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Capitolo II. Dominio del subcosciente.

Quando l'America stabilì il fatto che l'ipnotismo è una scienza mentale, insegnò al mondo la grande verità del dualismo della psiche : il cosciente ed il subcosciente. Questo fatto, ora accettato da tutti gli psicologi, scienziati ed uomini di medicina, dà all'ipnotismo nuovo vigore di vita. Il subcosciente è un mistero e nessuno sa come egli operi. Neppure io lo so ; ma conosco gli effetti che può produrre. Mi spiegherò riferendovi un aneddoto dei primi giorni di quest'anno.

Un medico di Londra che mi aveva portato un malato, pur essendo alquanto scettico, mi domandò com'io ottenessi certi risultati e che mi spiegassi da un « punto di vista medico ».

« Permettetemi di farvi una domanda » diss'io. « Da anni voi praticate la medicina, avete somministrate molte dosi di stricnina o di belladonna e conoscete i risultati che ne ottenete. Ditemi « da un punto di vista medico » in quale modo si producono detti effetti ? perchè una sostanza produce un effetto e 1 altra ne produce un altro ? »

« Non lo so » disse « nessuno lo sa ».

« E neppure io so che cosa rispondere alla vostra domanda » aggiunsi.

Questo aneddoto illumina la questione ; ci dimostra quanto poco sappiamo anche delle cose più comuni della nostra vita quotidiana e quanto sia imperfetta la scienza medica odierna, anche dopo tanti secoli di ricerche e di esperienza.

Ma come la medicina non è screditata dalle sue imperfezioni o dall'ignoranza dei suoi praticanti, così l'ipnotismo può continuare a procurare guarigioni senza una vera conoscenza del come il subcosciente opera, dal momento che conosciamo i metodi per metterlo in azione ed i limiti entro i quali possiamo farlo.

Ho accennato al « dualismo » della psiche e prima di proseguire oltre è necessario cercare di evitare ogni malinteso. L'uomo ha una psiche sola. La vecchia teoria della duplicità della psiche è da tempo abbandonata dagli scienziati. Ma questa singola psiche opera per molte vie. Personalmente io credo che il subcosciente abbia nella nostra vita quotidiana e nelle funzioni della nostra psiche e del nostro organismo una parte assai più importante di quanto si creda oggi, anche da chi accetta in pieno la quasi onnipotenza del subconscio. Ma forse ciò vuol dire anticipare un poco lo sviluppo di una teoria che può essere compresa più facilmente dopo aver dato alcuni esempi di guarigioni, indicando i metodi e le ragioni di esse. Per intanto servirà a rendere chiaro il mio pensiero una piccola illustrazione alla buona, che può essere facilmente apprezzata a causa della sua universale e personale applicazione.

Noi crediamo generalmente che sia la coscienza, o la volontà, che guida le nostre azioni e le reazioni del nostro organismo. Questo è vero in parte, ma non del tutto. Infatti come spiegare l'accelerarsi dei battiti del cuore nella collera malgrado i nostri sforzi per dominarci ? Come darsi ragione del pallore della paura, dell'arrossire, del tremito, delle lacrime ? Noi non « vogliamo » tutte queste cose, anzi colla nostra volontà cosciente noi le combattiamo. In tutte queste piccole azioni d'ogni giorno noi vediamo la subcoscienza in funzione. Non è il cosciente che in ultima analisi domina i nostri corpi ; ma bensì il subcosciente.

Spingiamoci oltre col ragionamento. Quale allora la funzione del subcosciente ? Come si contiene esso riguardo ai cinque sensi ? E generalmente ammesso come fatto provato che noi vediamo, udiamo, odoriamo, gustiamo e tastiamo per mezzo dei cinque sensi, i quali sarebbero il solo mezzo a nostra disposizione per ricevere le impressioni del mondo esteriore. La miateoriadifferiscefondamentalmenteda quella generalmente accettata, ed ha il vantaggio di essere l'unica che ci può dar ragione delle manifestazioni di cui fui testimonio. Ci volle del tempo prima ch'io giungessi ad essa, ed anche allora ero restio ad accettarla intieramente,finchénon l'ebbi provataedinvestigatacon tutti i mezzi a mia disposizione, e finché non mi fu preclusa ogni altra via di scampo, senza mentire a me stesso ed alla scienza che da tanto tempo stavo investigando.

L'accettazione di detta teoria sconvolgeva ogni mia prospettiva. Questioni che mi avevano lasciato perplesso e che non sapevo risolvere colle altre teorie, trovarono immediata risoluzione. Nuovi campi di ricerca mi si prospettarono ; nuove ipotesi mi si affacciarono, suggerendo a lor volta nuove teorie che furono poi convalidate dai fatti.

