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Capitolo VII. Ipnotismo e spiritismo.

Chi si occupa di ipnotismo si domanda spesso quali punti di contatto esso abbia collo spiritismo. Tale questione fu pure sollevata dal defunto Sir Arthur Conan Doyle e da lui studiata a lungo, sotto diverse condizioni. Io e lui compimmo vari esperimenti nell'intento di trovare l'eventuale connessione ed alla fine egli si convinse che non ne esiste alcuna.

Alcuni fatti da me citati potrebbero dare parvenza di verità alla tesi contraria, ma un po di riflessione ci convincerà che la connessione è più apparente che reale.

Non ho mai trovato un paziente capace, nella trance ipnotica, di fare ciò che non poteva fare allo stato di coscienza normale, pur sapendo come farlo. Per esempio, uno che coscientemente non sapesse parlare francese o tradurre un passo greco, sarebbe pure incapace di farlo nel sonno ipnotico. Eppure questo è abbastanza comune nelle sedute medianiche. Nell'ipnotismo il paziente è « controllato » dall'operatore cosciente, cioè dall'ipnotizzatore ; il paziente « vuole » lo stato di sonno ed agisce di concerto coll'operatore. Nello spiritismo invece il medium « cade » in trance ed è controllato da un sedicente spirito, e finora non è stato sufficientemente accertato fino a qual punto il medium è fattore volontario.

Alcune delle mie esperienze quasi m'indurebbero a credere che lo spiritismo e l'ipnotismo sono del tutto opposti. Ma non credo possano esserlo, poiché entrambi producono del bene. E come contenersi di fronte ai due episodi che seguono ? Di essi non dò alcuna spiegazione non avendo studiato abbastanza lo spiritismo ; ma so che questi fenomeni lasciavano perplesso anche Sir Arthur, non potendo neppur lui spiegarli. Lascio ad altri di trovarne la spiegazione.

Una volta un uomo mi portò la moglie sua ammalata del sistema nervoso. Ella sedette, nella poltrona e stavo per dirle come fosse facile cadere in sonno, quando improvvisamente tutto il suo portamento cambiò. Invece di addormentarsi placidamente, s'irrigidì nella poltrona, sputando e balbuziando, agitando le braccia e tartagliando in modo incomprensibile. Ne io potevo calmarla. Attesi per qualche minuto sperando che quel parossismo passasse, non essendomi mai capitato un caso simile. Era certo che non io la controllavo, non avendola per nulla suggestionata. Voltandomi al marito dissi :

« Cos'è questo ?, io non posso fare nulla e lei ? » Egli sorrise appena.

«Tra un minuto o due andrà a posto » disse.

« Va bene, ma che diavolo ha addosso ora? »

« Lei non può aiutarmi a scacciarlo ? » Questo lo spaventò un poco.

« Zitto, zitto ! » bisbigliò « non è un diavolo. Forse dovevo dirglielo ; noi siamo spiritisti, ed il suo« controllo » è un giapponese. Fa sempre così ».

« 0 diavolo o no » continuai « è chiaro che non mi va punto. Mi aiuti a scacciarlo. » Allora alzandosi dalla sedia egli si fece incontro alla moglie e facendo vari passi magnetici misteriosi dinanzi al suo volto ed agitando il pugno sul capo di lei disse in tono aspro :

« Va' via ! va' via ! va' via ! »

Le sue ammonizioni parvero ottenere il desiderato effetto, poiché la moglie si fece più calma ed a poco alla volta riacquistò il suo contegno normale.

Un giorno o due dopo ricevetti una lettera da loro per dimandare se volevo riceverli ancora per mettere in sonno la moglie e curarla del suo nervoso. Ma io rifiutai.... Può darsi che lo « spirito » mi fosse ostile od altro ! non pretendo di saperlo.

Anche gli stessi spiritisti non sanno darsi ragione di episodi come questo. Ne ho discusso con molti e nessuno seppe che pesci pigliare. Bisogna abbandonare l'argomento finché le ricerche non abbiano gettato nuova luce su questa oscura materia.

