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Capitolo V. La psiche migratoria.

Uno dei più curiosi fenomeni del subcosciente è il potere di proiettarsi nello spazio anche a grandi distanze. Sembra infatti che viva in una sfera separata dalla coscienza, in una sfera senza le limitazioni che noi conosciamo coi nomi di tempo e spazio.

La speculazione è interessante. Io m'imbattei nel fenomeno per caso e da allora ho ponderato a lungo e seriamente sul fenomeno, ma debbo confessare che, sebbene io possa ottenere il risultato, non so spiegare per quali leggi psicologiche lo si raggiunga.

E ovvio che il « dualismo » della psiche è di portata assai maggiore di quanto sia stato immaginato finora. Invero io sono della ponderata opinione che un giorno ci sarà rivelato che il subcosciente non è altro che l'anima umana, Svilupperò più tardi questa teoria ; per ora mi limito ad esprimerla perchè il lettore l'abbia in mente quando leggerà i casi riferiti in questo capitolo, poiché potrà servirgli a li berarli da quanto essi hanno di bizzarro ed a porli nel loro adeguato posto nella scienza.

E dunque possibile, quest'è certo, al subcoscientediabbandonareilcorpoumano durante il sonno ipnotico, e vagare attraverso allo spazio, osservando ciò ch'egli incontra, e riferendo nel contempo, mediante la voce del dormente, le esperienze che egli va facendo. E bene notare che le cose osservate e descritte non sono nella subcoscienza dell'ipnotizzatore, e possono essere tali che né l'ipnotizzatore ne il dormente ne abbiano alcuna conoscenza. Inoltre, questi racconti sono di fatti ordinari del nostro globo materiale e non riguardano il mondo dello spirito.

Già dissi della prova alla quale Sir Arthur Conan Doyle ed io sottoponemmo un giorno un uomo quando discutevamo sui rapporti fra ipnotismo e spiritismo, e del come il paziente ci parlò della Signora Doyle e del suo appartamento a Westminster, mentr'egli, nella trance ipnotica, sedeva nel mio ambulatorio. Ma ho ottenuto altre manifestazioni di questa strana separazione del subcosciente dal corpo ; cosicché la teoria dell'identificazione del subcosciente coll'anima umana principiò a prendere forma gradualmente, nel tentativo di accertare il significato di questa separazione.

Una sera un giovanetto di circa 16 anni, figliò di un mio amico (Jack Mardell, ufficiale della Legazione Portoghese a Londra) venne a trovarmi, e nel corso della conversazione mi capitò di domandargli dove fosse suo padre. « Non so » rispose il ragazzo e, per uno di quegli inspiegabili lampi di pensiero che alcuni di noi hanno di quando in quando, mi domandai che cosa risponderebbe se fosse stato addormentato.

« Vuoi lasciarti addormentare ? » gli chiesi. Fu presto in trance e gli feci la stessa domanda di poco prima. Mi rispose subito, dandomi i più minuti dettagli in risposta alla mia domanda. Fui così sorpreso che subito presi nota scritta di ciò che diceva, segnando l'ora nel margine del foglio. Suo padre, così pareva, era uscito e per tre ore spinsi il figlio, per suggestione, a seguirlo per le vie di Londra, dentro e fuori da varie case, facendogli domande ad intervalli di cinque minuti e notandole insieme alle esatte risposte ottenute, registrandovi di fianco l'ora precisa. Il ragazzo mi rispondeva senza esitazione dicendomi dove era il padre, cosa faceva, con chi parlava, uomini o donne, in quali case entrava ed il loro indirizzo ed un mucchiodi altri dettagli che tutti io notai.

Il ragazzo non abbandonò la poltrona del mio studio dal momento in cui cadde in sonno, finché il padre suo non rientrò in casa. Il ragazzo quando venne da me nulla sapeva delle intenzioni di suo padre perquella sera, non soloma,nè il padre ne il ragazzo, sapevano ch'ioavessi;intenzione di fare tale esperimento ; difatti, come ho detto fu solo un ghiribizza saitatomi in testa dopo che il ragazzo era entrato nel mio studio che mi spinse a tentarlo. Il ragazzo una volta sveglio, nulla ricordava ne dell'esperimento né delle domande fattegli né delle risposte da lui datemi. Cercai subito di rintracciare il padre e lo pregai di passare da me. Gli parlai da solo e rimase colpito quando, alla mia prima domanda, gli chiesi se aveva sentito l'occhio invisibile del figlio che lo seguiva. Nulla aveva sentito. Gli mostrai quel che avevo scritto e rimase impietrato. Per alcuni minuti non disse verbo ; poi chiese spiegazioni che io gli diedi subito. Egli non poteva crederci e poi ammise che la relazione di suo figlio circa i suoi movimenti, le persone con cui aveva parlato e le scene descritte era esatta. Tutti gli appunti da me presi erano precisi nei minimi particolari.

