Capitolo VIII. Alcoolismo e
stupefacenti.
Nell'ottobre del 1930 la pubblica attenzione fu
vivamente richiamata da una dichiarazione del Dott. W. Brown del King' s
College Ospitai di Londra. Durante un discorso al Congresso della Chiesa egli
disse :
« Non bisogna essere troppo solleciti a credere che
la moderna scienza medica sia sempre nel vero riguardo fella salute ed alle
malattie.... Molti pazienti domandano
d'essere ipnotizzati[... Solo in casi speciali è
usato l'ipnotismo, e mai senza il consenso del paziente. L'ipnotismo è
giustificato nei casi di abuso di stupefacenti e di alcool, ed in certi
pervertimenti dell'istinto. »
Tale dichiarazione fu accolta da una certa
incredulità in alcuni settori dell'opinione pubblica e con meraviglia in altri.
Ma i lettori che mi avranno seguito sin qui, comprenderanno chela cura
dell'a|coolismo e dell'uso di stupefacenti non è che un'altra manifestazione
dell'attività del subcosciente. Tali cure non sono punto differenti da quella
della paralisi o della cecìtà
già da me descritte.
Il subcosciente
reintegrato nella sua adatta sfera nella vita
umana, provoca dei cambiamenti nella concezione della vita, nelle abitudini,
nei modi di vivere, nel carattere e nella personalità, altrettanto sicuri
quanto le sue più spettacolose vittorie
sulle malattie.
Un po' di riflessione chiarirà ancor più la cosa.
Il vincere l'abito delle droghe, del fumo o dell'alcool è in fin dei conti una
semplice questione di volontà. Intendo dire che chiunque può trattenersi
dall'uso di stupefacenti, dal bere o dal fumare una sigaretta ; si tratta di un
atto negativo. Può essere difficile il farlo e può portare seco ogni sorta di
reazioni fisiche, che nel loro insieme rendano la conseguente bramosia così
insopportabile da risultarne perfino un completo collasso fisico. Ciò
nonostante l'astensione è un atto negativo. Invece l'atto del volere una
guarigione, adesempiò della paralisi, è
certamente positivo. Non si deve cessare di fare una certa cosa ; si deve
invece vincere un'inibizione per compiere qualche cos'altro. E, come dissi, non
si può ingannare il subcosciente. Occorre il solo, semplice e dominante potere
volitivo. Non è ammessa alcuna esitazione, ne dubbio, né viltà. Ne consegue
quindi che l'ipnotismo è un aiuto inestimabile nel vincere l'abito del bere,
del fumo o degli stupefacenti, poiché tali vittorie non sono istantanee ; ma si
conseguono in un certo periodo di tempo, ed i pazienti stessi vi concorrono in
misura ancor maggiore che per le guarigioni fisiche.
Se il paziente ha la volontà di guarire, la
guarigione segue automaticamente e non è accompagnata da nessuno dei graduali
processi di esaurimento inseparabili dai trattamenti medici ordinari contro
l'alcool e gli stupefacenti. I medici ammettono generalmente che per dissuefare
dall'alcool o dalle droghe è necessario procedere gradualmente per evitare le
reazioni. I nervi
sovreccitati ed indeboliti dalla continua abdicazione penano assai quando 1
loro desideri non sono più appagati. L'esaurimento nervoso sopraggiunge in una
delle sue cento guise. Il naufragio fisico e mentale è completo. £ in questi
casi che l'ipnotismo ha buon gioco. Vi sono pochi fra i traviati, anche dei più
gravi, che una volta o l'altra non si decidano ad emendarsi. Le loro buone
intenzioni durano magari solo un'ora o due ; ma se potete coglierli in
quell'ora, la guarigione può quasi essere garantita.
Non si può ipnotizzare nessuno contro la sua
volontà, ma se è possibile metterlo in sonno nel momento delle buone
intenzioni, la volontà di emendarsi può essere rinforzata e resa permanente.
Una prospettiva luminosa viene offerta al malato ed il resto poi è facile.
L'ipnotismo può essere d'aiuto nel campo fisico. Già dissi che il peggior
nemico dei dediti all'alcool ed alle droghe è la rivolta dei nervi e
l'incessante insaziabile bramosia che consegue all'interrotto o diminuito
alimento del vizio. Ma questa bramosia è mentale o per lo meno
funzionale, e nel sonno ipnotico può essere
rimossa dal semplice potere della suggestione. La cura dei dediti all'alcool ed
agli stupefacenti a mezzo dell'ipnosi, quindi, non soffre di nessuno dei penosi
sintomi associati alle altre cure. La volontà di alcool o di droghe è abolita
dalla suggestione e mai più ritorna.
Come la suggestione nel sonno ipnotico può essere
usata per bandire una deficienza fisica attuale, così può essere impiegata per
ovviare ad una possibile deficienza o reazione fisica conseguente ad una data
linea di condotta. Difatti ho constatato che si può non solo abolire la voglia
di bere ma, anche in casi estremi, si può per suggestione bandire la reazione
fisica.