In breve, la mia teoria era questa : la vista non sta propriamente nell'occhio ; l'occhio è solo un attributo del subcosciente. E così non è l'orecchio che ode, né il naso che odora, né la lingua che gusta, ecc. Tutti questi organi e relativi nervi sono solo attributi della subcoscienza. I cinque sensi, secondo la mia teoria, quindi, agiscono da campanello d'allarme, da richiamo nei confronti della subcoscienza. Ogni qualvolta un agente esteriore colpisce uno dei nostri sensi, i nervi motori suonano il campanello « Presto ! avanti il subcosciente ! » sembrano dire. Il cervello informa il subcosciente il quale « si affaccia » per vedere che cos'è che ha eccitato il senso in questionee ne risulta la percezione.

Il cervello, in altro parole, è semplicemente una cabina telefonica che riceve le impressioni fisiche e le trasmette alla subcoscienza. Finche siamo in istato normale, cioè in « collegamento » cogli organi del corpo, questi messaggi sono interpretati dal nostro intelletto.

E così importante il comprendere chiaramente la distinzione fra spirito e materia, per quanto strettamente connessi, che cercherò, di quando in quando, di sviluppare ulteriormente il tema. Solo rendendosi padroni di questa distinzione nella correlazione è possibile ben comprendere le meraviglie dell'ipnotismo.

Ritorniamo all'occhio e, mediante codesto organo meraviglioso, cerchiamo di capire che cos'è realmente la distinzione su accennata. L'occhio è il più perfetto strumento ottico che l'uomo conosca. In fondo esso è una piccola camera oscura ; vi è una finestrella, e nel fondo uno specchietto ovale conosciuto sotto il nome di retina. Vi sono i coni e i bastoncelli, così chiamati, e la luce che, mediante un certo processo, passa attraverso l'iride ed illumina la camera oscura dove è trattenuta ed assorbita. Gli oggetti posti innanzi all'iride sono riflessi nello specchio della retina. Istantaneamente il nervo ottico, meravigliosamente sensibile e connesso alla retina, si mette in agitazione ; questa vibrazione trasmessa alle estremità nervose, impressiona il centro ottico del cervello, proprio come avviene per l'emissione di un messaggio di telegrafia senza fili.

In parole povere il nervo ottico suona, per così dire, un campanello nel cervello per attrarre l'attenzione del subcosciente verso la retina, perchè vi scorga gli oggetti ivi impressi.

Notate le parole sottolineate, poiché in esse giace la differenza tra la teoria che professo sulla funzione e l'attività del subconscio e quella generalmente accettata dagli altri scienziati ; teoria, quest'ultima, che io, nella mia sommessa opinione, rigetto perchè non copre « tutti » i fatti e quindi falsa.

Se è il cervello che interpreta le impressioni dei cinque sensi, come spiegare il potere della psiche di percepire manifestazioni fisiche senza l'uso degli organi ora descritti ? Eppure questo fenomeno non è raro.

Consideriamo il caso di un sonnambulo. Un farmacista di mia conoscenza in Southend, spesso passeggiava dormendo. Mi raccontò una volta che una notte, mentre dormiva, saltò giù dal letto, si mise alla scrivania, prese penna carta e calamaio e scrisse una mezza dozzina di lettere d'affari ; le pose nella busta, vi fece l'indirizzo, le affrancò e, verosimilmente, le avrebbe impostate se non fosse piovuto in quel momento. Fu la moglie che lo informò di tutto questo quand'egli fu sveglio ; poiché ella lo segui durante tutto lo svolgersi di queste azioni, senza disturbarlo. Infatti in un caso precedente, in cui lo svegliò, egli si scagliò su di lei e la colpì duramente, prima di destarsi e di comprendere quel che stesse facendo. Il mattino seguente, dunque, egli aprì le lettere per vedere che cosa avesse scritto e constatò che aveva ordinato merci appropriate agli adatti fornitori e che i suoi desideri erano stati giustamente espressi. Orbene, nessuno dei cinque sensi aveva guidato le sue azioni in questo episodio e, una volta desto, egli non serbò alcun ricordo, di quanto aveva fatto. Il suo cervello, il cervello coscientecomel'intendiamonoi,erasenza dubbio addormentato. Che cosa fu allora che lo guidò ?

Nel corso della mia pratica ho constatato che una persona nel sonno ipnotico, e quindi quando la coscienza normale è sospesa ed i sensi sono annullati, ha il potere di vedere oggetti a qualunque distanza. Non credo che l'uomo sia dotato di due distinte serie di organi dei sensi, come sarebbe necessario ammettere se l'ordinaria teoria sul funzionamento del cervello fosse esatta. Infatti, per quanto si possa, sebbene in modo assai specioso, sostenere che il sonnambulo citato abbia scritto le lettere facendo uso dei sensi normali, è impossibile farlo nel caso di chi « veda » oggetti affatto invisibili coi sensi medesimi. Inoltre il gratificare l'uomo di due distinti meccanismi percettivi, sarebbe una superfluità nella divina economia della creazione, mai constatata a tutt'oggi.