Egli pretese da me due promesse, che io feci : una, che non avrei mai divulgato quel che avevo scritto ; l'altra che non avrei mai più inviato lo spirito di suo figlio ad aleggiare intorno a lui. « Provate con qualchedun altro » disse ridendo.

Non è possibile darsi conto di questo fenomeno mediante le ordinarie manifestazioni telepatiche. Nella telepatia sperimentale entrambi gli agenti sono in stato di coscienza normale ed insieme cooperano perchè si ottengano i risultati voluti. In questo caso invece uno dei soggetti, il ragazzo, era nel sonno ipnotico, mentre il padre nulla sapeva dell'esperimento che si stava tentando. Quanto a me, avevo fatto delle domande e nulla più ; niente sapevo ad eccezione di quanto mi raccontava il ragazzo. Né si può trovare, per analogia, una spiegazione nello spiritismo ; poiché in questo il « medium » è « controllato » da un sedicente spirito ed agisce secondo questi comanda ; mentre nel caso attuale l'agente controllante ero io che non sono uno « spirito ». Il ragazzo, sottoposto a trance ipnotica su mia suggestione, vedeva non ciò che gli ordinavo di vedere, nel senso che io gli trasmettessi le visioni nel cervello ; ma ciò che in realtà stava succedendo. Mi pareva d'essere sulla soglia di un nuovo mondo, un mondo invisibile per noi esseri materiali ; un mondo di nuove sfere, tremendamente vero e meraviglioso per chi ha la facoltà di discernerlo ; ma a noi sconosciuto nel presente stato nostro di coscienza normale. Quali sono i limiti di questo mondo ? Dov'è esso ? Il subcosciente vive forse sempre in esso ? In che rapporto è col mondo fisico che tutti conosciamo ? Quali altre « Cose » lo abitano oltre al subcosciente ? Come fa il subcosciente a comunicare con noi da codesto mondo ? E esso forse il Mondo di là, ed il subcosciente è allora l'Anima ?

Ho cercato molte e molte volte di rispondere a queste domande senza mai riuscirci.

Un giorno mi procurai un soggetto per un esperimento.

« Ho bisogno » gli dissi « che tu vada alla scuola dov'è mia figlia e che tu mi dica che cosa sta facendo. »

« Che io vada ? » fu l'immediata risposta « non posso, io ci sono »

«Che intendi dire ? »

« Quel che ho detto : io sono là, ora. »

« Certo, io ti dissi di andarci e tu obbedisti. »

« No. Io mi trovava là prima che lei me lo dicesse. »

« Spiegati »

« Nello stato mentale in cui mi trovo non vi è ne tempo né spazio, almeno come lei li intende.

« E com'è il tuo mondo ? »

« Non posso spiegarmi, e se potessi lei non mi capirebbe. »

Questa fu la parte materiale della conversazione ; e tali sono le risposte che ho sempre ottenuto ogni qualvolta ho tentato di sollevare il velo del mistero. Ho tentato con ogni sorta di soggetti, uno all'insaputa dell'altro, ed ho fatto far loro i più intricati viaggi. Ottenni sempre la descrizione di eventi, mai quella di questo nuovo mondo. Non ho potuto mai arrivare al di là di questo punto, andando sempre a dar di cozzo contro il fatto fondamentale che nella sfera o stato del subcosciente non v'è né tempo né spazio.

Notate le parole « almeno come lei li intende ». Esse possono contenere la chiave del mistero. Il subcosciente, parlando mediante un soggetto ipnotizzato, invariabilmente dice cosi, insistendo sull'assoluta aggettività della sua sfera distinta dalla sfera o mondo in cui noi siamo e nel quale vive il corpo fisico del soggetto ipnotizzato.

Il subcosciente afferma ancora insistentemente la propria identità, separandola dalla persona ipnotizzata. Eppure quegli parla attraverso questa, riconoscendolo come « parte » di se stesso. Non trovo altra similitudine che quella della « Trinità ». Tre persone in un Dio solo ; non tre Dii ma un Dio solo ; divisibile pur essendo un'unità indivisibile.

