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Capitolo VI. L'ipnotismo e la scoperta dei delitti.

Non passò molto tempo che i miei esperimenti sulla separazione della psiche dal corpo, mi suggerirono un'applicazione pratica di questo ramo dell'ipnosi che dovrebbe risultare di preciso vantaggio per il genere umano. In breve, intendo offrire il suo aiuto alla polizia nella ricerca dei criminali.

Un'attendibile statistica ha accertato esservi oggi più di 50 delitti non ancora svelati qui in Inghilterra «per i quali si conoscono gli assassini, che non è possibile perseguire a causa di qualche anello mancante od altro nella catena delle prove già accumulato contro di loro. » Questi uomini e queste donne, poiché tra essi vi sono almeno quattro donne, sono tuttora vivi, liberi e rispettati cittadini. Se si permettesse alla polizia di usare l'ipnotismo scientifico, neppure uno di essi, se colpevole, potrebbe sfuggire alla forca od all'ergastolo.

Di questi casi due sono impressi nella mia memoria : l'assassinio di Alfred Oliver, tabaccaio di Reading, e quello della piccola Vera Hoad, la scolaretta quattordicenne di Chichester, che fu trovata oltraggiata ed uccisa alla periferia della città. Il Sig. Oliver fu trovato ucciso nel suo negozio e Scotland Yard mandò subito sul posto alcuni dei suoi migliori segugi per investigare. Dopo alcune settimane di lavoro la catena delle prove era completa ad eccezione di un anello. Nella mente di chi diresse le ricerche non vi era possibilità di dubbio riguardo all'identità dell'assassino. Ma il sospetto, per quanto ben fondato nella mente di un poliziotto, è cosa ben differente dalla prova richiesta dalla giuria. Le ricerche proseguirono per mesi anche dopo che il pubblico aveva perduto ogni interesse al delitto. La polizia non cessò neppure un minuto la sua inchiesta ; ma l'anello mancante non fu mai trovato e l'assassinio di Alfred Oliver passerà alla storia come uno degli scacchi di Scotland Yard.

Il caso di Vera Hoad è simile. Anche in questo la polizia era sicura del suo uomo, e nel corso delle sue ricerche lo vide e lo interrogò ; sapeva che egli mentiva ma non poteva provarlo. Egli fu sorvegliato per sette od otto anni nella speranza che compiesse quella piccola mossa falsa che valesse a chiudere intorno a lui la rete delle prove. Ma egli quel passo falso non lo fece e la polizia ancora lo sorveglia ed attende. Così l'assassinio di Vera Hoad rimane ufficialmente nel buio.

Non è questa la sede per discutere l'ordinamento giudiziario o quello della polizia riguardo alle investigazioni sui delitti ed al trattamento usato ai criminali sospetti una volta arrestati. Da noi si agisce ancora nella presunzione che un uomo è innocente finche non sia provato ch'egli è colpevole, e la confessione estorta da un presunto colpevole è non solo proibita ma passibile di essere perseguita. Anche l'interrogatorio stringente da parte della polizia è proibito. Un mio amico che un tempo copriva un'alta carica nelle forze di polizia, col quale l'altro giorno stavo discutendo di queste cose, disse : « non è già il fatto che i criminali talvolta sfuggano, che deve meravigliare, ma bensì quello che qualche volta vengano accalappiati ».