Un'altra cosa importante che non credo sia
ottenibile con nessuna altra cura conosciuta contro l'alcool e le droghe
stupefacenti, è che l'uso di essi non importa sia troncato del tutto ma ridotto
a misura moderata senza timore di ritorno del vecchio vizio. E la ragione è
semplice : è la volontà che è in azione, la volontà che dice : « non devi bere
eccessivamente » oppure « non devi bere affatto ». E la volontà giustamente
proporzionata è essenziale.
E difficile dire se tali guarigioni mediante
ipnosi siano permanenti ; in genere si perde il contatto con i propri pazienti.
Con alcuni da me guariti mi tenni in rapporto per due o tre anni dopo l'ultimo
trattamento e poi li persi di vista ; altri sono stati curati da non molto
tempo e non posso citarli come guarigioni
permanenti, sebbene io ritenga che lo siano. E bene inoltre esser doppiamente
guardinghi nel caso dei dediti alle droghe ed all'alcool. L'esperienza medica
ha accertato il graduale svanire dell'efficacia curativa. La mia esperienza
fatta attraverso a centinaia di casi, mi autorizza a credere che l'effetto è
permanente. In tutti i casi in cui ho potuto tenermi in contatto coi pazienti
la guarigione è rimasta anche dopo molti anni. Ma ho perduto di vista molti
pazienti e potrebbe darsi che qualcuno sia risdrucciolato nel vizio. Non lo so.
Posso dire però di non averne mai constatato nessuno.
Ecco un caso che cade a proposito : sui primi
dell'anno passato ebbi notizie di un uomo che avevo curato e guarito
apparentemente cinque anni prima. Era un giovane che chiameremo Wivvles. Beveva
una bottiglia di wisky al giorno, spesso una e mezzo. Cercò di vincersi da se
stesso, ma non ci riuscì. Lo rividi tre o quattro volte e poi, sebbene venissi
a sapere che era guarito, non lo vidi più. Sul principio dell'anno scorso
vennero da me un uomo e una donna senza preavvisarmi.
« Ho bisogno che lei guarisca mia moglie dal vizio
del bere » disse l'uomo accennando alla compagna, « l'ho portata apposta da
Buenos Aires. »
« Ma come diavolo conosceste il mio nome laggiù ?
»
« Lei guarì il mio segretario ; ma allora non
era mio segretario ; si chiama Wivvles. Non ha mai
più bevuto e mi consigliò di portarle mia moglie. » Wivvles, debbo aggiungere,
per quanto mi ricordi, fu addormentato una sola volta. Quanto alla moglie non
aveva alcuna intenzione di rinunziare al bere e nulla potevo fare.
Ecco un altro caso sul quale io rido spesso col
paziente : Egli porta il nome di una famiglia famosa in tutto il mondo per le
sue ricchezze ; ma anche nelle famiglie più facoltose vi è un qualche ramo non
troppo favorito dai beni di fortuna, ed il ramo di A.... era un di quelli. Un
giorno venne da me un giovanemembrodidettafamigliachedivenne da allora mio buon amico. Allora non
l'avevo mai veduto. Fumava troppo ed un comune amico gli disse ch'io potevo
aiutarlo ; visto che non sapeva aiutarsi da se. Cosicché lo addormentai e gli
suggerii di limitarsi nel fumo a tante sigarette il giorno. Apparentemente
tutto andò bene, perchè più nulla seppi di lui per parecchi mesi ; poi tornò
per tenermi tutt'altro discorso. Questa volta si trattava del bere ; non che si
ubriacasse, tutt'altro ; ma avendo una larga cerchia di amici, il suo
portafoglio non gli permetteva di stare al passo con loro. Né voleva sciupare
il suo bel volto ingrassando troppo. Volevo io di grazia trasformarlo in un
partigiano del regime secco? Se lo facevo, questo avrebbe valso a difendere il
suo viso. Egli ci s'era provato ma
aveva fatto fiasco.
«E certo » disse « ch'io sono abbastanza intelligente da essere pronto a subire la suggestione
di ammalarmi ogni qualvolta io beva una sola goccia di liquore. » Avuto il suo
consenso a tali misure eroiche il mio compito fu facile. Lo addormentai e
gl'imposi il bando e le conseguenze suddette anche per un solo sorso. Egli vi
credette, ma non i suoi amici. Un giorno che una comitiva di essi partiva da
Charing Cross e stava aspettando il treno, lo indussero a « berne un sorso ».
