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Capitolo IX. L'ipnotismo nella vita quotidiana.

Il grande valore dell'ipnotismo per l'uomo in genere sta nella sua generale applicazione nella vita quotidiana. Da un certo punto di vista i casi da me riferiti si possono considerare come esempi, essendo essi i casi più salienti di una lunga pratica. Ma essi vennero scelti in appoggio di argomenti a fortiori. Se l'ipnotismo può raggiungere tali risultati in casi così insoliti ed ostinati, è tanto più logico che possa guarire i comuni mali funzionali da cui sono affetti gli uomini.

Debbo insistere anche sul punto seguente : i casi su riferiti sono fondamentalmente eguali al più semplice caso di disordine nervoso che si possa immaginare. In quei casi il subcosciente non funzionava in modo normale ed io non feci che reintegrarlo nella sua giusta sfera di azione nella vita. Ma il subcosciente gioca una parte importantissima nella vita di ognuno di noi, anche se siamo in perfetta salute.

Lo usiamo in centinaia di modi. Volete influenzare qualcuno col potere della vostra personalità ? Cercate di sviluppare la vostra memoria? Cercate di sviluppare la vostra personalità, il vostro potere di concentrazione? in breve, lottate in qualunque modo per il vostro miglioramento o per padroneggiare la vostra volontà? In tal caso voi mettete in azione non il vostro cervello, come si pensa comunemente, ma il vostro subcosciente.

La memoria, per quanto in generale non lo si creda, giace nel subcosciente. La memoria del subcosciente è così squisitamente sviluppata che nulla dimentica di ciò che è stato fatto o pensato. Però, nel nostro stato normale di veglia, non sempre si riesce ad avere l'aiuto del subcosciente, ed a trarre dal suo serbatoio nascosto la cosa particolare che desideriamo. Sappiamo infatti che non sempre lo si può. « Si dimentica ». Ma questo dipende dal fatto che non abbiamo saputo assoggettare completamente il subcosciente. Veramente questo è forse impossibile ottenerlo perchè, in tal caso, la nostra volontà sarebbe dominante, e credo che, potremmo debellare la morte stessa.

Ho fatto molti sperimenti in questo ramo, e più sperimento più mi convinco che il subcosciente non può dimenticare. Ho addormentato delle persone nelle più differenti condizioni e sempre hanno risposto alle più rigorose prove di memoria ch'io potessi immaginare. Mi raccontarono episodi della loro infanzia di cui non avevano alcuna nozione allo stato di veglia si ricordarono i più minuti dettagli di incidenti della loro vita dimenticati da un tempo così lungo che non potevano richiamarli alla memoria, dopo da svegli, neppure quando glieli ricordavano alcuni amici che detti episodi conoscevano. Potrei citare centinaia di questi casi, ma per il momento basterà citarne uno.

Si tratta di un attore che un giorno venne da me per aiuto. Con preavviso di sole ventiquattro ore era stato chiamato a recitare la parte di Macbeth, ed avendola recitata pochi anni prima aveva ritenuto di poterla richiamare alla memoria facilmente. Ma avendo nel frattempo sofferto di un grave esaurimento nervoso, con suo sgomento si accorse che la parte non voleva tornargli in mente. Aveva già spesa molta parte del suo tempo prezioso nel tentativo di imparare la parte, senza successo. Potevo aiutarlo ?

Lo addormentai e poi, prendendo un Shakespeare, gli dissi che io avrei letto le altre parti della tragedia e che lui avrebbe dovuto non recitare, ma impersonare la parte di Macbeth. E conclusi : « lei saprà ogni parola ». Egli recitò la sua parte alla lettera ed era sì accurato nella recitazione che, quando io leggevo parole che erano state soppresse nella versione recitata da lui quattro anni prima, m'interrompeva e m'indicava da dove dovevo riprendere. Non ricordo di aver mai visto un Macbeth più ispirato di quello che recitava nel mio studio. La sua rappresentazione il giorno dopo fu egualmente ispirata ed ancora adesso mi domando fino a qual punto egli era Macbeth e non un attore che recita la sua parte, e che cosa facesse il suo subcosciente nel tempo in cui era direttamente controllato. Ma il punto su cui desidero insistere è l'atto mnemmonico compiuto.