Non dico certo che si dovrebbero imitare i metodi diabolici dell'interrogatorio di terzo grado degli americani, né i metodi istruttorii della polizia americana, (se pure la brutalità possa chiamarsi col nome dignitoso di metodo) che recenti inchieste di stato hanno messo in luce negli Stati Uniti. Ma è opinione sempre più vasta qui in Inghilterra che la polizia sia inutilmente impacciata da alcune restrizioni. In altri paesi, e specialmente in America, la polizia viene coadiuvata in modo sorprendente. In America, invero, degli scienziati hanno scoperto un « siero della verità » che, dicesi, induce l'uomo a dire il vero suo malgrado. Questo siero, somministrato per iniezione ipodermica, riduce apparentemente l'uomo in uno stato di coscienza che rasenta il sonno, nel quale la mente è così esattamente equilibrata che il paziente, alle domande fattegli, risponde sempre dicendo il vero, per pura incapacità di sforzarsi a pensare una bugia sufficientemente verosimile. Ma questi metodi empirici ripugnano completamente al nostro codice. Ma d'altra parte non vedo perchè la scienza ipnotica non possa essere chiamata in aiuto della polizia, specialmente in quei casi in cui essa non è riuscita a trascinare in giudizio il delinquente per un unico anello mancante nella catena delle prove. Ad ogni modo le obiezioni che noi giustamente solleviamo contro la procedura americana, non valgono in questo caso. È ovvio che sarebbe impossibile ipnotizzare il sospetto delinquente ; poiché, oltre ad essere giustamente vietato dalla legge, è risaputo che non si può ipnotizzare una persona contro alla sua volontà, e naturalmente nessuno sarebbe disposto a lasciarsi porre in un certo stato al fine di essere obbligato a confessare pensieri e fatti ch'egli fosse ansioso di tenere segreti. Sta di fatto che la persona sospetta non dovrebbe punto sapere che cosa si sta facendo, né si dovrebbe dirle nulla. La persona da ipnotizzare non sarebbe quella sospettata, ma un qualunque soggetto facile a cadere nello stato di profonda trance. Questi potrebbe allora leggere nella mente della persona sospettata senza possibilità d'errore, ed i risultati di questa lettura verrebbero comunicati alla polizia. In altre parole il delitto verrebbe, ricostruito, non in base alle supposizioni della polizia, ma bensì in base al racconto di chi lo commise, racconto non certo fatto dalla sua bocca, ma rimasto impresso nella sua memoria. Ne potrebbe la persona sospettata pensare ad una bugia con speranza di successo, mentre si eseguisce la prova. Il solo fatto di pensare ad una bugia dinota la presenza, nel fondo della mente, dei fatti veri, e sono questi che saranno letti da chiunque si trovi nella trance ipnotica.

Provate voi stessi a pensare una cosa che sapete non essere vera, e vedrete come siete sempre consci della verità che tentate di falsare. Ho tentato varie volte questo esperimento, e poco tempo fa io spiegavo questo fatto ad un giovane ricercatore, un giornalista particolarmente interessato in questo fenomeno. Quel giorno io avevo addormentato un giovane soggetto e facendo entrare nella stanza il giornalista, domandai al paziente :

« Quale la professione di questo signore ? » Posso assicurare che il paziente era solo nel primo stadio di sonno, mentre per ottenere buoni risultati nella lettura del pensiero, preferisco il secondo ed anche il terzo stadio. Questo può spiegare l'esitazione di un momento ch'egli ebbe prima di rispondere : « Egli pensa : « io sono un dottore e mi chiamo Morgan »; invece è un giornalista e si chiama Robinson. Questo pensiero è, come lei dice, nel fondo della sua mente ed è la verità ».

Al tempo del famoso caso Crippen mi recai a Scotland Yard e mi offersi di svelare il mistero per conto della polizia se mi avessero messo in presenza del Crippen, insieme ad un soggetto adatto. Parlai col Sig. Edward Henry in persona, il Commissario di polizia.

« Mettetemi in presenza del Crippen » gli dissi « e lasciate ch'io porti meco un soggetto ch'io possa mettere in sonno, ed io vi dirò se Crippen è colpevole o meno del delitto, ed in caso affermativo, vi darò tutti i dettagli circa il delitto stesso ed il suo movente. »

Il Sig. Henry non aveva i poteri per aderire alla mia proposta, ma si dimostrò vivamente interessato e per stimolarlo vieppiù a darmi il suo consenso, io senz'altro posi in sonno il mio paziente nello studio di Scotland Yard e gli dissi di leggere i pensieri del Sig. Henry.

« Egli pensa che siete impazzito » fu la sua immediata risposta. Il Sig. Henry scoppiò in una risata.

«E vero » disse « Ma mi dica che cosa sto pensando adesso. »

Dopo cinque minuti il Commissario era un credente sicuro. Ma non servi a nulla.

« Se fossimo in Egitto » disse « proverei senz'altro. Là si usa l'ipnotismo, dicono, per quanto non lo abbia mai costatato ; ma qui è impossibile. »

E con questo dovetti dirmi pago.