Narrerò in seguito uno dei più stupefacenti episodi della mia carriera, nel quale il potere di vedere a distanza ebbe una parte sensazionale ; ma per ora riferirò un caso occorsomi un anno o due fa con Sir Arthur Conan Doyle, caso che illustra efficacemente il mio punto di vista, Sir Arthur era venuto a trovarmi per discutere sui rapporti esistenti tra lo spiritismo e l'ipnotismo, e per aiutarmi in qualche esperimento da fare a tale proposito. Io mi procurai un soggetto particolarmente adatto che misi in sonno ipnotico nel solito modo. La nostra conversazione si era poco prima aggirata sulla trasmissione del pensiero ed io vedevo che Sir Arthur era un poco perplesso. Voltandomi al paziente addormentato nella sedia chiesi a che cosa stava pensando Sir Arthur. La risposta fu pronta e Sir Arthur ammise che era esatta ; poscia soggiunse : « Ma questo è un trucco teatrale ! ». « Bene » risposi « mettete quest'uomo alla prova. Egli non è chiaroveggente ; allo stato normale egli è come voi e come me. Ma la subcoscienza ha il potere di superare il tempo e lo spazio in modo per me incomprensibile. Mettetelo alla prova ».

Sir Arthur portava ancora un grosso soprabito a doppio petto tutto abbottonato. Lo esortai a pensare ad un esperimento alzando la mano quando avesse terminato il suo ordine mentale. Doyle alzò la mano e prima ch'io potessi parlare il paziente mi disse :

« Sir Arthur vuole che lei veda la catena del suo orologio, ma lei non può perchè è sotto il suo cappotto a doppio petto. Sembra una vecchia gomena, ad un'estremità c'è un curioso orologio antico ed all'altra un grosso medaglione con entro la fotografia di una signora, una bella signora» .

« Chi è ? » chiesi.

« Ma » rispose « dovrebbe essere la Signora Doyle. »

« Non scherziamo » dissi seccamente « cercate chi è. »

Dopo un momento di silenzio egli si volse a Doyle e disse :

« Scusi, Sig. Arthur, è proprio la Signora Doyle. »

«E vero » fu il solo commento di Sir Arthur.

E volgendomi a lui dimandai : « deve egli cercare la Signora Doyle ? » Dopo un momento Sir Arthur rispose :

« Si »

« Cercate la Signora Doyle >» dissi al dormiente.

«Ella è seduta in una stanza in casa sua.... »

« Descrivete la stanza » gli dissi, ed egli la descrisse e Sir Arthur annuiva con cenni della testa.

« Ed ora » dissi « dobbiamo chiedere che cosa sta facendo la Signora ? »

Ma Sir Arthur era convinto. « No » disse « Ho veduto ed udito abbastanza ».

Nessuno sforzo d'immaginazione, nessuna sofisticheria potranno dimostrare che questo esperimento fu resopossibiledall'usodeicinque sensi interpretati dal cervello. In simili casi la teoria generalmente accettata del parallelismo psico-sensorio non regge. Ecco perchè io ritengo che la mia teoria sul potere del subcosciente che spiega questi fatti, sia la vera. Non v'è alcuna manifestazione conosciuta del fenomeno del pensiero e della sensazione che non sia spiegato dalla mia teoria, la quale ha questo merito ulteriore che abbraccia tutte le manifestazioni sia che il soggetto sia cosciente che incosciente.

Come già dissi io non so come operi il subcosciente, ma le nuove ipotesi ci fanno fare un gran passo verso l'elucidazione del mistero. E chi può dire ove esse ci porteranno in definitiva ? Potrebbe darsi che il subcosciente si identificasse con l'anima. Personalmente credo vi siano forti ragioni in prò di questa identificazione. Ma tutto ciò può essere riservato alle future ricerche ed esperienze, e se ne parlerà più avanti in questo libro.

Finora ho voluto dire del subcosciente e del suo modo di operare appena quel tanto che bastaperpoterapprezzarelecause delle varie guarigioni che mi propongo di esporre. I punti controversi che sorgeranno di volta in volta, saranno discussi allora con maggior dettaglio. Prima però è bene fissare alcuni fatti indiscutibili riguardanti l'ipnotismo. Essi furono provati e riprovati nella mia pratica ed insisterò ogni tanto sui medesimi nel corso di questo libro. Alcuni di essi rappresentano i fondamenti stessi dell'arte. Eccoli :

Nessuno può essere ipnotizzato contro la sua volontà.

L'ipnotismo non è un conflitto di volontà, in cui l'ipnotizzatore cerchi d'imporre la propria volontà più forte su una più debole. Essere ipnotizzati non è un segno di debolezza ; al contrario è spesso impossibile addormentare i deboli di mente.

