno od esterno che, negletto, potrebbe causare la morte.

L'uso dell'ipnosi per alleviare questo dolore senza tentare di scoprire e rimuovere le sue cause, sarebbe criminoso. Ricordo che alcuni anni fa venne da me un uomo il cui caso rientra proprio in quest'ordine d'idee. Aveva un'infiammazione ad un occhio tanto grave che non poteva neppure aprirlo e che gli causava un dolore intenso. Da mesi era ammalato ed i medici da lui consultati non seppero diagnosticare la malattia, che non cedette ai trattamenti consigliati. Per un po' mi rifiutai di curarlo poiché, non conoscendo la causa dell'infezione, non volevo peggiorare il male con una cura non appropriata. Egli però si rifiutò d'interrogare un chirurgo ed alla fine cedetti alle sue insistenze. La questione era di sapere come sbarazzarsi del veleno che causava l'infiammazione. Sentivo che avrebbe dovuto andare altrove. Cosicché decisi di trarre fuori l'infezione da dietro il collo ! Il paziente si addormentò ben presto ; toccai il suo occhio domandandogli se sapeva come far sparire l'infiammazione. Subcoscientemente rispose di si ed allora gli dissi che entro tre giorni tutta l'infiammazione sarebbe scesa giù ed al suo posto si formerebbe un grosso foruncolo nel collo, senza però alcun dolore. Quanto al dolore nell'occhio, gli dissi che l'abolivo subito. Quindi lo destai. Le sue prime parole furono : « Oh posso aprire l'occhio » (cosa che non era capace di fare prima), « e il dolore è scomparso ». Gli dissi poi di tornare dopo tre giorni ; cosa ch'egli fece. L'occhio stava meglio, ma aveva un enorme bendaggio al collo.

« Olà » gli dissi salutandolo, « che ha fatto nel collo ? » Pare che l'occhio cominciasse a migliorare subito ; (allora il gonfiore era scomparso del tutto) « Ma » continuò « ieri mi cominciò a spuntare un grosso foruncolo sul collo ; però non mi fa male, ma non fa che crescere sempre più da quando è spuntato. » Allora gli dissi quel che avevo fatto e che non doveva impensierirsi, perchè sarebbe scomparso colla stessa rapidità con cui era venuto fuori, una volta che si fosse aperto, e glielo curai senz'altro. Il giorno dopo non vi era neppure il segno di esso.

Orbene, fino ad un certo punto io corsi un rischio in questo caso. Tentai di togliere l'infezione ma non era una cosa che mi piacesse ; la feci solo dietro l'insistenza del paziente, e dopo avergli spiegato intieramente la difficoltà da superare. Poteva darsi che se non fossi riuscito a trarre fuori l'infezione dal collo, essa si fosse dispersa per tutto il corpo senza conseguenze dannose. Non so. Le mie conoscenze mediche non sono sufficienti per dare un responso. Ma so che presi tutte le precauzioni che potevo e che il paziente mai ebbe a soffrire di un ritorno dell'infezione stessa.

Ma vi sono casi in cui l'uso dell'ipnosi è giustificato anche solo per alleviare il dolore. Anzi essa ha il potere di mitigare il dolore ancor più degli stupefacenti. Non conosco un caso più appropriato, per illustrare la completa soggezione del dolore all'ipnosi, di quello che mi capitò alcuni anni fa. Una volta venne da me una signora per domandarmi se potevo far nulla per suo fratello che stava morendo di cancro, in una città del sud dell'Inghilterra. Mi disse che era sotto cura di uno dei più famosi medici, e che non ne aveva più che per pochi giorni. Suo fratello era in sé ma il dolore era così terribile che neppure le più forti dosi di morfina riuscivano a dargli sollievo. Mi recai dal medico curante e gli dissi della richiesta fattami. Egli fu più che d'accordo : « poiché » disse « non posso far nulla per lui » Quel pomeriggio lasciai Londra. Mi fecero entrare nella camera da letto. Era ovvio che nessun mezzo umano poteva salvarlo poiché, come ho insistito ripetutamente, l'ipnosi non può guarire le malattie organiche, eccetto nel caso in cui dipendano o siano causate da disordini funzionali. Ma, straziato dal dolore notte e giorno, egli rifiutava ogni aiuto ; non stava neppure ad ascoltarmi un istante, deridendo la mia suggestione e tutto il resto. Tre giorni rimasi li senza riuscire a destargli il minimo interesse.

«Perchè non vuole farsi addormentare? » gli chiesi « è un sonno quieto, pacifico nel quale non si sente più alcun dolore ». Ma mi beffeggiò ancora. Sapeva di morire, e perchè non lo lasciavo in pace ? Provai allora ad addormentarlo malgrado la sua resistenza ; ma non vi riuscii. Alla fine, per ischerzo, acconsentì ad aiutarmi. « Non pensi a nulla » dissi quietamente, « provi solo per due minuti e si addormenterà. »

« Bene, tiri avanti, proverò » Dopo pochi minuti vidi le linee dure del dolore sparire dal suo volto e giacque pacificamente sui cuscini. Non credo neppure ora ch'egli fosse entrato interamente nello stato di sonno, ma avevo trasmesso il desiderio alla subcoscienza e fu sufficiente. Dormiva. Così, un po' sveglio ed un po' assopito durò un giorno e più e quindi quietamente nel sonno morì. Ma dal momento che lo lasciai non gli diedero altri calmanti poiché egli diceva che il dolore era scomparso.