Ho pensato spesso quale sarebbe la posizione di un uomo, ingiustamente accusato di un certo delitto, se chiedesse di essere sottoposto ad una prova ipnotica. Perchè bisogna convincersi che l'uso dell'ipnosi esclude ogni possibilità di errore. Nessuno potrebbe essere accusato ingiustamente, e se fosse accusato a ragione fornirebbe la testimonianza della sua propria convinzione. Urta domanda fatta ad « A » in presenza di « B » mette in moto una serie di pensieri nella mente di entrambi. Se « B » fosse colpevole gli sarebbe impossibile nascondere il fatto, entrando in gioco l'ordinario fenomeno psicologico dell'associazione delle idee, il quale è automatico e rispecchia l'assoluta verità. Le idee non riguardano ciò che uno desidera che sia, ma quel che realmente è. E, come già dissi, riesce impossibile ad ognuno nascondere quelle idee sotto Una coltre di bugie, poiché la mente intiera è aperta al subcosciente.

Da quel giorno io sono andato ben oltre. Sono passati circa ventun anni da quando andai dal Sig. Edward Henry colla mia offerta di servizio per il caso Crippen ; e se le ricerche che sto tuttora facendo prenderanno lo sviluppo che promettono, si può sicuramente profetizzare che l'ipnosi scientifica non solo farà parte del regolare svolgimento delle istruttorie penali in questo paese, ma giocherà una parte importante nella vita di ciascuno di noi.

Sorge spontanea la domanda : Se è possibile ad un soggetto in sonno ipnotico di leggere nella mente di una persona presente, e se, come altre esperienze hanno dimostrato, è possibile al subcosciente di funzionare fuori del corpo, vedendo e riferendo cose occorse in altri luoghi, perchè non potrebbe un soggetto in trance ipnotica leggere nella mente di una persona lontana ?

I miei primi esperimenti di lettura del pensiero furono fatti su piccola scala. Provavo con chiunque si prestasse a questo scopo. Divenne quasi un gioco di società per diletto degli amici, l'addormentare uno di loro ed indurlo a leggere nella mente di tutti gli altri nella stanza. Facevo a caso ogni sorta di domande al dormente allo scopo di mettere in moto una serie di pensieri od altro nella mente delle persone da « leggere » cercando di richiamare alla loro memoria episodi da lungo tempo dimenticati. E l'esperimento era spesso coronato da successo in modo inatteso. Ma era sempre necessaria la presenza delle persone nella stessa stanza. Poi, pur cominciando l'esperimento nella stessa stanza, facevo allontanare sempre più la persona desta, finché giungeva nell'angolo più lontano ed anche nel corridoio. Finché la porta stava aperta tutto andava bene, ma appena chiusa il dormente non poteva più continuare. Un giorno per caso il soggetto si trovava in un sonno più profondo dell'usuale, e constatai che la chiusura della porta non faceva differenza. Feci scendere lentamente giù per le scale l'individuo sveglio, mentre il dormente, stando nella stanza, leggeva il suo pensiero. Il primo raggiunse infine la cucina, il punto piùdistante della casa ; li si fermò con porte e finestre chiuse ed i suoi pensieri furono letti egualmente. Questo era finalmente un progresso, e, quel che più conta, ho potuto di poi riprodurre il fenomeno a volontà ogni qualvolta io tentai. Mi capitò presto l'opportunità di mettere questo nuovo potere alla prova, al di là di ogni mia precedente esperienza.

La notizia di questi fatti giunse all'orecchio di un giovane che aveva passato la vita nell'attesa dell'eredità di uno zio. Aveva un buon assegno, ma del tutto inadeguato al tono di vita che conduceva. Forse non si può biasimarlo ; era un nipote favorito, ed aveva sempre ritenuto che sarebbe stato quasi il solo beneficiario del testamento del vecchio zio milionario e di salute cagionevole. In queste condizioni non gli era difficile trovare da strozzini od altri, prestiti sufficienti per i suoi capricci. Sfortunatamente per lui, un imprevisto attaccamento alla vita da parte di suo zio, forse ispirò (o coincise con) un'inattesa sollecitudine da parte dei suoi creditori per i loro denari. Fu così ch'egli venne da me e mi chiese se potevo realmente leggere nella mente altrui a distanza, e in caso affermativo, se volessi di grazia comunicargli le intenzioni di suo zio, poiché egli aveva scritto a questo riguardo e lo zio aveva risposto per le rime.