In realtà ognuno contribuisce, in vantaggio della propria guarigione, più ancora dello stesso ipnotizzatore. « L'uomo è come egli pensa » disse S. Paolo. L'ipnotizzatore non fa che aiutarlo a pensare come occorre che egli pensi.

I più facili ad addormentare sono gli intelligenti, i forti di mente che possono concentrarsi sopra un dato compito e che sanno volere restar passivi.

L'ipnotizzatore non può dominare un paziente in modo permanente ed in molti casi l'effetto si affievolisce col tempo, sebbene probabilmente solo dopo alcuni anni.

Il pubblico non può credere quanto siano limitati i poteri dell'ipnotizzatore ed alcuni dei punti su accennati serviranno a rassicurarlo. Ma si può dir di più : è stato provato e dimostrato che l'uomo nello stato ipnotico non può essere indotto ad agire contrariamente alle sue normali inclinazioni dello stato di veglia. Così se ad uno in istato ipnotico fosse comandato di commettere un delitto, non lo commetterebbe certo, ammenoché non vi si fosse preparato nello stato di veglia. Io stesso ho fatto questo esperimento. Ipnotizzai un buon soggetto e tentai di indurlo a pugnalare un amico che trova vasi nella stessa stanza. Il soggetto alzò il coltello in aria e così restò ; il colpo non scese malgrado io suggerissi con tutta la mia forza di portare l'azione a fondo. £ inutile aggiungere che la vittima era uno sperimentatore volontario, pronto a saltare da una parte pur essendo protetto da una buona maglia di ferro ! Nei primi tempi della mia pratica professionale, allo scopo di risolvere questo problema, feci molti esperimenti con alcuni soggetti desiderosi d'investigare le possibilità dell'ipnosi. Uno, ad esempio, che cercò invano di mangiare una candela, nello stato di veglia, poiché ne fu presto disgustato, nel sonno ipnotico se la mangiò tutta, ad eccezione dello stoppino, senza conseguenze dannose. Tentai lo stesso esperimento con un altro soggetto che si era rifiutato di mangiare la candela da sveglio, ed egli pure nel sonno ipnotico se la mangiò allegramente senza alcun danno. Ora questi fatti non contraddiscono l'affermazione che non si possa far eseguire nel sonno ciò che uno non è pronto a fare da sveglio. Anzi, per quanto sembri paradossale, servono invece a provarla. Presa alla lettera quell'affermazione condurrebbe l'arte ipnotica ad un controsenso ; invece è una verità fondamentale. Infatti l'affermazione stessa si riferisce solo al campo morale, non a ciò che chiamerò, in mancanza di migliore espressione, la costituzione meccanica dell'uomo. Si può indurre uno a gustare, udire, odorare, nel sonno ipnotico, anche quando non possa far niente di tutto questo nello stato normale di veglia. Quindi la nota affermazione sarebbe cosi contraddetta, se la si prendesse alla lettera. Ma ciò che non si può fare è di sconvolgere le vedute morali del soggetto, rendendolo meno morale di quanto egli sia. Per contro si può invece renderlo più morale. Non si può distruggere l'amore in un uomo, ma gli si può sradicare una semplice passione. Ne è possibile cambiare le credenze religiose di una persona.

Se non erro fu la Signora Poyser che disse : « Le donne saranno curiose creature, ma Dio onnipossente le fece per appaiarsi cogli uomini. » Una giovane signora che sapeva del mio lavoro, ricorse al mio aiuto in una questione d'amore. Era stata fidanzata ed il suo promesso sposo aveva « trasferito la sua affezione ad un'altra », per usare le sue stesse parole. Potevo io addormentarlo e ricondurre il suo amore a lei ? Francamente non lo potevo e glielo dissi. Non credevo che il suo antico promesso avrebbe acconsentito a farsi addormentare. Ma ella superò questa difficoltà ed un giorno lo condusse da me pronto a tentare l'esperimento. Lo posi in sonno e gli somministrai una suggestione abbastanza forte da contentare anche la sua ex-fidanzata. Ma appena sveglio constatai di non avere ottenuto alcun effetto. Dovrei forse aggiungere che egli sposò il suo secondo amore e ne è tuttora felice appieno.

D'altro lato ho potuto tante volte sradicare delle semplici passioni dall'abito mentale di uomini o donne. Queste sono sottigliezze che allo stato attuale delle cognizioni non posso attentarmi di spiegare ; ma esistono e potranno servire di punto di partenza a futuri investigatori. Per me esse giacciono alla base di una teoria sviluppata più avanti in questo libro, e credo che abbiano significato più che casuale. Quale rapporto potrà essservi tra la religione ed il subcosciente ? fra Dio ed il subcosciente ? Non potrebbe trovarsi in dette sottigliezze, più che nella mia teoria, un maggior appoggio all'ipotesi che il subcosciente in realtà non è che l'anima ?