Ora prendiamo in esame per un momento 1 « abitudine ». La connessione con quanto precede diverrà più appariscente man mano che svilupperò l'argomento. Fisiologicamente l'abitudine è semplicemente un solco scavato nel cervello dalla ripetizione di certi atti o pensieri che ripetutamente stimolano certi centri in una stessa direzione. Questo per lo meno è il punto di vista di fisiologi e psicologi. Io preferisco una differente teoria. L'abitudine, io credo, è semplicemente l'adeguato apprendimento di una data lezione da parte del subcosciente che, quando sia avvertito dal cervello che certe determinate azioni sono state eseguite, dà istruzione ai muscoli riflessi di agire in un certo modo senza il conscio intervento del pensiero. In tal modo l'abitudine viene a trovarsi sulla stessa linea del sonnambulismo, dell'arrossire, del batter delle palpebre quando un corpo esterno si avvicina troppo all'occhio, o di qualunque altra delle centinaia di azioni riflesse involontarie che intervengono così spesso nella nostra vita quotidiana. Queste azioni hanno sempre richiesto un mucchio di elaborate spiegazioni differenti, per farle rientrare nella sfera della vita. La teoria del dominio del subcosciente basta da sola ad abbracciarle tutte.

Facciamo un passo avanti. La nostra vita è per molta parte guidata dall'abitudine ; invero se così non fosse, è probabile che non potremmo compiere nemmeno la metà del nostro lavoro giornaliero nelle ventiquattro ore a nostra disposizione. In gran parte è vero che più automatici divengono i nostri atti e più tempo ci avanza per altre cose. Chi di noi può dire in quale esatto ordine egli si vesta al mattino e si spoglia la sera ? Eppure è probabile che queste due operazioni si compiano sempre esattamente nello stesso ordine, ed è a credere che solo quando codest'ordine viene interrotto da qualche circostanza estranea, si presti una qualche attenzione all'operazione.

L'abitudine, come disse in modo pittoresco il James « è il gran volano della società ; il suo prezioso agente di conservazione ». Ma se la mia teoria del cervello è esatta (che il cervello cioè sia semplicemente un apparato ricevente per comunicare a noi gli ordini del subcosciente e della coscienza universale) ne consegue che è il subcosciente che dirige l'abitudine. E questa teoria entra in linea con tutti gli altri fatti conosciuti sul subconscio attraverso la scienza e l'arte dell'ipnosi.

Più una cosa è desiderata ardentemente e più vivamente essa viene comunicata al subcosciente, e se la ripetiamo più e più volte alla subcoscienza, essa viene comunicata ancor più vigorosamente. Il subcosciente, nel portare alla luce queste cose nel nostro vantaggio più rapidamente di quelle comunicate con minor vigore, non fa che adempiere alla sua funzione normale. La subcoscienza quando è liberata dalle sue distrazioni, quando cioè l'uomo si trova nel sonno ipnotico, farà affiorare con eguale prontezza, come è da attendersi, tanto le cose che gli furono comunicate vigorosamente, come quelle comunicategli con minor vigore. Nel vuoto cadono con eguale velocità tanto un pezzo di piombo che una piuma.

Quivi dunque è la genesi della volontà, della personalità, della memoria, della padronanza di se. Un uomo può essere ciò che egli desidera, purché lo desideri abbastanza ardentemente. La misura del suo successo dipende intieramente dalla quantità di vigore con cui egli ha comunicato la sua volontà al proprio subcosciente.

La memoria, dopo tutto, è solo questione di selezione. Si può ricordare una cosa e dimenticarne un'altra. £ assiomatico che ricordiamo quelle cose che più vivamente ci hanno impressionato. La memoria è anche un atto di associazione. Quante volte una cosa ridesta una serie di pensieri nella nostra mente : il profumo di violette, può darsi ci ricordi un giorno passato in campagna tempo fa. Ancora, quante volte ricordi inattesi e banali non sorgono all'improvviso nel modo più inopinato, anche qualche anno dopo dell'avvenimento ? Episodi che forse non furono mai più ricordati da quel giorno ad oggi. Ma dove furono essi tenuti in serbo per tutto questo tempo ? Ecco una domanda alla quale gli psicologi non sanno cosa rispondere. Ma ammettete per un istante il fatto che la subcoscienza mai dimentica, per quanto futile sia la cosa, ed avremo un nuovo punto di partenza per ulteriori ricerche.