Anche in un'altra occasione feci un'esperienza che aveva a che fare direttamente collo spiritismo, e che dimostra ancora l'acutissima percezione dell'occhio del subcosciente. In un capitolo precedente raccontai la storia del figlio di una vedova che guarì di balbuzie e di una paralisi al braccio. Io vedo spesso questo ragazzo ed a volte capita nel mio studio del tutto inatteso, quando crede ch'io sia solo. Un giorno entrò saltando ed agitando il suo braccio malato e cantando a voce alta, proprio quando, per fortuna, avevo un malato con me. Era un uomo attempato che chiameremo Smith, colpito da una speciale malattia che lo aveva reso immobile e rigido, in posizione seduta come una sfinge, sembrava quasi pietrificato. Non poteva camminare ; appena poteva muoversi, restando giorno e notte in quell'unica posizione, colle mani appoggiate sulle ginocchia, non guardando né a destra ne a sinistra, incapace di cibarsi e quasi anche di parlare. Il guaio si era che non consentiva a farsi addormentare e, come ho già spiegato, sebbene in certi casi io possa egualmente far molto anche se il paziente rimane desto, nei casi più gravi preferisco sempre di operare nello stato di sonno, a causa dell'assoluto potere che acquisto sul subcosciente. Nel caso di Smith, dopo molte sedute, avevo fatto in modo da sciogliere le sue giunture tanto che poteva vestirsi e spogliarsi da se, salire e scendere le scale, mangiare e fare altre cose consimili, purché non avesse fretta. Ma io non ero soddisfatto, e sapevo che se avessi potuto una sola volta avere il suo consenso ad addormentarlo, lo avrei potuto guarire di colpo. Stavo di nuovo tentando di persuaderlo quando il piccolo Arturo irruppe nel mio studio. Egli non aveva sentito di che cosa si parlava, come mi dichiarò poi su mia domanda.

« Ora Signor Smith » dissi dopo avergli spiegata la presenza del ragazzo e raccontatata la sua storia « lei vedrà un paziente addormentato. » E facendo sedere Arturo in una poltrona lo misi in trance. Per essere utile al Sig. Smith, gli avevo messo per così dire il ragazzo attraverso la sua strada. Smith allora dimandò che cosa il ragazzo ci poteva dire.

« Quante persone sono in questa stanza ? » domandai.

« Tre ; lei, il vecchio ed io »

« Nessun altro ? »

« No » Allora pensai alla mia esperienza del giapponese.

« Non vedi punti spiriti ? » domandai.

« Si »

« Dove ? »

« Uno dietro la poltrona del Signore » « Dicci qualchecosa a suo riguardo » «E un vecchio dalla lunga barba bianca e capelli bianchi divisi nel mezzo. Ne ha pochi in cima alla testa, ma lunghi e folti sugli orecchi. Porta una lunga giacca nera e tiene la mano sulla spalla del Signore seduto nella poltrona e gli parla : « Perchè non dai retta a Erskine (senza Signore) e non fai quel che dice ? Ti guarirà se farai quanto ti chiede. Lo sai che so quel che mi dico. » Ecco quello che dice. Ora è andato via »

Svegliai il ragazzo che se ne tornò a casa ; non sapendo nulla di quello che aveva visto e che ci aveva riferito.

Smith rimase zitto per un po'.

« E sorprendente ! » disse alfine « Quel ragazzo ha descritto mio padre com'era prima di morire vent'anni fa. Era dottore con una lunga pratica. Per quanto mi ricordi non portò mai altro che la redingote. Ed aveva i capelli proprio come li ha descritti. » Ma neppure quel « messaggio d'oltre tomba » come lo chiamò, potè smuoverlo. Si rifiutò ancora di farsi addormentare ; però sta ancora progredendo lentamente e spero tuttora di poterlo guarire alla fine.

Un terzo caso è quello di una donna di Londra colpita da shock nervoso per lo scoppio di un proiettile durante un'incursione aerea. Venne da me ed accosentì subito a farsi addormentare ma avevo appena iniziato il tentativo di metterla in stato di sonno, che cominciò a sputare e borbottare nell'evidente tentativo di parlare. Mi sedetti e dopo pochi minuti ella s'alzò e venendo verso di me mi si mise al fianco e parlò con una vocetta infantile punto simile alla sua voce usuale di contralto profondo. Era chiaro che, non so per quale ragione, credeva di essere una bambinetta ed io mi prestai di buon grado alla finzione.

