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Our remedies oft in ourselves do
lie, Wich we ascribe to Heaven.
(Spesso in
noi stessi si
trovano i rimedi che attendiamo dal cielo).
Shakespeare.
INTRODUZIONE.
Suggestione è una parola che ha
il significato fondamentale di suggerimento. Così diciamo «
persona suggestiva » quella che quasi inconsciamente e quasi a nostro malgrado
ci suggerisce il suo modo d'agire, i suoi pensieri e le sue teorie, onde noi
siamo tratti ad approvarli e seguirli, quasi abolendo in noi il controllo della
nostra intelligenza. Crediamo di agire di nostra iniziativa, mentre in
realtà non facciamo che quanto l'altro ci suggersice. Un significato
affine a suggestione è quello di fàscino. Il
serpente esercita il suo fascino sull'uccello, paralizzando i liberi moti di
questo e traendolo a certa morte. Un fatto può, in determinate
circostanze, esercitare il suo fascino su di noi. Ad es. la lettura di un
suicidio caratteristico spinge alcuni a darsi la morte in quel determinato
modo. Anche un semplice aspetto naturale: la vista di un burrone profondo, di una
cascata, può esercitare il suo fascino su di noi. Una donna è
affascinante quando ha tale potenza da spingere colui che essa ha affascinato
a possederla, a dispetto di ogni ostacolo, passando magari sui propri
sentimenti d'onore, di responsabilità, ecc.
Come si vede, in tutti
questi casi si tratta di un rapporto tra soggetto e oggetto. L'oggetto
suggestiona, affascina; il soggetto resta suggestionato, affascinato.
L'oggetto è il polo positivo che attrae a sè il polo negativo.
Può per altro
accadere che nello stesso soggetto si produca l'oggetto della propria
suggestione. In tal caso abbiamo ciò che dicesi autosuggestione, vale
a dire: suggestione prodotta dalla stessa persona che la subisce.
Si possono dare mille
esempi di auto-suggestione sia involontaria che volontaria. Ognuno di noi li
conosce. Concentrando a lungo la nostra attenzione sulla punta di un dito,
possiamo giungere a percepire in essa un picchio doloroso che inrealta non esiste. Si tratta di un fenomeno
d'auto-suggestione. Se ci mettiamo a canterellare per un poco un'aria di danza,
sentiremo un formicolìo nelle gambe e il nostro spirito sarà
invaso da una gaiezza non da altro prodotta che dall'auto-suggestione. Pensando
a un limone tagliato, sentiamo in bocca il suo acre sapore. La paura di aver
mangiato un cibo indigesto ci procura tutti i sintomi dell'indigestione.
In tutti questi casi
è il cervello che suggerisce a se stesso l'idea di cui cade vittima e
per liberarsi dalla quale dovrà fare uno sforzo volontario. In altre
parole noi siamo allora in preda all'auto-suggestione.
La suggestione è la base
fondamentale, la premessa necessaria dell'ipnotismo.
Col nome di ipnotismo (dal greco: ùpnos = sonno), si e
soliti indicare quel complesso di fenomeni psichici prodotti in
noi dall'abolizione della coscienza critica, durante il sonno
provocato da un ipnotizzatore o addormentatore.
E' legge
psicologica che il ricordo, l'impressione, rimangono
tanto più durevolmente nello spirito, quanto più essi vi sono
giunti forti e isolati, oppure accompagnati da una grande emozione concomitante.
Che cosa fa
l'ipnotizzatore? Egli dapprima isola il soggetto: vale a dire sopprime in lui
ogni possibilità di venire distratto da sensazioni eterogenee. In altre
parole lo addormenta, o per dir meglio addormenta in lui la coscienza critica,
ponendolo in quello stato di
ricettività unica e incoercibile che si
chiama suggestività.