In quel tempo adoperavo F.... come soggetto, e lo passai allo stato di profonda trance. Sapevamo dove allora abitava lo zio e dimandai a F.... di leggere nella sua mente e scoprire quale somma egli aveva destinato nel suo testamento al giovane ivi presente. Passò qualche minuto prima che F.... rispondesse. E già dubitavo che il compito fosse superiore alle sue forze, quando cominciò a parlare assai lentamente e con esitazione.

« Gli toccherà poco e nulla » disse.

« Non fare l'imbecille ! » scattò il giovanotto « so che mio zio mi lascerà quasi tutto. Signor Erskine questa volta non l'avete imbroccata. »

F.... parlò di nuovo : « Non le ha lasciato neppure un terzo ; molto meno difatti, ed anche codesto comprende un'inutile fattoria nell'Africa selvaggia. »

Malgrado l'interrogatorio più stringente, non potemmo smuovere F.... dalle sue dichiarazioni ed il mio giovanotto se ne andò soddisfatto, che, almeno questa volta, « io avevo preso un granchio. »

Dopo quasi un anno egli tornò da me per chiedermi scusa. Lo zio era morto pochi giorni prima. Il testamento era stato aperto, ed a lui il vecchio zio aveva lasciato meno di un terzo, ivi compreso un'inutile fattoria nell'Africa selvaggia.

Orbene, questo esperimento non è del tutto eguale a quello che consiste nel leggere che cosa una persona sta pensando nel momento stesso. Non ci risultava che lo zio stesse pensando al testamento quando chiedemmo ad

F.... che cosa lo zio aveva lasciato al giovanotto. F.... evocò dal passato un'operazione specifica della mente dello zio. Certamente questi ricordava quali disposizioni aveva preso per il nipote nel suo testamento, ma, come ho detto, non ci risultava che egli stesse pensando ad esso in quel momento. Il fatto non si può spiegare colla normale teoria della memoria, secondo la quale la memoria è un'operazione divisa in tre tempi : percezione, per cui la cosa percepita viene fotografata nella mente ; ritenzione dell'immagine ; ed infine ricordo, per cui l'immagine viene evocata a volontà. Il fatto riferito ci autorizza a credere che l'immagine impressa nella mente non resti ivi nascosta finché non sia tratta fuori dal suo nascondiglio ; ma aperta invece a chiunque sappia come guardarvi dentro. Ecco un aspetto della psiche che, per quant'io sappia, non è stato mai sviluppato da alcun psicologo.

Se questa mia congettura è giusta vuol dire che i pensieri passati sono aperti e leggibili da parte del subcosciente anche se la persona sotto scrutinio non pensa a nulla di particolare al momento dello scrutinio stesso. Questo vale per il passato. E per il futuro ? Dirò subito che, sebbene richiesto centinaia di volte, di guardare nel futuro dei pazienti, io mi sono sempre rifiutato di farlo ; ma sono fermamente convinto che il subcosciente possa leggere il futuro in modo esatto e sollecito come il passato ed il presente.

Due volte nel corso della mia carriera mi si predisse il futuro senza mia richiesta. Nulla m'indurrà a parlare d'una di queste occasioni, dirò dell'altra per quanto tragica sia, poiché cade a proposito. Da alcune settimane curavo una donna affetta da esaurimento nervoso con poco o punto successo, per la semplice ragione che non mi permetteva di porla neppure nel primo stato di sonno, che era tutto quel che io richiedeva per portare a termine una certa cura. Scoraggiata, cessò le sue visite e fui quindi un po' sorpreso quando circa un mese dopo suo marito bussò alla mia porta colla richiesta urgente di andare a visitarla a casa. La trovai in istato di completo collasso e del tutto incosciente.

« Per carità ditemi che cos'ha » egli disse.

« Questo » risposi « è il compito di un medico ; io non posso far nulla per lei. » Ma egli insistette ed alla fine, in risposta alle sue pressioni mandai a chiamare F.... e, dopo averlo fatto giacere accanto alla donna, lo addormentai. Per tre o quattro minuti restò tranquillo e muto. Poi, allungando una mano, prese il polso della donna e tirando il di lei braccio verso di noi che stavamo in piedi, egli disse :

« Guardate, sono le sue arterie, vedete ? » Naturalmente non vidi nulla.

« Che cosa intendi ? » chiesi. Egli replicò:

« Le macchie gialle, guardate. Sono le iniezioni. » Mi voltai verso il marito.