« Chi sei ? » chiesi.

« Alice » rispose. « Sono passata, voi dite morta, a solo dodici anni ; ma ora sono tornata. »

« A far cosa ? »

« Non so ; ma sono qui. » Improvvisamente si voltò e, guardando la seggiola che aveva abbandonato cinque minuti prima e sempre restando al mio fianco, accennò dietro ad essa, e con grande spaventò gridò : « Guarda ! » e nascose la faccia nelle mani.

ovvio che io non vedevo nulla, ma la mia precedente esperienza mi fu di aiuto e, deliberato a giungere fino in fondo, continuai a secondarla. Non appena si fu rimessa un poco le domandai che cosa ci fosse. « Guarda » disse « vi è un nemico dietro quella sedia, » egli ti odia e cerca di sconvolgere il tuo lavoro »

« Chi è, un diavolo ? »

« Quel che voi chiamate un diavolo, si ».

« Digli allora di andare all'inferno » replicai non senza una certa emozione. Questo parve rompere l'incantesimo perchè la donna si dipartì da me e camminando verso la porta accennò colla testa indicando l'angolo estremo del soffitto e disse :

« Vedi quella luce lassù ? Tienla con te e il tuo lavoro prospererà. »

Trovai gran difficoltà a risvegliarla e poi le chiesi :

« Chi è Alice ? » La domanda parve prenderla affatto di sorpresa. Alice pare fosse la sua sorellina morta a dodici anni. La paziente non l'aveva mai nominata prima di allora ed io nulla sapevo della sua famiglia quando avvenne questo episodio. Né, al suo risveglio, la paziente aveva alcuna nozione di ciò che aveva detto o fatto durante il sonno. Personalmente non credo che la paziente fosse stata in trance ipnotica. Difatti la difficoltà di risveglio fu troppo grande, né le avevo ancora fatto alcuna suggestione ipnotica quando abbandonò la sedia per venirmi incontro. Non reagiva punto alla mia suggestione perchè non ne avevo fatto alcuna. D'altra parte questo caso dà un'illustrazione positiva di un'antipatia, da parte di non so cosa, verso l'influenza ipnotica. « .... un nemico.... egli ti odia ; cerca di sconvolgere il tuo lavoro.»

I casi precedenti mi capitarono nel corso normale della mia professione. Essi sollevarono nella mia mente ogni sorta di questioni, riguardo ai rapporti tra l'ipnotismo e lo spiritismo, e decisi, presentandosene l'opportunità, di tentare ogni possibile ricerca in questa materia. La questione stava nel come condurre l'esperimento ed a chi chiedere aiuto a questo proposito. Non si poteva scegliere il paziente alla leggiera, perchè l'esperimento che avevo in animo di fare era niente di meno che d'inviare qualcuno, durante il sonno ipnotico, nel mondo di là, e far si che riferisse esattamente quel che vedeva laggiù. Sentivo che l'esperimento non era scevro da qualche rischio, poiché, sebbene normalmente lavorassi col subcosciente controllando il corpo dei pazienti, era ben altra cosa il mandare detto subcosciente nel mondo dello spirito, dove avrebbe potuto incontrare chi sa che cosa. Forse degli spiriti ? E sarebbero essi ostili od amici ? Potrebbero influenzarlo e strapparmi il suo controllo ? E se ciò avvenisse quali ne sarebbero le conseguenze ?

Queste e molte altre domande sorsero nella mia mente, e stavo ancora ponderando sulla convenienza o meno di tentare l'esperimento quando il Sig. Mardell della Legazione Portoghese di Londra venne a trovarmi. Già raccontai la storia del suo figlioletto ed in qual modo egli seguisse suo padre attraverso Londra riferendomi accuratamente, stando nel mio studio, che cosa il padre stava facendo. Io ed il Sig. Mardell discutemmo circa lo spiritismo ed egli s'interessò tanto al mio progettato esperimento che mi suggerì senz'esitazione di chiamare il figlio per usarlo come soggetto. Non potevo chiederne uno migliore del giovane Mardell, egli era perfetto, a trance profonda e ben lo conoscevo. Lo mandammo a chiamare subito, e senza dirgli delle nostre intenzioni, lo posi in profonda trance.