Vi è un altro punto su cui non si potrà mai insistere abbastanza, ed al quale mi riferirò spesso, e cioè che non è necessario per tutti di passare allo stato di sonno per ottenere la guarigione. Non sarà difficile convincersi di questo, specie dopo quanto ho detto sul funzionamento del subcosciente. Infatti la proprietà terapeutica dell'ipnotismo sta, come già dissi, puramente nel fatto che il subcosciente, il quale dirige il nostro organismo, viene ricondotto nella sfera che gli compete nell'essere umano. Orbene il subcosciente può ricevere messaggi per il tramite dei cinque sensi, anzi ciò avviene in ogni momento della nostra vita ; ma tali messaggi debbono essere fortemente impressi in lui. E necessario credere nel « profondo del cuore » per citare ancora S. Paolo. La fede a fior di labbra non serve affatto ; né si può ingannare il subcosciente. Il più lieve dubbio che alberghi nell'animo nostro distrugge irreparabilmente l'effetto di ogni suggestione. Il dubbio sorge da scetticismo o da ignoranza, per quanto possano essere legittimi ; esso sorge nella coscienza normale, ed ecco perchè io preferisco che essa sia passiva ; in altre parole che il paziente sia addormentato, per non essere distratto nei miei discorsetti col subcosciente.

Ho guarito, è vero, molte persone senza bisogno di addormentarle, e spero che quando l'arte sarà perfetta, il praticante sarà capace, nella maggior parte dei casi, di procurare la guarigione mediante suggestioni nello stato di veglia. Ma, fatta eccezione nel caso di persone di volontà eccezionalmente forte (che d'altra parte, come già dissi, sono le più adatte e pronte a cadere in sonno ipnotico) attualmente questo è possibile solo di rado.

Non vi è nulla di magico nel sonno ipnotico. Fisiologicamente è identico al sonno normale e non procura nessuna guarigione per sé stesso, ne ha alcuna proprietà curativa. Esso non ha altra utilità nell'arte del guarire che quella di mettere l'operatore in grado di comunicare col subcosciente, per reintegrarlo, come già dissi, al posto che gli compete nella vita umana.

Alcune delle esperienze più interessanti, dal punto di vista tecnico da me compiute, sono tra le meno spettacolose, e tra queste è il caso del Sig. Bennett. Questi venne a trovarmi circa sette anni prima della sua morte. Egli aveva in corso contemporaneamente tre distinte intraprese, e gli riusciva impossibile continuare nel lavoro coll'intensità necessaria per tenere dietro a tutte e tre. « Ossessionato, irritabile, stizzoso, sempre con un diavolo per capello ed intrattabile ». Ecco come, colla sua curiosa voce acuta, egli descrisse se stesso. « Il brutto si è » disse « che quando mi sento disposto a lavorare il mio cervello si rifiuta di farlo, e quando il cervello vuole lavorare io non ne ho punto voglia. Il cervello non vuol fare quel ch'io voglio ; è il mio padrone. »

Il caso non presentava difficoltà particolari. Avrei potuto addormentare il malato ; suggerirgli che il suo cervello avrebbe lavorato a suo comando ; abolire l'insonnia ed in genere mettere in armonia il corpo colla mente. Così egli avrebbe potuto lavorare venti ore continue al giorno, se così avesse desiderato. Ma il Sig. Bennett era un uomo singolare ; si rifiutava di essere addormentato, non perchè ne fosse spaventato come avviene a tanti, ma per pura testardaggine. Credo che egli facesse più domande in un minuto di qualunque altro paziente da me avuto ; e pensare che parlammo per un'ora !

« Ebbene » egli disse « se lei può fare qualchecosa nello stato di veglia non v'è nessuna necessità di addormentarmi. Ho una mente, non sono punto stupido ; lei coordini la mia mente col mio corpo così com' io sono. Ho bisogno solo di riposare i miei nervi. »

Egli si sedette ed io cominciai a contare.