Io mi domando ancora : il subcosciente è dunque l'Anima ? Egli può separarsi da noi durante la vita, e può vivere in un mondo suo proprio mentre la nostra coscienza normale è assente; egli può osservare e riferire; sembra avere un'esistenza separata. Le condizioni del nostro essere sembra non lo tocchino affatto ; è sveglio e può funzionare anche quando dormiamo, senza riguardo alla nostra condizione fisica. Le leggi che governano il nostro corpo non pare lo influenzino. Ciò è provato dall'esperienza. Non è possibile sperimentare colla morte ; ma perchè dovrebbe la morte differire in questo singolo particolare, se in tutti gli altri rispetti obbedisce alle altre leggi della natura ?

Se, quando il corpo umano è nella trance ipnotica, il subcosciente può separarsi da esso e portarsi nel suo proprio mondo, che cosa gli impedirà di volare nel mondo stesso quando la morte, invece della trance ipnotica, scende sul corpo fisico? Ma questa è la funzione dell'Anima !.

Ogni coscienza è solo una parte della Coscienza Universale la cui essenza è Dio. Herbert Spencer dice ; « La forza che è manifestata nell'Universo che ci circonda è la stessa forza che scorre in noi stessi sotto forma di coscienza. »

Il Prof. Macdonald, partendo dallo studio dell'occhio « che è formato prima della nascita » ha mostrato che il cervello è misteriosamente impressionato da invisibili ed indefinite « armonie ». Donde vengono ? Forse da quel mondo « senza tempo ne spazio, almeno intesi come noi li conosciamo ? » Questo mondo è forse il dominio della Coscienza Universale ?

I casi di sonnambulismo, di cui è stato dato un esempio, e di persone anestetizzate, stabiliscono in modo definitivo il fatto che la psiche ed il cervello non sono sempre associati. Vi è almeno la possibilità, quindi, che la psiche sia un'influenza esteriore che solo impressioni il cervello quando è in certi stati particolari. Questo ha chiarito la psicologia.

L'ipnotismo ci permette di spingere l'investigazione assai più a fondo. Prendiamo ad esempio la telegrafia senza fili. Vi è una forza che corre attraverso il mondo, senza alcun visibile effetto, finché non giunga in contatto con strumenti specialmente preparati per ricettarla. Non potrebbe essere lo stesso per il cervello ? E non potrebbe il cervello essere lo strumento specialmente preparato per ricevere i messaggi della Mente Universale. L'ipnotismo ha disvelato, più di quanto fosse mai prima avvenuto, codesta forza : subcosciente, mente universale, anima ; chiamatela come meglio vi aggrada. Finalmente ci avviciniamo al momento in cui potremo esaminarla. Può darsi ch'essa ci riveli il suo potere perfino sulla morte stessa. Qual messaggio di speranza per ognun di noi il fatto che l'uomo possa realmente essere guidato dagl impulsi della propria anima !

Riferirò uno dei casi più tragici della mia carriera, che offre un'altra illustrazione di questo potere della subcoscienza di proiettarsi ovunque dietro ordine dell'ipnotizzatore, e che tra l'altro smentisce l'atteggiamento di quegli scettici i quali, allegando la possibilità che tra padre e figlio esista un'affinità telepatica, rifiuteranno di accettare come probante il caso precedente. Nel caso che segue l'ipnotizzato non aveva mai sentito neppure nominare la persona che doveva ricercare.

Una volta dunque venne nel mio studio un uomo che chiamerò Jones.

« Son venuto qui per mia moglie » disse. Ci volle un po' prima che potesse continuare, ed attesi finché si fosse padroneggiato. Era persona ben nota in società, e sapevo che sua moglie, già famosa per i suoi ricevimenti e per la sua bellezza, era da lungo tempo invalida.

Alla fine egli riprese :

« E paralizzata, lei lo sa, ed incurabile. Ebbe un accidente di caccia che fu causa di tutto questo. Ho consultato i migliori medici d'Europa e nulla possono fare per lei. Ora è affidata alle cure del Dott..... (uno dei migliori medici di quel tempo).

« Ebbene cosa volete ch'io faccia ? » gli dissi « sono un neurologo e non un mago. »

« E quel che ci vuole » rispose « è la mente sua che bisogna curare. £ tanto, tanto infelice, se potesse trovare un po' di pace, un po' di felicità, non le pare ? »

La casa Jones non era molto lontana e mezz'ora dopo io era al letto della moglie. Neppure la malattia aveva cancellato la sua beltà. Aveva gli occhi chiusi ; ma non dormiva. Ogni linea, ogni tratto del volto tradiva un'infelicità disperata. Mi chinai a toccarle le mani fini e'trasparenti che si contraevano nervosamente sul copriletto.