« Vai » gli dissi « nella prossima scena, dove stanno gli spiriti e dimmi che cosa vedi. »

Per tre minuti circa rimase nel più assoluto silenzio, e poi d'un tratto scoppiò in una paurosa disputa con qualcuno, parlando così svelto che appena potevamo afferrare il senso delle sue parole. Pareva che disputasse con qualcuno che facesse obiezione alla sua presenza in quel luogo, perchè colsi questa frase : « Ho diritto quanto voi di star qui » e la disputa continuava. Naturalmente noi sentivamo solo la voce del ragazzo ; ma non vi era alcun dubbio sull'andamento della discussione. Quanto al ragazzo egli era in preda ad un'ira terribile sempre crescente, colla fronte sudata, e gesticolava selvaggiamente, battendo il pungo sul bracciolo della poltrona ov'era seduto, diventando ora rosso ed ora pallido nella sua eccitazione. Finalmente, per amor suo, ritenni opportuno di richiamarlo indietro ; ma una volta tanto mi riuscì assai difficile. Era così assorbito nella disputa che la semplice suggestione non bastava, e richiese un comando diretto dato seriamente e ripetutamente per richiamare su di me la sua attenzione.

« Ora torna indietro » ordinai.

«Aspetti un minuto» rispose.

« Con chi parli ? »

« Con un uomo »

« Dove sei ? »

« Non lo so »

« A che cosa assomiglia codesto luogo ? »

« A niente. A ciò che lei chiamerebbe l'atmosfera, almeno credo. »

« E l'uomo con cui parli come è fatto ? »

« E un uomo »

« E vestito ? »

«Non ha vestiti affatto.» Esitò un momento, poi : « Ha un messaggio per lei, zio » (nome col quale usava chiamarmi) « Dice : Dì a quell'uomo che se manda della gente in questa sfera di cui non conosce nulla, e se essi capiscono di non essere più nel corpo, è possibilissimo che non vogliano più tornare indietro. » Il ragazzo si fermò e poi, dopo un momento, riprese : « Dice : ammoniscilo tre volte. » Queste furono le ultime parole che egli mi disse in quella trance. Lo lasciai dormire tanto da ricuperare la calma e poi lo destai. Non si sentì peggio dopo questa avventura e nulla ricordava di quanto era successo.

E bene forse ripetere che non sono uno spiritista ; ne un bigotto. Sono pronto a convincermi ; ma non mi è riuscito finora di convincermi che lo spiritismo sia la verità, anche se talvolta io abbia raggiunto delle conclusioni a mezzo dell'ipnotismo, che mi condussero assai avanti sulla via dello spiritismo. So che le mie teorie interessano assai spiritisti di valore coi quali ho discusso. Sostengo, per esempio, che lo spiritismo e l'ipnotismo s'incontrano in un terreno comune in qualche parte ; ma non so precisare qual sia l'esatta estensione di codesto terreno comune, e finché questo non sia accertato, non vedo come accettare lo spiritismo come una fede. Il che è altra cosa che l'amettere l'esistenza di un contatto dal punto di vista scientifico.

Avendo chiarito la mia posizione in materia, voglio riferire un esperimento di Harry Price, Direttore del National Psychical Research Laboratory, che fornisce una testimonianza del tulio imparziale nell'attuale discussione. Il Sig. Price partecipava ad una seduta medianica mediante la quale fu ricevuto un messaggio MI defunto Sir Arthur Conan Doyle. Riferendo di poi l'esperienza, il Sig. Price scriveva :

« E forse possibile che le idee espresse dall'entità sedicente Doyle fossero emanazioni della mente del vivente Doyle, che erano in qualche modo cristallizzate, ed erano state afferrate dal medium nello stato di trance, proprio come chi sintonizzi un apparecchio radio. »

Orbene tale teoria fu chiamata rivoluzionaria ; ma è poi così rivoluzionaria come pare ! Ho già esposto la mia teoria che il subcosciente potrebbe essere l'anima ed ho pure citata l'opinione del Prof. Macdonald. Non è un gran salto il domandarsi : £ all'anima di Sir Arthur che il Sig. Price ha parlato ? Nella citazione di Price la parola importante è, secondo il mio modesto parere, la parola « vivente » che ho sottolineato.