Se il subcosciente ha registrato un certo episodio,ilsuoritorno alla coscienzanondeve meravigliare, ed un po' d'acuta analisi generalmente troverà ben presto le associazioni d'idee che condussero ad esso. L'incidente era nascosto nel fondo della subcoscienza ; non è che non vi fosse più ; ma bensì non vi era modo di avvicinarsi ad esso, attraverso alle distrazioni della vita cosciente quotidiana. Solo eliminando codeste distrazioni col sonno ipnotico, raggiungiamo il subcosciente ed allora, come dissi, vi troveremo le impronte di quell'episodio dimenticato ; non più nascosto, ma pronto a balzar fuori in tutti i suoi dettagli.

Ne consegue allora che avrà miglior memoria chi può con maggior vigore comunicare colla subcoscienza, ed avrà personalità più dominante chi può più prontamente comandare al proprio subcosciente. Lo sviluppo ricaiede perseveranza e coraggio ; non basta il solo desiderio. La subcoscienza non può essere gabbata a parole. « L'uomo è come pensa nel profondo dell'animo » ed ivi sono le parole che contano.

Padroneggiate voi stessi. Voi siete il vostro più grande nemico. Fate che « io voglio » prenda il posto di « io non posso ». Nessuno fece mai nulla con una politica negativa, e chi non sbagliò mai si fu perchè non fece mai niente. Ogni uomo ha la sua salvezza in se stesso. E semplicemente il caso del dominio della mente (della mente subcosciente) sopra la materia. Ecco la grande lezione fondamentale dei fatti da me riferiti.

Un uomo perfettamente organizzato non ha bisogno di ipnotizzatore per ottenere la propria guarigione ; può volerla da sé. Tutto quello che fo io potrebbe farlo egli stesso ; ma questo mondo non è perfettamente organizzato ; il dubbio s'insinua. Allora l'ipnotizzatore è necessario per disperdere le attrazioni estranee ed i timori, e per parlare direttamente alla subcoscienza.

Tutti noi sappiamo come la semplice presenza di alcune persone c'incoraggi ed invece quella di altre ci deprima. Ecco ancora un esempio dell'azione del subcosciente. Noi riceviamo le loro suggestioni consciamente od inconsciamente. Un libro sul « chi si aiuta » può sortire eguale effetto. Noi siamo creature di ambiente poiché il nostro subcosciente è il più sensibile degli apparecchi riceventi, e reagisce alle influenze esterne anche a nostra insaputa. Qui sta allora il segreto dello sviluppo del caràttere, maestro il subconscio. Da esso scaturisce l'ambizione, l'interesse, la memoria, l'abiltà, la perseveranza, la personalità, il rispetto di sì: stessi. La lotta può essere dura e lunga, ma può essere vittoriosa.

Henley conosceva la verità di quanto precede, poiché scrisse :

Del mio fato son padrone Capitan dell'alma mia.

Invece di « alma » leggasi « subcoscienza » come ho dimostrato in altro capitolo e così le sue parole saran più feconde di significato di quel che generalmente si crede.

Sul principio del decorso anno lessi il caso particolarmente triste di due giovani studenti universitari accusati di manovre illecite durante gliesami. Erano fratelli; uno intelligente e brillante e l'altro no. Il primo aveva tentato di aiutare l'altro nei suoi esami scritti, ma fu scoperto ed entrambi furono respinti. Ecco un caso tipico dove l'ipnosi sarebbe stata utile. Quel giovanonon doveva certamente temere nulla. Se fosse venuto da me ed io avessi potuto addormentarlo, avrei potuto fargli ricordare tutto quello che aveva letto, se qualchecosa avesse letto, per i suoi esami. Avrei potuto aumentare il suo potere di concentrazione, rendere ritentiva la sua memoria, ed avrebbe potuto andare agli esami colla certezza che tutto quello che aveva appreso, per quanto apparentemente del tutto dimenticato, era li pronto ai suoi ordini.