Egli bevve, ma dopo mezz'ora, sul treno, fu colto da grave malore. Né fu
coincidenza perchè per verificare il fatto egli provò in altre tre occasioni,
sempre collo stesso risultato. La lezione lo fece rigar diritto ; ma coll'andar
del tempo egli cambiò impiego e nella sua nuova posizione doveva partecipare a
pranzi pubblici e, com'egli accennò, in questi trattenimenti senza tentazioni,
il bisogno del più stretto embargo era passato. Inoltre ora guadagnava uno
stipendio maggiore. Potevo aiutarlo ? Gli dissi che avrei provato e combinammo
un piano che funziona bene da circa tre anni. Ora, quando deve partecipare ad
un pranzo, viene da me circa un'ora prima, si fa addormentare ed io gli tolgo
la proibizione totale e gl'impongo un limite specifico. Ed egli è incapace
di bere di più di quanto concesso. Il giorno dopo torna da me e gl'impongo
di nuovo la totale astinenza.
Mi son capitate persone che convennero con me
d'imporre loro il divieto di toccare il bicchiere colla mano, ed erano incapaci
di afferrarlo.
Mi capitò un certo A.... che se accettava una
sigaretta al di là del convenuto, si dimenticava di accenderla. Ma non avrei
potuto ottenere tale risultato se egli non avesse voluto aiutarmi.
Scientificamente fu lui stesso che l'ottenne ; io mi limitai ad indicargli la
strada da seguire. Potrei forse aggiungere la testimonianza di una bevitrice di
gin che ebbi in cura circa due anni fa. Andò all'estero ancor prima ch'io fossi
sicuro d'averla guarita, e dopo un anno circa ricevetti una sua lettera, nel
marzo dell anno passato, ove diceva :
« Dal mio ritorno qui non ho toccato una goccia di
rovina delle madri. Ho piena fiducia in lei e sento non so come che non
posso proprio bere più. Il solo pensarvi mi dà la nausea. » Quando venne da me
era caduta tanto in basso che la consigliai di bere un bicchiere di vino a
colazione ed anche, se necessario, un po' di cognac, quando sentisse bisogno
urgente di stimolante. Sapevo che così facendo non stavo preparando di nuovo la
strada al vizio del bere, poiché il suo subcosciente aveva accettato la
dichiarazione che l'alcool non le faceva bene che come medicina, e che non
doveva abusare di questa eccezione. Dopo aver riferito nella detta lettera che
beve vino solo durante il pranzo ed un pochino di cognac solo in caso di
estremo bisogno, ella continua : « Spero di ottenere grandi risultati ed a suo
tempo spero di poterle dire che non prendo più nulla da bere affatto.... solo
mi duole di aver lasciato
Londra così presto. Sento, che Ella avrebbe fatto
di me un'altra donna, se avessi potuto restare. »
Quale altro metodo di cura può concedere al
paziente di bere senza controllo ed essere egualmente sicuri che egli non
ricadrà in uno stato ancor peggiore di prima ?
Negli ultimi mesi mi fu presentato un caso che non
prometteva di essere tra i più interessanti da me avuti. Si trattava di una
donna di mezz'età dedita da anni agli stupefacenti. Nei casi precedenti di
abuso di alcool e di droghe fui capace di ottenere una certa guarigione quando
il soggetto si lasciò addormentare. Nel caso di questa donna, per una ragione o
per l'altra, la paziente non voleva o non poteva passare allo stato di sonno,
ne io potei, nelle tre o quattro sedute che ella ebbe con me, prendere pieno
controllo su di lei nello stato di veglia. Ella rimaneva, come avvenne per
Arnold Bennett, in uno stato di semi-sonno. Ma pure in queste condizioni fui
capace di fare qualche cosa per lei. Ella accettò la mia suggestione, ed ogni
volta che tornava da me, mi diceva che nell'intervallo aveva ceduto sempre meno
al suo vizio. Nella quinta visita io riuscii ad assicurarmi quasi il completo
controllo allo stato di veglia, e per breve tempo potei mantenerla ferma nella poltrona
malgrado i suoi sforzi (naturalmente da me richiesti) di alzarsi. Allora feci
in modo da giovarle più in circa tre minuti che in tutte le precedenti visite prese insieme. Quando tornò la settimana dopo
mi disse che per i primi quattro giorni non aveva avuto affatto alcuna bramosia
di bere e che anche negli ultimi due giorni il suo desiderio fu facilmente
vinto da un lieve sforzo della volontà. Dopo di che il progresso fu rapido ;
ella guadagnava forza di giorno in giorno. Ora ella viene da me solo una volta
al mese per il « rinfrescamento » come lei lo chiama, e non dubito affatto che
ella abbia a ricadere più nel vizio.
Anche in questo caso alla paziente è stata
concessa una certa latitudine ed ella non ha mai ecceduto al di là del limite
d'accordo stabilito.
Tra qualche mese dovrà essere sottoposta alla
prova cruciale, poiché dovrà andare all'estero. Malgrado tutti i voli
dell'immaginazione non potrò allora esercitare alcuna influenza su di lei ; ma
sono sicuro che escirà incolume da questa prova. Ella sta ora lavorando alla
sua guarigione e non vedo alcuna ragione perchè non debba continuare così.
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