Abbandoniamo per un momento l'esperimento del giovane Mardell ma riprendiamo le altre esperienze riferite in questo libro :

(I) Il primo caso del giovane Mardell quando in ispirito seguì il padre.

(II) Il caso dell'uomo in sonno ipnotico che riferì a me ed al dottore l'episodio dello stupefacente e del masseur.

(IlI) Il caso del giovane Arturo che mi riferì il messaggio dello spirito del dottore di Edimburgo al figlio.

Orbene i primi due casi provano fuor d'ogni dubbio la capacità del subcosciente di dissociarsi dal corpo vivente e di funzionare fuori di esso. Il caso dello spirito del dottore di Edimburgo prova che il subcosciente ha il potere di udire (e se di udire perchè non di parlare ?) e vedere gli spiriti di coloro che chiamiamo morti. Parrebbe quindi che tanto lo spirito dei morti che quello dei vivi abitino lo stesso piano o sfera, come si vuol chiamarlo. Ora, se il subcosciente è veramente l'anima, non vi è nulla si strano in questo. L'anima è immortale e quindi non possiamo concepirla confinata nei limiti dei corpi terreni. Quindi deve abitare in qualche mondo. E per di più, se l'anima è immortale non può provenire da un mondo perituro. Ed allora donde viene ? Non potrebbe darsi che il mondo da cui proviene sia quello dove ritorna ? E se non è confinata nel nostro corpo mortale, non può errare a volontà in codesto mondo durante la vita, mantenendosi in contatto col corpo ? Se torna in codesto mondo a sua volontà non potrebbe trovare colà le altre anime non solo di viventi ma pur anche di mortali che fecero il trapasso, cioè gli « spiriti » ? In tal modo si spiegherebbero le esperienze del giovane Mardell che seguì il padre, e del giovane Arturo collo spirito del dottore di Edimburgo. £ il subcosciente, secondo il mio modesto parere, che è l'agente interprete dei sensi. Egli è universale. Ed allora che cosa poteva esservi di più facile per il giovane Mardell di comunicare subcoscientemente col subcosciente del padre ? Non occorreva altro a tale scopo che io dicessi al subcosciente di farlo. Lo stesso vale per l'altro caso. Che si tratti di morto o di vivente non fa differenza.

È un fatto caratteristico, e per quanto sappia non è stato finora rilevato abbastanza, che i messaggi spiritici ottenuti coll'intervento di un medium, non contengono mai nulla di contradditorio colle caratteristiche che i sedicenti spiriti avevano durante la loro vita. Questa identità di caratteristiche è appunto ciò che dovremmo attenderci quando si avesse a che fare appunto colla stessa entità. Noi vediamo il comportamento del subcosciente nella nostra condizione di viventi, nei nostri pensieri e nelle azioni del nostro corpo. Noi possiamo, durante la vita, sollevare il velo del corpo mediante l'ipnosi e scoprire il carattere del potere motore. Non ne consegue forse che quando lo spiritismo compie le stesse cose coi deceduti si rivelino le stesse caratteristiche ?

Più si medita su questa identità dell'anima e del subcosciente e sulla loro evocazione, e più ci si convince che l'ipnotismo e lo spiritismo s'incontrano in qualche parte su un terreno comune. Credo che sia intorno a queste linee di contatto che le investigazioni future si dovranno fare. Qui l'ipnosi può dare un aiuto valido ; mediante la sua applicazione alle persone viventi, può fornire un ammasso di dati per contrasto e per comparazione, che sarebbero irrealizzabili altrimenti. Servirà di trampolino per nuove ricerche e nuovi fatti che, contrapposti alla speculazione, potranno servire di base a nuove ipotesi e teorie.

Ma tali ricerche non sono adatte per me, poiché non sono troppo versato nei canoni dello spiritismo. Mi limito a suggerire tali considerazioni a quegli scienziati spiritisti che desiderano una maggiore investigazione, ed ai lettori in generale li espongo quale altra manifestazione dell'onnipotenza della Divinità e come un'altra faccia del meraviglioso subcosciente.



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