Non cadiamo in errore. Non posso trar fuori quel che non c'è, né posso fornire nessuno di conoscenze che non abbia acquistate da se stesso. La subcoscienza è come una spugna di capacità infinita che ritiene qualunque cosa. Io la strizzo secondo mi viene richiesto. Ho avuto innumerevoli successi con giovani venuti da me poco prima degli esami. Tutti fanno il solito discorso : molti giochi e poco lavoro. Oh si hanno letto un mucchio e mezzo, ma, non si sa come, quel che hanno letto non è restato appiccicato ! Il procedimento è assai semplice. Li addormento e suggerisco loro che si ricorderanno tutto quel che hanno letto (per ricordo intendo il richiamo alla -memoria a volontà ; poiché tutti noi ricordiamo nel senso che sappiamo una certa cosa purché si possa richiamarla alla coscienza ; la memoria ha queste tre fasi : ricezione dell'immagine, sua ritenzione e suo risveglio a volontà) nonché quello che leggeranno in seguito, purché leggano con attenzione e non alla cieca. I sacerdoti mi vengono spesso a trovare, abbisognando di maggiori doti oratorie e sicurezza di sé ; maggior potere persuasivo e qualità di comando. Essi abbisognano di qualcosa di più profondo e che arrivi più lontano che non la semplice suggestione impartita da desti. Anime timide ! « L'uomo è ciò che crede nel profondo del suo animo. » Essi predicano ma non son capaci dì praticare. Quasi invariabilmente, semprechè possano cadere in sonno, se ne vanno coi loro desideri appagati. Queste cose sono semplici per la subcoscienza.

Ho detto più su che non posso creare l'intelligenza, ma posso migliorarla. Ho constatato che un violinista, nel sonno ipnotico, era capace di suonare un dato pezzo di musica assai meglio che nello stato di veglia. Un giovane mio conoscente, pianista entusiasta, si vide quasi sbarrata la strada ad ogni progresso a causa di un'assoluta incapacità di suonare a prima vista. Lo studiare un pezzo nuovo era per lui una pena ; doveva studiare nota per nota, ponderando su ogni accordo. La sua incapacità era quasi incredibile. Ottenni con lui un enorme successo. Durante il sonno gli feci suonare il piano, leggendo a prima vista, dapprima pezzi facili e poi su su gradatamente fino alle composizioni più difficili che stava studiando. Durante questi sonni ipnotici pareva non trovare alcuna difficoltà nel leggere. Dico « pareva » perchè non sono abbastanza competente in fatto di musica da seguirlo nella tecnica di Beethoven o di Brahms, e quando lo risvegliavo, dopo avergli impartito la suggestione di non trovare più difficoltà da sveglio, constatavo che la capacità acquisita gli rimaneva.

Ho un amico letterato a cui già resi un piccolo servigio. E ansioso di tentare un esperimento. La parte migliore dei suoi romanzi è la trama, sempre intricata ed accuratamente studiata. Egli vuol vedere se, nel sonno ipnotico, fosse capace d'immaginare intrecci ancora migliori di quelli ch'egli mette insieme nello stato normale di coscienza. Se vi riesce può darsi che si decida a scrivere tutto un libro sotto l'influenza ipnotica. Ecco un esperimento che attendo anch'io con ansia.

Citerò di nuovo la testimonianza imparziale del Dott. Brown. Nel 1930 egli parlava al Congresso Ecclesiastico ed in un discorso ivi tenuto, toccò dell'ipnotismo nella vita giornaliera, illustrando, sulla base della propria esperienza, il potere dell'ipnosi di migliorare in un individuo una qualità già innata. Egli riferì il caso di un ben noto musicista che aveva perduto il potere di concentrazione e la facoltà di comporre. Ripeterò quel che diceva il News Chronicle del 9 Ottobre 1930 :

« Venne da me » disse il Dott. Brown, « per la cura ; e sotto l'influenza della suggestione riacquistò la sua capacità di comporre. Ricadde ancora nel suo male e tornò da me una seconda volta, e la suggestione funzionò proprio nello stesso modo. »

Per alcuni individui è necessario ripetere il trattamento dopo un certo tempo, ma non sono molti, e nella mia esperienza ho generalmente constatato che quando un paziente è stato guarito, la guarigione è permanente.



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