Ero già arrivato a venti prima di ottenere un qualche risultato. Non so perchè ; forse la sua mente non si era completamente abbandonata a me ; o era deciso a non lasciarsi addormentare. Ad ogni modo compresi che non sarebbe caduto in un sonno più profondo di quello ottenuto. Egli era in un singolare stato di coma ; non era completamente, vitalmente sveglio, ma neppure del tutto addormentato. Il suo stato era una specie di « animazione sospesa ». Il suo cuore era normale come è sempre nel sonno comune ; il respiro un po' più profondo del solito ; le pupille non erano volte in alto, come avviene nel sonno ipnotico, ma si erano solo spostate leggermente. Si era un po' sdraiato sulla sedia e per un osservatore superficiale poteva parere addormentato ; ma io vedevo che non Io era. Dopo una lunga discussione egli mi aveva strappato la parola d'onore, prima di sedersi, che non avrei tentato di fargli alcuna « suggestione ». Era una richiesta singolare, alla quale mi opposi con tutte le mie forze, perchè sapevo che se si fosse abbandonato a me solo un istante avrei potuto guarirlo di colpo. Ma egli fu irremovibile per ragioni che lui solo sapeva. « Se lei mi parla » disse « mi alzo e me ne vado, e le garantisco che non mi addormento ; ad ogni modo lei mi può destare tra un'ora. » E di questo mi dovetti contentare. Ma egli non potè impedirmi di fare, suo malgrado, qualche cosa in suo vantaggio. Senza parlare concentrai il mio pensiero su di lui, e tentai colla sola forza della volontà, di comunicare col suo subcosciente, cercando di trasmettergli l'ordine di controllare i suoi nervi e di dar loro riposo. Ma non parlai, ed al termine di un'ora gli battei leggermente i ginocchi dicendogli di destarsi. Per un momento stralunò gli occhi, come chi è destato da un pisolino pomeridiano ; poi balzò dalla sedia esclamando : « mi sento un altr'uomo ; come se avessi fatto una gran dormita. » E dopo un momento aggiunse : « Lei ha mantenuto la parola, non ha parlato. Ma so preciso che cosa lei ha cercato di farmi credere non appena pensò ch'io fossi addormentato, perchè potevo leggere ogni pensiero nella sua mente ; era un buon consiglio e l'ho accettato. »

Lo rividi dopo una settimana ; venne per chiedermi di fare ne più né meno quel che feci l'altra volta. E cosi egli venne da me trenta volte in tutto, e sempre dovetti seguire eguale procedimento. Non mi permise mai che gli parlassi non appena fosse « fuor di se » come lui diceva. Sempre rifiutò ch'io lo addormentassi e sempre si trattenne un'ora. Né potei mai sapere intieramente la ragione delle sue visite. Una volta pensai persino che avesse intenzione di scrivere un libro in cui l'ipnotismo avesse la sua parte. Solo una volta, dopo il primo giorno, egli alluse a quanto sperava di ottenere. « In un'ora con lei » disse « anche in questo stato, mi procuro più pace e riposo che dopo la miglior notte di sonno ; e quando mi sveglio la mia testa si sente del tutto cambiata e posso con facilità portare avanti il mio lavoro. Questo è quanto mi basta. Lei mi dà così quello che nessun medico e nessuna medicina seppero procurarmi. »

Ora non intendo far passare questo caso di Arnold Dennett come una guarigione, perchè non lo fu e perchè non c'era nulla da guarire. Ma esso serve ad illustrare tre punti fondamentali dell'ipnosi :

1° Non si può addormentare uno contro la sua volontà.

2° La suggestione può avvenire anche nello stato di veglia se il paziente è disposto ad accettarla.

3° Gli effetti fisiologici del sonno ipnotico non sono punto differenti da quelli dèi sonno ordinario.

Non sussiste alcun dubbio circa l'esattezza con cui il Signor Bennett leggeva nella mia mente. Se egli si fosse limitato a riferirmi il corso generale del mio pensiero riguardo a lui, mentr'era seduto nella poltrona, non vi sarebbe in questo nulla di meritevole di menzione. Ma colla lettura del pensiero egli giungeva assai più lontano, ripetendomi tutti i miei pensieri, usando perfino in molti casi le mie personali espressioni favorite che non poteva certo aver conosciuto, e ripetendo in generale in modo così accurato le mie suggestioni « pensate» da non lasciare alcun dubbio che egli avesse realmente letto nella mia mente.

Solo il Signor Bennett, naturalmente, poteva dire se ottenesse o meno da me l'aiuto di cui abbisognava. Quello che so io si è che l'avrei potuto aiutare assai di più se egli avesse voluto, e che io avevo cercato di mettermi in comunicazione col suo subcosciente anche quand'era sveglio e quando non avevo ottenuto che un controllo parziale su di lui. Questo serve a prospettare di nuovo il potere e l'influenza incalcolabili del subcosciente.

Nel corso della mia carriera ho avuto centinaia di casi terminati colla guarigione completa senza bisogno di addormentare il paziente ; ma anche in codesti casi mi assicurai invariabilmente il completo controllo dei soggetti. Per esempio colla semplice suggestione li inchiodavo, per così dire, alla poltrona e vedevo i loro vani sforzi per alzarsi ; una volta ottenuto questo pieno controllo, praticamente la cura poteva essere garantita.

Citerò il caso piuttosto singolare di un ragazzo balbuziente ; caso che cade veramente a proposito. In realtà io non ebbi nulla da fare in questa guarigione poiché il ragazzo fece tutto da sé. Ma cito il caso perchè illustra, forse meglio di qualunque altro, l'asserzione che è il malato stesso che effettua la sua guarigione, e l'altra che tutto è possibile se uno crede nel profondo del suo animo.