Fatto questo,
l'ipnotizzatore depone nello spirito sub-cosciente l'idea o il comando di
quanto deve essere compiuto. Questa idea ricevuta dal sub-cosciente in uno
stato di isolamento che è cagione della sua forza, viene apparentemente
seppellita dalle successive impressioni del cervello tornato allo stato normale
di veglia. Ma basta una associazione qualunque perchè l'idea subcosciente
torni a galla con una forza incoercibile. Così, per ricorrere ad un
esempio ben noto, l'ubbriacone non si ricorda del comando suggeritogli
dall'ipnotizzatore: ma quando fa per appressare la tazza alle labbra, il
sub-cosciente risveglia in lui il comando depostogli dal medico, e una voce
interna gli grida:
Tu non berrai! Tu non puoi bere!
Da quanto precede, risulta
che per auto-ipnotismo noi intendiamo l'arte di suggestionare noi stessi
sul limitare di un sonno ipnotico indotto senza il sussidio di alcuno, e di
produrre con ciò gli identici fenomeni che otterremmo ricorrendo
all'ipnotizzazione di un estraneo. A quei lettori che a tal punto gridassero
all'impossibile, noi non diciamo altro che di provare. Come si vedrà, la
tecnica di tale esperimento è talmente facile che una volta imparata non
si può più errare.
Ma indugiamoci ancora un
poco nelle premesse. Abbiamo detto che per ipnotizzare un individuo, il
magnetizzatore deve prima isolare il paziente dal resto del mondo. Questo egli
fa mediante i cosidetti passi magnetici, i quali non sono in realta che
pratiche convenzionali, senza significato proprio, destinate ad accaparrare
tutta l'attenzione del soggetto da magnetizzare. Tanto è vero che le
pratiche variano da un ipnotizzatore all'altro. Ciò che in
realtà agisce è la fede del paziente il quale fortemente persuaso
che tali passi magnetici lo inducono al sonno, finisce per addormentarsi
davvero, o per dir meglio, a polarizzarsi unicamente verso il magnetizzatore,
abolendo in se stesso ogni coscienza del mondo esterno.
Poichè questa fase
preparatoria d'isolamento, di astrazione, assolutamente
indispensabile alle pratiche ipnotiche, noi dovremo per ipnotizzarci senza il
soccorso altrui, trovare in noi stessi tanta forza di concentrazione quanta
basta per polarizzarci verso l'idea da ricevere. La concentrazione è
stata definita da Braid: la forma
minore dell'ipnotismo.
Tale potenza
di concentrazione non è che il privilegio naturale di pochi spiriti
eletti. Sono noti a tutti gli aneddoti che a tale proposito si raccontano su
Dante, Newton, Spinoza e altri sommi. Ciò che il volgo chiama distrazione
di questi grandi «piriti, non è in realtà che concentrazione
su un'idea unica, dominante, ossessionante, sicchè ogni altro fenomeno
è escluso dal campo del cosciente. Ora tale preziosissima facoltà
deve essere ad ogni costo suscitata, coltivata, aumentata mediante una apposita
educazione della nostra forza nervosa, fino a giungere ad un grado che ci
assicuri il successo allorquando ci accingeremo a! primo esperimento di
auto-ipnotizzazione. Tale allenamento dovrà essere tanto più
lungo e pertinace, quanto sarà in noi minore la potenza naturale di
concentrare il nostropensiero. Questo tirocinio
forma la base indispensabile dell edificio auto-suggestivo. Chi si
meravigliasse di non riuscire ad auto-suggestionarsi senza prima aver educato
le proprie facoltà di concentrazione, somiglierebbe a colui che, senza
essersi scomodato a studiare le quattro operazioni, stupisse di non comprendere
un trattato d'algebra.
Riassumendo:
l'auto suggestione o l'auto-ipnotismo, si fonda in massima parte sulla
concentrazione volontaria. A sua volta la concentrazione è il risultato
della nostra forza nervosa. Quindi noi studieremo prima come si possa
accrescere la propria forza nervosa e daremo tutto un complesso di prescrizioni
per giungere a grado a grado alla perfetta concentrazione, poi vedremo come si
opera l'auto-suggestione. Finalmente passeremo alle applicazioni pratiche
della terapeutica auto-suggestiva, proponendo alcune formule per la guarigione
delle malattie fisiche e mentali.
Così il nostro
corso racchiude in sè tutti gli elementi indispensabili ad un
completo rinnovamento della
personalità umana.
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