« Perchè prendete questa roba ? » chiesi ex-abrupto.

« Che roba ? »

« Lei sa quel che intendo » ritorsi « questa cocaina o quel che è. Essa la ucciderà. »

« Oh lei si sbaglia » disse « Il Dott.....non mi dà nulla di simile. Io lo vorrei perchè sono stanca di vivere. Voglio morire e voglio essere di nuovo felice.... appena un pochino. »

Sentivo che mentiva ma non potevo provarlo. I segni ch'io scorgevo non erano tanto definiti da indurmi a spingere la cosa più oltre. Forse se non l'avessi vista li per la prima volta non avrei avuto alcun sospetto. Eppure sentivo di essere nel giusto, e vi era qualche cosa di cosi tragico nella sua patetica confessione che l'estrema sua futilità ridestò in me tutto il mio desiderio professionale di mostrarle la verità.

« Lasci che l'addormenti » le dissi « lei ha dentro di sé qualche cosa che sa come essere felice, senza droghe ; qualche cosa che le ridarà il desiderio di vivere. Se lei mi permette, io lo cercherò per lei, mentre ella dormirà » Ma ella rifiutò ; e neppure nei giorni successivi quando la rivisitai, volle mai acconsentire.

Infine il Dott..... un giorno venne a trovarmi. Ascoltò la mia opinione circa gli stupefacenti ed alzando le spalle : « impossibile » protestò « dove potrebbe trovare la droga ? » « Non lo so » dissi « ma credo che ella si stia suicidando. »

Discutemmo per un po' il problema, finché decisi di mandare a chiamare uno dei miei migliori soggetti. Appena questi fu addormentato dissi : « Ora vedremo » e voltandomi al dormente « Vai » gli ordinai « dalla Signora Jones, nella sua camera da letto e dimmi che cosa vedi » La risposta fu immediata :

« Non è li, il letto è vuoto. » Io ed il dottore ci guardammo senza parlare; poi dissi al soggetto :

«E dov'è? Cercala».

« £ nella stanza accanto, nel suo boudoir. »

« E che fa li ? dicci tutto quello che vedi. »

« £ sdraiata su un divano e c'è un uomo con lei, in piedi al suo fianco, che le sta dando qualche cosa da una piccola boccetta verde. »

Dieci minuti dopo suonavamo il campanello di casa Jones, e senza cerimonie entrammo difilato nella camera da letto della Signora. Era a letto, addormentata. Per un momento rimasi imbarazzato, mentre il dottore sorridendo disse : « il vostro servizio di spionaggio è andato un po' fuori pista » Il suo tono m'indispettì. « Aspetti » dissi e voltandomi alla paziente che si stava svegliando o fingeva di svegliarsi «E tanto che lei è qui ? » domandai.

« Ma si, dormivo. »

« Cosa può dirmi dell'altra camera ? »

« Ah si ; ci sono stata. E venuto il masseur. Ora se n'è andato. »

Andai al telefono e lo chiamai. Entrò in atteggiamento composto, ma io non era d umore tale da lasciarmi ingannare.

« Orsù » dissi sorvegliando la porta, « da quanto tempo somministrate cocaina alla Signora ? » Egli esitò e guardò la Signora Jones, il cui sguardo spaventato lo fissava senza batter ciglio.

« No » dissi interpretando il pensiero di lui, « no, la Signora non mi ha detto nulla ; ma io so. Meno di mezz'ora fa eravate a fianco della Signora, qui nel boudoir, mentre ella giaceva sul divano, e le davate della cocaina da una bottiglietta verde. Siete stato veduto. » Dopo di questo fu facile conoscere il vero. Era stata la Signora Jones stessa a persuaderlo. Dopo la vita felice e piena da lei goduta, la sua malattia era una prova che superava la sua resistenza. Felicità ad ogni costo, aveva implorato, ed egli alfine gliela diede.

Povera donna, se avesse solo saputo ! Se si fosse sottomessa a me solo per pochi e brevi istanti, avrebbe potuto trovare quella felicità che così pateticamente bramava. Avrebbe potuto infatti, col ridestarsi del desiderio di vivere, apportatore di felicità, trovare la forza d'animo sufficiente per intraprendere, con assiduità e coll'aiuto dei medici, quella cura che forse le avrebbe ridato la vita, dalla quale era stata improvvisamente strappata. Dico : avrebbe potuto ; non posso darlo per certo perchè non volle ascoltarmi e nulla potei fare. Due settimane dopo morì.



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