Il ragazzo, che abitava a Bristol, aveva circa quindici anni ed aveva sempre balbettato. Aveva tentato un mucchio di cure, abbandonate poi come inutili. Un giorno lesse in un giornale il resoconto di una delle mie guarigioni più spettacolose, quella di un soldato paralizzato per lo scoppio di una granata, e pregò a lungo la madre sua di condurlo da me a Londra. Alla fine fu accontentato. Essi giunsero senza appuntamento e non appena furono entrati nella mia stanza di consultazioni, prima ancora che fosse detta una sola parola, il ragazzo afferrò il mio braccio e mi guardò fisso in viso per oltre un minuto. Indi si voltò dicendo : « eccomi guarito. »

« Che intendi dire ? » dimandai. Egli replicò : « Sentivo dentro di me che non appena l'avessi guardata negli occhi avrei cessato di balbettare.» E cosi fu. Non è tutto ciò « assai » semplice ? Il ragazzo nulla sapeva del subcosciente, al di là di quel poco che aveva letto nel giornale a proposito del soldato paralizzato ; ma quel poco lo aveva convinto ; credette « nel profondo del suo animo » e, come nell'antico episodio del lebbroso, la sua fede lo aveva risanato. Fisiologicamente egli parlò alla sua subcoscienza e questa fece il resto. Non intervenne affatto lo stato di sonno, né alcun cosciente controllo da parte mia, restando così dimostrato il supremo potere che abbiamo in noi, solo che si voglia farne uso in modo appropriato.

Vi sono tanti che hanno paura a lasciarsi addormentare perchè nulla incute tanto timore quanto quel che è sconosciuto. Nessuno può reggere all'azione di un anestetico, ma il sonno ipnotico non può essere indotto se non con l'aiuto concentrato del paziente. L'ignoranza ed il timore, ne sono convinto, sono i fattori principali che impediscono a molti di cadere in sonno. Io non ho alcun apparato ; non fo che far sedere il paziente in una comune poltrona raccomandandogli di mettersi in posizione comoda. Questo è essenziale perchè il disagio suscita il divagare della mente, e la distrazione è un ostacolo insormontabile per il sonno ipnotico. Quando il paziente si è accomodato a suo agio, comincio a contare lentamente, dicendogli di chiudere ed aprire gli occhi quietamente ad ogni numero pronunciato (espediente che, ho constatato, impedisce il divagare della mente) e di cercare nel contempo di non pensare a nulla. Talvolta la novità dell'esperienza è troppo grande o, come già dissi, interviene il timore e l'ignoranza. Così mi è spesso capitato che i pazienti non siano capaci di addormentarsi che dopo uno, due ed anche tre sedute infruttuose. Molti invece si addormentano fin dalla prima volta. Ma vi sono ben pochi casi invero nei quali il sonno non giunga dopo tre o quattro tentativi. A poco a poco il paziente è vinto dolcemente da un sentimento di pace mentre si abbandona ancor più nella poltrona ; le palpebre si aprono sempre più tarde, tremano ed infine restano chiuse. Il paziente si addormenta. Io cesso di contare e quietamente gli suggerisco che egli dorme. Il subcosciente obbedisce. Finché io ne mantengo il controllo il paziente dorme ed accetta la mia suggestione.

Tutto questo è semplice ed innocuo ; quante mai malattie vi sono oggi nel mondo che potrebbero essere bandite per sempre mediante questo sonno salutare. Non vi è malattia nervosa o funzionale che non possa essere guarita, solo che il paziente possa cadere in sonno. Nulla di magico in questo. Non è che un potere naturale, datoci da Dio, comune a noi tutti, che (umana follia !) abbiamo lasciato cadere in discredito, disprezzandolo come una frode.

Con una parola ho guarito la cecità, fugato la paralisi, fatto sparire il nervosismo, ridato l'uso perfetto della parola ai balbuzienti. Degli storpi sono entrati nel mio ambulatorio in carrozzella e sono tornati alle loro case abbandonando le grucce divenute per sempre inutili. Non vi è malattia funzionale da cui l'uomo sia afflitto che non ceda immediatamente agli ordini del subcosciente. Se uno crede, nel profondo del proprio essere, può guarire da se stesso ; se dubita può ancora essere guarito se vorrà rivolgersi ad un ipnotizzatore accreditato. L'abuso dell'alcool e degli stupefacenti, per quanto avanzato, può esser vinto ; si può cambiare il carattere e sviluppare la personalità. Nessun agente che influisca sulla nostra vita si può paragonare al subcosciente per importanza e potenza. Ma io sto anticipando le conclusioni, e queste affermazioni potranno parere esagerate, per quanto non lo sieno affatto. Le guarigioni che descriverò dimostrano tutto questo ed anche più.