Ma havvi pure il dolore mentale oltre quello fisico, e forse è più facile capire come possa essere abolito colla suggestione. Noi la usiamo in maggiore o minore misura quando cerchiamo di consolare un nostro simile rattristato, o di stimolare con ogni mezzo chi abbia bisogno d'incoraggiamento. Ma il dolore mentale a cui alludo è un po' più grande di questo. E quell'angoscia mentale acuta che è la pena dei dannati. La mania religiosa è una di queste forme di tormento ; il turbamento mentale temporaneo dovuto alla gelosia o ad un amore non corrisposto ne è un'altra forma. Tali depressioni offrono all'ipnotizzatore i casi più difficili.

Uno dei pregiudizi degli ignoranti contro l'ipnosi è che « sia il trionfo di una volontà più forte su una volontà più debole » e si arguisce a fortiori che i deboli di mente possano essere facile preda di un ipnotizzatore che volesse servirsene ai suoi scopi. Nulla è più lontano dal vero. Il miglior paziente, dal punto di vista di un ipnotizzatore, è l'uomo di forte volontà. Gli alienati sono, per definite ragioni fisiologiche, incapaci di essere addormentati. Se potessi addormentare gli alienati, potrei vuotare tutti i manicomi, nel tempo strettamente richiesto per visitarli. Ma non sono mai riuscito finora a mettere in sonno un alienato, e dubito che qualcuno possa mai farlo. Le persone deboli di mente stanno tra le due classi. £ un puro caso il riuscire o meno a metterli nello stato di sonno. Per cadere in sonno occorre molta concentrazione, della quale per regola sono incapaci i deboli di mente. £ difficile il saper non pensare a nulla. Essi tentano a loro modo ma il loro sforzo è ben poca cosa. A volte si crede di tenerli in proprio potere, per così dire ; allora essi se ne accorgono, se ne rallegrano, e questa sensazione li riporta indietro in uno stato di coscienza nel quale io sono impotente ad ogni proposito. Le persone soggette ad allucinazioni rientrano in questa categoria. Ma lo strano si è che a volte si possa rapidamente comunicare direttamente col loro subcosciente nello stato di veglia.

Ricordo di un parroco che venne da me un giorno. Aveva appena oltrepassato la gioventù, ma raramente ho veduto un più abbietto quadro di miseria. Sedette nel mio studio, nascose il viso nelle mani e rimase immobile così. Cercai di fargli coraggio ma, simile a Rachele, non voleva essere confortato. Alla fine uscendo dal suo umor tetro disse solennemente : « Sono un'anima perduta. »

« Dio sia lodato » esclamai ridendo « è tutto qui ? » Come galvanizzato a nuova vita, balzò dalla sedia e, sovrastandomi chinato su di me che ero seduto, alzò i pungi serrati quasi per colpirmi. Così rimase per un minuto mentr'io lo guardavo. Attesi che scendesse il colpo, e quando parve esitare, quietamente gli raccontai la storia dei giorni da me passati al Cuddesden College e del messaggio scritto su quel foglietto di carta : « Cristo non va in cerca di credenziali ne da voi né da me, Egli cerca le ferite da sanare. »

« Ripeta codesto » disse, e quando l'ebbi ripetuto :

« Ora sono pronto ; cosa vuole ? »

« Che lei dorma » replicai « solo dormire tranquillamente, per ritrovare di nuovo l'anima sua. »

Riferito così per iscritto, l'episodio sembra fuor di posto ; ma di tutti i casi che mi passarono per le mani, pochi mi hanno lasciato un'impressione così durevole. I medici hanno a che fare coi mali del corpo ; qui invece mi parve si trattasse di balsamo per l'anima. Non so se avrei potuto addormentarlo qualora mi avesse permesso di provare appena entrato. Credo piuttosto di no. La sua accettazione della mia suggestione nello stato di veglia fu completa e può averlo aiutato a dominarsi. Ma la suggestione impartitagli quando dormiva non lasciò alcun dubbio sul risultato. Quando mi lasciò era un altr'uomo affatto, e quando mi scrisse alcuni anni dopo non aveva più sofferto il ritorno di allucinazioni che certamente lo avrebbero condotto alla follia. Non v'è nulla di meraviglioso in questo ; queste cose avvengono automaticamente se nella scienza" dell'ipnosi vi fosse anche solo la metà di quello che, nella mia esperienza, vi ho trovato.

Affanni, angoscie, irritabilità, insonnia, malumore incoercibile, tutte le attitudini mentali cedono rapidamente alla suggestione solo che il paziente sia capace di ascoltare e di credere. Ma è nella stessa natura delle cose che più grave è la condizione mentale da guarire e maggiore è la difficoltà di ottenere, anche per breve tempo, quella pace serena mediante la quale soltanto lo stato di sonno può essere indotto. Spesso in questi casi mi è stato impossibile ottenere il successo al primo tentativo. Talvolta sono necessari molti tentativi, ma il risultato merita tali sforzi, poiché i sofferenti sono spesso uomini e donne al disopra della media per intelligenza e carattere.



Back to Index




We invite you to visit our download site www.neurolinguistic.com/