« Oh si » disse « forse dovevo dirle che, dopo che cessò di venire da lei, mia moglie andò da un altro dottore (e ne disse il nome) che la sta curando, ed alcuni giorni fa decise di farle alcune iniezioni. Prima una, ieri un'altra. Quando le prese questo collasso lo mandai a chiamare ma disse che non vuol fargliene più ; credo, intendesse dire delle iniezioni ». Era la prima volta che sentivo parlare di un medico e, mentre mi apprestavo a chiedere altre notizie di lui, F...., che teneva sempre la mano della donna, allungò l'altra mano sua e mi tirò giù la testa finché il mio orecchio fu presso la sua bocca.

« L'hanno ammazzata » disse « morirà domattina alle sei. »

« Cosa dice ? » chiese il marito. Naturalmente non potevo riferirglielo e :

« Dice che non bisogna farle altre iniezioni » dissi, interpretando così il suo messaggio.

« Fatemi sapere come va » dissi nell'andarmene.

La mattinadopostavofacendocolazione quando squillò il telefono. Era il marito. La moglie era morta quella mattina alle sei e cinque. Omettendo la profezia, considerate per un momento questo caso e quello del testamento del milionario. In entrambi vi è l'interpretazione di un fatto passato non a conoscenza del soggetto ipnotizzato. Nel caso del testamento il fenomeno, era io credo, causato da un tipo particolare di lettura del pensiero di cui sembra capace il subcosciente. Ma nel caso della donna morente, F... in quale mente ha egli letto ? Non credo in quella stessa della donna, sebbene dovesse certo sapere tutto riguardo alle iniezioni. Ma conosceva il particolare delle macchie gialle ? E poteva profetizzare la propria morte ? Credo di no. D'altra parte non vedo come potesse leggere nella mente del dottore, poiché, per quanto potesse sapere delle macchie gialle, certamente non avrebbe potuto prevedere la morte della donna. Non credo neppure che egli sapesse delle macchie gialle poiché in tal caso avrebbe potuto diagnosticare lo stato della malata e fare qualche cosa per alleviarlo. Ma se F.... non lesse nella mente di nessuno, donde trasse la sua informazione ? Ricadiamo di nuovo nella Mente Universale ? E se è così, è questa forse la sede della memoria ? la sede di tutti i fatti passati di ogni persona compresa in Essa ? Può darsi vi sia una presunzione in questo senso ma non ne ho la prova ancora. Se così fosse dovremmo attenderci che un soggetto in sonno ipnotico possa leggere il passato di ogni individuo nel mondo. Ma questa è una prova che non mi è mai riuscita, per quanto l'abbia tentata molte volte, sotto ogni sorta di condizioni. Però pare strano, sulla scorta di questi due casi, che l'ipnotismo scientifico non possa essere di maggiore aiuto alla polizia di quel che non sia attualmente. Ma resta il fatto che, colle nostre attuali conoscenze, per quanto grande sia l'aiuto che può dare l'ipnotismo, non può da solo risolvere ogni problema. Non posso, esempio, mettere in sonno un uomo nel mio studio di Londra, dirgli che un delitto è stato commesso, per esempio, a Manchester o Aberdeen e spingere il suo subcosciente a volare sul paese finche abbia scovato fuori il criminale, poi leggere nella sua mente e riferirmi come e perchè il delitto fu commesso, il nome dell'uomo e dove egli si troverà in un certo giorno e ad una certa ora perchè la polizia possa arrestarlo. Tale impresa è impossibile al presente.

Neppure vorrei garantire che, quando una persona è sospettata di un delitto, io possa senza fallo leggere nella sua mente a distanza e porre così la polizia in possesso di quei fatti che la mettano in grado di riunire le prove necessarie per una sicura convinzione ; per quanto io pensi che, nella grande maggioranza dei casi, questo sia possibile con un soggetto abbastanza adatto, e posso garantire che, messo a sufficiente contatto col reo sospetto, io leggerò la verità dalla sua mente coll'aiuto di un soggetto in stato di sonno ipnotico.

Molte ricerche dovranno farsi prima che siano utilizzabili più vasti e generali poteri dell'ipnosi. Ma sono ciò nonostante fiducioso che verrà il giorno in cui quei poteri saranno accettati come un luogo comune della vita quotidiana.



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