Forse è bene io citi l'indirizzo che il Dott. William Brown (che allora apparteneva all'Università di Oxford) rivolse al gruppo psicologico di non so quale congresso, a proposito de « La suggestione e la Personalità » e che fu riportato nel « Daily Telegraph » del 1° Settembre 1925.

Il Dott. Brown disse che

« Durante la guerra egli personalmente ipnotizzò seicento individui ed affermò la propria convinzione, appoggiata dall'esperienza, che nei casi di semplice isteria, constatati quasi nel processo di formazione durante la guerra, i sintomi isterici (quali la perdita del potere deambulatorio, della voce, e simili) erano evidentemente causati dal fatto che il paziente credeva di essere rimasto paralizzato, e ne guariva immediatamente se veniva ipnotizzato. I giornali riferiscono talvolta il caso, ad esempio, di un individuo degente all'ospedale per perdita della memoria. Di fronte a notizie simili il Dott. Brown si esasperava sapendo che un semplice « agitare della mano » avrebbe potuto far ricuperare immediatamente la memoria al malato. Egli non aveva mai fallito in casi simili. Ricordava che una volta, sulla Somme, gli furono portati uno dopo l'altro cinque pazienti che avevano perduto la memoria e senza alcuna preparazione li addormentò restituendo loro immediatamente l'uso della memoria. »

Ecco una testimonianza indipendente sul valore dell'ipnosi.

Ma ritengo che oggi, dopo sette anni, il Dott. Brown andrebbe più avanti di quanto era allora disposto a fare. Non credo che vorrebbe limitare i casi curabili coll'ipnosi a quelli che sono « evidentemente il risultato delle credenze dei pazienti » di essere afflitti da una certa malattia. Nella mia esperienza ho avuto casi certamente non dovuti ad un simile atto del pensiero ; ciechi dalla nascita che riacquistarono la vista ; impotenti a causa di malattia restituiti alle loro funzioni, ecc. Non so se il Dott. Brown richiedesse normalmente una certa preparazione prima di effettuare una guarigione mediante l'ipnosi, visto che i malati della Somme furono guanti « senza preparazione ». Per mio conto io non uso mai alcuna preparazione. Quello che segue è forse uno dei casi che esasperarono il Dott. Brown. E riferito dallo «Star » nei primi giorni di Febbraio dello scorso anno :

« Quando, in seguito ad un'inchiesta fatta a Reading, oggi si apprese che l'impiegato Herbert Deaves di 37 anni, abitante a Reading in Field Road, suicidandosi mettendo la testa in un forno a gas, era sofferente d'insonnia e di nevrastenia, il Coroner (specie di Procuratore del Re) Sig. J. L. Martin, disse che egli stesso aveva sofferto di quei due malanni al ritorno dalla guerra, e ad essi si dovevano molti suicidi. Nel dare il verdetto di suicidio causato da alienazione mentale, disse : Si lotta continuamente per la vita finché una volta o l'altra si abbandona la lotta avendo perduto ogni speranza ed essendo giunti al punto di credere che la morte sia la sola via di uscita. »

Qui non son d'accordo col Coroner di Reading. Vi è una cura. Talvolta mi domando se sia più tragica l'esistenza di questi casi, o la constatazione che, pur essendovi un rimedio per essi, o molti di essi, solo uno su mille se ne avvantaggia. Non dico che l'ipnosi possa guarire tutti i casi simili ; i mentalmente squilibrati sono i più difficili a trattare poiché sono incapaci di quella concentrazione mentale che è essenziale per la guarigione ; poiché è il paziente stesso che deve procurarsela, e senza la sua cooperazione l'ipnotizzatore è impotente. Ma nella maggior parte di questi casi una guarigione completa può ottenersi ed io stesso ho ridato la vita a centinaia di possibili suicidi, semplicemente ispirando loro un nuovo desiderio di vivere, mediante il sonno ipnotico. Se questa attitudine di « nessuna speranza » è causata da afflizioni quali l'insonnia, il compito è più facile ancora. Ho guarito migliaia di casi d'insonnia con un semplice sonno ipnotico, con « un agitare della mano » e l'insonnia non è mai ritornata. Il difficile sorge nei casi non dovuti ad alcun apparente malattia funzionale. In questi casi la malattia è puramente mentale e per di più il paziente spesso non vuole cedere alla suggestione di una cura. Egli non vuol vivere e ve lo dice, e non potete curarlo contro la sua volontà. Ma io sono convinto che vi sono migliaia di sofferenti attualmente in questo paese, che si suicideranno un giorno o l'altro e che potrebbero vivere felicemente fino a tarda età, solo che permettessero di ristabilire il loro equilibrio mentale a mezzo della suggestione impartita nel sonno ipnotico.



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